Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

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Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

A Sydney Petra vendica la sconfitta di Wimbledon con un match perfetto, Barty proverà a fermarla. A Hobart la giovane statunitense cerca il primo titolo WTA

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Petra Kvitova, WTA Premier Sydney 2019 (foto via Twitter @SydneyTennis)

SYDNEYAncora una volta la pioggia si è resa protagonista al WTA International di Sydney, causando un notevole ritardo nel programma delle semifinali. Tuttavia Ashleigh Barty e Kiki Bertens sono riuscite a completare il loro match e almeno gli spettatori presenti, prima di dover mettersi a riparo dall’acqua, hanno potuto assistere a uno spettacolo a dir poco avvincente.

Entrambe le giocatrici hanno un gioco particolarmente offensivo e possono vantare ottimi risultati anche nel doppio, con l’australiana che forse è più propensa al gioco di volo anche in singolare ed è dotata di maggior sensibilità rispetto all’olandese. Cercando quindi di sfruttare al massimo queste sua abilità, Ash si è recata spesso a rete cercando di togliere tempo alle manovre di Kiki. Nel primo set i servizi sono stati dominanti tanto che, giunte al tie-break, proprio grazie ad un ace Bertens è riuscita a chiudere 7-4. Col passare dei game la numero 9 del mondo, forte del vantaggio acquisito, ha iniziato a rendersi anche lei più propositiva, ma nonostante l’ottima copertura della rete, Barty in numerose occasioni è riuscita a passarla con colpi tanto notevoli quanto efficaci. Un solo break nel quinto game le è bastato per riportare il match in equilibrio e con un altro, al fotofinish del terzo set, si è portata a casa il match. Più ci si avvicinava all’epilogo più il livello si alzava, e proprio nei momenti cruciali Barty ha messo a segno un paio di punti da incorniciare: con una volée in allungo si è aperta la strada per il break sul 5-5 e con un pallonetto di rovescio a una mano ha aperto l’ultimo game, quello che le ha consegnato la meritata vittoria. Questo successo dunque le consente di tornare a giocarsi la finale a Sydney dopo 12 mesi (persa con Kerber) ma soprattutto, considerando la prestazione convincente, le dà grande fiducia in vista degli Australian Open dove il pubblico, come oggi, sarà tutto dalla sua parte.

 

Nella seconda semifinale si sono incontrate per la seconda volta Petra Kvitova e Aliaksandra Sasnovich. L’unico precedente tra le due è stato a dir poco memorabile e risale ad appena sei mesi fa: si erano incontrate al primo turno di Wimbledon dove la bielorussa, sfruttando al massimo la sua risposta, aveva portato a casa la partita con tanto di bagel nel terzo set. Entrambe le finali WTA raggiunte da Sasnovich risalgono a quando giocava da qualificata: Seoul 2015 (perso contro Begu) e Brisbane 2018 (perso contro Svitolina).

Oggi però non era la sua giornata. In appena 66 minuti una Kvitova dirompente ha raggiunto la sua prima finale del 2019, lasciando appena tre giochi alla malcapitata Sasnovich. La bielorussa ha comunque fatto registrare una statistica interessante: è la quinta volta negli ultimi sei anni che una qualificata raggiunge le semifinali di Sydney; addirittura nel 2014 Pironkova vinse il titolo e Puig arrivò seconda due anni dopo. Dopo un grande avvio di Kvitova (3-0), Sasnovich ha avuto tre occasioni di rientrare in partita, ma ha da recriminare solo sulla terza, sciupata con una risposta in rete su una seconda abbordabile della ceca. Il colpo che ha fatto la differenza in favore di Kvitova è il rovescio, quello di solito meno affidabile, con il quale oggi ha disegnato traiettorie imprendibili. Nel secondo set Sasnovich è rimasta in partita solo nei primi quattro giochi. Una volta subito il break nel quinto, la partita è scivolata nelle mani della numero 8 WTA, che ha chiuso anche con ottimi numeri al servizio (solo due punti persi con la prima nel secondo parziale). Kvitova -campionessa a Sydney nel 2015- tornerà a giocare una finale dopo sei mesi di attesa, dal torneo di Birmingham 2018. Proprio al torneo sull’erba del centro Inghilterra (del 2017 però) risale l’ultimo dei due precedenti con Ashleigh Barty, sua avversaria nell’ultimo atto. In entrambi casi ha vinto Petra, ma non si sono mai scontrate sul cemento.

 

HOBART  La prima semifinale del torneo WTA International di Hobart ha visto opposte Belinda Bencic e Anna Schmiedlova. L’incontro è stato equilibrato per due set abbondanti ma si è sempre avuti l’impressione che Anna fosse in controllo delle operazioni e infatti, nel parziale decisivo, la svizzera appena è andata sotto nel punteggio ha iniziato a lasciarsi andare. La 24enne slovacca ha poi riconosciuto le difficoltà nel giocare contro Bencic, soprattutto per il rapporto che le lega fuori dal campo: siamo molto amiche e non avrei mai voluto vincere contro di lei e domani, chiunque sarà la mia avversaria, non avrò nulla da perdere e giocherò senza pressione.” L’ultima finale giocata dalla numero 77 del mondo risale allo scorso anno a Bogotà quando batté Arrubarena.

Nell’altro incontri di giornata la testa di serie n. 6 Alizé Cornet, giunta in semifinale dopo aver battuto due tenniste fuori dalla top 300, interrompe bruscamente la sua corsa contro Sofia Kenin. Quest’ultima si dimostra per l’ennesima volta una giocatrice caparbia e con questo risultato, senza perdere neanche un set, raggiunge la prima finale della carriera (sarà la terza statunitense a giocarsi il titolo a Hobart dopo Madison Keys nel 2015 e Mattek-Sands nel 2011). Cornet, campionessa qui in Tasmania tre anni fa, è scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia sinistra e durante l’incontro ha anche ricevuto un medical time-out. Nonostante ciò è comunque riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria, soprattutto nel secondo set salendo 3-0, ma da quel momento in poi le sue condizioni sono peggiorate drasticamente e le vada dato almeno il merito di non essersi ritirata. La 20enne Sofia invece, continuando a spingere con il potente dritto come se niente fosse, ha portato a casa il match in un’ora e 14 minuti e in finale affronterà la slovacca Schmiedlova, già battuta nell’unico precedente sei mesi fa a New Haven.

con la collaborazione di Antonio Ortu

RISULTATI

Sydney, semifinali:

A. Barty b. [7] K. Bertens 6-7(4) 6-4 7-5
[5/WC] P. Kvitova b. [Q] A. Sasnovich 6-1 6-2

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Hobart, semifinali:

A. Schmiedlova b. B. Bencic 7-6(2) 4-6 6-2
S. Kenin b. [6] A. Cornet 6-2 6-4

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Serataccia Cecchinato, l’Italia saluta Miami

Abbandonato dal diritto, Ceck esce di scena al Miami Open. Goffin non trema nei momenti importanti. Per Marco debutto sul rosso a Montecarlo

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[18] D. Goffin b. [14] M. Cecchinato 6-4 6-4

da Miami, il nostro inviato

 

Come da pronostico si chiude in questo secondo lunedì l’avventura azzurra al Miami Open. Davanti ai pochi intimi convenuti sul Campo 1 dell’Hard Rock Stadium, il più remoto dell’impianto e quindi il più lontano dalla “movida” serale, Marco Cecchinato è stato sconfitto da David Goffin con due set quasi fotocopia, in cui il ragazzo siciliano è partito male, poi ha avuto un recupero finale ma non sufficiente per ribaltare il risultato.

Il primo break per il belga arriva subito al terzo game: Cecchinato fatica a tenere il palleggio e sbaglia troppo e male da fondocampo. Mentre la sera diventa notte su Miami Gardens, Goffin prende il secondo break di vantaggio e va a servire per il match sul 5-2.  Forse per gli incitamenti a gran voce del suo coach Vagnozzi (seduto in tribuna vicino al CT Barazzutti e alla ormai residente della Florida Francesca Schiavone), Cecchinato inizia a trovare il ritmo degli scambi da fondocampo e parte a macinare il suo gioco fatto di splendidi colpi al fulmicotone. Il match diventa più equilibrato, i break di distanza da due diventano uno, ma purtroppo sul 5-4 Goffin mantiene i nervi saldi e tiene il servizio a zero chiudendo il set in soli 31 minuti.

Il trend prosegue anche nei primi game del secondo parziale, Cecchinato si salva bene da due palle break al terzo game, ma sul 2-2 si incarta con tre errori gratuiti da fondo perdendo il servizio e la pazienza, come dimostrato dalla sua Babolat finita in pezzi. Come nel set precedente Goffin allunga sul 5-2, incappa in un game di peste con due doppi falli e due gratuiti, ma quando serve per il match sul 5-4 non sbaglia.

Purtroppo stasera non ho potuto contare sul mio colpo migliore, il diritto – ha detto Cecchinato dopo la partita – e senza quello non si può pensare di vincere contro Goffin che sta tornando ad essere uno dei migliori giocatori del mondo. In ogni modo mi è piaciuto come sono stato in campo, il fatto che non ho mollato sul 5-2 e sono riuscito a tornargli vicino“.

Si chiudono quindi per Cecchinato tre mesi in giro per il mondo, tra Australia, la Davis in India, la tournée in Sudamerica che gli ha portato il trionfo di Buenos Aires e un mese negli USA: “Finalmente si torna in Europa! Ho fatto tanta preparazione anche in queste due settimane nelle quali sono rimasto senza giocare tra Indian Wells e Miami e spero che possa essermi utile per la stagione sulla terra durante la quale mi auguro di poter giocare tante partite. Il mio primo torneo sul rosso sarà Montecarlo, e da lì in poi giocherò tutte le settimane“.

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ATP

Miami: Federer vince, dà spettacolo e si diverte

Giornata sì per Roger contro un ottimo Krajinovic, che però resiste solo un set. Tocchi, anticipi, volée, tutto il repertorio in mostra per lo svizzero

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Roger Federer (photo via Twitter, @ATP_Tour)

[4] R. Federer b. F. Krajinovic 7-5 6-3

da Miami, il nostro inviato

 

La curiosità del giorno, al Miami Open, era di vedere quale versione di Roger Federer si sarebbe presentata in campo contro il serbo Filip “soldatino” Krajinovic, che sta giocando molto bene, e ha eliminato Wawrinka al secondo turno. Chi invece non aveva proprio convinto era stato Roger, che era uscito sabato da una partita a dir poco complicata con Albot. L’inizio del match non promette bene per lo svizzero nemmeno oggi, Filip è ispiratissimo, mette diversi vincenti assai pregevoli, in particolare dei passanti millimetrici, e brekka Federer al terzo game. La reazione di Roger è immediata, però, con il controbreak del 2-2 alla quarta occasione, fin da subito il gioco è di livello ottimo, bravi.

Nell’ottavo game, assalto di Federer al turno di battuta avversario, ci sono un paio di gran scambi e di bellissimi vincenti da parte di entrambi, Krajinovic resiste con grinta, annulla due palle break e pareggia 4-4. Il gioco prosegue in equilibrio, Roger sembra decisamente più in palla dell’altro ieri, ma anche Filip sta dimostrando che non è arrivato a un best ranking di 26 ATP per caso (certo la finale “1000” di Bercy 2017 è stata frutto anche di circostanze favorevoli, ma bisogna pur sempre essere capaci di coglierle). Sul 6-5, la fiammata di Federer: un gran recupero in difesa, poi un bell’attacco di rovescio, gli danno altrettanti set-point. Un super-dritto in cross vincente chiude il parziale, 7-5 e vantaggio meritato per lui.

La partita è molto bella, giocata a tutto campo, anche Krajinovic fa vedere ottime chiusure a rete, bene così, ci stiamo divertendo. 21 vincenti, 15 errori Roger (13-9 Filip), statistiche ampiamente positive per tutti e due.

Nel secondo set, sull’1-0 Roger trova un nastro favorevole che gli dà palla break, non la converte, continua a deliziare con rovesci in controbalzo e palle corte, e poco dopo il 2-0 è comunque suo. Gli applausi si sprecano, lo spettacolo vale il prezzo del biglietto, che come sappiamo da queste parti è piuttosto salato (minimo 120 dollari per uno dei posti più lontani dal campo).

Il 3-0 è cosa di un attimo, oltre ad aver registrato il gioco in generale, pare che anche l’efficacia del servizio di Federer sia salita nettamente (80% di prime palle in campo nel secondo set finora, 73% nel match, tanta roba), i vincenti fioccano, siamo 4-1. Allo scoccare dell’ora e mezza, Krajinovic si trova al servizio per salvare la partita, sotto 5-2, tiene l’ultimo game, dopodichè viene investito da una grandinata di servizi vincenti (tre ace, e il quarto mancato di nulla) di Roger, che la chiude in un baleno. 6-3. Per lui ora Opelka o Medvedev (Federer avanti 2-0 col russo, mai incontrato lo statunitense), per il torneo e per gli avversari un segnale che ci voleva dopo i dubbi lasciati dalla prestazione di sabato.

I giovani ruggiscono: Shapovalov-Tsitsipas agli ottavi

Risultati:

[6] K. Anderson b. J. Sousa 6-4 7-6(6)
J. Thompson b. [24] G. Dimitrov 7-5 7-5
[13] D. Medvedev b. [Q] R. Opelka 7-6(5) 6-7(5) 7-6(0)
[4] R. Federer b. F. Krajinovic 7-5 6-3
[8] S. Tsitsipas b. L. Mayer 6-4 6-4
[20] D. Shapovalov b. [Q] A. Rublev 6-3 7-6(5)
[18] D. Goffin b. [14] M. Cecchinato 6-4 6-4
[28] F. Tiafoe b. [WC] D. Ferrer 5-7 6-3 6-3

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Auger-Aliassime entrerà in top 50: sulle orme di Shapovalov, con la benedizione di Federer

Con gli ottavi di finale a Miami, il canadese è diventato il primo 2000 ad entrare nei primi 50 giocatori al mondo. E Federer lo paragona a Nadal

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Felix Auger-Aliassime - Miami 2019 (ph. Mike Lawrence_ATP Tour)

Predestinato. Un aggettivo che ormai da tempo è stato appiccato addosso a Felix Auger-Aliassime. E il canadese continua a non far nulla per levarselo di dosso, bruciando le tappe in maniera impressionante. Grazie agli ottavi raggiunti al Masters 1000 di Miami, Auger-Aliassime si è assicurato l’ingresso tra i primi 50 del mondo a soli 18 anni e (quasi) 8 mesi di età. Dopo essere stato il primo tennista nato negli anni 2000 a entrare nei primi 100 del ranking mondiale, tra una settimana diventerà anche il primo a entrare nei 50. Scorrendo gli aggiornamenti più recenti di questa statistica, si scopre che il traguardo tagliato da Felix è peggiore di appena un paio di mesi – in termini di precocità – rispetto a quello tagliato dal connazionale Shapovalov nell’ottobre 2017 a 18 anni e 6 mesi. Il Canada, dunque, è la patria tennistica del primo classe ’99 e del primo classe 2000 a entrare in top 50, entrambi in grado di rompere questa barriera ben prima del compimento dei 19 anni.

Se invece sulla soglia dei 19 anni hanno tagliato questo traguardo Djokovic, Federer e Murray, l’unico tennista più precoce dei due canadesi negli ultimi 15 anni è stato Rafal Nadal, entrato in top 50 nell’agosto del 2003 a soli 17 anni e 2 mesi. Lungi dal voler paragonare Felix Auger-Aliassime allo spagnolo, è indubbio che il giovane canadese abbia già dimostrato di poter giocare al livello dei migliori giocatori del mondo.

Per ottenere quello che è finora il suo miglior risultato in un 1000, ma che non lo sarà di sicuro a lungo, l’enfant prodige del Québec ha dovuto superare (in due set per 7-6 6-4) il 22enne polacco Hubert Hurkacz, in uno scontro tra talenti emergenti nel tour. Il primo set è stato dominato dai servizi con Auger-Aliassime che in realtà ha rischiato qualcosa di più nel quarto e sesto gioco, concedendo tre palle break. Ma il canadese è riuscito a fare la differenza nel momento decisivo, portando casa il tie-break per 7 punti a 5. Anche il secondo parziale è stato molto equilibrato. Avanti 5 a 4, con l’opportunità di chiudere l’incontro in suo favore, Auger-Aliassime ha messo il turbo e piazzato l’unico break dell’incontro, proprio quando contava di più. Da rimarcare il suo quasi 80 per cento di punti vinti con la prima e il suo tre su tre nelle palle break salvate. A dimostrazione della sua innata capacità di rimanere freddo nei momenti chiave degli incontri

 

“Hubert è in gran forma”, ha detto a fine partita. “È stata una partita ben giocata da entrambi. Nessun break fino alla fine del match. Sta giocando molto bene e ho molto rispetto per lui”. Il canadese ha poi rivelato che dopo un primo impatto con il tennis dei grandi positivo ma faticoso nella scorsa stagione, temeva che avrebbe fatto fatica a sfondare già in questo 2019. “Quando ho cominciato il torneo di Buenos Aires (a Febbraio, dove ha perso al primo turno dal cileno Chrisitan Garin ndr) ero preoccupato e pensavo che non avrei vinto molti incontri quest’anno”, ha sottolineato. “Ma dopo Rio (dove ha conquistato la sua prima finale a livello ATP, ndr) mi sono detto che tutto stava andando bene, che dovevo fidarmi del mio gioco ed essere istintivo in campo. Quando ti sfiorano certi pensieri, la cosa migliore è concentrarsi sul presente. Focalizzarsi sul mio gioco e cercare di trovare una maniera per vincere: questo mi tiene attaccato al presente”. Rimanere concentrato è il suo mantra. Anche quando perde una scarpa, come gli è successo contro Hurkacz. 

Oltre che per freddezza, FAA, questo l’acronimo per evitare il suo lungo cognome composto, impressiona anche per determinazione in campo. A Miami ad esempio, dove è partito dalle qualificazioni, ha vinto tre dei suoi cinque match al parziale decisivo. Il primo, quello contro l’azzurro Luca Vanni, dovendo anche rimontare un set di svantaggio. Niente di meno che sua maestà Roger Federer ha elogiato questo suo spirito combattivo, paragonandolo ad altri grandi campioni di tenacia come Lleyton Hewitt e Rafa Nadal. “Mi piace molto la sua attitudine”, ha dichiarato Federer ad un’emittente radiofonica canadese. “Per uno giovane come lui è impressionante. Mi ricorda Hewitt e Nadal che alla sua età erano già molto forti mentalmente. Lo si può mettere certamente al loro livello da questo punto di vista”. Ma il campione elvetico si è anche soffermato sulle qualità tecniche di Auger-Aliassime. “Avevo notato che era speciale quando ci eravamo allenati insieme a Dubai”, ha proseguito. “La sua capacità di accelerare su tutti i colpi, dritto, rovescio e prima di servizio, gli sarà molto utile in futuro. Ha anche un ottimo gioco di gambe”.

Insomma, il ragazzino è forte per davvero e può già competere con i migliori. Lo dice Federer e c’è da fidarsi. Lo dicono i risultati che continua a macinare. E la prossima tappa da bruciare potrebbe essere molto grossa. Intanto, agli ottavi di finale incontrerà il georgiano Nikoloz Basilashvili, contro il quale se non parte favorito – i bookmakers giurano di sì – certamente ha tutte le carte in regola per vincere ancora. Una vittoria lo metterebbe in scia di Shapovalov anche per quanto attiene alla statistica sulla prima semifinale raggiunta in un Masters 1000. Denis ci riuscì a Montreal nel 2017, dopo aver sconfitto Nadal; sulla strada di Felix, eventualmente, ci sarebbe uno tra Coric e Kyrgios. Gente che al suo cospetto sembra già di un’altra epoca.

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