Fognini: una storia di servizio (e risposta) – Ubitennis

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Fognini: una storia di servizio (e risposta)

Alla battuta (e alla risposta): Fabio Fognini. Vediamo con i numeri l’incidenza di questi due fondamentali nel gioco del nostro numero 1

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Nei commenti agli articoli dedicati al match tra Shapovalov e Fognini di Toronto e a quello tra Millman e Fognini dello US Open, le ultime due sconfitte subite dal tennista italiano, alcuni lettori hanno scritto che a loro parere il punto debole di Fabio non è riconducibile tanto al suo carattere “fumino” quanto, più semplicemente, a una carenza in un fondamentale: la battuta. La tesi che sostengono è che, poiché nei propri turni di servizio il tennista ligure deve lottare aspramente per vincere ogni singolo quindici, il suo pur grande talento alla lunga non può compensare questo handicap.

Il tennis non è (fortunatamente) una tesi esatta, però alcuni dati statistici possono aiutarci a capirlo un po’ meglio. Analizziamo quindi le statistiche delle due partite sopra menzionate, soprattutto quelle relative al colpo di inizio gioco.

IL MATCH CONTRO SHAPO – Il giovane canadese, nel corso dei due set tramite cui ha sconfitto (6-3 7-5) Fognini, ha conquistato 26 punti su 36 (72%) con il primo servizio e 15 su 24 (63%) con il secondo; ha altresì messo a segno nove ace contro un solo doppio fallo. Fognini ne ha vinti 21 su 38 (55%) con la prima battuta e 10 su 20 (50%) con la seconda; ha messo a segno un ace e commesso due doppi falli. Il rendimento del servizio di Shapovalov è stato quindi sensibilmente migliore rispetto a quello dell’italiano e sicuramente gli ha dato un grande contributo per il successo finale. Il NextGen in particolare è stato molto bravo con la seconda battuta (“ogni giocatore è tanto grande quanto la sua seconda di servizio” frase attribuita a Pete Sampras). Federer, che in questa specialità è il giocatore più performante del 2018, ha una percentuale di punti vinti con la seconda pari al 60,26%, inferiore a quella di Shapovalov nel match in questione.

 

IL MATCH CONTRO MILLMAN – La sconfitta contro l’australiano, solo parzialmente ‘nobilitata’ dall’impresa compiuta da Millman contro Federer, non ha segnalato una tendenza troppo differente. Anzi, se vogliamo ha offerto un quadro persino peggiore: in occasione dell’incontro che l’ha spedito fuori dallo US Open, Fognini ha infatti conquistato 34 punti su 55 (62%) con il primo servizio e appena 15 su 42 (36%) con il secondo. Anche in questo caso il suo avversario si è invece mantenuto su percentuali superiori al 60% tanto con la prima quanto con la seconda, confermando quanto sia frequente la correlazione tra vittoria e numeri migliori al servizio.

Allarghiamo ora l’analisi dal particolare rappresentato dai match di Rogers Cup e US Open al generale rappresentato da tutti match disputati da Fognini nel 2018, poiché non sarebbe statisticamente corretto analizzare soltanto i dati relativi alle prestazioni più negative del ligure.

Combinando tra loro i numeri (forniti dall’ATP) relativi a: % prime palle – % punti vinti con la prima – % punti vinti con la seconda – % turni di battuta vinti – ace – doppi falli, l’ATP stila infatti una interessante classifica avulsa dei migliori battitori al mondo nella quale attualmente il nostro connazionale figura al sessantaseiesimo posto generale, in linea con le ultime stagioni.

Questo piazzamento è frutto dei seguenti piazzamenti parziali:

  • 42esimo x percentuale di prime in campo (61,2%)
  • 82esimo x percentuale di punti vinti con la prima (68,8%)
  • 25esimo x percentuale di punti vinti con la seconda (52,7%)
  • 62esimo x percentuale di turni di battuta vinti (77,8%)
  • 76esimo x numero di ace per incontro (3,6)
  • 34esimo x numero di doppi falli per incontro (3,5).

I numeri indicano essenzialmente che, rispetto ai suoi colleghi di classifica simile, Fabio conquista mediamente pochi punti con la prima palla. Se questa parziale debolezza sia riconducibile alla sua statura non eccezionale (177 cm circa) non possiamo ovviamente affermarlo con certezza. Però, leggendo i nomi e soprattutto i dati antropometrici dei primi dieci battitori, qualche sospetto viene:

  1. J. Isner (208 cm)
  2. I. Karlovic (211 cm)
  3. M. Raonic (196 cm)
  4. R. Federer (185 cm)
  5. K. Anderson (203 cm)
  6. N. Kyrgios (193 cm)
  7. J. M. del Potro (198 cm)
  8. S. Querrey (199 cm)
  9. R. Nadal (185 cm)
  10. M. Cilic (198 cm)

Gli unici giocatori sotto il metro e novanta sono i soliti Federer e Nadal, rispetto ai quali non è necessario ribadire che si sta parlando di giocatori il cui status di fenomeni non esula certo dal rendimento del servizio. Per chi se lo stesse domandando, Novak Djokovic è salito in undicesima posizione con i recenti successi (è inoltre quinto per percentuale di prime palle in campo). 

Fognini limita parzialmente i danni mediante un buon rendimento con il secondo servizio, che non a caso, oltre a una buona dose di coraggio, richiede più tecnica rispetto al primo. Tutto quanto sopra scritto viene quindi spontaneo chiedersi come abbia fatto Fognini a giungere così vicino alla top ten più che come abbia fatto a non esserci ancora entrato. La risposta sta… nella risposta.

L’ATP per par condicio stila anche la classifica dei migliori ribattitori con i medesimi principi utilizzati per la battuta e in questa graduatoria, capeggiata da Rafael Nadal, il nostro rappresentante ricopre un brillante settimo posto generale con un rating di 156. Riflessi felini e grande rapidità neuromuscolare sono quindi le doti che madre natura prima e l’applicazione in allenamento poi hanno regalato al 13esimo giocatore del mondo in cambio dei centimetri mancanti.

Se questi doni sapranno portare Fognini ancora più in alto di quanto già sia arrivato lo scopriremo vivendo e glielo auguriamo con tutto il cuore. Un italiano tra i primi dieci del mondo dopo quarant’anni avrebbe un incalcolabile e positivo effetto leva su tutto il nostro movimento, in primis nella sua componente più importante: i bambini. Ma, anche se non ci riuscisse, la carriera di Fabio sulla base delle sue caratteristiche tecniche e fisiche rapportate all’epoca in cui si è trovato a competere, deve essere vista come un bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

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Flash

Australian Open, junior: Musetti parte bene, fuori Biagianti

MELBOURNE – Esordio convincente per la testa di serie numero 1 del tabellone junior maschile. Avanza anche il qualificato Luciano Darderi

Luca Baldissera

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Martina Biagianti - Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo i successi nella prima giornata di Lisa Pigato, Federica Rossi e Giulio Zeppieri, arrivano altre due vittorie per gli azzurri impegnati nel torneo junior. Buono l’esordio della punta di diamante del tennis giovanile italiano, il 16enne di Carrara Lorenzo Musetti (qui l’intervista rilasciata in esclusiva a Ubitennis), primo favorito del seeding nel torneo junior maschile. L’azzurrino ha sconfitto per 6-4 6-0 la wild card australiana Tai Sach e al prossimo turno se la vedrà con il vietnamita Phuong Van Nguyen.

Debutto vincente anche per il qualificato Luciano Darderi, che in rimonta ha superato il tailandese Thantub Suksumrarn dopo due ore e sette minuti di gioco. Per lui secondo turno con la 13esima testa di serie, lo statunitense Emilio Nava. L’unica sconfitta di giornata è invece quella di Martina Biagianti, che ha raccolto appena tre giochi contro l’ucraina Daria Snigur.

I risultati degli azzurrini nella seconda giornata

 

Ragazzi:

[Q] L. Darderi b. T. Suksumrarn 5-7 7-6(3) 6-2
[1] L. Musetti b. [WC] T. Sach 6-4 6-0

Ragazze:

D. Snigur b. M. Biagianti 6-1 6-2

Gli azzurri in gara lunedì

Court 5 – secondo match (ore 03 circa)
[11] V. Royer vs G. Zeppieri 

Court 8 – dall’01
[15] M. Custic vs [Q] L. Pigato
[Q] F. Rossi vs [12] T. Naklo

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Australian Open

Fognini, basta rimpianti. Giorgi coraggio invece: si può sperare [VIDEO]

MELBOURNE – Prima o poi lei coglierà una grande affermazione. Lui solo qualche exploit

Ubaldo Scanagatta

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Camila Giorgi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

Non ci sono più italiani in gara all’Open d’Australia, sono usciti anche gli ultimi due, i nostri numeri uno, Fabio Fognini per la sesta volta su sei con Carreno Busta, Camila Giorgi per la quinta volta su sei contro Karolina PliskovaMa non sono due sconfitte minimamente paragonabili. Fognini ha perso e giocato male contro un avversario che non giocava bene, ma che evidentemente gli pone dei problemi. Giorgi ha giocato bene contro un’avversaria che ha giocato meglio. E che due anni fa era n.1 del mondo e sembra tornata sui suoi migliori livelli.

Non so se Fognini abbia dei rimpianti. Io sul suo conto non ce li ho perché ormai non mi illudo più. Lui è così. Può giocare bene una volta, battere anche un ottimo tennista come ha fatto più di una volta (3 volte Murray, tre volte Nadal, tanto per dire) ma nei grandi appuntamenti quando si pensa che potrebbe farcela fallisce quasi sempre, entra in campo come se fosse preso da una tensione insopportabile – anche se magari non lo dà a vedere come quando andava subito in escandescenze – e in un balletto consente all’avversario di salire in cattedra e di giocare più tranquillo. È un vero maestro… nel complicarsi le cose, fermo restando che è il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni e che certo non fa apposta.

Poi magari ha un bello sprazzo di tennis, quello che saprebbe giocare e che sarebbe anche bellissimo da vedere – lo è, lo è – vince il terzo set quando ormai nessuno più se lo aspetta, va avanti 3-0 nel quarto e sembra aver riacciuffato una partita compromessa, ma di nuovo sul 3-1 si rituffa nel niente iniziale, in una caterva di errori che paiono di pigrizia perché quasi non si muove preferendo tirare un dritto da fermo. Risale da uno 0-40 regalato al 40 pari grazie al talento che per la qualità dei colpi nessuno può discutere, dopo di che la testa di nuovo gli va in tilt, regala altri due punti, e consente a Carreno Busta che era già sottoterra di tornare a respirare. In sala stampa altri italiani dicono, scuotendo la testa: “Purtroppo è il solito Fognini”.

Così come è… la solita Giorgi… Camila. Già perché gioca infatti una partita bellissima, che riscuote applausi a scena aperta e perfino da Karolina Pliskova che in conferenza stampa, forse anche perché incalzata un tantino dal sottoscritto, ne magnifica le lodi, e lei dice: “Mah, avrei preferito giocare male e vincere” e fin qui ci sta per carità, ma poi aggiunge “Non sono delusa, ma non basta giocare bene… non provo una particolare emozione” dice con la voce di sempre, senza un cambio di tono, di entusiasmo. Quell’entusiasmo che noi cerchiamo invano di trasmetterle: “Ma dai, hai giocato alla pari con una che era n.1 del mondo solo due anni fa e potrebbe tornare ad esserlo alla fine di questo torneo!”

E lei: “A me però non cambia niente”. Calma piatta, emozione zero. Chissà, magari è così che si diventa campionesse un giorno. Certo fra lei e Francesca Schiavone, c’è una bella differenza. Francesca, se di buon umore era un fiume in piena. Ma se di cattivo umore assolutamente insopportabile e spesso anche inutilmente aggressiva. Tutto ciò non significa che una sia meglio dell’altra, o che sia preferibile parlare con l’una o l’altra. Con Francesca, per la verità, infatti spesso era meglio non parlarci affatto. E con Camila, per motivi opposti, talvolta è perfino inutile cercare di andare alle sue conferenze per cercare di strappargli con il cavatappi qualche battuta. I titoli per gli articoli difficilmente lei li dà. In questo senso invece Francesca spesso li dava.  

La Pliskova di certo ha mostrato, parlando a mille all’ora, quasi fosse ancora sotto l’adrenalina della gara appena vinta, non ha invece avuto il minimo problema a sottolineare come si sia resa conto che si è trattato di un grande match, di grande qualità (qui le sue dichiarazioni). E ha concluso con grande serenità che in effetti non sono tante le giocatrici capaci di tirare così forte come Camila e alla fine ammonisce – quando io le faccio presente che in fondo noi siamo un po’ stupiti del fatto che Camila da un lato riceva certi complimenti e abbia anche già battuto ben 9 top-ten ma al contempo non sia mai ancora riuscita a salire più del 27mo posto nel ranking WTA o a vincere un grandissimo torneo – “Lei ha 27 anni…”. Proprio vero, come vero che Francesca Schiavone sembrava persa per un grandissimo exploit, e invece a 30 anni compiuti vinse il Roland Garros. E Flavia Pennetta? Idem.

Quindi rassegniamoci a non pretendere più troppo da Fabio Fognini, che certo qualche altro exploit ce lo regalerà ma ha anche quasi 32 anni, ma attendiamo con fiducia che Camila Giorgi prima o poi invece la grande affermazione la centri. Ha fiducia lei, abbiamo fiducia noi. O quantomeno io dopo averla vista troppe volte giocare a livelli assolutamente non banali.

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Australian Open

Australian Open: una grande Giorgi non basta, Pliskova agli ottavi

MELBOURNE – Camila Giorgi sfodera una splendida partita, ma si contrae nei momenti importanti e cede in tre set. Ora non ci sono più italiani in singolare

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

[7] Ka. Pliskova b. [27] C. Giorgi 6-4 3-6 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ci è andata vicina, Camila Giorgi, a fare il colpaccio contro la n.7 del seeding Karolina Pliskova, ma purtroppo alla fine la maggiore esperienza e abitudine a questo livello della ceca hanno pesato in maniera decisiva, lasciando la nostra rappresentante, e un buon numero di simpatizzanti italiani qui a Melbourne, con l’amaro in bocca.

Solo un break fa la differenza nel primo parziale, quello ottenuto da Pliskova al quinto game grazie soprattutto a due doppi falli di Camila. La ceca sembra ben inquadrata tatticamente: forza la risposta quando può per trovare il colpo vincente ma non accetta il palleggio ad alta velocità di Giorgi sul quale è in evidente difficolta negli spostamenti. Il servizio di Karolina è come al solito molto efficace, non soltanto con la prima palla veloce e piazzata, ma anche sulla seconda che è molto carica per disturbare una colpitrice come l’italiana.

Con il pubblico della Rod Laver Arena nettamente dalla sua parte (con parecchi spettatori che la incoraggiano in un buon italiano) Camila non si perde d’animo e parte alla grande nel secondo set: Karolina non rallenta i suoi scambi e sul bum-bum da fondocampo è Camila a far valere le sue doti di colpitrice sopraffina. Giorgi sprinta subito sul 3-0, poi entra nella sua modalità “creatore” nella quale fa e disfa tutto da sola, anche Pliskova gioca decisamente bene. Nel game del 4-2 commette 3 errori clamorosi da fondo, un doppio fallo e altri tre gratuiti. Ma sul 5-3 Camila conquista uno splendido game, nel quale tutte e due giocano benissimo e al terzo set point pareggia i conti mandando il match al terzo set.

Lo spettacolo continua, nessuna delle protagoniste vuole cedere di un centimetro. Giorgi deve incassare un game durissimo sull’1-2: 13 minuti, 18 punti giocati, quattro palle game per Camila che però alla quinta palla break mette fuori il colpo che dà il break a Pliskova. È la chiave di volta del match: Karolina al servizio è una roccia, da fondo ormai è consapevole che deve comandare riesce ad uscire vincente anche dagli scambi nei quali Giorgi comincia a mostrare segni di nervosismo. Nei game finali Giorgi lascia andare il braccio, estrae dal cilindro alcuni colpi da highlight, ma quando dopo due ore e 11 minuti di gioco il suo 53 esimo errore (non mi viene proprio di chiamarlo gratuito) vola oltre la linea di fondo è Pliskova che può stringere i pugni e festeggiare verso Conchita Martinez nel suo angolo.

Davvero un peccato per Camila Giorgi, che ha giocato un gran match, ma alla fine si è contratta nei punti decisivi (quelli di quel game infinito) vedendosi sfuggire di mano una bella chance di arrivare agli ottavi contro una Muguruza tutt’altro che imbattibile. La stessa Pliskova ha sottolineato in conferenza stampa l’ottima prestazione di Camila: ”Mi ha messo un sacco di pressione. Non è facile giocare contro una giocatrice così, perché è davvero molto potente. Non sempre ero in grado di reagire ai suoi colpi”. Stuzzicata dal Direttore, la ceca ha poi allargato la propria riflessione sulla tennista azzurra. “Penso che sia migliorata negli ultimi due o tre anni. Ci avevo già giocato prima e aveva veramente tantissimi alti e bassi. Poteva commettere moltissimi errori e fare venti doppi falli in una partita. Ora è migliorata e infatti era testa di serie qui. Può essere pericolosa per molte giocatrici, ma deve essere ancora più costante”.

Il tabellone femminile

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