US Open, Travaglia tradito dal caldo: "Siamo persone, così è folle". Fognini ok

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US Open, Travaglia tradito dal caldo: “Siamo persone, così è folle”. Fognini ok

NEW YORK – Dopo tre set di lotta Stefano accusa un colpo di calore ed è costretto al ritiro. 38 gradi, 92% di umidità, così è pericoloso per i giocatori. Fuori Cecchinato e Gaio

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da New York, i nostri inviati

Non comincia nel migliore dei modi il martedì azzurro a Flushing Meadows. Sotto due set a uno, Stefano Travaglia è costretto al ritiro e concede il passaggio del turno al polacco Hurkacz. Cecchinato e Gaio si uniscono nella sconfitta, Fognini unico vittorioso.


[Q] H. Hurkacz b. [Q] S. Travaglia 6-2 2-6 7-6(6) 3-0 rit. (Luca Baldissera)

 

CALDO INFERNALE, TRAVAGLIA CEDE – Nella canicola africana che attanaglia New York, Stefano Travaglia apre il programma del campo 14 affrontando il qualificato polacco Hubert Hurkacz, dal nome di difficile (e rischiosa a livello di intonazione) pronuncia. Ma purtroppo per Stefano, è difficile da affrontare anche il tennis del giovane Hubert (21 anni, 109 ATP), che è leggerino ma corre tanto e gioca a tutto campo dimostrando buonissima sensibilità di mano. Data la competitività dell’avversario, il brutto avvio di partita dell’azzurro – che in tutto il primo set mette solo il 41% di prime palle e commette 4 doppi falli di cui due nello stesso game – si traduce in un 6-2 onestamente meritato dal polacco. Come detto, bene Hurkacz sia in palleggio che a rete, il ragazzo è decimo nella race della Next Gen, potremmo anche vederlo a Milano se continuerà così in questa stagione. Magari non oggi, ecco.

Nel secondo set, Travaglia giustamente si scuote, incitato dal suo angolo, dove accanto a Simone Vagnozzi siedono diversi rappresentanti dell’Italtennis, come Barazzutti, Di Palermo e Palmieri. Si inverte la situazione, con Hubert che va a sua volta in difficoltà alla battuta servendo molto male e in modo discontinuo: la maggior pesantezza di palla del dritto di “Steto” si fa sentire e il 6-2 viene restituito al mittente. Siamo un set pari, è passata poco più di un’ora.

A questo punto siamo arrivati alle 12.30 ora locale e la canicola si fa insopportabile. Di lato al campo c’è una fila di spettatori affiancati nell’ombra di uno dei piloni che reggono le luci; si suda solo a stare fermi, figurarsi a correre sul cemento bollente. Il terzo set va via più equilibrato, ed è emozionante fino alla fine. Entrambi giocano piuttosto bene ora, ma è Hurkacz ad avere le occasioni durante il parziale, con ben 6 palle break fallite, di cui due set point sul servizio di Travaglia sul 6-5, concedendone solo una a sua volta. I ragazzi fanno molta fatica arrivati al tie-break, le condizioni si sono fatte veramente estreme, una spettatrice ha un mancamento per il calore. Stefano sembra anche accusare qualche difficoltà fisica, si tocca la gamba sinistra, potrebbero essere crampi, speriamo nulla di peggio. Temevo di avere un inizio di crampi, il caldo era insopportabile“, racconta Stefano.

Si arriva al 6-4 nel tie-break per l’azzurro, e qui una scelta tattica sinceramente poco lucida di Travaglia, che ha due set-point consecutivi, e sul primo decide di fare per la prima volta serve&volley, sbagliando il colpo al volo, è la svolta in negativo del match. Hubert annulla anche il secondo, chiude poi per 8-6, e si trova in vantaggio due set a uno con l’avversario che sta evidentemente zoppicando. Non serve a molto la pausa a fine terzo set, quando Travaglia chiama il medical time-out. Sul 3-0 nel quarto parziale, Travaglia alza bandiera bianca e si ritira con grande rimpianto, ma purtroppo se non riesci a stare in piedi, bloccato a livello muscolare, non ci puoi fare nulla. Forza Stefano, passerà. Hurkacz va al secondo turno, attende Cilic o Copil.

Non è possibilre che decidano di implementare la heat rule dopo sei ritiri”, dice uno sfinito e ancora traballante Travaglia a fine match. “Complimenti al mio avversario, che ha retto il campo meglio di me, ma siamo persone, non cose. Non è che alle 11 di mattina faccia meno caldo che alle 5 di pomeriggio. Ho avuto paura di svenire, non riuscivo nemmeno a camminare dritto dopo il trattamento del fisio, vedevo due-tre palle. Temevo di farmi male se avessi continuato. 38 gradi, 92% di umidità, ma sul campo il calore era ben maggiore. Ho fatto serve&volley sul primo set point perchè non me la sentivo di scambiare, stavo troppo male. Adesso non mi hanno dato ancora nulla come medicinali, mi han solo detto di bere molto, poi farò una flebo. Avevo avuto crampi in passato, ma una sensazione come quella di oggi mai, ho avuto paura“.

SEGUE A PAGINA 2 CON I MATCH DI FOGNINI, CECCHINATO E GAIO

I risultati degli italiani:

[Q] H. Hurkacz b. [Q] S. Travaglia 6-2 2-6 7-6(6) 3-0 rit.
J. Benneteau b. [22] M. Cecchinato 2-6 7-6(5) 6-3 6-4
[10] D. Goffin b. [Q] F. Gaio 6-2 6-4 7-6 (5)
[14] F. Fognini b. [WC] M. Mmoh 4-6 6-2 6-4 7-6 (4) – prossimo turno contro Millman

Il tabellone maschile

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US Open, il tabellone degli italiani. Sorteggi difficili, con un Sinner in più

Fognini e Berrettini dovranno stare attenti al primo turno, Fabbiano sembra spacciato con Thiem. Sinner vs Wawrinka. Incrocio difficile anche per Giorgi, fattibile per Sonego e Cecchinato

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Fabio Fognini - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

Sorteggiati i tabelloni dei singolari degli US Open, dopo avervi dato una panoramica generale sui vari accoppiamenti e aver analizzato i due tabelloni (maschile e femminile), cerchiamo di porre la lente d’ingrandimento sul sorteggio dei giocatori italiani. Erano ben sei gli azzurri entrati d’ufficio nel main draw maschile, ma sono diventati sette grazie alla qualificazione di Jannik Sinner e successivamente otto con il ritiro di Kevin Anderson che ha promosso Lorenzi in tabellone come lucky loser. In quello femminile ha trovato posto solo Camila Giorgi, già scesa in campo questa settimana a New York… ma per il Bronx Open, dove ha raggiunto la finale nella quale affronterà Linette.

Partiamo proprio dall’analisi del tabellone di Giorgi, sicuramente non semplice. All’esordio la tennista maceratese se la dovrà vedere con la greca Maria Sakkari, testa di serie numero 30 che l’ha recentemente battuta (in maniera anche abbastanza netta, 6-3 6-0) al torneo di Cincinnati. La greca ha vinto anche l’altro precedente è sempre in due set, nel 2016 a New Haven (6-3 6-3).

Come sappiamo Camila ha avuto un anno abbastanza travagliato, limitata da problemi al polso che l’hanno costretta a lunghi stop. Il mese di agosto l’ha certamente riabilitata – finale a Washington e ora un’altra finale al Bronx Open -, ma prima dell’inizio di questo torneo aveva fatto registrare nel 2019 appena 7 vittorie ed 11 sconfitte. Da un lato quindi c’è il recente periodo positivo, sebbene limitato a tornei minori – a Toronto e Cincinnati l’italiana ha rimediato due nette sconfitte al primo turno – e dall’altro la possibilità che le scorie del torneo di preparazione agli US Open (prima della finale, Camila è rimasta in campo già per sette ore e mezza) possano rendere ancora più arduo un cammino già complesso in partenza.

 

Maria Sakkari è in grande forma (29 vittorie e 18 sconfitte in stagione), ha vinto a Rabat, fatto semifinale a Roma e quarti a Cincinnati ed è vicina al suo best ranking (è attualmente numero 31, un anno fa è stata n. 29). Se Camila dovesse spuntarla, al secondo turno avrebbe un incrocio più morbido (Peng o Lepchenko), ma subito dopo si troverebbe di fronte con ogni probabilità la tennista dell’anno, Ashleigh Barty. Insomma una strada davvero in salita, forse troppo per immaginare un exploit di Camila che questa settimana si è comunque garantita il ritorno in top 50.

GLI ITALIANI: LE TESTE DI SERIE – Abbiamo in tabellone due teste di serie: Fabio Fognini, n.11, e Matteo Berrettini, n.24 del seeding. Per entrambi i sorteggi non sono stati agevoli.

Fabio se la dovrà vedere con il gigante americano Reilly Opelka, sul veloce uno dei giocatori più insidiosi tra le non teste di serie. L’americano è n.42 del ranking e non ha mai incontrato in precedenza il tennista italiano. Inutile soffermarsi sulle incognite di partite del genere. Fognini dovrà armarsi di sacrosanta pazienza e scardinare il servizio del suo avversario. Un match sicuramente ostico: l’americano quest’anno ha vinto il torneo di New York e fatto semifinale ad Atlanta, segnale che in patria dà il meglio di sé, figuriamoci nello Slam di casa. Se Fabio dovesse (come ci auguriamo) spuntarla, il cammino fino agli ottavi sarebbe probabilmente più comodo.

Al secondo turno avrebbe il vincente tra lo spagnolo Munar ed un qualificato, al terzo turno con ogni probabilità il georgiano Basilashvili che non è un avversario comodo, ma sicuramente alla portata. Poi la sua corsa incrocerebbe quella di Medvedev, il tennista più in forma del momento. L’eventuale quarto con Novak Djokovic sembra, per ovvi motivi, un traguardo difficile da raggiungere. È chiaro che molto dipenderà dai fastidi alla caviglia di Fabio i cui alti e bassi di questa stagione purtroppo sono stati condizionati proprio da questo malanno fisico.

Non è andata meglio a Matteo Berrettini che ha pescato dall’urna il veterano francese Richard Gasquet, che sembra aver recuperato una buona condizione dopo l’infortunio dello scorso anno, come dimostra la recente semifinale a Cincinnati. Dopo Wimbledon. anche Matteo è stato bersagliato da un problema fisico alla caviglia, una distorsione che lo ha costretto a un difficile ritorno in campo a Cincinnati, dove ha perso al primo turno contro Londer. Di base ci sono i presupposti per vedere una bella partita (non c’è nessun precedente), e servirà tutta la potenza nei colpi di inizio gioco di Matteo per venire a capo di Gasquet. Battuto eventualmente il francese, Berrettini avrebbe uno tra il portoghese Sousa e l’australiano Thompson e poi probabilmente lo spagnolo Bautista-Agut, tennista tra i più arcigni e temibili del circuito. Un Berrettini in forma può fare progetti di terzo turno, ma la condizione fisica sarà decisiva.

SINNER – C’erano tredici italiani iscritto al torneo maschile di qualificazione, ma l’unico a ottenere il pass per il tabellone principale è stato anche il più giovane, e per certi verso il più atteso: Jannik Sinner. A 18 anni appena compiuti, esattamente come Auger-Aliassime lo scorso anno, disputerà il primo Slam della sua carriera (secondo italiano più giovane a riuscirci, dopo Nargiso agli Australian Open del 1988). Il sorteggio che si è svolto immediatamente dopo la fine dell’ultimo incontro di qualificazione non ha però premiato la sua cavalcata cadetta, sistemandolo di fronte a Stan Wawrinka, 23esima testa di serie. Inutile dire che si tratta di un banco di prova che va oltre l’attuale dimensione tennistica dell’italiano, e che Jannik potrà affrontare la sfida (su un campo verosimilmente non troppo secondario) con la classica tranquillità di chi non ha nulla da perdere. Sarà interessante verificare come riuscirà a fronteggiare uno dei giocatori con la palla più pesante del circuito.

Immaginando che Sinner possa già ottenere qui a New York la sua prima vittoria in uno Slam, l’ipotetico secondo turno lo vedrebbe di fronte a Hurkacz (finalista a Winston-Salem questa settimana) o Chardy con vista sul terzo turno presidiato da Anderson. Discorsi estremamente prematuri, che vengono fatti più che altri per onore di cronaca. Ma in fondo Jannik ha dimostrato di poter stupire ogni volta più della partita precedente, dunque perché non concedergli il beneficio del dubbio?

ITALIANI: TUTTI GLI ALTRIMarco Cecchinato ha recentemente interrotto una lunga striscia di sconfitte consecutive a Winston-Salem, perdendo poi al secondo turno. Il sorteggio di New York gli ha dato una mano assegnandogli come avversario lo svizzero Henri Laaksonen, una vita (tennistica) da comprimario dietro le stelle della sua nazione. Laaksonen ha vinto l’unico precedente tra i due l’anno scorso a Basilea, ma quest’anno ha fatto davvero poco per considerarlo favorito. Sul veloce si difende, ma siamo dell’idea che Cecchinato possa passare il turno e mettere un altro piccolo mattone sulla strada della sua risalita. Il secondo turno sarebbe ben più ostico perché il palermitano avrebbe il vincitore del derby canadese tra Shapovalov e Auger-Aliassime.

Sorteggio difficile da decifrare per Andreas Seppi. In altri tempi l’accoppiamento con Grigor Dimitrov avrebbe procurato più di qualche preoccupazione, ma in questo momento il tennista bulgaro è più o meno in grado di perdere contro chiunque, sebbene nella seconda delle due sfide contro Wawrinka nel back-to-back Montreal-Cincinnati si sia espresso certamente su livelli più consoni alla sua fama (ormai sbiadita, però). Non c’è nessun precedente, e non ci stupiremmo di vedere una partita piuttosto combattuta.

Il secondo turno vedrebbe Seppi opposto a uno tra Coric e Donskoy, verosimilmente il croato (12esimo testa di serie). Giocatore di sicura solidità, anche se in un momento di forma non brillantissimo. Benintesi, parliamo di avversari che un buon/ottimo Seppi può sempre battere nella sua carriera, ma è ormai sempre più difficile capire quando l’altoatesino è nel pieno delle sue forze, con l’anca che lo limita ormai di frequente. L’eventuale terzo turno con Raonic è una prospettiva purtroppo non molto probabile.

La mano che ha sorteggiato l’avversario di Lorenzo Sonego sembra invece la stessa che ha agito a Wimbledon. Il torinese comincerà infatti il secondo Slam consecutivo contro lo spagnolo Marcel Granollers, che sui prati di Church Road aveva approfittato della stanchezza di Sonego (reduce dal titolo di Antalya) per imporgli la sconfitta in tre set abbastanza lottati. Non solo quindi una buona occasione di ripetere il secondo turno dello US Open 2018 (sconfitto da Khachanov), ma soprattutto la possibilità di vendicare la sconfitta di Wimbledon (Granollers ha vinto anche l’unico precedente a livello Challenger, nel 2018 a Zhuhai). In caso di vittoria, Sonego affronterebbe al secondo turno uno tra Andujar e Edmund (due avversari temibili ma non impossibili) prima di incrociare probabilmente Dominic Thiem.

L’austriaco, testa di serie nr. 4 e finalista al Roland Garros sarà l’avversario di Thomas Fabbiano che è stato sicuramente il più sfortunato tra gli azzurri nel sorteggio. Peccato, perché Fabbiano sul cemento si sa difendere. Non ci sono precedenti tra i due, ma nonostante i larghi favori del pronostico, Thiem non potrà permettersi di iniziare il torneo con la guardia abbassata. Fabbiano sa come fare male ai big nei primi turni di uno Slam. Per informazioni chiedere a Tsitsipas.

L’ottavo e ultimo giocatore nel tabellone maschile si è unito nella serata (italiana) di sabato, quando Kevin Anderson ha dovuto dichiarare forfait. Si tratta di Paolo Lorenzi, che giocherà il torneo in qualità di lucky loser. Trovandosi a occupare lo spot di una testa di serie, il tabellone di Paolino può trasformarsi in una buona occasione. Esordirà contro la wild card statunitense Zachary Svajda, appena sedici anni. Dovesse superare il primo ostacolo, è sicuro di affrontare un serbo al secondo turno: Djere o Kecmanovic. A voler fare il passo più lungo della gamba, ovvero dare uno sguardo all’eventuale avversario di terzo turno, si scorgerebbe il nome di Stan Wawrinka.


Il sorteggio degli italiani

[LL] P. Lorenzi vs [WC] Z. Svajda
[11] F. Fognini vs R. Opelka
[24] M. Berrettini vs R. Gasquet
A. Seppi vs G. Dimitrov
M. Cecchinato vs H. Laaksonen
T. Fabbiano vs [4] D. Thiem
L. Sonego vs M. Granollers
[Q] J. Sinner vs [23] S. Wawrinka

C. Giorgi vs [30] M. Sakkari

Il tabellone maschile completo
Il tabellone femminile completo

L’articolo è stato aggiornato in data 25 agosto a seguito dell’ingresso in tabellone di Paolo Lorenzi

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Flash

Challenger Manerbio: Paolo Lorenzi fa 402 e rincorre il record di Ramirez Hidalgo

Paolo Lorenzi vince due partite in un giorno e raggiunge Gaio in semifinale. Il senese festeggia nel migliore dei modi il traguardo delle 400 partite vinte nel circuito Challenger. Ora la sfida a Gabashvili

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Paolo Lorenzi 400 - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

LORENZI FESTEGGIATO E VINCENTE – Saranno due i semifinalisti azzurri a Manerbio: oltre a Gaio, ha conquistato il pass l’inossidabile Paolo Lorenzi. Per il senese è stata una giornata altrettanto dura, con due match e qualche brivido nel quarto di finale contro Sadio Doumbia. Tra l’altro, dopo la vittoria contro Andrea Collarini (6-4 6-3) è stato festeggiato dallo staff manerbiese per il 400esimo successo in carriera nel circuito Challenger. Un “400” gigante, una torta e una bottiglia di vino pregiato (il Perla del Garda Extra Brut) hanno allietato una giornata che si è complicata nel tardo pomeriggio, contro un avversario che si era presentato a Manerbio senza particolari pretese e – a un certo punto – è rimasto l’unico in gara sia in singolare che in doppio. 

In mattinata, il francese aveva estromesso Andrea Pellegrino: grandi rimpianti per il pugliese, avanti 4-1 nel terzo set prima di spegnere la luce e perdere cinque giochi di fila. Peccato, perché le trame di Doumbia (colpi senza troppa rotazione, rovescio a una mano in slice) sembravano finalmente domate. Contro Lorenzi, il 28enne di Tolosa (n.307 ATP) è partito fortissimo, con tante soluzioni rapide a non dare ritmo al senese. Battaglia infinita nel secondo: Lorenzi prendeva un break di vantaggio (2-0), poi veniva risucchiato e Doumbia si portava addirittura 4-3 e servizio. Nell’ottavo game, sul 30-15, ha tentato un servizio “da sotto”, fuori di pochi centimetri. L’episodio ha dato una scossa a Lorenzi, capace di rimettere in sesto il parziale.

Chi pensava che il terzo fosse una formalità, tuttavia, è rimasto deluso. Doumbia ha preso un break di vantaggio, Lorenzi lo ha riacchiappato ma ha nuovamente rischiato grosso sul 2-2 (rimontando da 15-40). Chiamato a servire per rimanere nel match, il francese ha commesso alcuni gravi errori e ha chiuso con una goffa volée alta, sparata in mezzo alla rete a sigillare il definitivo 1-6 7-5 6-4. Lorenzi ha giocato partite migliori, ma ha confermato di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti. Quella contro Doumbia è stata la 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l’età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

SEMIFINALE DA 71 ANNI IN DUE Il suo prossimo avversario sarà Teymuraz Gabashvili, che ha bloccato l’avventura di Andrea Arnaboldi. A parte la qualità del russo, si pensava che il suo doppio impegno potesse essere un bel vantaggio per l’azzurro. Invece, a sorpresa, Gabashvili ha mostrato una tenuta atletica notevole, imponendosi in due ore e quaranta col punteggio di 7-6 4-6 6-3. Difficile parlare di rimpianti, perché nel primo set Arnaboldi ha sempre dovuto rincorrere: Gabashvili è andato a servire sul 5-4 prima di chiudere al tie-break, peraltro abbastanza facilmente. Il canturino è stato bravo a trovare (e mantenere) un break nel secondo, ma nel terzo era lui a subire il primo “strappo” nel quarto game. 

Aveva la grande chance di tornare in partita sul 4-2, quando si procurava una palla per il controbreak. La sorte, tuttavia, ha dato una mano a Gabashvili: la combinazione nastro più riga ha dato al russo la spinta decisiva per la semifinale, suo miglior risultato in stagione, almeno nel circuito Challenger. Il match è stato seguito da moltissimo pubblico, assiepato in ogni possibile anfratto del Campo 3 perché il Centrale aveva un buco nel programma dopo il ritiro di Giustino. A proposito di programma: sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro. 

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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Italiani

Federico Gaio in semifinale a Manerbio: meglio soli o accompagnati? Pro e contro di avere un coach

Il faentino è a Manerbio in solitudine: “Sarebbe meglio avere il mio coach, ma sto trovando continuità e ordine in quello che faccio”. In semifinale sfiderà Coria

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

Nel tennis capitano giornate toste, difficili, impegnative. Succede anche di dover giocare due partite in un solo giorno. È quanto accaduto a diversi giocatori al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Con cinque ottavi da completare, in mattinata il traguardo delle semifinali era ancora un miraggio. Il primo a centrarlo è stato Federico Gaio, che ha mixato bravura e fortuna nel doppio impegno contro Nino Serdarusic e Lorenzo Giustino. In mattinata, ha difeso a oltranza contro il tennis aggressivo del croato, riuscendo a emergere dopo un inizio complicato (3-6 6-3 6-4 lo score). Nel pomeriggio è stato fortunato, Giustino si è dovuto ritirare dopo appena sei game per un dolore al gomito, frutto di uno sfortunato incidente in mattinata: nel durissimo match contro Pavel Kotov (vinto 1-6 6-4 7-5 in quasi tre ore), nel rincorrere una smorzata si è impuntato sulla terra battuta e, sullo slancio, ha colpito la rete sia con la spalla che con il gomito. Quest’ultimo si è gonfiato: a caldo è riuscito a concludere l’impegno, ma contro Gaio non era in grado di giocare, alzando bandiera bianca sul 4-2 per il faentino. 

“È stata una giornata lunga e difficile – racconta Gaio, alla quarta semifinale stagionale – all’inizio non puoi pensare alla possibilità di giocare due partite, ma concentrarti solo sulla prima. Per esempio, io sono un po’ lento a carburare, quindi mi sono svegliato molto presto per essere pronto già alle 10. Se la giornata diventa molto lunga, sul tardi si può pagare la levataccia”. Non è stato il suo caso, visto che intorno alle 15.30 era già certo del posto in semifinale. Tra l’altro, dopo i vari impegni agonistici, ha accompagnato l’amico Andrea Collarini (appena sconfitto da Lorenzi) all’aeroporto di Malpensa in vista dei prossimi impegni. “Non è facile gestire il tempo tra un match e l’altro – continua Gaio – a volte devi mangiare per prendere qualche energia. Quando non c’è molto tempo, qualcuno non stacca la spina e rimane su di giri. Può essere una strategia, perché se ti rilassi troppo capita di non essere carico a sufficienza. Ognuno ha le sue caratteristiche: basti pensare che Nadal si scalda a lungo, mentre Kyrgios scende in campo con le scarpe da basket…”.

A MANERBIO IN SOLITUDINE – Dopo aver raggiunto il best ranking due anni e mezzo fa (n.146 ATP), Gaio ha vissuto un momento difficile dopo la conclusione del rapporto con coach Daniele Silvestre. Dopo un periodo nella sua Faenza, ha ritrovato il tecnico latinense e i risultati sono tornati. Oggi è numero 177 ATP, con buone prospettive di crescita. “Sono contento del mio periodo di forma. Sto cercando di dare continuità ai risultati e ci sto riuscendo: ho più punti di riferimento, sto mettendo ordine e i risultati stanno arrivando. Una finale, tre semifinali e due quarti di finali negli ultimi due mesi sono un buon bottino”. Detto che in semifinale se la vedrà conFederico Coria, vincitore con un doppio 6-4 su Zsombor Piros in un match piuttosto divertente. (“È tanto che non lo affronto, anche se siamo coetanei dovrò studiarlo un po’”: i precedenti sono 1-1), sta vivendo una bella settimana in solitudine.

Già, perché Silvestre non lo segue in tutti i tornei e Gaio è a Manerbio da solo. Una differenza impressionante rispetto al giovane Tseng, che si era presentato con uno staff di tre persone (un coach dell’accademia Mouratoglou, oltre a un preparatore atletico e un fisioterapista taiwanesi)“Beh, lui ha economie e sponsor differenti – sospira Gaio – avessi le sue, magari girerei anche con i miei amici! Purtroppo non le ho, ma non mi lamento. Restare da solo è difficile perché da fuori si vede tutto meglio, avere una persona che ti indica un paio di cose nei momenti importanti è un bel vantaggio. A volte può essere uno svantaggio quando le cose vanno male, perché ti piangi addosso e chi è con te diventa una scusa per lamentarsi. Se sei da solo, devi essere propositivo e concentrato. Diciamo che ci sono pro e contro: quasi sempre è meglio avere qualcuno, ma va bene così”.

Comunque finisca la sua avventura a Manerbio, Gaio guarda con fiducia al futuro. “In realtà non ho un vero obiettivo per il resto della stagione. Ho bisogno di trovare continuità, è la mia necessità più imminente. Volendo parlare di numeri, ovviamente mi piacerebbe entrare tra i top-100 ATP. Anche raggiungere il best ranking, tutto sommato, vorrebbe dire avvicinarsi al traguardo. Non è impossibile, ne sono convinto, devo aver continuità e adesso mi piace quello che sto facendo”. Sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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