Svitolina comincia bene le Finals, Pliskova stende Wozniacki

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Svitolina comincia bene le Finals, Pliskova stende Wozniacki

La prima vittoria va alla giocatrice ucraina, che aveva perso gli ultimi sette confronti con Kvitova. Karolina dispone abbastanza facilmente della danese, oggi troppo arrendevole

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‘Poor performance‘, come direbbero gli inglesi. Petra Kvitova rimedia la sesta sconfitta nel Singapore Indoor Stadium, dopo le cinque del biennio 2014-2015, la nona complessiva se consideriamo le tre partecipazioni tra il 2011 e il 2013 quando il torneo si disputava a Istanbul (Kvitova ne vinse anche un’edizione). A intimarle lo stop è una Elina Svitolina quasi perfetta, che vincendo la seconda partita su quattro match disputati qui a Singapore si porta al comando del Gruppo Bianco in attesa della sfida tra Wozniacki e Pliskova. Svitolina pone così fine a una striscia di sette sconfitte consecutive contro la giocatrice ceca.

Le statistiche del match

E dire che Kvitova si era detta soddisfatta del primo impatto con la superficie di gioco. “Penso sia più veloce degli scorsi anni. Dipende anche dalle palline e dal tipo di colpo, ma in generale ricordavo questo campo e quello di Istanbul un po’ più lenti. Non questa volta, mi piace di più“. Per essere sinceri, nell’ora e mezza che Svitolina ha impiegato per ribaltare il pronostico questo feeling non è emerso in modo troppo evidente. I numeri raccontano di un bilancio in parità per Kvitova, che ha scagliato tanti vincenti quanti i gratuiti commessi, e di un bilancio invece negativo per Svitolina; la giocatrice ucraina ha però vinto tutti i punti importanti mostrando un cinismo sorprendente e annullando quattro delle cinque palle break concesse, due delle quali fondamentali quando a inizio secondo set Kvitova era sembrata sul punto di ribaltare l’inerzia della partita.

L’esito ma soprattutto l’andamento dell’incontro sorprendono anche alla luce dei precedenti tra le due giocatrici, che vedevano Kvitova in netto vantaggio: sette vittorie in otto confronti prima di quello odierno, tutte consecutive dopo la prima e unica affermazione di Svitolina nel 2014, e un bilancio di quattordici set a tre. Dal punto di vista strategico, forse non si è rivelata brillante la scelta di allenarsi con l’avversaria con cui avrebbe dovuto esordire. “Ieri mi sono allenata con Elina, è stato divertente” aveva raccontato Petra alla vigilia dell’incontro. “È l’unica giocatrice con cui mi sia allenata e la affronterò all’esordio. Beh, è una giocatrice molto solida che recupera molte palle e ovviamente io non sono quel tipo di giocatrice, ma cercherò di essere aggressiva. Non posso dire di essere a mio agio con il suo gioco, ma dall’altro lato che tutti i suoi colpi sono simili e sarò preparata per quello“.

 

Non è andata proprio così. Escludendo i primi due game, un doppio scambio di break di pura circospezione, Svitolina non hai mai perso il filo conduttore accettando di subire il gioco della sua avversaria ma al contempo portandola al suo limite, con la sicurezza che prolungando lo scambio a sufficienza ne avrebbe raccolto un errore. Tra quelli che Kvitova ha commesso, uno dei meno perdonabili è certamente lo smash fallito nel terzo game del secondo set, che le avrebbe consegnato il break e avrebbe potuto dare all’incontro un indirizzo completamente diverso. L’ucraina ha provato il più possibile a tenere lo scambio profondo e centrale, con l’ovvio proposito di non dare angolo all’avversaria, e oltre a servire con attenzione nei momenti cruciali ha eretto il muro delle grandi occasioni per rendersi impenetrabile: come nel quinto game, quando ha sbrogliato una delle ultime situazioni di difficoltà sul suo servizio vincendo uno scambio di puro logoramento, o in occasione del punto che le ha consegnato il primo match point prontamente convertito grazie al ventinovesimo errore della sua avversaria, uno dei tanti dritti non controllati.

Petra Kvitova ed Elina Svitolina – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

È un torneo particolare e anche se non cominci bene hai sempre modo di rientrare in corsa” ha detto a caldo una Svitolina particolarmente raggiante, che a inizio intervista non ha mancato di salutare un pubblico per la verità non molto partecipe (non che sia un novità, quando il tennis fa tappa in Asia). Lei però è partita nel migliore dei modi, e pur dovendo ancora affrontare due sfide molto impegnative ha già un consistente vantaggio: in questa competizione un po’ anomala per la consuetudine del tennis, vincere due set a zero può valere già mezza qualificazione.

PLISKOVA IN CARROZZA – Confortante inizio anche per Karolina Pliskova che si è presa di forza il proprio match contro Caroline Wozniacki, campionessa in carica. Le due non incrociavano le racchette proprio dalla semifinale vinta qui dalla danese un anno fa. A fare la differenza oggi è stata la maggiore propensione al rischio di Pliskova, che ha giocato con coraggio i proverbiali “punti pesanti”, mentre Wozniacki è sempre stata troppo passiva. La danese ha pagato l’aggressività della ceca con i colpi di inizio gioco e, anche quando partiva lo scambio, non è mai riuscita a muovere a sufficienza la sua avversaria. Spesso e volentieri il palleggio si è arenato nelle corsie centrali del campo, posizione dalla quale Pliskova può comodamente prendere l’iniziativa con le sue sberle piatte. Pesante per Wozniacki lo 0/10 nella casella delle palle break.  “Vieni punita quando non sei in grado di cogliere le occasioni. Oggi è successo esattamente questo. Non importa se stai giocando il tuo miglior tennis o no, quando hai le chance devi coglierle“, ha poi detto la danese in conferenza stampa. In effetti nelle tante chance avute, è sempre rimasta troppo indietro, subendo l’iniziativa dell’avversaria. Dal canto suo Pliskova è stata bravissima a non tremare nemmeno di fronte alle due consecutive palle break concesse sul 5-4 del secondo set, che rischiavano di riaprire un match fino ad all’ora condotto senza particolari patemi.

Karolina Pliskova – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

Risultati (Gruppo Bianco):

[6] E. Svitolina b. [4] P. Kvitova 6-3 6-3
[7] Ka. Pliskova b. [2] C. Wozniacki 6-2 6-4

I gironi e il calendario

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Wimbledon

Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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Wimbledon

Serena Williams fa 11 a Wimbledon: è di nuovo a un passo da Court

LONDRA – Strycova non punge e una Williams perfetta domina la seconda semifinale in 59 minuti. 11esima finale ai Championships. Solo Simona Halep tra Serena e il 24esimo titolo Slam (record assoluto di Margaret Smith Court)

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[11] S. Williams b. B. Strycova 6-1 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Serena Willams gioca la sua 37esima semifinale Slam, la 12esima qui a Wimbledon, Barbora Strycova è alla prima della carriera (ed è la più anziana esordiente dell’era Open tra le prime quattro in un Major, con i suoi 33 anni). I precedenti sono 3-0 per Serena sul campo, fuori dal campo qualche stoccata pungente l’ha invece messa a segno Barbora. L’idea è che pur senza astio particolare, le due non si amino.

Strycova ha un bel tennis a tutto campo, tecnicamente è davvero apprezzabile (come chiunque, maschio o femmina, venga dalla grandissima scuola ceca), certo tira meno forte di Williams, ma questo si può dire di praticamente tutto il circuito WTA. La statunitense inizia subito a menare fendenti appena ne ha la possibilità, spinge a tutta servizi e risposte e chiude a rete diverse volte, molto brava. Altrettanto brava è Barbora a reggere l’urto, remando, difendendo, e contrattaccando, ma nel quarto game va sotto e affronta una palla break.

Qui la ceca azzarda un serve&volley, ma viene infilata dal dritto diagonale di Serena, che le strappa la battuta per poi allungare fino al 4-1. Per ora, zero vincenti di Strycova, già 10 di Williams, uno strappo iniziale che rischia di diventare definitivo se Barbora non si scuote in fretta. Ma è difficile farlo mentre vieni investita da un bombardamento come quello messo in atto da Serena. Quando Williams si esibisce in un recupero molto difficile in avanti e nel punto successivo piazza un passante di rovescio in corsa, per poi incassare l’errore di una Strycova sotto shock e salire 5-1 con due break, in tribuna iniziano a girare sguardi desolati.

Sono passati appena 27 minuti quando arriva il 6-1 per una Serena sontuosa, che risale da 0-40 a furia di botte alternate a tocchi di fino, per poi chiudere con l’ace esterno. 16 vincenti e 8 errori Williams, 2-5 Strycova, semplicemente non c’è partita. La statunitense sembra anche muoversi abbastanza bene, non sarà una libellula, ma i suoi buoni scatti quando serve riesce a farli in modo apprezzabile.

Un buon game di servizio a inizio secondo set alimenta le speranze di Barbora e del campo centrale, giustamente la ceca entra in fase “fuori tutto” e inizia a sparare accelerazioni e servizi al limite. D’altronde, persa per persa, non può fare altro. La cosa le procura il vantaggio di 2-1, sottolineato con un gran “c’mon!!!”, curiosamente è il primo che si sente risuonare oggi, di solito è Serena a vocalizzare di più. Ma se è salita Strycova, non è calata Williams, che continua a fiondare vincenti da ogni posizione del campo.

La frustrazione porta Barbora a commettere un doppio fallo che subito dopo le costa il terzo break, 3-2 e servizio Serena, che ora ha un terrificante 24-9 tra vincenti ed errori. La sta prendendo a pallate, insomma, a momenti durante il cambio campo Strycova pare quasi sull’orlo delle lacrime. In dieci minuti, allo scoccare dell’ora esatta di gioco (anzi, 59 minuti), servizio e dritto di Serena chiudono la faccenda, 6-1 6-2, 28 vincenti e 10 errori (Strycova 8-10), un dominio totale, con poche colpe della malcapitata Barbora.

Sabato Williams avrà un ‘Goat-Point’ per l’aggancio al record Slam di Smith-Court, il terzo dopo le finali perdute qui e a New York l’anno scorso. Contro Simona Halep, i precedenti sono 9-1 per lei. “Che bello essere di nuovo in finale! Oggi è andata meglio di tutte le altre partite, sto migliorando, e faccio quello che mi viene meglio, cioè giocare a tennis. Mi piace svegliarmi la mattina e fare sport, poi poterlo fare a questi livelli, davanti a questa folla, è un’esperienza sempre fantastica. Simona sarà un’avversaria durissima, sta giocando molto bene”.

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

 

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Wimbledon

Halep vola e sogna: prima finale a Wimbledon

LONDRA – Simona domina Svitolina e attende in finale (la quinta in carriera a livello Slam) Serena Williams o Strycova. Halep diventa la prima giocatrice rumena a raggiungere l’atto finale ai Championships

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[7] S. Halep b. [8] E. Svitolina 6-1 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Simona Halep ha conquistato la sua prima finale a Wimbledon al termine di una prestazione con pochissime sbavature, in cui ha prevalso su una Svitolina poco convincente e non sufficientemente propositiva. Il punteggio finale, 6-1 6-3, sintetizza alla lettera lo svolgimento del match.

Il Centre Court ospita entrambe le semifinali in una giornata variabile, e qualche folata di vento ogni tanto. Temperatura di 25 gradi. Arbitra Kelly Thomson. Svitolina vince il sorteggio e decide di ricevere.

 

Halep apre al servizio, e le occorrono un paio di scambi per trovare la posizione in campo, inizialmente troppo arretrata. Il match in avvio è equilibratissimo, e il punteggio lo rispecchia, con un lungo game da 10 minuti che alterna vantaggi interni ma anche esterni. Alla fine Simona salva tre palle break e tiene la battuta. La differenza al momento è davvero minima, forse Halep sta giocando leggermente più profondo, ed è più spesso lei che tiene in mano la conduzione dello scambio.

Secondo game. Anche se ora a servire è Svitolina, la situazione non cambia: è Halep ad essere più spesso propositiva; è lei che sta prendendo più rischi, con un maggior numero di vincenti ma anche di errori non forzati. Svitolina deve più spesso correre per tamponare, e per il momento rimane in contatto: tanto che anche il secondo game diventa chilometrico. Alla terza palla break un cross largo di dritto di Svitolina determina il 2-0 per Halep. E sono passati 21 minuti per due soli game. Ma tutto lo sforzo di Halep viene vanificato in pochi secondi: penalizzata da tre errori gratuiti cede il servizio a zero. È però solo un breve passaggio a vuoto: nei due game successivi Simona torna a macinare gioco, e prende il largo: 4-1 a suo favore.

Svitolina sta giocando con prudenza, la sua palla non incide e nella pura costruzione dello scambio da fondo Halep sta confermando la sua superiorità. Le distanze si dilatano sul 5-1 quando Simona dà un doppio saggio di copertura del campo, chiudendo a suo favore anche al termine di due rincorse in avanti, notoriamente un punto debole del suo repertorio. E questo, evidentemente, è un segnale preoccupante per Elina. Halep è ora in piena fiducia e si permette soluzioni difficili: vincenti in lungolinea direttamente in uscita dal servizio, e anche un drop-shot che accarezza il nastro e diventa imprendibile.

Il 6-1 del primo set testimonia di una partita iniziata punto a punto ma poi inesorabilmente scivolata dalla parte di Halep. Simona soprattutto ha fatto malissimo alla sua avversaria con la combinazione “dritto in cross + dritto lungolinea”: Svitolina troppe volte non è riuscita a gestire la palla lunga e profonda sul suo angolo sinistro; e in alcuni casi non l’ha proprio raggiunta. Durata complessiva: 43 minuti, di cui la metà occupata dai primi due game. Svitolina ha bisogno di resettare la situazione perché l’atteggiamento passivo ha portato a un match ideale per il tennis della sua avversaria.

Secondo set, si inizia con una novità: finalmente Svitolina riesce a tenere il suo primo turno di servizio. Nei primi 4 giochi la sensazione è che si stia vivendo una fase interlocutoria, visto che si registrano 16 punti consecutivi in favore di chi serve: 2-2. La lotta torna nel quinto game con al servizio Svitolina, che tiene comunque la battuta ai vantaggi, senza dover affrontare palle break.

Ma il break è solo rimandato al lato opposto di campo. È ancora una volta con la combinazione “dritto in cross + dritto in lungolinea” che Simona fa la differenza: 4-3 e servizio per lei. In teoria le basterebbe tenere due volte il servizio per chiudere il match, ma non è detto che le cose si rivelino così semplici. Intanto Halep fa un ulteriore passo avanti: 5-3 addirittura con un ace in chiusura di game. Non ci sarà però bisogno di un nuovo turno di battuta per Simona, che abbrevia i tempi strappando nuovamente la battuta ad Elina nel nono game. È un dritto anomalo di risposta (quindi ancora una volta nell’angolo sinistro di Svitolina) che chiude il match a suo favore: 6-3 in 30 minuti.

Queste le dichiarazioni di Simona Halep in conferenza stampa:
“Dopo il primo lunghissimo game, ero un po’ stanca. Poi si è aggiunto il secondo game altrettanto lungo. Nel terzo ho dovuto rifiatare e l’ho perso velocemente”.
“Elina è davvero forte, non ha mollato un punto. Abbiamo avuto tanti scambi lunghi e potenti. È stata dura, ma ero preparata al suo ritmo. Sapevo che contro di lei occorre lottare su ogni palla. Ci ho giocato contro molte volte: non lascia mai calare il ritmo. Dovevo rimanere lì, dovevo essere forte”.

“Oggi penso che sia stata una delle migliori partite sull’erba della mia carriera”

“Anche se molti li ho persi, dai precedenti confronti con Serena ho imparato che posso avere le mie chance per vincere. Naturalmente la rispetto moltissimo, ma oggi mi sento mentalmente più forte, pronta per affrontarla. Quest’anno ci ho perso in Australia (6-1, 4-6, 6-4), ma non ero nelle migliori condizioni fisiche”
“Chi sono le giocatrici che mi hanno ispirato? Serena è stata una di loro, perché è una grande campionessa. Ma anche Justine Henin. Penso che Justine abbia vinto qui a Wimbledon vero?” (in realtà Henin non ha mai vinto a Wimbledon: due finali perse).

“Serena è molto potente, ma io non voglio pensare troppo a lei e al suo gioco. Voglio pensare a me e a mettere in campo il mio tennis al meglio”

“Con questa finale a Wimbledon ho raggiunto finali Slam su tutte e tre le superfici. E’ una soddisfazione e dimostra che il mio tennis funziona in condizioni differenti”

E queste le parole di Elina Svitolina: “Ero nervosa ma non più di altre volte. Lei ha giocato benissimo, ha colpito benissimo e meritato di vincere. Ha giocato da tennista esperta, che sa cosa significa affrontare questo tipo di match”.

“Simona sfrutta molto bene il fatto di saper andare con facilità lungolinea, una soluzione che sull’erba diventa ancora più efficace, e le permette di aprirsi il campo”

Statistiche generali:

  • saldo vincenti errori non forzati: Halep +10 (26/16), Svitolina -6 (10/16)
  • baseline points vinti: Halep 55, Svitolina 30
  • vincenti scorporati dritto/rovescio: Halep 15/8, Svitolina 5/2

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

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