Lo psicodramma dell’incontro di tennis: a scuola dai professionisti

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Lo psicodramma dell’incontro di tennis: a scuola dai professionisti

Franco Castelli sulla tecnica dello psicodramma applicata al tennis. Rivivere l’esperienza dei momenti difficili della partita, aiuta il giocatore a diventare consapevole delle emozioni in campo, a gestirle e trovare nuove soluzioni utilizzabili in futuro

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Roberta Vinci stringe la mano a Serena Williams - SF US Open 2015 (foto di Bob Straus)

Questo mese l’articolo della rubrica ISMCA è del medico, psichiatra e psicoterapeuta Franco Castelli. Coach GPTCA e membro ISMCA, docente di scuole di psicoterapia e psicodramma, Castelli allena come mental coach tennisti agonisti utilizzando un metodo psicosomatico direttamente sul campo da gioco.


INTRODUZIONE ALLO PSICODRAMMA – Lo psicodramma è una tecnica inventata da Jacob Levi Moreno ai primi del novecento. Medico, filosofo ed appassionato di teatro, Moreno (Bucarest 1889 – Beacon 1974) pensava che le emozioni, i problemi, le storie racchiuse dentro di noi che ci creano blocchi e difficoltà nel vivere quotidiano, potessero essere raccontate e messe in scena su un palcoscenico rappresentandole in prima persona come fossero un dramma o una commedia. Utilizzando la funzione catartica del teatro, già presente nelle tragedie del teatro greco, attori e spettatori vivono in prima persona drammi e conflitti rappresentati sul palcoscenico come fossero propri e così acquistano consapevolezza, se ne liberano e li risolvono nello spazio scenico del teatro.

Con la tecnica della visualizzazione si immaginano i momenti critici delle partite di tennis e questo aiuta poi, durante la partita, a viverli con meno tensione. Con lo psicodramma rappresento, interpreto e vivo in prima persona il momento critico della partita, rivivendolo sulla mia pelle e così, affrontandolo come fosse vero in un ambiente protetto, cerco di capire cosa mi ha messo in difficoltà e creato tensione e imparo a gestirlo diversamente, trovando un finale diverso alla storia della partita, nello spazio scenico del campo da tennis diventato palcoscenico.

 

I personaggi dello psicodramma, con l’aiuto del regista-terapeuta, sono scelti direttamente nel gruppo di lavoro dal tennista che racconta la storia della sua partita di tennis e possono essere: il tennista protagonista, l’avversario, il pubblico, il coach, ma anche la rete, la seconda palla di servizio, il match-point che diventano attori in scena con i quali confrontarsi, interagire e rivivere il momento critico della partita in prima persona. Al termine della sezione di psicodramma c’è un momento di restituzione nel quale i partecipanti al gruppo condividono insieme emozioni e vissuti, trovando chiavi nuove di letture e comprensione diretta dei problemi, avendoli vissuti in prima persona nello spazio scenico come esperienza diretta.

RELAZIONE TRA LO PSICODRAMMA E LA PARTITA DI TENNIS – Alcune partite di tennis potrebbero essere lette come storie, narrazioni di duelli tra due combattenti, dove colpi di scena, capovolgimenti di fronte, piccole tragedie, astuzie, possono cambiare il decorso e portare alla vittoria l’uno o l’altro dei due contendenti. Pensiamo a Ettore contro Achille, Ulisse e Polifemo, queste storie potrebbero essere raccontate come fossero delle partite di tennis, dove a volte vince il più forte, a volte il più astuto, a volte quello che sembra più debole, come è accaduto tra Roberta Vinci e Serena Williams all’US Open 2015, che fa rivivere la storia di Davide contro Golia. Pensiamo alla finale degli Internazionali di Roma 2017, dove l’incontro tra Zverev e Djokovic può essere letto come uno scontro generazionale o come l’allievo che batte il maestro. O pensiamo all’epico ed interminabile duello tra Federer e Nadal, che riaccende ogni volta la passione dei tifosi, come l’infinita battaglia tra Atene e Sparta.

Durante l’incontro di tennis accadono drammi, piccole tragedie, resurrezioni insospettate. Dei veri e propri psicodrammi possono essere messi in scena nel campo da tennis, dove il pubblico assiste come ad una commedia, e gli attori-giocatori danno vita a volte a vere proprie sceneggiate, scatti di rabbia e distruttività, vittorie e sconfitte, mai pareggi. È come se in questa dimensione venisse rappresentata l’idea del duello mortale, dove o si vince o si perde, dove o si vive, o si muore e si viene eliminati. Dove non c’è una possibilità intermedia, una via d’uscita che metta d’accordo tutti, una tregua, una pace, è sempre battaglia mortale, guerra all’ultimo sangue, dove chi perde viene eliminato, tagliato fuori dal gioco e non va avanti, non prosegue la propria vita nel torneo. Questa immagine forte pesa sull’incontro di tennis tra i due contendenti, che si stanno giocando il tutto per tutto in quel momento.

Considerare una partita di tennis come uno psicodramma, porta a pensare che i giocatori possono essere visti come attori e l’allenatore, il coach, come regista dello spettacolo, che non entra in scena, ma sta dietro le quinte. Il lungo lavoro di preparazione, le estenuanti prove per mettere in scena lo spettacolo, sono finalizzati al fatto che il suo attore protagonista dia il meglio di sé, che il suo tennista giochi al meglio delle sue capacità la partita.
Ma il nostro regista è regista di una commedia dell’arte, dove non c’è un testo già scritto, predefinito, ma un canovaccio, un canovaccio dal quale poi l’attore improvvisa. Il Canovaccio potrebbe essere inteso come le regole del gioco. La maestria dell’attore potrebbe essere intesa come la capacità tecniche del giocatore. Il teatro potrebbe essere rappresentato dal campo come palcoscenico e dalle tribune come la platea. Ma il tennis, come la commedia dell’arte, è uno sport situazionale, mai uguale a se stesso, dove ogni rappresentazione è diversa l’una dall’altra. Questo obbliga sia l’attore che il giocatore a stare in scena sempre attento a che cosa accade nel campo-palcoscenico, per trovare il modo di inserire una battuta, compiere un movimento inaspettato, esprimere con il corpo, con il gesto tecnico, qualcosa di sorprendente. Il che vuol dire restare sempre attenti a come arriva la palla, a come arriva la battuta dell’altro attore, per poter rispondere subito, sempre con un certo ritmo e in modo adeguato di volta in volta.

ESERCITAZIONI IN CAMPO – Ma come portare tutto questo in campo con esercitazioni o allenamenti da svolgere? Si propongono esercitazioni nelle quali si chiede al tennista di uscire dai propri schemi, diversificandoli e rendendoli flessibili di volta in volta in situazioni diverse utilizzando due modalità, illustrate nel seguito.

1) Cambiare registro. Allenare la flessibilità mentale ed emotiva
L’obiettivo di questi esercizi è allenare l’atleta ai cambi di situazione, ai cambi di vissuti emotivi, ai cambi di tensione presenti in campo durante la partita, ai momenti decisivi dell’incontro nei quali è particolarmente importante riuscire ad essere presenti a sé stessi e ad avere la capacità di modificare il proprio gioco, il proprio atteggiamento in relazione al momento, a cosa viene richiesto in quella fase di gioco.

Dopo le esercitazioni, che vengono proposte direttamente in campo al giocatore o al gruppo di giocatori, si propone una fase di riflessione, dove si analizzano i vissuti emersi durante il lavoro svolto, in modo tale che oltre al vissuto emotivo corporeo, di cui si è fatto esperienza durante l’esercitazione, ci sia anche una fase di mentalizzazione, dove si approfondisce la conoscenza di sé, la consapevolezza dei propri gesti e della capacità di gestire le proprie emozioni nei momenti difficili della partita di tennis, in modo tale da diventare padrone del proprio gioco. Ad esempio si propone all’allievo di giocare alcuni games contro uno sparring partner. Obbligando il nostro giocatore ad alcune condizioni limitanti rispetto l’avversario. Come un restringimento del campo dell’avversario o la possibilità di giocare una sola palla al servizio. Lasciando invece allo sparring la possibilità di giocare utilizzando tutto il campo di gioco del nostro allievo o le due palle di servizio.

Quali sono gli intenti di questa esercitazione? Sono quelli di: a) allenare la capacità di concentrazione, la precisione e profondità dei colpi; b) creare volutamente situazioni stressanti e sentimenti di frustrazione simili a quelli della partita vera; c) suscitare nell’allievo, giocando in condizioni svantaggiate  rispetto all’avversario, irritazione, nervosismo, sentimenti di sconforto e svalutazione, tipici dei momenti critici.

A questo punto si chiede al giocatore di esplicitare che cosa prova, che emozioni sta vivendo, qual’è il vissuto personale. Partendo proprio da questi sentimenti negativi, si propone al  giocatore di provare a trasformare questo sconforto in un vissuto emotivo differente. Ad esempio gli si chiede di non giocare più sconfortato, ma arrabbiato. Dicendogli: “Adesso non sei più triste e sconfortato. Ora sei arrabbiato. Come un animale ferito che lotta per la sopravvivenza“. Aiutandolo a trovare la postura, l’atteggiamento, lo sguardo che possa esprimere questo sentimento, anche scherzandoci sopra come fosse un gioco delle parti. Per poi in un secondo momento passare alla leggerezza e dirgli: “Adesso gioca come una farfalla. Attraversi il campo volando. Colpisci la palla come un battito d’ali. Per poi tornare a giocare sconfortato e poi magari velocissimo come un ghepardo.

L’aver sperimentato la modificazione dei propri vissuti in allenamento, passando da uno stato emotivo ad un altro, consente la possibilità di trasformare i propri sentimenti di rabbia e frustrazione, anche nei momenti difficili della partita, in altre sensazioni e atteggiamenti più propositivi e produttivi. Il metodo teatrale ideato da Stanislavskij prevede che l’attore si immedesimi nei diversi personaggi, assumendo come fossero propri i suoi pensieri e atteggiamenti, le sue parole e posture. Tale metodo ha raccolto l’insegnamento dello Psicodramma di Moreno e può essere applicato al tennis, anche perché in questo modo la mentalizzazione e la consapevolezza di sé e del proprio gioco, non diventa un processo pesante e faticoso, ma si acquisisce su campo in una atmosfera ludica, dove sta alla capacità del mental coach la possibilità di alleggerire le dinamiche, utilizzando ironia, fantasia e creatività.

2) Psicodramma dei thriller point della partita di tennis
Cosa sono i thriller point?
 In analogia con i trigger point, sono quei punti della partita, che se vengono stimolati rievocati, suscitano stati d’animo di tensione, ansia, incertezza, una sorta di suspense come la sensazione di un pericolo imminente, caratterizzata dal timore che possa accadere qualcosa di grave, di negativo, che la palla possa finire in rete, la partita possa finire male.

A livello fisico i thriller point si manifestano con stati di tensione ed eccitazione che pervadono tutto l’organismo, sia mentalmente, sia fisicamente, che alcune volte hanno il potere paralizzante le normali funzioni motorie, facendo regredire in quel momento la motricità del tennista a schemi motori passati e grossolani. Pensate al braccio corto, all’impaccio muscolare che in alcuni momenti critici della partita prende il sopravvento facendo sbagliare al tennista colpi che abitualmente esegue senza problemi.

Per iniziare a mettere in scena lo psicodramma della partita di tennis si parte proprio dai thriller point e si chiede al giocatore di raccontare un episodio nel quale si è trovato in difficoltà durante una partita, o se ci sono situazioni critiche che si ripresentano spesso durante i suoi incontri. Potrebbe essere un tie-break che si è perso, l’essere stato sconfitto da un giocatore di più basso livello, un calo di concentrazione in un momento decisivo dell’incontro, ecc…

Partendo dalla storia raccontata dal giocatore, la si mette in scena, direttamente nel campo da tennis. Il giocatore sceglie i personaggi protagonisti della storia tra i componenti del proprio gruppo di lavoro o staff, aiutato nella scelta dalla figura del coach-regista, e affida loro i diversi ruoli. Quali sono questi ruoli? Si inizia con quello del giocatore stesso, che può essere affidato anche ad un altro membro dello staff con lo scopo di modificare l’abituale punto di vista del giocatore sulla sua partita, come avere la possibilità di vedersi da fuori mentre si sta giocando. L’avversario, che a volte può essere interpretato dal nostro giocatore per dargli la possibilità di entrare nel gioco, nella mente, nella psicologia dell’avversario che ha di fronte, di conoscerlo meglio ed in questo modo capire quali sono i suoi punti forti e quali sono i suoi punti deboli. Il coach, il giudice arbitro, il pubblico, sono altri personaggi che possono entrare in scena. I personaggi possono appartenere anche al mondo di relazione del giocatore, come i genitori, la fidanzata o il fidanzato, lo zio, il primo maestro, il dirigente della federazione, ma anche al mondo interno del paziente, come la sfiducia in se stesso, la paura di vincere, la rabbia per un punto perso. Oppure possono essere oggetti che entrano in gioco durante la partita, come la rete, la palla, racchetta, la linea del campo, che prendono forma ed entrano in scena svolgendo un ruolo a volte decisivo. In questo modo si rappresenta la scena iniziale ed ognuno comincia interpretare la propria parte, vivendola in prima persona come nella realtà. I personaggi in campo interagendo tra loro, spesso reinventano una nuova trama diversa da quella della partita persa e a volte trovano nuove soluzioni, proprio affrontando direttamente i conflitti nel palcoscenico del campo da tennis.

Dopo la messa in scena e alla fine della rappresentazione viene chiesto dal coach-regista una riflessione su quanto accaduto: quali emozioni ha suscitato il rivivere l’episodio, quali i vissuti hanno provato i diversi componenti dello psicodramma, quali sono stati cambiamenti della storia rispetto a quanto era accaduto durante la partita persa. La fase di mentalizzazione aiuta nuove conoscenze di sé, apre nuove possibilità e soluzioni, ma soprattutto l’aver vissuto, nello spazio protetto dello psicodramma, un copione diverso in prima persona come esperienza diretta, diventa un bagaglio personale che nel momento nel quale si presenta la stessa situazione già vissuta nello psicodramma, può essere utilizzato durante la partita vera per uscire da un momento di difficoltà e riprendere in mano il governo della partita guidandolo verso un nuovo finale.

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Chi è Ulises Badio, il fisioterapista dietro al recupero di Novak Djokovic

Il fisioterapista argentino ha avuto un ruolo fondamentale durante l’Australian Open, aiutando il serbo a vincere il suo diciottesimo Slam nonostante un problema fisico

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Qui l’articolo originale (scritto prima della finale dell’Australian Open)

Mentre tutti gli occhi sono fissi sulla corsa di Novak Djokovic verso il nono titolo all’Australian Open, è un uomo dietro le quinte a far sì che Nole possa scendere in campo. Il suo nome è Ulises Badio e questa è la sua storia.

Uli ha a cuore la mia carriera e me personalmente, e si prende cura del mio benessere fisico. È un vero professionista e una persona estremamente dedita. Da sei o sette giorni lavora 24 ore su 24 e lo ringrazio di tutto cuore per questo”. Questa è una dichiarazione di Novak Djokovic sul suo fisioterapista Ulises Badio, le cui “mani magiche”, come ha dichiarato Djokovic, hanno aiutato enormemente il numero uno del mondo nel suo cammino a Melbourne.

 

Chi è Ulises Badio? L’argentino si è laureato in kinesiologia e fisioterapia ed esercita sia terapia manuale che chiropratica, oltre che agopuntura e medicina cinese, cose che ben si allineano con l’approccio olistico e la visione del mondo di Djokovic. Il serbo parla regolarmente di questo approccio alla cura, che consiste nel prendere in considerazione l’intera persona, piuttosto che curare un organo, una malattia o i sintomi della stessa.

Oltre a quattro anni come fisioterapista sull’ATP Tour, la vasta esperienza di Badio include anche un periodo passato con la squadra di calcio del Valencia, sei volte campione di Spagna, e un periodo passato a lavorare per diverse cliniche e un centro di medicina sportiva in Arizona.

Secondo chi lo conosce, Ulises è un eterno studente, sempre in cerca di modi per migliorare le proprie capacità e perfezionare il suo approccio. Dopo tutto, non è un compito facile entrare a far parte della squadra di uno degli atleti di élite di questo sport. Badio si è guadagnato il posto non solo con le proprie capacità, ma anche con la sua tenacia durante un periodo di crisi: ha infatti iniziato a lavorare con Djokovic nel maggio del 2017, un mese e mezzo prima che il serbo si ritirasse durante la partita dei quarti di finale di Wimbledon contro Tomas Berdych, cosa che gli ha fatto perdere il resto della stagione a causa di problemi al gomito. Fu allora che il bonario Badio si fece avanti guadagnandosi il posto. Il rapporto fra Novak e Ulises si è consolidato durante quelle difficoltà, e l’argentino è diventato un membro fidato della cerchia ristretta di Djokovic.

La competenza di Uli è davvero vasta, conosce a fondo la materia. E, cosa altrettanto importante, è rimasto con Novak durante il periodo di crisi nel 2017; il suo aiuto è stato enorme per lui nell’affrontare il problema al gomito; è così che Uli si è guadagnato il suo posto“, ha detto lo scorso anno Marian Vajda, l’allenatore di Djokovic, a Sport Klub a Melbourne.

Il ruolo di Badio nella squadra è molto importante anche in circostanze normali. Essendo Djokovic uno dei giocatori più in forma del tour, nulla di questo aspetto viene lasciato al caso, al punto che Uli una volta ha dichiarato che la struttura fisica di Djokovic consente loro di praticare stretching ben quattro volte al giorno. Quest’anno a Melbourne, però, Badio ha avuto pane per i propri denti: dopo che Djokovic si è infortunato nella partita di terzo turno contro Taylor Fritz, praticamente tutto il suo tempo è deputato al solo recupero.

Il tempo dedicato al recupero dall’infortunio è il 100 percento della mia giornata negli ultimi cinque giorni“, ha detto Djokovic dopo aver battuto Aslan Karatsev in semifinale. Non era solo un modo di dire: Badio ha lavorato ogni ora sul corpo di Novak e il lavoro è così immenso che aveva bisogno dell’aiuto dei suoi colleghi, i fisioterapisti dell’ATP.

Prima di tutto, Uli è una persona meravigliosa e lo puoi vedere ogni giorno dalle piccole cose che fa. Il modo in cui tratta le altre persone è significativo, scambia sempre due parole con le guardie qui a Melbourne, l’altro giorno ha portato cioccolatini e regali ai suoi colleghi che lavorano con l’ATP”, racconta Djokovic. È davvero raro trovare Ulises senza un sorriso ampio e amichevole stampato sul viso. Apprezza l’opportunità che gli viene data dalla propria posizione, e anche facendo solo poche chiacchiere con lui si può dire quanto il 42enne Uli sia innamorato del suo lavoro. “Uli si è adattato perfettamente, Novak gli vuole bene, noi gli vogliamo bene“, ha riassunto Vajda.

Infine, dato che a Djokovic piace avere tutte le sfaccettature attorno a sé coperte, Badio è un po’ diverso da Miljan Amanovic, un altro fisioterapista di Novak, attualmente non presente a Melbourne. “Miljan è il mio padrino e anche un fisioterapista molto devoto. Una cosa che mi piace di Uli e Miljan è che si completano a vicenda con le loro capacità. Sebbene abbiano approcci diversi in una certa misura, il risultato è che mi fanno sempre sentire bene e pronto“, osserva Djokovic. Non c’è stato molto tempo libero a Melbourne quest’anno, ma nei rari momenti di svago le passioni di Uli includono la musica e lo yoga, che anche Djokovic pratica. Allo stesso modo di Novak, Badio ama la filosofia orientale e spesso cita Buddha: “Quello che pensi, diventi. Quello che senti, attiri. Quello che immagini, lo crei“.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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Esordio vincente per Camila Giorgi a Lione

La tennista italiana supera 6-2 6-3 Viktoria Kuzmova e accede al secondo turno. In campo oggi anche Giulia Gatto-Monticone

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Camila Giorgi - Linz 2020 (foto via Twitter, @WTALinz)

È iniziata ieri la seconda edizione del WTA 250 di Lione, prima tappa europea della stagione tennistica femminile e sul cemento indoor francese è tornata in campo anche Camila Giorgi. La giocatrice italiana, ultima a scendere in campo, ha iniziato bene il torneo con una netta vittoria ai danni della slovacca Viktoria Kuzmova (22 anni, n. 102). La maceratese attualmente n. 81 del mondo ha perso solamente una volta la battuta – ad inizio secondo set, rimediando subito con un contro-break – e si è imposta per 6-2 6-3. Per Giorgi adesso al secondo turno ci sarà Nina Stojanovic, 24enne serba n. 95 del mondo.

La vittoria più sorprendente della prima giornata è stata messa a segno da Clara Tauson. La giovane promessa danese proviene dalle qualificazioni e al primo turno ha estromesso la testa di serie n.1 Ekaterina Alexandrova con un’ottima prestazione. 6-3 6-4 il punteggio in favore della 18enne, che ha centrato così la sua seconda vittoria in carriera sul circuito maggiore dopo il primo turno superato al Roland Garros lo scorso anno. Per lei ci sarà ora Timea Babos. Infine scenderà in campo questa mattina l’altra italiana presente in tabellone: la qualificata Giulia Gatto-Monticone. La n. 170 del mondo se la vedrà con Tereza Martincova, anche lei proveniente dalle qualificazioni.

Risultati:

[Q] C. Tauson [1] E. Alexandrova 6-3 6-4
C. Giorgi b. V. Kuzmova 6-2 6-3
T. Babos b. V. Gracheva 6-4 5-7 6-3
N. Stojanovic b. [6] S. Cirstea 6-4 6-0
[8] A. Rus b. Xiyu Wang 7-6(6) 6-4
G. Minnen b. K. Kawa 7-5 7-5
[2] F. Ferro b. [Q] M. Frech 5-7 7-5 7-5

 

Il tabellone aggiornato

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