Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni? – Ubitennis

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Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

Una dettagliata analisi statistica per mettere a confronto i tre giocatori più forti del tennis moderno, evidenziare i loro picchi di rendimento… e anche i rimpianti. Per Federer, forse quella finale del 2014

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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Australian Open

Tsitsipas svela: “Ho guardato una sconfitta di Federer allo US Open pochi anni fa”

Il greco dice di essersi ‘ispirato’ alla partita di un giocatore con un tennis simile al suo che ha battuto lo svizzero a New York. Si riferisce a Tommy Robredo? Intanto si gode il momento e predica umiltà: “Questo è solo il primo passo”

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Dopo la partita hai detto che “analizzi” Roger da quando avevi sei anni. Puoi spiegarti meglio, che tipo di studio hai fatto sul tuo avversario?
Non pensare a qualcosa di straordinario, come guardare le statistiche, fare quel tipo di cose. No, non l’ho fatto. Guardavo solo le partite, cercando di capire gli schemi e il modo, ma anche il lato mentale, il modo in cui pensano in campo. Questi giocatori sono il miglior esempio se vuoi avere successo nel gioco. In quel senso, intendevo “analizzare”. Non troppo. Non da esperto. Solo guardando le partite, gli highlights. Voglio dire, sono grandi giocatori da guardare: lui, Rafa, Novak. Sono ottimi esempi di come migliorare il tuo gioco. Sono abbastanza sicuro che mi sia stato di aiuto.

Mi ricordo che a Wimbledon hai detto che avevi guardato la partita di Federer-Sampras tipo due o tre volte prima dei sedicesimi. È una partita che guardi ad ogni slam o dipende dalla superficie? Hai guardato quella partita anche qui?
Non ho ancora visto quella partita qui a Melbourne. Stranamente, era un quarto round anche quello. È pazzesco. Che coincidenza. Sì, ho visto quella partita mentre giocavo a Wimbledon, sull’erba. Ho guardato un paio delle sue partite che ha giocato in passato sul cemento. Ho visto alcuni highlights sulla migliore piattaforma possibile: YouTube. È la piattaforma – non sono pagato per dirlo – che ho usato per fare la mia “analisi”, come hai detto tu. Sì, guardo alcuni highlights di giocatori che lo hanno battuto negli Slam. In realtà non erano Rafa o Djokovic, ma alcuni altri giocatori che lo hanno battuto in passato negli US Open. Stile di gioco molto simile al mio. Non dirò quale giocatore. L’ha battuto agli US Open pochi anni fa (difficile immaginare non si tratti di Robredo, ndr) È stato un buon esempio per vedere il modo in cui ha giocato, il modo in cui ha lottato durante partita per arrivare alla vittoria. Sono sicuro che sia stato d’aiuto oggi.

Ho capito che hai passato un po’ di tempo con Andy Murray in allenamento. Potresti dirci cosa ne hai ricavato, l’effetto che potrebbe avere sul tuo sviluppo come tennista.
Mi sono allenato con lui tre o quattro volte in passato. Questo è stato molti anni fa. È stato due anni fa. Non so se è considerato “molti”. Mi sono allenato con lui. Fu invitato alla Mouratoglou Tennis Academy, che è la mia base per gli allenamenti. Abbiamo scambiato un paio di colpi durante quella settimana. Ho imparato molto. Ho imparato che devi essere un gran lavoratore per avere successo, perché è rimasto più di tre ore in campo durante tutte le nostre sessioni di allenamento. Lavorava su molte cose. È stato stimolante da vedere.
Il modo in cui ha lavorato, il modo in cui si è evoluto come giocatore, all’epoca era il quinto in classifica, se non sbaglio. Questo mi ha sicuramente aiutato un po’ a capire, ad assaporare e comprendere meglio quello che succede a quel livello di tennis. Penso che di sicuro abbia avuto un impatto su di me.

 

Hai salvato ogni singolo break point, 12, e anche alla Hopman Cup non hai mai perso il servizio contro di lui. Come lo spieghi e quale è il tuo atteggiamento mentale su quei punti importanti?
Stavo solo servendo bene. A volte non entrava la prima di servizio, a volte cominciavo il punto con una seconda di servizio. Penso solo di essere stato molto aggressivo fin dall’inizio, dalle sue risposte. Sono riuscito a non commettere errori, a rimanere nel punto, a farlo giocare. La maggior parte delle volte ha sbagliato lui. Altre volte quei breakpoint li ho salvati io.
Direi che è stato davvero molto “mentale”. Avrei potuto cedere in qualsiasi momento, ma non l’ho fatto perché volevo vincere davvero a tutti i costi. L’ho mostrato in campo. Ovvio ed evidente che quella forza mentale ha aiutato molto. Avrebbe potuto essere una partita diversa se non avessi sopportato quella pressione.

Nel momento in cui ha vinto finalmente il match point, cosa ti è passato per la testa, che significa questo trionfo per te?
Un flashback di, non so, solo felicità, pura felicità. È stato un momento molto emozionante. Era qualcosa – l’inizio di qualcosa di veramente grande. Ho provato gioia. Mi sentivo felice. Ho sentito un enorme sollievo scendere dalle mie spalle. Quel momento è sicuramente qualcosa che non dimenticherò mai e poi mai. Questo match point rimarrà impresso, ne sono sicurissimo, per sempre, per il resto della mia vita.

Quale flashback?
Il flashback di guardare Federer. Sono appena riuscito a chiudere quella partita e rimanere forte, a battere il mio idolo. Il mio idolo oggi è diventato praticamente il mio rivale.

John McEnroe ha detto in campo questa partita rappresenta un cambio della guardia. Sono sicuro che speri che sia vero, ma credi sia vero?
Mi dispiace, non ti ho sentito.

John McEnroe ha detto in campo …
Ho sentito quella parte.

Sono sicuro che vorresti fosse vero, ma credi che questa partita sia il cambio della guardia?
Allora, cerco di prendere ogni partita in modo diverso. Di certo è una buona vittoria contro Roger. Voglio dire, sappiamo tutti chi è Roger Federer, cosa ha fatto nel tennis. Ma devo ancora mantenere il focus, mantenere la concentrazione sui prossimi obiettivi che voglio raggiungere. Questo è un ottimo inizio. Ho bisogno di rimanere umile. Questa vittoria è una pietra miliare, diciamo un buon primo passo, come ho detto, per qualcosa di più grande. Sento che il mio gioco va abbastanza bene al momento. Sono fiducioso. Questo è molto importante. Sono davvero entusiasta di poter gareggiare nei quarti di finale tra due giorni. Non vedo l’ora che arrivi quel momento.

Affronterai un altro giocatore che non è mai stato in un quarto di finale Slam. Probabilmente non è quello che ti aspettavi. Mentalmente, cosa cambia in te questa sfida?
Lo stesso che con Federer. Questi giocatori ovviamente sono diversi da qualsiasi altro giocatore. Hai bisogno di qualcosa in più per battere quei giocatori e oggi ho dimostrato di averlo. Ma se riesco a mantenere gli stessi livelli di concentrazione come ho fatto oggi, la stessa pazienza, la stessa fermezza mentale, la voglia di combattere, sono abbastanza sicuro che andrà bene. Ma devo, ancora una volta, come ho detto, restare umile e concentrato sugli obiettivi che mi sono prefissato quest’anno. Questa partita è molto importante per me. Proverò, sì, a combattere ancora e dare il massimo in campo.

Come pensi di ripartire dopo una vittoria così importante? Hai già avuto grossi risultati in passato, non è mai facile… Qual è la tua prospettiva sul resto del torneo? Puoi andare fino in fondo?
Certo. È per questo che sono qui. È per questo che sto giocando: per il trofeo, per il titolo. Sì, di nuovo, mi sento bene. Lo voglio davvero tantissimo. Voglio davvero andare avanti nel torneo, sì, per rendere felice me stesso e tutte le persone che tifano per me. Mi piace molto questa atmosfera che è in campo, l’intera dinamica, direi. È bello giocare su questi campi. È spettacolare. Voglio davvero restare qui il più a lungo possibile. Questo è il mio obiettivo.

Sono curioso di sapere, ovviamente era fantastico quello che succedeva dentro lo stadio, ma hai visto cosa stava succedendo fuori?
Qualcuno mi ha detto, sì, che hanno tifato tutto il tempo. Erano tifosi greci?

Sì. La maggior parte dei tifosi greci erano fuori dallo stadio, guardavano dagli schermi e facevano un sacco di rumore!
Non li ho sentiti. Apprezzo il supporto.

Hai menzionato YouTube in precedenza. Cosa è successo al tuo video su Sydney?
Come faccio a saperlo? Ho dovuto cancellarlo per qualche motivo. Mi sono reso conto che questo filmato a Sydney non è permesso, non è permesso far volare droni sulla città. Voglio dire, per non mettermi nei guai, preferisco non avere quel video online. Ma era un bel video. Mi ci sono volute ore per farlo. Era davvero spettacolare. Era bello da guardare. Ma non voglio mettermi nei guai a causa di un video.

Il tuo gioco sembra molto istintivo. Prepari un piano prima di giocare o c’è un altro modo di affrontare i punti, e prendere le decisioni?
In realtà entrambi. Ho certamente un piano prima di andare in campo. A volte, sì, prendo decisioni durante la partita, in base a cosa sento giusto, a cosa vedo in campo. Se prendo una decisione, non ho esitazioni. Questo è praticamente ciò che ho cambiato nel mio sviluppo come giocatore. Ho smesso di avere esitazioni su quello che sto per fare quando ho la palla di fronte a me. So fin dall’inizio dove andrò, cosa farò, qual è il mio piano con quel colpo. Questa è una cosa che ho migliorato molto. Sì, giocando contro questi ragazzi, devi sempre avere un piano chiaro, sapere cosa stai facendo in campo, altrimenti sei praticamente fregato, sì.

Qual era il piano contro Roger?
Voglio dire, se lo dico, non sarà più segreto. Preferisco non dirlo. Preferisco tenerlo per me. Grazie.

Un anno e mezzo fa eri ancora nel circuito challenger. Potresti sottolineare la differenza tra lo Stefanos di un anno e mezzo e quello seduto qui?
È quello che ho detto. Una delle cose di cui parlavo proprio adesso, questo processo decisionale. Il servizio è migliorato molto. Fa anch’esso parte del processo decisionale. Ho smesso di esitare su dove andrò a servire, su cosa farò. Mi sento a mio agio ad andare ovunque. Ovviamente, il gioco da fondo. Sono cresciuto dal punto di vista fisico. Posso giocare più a lungo, essere più aggressivo di prima. In realtà mi sento come se ora, rispetto allo Stefanos di un anno e mezzo fa, avessi più fiducia. Sono davvero cosciente di quello che sto facendo mentre sono in campo. Penso che sia una grande differenza rispetto a due anni fa.

Traduzione di Beatrice Di Loreto

IL VIDEO COMPLETO DELLA CONFERENZA

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Australian Open

Australian Open: Nadal fa sul serio, Tiafoe si regala i primi quarti Slam

MELBOURNE – Rafa concede qualcosa a Berdych solo nel terzo set (un set point annullato), Frances festeggia il compleanno battendo Dimitrov. 11esimo quarto di finale a Melbourne per Nadal

Luca Baldissera

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Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VANNI GIBERTINI E BEN ROTHENBERG COMMENTANO LA GIORNATA (IN INGLESE)

 

da Melbourne, il nostro inviato

[2] R. Nadal b. T. Berdych 6-0 6-1 7-6(4)

BERDYCH NON C’È, RAFA C’È ECCOME – La versione “asciugata” di Tomas Berdych (il ceco ha perso almeno 4-5 chili di massa, adesso non è più una statua di muscoli ma è tutto un nervo, e ha fatto bene a mio avviso) potrebbe essere, nell’assolato pomeriggio della Rod Laver Arena, il primo test di una certa rilevanza per Rafa Nadal nel torneo, fermo restando che il fuoriclasse spagnolo rimane strafavorito. Ma non sarà così, purtroppo per Berdych, anzi l’esatto contrario. Tomas è rientrato bene nel circuito dopo la lunga pausa per l’infortunio alla schiena, come detto è bello magro e scattante, e la palla come sempre gli viaggia alla grandissima. Dall’altra parte della rete, però, il buon vecchio Rafa entra da subito in partita di grinta e cattiveria agonistica, e come ben sappiamo tutti da quasi 15 anni, la versione “guerriero” di Nadal può facilmente diventare uno schiacciasassi.

Alle splendide e filanti pallate di Berdych (dalla tribuna, fanno lo stesso suono pieno e schioccante di quelle che ieri sera Karolina Pliskova sparava contro Camila Giorgi, scuola ceca tecnicamente numero uno, poco da fare), Nadal oppone attacchi e accelerazioni altrettanto potenti, anche con traiettorie più lavorate ovviamente. Il risultato, complici alcune ingenuità di Tomas, sono due break a freddo, poi un terzo, e in 27 minuti siamo 6-0 per lo spagnolo. 9 vincenti (di cui 5 gran dritti), 3 errori Nadal, 3-10 Berdych, 26 punti a 10 in totale. In altre parole, non c’è partita. L’unica possibilità che ha Tomas, ora, è cancellare tutto e ricominciare come fossimo 0-0, ma di là ha un diavolo che non accenna a rallentare la sua asfissiante pressione. Il servizio reso più fluido dal lavoro con Francisco Roig sta funzionando a dovere, dritto e rovescio sono le solite armi implacabili, è veramente una versione di lusso di Rafa. Ancora break a inizio secondo set, in un amen Nadal sale 3-0, la cosa si sta facendo imbarazzante per quello che in ogni caso è un campione, Berdych deve almeno reagire di orgoglio.

Tiene un game di battuta il ceco, finalmente, con annesso applausone che il simpaticissimo Tomas prende con ironia, alzando il pugno al cielo come per una vittoria. Ma chiaramente la vicenda non impietosisce lo spagnolo, che continua a macinare tennis, incassare gli errori avversari, e prosegue per la sua strada. Tra le tante cose belle che ci sta facendo vedere Rafa oggi, al netto dell’inconsistenza di Berdych (37% di prime in campo, 27% di punti con la seconda, così non vinci mai), diversi drittoni chiusi in corsa, sia lungolinea che diagonali stretti, ci danno una buona indicazione sul suo effettivo livello. Che dovrebbe iniziare a preoccupare i principali contendenti per il titolo finale, a mio avviso, tra cui Nadal ovviamente è inserito di “default”, ma come sappiamo l’Australian Open non è mai stato il suo terreno di caccia preferito. Mentre scrivo queste considerazioni in diretta, davanti a me Rafa piazza il quarto ace della sua partita, e chiude 6-1 il secondo set. Credo che se non cambierà nulla, farò comodamente in tempo per l’aperitivo stampa delle 17, per chi se lo stesse domandando sono queste le fondamentali valutazioni che portano i giornalisti a tifare per l’uno o per l’altro (scherzo, naturalmente, ma di questo match è davvero difficile scrivere qualcosa di non banale, e sinceramente dispiace per Tomas, che è tennista fortissimo e ragazzo adorabile).

Scocca giusta l’ora di gioco. Il povero Berdych è talmente frastornato da non chiamare la verifica di Hawk-Eye su un servizio di Nadal che in tribuna stampa – siamo ben allineati come visuale – avremmo giurato in 20 fosse fuori, o al massimo sfiorasse la riga di un millimetro, anche Rafa ha un attimo di esitazione. Il ceco invece dà un’occhiata, scuote la testa, e cambia campo, l’impressione è che voglia solo andarsene in doccia. Un minimo di equilibrio a inizio terzo set, si arriva al 2-2 con quattro game tenuti a zero da chi batte, poi ancora Tomas in pericolo, con due palle break annullate però bene in attacco, il ceco sale 3-2. L’unico, infinitesimale, piccolissimo rischio che potrebbe correre adesso Rafa (e con lui il mio aperitivo) potrebbe essere un calo di tensione dovuto all’estrema semplicità della partita finora. Ma non è cosa da Nadal. Infatti, il massimo sforzo prodotto da Berdych si concretizza solo nel tenere la battuta senza soffrire troppo, fino al 5-5.

Ma che il match ora sia assolutamente in equilibrio lo si capisce proprio a partire dall’undicesimo game: prima due palle break Rafa, ben annullate da Tomas, poi sul 6-5 addirittura il 30-40 su battuta Nadal che è anche un set-point Berdych. Grande Nadal con il drittone a salvarlo, e poco dopo siamo al tie-break. Il mio aperitivo ormai è perduto, ma va bene così, il ceco non meritava di uscire dal torneo senza almeno mettere un po’ di ansia a Rafa. E dal punto di vista dello spagnolo, almeno un set lottato e risolto sul filo di lana è finalmente il test che speravamo tutti di vedere a inizio partita. Tomas è anche il primo a salire in vantaggio di un mini-break, portandosi avanti 4-3 e due servizi, ma è l’ultimo punto della sua partita. Due errori, un drittaccio di Rafa, e alla fine uno scambio in pressione lo condannano, 7-4 e fine della contesa. Sinceramente, ci si poteva aspettare di più da Berdych, ma alla fine, almeno un set in cui ha costretto Nadal a impegnarsi seriamente ce lo ha dato.

ORA TIAFOE – Nel suo undicesimo quarto di finale a Melbourne Park (il 37esimo in un Major), Rafa sfiderà per la prima volta in carriera lo statunitense Frances Tiafoe. Nel giorno del suo 21esimo compleanno, Frances si fa il regalo più bello conquistando per la prima volta in carriera i quarti di finale in uno Slam al 12esimo tentativo. Grigor Dimitrov, che manca l’occasione di entrare per il terzo anno consecutivo negli ultimi otto dell’Australian Open, si arrende in quattro set dopo tre ore e 39 minuti di partita. “Cosa significa questa vittoria? Significa tutto, ho lavorato sodo. Dieci anni fa dissi ai miei genitori che ce l’avrei fatta, che avrei cambiato la loro vita e la mia. Ora sono nei quarti di finale di uno Slam a 21 anni… Non riesco a crederci. Rafa? Sarà meglio che si faccia trovare pronto”, ha scherzato a fine partita Tiafoe, che grazie a questo successo diventa il secondo giocatore americano capace di raggiungere i quarti a Melbourne dai tempi di Andy Roddick nel 2010 (l’unico altro tennista a riuscirci è stato Tennys Sandgren, fermato lo scorso anno da Hyeon Chung a un passo dal sogno semifinale).

Frances Tiafoe – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Risultati:

[6] M. Cilic vs [22] R. Bautista Agut
[3] R. Federer vs [14] S. Tsitsipas

F. Tiafoe b. [20] G. Dimitrov 7-5 7-6(6) 6-7(1) 7-5
[2] R. Nadal b. T. Berdych 6-0 6-1 7-6(4)

Il tabellone maschile

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Australian Open

Kvitova, rivincita su Anisimova. L’Australian Open perde Kerber: sorpresa Collins

MELBOURNE – Vittoria nettissima di Petra, ma che belle prospettive per Amanda. Primi quarti Slam per la 25enne americana: la numero 2 del mondo (lenta e poco reattiva) raccoglie la miseria di due giochi

Luca Baldissera

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Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

[8] P. Kvitova b. A. Anisimova 6-2 6-1

 

GRANDE PETRA, FUTURO AMANDA – Una splendida mattinata di sole accoglie sulla Rod Laver Arena il primo ottavo di finale della parte bassa del tabellone femminile, Petra Kvitova opposta alla rivelazione del torneo Amanda Anisimova. Petra la conosciamo (e apprezziamo, io personalmente almeno) tutti, la novità è la diciassettenne Amanda, che diventerà maggiorenne il 31 agosto di quest’anno, è già meritatamente tra le top 100 WTA (n° 87), e qui è arrivata tra le prime 16 dopo aver battuto avversarie di gran livello (Niculescu, Tsurenko e soprattutto la fortissima Aryna Sabalenka). Gioca davvero bene Anisimova, statunitense di genitori russi, potete leggere qui il profilo a lei dedicato da Alessandro Stella.

Ieri avevo seguito la partita tra Serena Williams e Dayana Yastremska, giovanissima come Amanda, e il risultato purtroppo per l’emergente ucraina era stato un 6-2 6-1 senza appelli, ma soprattutto, l’aspetto emotivo aveva giocato un gran brutto scherzo alla brava Dayana, che era bloccata dalla tensione, e alla fine era tanto affranta da suscitare l’istinto materno di Serena, che l’ha consolata a lungo con dolcezza. Più o meno nella stessa situazione (magari Kvitova non avrà il carisma di Williams, però quando è in forma come in questo Australian Open a livello di tennis non è assolutamente da meno), oggi Amanda ha incassato a sua volta, in 59 minuti, con lo stesso identico punteggio, la “stesa” che spesso per le ragazzine terribili è quasi un rito di passaggio per arrivare tra le grandi.

Avevano già giocato contro, l’anno scorso a Indian Wells, ed era stata la prima grande affermazione per Amanda, complice una ceca non al meglio, stanca e fallosa. Certamente, un minimo di “dente avvelenato” la peraltro dolcissima Petra lo aveva, oggi, e per Anisimova non c’è stato scampo. Ma il modo in cui ha perso è stato molto, molto diverso. Da subito Petra ha giocato al suo massimo, concentratissima (e Kvitova concentratissima che dà il suo meglio è una che le spazza via dal campo tutte), dall’altra parte della rete però le venivano restutuiti spasso e volentieri dei missili e degli angoli vincenti pari ai suoi. Con qualche imprecisione in più, ovvio, ma sempre e comunque con l’atteggiamento di una che ci crede senza timori reverenziali, almeno fino al secondo parziale, quando comprensibilmente la statunitense è calata di testa. Primo set, 6-2 Kvitova, con saldo vincenti-errori di 8-6, quindi come detto livello molto alto della fuoriclasse ceca, ma Anisimova ha messo a referto un 7-11, notevolissimo comunque.

La differenza, che abbiamo visto anche nel secondo set (6-1 Kvitova), è stata la gestione dei punti che pesano, ovvia e scontata capacità della campionessa che Petra è. Ma ci arriverà anche Amanda, e presto. Perché oltre a un ottimo servizio, e ad accelerazioni fenomenali, Anisimova ha fatto vedere anche angoli, aperture di gioco, geometrie non banali. Il fucile ce l’ha, ed è già carico, la ragazzina, ma non si limita alla sparatoria senza pensiero, il che per una tennista così giovane, in un circuito WTA preda delle sparapalle, è una bella cosa davvero. Ci si rivede presto ad altissimi livelli, cara Amanda. Petra vola ai quarti di finale come un treno (17 game persi in 4 match!), e se non succede qualcosa di inaspettato in negativo, a mio avviso è strafavorita con Ashleigh Barty.

D. Collins b. [2] A. Kerber 6-0 6-2

INCREDIBILE COLLINS – È la sorpresa del giorno, ma non solo. Fin qui, dell’intero torneo. Una Kerber stranamente passiva e spenta, cede nettamente alla 25enne americana Danielle Collins. 6-0 6-2 in appena 56 minuti di gioco per la ragazza proveniente dalla Università della Virginia (due titoli NCAA per lei in tre stagioni, laurea in comunicazione nel 2016). Esattamente un anno fa, da numero 160 del mondo, perdeva nel terzo turno delle qualificazioni dell’Australian Open contro Denisa Allertova, raccogliendo la miseria di un game. Dodici mesi dopo, al debutto nel main draw dello Slam down under (quinta presenza in assoluto in un Major), conquista la vittoria più prestigiosa della sua carriera e i quarti di finale in uno Slam per la prima volta.

Fin dai primi scambi si intuisce che non sarà la giornata di Kerber, che nell’unico precedente giocato tra le due (lo scorso anno sull’erba di Eastbourne), aveva trionfato con un perentorio 6-1 6-1. La tedesca, una delle grandi favorite della vigilia e campionessa a Melbourne nel 2016, cede il servizio a zero nel primo gioco dell’incontro. Sarà solo il primo, ne seguiranno infatti altri cinque consecutivi: il primo parziale finisce 6-0 in 20 minuti di gioco, con Collins che mette a referto 13 vincenti e 5 gratuiti. Kerber prova la reazione nel primo gioco del secondo set: strappa la battuta alla statunitense ma non conferma il vantaggio, cedendo immediatamente il break appena conquistato.

La tedesca è spenta, lenta, poco reattiva, la sua palla non viaggia e non mette l’avversaria in difficoltà. Collins (salita alla ribalta lo scorso anno a Miami, quando raggiunse la semifinale) gioca un match praticamente perfetto ed è bravissima ad approfittarne della giornata no della sua avversaria. L’unico altro game del suo incontro Kerber lo conquista sul 2-1 in favore di Collins, tenendo la battuta per la prima ed ultima volta nel match. Priva di reazioni e di grinta agonistica, Angie saluta amaramente Melbourne Park subendo una striscia di quattro giochi consecutivi. Danielle chiude con 29 vincenti e 17 errori gratuiti, Kerber con 6 vincenti, 17 gratuiti e 5 doppi falli.

Danielle Collins – Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Per Collins si tratta della sesta vittoria in carriera contro una top 20, a fronte di nove sconfitte: i precedenti successi erano arrivati contro Keys (n.14, Indian Wells 2018), Vandeweghe (n.16, Miami 2018), Venus Williams (n.8, Miami 2018), Goerges (n.14, Australian Open 2019) e Garcia (n.19, Australian Open 2019). Diventa inoltre la prima giocatrice proveniente dal college a conquistare un quarto di finale a livello Slam dai tempi di Lisa Raymond, che raggiunse le ultime otto proprio a Melbourne nel 2004. Al prossimo turno attende la vincente di Stephens-Pavlyuchenkova.

Risultati:

[8] P. Kvitova b. A. Anisimova 6-2 6-1
[15] A. Barty b. [30] M. Sharapova 4-6 6-1 6-4

[5] S. Stephens vs A. Pavlyuchenkova
D. Collins b. [2] A. Kerber 6-0 6-2

La prima volta di Barty: battuta Maria Sharapova
Il tabellone femminile

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