A scuola dai professionisti: tennis, diagnosi e terapia

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A scuola dai professionisti: tennis, diagnosi e terapia

Per la rubrica ISMCA Franco Castelli spiega come l’iter diagnostico, utilizzato in medicina per l’inquadramento di un paziente, possa essere applicato al tennis. Obiettivo? Formulare un programma di allenamento personalizzato e ottimizzarne l’efficienza

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L’articolo precedente di Franco Castelli sulla tecnica dello psicodramma applicata al tennis

La rubrica ISMCA ospita un nuovo contributo del medico, psichiatra e psicoterapeuta Franco Castelli, coach GPTCA e membro ISMCA, docente di scuole di psicoterapia e psicodramma e mental coach di tennisti agonisti.

 

Per comprendere il lavoro da svolgere con un giocatore di tennis è importante una valutazione iniziale per riuscire a capire punti forti e punti deboli, quali sono i problemi principali del suo gioco e come operare per ottimizzare le sue prestazioni in campo. L’approccio a questo tipo di valutazione è sicuramente influenzato della mia formazione medica.  Di fronte a un paziente il medico inizialmente raccoglie l’anamnesi, da intendersi come la storia del paziente e della sua malattia, che comprende il venire a conoscenza dello sviluppo del paziente,  delle sue malattie pregresse e dei suoi problemi attuali. In secondo luogo viene chiesto al paziente quali sono i suoi sintomi, da quanto tempo questi perdurano e come si manifestano. La terza fase comporta l’effettuazione di una visita medica che valuta con l’esame obiettivo le condizioni cliniche del paziente. In una quarta fase può essere richiesto un approfondimento diagnostico tramite la richiesta di esami strumentali o di laboratorio. Raccolti tutti questi elementi viene stabilita la diagnosi o ipotesi diagnostica e si propone la terapia. Le diverse fasi quindi possono essere riassunte come: anamnesi, raccolta dei sintomi, esame obiettivo, esami strumentali e di laboratorio, diagnosi, terapia.

Allo stesso modo, nell’approccio al tennista agonista si valuta la sua storia, i risultati raggiunti  in passato e  recentemente. Indicatori oggettivi di questa fase sono le partite vinte, le partite perse e soprattutto il ranking, che ci può dare importanti informazioni sull’andamento prestazionale dell’atleta. Ci fa capire se è in crescita, se attraversa una fase calante, se i suoi risultati sono costanti o discontinui. Molti tennisti  tendono a sopravvalutarsi, con frasi tipo “Sarei stato il numero  uno,  se non avessi avuto quell’infortunio,  se avessi trovato l’allenatore giusto, se fossi stato 20 cm più alto, se… se… se…”. Altri invece tendono a sottovalutarsi, con frasi come “Quando gioco in partita faccio schifo, non riuscirò mai di arrivare tra i primi, sto pensando di smettere non ne vale la pena“. Al di là delle autovalutazioni, che sono sicuramente importanti, l’unica cosa oggettivabile è il ranking. Che corrisponde alle partite vinte, alle partite perse e al raggiungimento di risultati concreti. Quindi un numero, una posizione, che può essere il punto di partenza di un percorso che ci darà modo di capire, più avanti nel tempo, se il nostro lavoro sta funzionando o no. Altre valutazioni sono troppo soggettive, tipo “Da quando lavora con me è migliorato il suo dritto, da quando lavora con me vince di più, da quando lavora con me è più tranquillo”. Tutte valutazioni soggettive, che non ci dicono se il tennista è migliorato o meno. Questo ce lo dice solo il ranking, capace di valutare la posizione iniziale e la posizione raggiunta dopo un certo periodo di lavoro.

Valutazione dei sintomi e problemi.  Viene chiesto al giocatore quali ritiene siano i suoi problemi di carattere tecnico, tattico, fisico, mentale. Questa valutazione viene supportata da un questionario di valutazione, che viene consegnato all’inizio del lavoro al giocatore e che ha una duplice funzione.  La prima è quella di interrogarsi sul proprio gioco, di porsi delle domande su quali sono le proprie capacità, difficoltà e possibilità di migliorare il proprio gioco. Corrisponde all’inizio di un lavoro di consapevolezza di sé, fondamentale per progredire e ottimizzare le proprie prestazioni. In secondo luogo stabilisce un punto di partenza del lavoro, valutando punti forti e punti critici, che poi saranno rivalutati a distanza di tempo, tramite la somministrazione dello stesso questionario, per capire che cosa è migliorato, che cosa è peggiorato, che cosa è rimasto invariato. Lo stesso questionario di valutazione viene somministrato al coach, in modo che anche lui stabilisca il suo punto di vista sul suo giocatore, ponendosi e rispondendo alle stesse domande. In caso di agonisti under 18 il questionario viene somministrato anche ai genitori del giocatore, per avere il loro punto di vista. I familiari sono depositari di un vasto archivio di memorie di incontri del giocatore, avendo assistito più di chiunque altro alle sue partite, fin da quando era piccolo. Inoltre coinvolgerli direttamente nel programma di lavoro aiuta la collaborazione, indispensabile per poter portare avanti obiettivi comuni. I questionari vengono poi confrontati per capire se c’è una condivisione di quali sono le problematiche principali, i punti di forza e gli obiettivi, o non c’è ma ci sono punti di vista differenti.

Nel caso di una valutazione di un tennista, però, la cosa più interessante, prima del contatto diretto con l’atleta e della sua autovalutazione, è poter fare una valutazione obiettiva del suo gioco, che corrisponde all’esame obiettivo medico. Può essere utile in questo senso visionare una partita del tennista e raccogliere materiale video di uno o più suoi incontri, magari ad insaputa del giocatore e prima di conoscerlo, in modo di avere un’immagine obiettiva, non influenzata da altri. Quali sono le informazioni che si possono trarre da questa analisi? Si possono valutare il tipo di gioco del tennista, i suoi punti di forza, i suoi punti di debolezza. Con alcuni parametri che sono importanti per capire, poi, quali priorità dare al lavoro di allenamento. Ad esempio, quanto il tennista entra dentro il campo giocando, la distanza prevalente che occupa dalla linea di fondo, la sua propensione ad attaccare o difendere, la consistenza e la continuità di gioco, le differenza tra prima e seconda palla di servizio, la risposta alla prima e seconda palla di servizio, la capacità di gestione del punto e del match nel suo insieme. Queste sono alcune delle indicazioni di carattere tecnico-tattico che possiamo trarre da questa valutazione.

Altro parametro che può essere valutato è la condizione fisica. Come viene influenzata dalla fatica, dalla durata dell’incontro, dalle condizioni stressanti del match, dalle condizioni atmosferiche, dal gioco dell’avversario, dalle diverse fasi del match, dal diverso terreno di gioco – sintetico, terra, erba -. Ci sono giocatori che partono lenti e si riscaldano con il progredire dell’incontro, altri che partono forti e tendono a calare nel tempo.

Terzo parametro da valutare è la condizione mentale del giocatore, che si evidenzia analizzando:

  • il livello di attivazione – Ad esempio viene valutata la gestione dei primi game, per capire il livello di attivazione con cui il giocatore entra in campo, la reattività, se è scarico o troppo carico
  • il livello di attenzione – Come si mantiene e si modifica durante l’incontro in relazione alle diverse fasi della partita. Ci sono giocatori che soffrono i primi game dell’incontro ed impiegano tempo per entrare in partita, regalando così all’avversario punti facili, che poi sono difficili da recuperare. Altri giocatori fanno fatica a mantenere alto il livello di attenzione e concentrazione all’inizio del secondo set, dopo aver vinto il primo e tendono per qualche game ad allontanarsi mentalmente dall’incontro, perdendo la presenza attiva in campo
  • i thriller points – si tratta dei punti fondamentali dell’incontro, quelli che sono causa di tensione psicofisica, ansie e timori di non farcela. Mi riferisco ai match point, ai set point, ai tie-break, alle palle break, a tutti quei punti che sono decisivi per l’andamento dell’incontro. È importante capire come li vive il giocatore, qual’è il suo atteggiamento in quei momenti, quando è capace di conquistarsi il punto e quando lo spreca, se si parla addosso attaccandosi o si infonde coraggio, se il suo corpo reagisce alla tensione contraendosi e bloccando la fluidità del movimento
  • le pause – Sono gli intervalli di tempo tra punto e punto, tra la prima e la seconda palla di servizio, tra game e game, tra set e set, il cambio di campo. È importante osservare cosa succede se perde o vince il punto, ancoraggi e rituali. La pause possono essere momenti di ricarica, utilizzabili per riprendere fiato e concentrazione e rientrare nel match con una maggiore presenza fisica e mentale, o possono essere momenti nei quali il giocatore si perde e si allontana dal match, spaccando racchette, prendendosela con sè stesso, lasciandosi andare allo sconforto e alla sfiducia dei propri mezzi
  • l’atteggiamento – Il modo di stare in campo può essere diverso per ogni giocatore. Si può valutare se quando è in partita è sicuro, tranquillo, teso, nervoso, sfiduciato, assente, aggressivo o passivo. Importante è la valutazione degli elementi che possono modificare l’atteggiamento e da cosa può essere condizionato. Ad esempio alcuni giocatori partono già sconfitti, se devono affrontare un avversario più posizionato in classifica. Altri soffrono la presenza dei genitori o dello stesso coach durante l’incontro. Alcuni si abbattono dopo i primi errori, altri si attivano se sono provocati. Osservare se l’atteggiamento è diverso in partita rispetto l’allenamento: alcuni giocatori sono spavaldi in allenamento e si perdono in partita, altri riescono a rendere al meglio se sono stimolati dalla competizione dell’incontro.

Quando si vuole approfondire o chiarire un’ipotesi diagnostica formulata in base ad anamnesi, sintomatologia ed esame obiettivo del paziente, si prescrivono, al paziente esami strumentali e di laboratorio. L’equivalente in campo tennistico possono essere dei test di valutazione, eseguiti in campo mediante esercitazioni specifiche. Si possono pensare esercitazioni che testano quantitativamente le capacità dell’atleta, come: test sull’attenzione, test sulla precisione, test sulle capacità di trasformazione, test di variazione del ritmo di gioco, ecc.
Mi soffermo su un test che ho elaborato personalmente, il Grafico sulla percentuale di rendimento in partita a game per game. Il giocatore, dopo la partita, disegna un grafico che corrisponda alla percentuale di rendimento in partita game per game. Il visualizzare, mediante la curva di rendimento in partita, la prestazione appena eseguita, consente un’analisi approfondita dell’incontro, la comprensione di quali sono stati punti di svolta ed i punti critici, l’andamento nel tempo del rendimento in partita. Queste considerazioni sono importanti per acquisire conoscenza del proprio gioco, consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti.

Questi test, eseguiti all’inizio del programma di lavoro di tennista, possono essere eseguiti nuovamente a distanza di tempo, per valutare se le performance, nelle diverse aree di riferimento, sono migliorate, peggiorate, o rimaste immodificate nel tempo. Questo materiale, annotato per iscritto – verba volant, scripta manent -, diventa prezioso per impostare un programma di allenamento proprio partendo dalle difficoltà specifiche viste in campo, al fine di creare un progetto di lavoro personalizzato, specifico per il singolo giocatore e le sue caratteristiche tecniche, tattiche, fisiche e mentali.

Al termine di questa valutazione diagnostica, dovremmo essere in possesso di dati, informazioni e conoscenze che ci consentono di impostare un programma terapeutico, se stiamo parlando delle problematiche di un paziente in un contesto medico, o un programma di allenamento, se stiamo parlando di un atleta in un contesto sportivo. Il programma di allenamento di un tennista risulta così essere personalizzato in relazione alle conoscenze specifiche delle sue capacità tecniche, tattiche, fisiche e mentali, che abbiamo acquisito nella valutazione diagnostica descritta. Nell’impostazione di un programma di preparazione mentale di un tennista, la cui funzione sia di integrare le diverse aree (tecnica, tattica, fisica e mentale), è indispensabile che il lavoro, anche sul piano mentale, sia svolto direttamente sul campo. In tal senso viene svolto sul campo un training psicosomatico, partendo da esercitazioni specifiche che affrontino le problematiche rilevate nella fase diagnostica, in modo da fare esperienza diretta in allenamento delle difficoltà che abitualmente il tennista vive durante la partita. Questa situazione stressante e frustrante, riprodotta nella prima parte dell’allenamento, consente la possibilità, in primo luogo, dello sviluppo di una consapevolezza da parte del giocatore stesso delle proprie problematiche. In secondo luogo, dopo una riflessione congiunta sulle difficoltà appena vissute, si apre l’opportunità di trovare insieme altre soluzioni al problema, nuovi copioni e schemi di gioco da rappresentare e sperimentare immediatamente in campo nella seconda parte dell’allenamento. Se io faccio esperienza diretta del problema in allenamento, quando mi ritrovo in partita lo conosco già, ed è più facile per me trovare una soluzione in quanto l’ho già sperimentata nell’allenamento stesso.

Quindi, invece di acquisire nuove conoscenze di sé tramite la parola e il dialogo con uno psicoterapeuta, con questa metodica di lavoro apprendo direttamente dall’esperienza, secondo il principio ed il modello della mente di Wilfred Bion. L’esperienza vissuta – prima della frustrazione per non essere riuscito ad eseguire al meglio l’esercizio proposto, poi della soddisfazione per aver individuato il problema e trovato la soluzione – facilita l’acquisizione di nuove idee e pensieri, allarga lo spazio mentale, aumenta la consapevolezza di sé e del proprio gioco, indispensabile per diventare registi delle proprie partite ed ottimizzare le proprie prestazioni in partita.

Per concludere, è interessante ricordare che l’obiettivo principale della medicina non è il curare le malattie dei pazienti, ma operare per la salute della persona. Il rischio della medicina attuale è quello di adoperarsi per la risoluzione del sintomo con una terapia efficace, invece di inquadrare il sintomo in un contesto che comprenda corpo e mente della persona, al fine di ritrovare uno stato di benessere generale. Allo stesso modo risolvere il problema della risposta al servizio di un tennista o della sua solidità durante l’incontro, limitandosi ad un lavoro tecnico, potrebbe essere una terapia efficace solo per il sintomo, ma se non inquadrato in un contesto generale, che comprenda tecnica, tattica, condizione fisica e mentale, potrebbe non modificare in senso positivo il gioco del tennista e l’ottenimento di risultati sul campo.

Propongo allora un esempio di cosa significa diagnosi e terapia riferita al tennis. Se dalla valutazione diagnostica risulta che le principali problematiche del giocatore sono relative all’attenzione, al ritmo di gioco, alla risposta alla prima palla di servizio, alla gestione dei thriller points, si imposta la terapia o il lavoro dell’allenamento con un programma di lavoro personalizzato ed esercitazioni specifiche rivolte alle problematiche emerse nella valutazione diagnostica. Ho elaborato una scheda, chiamata “Tennis: Diagnosi e Terapia” per la valutazione tecnica, tattica, fisica e mentale del tennista, che riassume le diverse fasi esposte e può essere utilizzata come metodo di lavoro. La possibilità di utilizzare un metodo scientifico, sia in fase diagnostica che nella programmazione di un lavoro di allenamento, può consentire di integrare i diversi aspetti tecnici, tattici, fisici e mentali, di potenziare l’efficienza del training e ottenere una miglior performance in partita.

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ll cammino Eroico dell’atleta. Come attivare il potenziale implicito dentro di sé

Manuela Caputi illustra come l’utilizzo della metafora del cammino dell’eroe abbinato alle tecniche di Focusing possa portare il giocatore, con il supporto del coach, ha sviluppare le proprie potenzialità

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L’articolo di questo mese per la rubrica ISMCA è di Manuela Caputi, Counselor Bioenergetica e Trainer di Focusing, diplomata in Sport Coaching ed esperta di storytelling.

La storia dell’allenamento tennistico, e sportivo in generale, ha seguito e si è modellata non solo sulle capacità individuali ma anche sull’evoluzione delle esigenze di volta in volta emergenti. Nel caso del tennis, dopo l’attenzione data alla preparazione tecnico-tattica e alla preparazione atletica, oggi affiora la consapevolezza di una nuova necessità. Per garantire un’ottima performance è necessaria anche una particolare attitudine mentale. In questo modo il giocatore riesce a raggiungere uno stato di presenza in campo tale da permettergli di sfruttare appieno le risorse allenate e la preparazione raggiunta. Emerge quindi la necessità di considerare anche l’aspetto mentale dell’allenamento e renderlo parte integrante del programma di training.

 

Con ciò ci si riferisce non tanto alla capacità cognitiva dell’individuo ma soprattutto ad una sua capacità di gestione emotiva. Lo psicologo statunitense Daniel Goleman per primo parlò di “Intelligenza Emozionale” intendendo lo sviluppo di una serie di capacità intrapersonali ed interpersonali che vanno dall’autoconsapevolezza all’autoregolazione, all’empatia. Un approccio più olistico dell’allenamento viene chiamato in causa, un approccio che preveda l’evoluzione dell’atleta come individuo nella sua totalità.

Con l’intento di ispirare e allo stesso tempo evidenziare che tale evoluzione prevede un percorso e che questo percorso è individuale, si è scelto di utilizzare in questa sede la metafora del cammino dell’eroe presente nella struttura narrativa delle favole e dei miti, cosi come elaborata dallo studioso di religioni comparate Joseph Campbell. Il percorso di trasformazione da individuo ordinario a individuo straordinario che compie l’eroe è lo stesso percorso che l’atleta, nel nostro caso il tennista, è chiamato a compiere nella sua ascesa da giovane promettente a campione. È un percorso composto da differenti momenti di passaggio. Campbell li definisce tappe, rappresentanti le fasi evolutive della coscienza umana nel suo cammino verso l’autoconsapevolezza. Si ritiene che conoscere le tappe del cammino dell’eroe possa servire da guida al giocatore e al suo staff , per intraprendere e supportare tale percorso. Per antonomasia, un percorso di cambiamento interiore prima che esteriore.

Per l’eroe il punto di partenza per il viaggio interiore, lo stimolo a cambiare, è sempre determinato da una situazione di disagio. Lo stesso vale per il giocatore. Per quest’ultimo il disagio può essere dato dalla sensazione di avere un problema e non riuscire a risolverlo, dal trovarsi in una situazione di stallo, come ad esempio il ripetersi nel match di errori tecnico-tattici, o il ripresentarsi di comportamenti non funzionali. In genere il linguaggio con cui in questi casi il tennista si rivolge agli altri – e soprattutto a se stesso – mostra il disagio percepito. Frasi come “Mi va tutto male”, “L’altro prende solo righe” riflettono la sensazione di essere in balia di forze esterne che non si riesce a controllare. In altri momenti il senso di disfatta viene anticipato da espressioni come “Tanto con quello non ci vinco mai”. In tutti i casi l’incapacità di prendere consapevolezza e di gestire le proprie emozioni risulta fatalmente determinante per il risultato finale del match. Questo insieme emozionale e psichico è quello che nella nostra metafora viene definito il mondo ordinario dell’eroe. Si tratta di un insieme di schemi mentali e credenze limitanti che mantengono il nostro tennista-eroe lontano dall’ottimizzazione delle proprie risorse impedendogli di raggiungere i propri obiettivi. Ma a prescindere da quali siano questi schemi e queste credenze,  ciò che spinge il tennista-eroe ad intraprendere il proprio viaggio di scoperta di sé, è sentire che la necessità di cambiare la realtà – o quantomeno di controllarla – si scontra con l’inefficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento.

Il primo passo consiste proprio nella presa di coscienza da parte del nostro tennista-eroe del suo mondo ordinario, ossia della situazione in cui si trova. È necessario che l’individuo prenda consapevolezza delle proprie azioni iniziando ad osservare la realtà esterna e ad osservarsi agire in essa. A stimolare questo primo movimento servono quelle che Campbell definisce chiamate, ossia eventi e accadimenti che turbano e scuotono, la goccia che può far traboccare il vaso e far prendere al nostro eroe una nuova direzione. Per il giocatore  possono essere i richiami del coach, una non convocazione in Coppa Davis o Fed Cup, un evento familiare inaspettato o infine un evento fisico traumatico (in base all’unità funzionale mente-corpo un evento traumatico al livello fisico è comunque un campanello d’allarme anche mentale).

Non tutti però sono pronti a ricevere e seguire la chiamata. Trattandosi sempre di un evento che comunque va a toccare una certa fragilità dell’individuo o una sua paura, la reazione più comune è il cosiddetto rifiuto della chiamata. Questo momento implica che il nostro giocatore si rifugi ancor di più nella propria comfort zone e si accanisca nel voler continuare a “cambiare la realtà esterna agendo solo sulla realtà esterna stessa”. Sono i momenti in cui si cambia coach, si cambia sede di allenamento, si cambia fidanzata, ogni causa è ritenuta esterna e va cambiata.

Spesso è solo con l’arrivo del mentore, ossia di un aiuto esterno, che il giovane eroe riesce a credere che esista una via d’uscita e riesce ad affrontare il momento della scelta che lo spinge all’attraversamento della soglia. Solo ora è pronto ad intraprendere il proprio cammino. Nel mondo del tennista, lo staff è chiamato a ricoprire il ruolo di mentore. Un ruolo questo che ha un grande potenziale detonante. Un potenziale che a sua volta, per essere tale, deve venir coltivato con la stessa consapevolezza che si richiede all’atleta per gestire la propria vita. Un coach deve essere in grado di ispirare, motivare, supportare. Soprattutto è importante che creda nel giocatore, spesso più di quanto il giocatore stesso creda in sé. Forte di questo supporto il nostro tennista-eroe può accogliere ora la possibilità di intraprendere il proprio viaggio accettando di “cambiare la realtà esterna cambiando la propria realtà interna”.

Si tratta di un vero e proprio capovolgimento, e come tale viene rappresentato nella nostra metafora dove l’eroe entra letteralmente in un nuovo mondo, il mondo straordinario. Questo passaggio prevede l’acquisizione di nuove competenze e un nuovo linguaggio. È questo l’inizio di una diversa fase e una diversa modalità di allenamento che implica ora un’esperienza diretta dell’intero individuo. Si tratta di passare dal “pensare con la mente” al “pensare con tutto il corpo” attraverso un sentire il corpo dall’interno. Il nostro atleta è chiamato a scoprire la propria Forza Interiore che risiede implicita dentro di sé. Questa viene attivata allenando una nuova consapevolezza corporea, cosi nuova che il filosofo americano Eugene Gendlin, fondatore del metodo del Focusing, inventò per descriverla il neologismo di “sensazione sentita significativa”.

Attraverso una serie di passi, allenabili ed insegnabili, il Focusing risulta essere un metodo particolarmente efficace per attivare risorse nascoste e sbloccare processi di stallo. Migliora la qualità dello stato di presenza e sviluppa un affidabile contatto interno con se stessi che permette all’atleta di verificare il proprio stato emotivo ed eventualmente intervenire per cambiarlo. Questo potenzia fiducia e autostima e favorisce un atteggiamento propositivo verso le situazioni esterne. Sfrutta la capacità intrinseca del corpo, che a differenza della mente, è in grado di recepire e rielaborare in modo immediato e sintetico in un’unica sensazione fisica “tutto ciò che riguarda una certa situazione”. Ciò favorisce analisi e decisioni tempestive ma allo stesso tempo congruenti, essenziali in uno sport di situazione come il tennis. Con queste nuove risorse a disposizione il nostro eroe può finalmente affrontare la prova centrale e nella nostra metafora uccidere il drago. Per il tennista significa affrontare i momenti topici con fondata fiducia e forza interiore superando le proprie paure.

Il nostro eroe cosi rinnovato può intraprendere la via del ritorno. Avendo acquisito la capacità di vedere altro e di scorgere un nuovo significato, la stessa realtà può diventare ora una nuova realtà. Ecco che il cerchio si chiude e il nostro giocatore può affrontare adesso le stesse situazioni in modo diverso. Questa è la conquista suprema, l’Elisir: la possibilità di “cambiare la realtà esterna agendo sulla propria realtà interna”. Questo è ciò che distingue un individuo ordinario da un individuo straordinario, un giovane promettente da un Campione: colui che ha completato il proprio percorso di trasformazione. Avendo presente tutto ciò, non solo il ruolo del giocatore cambia, ma cambia anche il ruolo dello staff che è chiamato a prendere consapevolezza dell’esigenza di questa trasformazione — e di conseguenza a creare un ambiente che favorisca la crescita personale del giovane. In questo senso la chiamata è valida per tutti. È valida per l’atleta, chiamato ad essere Eroe, e per il coach, chiamato ad essere Mentore cioè colui che conosce e mostra la via del cammino eroico.

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A Marsiglia Paire batte Bolelli ma Berrettini pareggia il conto

Francia-Italia 1-1: Berrettini vince una gran partita contro Chardy, agli ottavi avrà Rublev.

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Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Matteo Berrettini conferma quanto di buono fatto vedere anche in questo di inizio di 2019 battendo il beniamino di casa Jeremy Chardy, dopo due tie-break diametralmente opposti per andamenti ma finiti entrambi nelle mani dell’italiano. La partita non ha particolari brividi nei primi nove game, in cui i due offrono un gioco molto gradevole, legato ad un alto rendimento al servizio e arricchito da numerosi vincenti. In particolare, è il rovescio di Chardy a funzionare benissimo, cui Matteo contrappone la grande efficacia del suo dritto. Le occasioni offerte dai due nell’ottavo e nono gioco sono solo il prologo di un tie-break emozionante, dai mille capovolgimenti di fronte. Berrettini riesce ad annullare ben sei set point giocando meravigliosi passanti: da segnalare quello di rovescio in corsa per il 6-6 e uno di dritto sull’11-11. Chiuderà il tie break 14-12, dimostrando una grande voglia di non arrendersi mai e una grande capacità di mantenere il sangue freddo. Alla ripresa del secondo parziale i due sentono un fisiologico calo nelle prestazioni al servizio: le occasioni per il break fioccano e i due si sottraggono rispettivamente la battuta. La qualità del gioco però non scende, e la partita scorre fino al tie break. Tutti si aspettano un’altra chiusura di set emozionante, ma Matteo cambia passo: mette in difficoltà Chardy nelle sue discese a rete con ottimi passanti, e raggiunge in un lampo il 4-0, sigillato grazie ad una magnifica palla corta. Da lì è un monologo fino al 7-0 che lo conduce all’ottavo con Rublev.

SEGNALI RUSSI – Spettacolare accoppiamento di sedicesimi tra l’idolo di casa Tsonga e il giovane russo Rublev. Inizia a servire il francese e la partita si mette subito in discesa per lui: tenuto il primo gioco, il russo cede il suo successivo game alla prima palla break offerta. Davvero in palla ad inizio match Jo, non offre la minima occasione al russo, aiutato anche da un servizio davvero molto efficace: l’ottima resa con le prime palle (ben il 76%) gli consente di frenare i potenti colpi da fondo di Rublev e di condurre agilmente il gioco durante i suoi turni di servizio. È anzi il russo a cedere nuovamente la battuta nell’ultimo gioco del set, lasciando al francese il vantaggio di partire nuovamente con i servizi nel set successivo. È qui però che la partita gira, quasi inaspettatamente. Tsonga gioca un primo game al servizio disastroso, con Rublev che vince 4 punti consecutivi e strappa a zero la battuta al suo avversario. Andrey riesce finalmente a spingere con più continuità il suo dritto e a sfondare la resistenza del francese che, di contro, si trova in difficoltà nello scambio, non riuscendo più ad ottenere punti facili col servizio. Da quel momento, sarà un crescendo continuo per Andrey, che inizia a sommergere Tsonga di dritti vincenti e colpi pesanti, impedendogli di reagire. Chiuderà il set 6-4, preludio al terzo dove Joe sarà costretto il più delle volte a remare da fondo campo nella speranza che i colpi dell’avversario perdano efficacia e potenza. Non sarà così purtroppo e, abbandonato dal servizio, cederà i primi due turni di servizio nel terzo set, spianando la strada al 6-2 finale, con cui Rublev si qualifica agli ottavi.

 

FUORI BOLELLI CON QUALCHE RIMPIANTO – Il primo italiano in campo nel torneo di Marsiglia è reduce dalle qualificazioni e si affaccia a questo incontro molto curioso contro Paire. Pronti via ed è subito vantaggio azzurro: Simone strappa la battuta nel game di apertura, mostrando un ottimo servizio e dei colpi davvero efficaci, specialmente il suo dritto ad uscire. Di contro, il francese commette vari errori e non riesce a trovare le contromisure al gioco dell’azzurro. Tutto questo però cambia improvvisamente dall’ottavo gioco: Benoit riesce a strappare per due volte consecutive la battuta all’avversario, chiudendo il parziale 6-4. Molti errori dell’azzurro in questo frangente, con colpi spesso in rete o fuori dal campo in situazioni di palleggio o di attacco. Bolelli comunque non ci sta: cresce ancora al servizio e in risposta e riesce a portarsi avanti anche nel secondo set, strappando il servizio all’avversario nel terzo gioco. Purtroppo però, Simone non trova continuità, commettendo molti errori anche in fasi di gioco di pura impostazione. Benoit riesce così a pareggiare i conti sul 3-3, e l’onda lunga della partita si sposta verso la sua parte di campo. Da notare come i due abbiano cambiato gioco in questo secondo set, preferendo molto più la via della rete e le palle corte al gioco da fondo che ha caratterizzato il primo parziale. Si arriva al tie break, dove però Paire riesce a strappare subito due mini-break con due ottimi passanti di rovescio. Sostenuto da un ottimo servizio, chiude comodamente 7-1 la contesa lasciando un grande amaro in bocca a Simone, in vantaggio in entrambi i set.

Lorenzo Fattorini

Risultati:

P. Gojowczyk b. D. Dzumhur 6-2 6-4
[LL] S. Stakhovsky b. [Q] C. Lestienne 7-6(3) 1-6 6-3
B. Paire b. [Q] S. Bolelli 6-4 7-6(1)
[5] F. Verdasco b. [Q] E. Gerasimov 4-6 6-3 7-5
A. Rublev b. [WC] J.W. Tsonga 2-6 6-4 6-2
M. Berrettini b. [8] J. Chardy 7-6(12) 7-6(0)

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Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

Il tabellone completo

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