Fognini esce malamente: l'Italia saluta lo US Open

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Fognini esce malamente: l’Italia saluta lo US Open

NEW YORK – Pessima prestazione del nostro numero 1 contro l’australiano Millman che si impone in 4 set. Nessun italiano al terzo turno nei due tabelloni

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J. Millman b. [14] F. Fognini 6-1 4-6 6-4 6-1  (da New York, il nostro inviato)

 

 

Una deludente prova di Fognini non permette all’azzurro il terzo accesso, in ben undici partecipazioni, al terzo turno degli US Open. Un bilancio purtroppo davvero misero per un giocatore che al termine del torneo potrebbe comunque migliorare la sua pur prestigiosa e ottima classifica, 14 ATP, mai onorata a New York  -ad eccezione degli ottavi raggiunti nel 2015- e in generale nei Major (un solo quarto di finale). L’alibi della stanchezza per la lunga battaglia contro Mmoh e per quella successiva di ieri nel doppio, giustifica solo in parte l’aver sprecato un’occasione così importante con una prova cosi scialba dell’azzurro, tanto più contro un giocatore coriaceo ma decisamente alla sua portata, come Millman. Fabio nelle dichiarazioni in conferenza stampa non cerca scuse: “Non ero stanco, anzi mi sentivo meglio di lunedì. Semplicemente, ho giocato malissimo, non voglio trovare scuse. Faceva caldissimo, ma non solo per me, non riesco a capire i perché di una prestazione così deficitaria, per fortuna però adesso vado in vacanza per un po’, prima della lunga trasferta asiatica. Lui ha fatto la sua partita, ma ho fatto tutto io: nel bene e, soprattutto, nel male!”.

Sul campo numero 6, che ospita la partita, sono le 12.20 quando inizia l’incontro, posticipato di un’ora rispetto all’orario previsto per la richiesta dell’italiano, che ieri sera aveva finito tardi il doppio giocato e vinto con Bolelli. L’applausometro virtuale fa capire che, come accaduto con Mmoh, il pubblico è dalla parte del genio sregolato dell’italiano. La temperatura percepita sulle tribune è ben oltre i trenta gradi: non c’è un filo di vento e il sole batte molto duramente. Difficile immaginare come si possa vedere bel tennis: anche come spettatori, possiamo testimoniare come si sudi copiosamente non appena ci si sieda sulle tribune. A tal proposito, bello sottolineare la grande passione dei fan statunitensi, che non lasciano un posto libero nelle assolate tribune, nonostante i sediolini bollenti. Al nostro fianco conosciamo due amici provenienti dal Tennessee, venuti appositamente a New York per il terzo anno consecutivo ad assistere agli US Open, che ci dicono di aver grande simpatia per “Crazy” Fognini.

L’inizio di partita di Fabio è da incubo: tra volée sbagliate, palle corte affossate in rete e fondamentali di rimbalzo insicuri, quello a cui assistono gli spettatori è una sagra italiana di gratuiti. In appena dodici minuti Millman, dovendo solo concentrarsi a buttare la pallina dall’altra parte della rete, si trova avanti 5-0, con un impressionante parziale di venti punti a due. In soli venti minuti termina un primo set letteralmente inguardabile, con un servizio vincente di Millman, sul quale Fabio è pigro a spostarsi.

A inizio secondo set, una nuvola ripara il campo dal sole per qualche minuto e Fabio si sveglia dal suo torpore. Nel secondo gioco arriva il primo lancio violento di racchetta del ligure: questa volta serve a scuoterlo positivamente e, dopo belle accelerazioni, sulla prima palla break della partita, un rovescio in corridoio di Millman lo lancia sul 2-0. Torna però in equilibrio il parziale nel settimo gioco: Fabio prima si innervosisce per una mancata chiamata e commette un paio di gratuiti, poi sulla palla break perde la testa. Il giudice di linea chiama il fallo di piede sulla prima e sulla seconda arriva il doppio fallo, con successivo lancio di palla fuori dal campo (e inevitabile warning) e serie di improperi rivolti al giudice nel cambio campo. Gli dà una mano Millman, costretto a giocare dopo aver avuto gentilmente in regalo un set di vantaggio: sull’ottavo game con un dritto lungo manda 5-3 avanti l’italiano, ma Fabio non accetta l’omaggio e subito si fa ribrekkare. Millman è in una fase di calo e consegna, sul set point, con un rovescio in corridoio il parziale a Fognini, rimettendo in equilibrio una partita iniziata un’ora e sette minuti prima.

Purtroppo per l’azzurro però, l’australiano nativo di Brisbane è il prototipo di tennista che meno gli si addice, quando è in giornata storta come questa odierna. Il suo avversario sbaglia pochissimo, è disposto a impegnarsi in scambi molto lunghi, rischiando il meno possibile con colpi di ritmo, profondi ma mai troppo angolati. Per Fabio è dura: alla lunga è il primo a provare ad uscire dal punto, ma oggi testa e gambe non lo assistano e, inevitabilmente, la maggior parte delle volte arriva per lui un gratuito. Parte subito male il terzo set, con il break guadagnato da Millman. Il tennista di Brisbane non è certo un fenomeno e, nonostante un Fabio con un body language negativo, nel sesto gioco rimette in corsa nel parziale l’italiano. Quando però Fognini serve nel decimo gioco per rimanere nel set, si inceppa nuovamente: un dritto in corridoio sul secondo point a favore di Millman, consegna dopo poco meno di due ore di partita il terzo set all’australiano.

Dopo i dieci minuti di pausa previsti dall’ Extreme Heat policy – sacrosanti, considerato le difficilissime condizioni di gioco – si ascolta Barrazzutti provare a invitare Fabio: “Tira fuori le energie, lascia andare il braccio!”. Non serve a nulla: il quarto set non è giocato in pratica dall’azzurro, che sull’1-4 ricorre anche al trattamento medico, ma a nulla serve anche ascoltare in questo parziale i primi incitamenti di Flavia Pennetta. Fabio non ne ha e dopo due ore e quaranta minuti permette a Millman l’accesso per il secondo anno consecutivo al terzo turno degli US Open, contro Kukushkin.

Il tabellone maschile

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Interviste

Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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All’Itf di Casinalbo c’è Matteo Berrettini: “Sono deluso ma mi sento in forma”

Il numero uno azzurro reduce dal forfait di Wimbledon fa capolino sui campi della struttura del Modenese, ecco perchè

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Matteo Berrettini al Club La Meridiana di Casinalbo
Matteo Berrettini al Club La Meridiana di Casinalbo

È Matteo Berrettini, il numero 11 del Ranking Mondiale ATP, l’assoluto protagonista dei primi giorni della 38esima edizione del Memorial Eugenio Fontana, torneo Future da 25.000 dollari in corso di svolgimento sui campi del Club La Meridiana di Casinalbo. Tranquilli, non è che Matteo, dopo il forfait di Wimbledon causa Covid, si sia iscritto ad un Future, cosa che nemmeno potrebbe fare. La stella del tennis italiano ha scelto di trascorrere alcuni giorni a Casinalbo per due motivi: il primo è quello di allenarsi in strutture di alto livello come quelle del Club La Meridiana; il secondo è stare accanto al fratello Jacopo che invece è uno dei 32 concorrenti inseriti nel main draw del Memorial. Con loro c’e anche papà Luca, sempre al seguito dei due sportivi di famiglia. Matteo Berrettini è tornato a prepararsi dopo che la positività al Covid-19 l’ha fermato a Wimbledon. Ad accoglierlo, oltre a tanti fan, allo staff del torneo e ai ragazzi della Top Tennis School del Club La Meridiana, era presente anche il presidente Antonio Fontana per i saluti “istituzionali”.

«Ringrazio il Club La Meridiana dell’opportunità – esordisce Berrettini – sto bene, mi sono ripreso. Ovvio, ci vuole del tempo per tornare al 100%, però fortunatamente mi sento in forma. Ovviamente c’è una grande delusione emotiva, però sono ancora sui campi da tennis e questa è la cosa più importante. Prossimamente verrà qui anche Vincenzo (Santopadre) ma per un paio di giorni farò io da coach a Jacopo (ride, ndr). Ovviamente mi fa sempre molto piacere passare del tempo con mio fratello, siamo cresciuti insieme anche sui campi da tennis. Quando c’è l’occasione di seguirlo nei tornei cerco di approfittarne, poi in un posto così bello come questo è ancora più piacevole». 

Per Matteo dopo il pit-stop a Casinalbo, le prossime tappe prossime saranno il Torneo di Gstaad in Svizzera, poi a Kitzbuhel in Austria, sempre sulla terra, quindi la trasferta americana per i Masters 1000 di Montreal e Cincinnati, per finire con gli US Open.

 

Intanto si è anche giocato per il torneo e sono otto i giocatori che hanno passato i due turni di qualificazioni accedendo così al tabellone principale a 32 concorrenti: Lorenzo Bresciani, Daniel Bagnolini, Samuele Pieri, Luca Castagnola, lo svizzero Nicolas Parizzia, lo spagnolo Inaki Cabrera Bello, Carlo Alberto Fossati e Filippo Speziali.

Oggi, martedì, per tutta la giornata si giocheranno match del primo turno del tabellone principale. In serata alle 20.30 una partita sotto i riflettori del campo centrale.

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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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