Svitolina splendida Maestra: le Finals sono sue in rimonta

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Svitolina splendida Maestra: le Finals sono sue in rimonta

La giocatrice ucraina si trasforma dal secondo set: Stephens è troppo pigra per ribattere e subisce la rimonta. Primo grande titolo per Svitolina che sale al quarto posto in classifica

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Il titolo di ‘maestro’ è tanto meritorio quanto di troppo facile assegnazione. A volte si diventa maestri perché non si eccelle nel proprio campo di competenza – ‘chi non sa fare insegna, e chi non sa insegnare, insegna ginnastica‘ si arrischiò a dire un ebreo con la cinepresa facile – e altre persino per liberarsi di qualche frustrazione. Rimane una professione nobile, di cruciale importanza, che può persino diventare un ruolo ingrato. Elina Svitolina ha vinto l’edizione 2018 delle Finals di Singapore e per questo sarà insignita del titolo di maestra, come denominazione originale del torneo vuole, e ciò avverrà con merito pressoché totale. Non è stata neanche per un minuto la giocatrice più forte sul terreno di gioco, ma prima ancora di meritarsi il titolo che la accompagnerà per dodici mesi ha regalato a Sloane Stephens una gran bella lezione di sport: hai più talento di me, hai un braccio migliore del mio, ma oggi sono stata io a volere di più questa vittoria. Per questo ho vinto.

LA SUPERIORITÀ DI SLOANE – La sensazione nei primi minuti di gioco è che ci sia in campo una giocatrice con dei mezzi enormi, Stephens, e un’altra che deve guadagnarsi ogni quindici foss’anche nel modo più sporco possibile. La statunitense somiglia a una enorme rete da pesca, che avvolge la sua avversaria e raccoglie ogni errore che commette con tragica inesorabilità: un rovescio lungolinea fuori asse vale già il 3-0 per Stephens e un coaching per Svitolina, che a proposito di terminologia ittica sembra non sapere che pesci prendere. In realtà la pausa fa bene alla giocatrice ucraina che sventa la minaccia del doppio break risalendo da uno svantaggio di 0-40. Pazienza, grinta e una lucida ricerca del colpo meno brillante di Stephens – il rovescio – uniti a una certa pigrizia della sua avversaria compongono una miscela utile a tenere il set in vita. Svitolina adesso è molto più convinta e trova persino un vincente con il dritto, colpo che aveva aggirato il più possibile fino a quel momento, oltre a due palle del contro-break: con la calma di chi si sa più forte, Stephens trova tre minuti dei suoi e altrettanti un game più tardi per vincere il set, che si chiude con un brutto rovescio dell’ucraina forse provata dallo sforzo di rientrare in partita. Peraltro rivelatosi vano.

 

QUALCOSA CAMBIA – Svitolina si assenta per un toilet break, Stephens ne approfitta per consultare il suo allenatore che qui a Singapore è Sylvester Black in sostituzione di Kamau Murray (bloccato a Chicago da impegni con la sua accademia, che in questi giorni sta accogliendo l’ex presidente Bill Clinton). Black prova a mettere in guardia la sua allieva, invitandola ad essere più definitiva per evitare di far tornare Svitolina nello scambio e conseguentemente in partita. Sarà profetico, e purtroppo Stephens non lo ascolterà fino in fondo. C’è un certo margine nella pigrizia che di Stephens, dotata di una tale naturalezza nel colpire che appare evidente come se cercasse la palla con cattiveria tre volte su tre, anziché limitarsi a farlo due volte su tre, partite come questa non sarebbero mai in discussione. Questo margine la statunitense lo trascura, Svitolina lo valuta e decide di provare a colmarlo.

Per prima cosa l’ucraina spinge meglio con il dritto, colpo senza il quale è impensabile riuscire a vincere anche un solo set contro una colpitrice come Stephens. Poi comincia anche a servire in modo più aggressivo e per due volte lascia a 15 la sua avversaria in risposta, impresa che fino a quel momento non le era mai riuscita. Un bambino sugli spalti agita uno scudo gonfiabile di Capitan America, ma in questo momento la rappresentate del paese d’oltreoceano è pervasa da tutto fuorché dallo spirito del supereroe: il coraggio invece lo dimostra Svitolina resistendo a uno scambio duro che le porta in dote la prima palla break del set, prontamente trasformata grazie a una stecca di dritto di Sloane. A vedere il game successivo sembrerebbe la solita solfa: Svitolina manca la palla del 40-15 sbagliando la direzione di un attacco e si ritrova ad ammirare tre prodezze di Stephens che rimettono il set in equilibrio. Visti i precedenti (2-1 Stephens, con l’unica vittoria di Svitolina sulla terra di Charleston), le caratteristiche delle due giocatrici e gli sforzi profusi fino a quel momento, immaginare un crollo di Sloane sfiorerebbe la divinazione, forse persino la follia. E invece.

VOLATA FINALE – Stephens regala il turno di servizio successivo giocando con terribile sufficienza nei pressi della rete e sollecitando le doti atletiche di Svitolina, che non si fa pregare e mette a segno un gran passante di rovescio. Per la prima volta il linguaggio del corpo dell’unica tra le due ad aver vinto uno Slam tradisce una certa preoccupazione, quasi il timore di non avere più il controllo degli eventi. Dall’altra parte della rete invece c’è chi non si interroga sui momenti della partita e ha deciso di spendere fino all’ultima goccia di benzina, perché quest’anno non ci saranno altre occasioni per farlo. Il set finisce meritatamente nella mani della giocatrice ucraina, che approfitta di tre game particolarmente positivi per salire 3-0 anche nell’ultimo parziale del torneo.

Senza più falchi a disposizione – ne spreca due in modo quasi grottesco – e senza le certezze di inizio partita, Stephens prova a sfogarsi con il suo allenatore ‘in pectore’. Funziona: un parziale di 8-1 la riportano sotto. Ancora una volta però, come nel secondo set, più che di un ritorno di fiamma si tratta di un cerino alla mercé del vento: Svitolina gioca un punto molto coraggioso, sfidando il ben più nobile dritto della sua avversaria, e ottiene il quinto break negli ultimi sei game di risposta. Idealmente la finale si chiude qui, sebbene il punto più bello debba ancora arrivare: è un sere&volley ucraino sventato da Stephens, che dopo aver ripreso il pieno possesso dello scambio si vede superata da un grandissimo passante di rovescio. Pochi istanti più tardi l’ennesimo rovescio giocato senza spinta delle gambe da Stephens consegna a Elina Svitolina il titolo più importante della sua carriera.

Per la prima volta dal 2013, quando a riuscirci fu Serena Williams, una giocatrice vince le Finals senza perdere un incontro. Come lo scorso anno a trionfare è la sesta testa di serie, sei come il voto che ci sentiamo di assegnare a questo torneo: insufficiente fino alla finale, vibrante e capace anche di raccontare una bella storia in occasione dell’ultimo incrocio di racchette. Svitolina salirà con pieno merito al quarto posto in classifica scavalcando una delle deluse del torneo di Singapore, Naomi Osaka.

Risultato:

[6] E. Svitolina b. [5] S. Stephens 3-6 6-2 6-2

La classifica dei gironi e il calendario
La Race to Singapore aggiornata

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Wimbledon

Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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Wimbledon

Serena Williams fa 11 a Wimbledon: è di nuovo a un passo da Court

LONDRA – Strycova non punge e una Williams perfetta domina la seconda semifinale in 59 minuti. 11esima finale ai Championships. Solo Simona Halep tra Serena e il 24esimo titolo Slam (record assoluto di Margaret Smith Court)

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[11] S. Williams b. B. Strycova 6-1 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Serena Willams gioca la sua 37esima semifinale Slam, la 12esima qui a Wimbledon, Barbora Strycova è alla prima della carriera (ed è la più anziana esordiente dell’era Open tra le prime quattro in un Major, con i suoi 33 anni). I precedenti sono 3-0 per Serena sul campo, fuori dal campo qualche stoccata pungente l’ha invece messa a segno Barbora. L’idea è che pur senza astio particolare, le due non si amino.

Strycova ha un bel tennis a tutto campo, tecnicamente è davvero apprezzabile (come chiunque, maschio o femmina, venga dalla grandissima scuola ceca), certo tira meno forte di Williams, ma questo si può dire di praticamente tutto il circuito WTA. La statunitense inizia subito a menare fendenti appena ne ha la possibilità, spinge a tutta servizi e risposte e chiude a rete diverse volte, molto brava. Altrettanto brava è Barbora a reggere l’urto, remando, difendendo, e contrattaccando, ma nel quarto game va sotto e affronta una palla break.

Qui la ceca azzarda un serve&volley, ma viene infilata dal dritto diagonale di Serena, che le strappa la battuta per poi allungare fino al 4-1. Per ora, zero vincenti di Strycova, già 10 di Williams, uno strappo iniziale che rischia di diventare definitivo se Barbora non si scuote in fretta. Ma è difficile farlo mentre vieni investita da un bombardamento come quello messo in atto da Serena. Quando Williams si esibisce in un recupero molto difficile in avanti e nel punto successivo piazza un passante di rovescio in corsa, per poi incassare l’errore di una Strycova sotto shock e salire 5-1 con due break, in tribuna iniziano a girare sguardi desolati.

Sono passati appena 27 minuti quando arriva il 6-1 per una Serena sontuosa, che risale da 0-40 a furia di botte alternate a tocchi di fino, per poi chiudere con l’ace esterno. 16 vincenti e 8 errori Williams, 2-5 Strycova, semplicemente non c’è partita. La statunitense sembra anche muoversi abbastanza bene, non sarà una libellula, ma i suoi buoni scatti quando serve riesce a farli in modo apprezzabile.

Un buon game di servizio a inizio secondo set alimenta le speranze di Barbora e del campo centrale, giustamente la ceca entra in fase “fuori tutto” e inizia a sparare accelerazioni e servizi al limite. D’altronde, persa per persa, non può fare altro. La cosa le procura il vantaggio di 2-1, sottolineato con un gran “c’mon!!!”, curiosamente è il primo che si sente risuonare oggi, di solito è Serena a vocalizzare di più. Ma se è salita Strycova, non è calata Williams, che continua a fiondare vincenti da ogni posizione del campo.

La frustrazione porta Barbora a commettere un doppio fallo che subito dopo le costa il terzo break, 3-2 e servizio Serena, che ora ha un terrificante 24-9 tra vincenti ed errori. La sta prendendo a pallate, insomma, a momenti durante il cambio campo Strycova pare quasi sull’orlo delle lacrime. In dieci minuti, allo scoccare dell’ora esatta di gioco (anzi, 59 minuti), servizio e dritto di Serena chiudono la faccenda, 6-1 6-2, 28 vincenti e 10 errori (Strycova 8-10), un dominio totale, con poche colpe della malcapitata Barbora.

Sabato Williams avrà un ‘Goat-Point’ per l’aggancio al record Slam di Smith-Court, il terzo dopo le finali perdute qui e a New York l’anno scorso. Contro Simona Halep, i precedenti sono 9-1 per lei. “Che bello essere di nuovo in finale! Oggi è andata meglio di tutte le altre partite, sto migliorando, e faccio quello che mi viene meglio, cioè giocare a tennis. Mi piace svegliarmi la mattina e fare sport, poi poterlo fare a questi livelli, davanti a questa folla, è un’esperienza sempre fantastica. Simona sarà un’avversaria durissima, sta giocando molto bene”.

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

 

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Wimbledon

Halep vola e sogna: prima finale a Wimbledon

LONDRA – Simona domina Svitolina e attende in finale (la quinta in carriera a livello Slam) Serena Williams o Strycova. Halep diventa la prima giocatrice rumena a raggiungere l’atto finale ai Championships

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[7] S. Halep b. [8] E. Svitolina 6-1 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Simona Halep ha conquistato la sua prima finale a Wimbledon al termine di una prestazione con pochissime sbavature, in cui ha prevalso su una Svitolina poco convincente e non sufficientemente propositiva. Il punteggio finale, 6-1 6-3, sintetizza alla lettera lo svolgimento del match.

Il Centre Court ospita entrambe le semifinali in una giornata variabile, e qualche folata di vento ogni tanto. Temperatura di 25 gradi. Arbitra Kelly Thomson. Svitolina vince il sorteggio e decide di ricevere.

 

Halep apre al servizio, e le occorrono un paio di scambi per trovare la posizione in campo, inizialmente troppo arretrata. Il match in avvio è equilibratissimo, e il punteggio lo rispecchia, con un lungo game da 10 minuti che alterna vantaggi interni ma anche esterni. Alla fine Simona salva tre palle break e tiene la battuta. La differenza al momento è davvero minima, forse Halep sta giocando leggermente più profondo, ed è più spesso lei che tiene in mano la conduzione dello scambio.

Secondo game. Anche se ora a servire è Svitolina, la situazione non cambia: è Halep ad essere più spesso propositiva; è lei che sta prendendo più rischi, con un maggior numero di vincenti ma anche di errori non forzati. Svitolina deve più spesso correre per tamponare, e per il momento rimane in contatto: tanto che anche il secondo game diventa chilometrico. Alla terza palla break un cross largo di dritto di Svitolina determina il 2-0 per Halep. E sono passati 21 minuti per due soli game. Ma tutto lo sforzo di Halep viene vanificato in pochi secondi: penalizzata da tre errori gratuiti cede il servizio a zero. È però solo un breve passaggio a vuoto: nei due game successivi Simona torna a macinare gioco, e prende il largo: 4-1 a suo favore.

Svitolina sta giocando con prudenza, la sua palla non incide e nella pura costruzione dello scambio da fondo Halep sta confermando la sua superiorità. Le distanze si dilatano sul 5-1 quando Simona dà un doppio saggio di copertura del campo, chiudendo a suo favore anche al termine di due rincorse in avanti, notoriamente un punto debole del suo repertorio. E questo, evidentemente, è un segnale preoccupante per Elina. Halep è ora in piena fiducia e si permette soluzioni difficili: vincenti in lungolinea direttamente in uscita dal servizio, e anche un drop-shot che accarezza il nastro e diventa imprendibile.

Il 6-1 del primo set testimonia di una partita iniziata punto a punto ma poi inesorabilmente scivolata dalla parte di Halep. Simona soprattutto ha fatto malissimo alla sua avversaria con la combinazione “dritto in cross + dritto lungolinea”: Svitolina troppe volte non è riuscita a gestire la palla lunga e profonda sul suo angolo sinistro; e in alcuni casi non l’ha proprio raggiunta. Durata complessiva: 43 minuti, di cui la metà occupata dai primi due game. Svitolina ha bisogno di resettare la situazione perché l’atteggiamento passivo ha portato a un match ideale per il tennis della sua avversaria.

Secondo set, si inizia con una novità: finalmente Svitolina riesce a tenere il suo primo turno di servizio. Nei primi 4 giochi la sensazione è che si stia vivendo una fase interlocutoria, visto che si registrano 16 punti consecutivi in favore di chi serve: 2-2. La lotta torna nel quinto game con al servizio Svitolina, che tiene comunque la battuta ai vantaggi, senza dover affrontare palle break.

Ma il break è solo rimandato al lato opposto di campo. È ancora una volta con la combinazione “dritto in cross + dritto in lungolinea” che Simona fa la differenza: 4-3 e servizio per lei. In teoria le basterebbe tenere due volte il servizio per chiudere il match, ma non è detto che le cose si rivelino così semplici. Intanto Halep fa un ulteriore passo avanti: 5-3 addirittura con un ace in chiusura di game. Non ci sarà però bisogno di un nuovo turno di battuta per Simona, che abbrevia i tempi strappando nuovamente la battuta ad Elina nel nono game. È un dritto anomalo di risposta (quindi ancora una volta nell’angolo sinistro di Svitolina) che chiude il match a suo favore: 6-3 in 30 minuti.

Queste le dichiarazioni di Simona Halep in conferenza stampa:
“Dopo il primo lunghissimo game, ero un po’ stanca. Poi si è aggiunto il secondo game altrettanto lungo. Nel terzo ho dovuto rifiatare e l’ho perso velocemente”.
“Elina è davvero forte, non ha mollato un punto. Abbiamo avuto tanti scambi lunghi e potenti. È stata dura, ma ero preparata al suo ritmo. Sapevo che contro di lei occorre lottare su ogni palla. Ci ho giocato contro molte volte: non lascia mai calare il ritmo. Dovevo rimanere lì, dovevo essere forte”.

“Oggi penso che sia stata una delle migliori partite sull’erba della mia carriera”

“Anche se molti li ho persi, dai precedenti confronti con Serena ho imparato che posso avere le mie chance per vincere. Naturalmente la rispetto moltissimo, ma oggi mi sento mentalmente più forte, pronta per affrontarla. Quest’anno ci ho perso in Australia (6-1, 4-6, 6-4), ma non ero nelle migliori condizioni fisiche”
“Chi sono le giocatrici che mi hanno ispirato? Serena è stata una di loro, perché è una grande campionessa. Ma anche Justine Henin. Penso che Justine abbia vinto qui a Wimbledon vero?” (in realtà Henin non ha mai vinto a Wimbledon: due finali perse).

“Serena è molto potente, ma io non voglio pensare troppo a lei e al suo gioco. Voglio pensare a me e a mettere in campo il mio tennis al meglio”

“Con questa finale a Wimbledon ho raggiunto finali Slam su tutte e tre le superfici. E’ una soddisfazione e dimostra che il mio tennis funziona in condizioni differenti”

E queste le parole di Elina Svitolina: “Ero nervosa ma non più di altre volte. Lei ha giocato benissimo, ha colpito benissimo e meritato di vincere. Ha giocato da tennista esperta, che sa cosa significa affrontare questo tipo di match”.

“Simona sfrutta molto bene il fatto di saper andare con facilità lungolinea, una soluzione che sull’erba diventa ancora più efficace, e le permette di aprirsi il campo”

Statistiche generali:

  • saldo vincenti errori non forzati: Halep +10 (26/16), Svitolina -6 (10/16)
  • baseline points vinti: Halep 55, Svitolina 30
  • vincenti scorporati dritto/rovescio: Halep 15/8, Svitolina 5/2

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

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