US Open, Travaglia tradito dal caldo: "Siamo persone, così è folle". Fognini ok

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US Open, Travaglia tradito dal caldo: “Siamo persone, così è folle”. Fognini ok

NEW YORK – Dopo tre set di lotta Stefano accusa un colpo di calore ed è costretto al ritiro. 38 gradi, 92% di umidità, così è pericoloso per i giocatori. Fuori Cecchinato e Gaio

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da New York, i nostri inviati

Non comincia nel migliore dei modi il martedì azzurro a Flushing Meadows. Sotto due set a uno, Stefano Travaglia è costretto al ritiro e concede il passaggio del turno al polacco Hurkacz. Cecchinato e Gaio si uniscono nella sconfitta, Fognini unico vittorioso.


[Q] H. Hurkacz b. [Q] S. Travaglia 6-2 2-6 7-6(6) 3-0 rit. (Luca Baldissera)

 

CALDO INFERNALE, TRAVAGLIA CEDE – Nella canicola africana che attanaglia New York, Stefano Travaglia apre il programma del campo 14 affrontando il qualificato polacco Hubert Hurkacz, dal nome di difficile (e rischiosa a livello di intonazione) pronuncia. Ma purtroppo per Stefano, è difficile da affrontare anche il tennis del giovane Hubert (21 anni, 109 ATP), che è leggerino ma corre tanto e gioca a tutto campo dimostrando buonissima sensibilità di mano. Data la competitività dell’avversario, il brutto avvio di partita dell’azzurro – che in tutto il primo set mette solo il 41% di prime palle e commette 4 doppi falli di cui due nello stesso game – si traduce in un 6-2 onestamente meritato dal polacco. Come detto, bene Hurkacz sia in palleggio che a rete, il ragazzo è decimo nella race della Next Gen, potremmo anche vederlo a Milano se continuerà così in questa stagione. Magari non oggi, ecco.

Nel secondo set, Travaglia giustamente si scuote, incitato dal suo angolo, dove accanto a Simone Vagnozzi siedono diversi rappresentanti dell’Italtennis, come Barazzutti, Di Palermo e Palmieri. Si inverte la situazione, con Hubert che va a sua volta in difficoltà alla battuta servendo molto male e in modo discontinuo: la maggior pesantezza di palla del dritto di “Steto” si fa sentire e il 6-2 viene restituito al mittente. Siamo un set pari, è passata poco più di un’ora.

A questo punto siamo arrivati alle 12.30 ora locale e la canicola si fa insopportabile. Di lato al campo c’è una fila di spettatori affiancati nell’ombra di uno dei piloni che reggono le luci; si suda solo a stare fermi, figurarsi a correre sul cemento bollente. Il terzo set va via più equilibrato, ed è emozionante fino alla fine. Entrambi giocano piuttosto bene ora, ma è Hurkacz ad avere le occasioni durante il parziale, con ben 6 palle break fallite, di cui due set point sul servizio di Travaglia sul 6-5, concedendone solo una a sua volta. I ragazzi fanno molta fatica arrivati al tie-break, le condizioni si sono fatte veramente estreme, una spettatrice ha un mancamento per il calore. Stefano sembra anche accusare qualche difficoltà fisica, si tocca la gamba sinistra, potrebbero essere crampi, speriamo nulla di peggio. Temevo di avere un inizio di crampi, il caldo era insopportabile“, racconta Stefano.

Si arriva al 6-4 nel tie-break per l’azzurro, e qui una scelta tattica sinceramente poco lucida di Travaglia, che ha due set-point consecutivi, e sul primo decide di fare per la prima volta serve&volley, sbagliando il colpo al volo, è la svolta in negativo del match. Hubert annulla anche il secondo, chiude poi per 8-6, e si trova in vantaggio due set a uno con l’avversario che sta evidentemente zoppicando. Non serve a molto la pausa a fine terzo set, quando Travaglia chiama il medical time-out. Sul 3-0 nel quarto parziale, Travaglia alza bandiera bianca e si ritira con grande rimpianto, ma purtroppo se non riesci a stare in piedi, bloccato a livello muscolare, non ci puoi fare nulla. Forza Stefano, passerà. Hurkacz va al secondo turno, attende Cilic o Copil.

Non è possibilre che decidano di implementare la heat rule dopo sei ritiri”, dice uno sfinito e ancora traballante Travaglia a fine match. “Complimenti al mio avversario, che ha retto il campo meglio di me, ma siamo persone, non cose. Non è che alle 11 di mattina faccia meno caldo che alle 5 di pomeriggio. Ho avuto paura di svenire, non riuscivo nemmeno a camminare dritto dopo il trattamento del fisio, vedevo due-tre palle. Temevo di farmi male se avessi continuato. 38 gradi, 92% di umidità, ma sul campo il calore era ben maggiore. Ho fatto serve&volley sul primo set point perchè non me la sentivo di scambiare, stavo troppo male. Adesso non mi hanno dato ancora nulla come medicinali, mi han solo detto di bere molto, poi farò una flebo. Avevo avuto crampi in passato, ma una sensazione come quella di oggi mai, ho avuto paura“.

SEGUE A PAGINA 2 CON I MATCH DI FOGNINI, CECCHINATO E GAIO

I risultati degli italiani:

[Q] H. Hurkacz b. [Q] S. Travaglia 6-2 2-6 7-6(6) 3-0 rit.
J. Benneteau b. [22] M. Cecchinato 2-6 7-6(5) 6-3 6-4
[10] D. Goffin b. [Q] F. Gaio 6-2 6-4 7-6 (5)
[14] F. Fognini b. [WC] M. Mmoh 4-6 6-2 6-4 7-6 (4) – prossimo turno contro Millman

Il tabellone maschile

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Intervista a Elisabetta Cocciaretto: “Mi piacerebbe entrare in top 10 e vincere Roma”

Classe 2001, Elisabetta è la tennista italiana più promettente. Dopo l’esordio Slam dello scorso gennaio, vediamo quali sono le sue ambizioni

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Abbiamo incontrato la giovane tennista marchigiana Elisabetta Cocciaretto, nata ad Ancona il 25 gennaio del 2001. Avevamo già avuto modo di scoprire la sua vivacità, intervistandola a Melbourne lo scorso gennaio.

Elisabetta è allenata da Fausto Scolari ed è attualmente tesserata per il Circolo ‘’Tennis Italia’’ (Forte dei Marmi). Nata da padre informatore medico e una madre dottore commercialista e consigliera regionale, ha un fratello di 16 anni che frequenta il secondo anno di un istituto tecnico. Elisabetta ha vinto da Juniores i campionati italiani U11, U12, U13 e U14, e per ben due volte il noto torneo ‘’Lemon Bowl’’. Da U18 ha vinto un torneo di grado 1 in Austria, ha ottenuto una semifinale all’Australian Open Juniores e al torneo ‘’Bonfiglio’’, e ha partecipato alle Olimpiadi giovanili nell’ottobre 2018, ultimo torneo della sua carriera juniores in cui vanta un best ranking di numero 12. Ha inoltre vinto gli europei di doppio in coppia con Federica Rossi.

Tra le vittorie prestigiose della sua giovane carriera ricordiamo quella contro Cori Gauff (classe 2004, attuale numero 52 del ranking WTA) al primo turno dell’Australian Open junior 2018, l’edizione in cui l’italiana ha raggiunto la semifinale. Alle qualificazioni dell’Australian Open 2020 ha battuto con il punteggio di 6-2 6-1 Tereza Martincova (classe 1994, attuale numero 133 WTA), per entrare nel main draw. Si era precedentemente imposta contro Allie Kiick (classe 1995, attuale numero 160 WTA) in Cile all’ITF 01A con il punteggio di 5-7 6-2 6-2 e contro Sara Errani (classe 1987, ex numero 5 del mondo in singolare e finalista del Roland Garros), vittoria che l’ha portata alla conquista del W60 Asuncion del 2019. Sempre ad Asuncion ha battuto anche Conny Perrin (classe 1990, ex numero 134 WTA), già sconfitta due volte di fila a Torino e Palermo quando la giovane marchigiana aveva appena fatto il suo ingresso tra le prime 700 giocatrici del mondo.

 

Attualmente numero 157 del ranking WTA, Elisabetta quest’anno ha fatto il suo esordio assoluto a livello Slam all’Australian Open, sconfitta al primo turno da Angelique Kerber.

In esclusiva ci ha gentilmente raccontato la sua storia e le sue ambizioni.

Quando e come nasce la tua passione per il tennis?
La mia passione per il tennis nasce fin da piccolissima perché i miei giocavano a livello amatoriale. Vicino casa c’era il torneo ‘Tennis Europe’ under 12 di Porto San Giorgio e un giorno andai a vedere qualche partita con mio padre. Mi chiese se volevo iniziare a giocare a tennis, risposi di sì. Ho quindi iniziato i corsi gratuiti del maestro storico del circolo e da lì mi sono appassionata sempre di più.

Qual è il momento della tua ancora giovanissima carriera che, in generale, ricordi con maggior piacere?
Di sicuro è stata la qualificazione al Foro Italico, era sempre stato il mio sogno giocare su quei campi un giorno. Un altro bel ricordo è stata la vittoria contro Sara Errani in Paraguay, perché oltre ad essere sempre stata il mio idolo, quella vittoria significava l’accesso nelle prime 200 al mondo e quindi l’ingresso alle qualificazioni dell’Australian Open assicurato.

Nella tua gioventù vissuta nelle Marche, c’è invece un episodio tennistico che è stato particolarmente significativo per la giocatrice che sei e stai cercando di diventare?
Sicuramente la finale vinta al Lemon Bowl under 10 contro Olga Danilovic: ero troppo felice dopo quella partita!

Quale torneo, a prescindere dalla levatura internazionale, sogni di vincere?
Sogno fin da piccola di vincere il torneo di Roma, vincerlo davanti al pubblico italiano sarebbe il coronamento di un sogno.

Come giudichi la tua esperienza all’Australian Open di quest’anno?
È stata bellissima. Mi sono confrontata con le giocatrici più forti al mondo e ho potuto capire su cosa avrei dovuto lavorare per arrivare un giorno ad essere come loro. La qualificazione è stato un sogno diventato realtà.

Come stanno procedendo la tua preparazione e gli allenamenti in attesa della ripresa del circuito WTA?
Attualmente sono a Matelica (Marche, provincia di Macerata, ndr) a casa della suocera del mio allenatore Fausto Scolari: ha un campo privato e quindi ho avuto la possibilità di riprendere ad allenarmi. In attesa di sapere quando potrò andare al centro tecnico di Formia.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?
Sicuramente il mio obiettivo principale è diventare un’atleta a tutti gli effetti e dare il massimo tutti i giorni. Facendo così raggiungerò il massimo del mio potenziale. Un giorno mi piacerebbe però entrare nelle prime 10 del mondo!

Intervista realizzata da Edoardo Diamantini

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Slittano i Campionati Italiani Assoluti di Todi… aspettando Berrettini?

Il torneo slitta di una settimana, un po’ per fare spazio alle qualificazioni e un po’ per aspettare Berrettini (e forse Fognini). Ci saranno Caruso e Gaio, davanti a 150 spettatori (alla volta)

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

L’idea di resuscitare gli Assoluti facendoli disputare a Todi dal 22 giugno – la data è slittata di una settimana e vi dirò perché – è senz’altro buona. E penso che sarà pure organizzata meglio, vista l’esperienza che ha in materia Marcello Marchesini con le sue figlie gemelle che mandano avanti la MEF, di quanto abbiano mostrato gli americani nel lanciare il torneo sotto egida UTR (Universal Tennis Rating) di West Palm Beach, cioè quello vinto da Opelka, prima di quello femminile con protagoniste Anisimova, Collins, Tomljanovic e Riske. Chi li ha visti ha provato una gran tristezza.

Anche Djokovic con Tipsarevic sembra intenzionato a organizzare una serie di eventi lungo quattro weekend (fra Belgrado e altre località adriatiche) nel mese di giugno dopo esser riuscito a convincere Thiem, Dimitrov e probabilmente altri tennisti delle regioni balcaniche a prender parte all’AdriaCup (strano non aver trovato uno sponsor… quando sei il n.1 del mondo non dovrebbe essere troppo difficile. Se invece lo chiamasse “Not too bad“?).

Se in Umbria, regione fra le meno colpite dal Coronavirus, si potessero rivedere intanto alcuni degli otto top-100 italiani – e poi magari anche qualche europeo, la settimana successiva a Perugia, dove però Marchesini cercherà quasi certamente di privilegiare la partecipazione italiana – gli appassionati sarebbero certamente contenti.

 

Certamente Supertennis trasmetterà l’evento, ma chissà che non sia interessato a farlo anche SKY. Trattative sono in corso.

Todi può contare su cinque campi. Gli ingressi saranno controllati e al momento l’idea è quella di far prenotare agli spettatori un singolo match alla volta. In modo da non avere più di 150 spettatori alla volta, ma di consentire una rotazione fra gli interessati.

Il tabellone maschile avrà 32 giocatori, mentre quello femminile sarà da 16. Per le qualificazioni maschili non si è ancora deciso se saranno aperte a 32 o a 48 tennisti. Lo si dovrebbe decidere. Da lunedì 22 a giovedì 25 si potrebbero giocare sei match maschili sul centrale, venerdì i quattro quarti di finale, sabato le due semifinali e domenica la finale. Le partite del singolare femminile si giocherebbero sul Grand Stand (perché si debba usare questa terminologia inglese per battezzare i nostri campi non lo capisco e condivido, ma d’altra parte ormai l’inglese ha invaso tutto e di più e se ne fa un baffo dell’Accademia della Crusca).

Lo slittamento al 22, dalla data originariamente prevista, potrebbe essere stato dettato da molteplici motivi. Il più importante è forse che fino al 14 giugno non si dovrebbero poter giocare eventi sportivi, e allora non sarebbe stato possibile far disputare le qualificazioni, che invece da sabato 20, con svolgimento domenica e lunedì, non costituiscono un problema potendo disporre di 5 campi.

Ma forse, premesso che più in là si va nel calendario e più si avranno certezze sull’evoluzione positiva o negativa del virus (usare questi aggettivi, positivo e negativo, è diventato sempre più a rischio di equivoci, come ben sa chi ha assistito all’ultimo exploit comunicazionale di Trump) potrebbe avere inciso sullo slittamento di data anche il desiderio di favorire il ritorno di Matteo Berrettini, che stando all’ultima intervista rilasciata a ‘Repubblica‘ ha in programma di rimane in Florida ancora tre settimane. In tale circostanza, dovessero aggiungersi le due settimane di quarantena, sarebbe impossibile vederlo in campo a Todi.

Rimane incerta anche la presenza di Fabio Fognini. Il ligure ha aderito al torneo ideato da Mouratoglou a Nizza che dovrebbe svolgersi, dopo un primo slittamento dal 16 maggio, a partire dal 13 giugno. Del resto la sua presenza non era stata assicurata contrariamente a quanto era stato annunciato un po’ avventurosamente: papà Fognini, che non regge nemmeno un cece, come si dice a Firenze, era stato subito prontissimo a far sapere che non gli risultava – seguito a stretto giro dal figlio.

Ovviamente ora Todi e FIT dovranno aspettare il beneplacito del Governo e del ministro Spadafora, che ultimamente ha allentato parecchio le briglie (vedi calcio). Se il torneo si disputerà, mentre Salvatore Caruso e Federico Gaio fanno già sapere che ci saranno tramite l’ufficio stampa del torneo, si sa per certo che invece non ci saranno né raccattapalle né giudici di linea. Chissà come si ritroveranno gli arbitri a dover giudicare sulle righe più lontane, dopo essere stati viziati per tanti anni. Dovranno dimostrarsi più bravi del solito. I tennisti dovranno dar loro una mano. L’occhio di Falco a Todi (ma nemmeno al Roland Garros) non c’è.

Ma è evidente che più numerosi saranno i migliori italiani compresi fra i top 100 – sono otto – e maggior richiamo eserciterà il torneo. Per il pubblico e anche per i media.

Jannik Sinner, numero 4 d’Italia (Marsiglia 2020 – foto Cristina Criswald)

UN PO’ DI STORIA – Consentitemi, e scusatemi, un inciso personale per degli Assoluti che verranno nuovamente giocati in Umbria dopo tanti anni. A Perugia, tanti anni fa, direi il 1973 (o il 1972?), è legato il ricordo di un paio di vittorie su altrettanti prima categoria (direi Paolo Bodo e Beppe Pozzi, ma del primo non sono sicurissimo) e di una dignitosa sconfitta con Corrado Barazzutti (ottavi?) con il quale persi 7-5 6-2 7-5 dopo aver condotto per 5-2 sia nel primo sia nel terzo set. Che rabbia! Non mi era apparso imbattibile, anche se il punto lo faceva più spesso lui e sarebbe arrivato in finale contro Panatta. Una parte di quel match, che io decisi di giocare serve&volley perché da fondocampo a Corrado non avrei mai fatto il punto, fu addirittura teletrasmesso dalla RAI e alla fine ricordo che fui intervistato da Guido Oddo – che fu telecronista assieme a Galeazzi: evidentemente in Rai non sapevano cosa altro far vedere!

In doppio invece insieme a Maurizio Bonaiti, in coppia con il quale avevamo vinto i campionati italiani di seconda categoria e per questo eravamo stati ammessi a giocare quelli di prima, perdemmo dal duo Maioli-Marzano che quell’anno – se era il ’73… – giocarono a Mosca per l’Italia in Coppa Davis. Il rimpianto fu ancora maggiore che per il singolare: perdemmo 11-19 al quarto set dopo aver mancato mille occasioni per arrivare al quinto, ma con la convinzione di poter vincere se fossimo approdato al set decisivo. Mentre contro Barazzutti non mi sarei mai illuso. 

REGOLE E BIGLIETTI – Riprendo a parlare di cose più serie: il nostro Alessandro Stella ha intervistato Lorenzo Musetti (l’articolo completo verrà pubblicato nei prossimi giorni) che si sta allenando intensamente a La Spezia con Alessandro Giannessi, ed è emerso che Musetti non ha ricevuto comunicazioni ufficiali dall’organizzazione del torneo. Immaginando che il criterio di partecipazione sia il ranking, il 18enne di Carrara avrebbe con ogni probabilità diritto a partecipare – è il 21° italiano in ordine di classifica, ma ci ha spiegato che valuterà con il suo allenatore Simone Tartarini se partecipare o meno quando avrà notizie più certe.

Il costo dei biglietti? Non è una priorità, direi. Non credo che Marchesini ci faccia affidamento. Semmai potrebbe essere il rapporto eventuale con SKY, a costituire una pezza importante al bilancio di un organizzatore che quest’anno ha visto saltare tutti i suoi sei challenger e non può sapere come andrà a finire con le Final Four (altro inglesismo, dopo play-off e play out) del campionato di Serie A.

Dove saranno alloggiati i giocatori? Presumibilmente in un hotel i tennisti e in un altro le tenniste (accompagnate al massimo da una sola persona, come sembra aver richiesto la WTA per i tornei del suo circuito, Palermo incluso…se si farà). Per i giornalisti non sono ancora state fissate le date per inoltrare le richieste d’accredito.  

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Focus

Berrettini: “Devo avere cura delle mie caviglie. Forse torno in Italia tra tre settimane”

Matteo è ancora in Florida a casa di Ajla Tomljanovic: “I miei suoceri gentili e accoglienti. Bello conoscerli meglio. Le caviglie? Ho imparato ad averne cura”. In dubbio la presenza a Todi

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Un lockdown con la famiglia della findanzata per Matteo Berrettini che, intervistato da Enrico Sisti per La Repubblica, ha ammesso di avere dei suoceri ‘adorabili’. Già, perché Matteo sta trascorrendo il periodo di isolamento in quel di Boca Raton, a casa di Ajla Tomljanovic, tennista di origine croata naturalizzata australiana, attuale n. 55 del mondo che vive in Florida con i genitori e la sorella Hana da 15 anni.

Nell’intervista, Matteo racconta l’esperienza di una convivenza nuova e ricca di belle sorprese, come l’affetto e la gentilezza dei genitori di Ajla, Ratko e Emina: “Sono gentili, accoglienti, mi fanno sentire sempre a casa, ossia uno di loro; sto imparando a conoscere lo stile, la cultura e i modi, anche fisici, di un gruppo con abitudini diverse dalla mia e probabilmente da qualunque famiglia italiana. È bello trovarsi di fronte ad atteggiamenti nuovi cui adattarsi. Per esempio il tatto: loro sono croati, tendono a non toccarsi, non sono particolarmente caldi, almeno nel senso che diamo noi all’aggettivo, sono meno melodrammatici di noi, vagamente più distaccati, meno baci e abbracci. Ma alla fine coccolano anche loro...“.

Insomma, un rapporto idilliaco con i genitori di Ajla, “Già, magari qui ho scoperto che sono più bravo come genero che come fidanzato! Del resto un po’ di tensione, all’interno di una coppia, ci può stare. Ma no, dai, vado bene anche come fidanzato!”. C’è aria di fiori d’arancio, allora? “Ora non saltiamo subito alle conclusioni. Alla romana direi che semo ancora regazzi…!“.

 

La Florida e Boca Raton, un paradiso del tennis, quasi una realtà sospesa che per un attimo fa dimenticare la terribile pandemia che sta sconvolgendo il mondo da quasi tre mesi: “Da queste parti ci sono più academy che bistrot, Ajla ed io ci siamo incrociati sui campi d’allenamento con Azarenka, Osaka e con tanti colleghi americani, come Tiafoe, Paul e Opelka“.

Durante l’isolamento, Matteo ha avuto modo di recuperare dall’infortunio alla caviglia, che l’ha indotto a saltare l’esibizione di West Palm Beach. Si tratta del suo punto debole, dal punto di vista fisico: “Ho finalmente stabilito un rapporto sano con la mia debolezza: le caviglie. Dovrò convivere con il lato fragile della mia natura. E averne cura, perché senza le caviglie, o con caviglie bistrattate, non vai da nessuna parte”.

Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

RITORNO A CASA – “Avrei preferito stare accanto alla mia famiglia. Ma se fossi rimasto in Europa (Matteo vive a Montecarlo, ndr) sarei rimasto dentro casa senza sorrisi, senza amici. È stato difficile scegliere […] In Florida pare onestamente di essere circondati dall’ovatta. A Boca Raton in particolare, con questa sua oggettiva ricchezza che colpisce anche l’occhio, tutti questi condomini ampi. Forse aiuta anche lo spirito ispanico. Viviamo in un’oasi, possiamo fare tutto, andare a correre, giocare a tennis su un campo privato, allenarsi in giardino. Qui il distanziamento sociale è quasi inevitabile, mi verrebbe da dire, c’è talmente tanto spazio. E le mascherine sono obbligatorie soltanto nei luoghi chiusi (in Italia vale lo stesso, ndr). Quanto a me, ho avuto paura per i nonni…”.

Gli allenamenti cominciano presto per Matteo, “alle otto di mattina. E faccio la schiuma. Fa già molto caldo”. Quando lo rivedremo di nuovo impegnato nelle gare? “Se tutto è ok, a metà settembre“. Il rientro a casa invece è previstoforse tra tre settimane, ma stiamo ancora aspettando di capire meglio‘. Circostanza che mette in dubbio la sua partecipazione agli Assoluti di Todi.

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