Il Mago Ubaldo prima si guarda indietro. Il 2018 anno… magico

Editoriali del Direttore

Il Mago Ubaldo prima si guarda indietro. Il 2018 anno… magico

Dopo le ciccate profezie per il 2017, il Mago si è riscattato con Halep, Federer, Nadal, Zverev, Murray. Così così con Djokovic e Sharapova

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Come ogni anno, sprezzante del pericolo, il Mago Ubaldo si ripresenta con la sua palla di vetro e si sbilancia con le sue coraggiose profezie per l’anno che viene. Se qualcuno intende prendere sul serio una qualunque delle righe che scrivo qui di seguito, per favore passi a leggere altro articolo. Il primo a non prendere sul serio Mago Ubaldo… sono infatti io!

Ma prima di prevedere il 2019 mi sembra opportuno riprendere quanto profetizzato nel 2018 (visto che il Mago ne ha azzeccate parecchie) e commentando fatti avvenuti e non. Per onestà intellettuale devo anche ricordare il mio anno peggiore però: il 2017. Eh, sì, il Mago Ubaldo non potrà mai ciccarne tante quante alla vigilia del 2017, quando aveva decretato il De Profundis per Roger Federer e Rafa Nadal che finirono per dividersi equamente i 4 Slam! Mai smentita ai suoi vaticini fu più clamorosa e mai potrà esserlo in futuro. Ma venni assolto perché, essendo stato in compagnia della stragrande maggioranza dei lettori, il fatto non costituì reato.

 

Una certa tendenza a… “seppellire” i grandi campioni prima del tempo, il Mago Ubaldo l’ha mostrata nuovamente nelle profezie di un anno fa, perché mentre aveva ritenuto che Nadal e Federer sarebbero stati ancora in grande spolvero nel 2018 – e lì ci ha preso, i primi due Slam li hanno vinti loro – non aveva assolutamente previsto che Novak Djokovic potesse risalire a n.1. Se tutta la prima metà anno pareva avergli dato ragione, Nole era sceso a n.22 a pareva deciso perfino a mollare la stagione sull’erba – dopo il k.o. con Cecchinato nei quarti al Roland Garros – il secondo semestre invece DjokerNole ha preso in contropiede tutti quanti, compreso lui stesso a quanto ha confessato, tranne che i “noliani” più sfegatati.

Io gli avevo pronosticato nella migliore delle ipotesi il n.3. Mi cospargo, ancora una volta, il capo di cenere. Che mi tolgo rapidamente, però, rileggendo la mia profezia n.2 di un anno fa. Copio e incollo:

2)Murray proverà a ripresentarsi con un’anca nuova di zecca a Wimbledon ma sui lawns dell’All England Club sarà un flop. Se ne riparlerà, semmai, all’US Open”.

A questo punto il Mago Ubaldo vorrebbe udire il crepitio dei vostri applausi.

Azzeccata solo in parte invece la profezia successiva. Era stata: “Diversamente da Murray invece Serena Williams sarà di nuovo top competitor a Wimbledon e lì, a pochi mesi dal 37mo compleanno, pareggerà il conto degli Slam con Margaret Court: 24 anche per lei. 24 che peseranno, come lei, di più, perché l’australiana ne vinse 11 a casa sua, quando molte delle più forti o erano pigre, o avevano paura di volare e non erano sufficientemente motivate. A quei tempi arrivare in Australia era quasi un’avventura da compiere in nave…

Beh, signori… della Corte, chiedo la piena indulgenza. Serena è arrivata in finale a Wimbledon ed è arrivata in finale anche all’US Open: ok, ha perso da Kerber e da Osaka, ma chi voi aveva espresso un pronostico prima di quelle finali, non era dello stesso parere del Mago Ubaldo?

Ancora applausi per la successiva profezia indovinata: ”Per colpa di…Nadal, nel 2018 verrà messa in funzione quasi ovunque l’orologio. Ma quando lo farà scattare l’arbitro? Mi auguro con un minimo di discrezionalità, perché uno scambio sulla terra battuta di 50 colpi, o anche un breakpoint e un matchpoint ovunque, meritano un minimo di …comprensione. Mai trattare, diceva il grande giurista Calamandrei, due situazioni disuguali con lo stesso metro”.

Continui ad auto-lodarmi, pur conscio che chi si loda si imbroda – ma come erano belli i proverbi di una volta! I ragazzi di oggi, i miei figli, manco li conoscono più. Ma la meravigliosa bellezza di un “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” chi mai se la godrà più?- e ricopio anche parte di quest’altra profezia di 12 mesi fa: “Anche se Serena vincerà Wimbledon sarà distratta dalla maternità e non riuscirà a tornare n.1 del mondo, perché per farlo ci vuole anche una continuità che non avrà, per scelta e per forza. Eppure la situazione sembrerebbe ideale, perché mai come quest’anno la situazione del tennis femminile sembra aperta a tutte le possibilità. Se una che se ne intende, Chris Evert, ha dichiarato alla vigilia dell’Australian Open che potevano vincerlo in 20…”.

Davvero un anno fa il Mago Ubaldo doveva essere in forma stupenda se ha detto, fra qualche comprensibile inciampo che ovviamente oggi vi nascondo, anche che ‘Venus Williams continuerà imperterrita a giocare anche dopo aver compiuto i 38. E chi la ferma più?. E anche: “Chi sarà n.1 del mondo a fine anno? Vorrei sbilanciarmi su Roger Federer, ma poiché non giocherà sulla terra rossa nemmeno quest’anno, ciò vorrebbe preludere a un’annata deludente di Rafa Nadal sulla terra rossa. Ipotizzabile? Mica tanto”. E ancora: “Miglior candidato alternativo al ruolo di n.1 a fine anno? Direi Sascha Zverev. È da anni che tutti gli pronosticano un avvenire da n.1, non vorrete mica che il Mago Ubaldo si faccia prendere in contropiede? È evidente che per fare un salto in alto nel ranking, magari addirittura a n.1, Zverev dovrà migliorare il suo rendimento negli Slam. Non potrà essere peggiore che nel 2017, quando mi pare abbia superato il terzo turno solo a Wimbledon (ehi il mago Ubaldo sul passato va a memoria eh, lui predice il futuro, del passato non si cura, ndU). Insomma, mentre per Federer (senza terra rossa) e per Nadal (con tutta la terra rossa, ma anche con un US open difficilmente ripetibile…non ci si trova mica tuti gli anni un Anderson in finale!) fare gli stessi punti del 2017 sarà molto dura, per Zverev invece farne di più dovrebbe essere proprio semplice. Gli basterà vincere qualche match in più sulla distanza dei cinque set…

Bene, qui torno a oggi per dire: Zverev non ce l’ha fatta a diventare n.1 ma insomma ha vinto un tris di match tre su cinque al Roland Garros, ha vinto le finali ATP e un Masters 1000, è n.4. Mica il Mago si è sbagliato di molto (la redazione pensa di sì, ma guai a contraddire il Mago Ubaldo!).

Scrivevo poi anche: “Lo so che tutti vorrebbero sapere cosa vedo nella palla di vetro a proposito di Federer. Vabbè, uno Slam almeno…glielo faccio vincere. Australian Open o Wimbledon? Mmm, in genere avrei sempre detto Wimbledon per la nona volta (anche se dal 2012 non ne aveva più vinti) però la sfera magica è più chiara quando mancano pochi giorni a un evento che quando ne mancano sei mesi e tante cose possono succedere. Quindi per…”garantirgliene” uno come da previsione dico Australian Open bis (consecutivo eh…non fate i furbi a contarmi gli AUS Open vinti da Roger eh). Comunque a fine 2018 Roger annuncerà di essere pronto a giocare anche nel 2019”.

State ancora applaudendo?

Beh non fermatevi qui. Rileggo ancora: “Un vincitore inedito di Slam? Mmm vedo più probabile Simona Halep, anche se è capace – come quasi tutte le donne (tipico commento da Mago Macho Ubaldo) – di battersi troppe volte da sola per vincere sette partite di fila. Però su 4 Slam, o diciamo tre togliendole Wimbledon, in almeno uno prima o poi ce la farà”.

Un anno fa il Mago disse anche: “Se per gli uomini l’attenzione è sempre incentrata sul cannibale Federer (per ora di pasta… ma da qualche parte si deve pur cominciare. Non è poi detto che non si divori nel prossimo video anche Master Oldani che ha un’aria quasi più presuntuosetta di lui; se lo farà in video, con o senza foglietta finale di menta, magari anche di basilico giusto per fargli un dispetto…il video raggiungerebbe 184 milioni di visualizzazioni, senza contare siti e TV, che quelli sono dati difficili da recuperare per la Barilla e perfino per il Mago… che ha appena fatto il più lungo inciso della storia fra parentesi) per il parallelo pianeta donna Maria Sharapova oggi è n.60 del mondo solo per certe stupide classifiche. Per l’unica che conta, quella della popoloarità e l’appeal, resta n.1. Anche per gli australiani che, dimenticando (?) che per l’appunto era stata trovata “positiva” al Meldonium proprio durante l’Australian Open, l’hanno richiesta per il sorteggio, accanto a Federer. Qualunque risultato faccia lei e facciano tutte le altre, resterà n.1. Sorry per chi non l’ama”.

Beh, in questo caso, pensavo che Masha avrebbe fatto meglio. Da n.60 è risalita soltanto a n.29: mi ha un po’ deluso. In un eccesso di… malcelata passione non avevo escluso una rentrée fra le top-ten.

Ma ha avuto problemi fisici. Da buon mago avrei dovuto per la verità prevedere che una ragazza di 31 anni, alta un metro e 88, con tutti problemi che ha avuto e le distrazioni che ancora ha, avrebbe avuto inevitabili problemi. Il traguardo dei quarti di finale del Roland Garros mi aveva fatto ben sperare, anche se lì la Muguruza le aveva nascosto la palla giocando proprio quel tipo di tennis che una volta era proprio quello di Maria. Avevo profetizzato per Maria: “Ok, non mi sono ancora sbilanciato … se vincerà uno Slam, dopo i 30 anni. Temo non raggiungerà neppure una finale. Ma almeno una semifinale sì, anche due, suvvia. Non intoniamo “de profundis” prima del tempo, salvo che faccia indigestione di quello pessime Sugarpova. Escludo, però, che chiederà di nuovo al mio omonimo Ubaldo di accompagnarla in giro per Roma. È sposato, Maria, non è single. Ahilui. (Mi dicono che pagherebbe di sua tasca – non che lei abbia gran bisogno di chi la finanzi – per portarla in giro a Trastevere sulla sua Vespa 90 celestina modello 1966 tipo Gregory Peck con Audrey Hepburn per un remake di Vacanze Romane… 2018)”.

Sull’enfasi posta sui NextGen avevo detto che mi aveva stufato e predetto che “Il torneo “giovanile” di Milano, appunto il NextGen, non ridesterà lo stesso interesse della sua prima edizione, perché la curiosità sulle innovazioni regolamentari si sarà attenuata, le novità tecniche rappresentate dagli Shapovalov, Rublev, Chung, Medvedev, non saranno più tali. Se diventassero star come Zverev giocherebbero a Londra le ATP World Finals, se non lo diventassero sarebbero – quelli ancora in età – dei deja vu”.

Beh c’è stata una flessione di spettatori – 3.500 spettatori in meno se non ricordo male – ma ad essere obiettivi il livello di gioco del torneo è stato forse migliore di quello riscontrato alle finali ATP di Londra. E il fatto che tre delle quattro sconfitte patite da Djokovic nel secondo semestre siano tutte arrivate da Next-Gen, è il segnale che un certo ricambio sta effettivamente avvenendo. Così come l’avvento di un bel numero di under 23 (ben tredici) fra i top 50.

Chiedo ancora applausi per le ultime indovinate profezie d’inizio 2018 che autocito: “Camila Giorgi sarà l’unica tennista italiana fra le top-100 lungo tutto il 2018. Anche senza più “pecetta” di Supertennis sugli elegantissimi abitini disegnati da mamma Giorgi (che aspettano Nike e Adidas a ingaggiarla?), Camila aiuterà Supertennis a registrare le audiences mascoline più interessanti (e interessate). Fabio Fognini resterà n.1 d’Italia per tutto il 2018 e tornerà fra i primi 20 del mondo, senza però raggiungere il suo best ranking”.

Lo ha solo eguagliato…

Non ce l’ha prevedibilmente fatta Flavia Pennetta a compiere l’impresa che le avevo assegnato: “La saggia Flavia Pennetta cercherà invano di indurre a miti consigli il suo sposo, che invece imperterrito continuerà la sua assurda battaglia personale con il direttore di Ubitennis e tutti gli innocenti collaboratori del sito che – in mezzo alla conclamata crisi della stampa – continua (faticosamente) a seguire il tennis presenziandolo in loco per una trentina di tornei l’anno e costituendo un discreto punto di riferimento per tutti i media italiani che il tennis non lo seguono più, o lo seguono poco. Fornendo a tutti informazione gratuita in più lingue. Del resto Fognini non è solo. Anche la FIT stenta a riconoscere – eufemismo! – il contributo che Ubitennis dà alla promozione del suo sport. Che sia perché troppo indipendente? Non vedremo una sola tennista azzurra oltre la Giorgi nel tabellone principale degli Slam. Un fallimento annunciato da tempo. Ma negato da chi non ha né l’interesse né l’onestà intellettuale per ammetterlo”.

Altre facili profezie indovinate: “Nonostante ripetute sollecitazioni, ATP, WTA e ITF continueranno a restare corpi separati. Sebbene tutti i più grandi esperti di marketing sostengano che la “vendibilità” del prodotto tennis crescerebbe esponenzialmente se tutto fosse riunito in un unico organismo. Utopia… La finale di Coppa Davis continuerà, purtroppo, a interessare ed eccitare solo le Nazioni che la disputano. Peggiore ancora l’audience internazionale della finale di Fed Cup. Sono tanti a ricordare chi ha giocato le ultime cinque finali di Fed Cup? È già tanto se qualcuno (dei non super-super-super appassionati) ricorda le ultime cinque finali di Coppa Davis. Se l’Italia potrà presentarsi con la migliore formazione in Giappone, orfano di Kei Nishikori che preferisce riprendere l’attività in qualche challenger americano, passerà ai quarti di finale, garantendosi la permanenza nel World Group di Coppa Davis anche per il 2019. Massimo risultato ottenibile a questi chiari di luna. Berrettini diventerà il n.2 italiano alle spalle di Fognini. Se diventerà il futuro n.1 ve lo …profetizzerò a fine 2018”.

Ecco, non avevo previsto gli exploit di Cecchinato. La semifinale al Roland Garros, prima semifinale Slam italiana dopo 40 anni. Beh, per quella previsione ci voleva un mago internazionale. Mago Ubaldo è un mago un po’ più casereccio. Accontentavi.

Essendomi così dilungato a ripercorrere il 2018, vi do appuntamento a breve per le profezie del 2019: 1) Zverev diventerà…

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Editoriali del Direttore

Fognini come Panatta: la storia si ripete

A gran richiesta, parlo della vittoria di Fognini. Che io sappia Giovan Battista Vico non ebbe mai modo di impugnare una racchetta. E i suoi corsi e ricorsi non furono prodezze atletiche. Però, però, però…

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Fabio Fognini (trofeo) - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 1976 fu l’anno magico di Adriano Panatta e un po’ di tutto il tennis italiano che dagli anni di Pietrangeli e Sirola a cavallo degli anni Sessanta non aveva brillato granché. Quasi un’era geologica per quei tempi in cui il tennis era ancora sport d’élite, praticato da pochi Paesi e l’Italia della racchetta grazie a quei due, ma anche a Beppino Merlo, Fausto Gardini e prima di loro a De Morpurgo, De Stefani, Cucelli e i Del Bello, si era fatta rispettare in campo internazionale.

Dopo quasi tre lustri di penombra agonistica, se non proprio di oscurità, toccò a un giovane romano di grande talento, figlio di Ascenzio custode del TC Parioli, rischiarare con vari sprazzi di luce le prospettive di un tennis nel complesso assai poco azzurro. Fra i suoi 20 e 25 anni, quel bel ragazzo romano de’ Roma che in piena epoca di Dolce Vita piaceva tanto alle donne (anche se talvolta eccedeva un po’ nei modi un po’… arrogantelli da bulletto), aveva fatto vedere lampi di vera classe giocando un tennis magnifico, spettacolare e battendo nelle giornate di vena alcuni dei migliori tennisti del mondo: Orantes, Nastase, Borg, Rosewall, Connors. Innamorandosi dei suoi gesti tecnici, della loro varietà ed originalità perfino in un’epoca in cui nessuno dei grandi giocava in modo simile agli altri, gli si rimproverava una sola cosa: la discontinuità. La sporadicità di quelle giornate di vena.

 

Non c’era chi non lo temesse, perfino Bjorn Borg, il più forte tennista del mondo di allora – certamente sulla terra rossa anche se cinque trionfi sull’erba di Wimbledon sottolineavano la sua completezza – sapeva che un Adriano Panatta in giornata di vena avrebbe potuto farlo precipitare nel polvere rosso tritata. E accadde più di una volta, anche in teatri importanti. L’Orso Borg partecipò a otto Roland Garros, ne vinse sei. Da chi perse quelle sole due volte? Da Adriano Panatta.

Sì, era già successo nel 1973. Ma, come detto, fu il 1976 l’anno magico di Adriano Panatta. Trionfò nel torneo cui teneva di più, nella sua Roma vicino casa sua. Per dar vita a un’impresa sportiva ci vuole tanta forza, fisica e mentale, tanto coraggio e – come avrebbe detto in una sede principesca 43 anni dopo un altro grande della racchetta – anche un bel po’ di… culo.

Fino a quella memorabile settimana al Foro Italico, Adriano aveva collezionato tanti scalpi importanti, diversi tornei minori, ma mai ancora un grande torneo sebbene tutti gliene attribuissero il potenziale ad hoc. Ma non era mai favorito fino in fondo. Tutti sapevano che poteva vincere contro chiunque, ci speravano, ma accadeva solo talvolta. E troppe volte accadeva il contrario, rispetto alle aspettative di chi si era innamorato del suo modo di giocare. Scriveva su Ubitennis Fede Torre – vi invito a rileggerlo – poco tempo fa: “uno sportivo non è mai quel che vince, ma l’emozione che trasmette nel farlo e l’immedesimazione che la gente trova in lui. È un destino riservato a pochi, il destino dei Valentino Rossi, degli Alberto Tomba, dei Marco Pantani, dei Roberto Baggio. Adriano Panatta era tutto questo. Era bello, giovane. Sul campo elegante. Fuori anche di più”.

Panatta in tribuna – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Anche quella settimana sembrava proprio che non dovesse accadere. Contro un australiano di retroguardia, non certo uno dei grandi Aussies che hanno fatto la storia del tennis, tal Kim Warwick, talentuoso la sua parte – la settimana prima ad Amburgo aveva battuto Kodes – ma pazzerello ai confini dell’isteria in certi frangenti, Adriano si imbatte in una apparente giornata no. Fin quasi alla doccia. Warwick può giocarsi – non è uno scherzo – 11 match point. Dieci sul proprio servizio a partire dal 5-2 40-15, poi altri tre in quel game. Altri sul 5-4 40-0. Ripeto perché li annotai uno per uno, non è uno scherzo. Un paio furono scambi corpo a corpo, ravvicinati, da cardiopalmo, il pubblico impazzì: ‘Adriaaanooo Aaadriaaanooo!’. Chissà come, Panatta rovescia una giornata di non vena in una giornata lucidamente folle, in cui comincia d’incanto a rispondere divinamente, a giocare dei passanti incredibili contro l’australiano che si attacca alla rete con la forza della disperazione, match point dopo match point. La risposta, il passante, non erano mai stati i punti di forza di Adriano, eppure miracolosamente e improvvisamente quel giorno lo diventano.

Fortuna, culo, quindi? Beh, anche, ma anche no, perché poi Adriano infila una magnifica sequenza di vittorie, contro giocatori fortissimi sulla terra battuta. Stentòa ancora contro Tonino Zugarelli, romano anche lui ma… trattato come uno straniero dal pubblico di Adriano così spesso ingeneroso. Poi è la volta di Franulovic, sì, il direttore oggi del torneo di Montecarlo, quindi il “sorcio” americano Solomon che si ritira per proteste per una chiamata arbitrale in vantaggio 5-4 nel terzo set. Poi Adriano travolge Newcombe, entusiasmando, e infine raggiunge l’apoteosi battendo in finale Guillermo Vilas che sui campi rossi era, dopo Borg, decisamente il più forte e il più continuo del mondo. Lo mette k.o. In quattro set. Pandemonio. In quel torneo c’erano sette dei dieci tennisti più forti del mondo. Si poteva parlare ancora di fortuna? Certo che no. In ogni vittoria, salvo alcune di Borg e Nadal al Roland Garros, per restare sul pianeta terra rossa, c’è sempre un po’ di fortuna.

La farò più breve con Panatta al Roland Garros. Anche li sembrava tutto fuorché il suo torneo. Al primo turno contro il ceco Pavel Hutka appare in giornata no per quasi un intero match e salva miracolosamente con un tuffo prodigioso un match point. Un altro Panatta gioca la seconda parte del match. E lo vince in carrozza dando spettacolo. In semifinale e finale batterà due piccoletti irriducibili che si assomigliano tantissimo, per struttura fisica e tennis, rovescio bimane capace di cross strettissimi, un servizio così così, mai a rete salvo che per stringere la mano a fine partita. Pur sempre due top 10 di grande regolarità e continuità. Ma il capolavoro era arrivato nei quarti, quando la vittima era stata la più illustre, dominata con smorzate mascherate da finti attacchi in chop, attacchi in controtempo, serve&volley improvvisi. Bjorn Borg, il più forte tennista di sempre sulla terra rossa, prima dell’avvento di Nadal, era sembrato perfino impotente. I parigini si erano entusiasmato per il tennis brillante, fantasioso, vario, di Panatta non meno dei romani al Foro Italico.

Panatta avrebbe raggiunto prima a Roma e poi a Parigi il suo best ranking. Quando già qualcuno dubitava che ce l’avrebbe mai fatta a salire così in alto, per via di quella sua incapacità a mantenere i pronostici favorevoli. Io a Firenze, un torneo che ha anche vinto, l’ho visto mio malgrado perdere da carneadi quali il boliviano Benavides, gli americani Winitski e Fagel, l’australiano Dibley.

Beh, Giovan Battista Vico sarà certo d’accordo con me, laddove si trova. La storia di Fabio Fognini ricorda moltissimo quella di Adriano Panatta. Al quale, in termini di talento e potenziale, l’ho spesso confrontato, scrivendo a più riprese che negli ultimi 40 anni il tennis italiano non ha avuto un tennista più forte e talentuoso di lui.

Da quasi dieci lui senza vincere alcun grande torneo è costantemente fra i primi 20 del mondo e per anni tutti si aspettavano che sarebbe riuscito a entrare tra i primi dieci. E perché non ci sia riuscito il primo a dirlo è sempre stato lui: un problema di testa, non certo di gioco. Il suo tennis è stato sempre più piacevole a vedersi, nelle giornate di vena, di tanti top 10. Non c’è bisogno di far nomi.

Ora, come al Foro Italico 43 anni fa, ecco che a Montecarlo accade quel che era stato annunciato mille volte senza che mai accadesse. Cronaca di un evento annunciato. È sull’orlo del baratro contro Rublev (non vale i Safin e i kafelnikov, ma è stato capace di raggiungere i quarti allUs Open da teenager): pazzerello come Kim Warwick. Ma meno coraggioso, o incosciente, di Fognini che mette a segno un ace con la seconda palla su una delle cinque palle break che Rublev non trasforma per andare a servire sul 64 5-1.

Dopo quel miracoloso e fortunato salvataggio Fognini è ancora più fortunato perché gli si ritira senza scendere in campo il francese Simon che lo aveva battuto cinque volte su cinque. Poi però dà una lezione di tennis al n.3 del mondo che in due precedenti confronti gli aveva lasciato sei game per match. Spettacolo puro. Grande show che prosegue con Coric dopo un primo set giocato dal cugino di Fognini. Ma gli altri due li gioca come sa solo lui. Ed ecco Borg in semifinale, pardon Nadal. Rafa come Bjorn sa che con Fognini in vena si può perdere. Gli è già successo tre volte. Una addirittura nonostante due set di vantaggio e non in un torneo qualsiasi: all’US Open.

Fognini vs Nadal inizio match – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

È nervoso Rafa, appena le cose non si mettono troppo bene per lui, perché sa di non essere al top, non ha giocato particolarmente bene al ritorno dall’infortunio di Indian Wells. Mentre Fognini è in una di quelle giornate in cui gli riesce tutto, anche i bambini con i baffi. Passano i punti, i game, e Fognini è l’unico che dà davvero spettacolo, tennis magnifico. Mentre Nadal affonda sempre di più nella sua giornata no. Quel Fognini oggi è imbattibile, il più forte, inarrestabile. Addirittura Nadal evita per un soffio l’umiliazione estrema, un 6-0 che il più forte tennista del mondo sulla terra battuta dai tempi di Borg non poteva mettere in preventivo neppure se si è ormai convinto, suo malgrado, di aver giocato male, malissimo.

Ma quanto è il merito di Fognini? Di sicuro grande, grandissimo. Fantastico. Come Panatta contro Borg.

E come Panatta Fognini non si distrae, questa volte – a differenza di tutte le altre tre volte post Nadal quando aveva immancabilmente perso – e batte anche Lajovic, senza farsi travolgere dalla pressione di non dover mancare l’opportunità che pare unica. Anche per Panatta battere prima Dibbs e poi Solomon nella prima grande, grandissima finale, era stata la stessa cosa, la stessa angoscia della vigilia.

Vinse, anzi trionfò. Conquistò il plauso del mondo, l’ammirazione sconfinata di tutti, per il modo in cui vinceva, per il modo in cui giocava. Conquistò il best ranking. E da quell’exploit tutto il tennis italiano ne trasse giovamento. Fu solo il primo, i primi due. A Fabio ora manca solo il secondo, ma quasi nessuno dubita più che arriverà; lui saprà’, a 32 anni rotto finalmente il ghiaccio, reggere la pressione di giocare da favorito e campione quale certamente è anche uno dei prossimi tornei. L’Italia del tennis – non mi parrebbe però giusto non ricordare, perfino in questo momento, che i suoi comportamenti non sono stati troppo spesso all’altezza del suo tennis – gli deve dire dire grazie e dirsi fortunata di aver avuto in questi dieci anni un tennista, un campione, come lui. Il migliore, come mille volte scritto, dai tempi di Panatta nell’arco di 40 anni. Adriano re di Roma, Fabio principe a Montecarlo. 

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Sonego… come se nei quarti ci fosse mio figlio

Lui e Matteo Berrettini sono, insieme ai giovanissimi Sinner, Musetti e Zeppieri, le nostre migliori speranze per il futuro del nostro tennis

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La gioia di Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il quasi incredibile exploit del ragazzo torinese che l’8 aprile era ancora n.103 del mondo e che oggi prima di affrontare il sorprendente Dusan Lajovic nei quarti del Masters 1000 di Montecarlo è già (da lunedì prossimo) n.65 dopo aver cominciato il torneo da n.96 mi ha fatto felice come un ragazzino. Anzi, come un papà. Sì perché Lorenzo, come anche Matteo Berrettini, è un ragazzo beneducato, semplice, serio, simpatico, di bei principi, un comportamento sempre corretto, con i piedi per terra e sono sicuro che resterà sempre tale anche se dovesse diventare famoso. Sono ragazzi che assomigliano, come genere di persona, a Paolo Lorenzi, un altro buon esempio di educazione.

Sarò anziano, ma sono valori che apprezzo, al di là del tennis. Perché sono valori che non tradiscono mai, sia che uno diventi un campione oppure no. Roger Federer è sempre stato una persona per bene, e così anche Rafa Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, seppure con sfumature magari diverse. Sarebbero stati dei grandi anche se avessero vinto di meno.

 

Gli exploit monegaschi ripetuti di Lorenzo, uno che ama ricordare quanto sia bello giocare a tennis, come si diverta, quanto sia eccitante essere incoraggiato dal pubblico, le emozioni di un campo centrale fanno piacere a tutto l’Italia più sana del tennis. “È stato bello già giocarci nel primo turno delle qualificazioni – ha detto Sonego dopo la partita – mi aiuterà contro il mio prossimo avversario chiunque esso sia [Lorenzo non poteva sapere in quel momento che Lajovic, n.48 del mondo avrebbe battuto dopo Goffin 63 64 anche Thiem n.5 63 63 dopo aver condotto addirittura per 5-0 nel primo] e con il sostegno del pubblico certamente darò il meglio di me stesso. Io stanco? Non si può essere stanchi quando si ha la fortuna di giocare il torneo di Montecarlo!

Le caratteristiche umane e tecniche, l’impegno a lavorare duro per progredire ancora ci sono tutte. Sonego serve benissimo, sui 200 km orari e con Berrettini è il tennista italiano che serve meglio in tutto l’ultimo ventennio. Ma più di Berrettini in questo momento sembra in grado di tenere il servizio anche sotto pressione. Lo scrivo anche se oggi sul 5-4 ha servito per il match è ha perso la battuta per la prima volta nel match. Nei turni precedenti non l’aveva mai persa con Seppi, e una sola volta con Khachanov.

Ha un gran dritto ed è miglioratissimo nella risposta e nel rovescio che sono ancora invece due punti deboli di Berrettini che comunque – non va dimenticato – gli sta ancora davanti in classifica (è n.55) ed ha la sua stessa età, anche se quest’anno sembra sentire più la pressione di vincere rispetto a un anno fa. Forse rispetto a Berrettini sembra migliore a rete, ma è difficile dirlo, perché a rete ci viene spesso a punto semi conquistato. Felice, anzi felicissimo per gli exploit di Lorenzo, sono dispiaciuto per la sfortuna di Cecchinato, febbricitante, quando avrebbe potuto battere altrimenti un Pella che comunque non sbaglia mai una palla e mai l’avevo visto così centrato.

Dispiace che abbia mancato un’opportunità importante per guadagnare punti pesanti in vista della cambiale del Roland Garros. Questa sfortuna mi ha ricordato l’episodio di Volandri al Roland Garros, quando contro Puerta mancò un’opportunità memorabile per infilarsi alle fasi finali del torneo perché limandosi qualche pellicina d’una mano con un rasoio si procurò delle vesciche che gli impedirono di difendersi come avrebbe potuto. Volandri non ebbe più occasioni del genere. Cecchinato, ne sono quasi certo, ne avrà ancora.

Infine mi scuso con i lettori se non scrivo neppure una riga sul match di Fognini con Zverev, che ho potuto seguire solo fino alla fine del primo est. Vi assicuro – e lo dico soprattutto ai miei lettori più maligni – che non è per partito preso, ma sono dovuto partire prima della fine del suo match.

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Editoriali del Direttore

Chissà se Nadal stava male! Tre italiani in ottavi: record? Il match migliore l’hanno visto in pochi

MONTECARLO – La fortuna di Fognini, le speranze di Cecchinato e Sonego con i quarti in vista. Un giovedì con tanti bei match. Spicca Nadal-Dimitrov

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Rafa Nadal e Carlos Moya - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Quando la partita del giorno è stata un 6-1 6-1 e la notizia del giorno è che ci sono tre italiani per la prima volta negli ottavi a Montecarlo, grazie al fatto che Fognini ha vinto per il ritiro del suo avversario, non si può dire che sia stata una giornata memorabile per il tennis, anche se erano in programma gli esordi di ben cinque top 10.

Era dal ’78 – ma il tabellone era di 32 giocatori, per arrivare agli ottavi bastava una sola vittoria e non due – che non avevamo tre azzurri in ottavi. Allora furono Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e Ocleppo. Così oggi si può parlare quasi di record, anche se in altri tornei importanti è pure successo: a Roma ad esempio, l’ultima volta nel 1984, con Cancellotti, Ocleppo e Claudio Panatta, ma furono addirittura quattro nel 1979 (Ocleppo, Barazzutti, Panatta e Bertolucci). L’anno scorso anche a Pechino, ma era un torneo 500, raggiunsero gli ottavi Fognini, Cecchinato e Berrettini. Questo però è un Masters 1000.

 

Non c’è stata nemmeno una partita che si sia decisa al terzo set. E forse la migliore, quella Dimitrov e Struff l’hanno vista in pochi, perché come al solito la gente segue il campo centrale dove ci scendono i grandi nomi. Struff ha avuto tante occasioni per fare i break, ma i punti importanti li ha sempre giocati Dimitrov. Che quando è in vena può essere pericoloso per tanti.

Comunque sia, quando c’è Nadal, campione undici volte qui come a Parigi e a Montecarlo (dica 33…direbbe un medico), chi se lo perde? I ragazzini diventano matti, per conquistare un autografo sarebbero capaci di tutto.

Anche perché c’erano delle riserve sulla sua condizione fisica. Alimentate dal suo ritiro a Indian Wells, dalle sue stesse incertezze, dal nome dell’avversario, Bautista Agut, non un “terraiolo” puro e tuttavia uno degli uomini più in forma di questo inizio di stagione. Ebbene Rafa che era un vero Next Gen quando i Next Gen non erano ancora così promossi dalle campagne ATP – a 16 anni (e non a 20!) battè qui Albert Costa, uno che ha vinto il Roland Garros – ha dominato in 76 minuti il connazionale che il 14 aprile ha compiuto 31 anni: 61 61 e a casa.

Alla faccia della condizione incerta. È di un altro pianeta, se sta bene, quando si gioca sui campi rossi. Solo il miglior Djokovic può competere con lui, e forse il miglior Thiem. Ho scritto competere. Che non vuol dire battere. Anche se può succedere. Comunque Rafa non sembra sentirsi al riparo da qualche ricaduta. Troppe ne ha avute. E in conferenza stampa, fino al finale quando ha ironizzato sull’eccessivo strombazzamento per i Next Gen contemporanei, è apparso anche piuttosto corrucciato. Quasi preoccupato.

Quanto a Fognini beh, quando si dice come può cambiare la vita di un tennista (non solo di un tennista…) da un giorno all’altro. Era già quasi sotto la doccia nel match con Rublev (62 4-1 e 5 pallebreak per il 5-1) e aveva commentato “Che culo” e ora si ritrova agli ottavi senza colpo ferire perché Simon si è bloccato nel corso dell’allenamento mattutino – ci aveva perso 5 volte su 5 e quindi a Fabio è andata davvero di lusso – negli ottavi contro Zverev che quest’anno non ha fatto sfracelli anche se è pur sempre il numero 3 del mondo e lo ha battuto due volte su due, con un 63 63 e un 64 62, sei game a match lasciati al nostro.

Però chi si sente di escludere che Fognini trovi la grande giornata soprattutto quando nessuno se lo aspetta? Vero, peraltro, che lo si è visto allenarsi con un tutore al gomito. Non un buon segno. Anche perché mentre Nadal è uno che, abituato a sentire dolori di vario tipo, non si deconcentra mai se appena appena riesce a muoversi, invece a Fabio basta un nonnulla per crearsi un alibi. Lui per primo è consapevole del fatto che la testa, l’attenzione è sempre stata il suo grande problema, non certo il tennis, la tecnica. Il Fognini del primo set e mezzo contro Rublev non era neppure parente del Fognini che ha rimontato e soprattutto di quello che ha giocato il terzo set.

Fabio Fognini (allenamento) – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Certo non è favorito come lo sarà invece Cecchinato (altro miracolato dopo lo 06 02 con Wawrinka) con Pella, battuto due volte su due e senza perdere un set nella finale di Umago come a Buenos Aires in casa dell’argentino.

E dopo aver visto Sonego in questi giorni direi che il torinese ha almeno le stesse chance del suo coetaneo Norrie anche se in classifica ci sono 40 posti a favore del britannico nato in Sud Africa. Io penso anzi che Lorenzo possa vincere. Anche se Norrie pare non trovarsi a malpartito sulla terra rossa, se ha battuto uno come Fucsovics (dopo Mannarino). È fresco di best ranking dopo che per la prima volta quest’anno ha raggiunto una finale in un 250 (Auckland) e una semifinale in un 500 (Acapulco). Sembrerebbe uno da campi veloci, se non altro perché viene dal Paese di Wimbledon, ma sulla terra quel dritto che apre un po’ laboriosamente può forse penalizzarlo meno. Con grande umiltà ha tessuto le lodi di Sonego e ha detto di non considerarsi favorito. Quindi…è meglio diffidare.

Sarebbe un bel colpo avere due italiani nei quarti anche se Cecchinato andrebbe a sbattere proprio su Nadal e Sonego su Thiem. Ma credo che entrambi avrebbero firmato prima del torneo per arrivare a fare quel percorso.

A proposito di match deludenti… mi aspettavo qualcosina in più da Aliassime, ma a 18 anni come si può non essere indulgenti? Zverev che aveva giocato male a Marrakech ha giocato una partita tranquilla, senza strafare. Quando viene a rete è ancora un mezzo disastro. Incredibile pensando a quanto si sarà allenato e a come gioca suo fratello. Aliassime è stato più bravo fuori dal campo che in campo: in conferenza stampa non ha fatto una piega, ha parlato dei suoi due allenatori, mostrando educazione, maturità ed un approccio non drammatico dinanzi ad una sconfitta non scontata ma anche prevedibile. Né è sembrato preoccupato del livello del suo gioco, ben diverso da quello sfoggiato a Miami.

Giusto che gli organizzatori abbiano messo sul centrale in apertura alle 11 Medvedev e Tsitsipas, due che giocano in modo assai diverso, conservativo il russo, più estroso il greco (qui seguito da Mouratoglou). Tra i due c’è anche qualche vecchio screzio, che sembrerebbe risolto… ma chissà mai. Inevitabile che giocassero poi sul centrale i primi due tennisti del mondo, Djokovic contro Fritz e Nadal con Dimitrov (il match tecnicamente migliore). Chiuderà Fognini con Zverev. Invece sul campo dei principi aprono Pella e Cecchinato, seguiti da Sonego e Norrie.

Un appuntino qui per segnalare che il finalista dello scorso anno, Nishikori, è schizzato fuori per mano del francese Herbert. Ma, non so come dirlo, quando Nishikori perde io non mi stupisco mai troppo. È una sensazione curiosa che provo, nei confronti di un giocatore che ha fatto una finale di Slam, che è stato anche n.4 del mondo.

Kei Nishikori – Montecarlo 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Vi lascio con il bilancio dei confronti diretti degli ottvai in programma oggi:

  • Djokovic vs Fritz: nessun precedente (ci sono dieci anni di differenza tra i due. Fritz è n. 65)
  • Medvedev vs Tsitsipas: 3-0 (Tutti i match si sono disputati nel 2018 con un battibecco tra i due a Miami, quando a sentire Medvedev Tistsipas lo avrebbe offeso)
  • Thiem vs Lajovic: 5-0
  • Sonego vs Norrie: nessun precedente 
  • P.H. Herbert vs Coric: 0-1 (MS 1000 Madrid 2017)
  • A. Zverev vs Fognini: 2-0 (MS 1000 Roma 2017 e Pechino 2017)
  • Cecchinato vs Pella: 2-0 (Umago 2018 e Buenos Aires 2019)
  • Dimitrov vs Nadal: 1-11 (ultimo Monte Carlo 2018 – 4 a 0 Nadal su terra – unica vittoria Dimitrov Pechino 2016)

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