Fognini: una storia di servizio (e risposta)

Alla battuta (e alla risposta): Fabio Fognini. Vediamo con i numeri l’incidenza di questi due fondamentali nel gioco del nostro numero 1

Fognini: una storia di servizio (e risposta)
Fabio Fognini - Miami 2017 (foto Art Seitz)

Nei commenti agli articoli dedicati al match tra Shapovalov e Fognini di Toronto e a quello tra Millman e Fognini dello US Open, le ultime due sconfitte subite dal tennista italiano, alcuni lettori hanno scritto che a loro parere il punto debole di Fabio non è riconducibile tanto al suo carattere “fumino” quanto, più semplicemente, a una carenza in un fondamentale: la battuta. La tesi che sostengono è che, poiché nei propri turni di servizio il tennista ligure deve lottare aspramente per vincere ogni singolo quindici, il suo pur grande talento alla lunga non può compensare questo handicap.

Il tennis non è (fortunatamente) una tesi esatta, però alcuni dati statistici possono aiutarci a capirlo un po’ meglio. Analizziamo quindi le statistiche delle due partite sopra menzionate, soprattutto quelle relative al colpo di inizio gioco.

 

IL MATCH CONTRO SHAPO – Il giovane canadese, nel corso dei due set tramite cui ha sconfitto (6-3 7-5) Fognini, ha conquistato 26 punti su 36 (72%) con il primo servizio e 15 su 24 (63%) con il secondo; ha altresì messo a segno nove ace contro un solo doppio fallo. Fognini ne ha vinti 21 su 38 (55%) con la prima battuta e 10 su 20 (50%) con la seconda; ha messo a segno un ace e commesso due doppi falli. Il rendimento del servizio di Shapovalov è stato quindi sensibilmente migliore rispetto a quello dell’italiano e sicuramente gli ha dato un grande contributo per il successo finale. Il NextGen in particolare è stato molto bravo con la seconda battuta (“ogni giocatore è tanto grande quanto la sua seconda di servizio” frase attribuita a Pete Sampras). Federer, che in questa specialità è il giocatore più performante del 2018, ha una percentuale di punti vinti con la seconda pari al 60,26%, inferiore a quella di Shapovalov nel match in questione.

IL MATCH CONTRO MILLMAN – La sconfitta contro l’australiano, solo parzialmente ‘nobilitata’ dall’impresa compiuta da Millman contro Federer, non ha segnalato una tendenza troppo differente. Anzi, se vogliamo ha offerto un quadro persino peggiore: in occasione dell’incontro che l’ha spedito fuori dallo US Open, Fognini ha infatti conquistato 34 punti su 55 (62%) con il primo servizio e appena 15 su 42 (36%) con il secondo. Anche in questo caso il suo avversario si è invece mantenuto su percentuali superiori al 60% tanto con la prima quanto con la seconda, confermando quanto sia frequente la correlazione tra vittoria e numeri migliori al servizio.

Allarghiamo ora l’analisi dal particolare rappresentato dai match di Rogers Cup e US Open al generale rappresentato da tutti match disputati da Fognini nel 2018, poiché non sarebbe statisticamente corretto analizzare soltanto i dati relativi alle prestazioni più negative del ligure.

Combinando tra loro i numeri (forniti dall’ATP) relativi a: % prime palle – % punti vinti con la prima – % punti vinti con la seconda – % turni di battuta vinti – ace – doppi falli, l’ATP stila infatti una interessante classifica avulsa dei migliori battitori al mondo nella quale attualmente il nostro connazionale figura al sessantaseiesimo posto generale, in linea con le ultime stagioni.

Questo piazzamento è frutto dei seguenti piazzamenti parziali:

  • 42esimo x percentuale di prime in campo (61,2%)
  • 82esimo x percentuale di punti vinti con la prima (68,8%)
  • 25esimo x percentuale di punti vinti con la seconda (52,7%)
  • 62esimo x percentuale di turni di battuta vinti (77,8%)
  • 76esimo x numero di ace per incontro (3,6)
  • 34esimo x numero di doppi falli per incontro (3,5).

I numeri indicano essenzialmente che, rispetto ai suoi colleghi di classifica simile, Fabio conquista mediamente pochi punti con la prima palla. Se questa parziale debolezza sia riconducibile alla sua statura non eccezionale (177 cm circa) non possiamo ovviamente affermarlo con certezza. Però, leggendo i nomi e soprattutto i dati antropometrici dei primi dieci battitori, qualche sospetto viene:

  1. J. Isner (208 cm)
  2. I. Karlovic (211 cm)
  3. M. Raonic (196 cm)
  4. R. Federer (185 cm)
  5. K. Anderson (203 cm)
  6. N. Kyrgios (193 cm)
  7. J. M. del Potro (198 cm)
  8. S. Querrey (199 cm)
  9. R. Nadal (185 cm)
  10. M. Cilic (198 cm)

Gli unici giocatori sotto il metro e novanta sono i soliti Federer e Nadal, rispetto ai quali non è necessario ribadire che si sta parlando di giocatori il cui status di fenomeni non esula certo dal rendimento del servizio. Per chi se lo stesse domandando, Novak Djokovic è salito in undicesima posizione con i recenti successi (è inoltre quinto per percentuale di prime palle in campo). 

Fognini limita parzialmente i danni mediante un buon rendimento con il secondo servizio, che non a caso, oltre a una buona dose di coraggio, richiede più tecnica rispetto al primo. Tutto quanto sopra scritto viene quindi spontaneo chiedersi come abbia fatto Fognini a giungere così vicino alla top ten più che come abbia fatto a non esserci ancora entrato. La risposta sta… nella risposta.

L’ATP per par condicio stila anche la classifica dei migliori ribattitori con i medesimi principi utilizzati per la battuta e in questa graduatoria, capeggiata da Rafael Nadal, il nostro rappresentante ricopre un brillante settimo posto generale con un rating di 156. Riflessi felini e grande rapidità neuromuscolare sono quindi le doti che madre natura prima e l’applicazione in allenamento poi hanno regalato al 13esimo giocatore del mondo in cambio dei centimetri mancanti.

Se questi doni sapranno portare Fognini ancora più in alto di quanto già sia arrivato lo scopriremo vivendo e glielo auguriamo con tutto il cuore. Un italiano tra i primi dieci del mondo dopo quarant’anni avrebbe un incalcolabile e positivo effetto leva su tutto il nostro movimento, in primis nella sua componente più importante: i bambini. Ma, anche se non ci riuscisse, la carriera di Fabio sulla base delle sue caratteristiche tecniche e fisiche rapportate all’epoca in cui si è trovato a competere, deve essere vista come un bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

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