Ultimo tango a Parigi: i numeri della finale

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Ultimo tango a Parigi: i numeri della finale

Tutti i numeri dietro la finale di Bercy tra Djokovic e Khachanov prevista alle 15:00. Alle 12:15 in campo anche la finale di doppio: Granollers/Ram contro Rojer/Tecau

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Le semifinali di ieri non potevano essere più diverse: per durata (1 ora e 10 minuti la prima, contro le 3 ore della seconda), età combinata (47 anni la prima, 68 anni la seconda), e scontri diretti tra gli sfidanti (nessuno nella prima, 47esima sfida nella seconda). Terminata dunque la prima semifinale con il trionfo di Karen Khachanov, la trama della finale odierna sarebbe in ogni caso stata l’immancabile battaglia fra il nuovo che tarda a venire, e il vecchio che tarda ad andarsene (e menomale).

Con più difficoltà del previsto la seconda semifinale l’ha vinta Novak Djokovic, che da giovedì 9 agosto non prova il sapore della sconfitta. Giunto alla ventiduesima vittoria consecutiva (sesta serie migliore in carriera, vincendo oggi raggiungerebbe la quinta), il neo-numero uno al mondo aggiorna il solito libro dei record, e quindi tiriamo giù qualche numero in vista della finale, che inizierà domenica alle 15:00 dopo quella di doppio tra Granollers-Ram e Rojer-Tecau:

104 – Le finali nel circuito ATP di Djokovic: 72 vittorie e 31 sconfitte. Indoor è la sedicesima finale in carriera: il parziale per ora è di dodici vittorie e tre sconfitte

 

47 – Per Nole questa è la quarantasettesima finale in un Master 1000. Solo due giocatori ne hanno di più: Roger Federer (48) e Rafa Nadal (49). La prima finale, persa, la raggiunse nel 2007 ad Indian Wells contro Nadal (6-2 7-5 il punteggio in favore del maiorchino)

32 – I 1000 vinti da Nole: con un trionfo oggi raggiungerebbe Rafa Nadal in testa alla classifica di Master 1000 vinti

12 – La posizione che occuperà Khachanov da lunedì in caso di sconfitta, soffiata all’ultimo respiro a Fabio Fognini. Se dovesse vincere, scalzerebbe Coric e andrebbe a 300 punti dalla decima posizione occupata da John Isner. Khachanov aveva terminato la scorsa stagione al numero 45

4 –  Le finali – e le vittorie – di Nole a Parigi-Bercy: nessuno come lui

4 – Questa sarà la quarta finale in carriera per Khachanov: record immacolato per ora, tre vittorie e nessuna sconfitta. I successi del ventiduenne russo sono arrivati a Chengdu nel 2016, a Marsiglia a febbraio di quest’anno, e a Mosca due settimane fa

4 – Le vittorie contro top 10 per Khachanov nel 2018, tre in questo torneo: 6-4 6-7 7-6 a John Isner (numero 9), 6-1 6-2 a Sascha Zverev (numero 5, miglior vittoria in carriera), 6-4 6-1 a Thiem (numero 8). L’altra vittoria era arrivata in Canada, sempre contro Long John

1 – L’unico scontro diretto tra i due, quest’anno agli ottavi di Wimbledon: Nole ha dominato 6-4 6-2 6-2

1 – La posizione che occuperà Djokovic da lunedì, iniziando la 224esima settimana in carriera in cima al mondo, quinto migliore di sempre.

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La corsa al posto di Haggerty (e al suo maxi stipendio)

A settembre si voterà per eleggere il presidente ITF. Haggerty si ricandida insieme a Khanna, Kaderka e Miley. Oltre al prestigioso posto, in palio anche più di 600,000 dollari all’anno

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Il 27 settembre in Portogallo, durante l’annuale Assemblea Generale dell’ITF, si voterà per eleggere il nuovo presidente della Federazione Internazionale. Saranno tre gli avversari di David Haggerty, attualmente assiso sulla poltrona di comando: l’indiano Anil Khanna, già candidatosi nel 2015 e superato dallo stesso Haggerty per una manciata di voti, Ivo Kaderka e Dave Miley. I quattro concorreranno per occupare il prestigioso posto, ma anche per assicurarsi uno stipendio da capogiro. Infatti è stato rivelato che la prima testa dell’ITF ha guadagnato 642,000 dollari all’anno (573,000 euro) nel 2017, mentre l’anno precedente addirittura 722,000 $ (645,000 euro).

In caso di rielezione, Haggerty ha promesso di continuare a incrementare la raccolta di fondi per sostenere il processo di sviluppo dell’ITF. L’attuale presidente ha rivelato di aver donato i propri bonus annuali al fondo sviluppo nel 2016, 2017 e 2018 e che che ha intenzione di fare lo stesso anche quest’anno. Chissà se basteranno queste promesse per riconfermare la sua carica, ottenuta nel 2015 al secondo turno di votazioni per appena 8 voti di vantaggio su Khanna (200 a 192).

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Spettacolo ad Halle, tra calcio-tennis e challenge “prestati”

Paire e Tsonga palleggiano con i piedi a punto perso. Stakhovsky “presta” un challenge a Herbert e perde il punto

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Oltre a punti giocati, ramanzine agli arbitri ed errori, è bello ogni tanto vedere qualcosa di diverso su un campo da tennis. Qualcosa che ci riconcili un po’ col lato umano dello sport e ci rubi un sorriso. Ad Halle gli spettatori non hanno avuto di che lamentarsi fino ad ora. Un divertente scambio di calcio-tennis, improvvisato da Tsonga e Paire, a punto ormai concluso, ha infiammato la folla e l’internet.

Simpatico anche il siparietto tra Pierre Hugues Herbert e Sergij Stakhovsky. Il francese, rimasto senza challenge, ha invitato scherzosamente l’avversario a contestare la chiamata del giudice di linea che aveva giudicato fuori la sua prima di servizio. Stakhovsky ha accettato tra l’ilarità generale: la palla di Herbert, così come l’ace che ne era scaturito, si è rivelata essere buona e ha chiuso il game.

 

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Tutti gli infortuni di Juan Martin del Potro

Al Queen’s è arrivato l’ennesimo infortunio di una carriera davvero tormentata. In attesa di sapere di più sull’entità del danno, ripercorriamo gli stop forzati dell’argentino

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Juan Martin del Potro - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Quando si parla di Del Potro, la prima cosa che viene in mente molto probabilmente è lo schiocco sordo del suo drittone. Altrettanto probabilmente il secondo pensiero prenderà corpo nelle seguenti parole: Peccato per gli infortuni. In effetti pochi giocatori sono stati così tormentati dal punto di vista fisico come la Torre di Tandil, che ha dovuto rinunciare anche ad intere stagioni nel corso della sua carriera.

La sfortuna sembra davvero non voler dare tregua al campione argentino che, nel match di primo turno vinto al Queen’s contro Denis Shapovalov, è scivolato a due giochi dal traguardo, finendo col risollecitare il ginocchio destro. Del Potro è riuscito a concludere con successo l’incontro, ma poi ha prontamente comunicato agli organizzatori la propria intenzione di ritirarsi dal torneo. Nei prossimi giorni verrà valutata l’entità del danno. In attesa di saperne di più, proviamo a ripercorrere uno a uno tutti gli infortuni che hanno funestato la carriera di Del Potro.

Gennaio 2008: infortunio della vertebra lombare durante il secondo turno degli Australian Open contro David Ferrer. Costretto al ritiro e a più di due mesi di stop.

Maggio 2008: microstrappo lombare che lo forza a lasciare il campo contro Andy Murray, nel primo turno degli Internazionali di Roma.

 

Novembre 2008: distrazione muscolare all’adduttore destro nel corso del match contro Feliciano Lopez in finale di Coppa Davis.

Gennaio 2010: primo infortunio davvero grave. Durante l’Australian Open, comincia a sentire dolore al polso destro. Dopo alcuni mesi di stop, si opera e gioca appena due partite nel resto della stagione. Rimane lontano dal campo per otto mesi e scivola al numero 484 del ranking.

Maggio 2011: strappo al retto femorale sinistro, appena prima di affrontare Rafa Nadal a Madrid.

Novembre 2011: si ritira dal Masters 1000 di Parigi-Bercy per una lesione alla spalla. L’infortunio gli nega la possibilità di partecipare alle Finals.

Maggio 2012: durante il Roland Garros si infortuna al ginocchio sinistro, ma continua a giocare fino ai quarti di Wimbledon.

Agosto 2012: a Cincinnati, inizia ad avvertire dolore al polso sinistro. Inizialmente non sembra niente di grave, ma poi la situazione peggiorerà.

Settembre 2012: non gioca il quarto incontro della semifinale di Davis contro la Repubblica Ceca per una lesione alla fibrocartilagine triangolare del polso sinistro.

Febbraio 2014: il polso sinistro continua a fare le bizze. Del Potro salta Dubai e a marzo si opera per la prima volta.

Gennaio 2015: poco prima di tornare a Sydney, decide di sottoporsi ad una nuova operazione, sempre al polso sinistro.

Giugno 2015: si opera per la terza volta al polso sinistro. Rientrerà a Delray Beach nel 2016, dopo 327 giorni di assenza dal circuito.

Ottobre 2017: durante il Masters 1000 di Shanghai, cade e sbatte il polso sinistro. Fortunatamente niente di grave, se la cava immobilizzando la zona e riposando qualche giorno.

Maggio 2018: strappo di grado uno all’adduttore destro durante gli Internazionali di Roma.

Ottobre 2018: durante l’incontro contro Borna Coric a Shanghai, cade e si frattura la rotula. Dopo 131 giorni senza giocare fa il suo ritorno a Delray Beach.

Marzo 2019: il ginocchio scricchiola ancora e lo costringe a saltare Acapulco, Indian Wells e Miami.

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