Svitolina splendida Maestra: le Finals sono sue in rimonta

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Svitolina splendida Maestra: le Finals sono sue in rimonta

La giocatrice ucraina si trasforma dal secondo set: Stephens è troppo pigra per ribattere e subisce la rimonta. Primo grande titolo per Svitolina che sale al quarto posto in classifica

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Il titolo di ‘maestro’ è tanto meritorio quanto di troppo facile assegnazione. A volte si diventa maestri perché non si eccelle nel proprio campo di competenza – ‘chi non sa fare insegna, e chi non sa insegnare, insegna ginnastica‘ si arrischiò a dire un ebreo con la cinepresa facile – e altre persino per liberarsi di qualche frustrazione. Rimane una professione nobile, di cruciale importanza, che può persino diventare un ruolo ingrato. Elina Svitolina ha vinto l’edizione 2018 delle Finals di Singapore e per questo sarà insignita del titolo di maestra, come denominazione originale del torneo vuole, e ciò avverrà con merito pressoché totale. Non è stata neanche per un minuto la giocatrice più forte sul terreno di gioco, ma prima ancora di meritarsi il titolo che la accompagnerà per dodici mesi ha regalato a Sloane Stephens una gran bella lezione di sport: hai più talento di me, hai un braccio migliore del mio, ma oggi sono stata io a volere di più questa vittoria. Per questo ho vinto.

LA SUPERIORITÀ DI SLOANE – La sensazione nei primi minuti di gioco è che ci sia in campo una giocatrice con dei mezzi enormi, Stephens, e un’altra che deve guadagnarsi ogni quindici foss’anche nel modo più sporco possibile. La statunitense somiglia a una enorme rete da pesca, che avvolge la sua avversaria e raccoglie ogni errore che commette con tragica inesorabilità: un rovescio lungolinea fuori asse vale già il 3-0 per Stephens e un coaching per Svitolina, che a proposito di terminologia ittica sembra non sapere che pesci prendere. In realtà la pausa fa bene alla giocatrice ucraina che sventa la minaccia del doppio break risalendo da uno svantaggio di 0-40. Pazienza, grinta e una lucida ricerca del colpo meno brillante di Stephens – il rovescio – uniti a una certa pigrizia della sua avversaria compongono una miscela utile a tenere il set in vita. Svitolina adesso è molto più convinta e trova persino un vincente con il dritto, colpo che aveva aggirato il più possibile fino a quel momento, oltre a due palle del contro-break: con la calma di chi si sa più forte, Stephens trova tre minuti dei suoi e altrettanti un game più tardi per vincere il set, che si chiude con un brutto rovescio dell’ucraina forse provata dallo sforzo di rientrare in partita. Peraltro rivelatosi vano.

 

QUALCOSA CAMBIA – Svitolina si assenta per un toilet break, Stephens ne approfitta per consultare il suo allenatore che qui a Singapore è Sylvester Black in sostituzione di Kamau Murray (bloccato a Chicago da impegni con la sua accademia, che in questi giorni sta accogliendo l’ex presidente Bill Clinton). Black prova a mettere in guardia la sua allieva, invitandola ad essere più definitiva per evitare di far tornare Svitolina nello scambio e conseguentemente in partita. Sarà profetico, e purtroppo Stephens non lo ascolterà fino in fondo. C’è un certo margine nella pigrizia che di Stephens, dotata di una tale naturalezza nel colpire che appare evidente come se cercasse la palla con cattiveria tre volte su tre, anziché limitarsi a farlo due volte su tre, partite come questa non sarebbero mai in discussione. Questo margine la statunitense lo trascura, Svitolina lo valuta e decide di provare a colmarlo.

Per prima cosa l’ucraina spinge meglio con il dritto, colpo senza il quale è impensabile riuscire a vincere anche un solo set contro una colpitrice come Stephens. Poi comincia anche a servire in modo più aggressivo e per due volte lascia a 15 la sua avversaria in risposta, impresa che fino a quel momento non le era mai riuscita. Un bambino sugli spalti agita uno scudo gonfiabile di Capitan America, ma in questo momento la rappresentate del paese d’oltreoceano è pervasa da tutto fuorché dallo spirito del supereroe: il coraggio invece lo dimostra Svitolina resistendo a uno scambio duro che le porta in dote la prima palla break del set, prontamente trasformata grazie a una stecca di dritto di Sloane. A vedere il game successivo sembrerebbe la solita solfa: Svitolina manca la palla del 40-15 sbagliando la direzione di un attacco e si ritrova ad ammirare tre prodezze di Stephens che rimettono il set in equilibrio. Visti i precedenti (2-1 Stephens, con l’unica vittoria di Svitolina sulla terra di Charleston), le caratteristiche delle due giocatrici e gli sforzi profusi fino a quel momento, immaginare un crollo di Sloane sfiorerebbe la divinazione, forse persino la follia. E invece.

VOLATA FINALE – Stephens regala il turno di servizio successivo giocando con terribile sufficienza nei pressi della rete e sollecitando le doti atletiche di Svitolina, che non si fa pregare e mette a segno un gran passante di rovescio. Per la prima volta il linguaggio del corpo dell’unica tra le due ad aver vinto uno Slam tradisce una certa preoccupazione, quasi il timore di non avere più il controllo degli eventi. Dall’altra parte della rete invece c’è chi non si interroga sui momenti della partita e ha deciso di spendere fino all’ultima goccia di benzina, perché quest’anno non ci saranno altre occasioni per farlo. Il set finisce meritatamente nella mani della giocatrice ucraina, che approfitta di tre game particolarmente positivi per salire 3-0 anche nell’ultimo parziale del torneo.

Senza più falchi a disposizione – ne spreca due in modo quasi grottesco – e senza le certezze di inizio partita, Stephens prova a sfogarsi con il suo allenatore ‘in pectore’. Funziona: un parziale di 8-1 la riportano sotto. Ancora una volta però, come nel secondo set, più che di un ritorno di fiamma si tratta di un cerino alla mercé del vento: Svitolina gioca un punto molto coraggioso, sfidando il ben più nobile dritto della sua avversaria, e ottiene il quinto break negli ultimi sei game di risposta. Idealmente la finale si chiude qui, sebbene il punto più bello debba ancora arrivare: è un sere&volley ucraino sventato da Stephens, che dopo aver ripreso il pieno possesso dello scambio si vede superata da un grandissimo passante di rovescio. Pochi istanti più tardi l’ennesimo rovescio giocato senza spinta delle gambe da Stephens consegna a Elina Svitolina il titolo più importante della sua carriera.

Per la prima volta dal 2013, quando a riuscirci fu Serena Williams, una giocatrice vince le Finals senza perdere un incontro. Come lo scorso anno a trionfare è la sesta testa di serie, sei come il voto che ci sentiamo di assegnare a questo torneo: insufficiente fino alla finale, vibrante e capace anche di raccontare una bella storia in occasione dell’ultimo incrocio di racchette. Svitolina salirà con pieno merito al quarto posto in classifica scavalcando una delle deluse del torneo di Singapore, Naomi Osaka.

Risultato:

[6] E. Svitolina b. [5] S. Stephens 3-6 6-2 6-2

La classifica dei gironi e il calendario
La Race to Singapore aggiornata

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WTA Bogotà: la favola a lieto fine di Osorio Serrano

Primo titolo nel circuito maggiore per la diciannovenne colombiana, campionessa dello US Open Junior nel 2019. Zidansek ko dopo quasi tre ore, con la colpa di aver sprecato tante occasioni

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Camila Osorio Serrano - WTA Bogotà 2021 (via Twitter, @CopaColsanitas_)

Si completa nel migliore dei modi la straordinaria settimana di Maria Camila Osorio Serrano. Al WTA 250 di Bogotà, giocando in casa, la diciannovenne di Cucuta ha ribaltato il pronostico della finale contro Tamara Zidansek (5-7, 6-3, 6-4). La Colombia torna così a sollevare un trofeo WTA dopo 11 anni, quando lo stesso torneo venne vinto (era il 2010) da Mariana Duque Marino in finale su Angelique Kerber. Con le porte semi-aperte che le hanno garantito il supporto del tifo, Osorio Serrano è uscita vincitrice da una battaglia di quasi tre ore che ne ha esaltato – tra tanti errori – le doti di resistenza fisica e mentale. La slovena, 80 del ranking, ha portato a casa il primo set risalendo dalla difficoltà iniziale (era sotto 3-1) e sembrava godere dell’inerzia a favore, trovandosi avanti di un break in avvio del secondo. Da quel momento in poi, però, ha perso i punti di riferimento.

Le continue variazioni imposte dalla più giovane avversaria hanno moltiplicato i suoi errori, insieme al servizio che l’ha completamente abbandonata (ha subito quattro break consecutivi tra la fine del secondo set e l’inizio del terzo). Anche il parziale decisivo si è risolto su un turno di servizio che ha visto Zidansek smarrirsi, consegnando alla colombiana il punto del 3-2. Nemmeno Osorio è sembrata inattaccabile quando le toccava iniziare il gioco, ma la slovena è stata capace di concretizzare a proprio favore soltanto sei palle break su 25, scendendo addirittura a una su 13 nel parziale decisivo. Sicuramente la garra sudamericana ha aiutato la vincitrice, ma i regali sono stati tanti. Fino all’ultimo game, che Zidansek – anche lei in cerca del primo titolo, ma travolta da tensione e stanchezza – comandava 0-40, prima di sciogliersi e farsi rimontare.

È stata una settimana irreale per me – ha commentato l’ex campionessa dello US Open junior 2019 e numero uno di categoria -, in finale ho giocato una partita fantastica che ancora non so come sia riuscita a portare dalla mia parte. Con questo successo avrò maggiori possibilità di giocare tornei più importanti, questo mi dà gioia“. La colombiana balza dal 180 al 135 del ranking ed è stata la giocatrice dalla più bassa classifica a vincere un trofeo dal 2018, quando Margarita Gasparyan trionfò a Tashkent da 299 WTA. Osorio Serrano diventa così la quarta giocatrice sotto i 20 anni a conquistare un torneo del circuito maggiore nel 2021: a precederla, Iga Swiatek ad Adelaide, Clara Tauson a Lione e Leylah Fernandez a Monterrey. Entrata in tabellone da wild card, si è fatta notare arrivando all’ultimo atto del torneo senza perdere un set contro Vickery, Martincova, Voegele e Tan. Un percorso netto, prima di una finale da romanzo.

 

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Kudermetova è la regina di Charleston e sale al n.5 della Race to Shenzhen

Veronika Kudermetova si aggiudica il Volvo Car Open di Charleston senza perdere un set. Per lei debutto nelle Top 30

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Veronika Kudermetova - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

[15] V. Kudermetova b. D. Kovinic 6-4 6-2

È stata Veronika Kudermetova (testa di serie n. 15) a conquistare il suo primo titolo in carriera aggiudicandosi la finale del Volvo Car Open di Charleston, nella Carolina del Sud. Senza storia la finale con Danka Kovinic (n. 91 WTA), terminata in 1 ora e 36 minuti e che è stata incerta solamente per la prima mezz’ora.

Sul 3-2 Kovicic nel primo set, Kudermetova ha giocato un turno di battuta in cui ha messo in campo solamente 5 prime di servizio su 12 (49% per lei la statistica finale) ed ha avuto bisogno di ben quattro palle game per chiudere il game. Una volta ottenuto il break nel gioco seguente, il match ha iniziato inesorabilmente a prendere la strada della giovane russa che ha conquistato il primo torneo senza perdere un set e cedendo solamente 33 giochi in sei incontri.

 

Non pensavo che avrei vinto questo torneo, a Miami le cose non erano andate bene, ma mi sono detta semplicemente di lavorare e andare avanti con il mio tennis e le cose hanno iniziato a migliorare – ha commentato Kudermetova una volta arrivata davanti alla stampa con il trofeo in mano -. Non ho dormito bene durante queste ultime notti, ero molto nervosa per la possibilità di vincere il mio primo titolo. Ma in campo è sono riuscita rimanere concentrata sulla partita e a focalizzarmi solamente sul tennis, senza pensare a titoli, trofei o l’auto che c’era in palio”.

Credo di aver servito abbastanza bene nel complesso del torneo, anche se in alcuni match non è stato straordinario. Inoltre ora posso tenere scambi lunghi, 10-12 scambi, e tenere la palla in campo, e questo mi dà grande fiducia”.

Danka Kovinic – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Oggi ha servito molto bene, era molto difficile breakkarla – ha spiegato Kovinic – ha avuto maggiore regolarità dal fondo, continuando il grande tennis che ha espresso per tutta la settimana. Durante questo torneo ho capito di essere in grado di rimanere calma nei momenti importanti e questo è molto importante per il prosieguo della stagione e della mia carriera.

Con questa vittoria Kudermetova – testimonial del marchio EA7 di Emporio Armani come la coppia Fognini-Pennetta – sale al n. 29 della classifica WTA, suo miglior ranking personale, e si porta addirittura al n. 5 della Porsche Race to Shenzhen. “Il mio obiettivo per questa stagione è di arrivare nelle prime 15. Ora so che se rimango concentrata e ho fiducia nelle mie possibilità, posso farcela”. Bel salto in classifica anche per Danka Kovicic, che guadagna 26 posizioni e arriva fino al n. 65, che però è ancora lontano dal suo record personale di n. 48 ottenuto nel febbraio 2016.

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WTA Charleston: Kovinic e Kudermetova si sfidano per conquistare il primo titolo

Danka Kovinic batte in due set Ons Jabeur. Veronika Kudermetova supera in due set Paula Badosa

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Danka Kovinic - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Semifinali a senso unico al Volvo Car Open di Charleston. Nella prima partita del programma la montenegrina Danka Kovinic (n. 91 WTA) ha regolato in due set la testa di serie n. 12 Ons Jabeur con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 19 minuti. Dopo un break e un controbreak nei primi due giochi, Kovinic ha preso il comando della partita servendo molto bene e concedendo palle break solamente nel secondo game del terzo set. Giornata davvero no per la giocatrice tunisina, che si è anche lasciata andare a un paio di lanci di racchetta dopo aver sbagliato la risposta, gesto molto inusuale per lei.

Non mi aspettavo un risultato così netto oggi – ha detto Kovinic dopo la partita – mi sentivo piuttosto stanca all’inizio del match, ma fortunatamente è andata bene. All’inizio di questo torneo non ero troppo convinta del mio tennis, ma la fiducia nei miei mezzi è aumentata di match in match e ora sono arrivata in finale. Sono riuscita a rimanere calma anche nei momenti di tensione durante tutta la settimana e credo che questa sia stata la chiave delle mie prestazioni. Credo che dalla ripresa del circuito lo scorso anno sto giocando il mio miglior tennis, anche migliore di quando nel 2015-2016 ho avuto le mie stagioni migliori: sono più matura, ho più esperienza e penso di essere una giocatrice migliore”.

Veronika Kudermetova – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Nella seconda semifinale affermazione con periodico 6-3, 6-3 per Veronika Kudermetova, testa di serie n.15, sulla spagnola Paula Badosa (n. 71 WTA), che nei quarti di finale aveva eliminato la n. 1 del mondo Ashleigh Barty. Il primo set è scivolato via velocemente in poco più di mezz’ora con due break, uno all’inizio e uno alla fine del parziale. Più battaglia nel secondo parziale, che sul 2-2 ha visto un game di 20 punti andare a favore di Kudermetova dopo aver salvato due palle break. Da quel momento la partita è scivolata lentamente ma inesorabilmente in direzione della russa che ha così raggiunto la seconda finale della stagione dopo quella perduta ad Abu Dhabi contro Sabalenka.

 

Sono contenta di aver vinto questa partita anche perché non ho avuto troppo aiuto dalla prima di servizio, in ogni modo essere riuscita a superare una giocatrice come Paula facendo affidamento principalmente sulla seconda è un segnale molto positivo. Questa settimana ho giocato in maniera molto propositiva, cercando di utilizzare le mie armi appena possibile, e sono stata più regolare dell’ultima volta che ci siamo incontrate ad Abu Dhabi. Domani con Danka non mi aspetto nulla, ovviamente cercherò di vincere, ma non voglio mettermi addosso alcuna pressione”.

Domenica alle 13 ora locale (le 19 in Italia, diretta su SuperTennis), la finale determinerà chi delle due protagoniste si aggiudicherà il primo WTA 500 della loro carriera: un solo precedente tra le due, che risale al cemento di Shenzhen nel gennaio del 2019 e che ha visto Kudermetova imporsi in due set (6-4, 7-5).

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