Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

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Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

A Sydney Petra vendica la sconfitta di Wimbledon con un match perfetto, Barty proverà a fermarla. A Hobart la giovane statunitense cerca il primo titolo WTA

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Petra Kvitova, WTA Premier Sydney 2019 (foto via Twitter @SydneyTennis)

SYDNEYAncora una volta la pioggia si è resa protagonista al WTA International di Sydney, causando un notevole ritardo nel programma delle semifinali. Tuttavia Ashleigh Barty e Kiki Bertens sono riuscite a completare il loro match e almeno gli spettatori presenti, prima di dover mettersi a riparo dall’acqua, hanno potuto assistere a uno spettacolo a dir poco avvincente.

Entrambe le giocatrici hanno un gioco particolarmente offensivo e possono vantare ottimi risultati anche nel doppio, con l’australiana che forse è più propensa al gioco di volo anche in singolare ed è dotata di maggior sensibilità rispetto all’olandese. Cercando quindi di sfruttare al massimo queste sua abilità, Ash si è recata spesso a rete cercando di togliere tempo alle manovre di Kiki. Nel primo set i servizi sono stati dominanti tanto che, giunte al tie-break, proprio grazie ad un ace Bertens è riuscita a chiudere 7-4. Col passare dei game la numero 9 del mondo, forte del vantaggio acquisito, ha iniziato a rendersi anche lei più propositiva, ma nonostante l’ottima copertura della rete, Barty in numerose occasioni è riuscita a passarla con colpi tanto notevoli quanto efficaci. Un solo break nel quinto game le è bastato per riportare il match in equilibrio e con un altro, al fotofinish del terzo set, si è portata a casa il match. Più ci si avvicinava all’epilogo più il livello si alzava, e proprio nei momenti cruciali Barty ha messo a segno un paio di punti da incorniciare: con una volée in allungo si è aperta la strada per il break sul 5-5 e con un pallonetto di rovescio a una mano ha aperto l’ultimo game, quello che le ha consegnato la meritata vittoria. Questo successo dunque le consente di tornare a giocarsi la finale a Sydney dopo 12 mesi (persa con Kerber) ma soprattutto, considerando la prestazione convincente, le dà grande fiducia in vista degli Australian Open dove il pubblico, come oggi, sarà tutto dalla sua parte.

Nella seconda semifinale si sono incontrate per la seconda volta Petra Kvitova e Aliaksandra Sasnovich. L’unico precedente tra le due è stato a dir poco memorabile e risale ad appena sei mesi fa: si erano incontrate al primo turno di Wimbledon dove la bielorussa, sfruttando al massimo la sua risposta, aveva portato a casa la partita con tanto di bagel nel terzo set. Entrambe le finali WTA raggiunte da Sasnovich risalgono a quando giocava da qualificata: Seoul 2015 (perso contro Begu) e Brisbane 2018 (perso contro Svitolina).

 

Oggi però non era la sua giornata. In appena 66 minuti una Kvitova dirompente ha raggiunto la sua prima finale del 2019, lasciando appena tre giochi alla malcapitata Sasnovich. La bielorussa ha comunque fatto registrare una statistica interessante: è la quinta volta negli ultimi sei anni che una qualificata raggiunge le semifinali di Sydney; addirittura nel 2014 Pironkova vinse il titolo e Puig arrivò seconda due anni dopo. Dopo un grande avvio di Kvitova (3-0), Sasnovich ha avuto tre occasioni di rientrare in partita, ma ha da recriminare solo sulla terza, sciupata con una risposta in rete su una seconda abbordabile della ceca. Il colpo che ha fatto la differenza in favore di Kvitova è il rovescio, quello di solito meno affidabile, con il quale oggi ha disegnato traiettorie imprendibili. Nel secondo set Sasnovich è rimasta in partita solo nei primi quattro giochi. Una volta subito il break nel quinto, la partita è scivolata nelle mani della numero 8 WTA, che ha chiuso anche con ottimi numeri al servizio (solo due punti persi con la prima nel secondo parziale). Kvitova -campionessa a Sydney nel 2015- tornerà a giocare una finale dopo sei mesi di attesa, dal torneo di Birmingham 2018. Proprio al torneo sull’erba del centro Inghilterra (del 2017 però) risale l’ultimo dei due precedenti con Ashleigh Barty, sua avversaria nell’ultimo atto. In entrambi casi ha vinto Petra, ma non si sono mai scontrate sul cemento.

 

HOBART  La prima semifinale del torneo WTA International di Hobart ha visto opposte Belinda Bencic e Anna Schmiedlova. L’incontro è stato equilibrato per due set abbondanti ma si è sempre avuti l’impressione che Anna fosse in controllo delle operazioni e infatti, nel parziale decisivo, la svizzera appena è andata sotto nel punteggio ha iniziato a lasciarsi andare. La 24enne slovacca ha poi riconosciuto le difficoltà nel giocare contro Bencic, soprattutto per il rapporto che le lega fuori dal campo: siamo molto amiche e non avrei mai voluto vincere contro di lei e domani, chiunque sarà la mia avversaria, non avrò nulla da perdere e giocherò senza pressione.” L’ultima finale giocata dalla numero 77 del mondo risale allo scorso anno a Bogotà quando batté Arrubarena.

Nell’altro incontri di giornata la testa di serie n. 6 Alizé Cornet, giunta in semifinale dopo aver battuto due tenniste fuori dalla top 300, interrompe bruscamente la sua corsa contro Sofia Kenin. Quest’ultima si dimostra per l’ennesima volta una giocatrice caparbia e con questo risultato, senza perdere neanche un set, raggiunge la prima finale della carriera (sarà la terza statunitense a giocarsi il titolo a Hobart dopo Madison Keys nel 2015 e Mattek-Sands nel 2011). Cornet, campionessa qui in Tasmania tre anni fa, è scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia sinistra e durante l’incontro ha anche ricevuto un medical time-out. Nonostante ciò è comunque riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria, soprattutto nel secondo set salendo 3-0, ma da quel momento in poi le sue condizioni sono peggiorate drasticamente e le vada dato almeno il merito di non essersi ritirata. La 20enne Sofia invece, continuando a spingere con il potente dritto come se niente fosse, ha portato a casa il match in un’ora e 14 minuti e in finale affronterà la slovacca Schmiedlova, già battuta nell’unico precedente sei mesi fa a New Haven.

con la collaborazione di Antonio Ortu

RISULTATI

Sydney, semifinali:

A. Barty b. [7] K. Bertens 6-7(4) 6-4 7-5
[5/WC] P. Kvitova b. [Q] A. Sasnovich 6-1 6-2

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Hobart, semifinali:

A. Schmiedlova b. B. Bencic 7-6(2) 4-6 6-2
S. Kenin b. [6] A. Cornet 6-2 6-4

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Paris c’est chic? Il meglio e il peggio degli outfit del Roland Garros

La moda parigina on court. Da Serena Williams a Roger Federer, passando per Fabio Fognini. Nike, Adidas, Armani, Uniqlo, Fila e Lacoste. I migliori e i peggiori outfit del Roland Garros 2019

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Parigi e la moda, un mariage inossidabile, quantomeno nell’immaginario collettivo e nella haute couture. Ma, nel quotidiano, non è più un connubio così scontato e lo si vede, a volte, anche in occasione del grande rendez-vous tennistico di Porte d’Auteuil. In campo e fuori. E allora diamo uno sguardo agli outfit dei protagonisti del Roland Garros 2019. Quali sono i più eleganti, i più improbabili, i più originali e i più banali?

Serena Williams – Virgil Abloh x Nike

Serena Williams – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un gusto che lascia un po’ a desiderare il due pezzi sfoggiato da Serena Williams che, lasciando scoperta la pancia, ricorda soprattutto un completino “da spiaggia”. L’associazione del bianco e del nero ci può anche stare ma il misto della fantasia “zebrata” e a macchie lo rende ancora meno elegante e troppo aggressivo. La mantella “a pipistrello” che completa la mise della campionissima non ne addolcisce per nulla l’effetto. Anzi. Insomma, non proprio classy.

 

Valerio Vignoli: bisogna riconoscere dei meriti a Virgil Abloh, creatore di questo outfit in collaborazione con Nike. Non è facile prendere delle scarpe da ginnastica, scrivere “air” sulla suola o “laces” sui lacci, aggiungere un pezzo di plastica arancione e rivenderle a quasi il doppio. Con questo stile “didascalico” è riuscito a diventare direttore artistico di Louis Vuitton. Così come non è facile vincere 23 titoli dello Slam venendo dalla malfamata periferia di Los Angeles, essere donna, essere nera, essere madre ed essere allo stesso tempo anche… umile. Nel mantello che copre questa sorta di bikini zebrato, tanto audace quanto difficile da portare con eleganza, erano scritte in francese le parole “madre, campionessa, regina, dea”. Messaggio positivo ma anche ambizioso soprattutto se poi dichiari che “lo so, è tanto da portare con sé. Ma lo è anche essere Serena Williams”. Insomma, dopo la polemica dell’anno scorso per la tutina aderente nera da pantera, la fuoriclasse statunitense piazza un altro (fashion) statement a Parigi. “More than an athlete”, come LeBron James, che piaccia o no.

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobali: una certa finezza per il completo vintage anni Settanta di Roger Federer, che alterna una polo color crema con striscia grigio-tortora sulla manica corta a pantaloncini (anch’essi grigio-tortora) con banda laterale dello stesso colore della polo. Un tocco di rosso ai bordi delle strisce – su maniche e shorts – e con i polsini “accende” la mise dello svizzero, il rosso che ovviamente richiama il logo del brand giapponese. Molti lo hanno trovato un po’ scialbo. Sarà, ma il color crema e il grigio, per giunta indossati da Federer, sul campo in terra rossa fanno un gran bell’effetto…

Valerio Vignoli: no l’ispirazione per i colori di questo completo di Federer non è arrivata dagli impiegati della posta. Ma dagli anni Settanta. A rivelarlo lo stesso campione elvetico che si era reso conto di non avere mai indossato il crema con il marrone (più tortora in realtà ad essere precisi). La mente però va anche al completo indossato da Gustavo Kuerten in occasione della sua ultima vittoria nel 2001, con il rosso al posto del blu come terzo colore. In generale come al solito sempre molto stylish lo svizzero, anche se avrei visto questo outfit meglio per la stagione nordamericana, che sulla terra rossa, dove colori sul blu o azzurro risaltano meglio sull’arancione vivo della superficie.

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: per questo Roland Garros, il brand francese indossato da Djokovic punta su strisce oblique e asimmetriche nere e arancioni sulla polo bianca. Un outfit un po’ troppo banale e senza verve, che non manca invece al campione serbo. Molto più vivace la variante della polo arancione intenso che, richiama, ovviamente, la stagione sull’ocra.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: prosegue sempre all’insegna della geometria il sodalizio tra Djokovic e il marchio del coccodrillo. Tutto in perfetto stile “RoboNole”. Peccato che la macchina si sia inceppata questa volta. La strada però è segnata nel gioco come negli outfit: essenzialità e sostanza sono le parole chiave. A qualcuno può annoiare ma di solito si rivela vincente. L’assenza di creatività è innalzata ormai a tratto distintivo e quasi motivo di vanto. Lacoste l’ha capito e sposa questa filosofia, con il pericoloso rischio di cadere nella ripetizione.

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: lasciano alquanto perplessi i completini Nike dedicati al Roland Garros 2019, soprattutto quelli dal tema macabro e spettrale con tanto di scheletri bianchi che impugnano una racchetta, immersi in una sorta di “selva oscura”, il tutto su fondo ovviamente nero. Cosa vorrà dire? Molto meglio la versione più “bucolica” e decisamente green indossata dalle ragazze (Halep e Garcia), con tante piccole api sulla t-shirt (anch’esse bianche su fondo nero). Che sia un messaggio contro l’inquinamento e il riscaldamento climatico? Se sì, l’idea è decisamente carina. Però molto meno carini gli shorts con le api indossati da Khachanov; sui maschietti pantaloncini così fanno inesorabilmente un effetto pigiama!

Simona Halep – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: ok le fantasie originali, ok il nero su nero, ok le scarpe gialle (per gli uomini) e lilla (per le donne) sul già menzionato total black. Però le fantasie originali diverse tra pantaloncini e maglietta, il nero su nero, e le scarpe a contrasto sono decisamente troppo tutto insieme. Chi come Khachanov e altri maschietti ha scelto di utilizzare questa combo è finito vittima delle esagerazioni del noto brand del baffo. È andata meglio a chi ha usato con parsimonia tutti questi elementi come del Potro o molte delle fanciulle. Insomma, l’originalità va bene quando non si sfocia nella confusione che fa effetto “patchwork”.

Collezione Adidas

Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: la collezione Adidas punta sul classico, utilizzando il nero, ravvivato quanto basta da un tocco di blu elettrico e bianco per le ragazze. Sobri e allo stesso tempo molto eleganti i vestitini indossati da Garbiñe Muguruza e Kiki Mladenovic, che ne esaltano la linea perfetta del corpo slanciato. Bello e originale il gonnellino nero a pieghe con quadrati azzurri sul bordo inferiore, vezzoso quanto basta, che aggiunge un tocco di raffinatezza. Per i ragazzi il contrasto tra le due tinte è molto più netto: un completo classico con t-shirt di un celeste luminoso e pantaloncini scuri. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. E poi, il fatto che questi outfit vengano realizzati con materiali ecologici e promuovano la campagna contro la plastica nei mari, li rende ancora più irresistibili.

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: l’azzurro sulla terra è un must. La causa ecologista è più che lodevole. Però il completo dei vari Thiem e Tsitsipas era veramente un tantino troppo “lineare”, all’apparenza quasi “cheap”. Qualche fronzolo in più non sarebbe guastato. Li hanno tenuti tutti per le ragazze producendo davvero un ottimo risultato e confermando di essere spesso un passo in avanti rispetto agli arcirivali americani negli ultimi tempi.

Fabio Fognini – Emporio Armani

Fabio Fognini – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un completo in perfetto stile Armani quello indossato da Fabio Fognini. Un po’ austero ma grintoso, ravvivato da alcune strisce azzurre e grigie. Il colletto alla coreana della maglietta aggiunge un tocco di raffinatezza; la parte finale della t-shirt, il cui blu notte sfuma verso il celeste ne addolcisce la linea decisamente grintosa. Insomma, bisogna ammetterlo, anche il completo è da Top 10!

Valerio Vignoli: la collaborazione all’insegna dell’italianità tra Fognini ed Emporio Armani non era partita nei migliori dei modi. Una magliettina mezza verde fluo e mezza grigia in Australia un po’ da pugno nello stomaco, una coreana blu senza infamia né lode a Montecarlo, un’altra coreana bianconera con lo skyline di Roma al Foro Italico fin troppo patriottica. A Parigi le cose vanno meglio con la solita coreana in versione blu scuro, con striature orizzontali bianche e blu chiare. La celeberrima sobrietà del marchio finalmente è uscita fuori per festeggiare l’entrata in Top 10 del nostro miglior tennista negli ultimi vent’anni.

Ashleigh Barty – Fila (Rolando Collection)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Laura Guidobaldi: Fila ha puntato sulla sobrietà, anche se le geometrie “sregolate” della canotta ravvivano un outfit altrimenti tendente al classico. Il gonnellino nero… un must che ha sempre il suo perché.

Valerio Vignoli: il completo perfetto per rappresentare Ashleigh Barty. Semplice ma con un tocco retrò. Come il suo gioco potente e contemporaneo, condito da quelle variazioni che oggi sono sempre più rare nel tennis femminile.

Kei Nishikori – Uniqlo

Kei Nishikori – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: che dire del completo di Nishikori? Una “tavolozza” di colori decisamente male assortiti. Rosa acceso, bianco, nero, giallo e celeste/petrolio. Non proprio di buon gusto…

Valerio Vignoli: il solito obbrobrio che Uniqlo appioppa a Nishikori. Se si aggiungono i pantaloncini color verde petrolio si conclude una combinazione assolutamente priva di senso. Che contrasta tra l’altro con la semplicità cromatica dei completi riservati dal brand giapponese a Federer. Ma magari è lo stesso Nishikori a scegliersi l’outfit. E allora forse sarebbe perfino più grave, rivelando sintomi evidenti di daltonismo.

a cura di Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

La boutique parigina di Rafa Nadal

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WTA

A Maiorca ritorno con vittoria per Sharapova. Osaka la spunta a Birmingham

Masha soffre per un set, poi ha vita facile contro Kuzmova. Anisimova annulla un match point e rimonta, Azarenka cede a Garcia dopo un gran inizio. In Inghilterra Osaka coi denti, poi la pioggia

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Naomi Osaka (foto via Twitter, @the_LTA)

Non dev’essere facile essere Maria Sharapova e non poterlo dimostrare sul campo. Non dev’essere facile soffrire come una bestia per un set intero, il primo, per tenere testa all’entusiasmo di una ragazzotta di buone speranze come Viktoria Kuzmova, sua avversaria nel turno inaugurale dell’International maiorchino. Ferma da più di quattro mesi per colpa della solita spalla ballerina nuovamente operata, Maria ha accettato di buon grado l’invito offertole dagli organizzatori del torneo di Maiorca con l’intento di ritrovare confidenza, come si dice, in vista del ritorno sugli amati campi di Church Road: il primo test è stato probante e certamente utile.

Il match è finito in discesa ma non è stato lontano dal trasformarsi in una ripidissima scalata, in fondo a un primo tempo giocato sul filo del rasoio e chiuso al tie break al secondo set point dopo che Masha era stata costretta a salvarne un paio a sua volta. Non solo, poco prima, messa in difficoltà dalle buone abilità in risposta e dall’encomiabile capacità di generare angoli acutissimi della giovane rivale, Sharapova nell’undicesimo gioco era stata obbligata a rispondere per salvare capra e cavoli, riuscendovi grazie a qualche missile vintage sulle righe e alla scarsa abitudine di Kuzmova a fronteggiare simili personalità.

Risolto il dilemma, nel secondo set Masha si è sciolta in maniera inversamente proporzionale all’avversaria delusa, alla quale ha concesso la miseria di sei punti nell’intero parziale. Salva l’ex numero uno del mondo – per lei possibile secondo turno contro Angie Kerber, oggi piazzata in chiusura di programma -, e salva Amanda Anisimova: al battesimo stagionale sull’erba la teenager del New Jersey ha rischiato grossissimo contro Tereza Martincova, qualificata e discreta erbivora, vincendo in rimonta dopo aver annullato anche un match point nel tie break del secondo. Niente da fare invece per Vika Azarenka, alla quale non è stato sufficiente un entusiasmante primo set dal sapore antico per aver la meglio su Caroline Garcia, in fase di ritrovata fiducia dopo il successo raccolto a Nottingham un paio di giorni fa.

 

Meno carne al fuoco quest’oggi a Birmingham, anche a causa della pioggia che, come d’abitudine, ha costretto tutti a un’interruzione tutt’ora protraentesi. Per ciò che riguarda gli incontri completati, da segnalare il sofferto successo ottenuto dalla numero uno del mondo Naomi Osaka contro Maria Sakkari, non certo una specialista del verde, e il ritorno alla vittoria di Jelena Ostapenko contro Iga Swiatek, non ancora a suo agio sui campi in erba, alla quale ha lasciato appena due giochi. Niente festa, infine, per Ekaterina Aleksandrova, ieri segnalata dal computer al best ranking di numero cinquanta WTA, battuta in due da Petra Martic.

Birmingham, primo turno:

P. Martic b. E. Alexandrova 6-3 7-5
[8] J. Goerges b. D. Yastremska 3-6 6-4 6-3
[Q] Kr. Pliskova b. [Q] V. Tomova 6-3 6-4
J. Ostapenko b. [Q] I. Swiatek 6-0 6-2
[1] N. Osaka b. M. Sakkari 6-1 4-6 6-3
Y. Putintseva b. [WC] H. Dart 6-1 6-4

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Maiorca, primo turno:

O. Jabeur b. [Q] K. Juvan 7-5 7-6(5)
[2] A. Sevastova b. [Q] V. Lepchenko 6-3 7-6(5)
[WC] S. Stosur b. S. Zheng 6-4 7-5
[Q] S. Rogers b. S. Zhang 6-2 6-2
A. Anisimova b. [Q] T. Martincova 3-6 7-6(7) 6-4
[6] C. Garcia b. V. Azarenka 1-6 6-4 7-5
[WC] P. Badosa Gibert b. A. Riske 6-7(2) 7-5 7-5
[WC] M. Sharapova b. V. Kuzmova 7-6(8) 6-0
A. Cornet b. [Q] S. Sorribes Tormo 6-0 6-1
[1] A. Kerber b. [Q] Y. Bonaventure 7-5 4-6 6-2

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ATP

Ad Halle Federer si sente a casa: stavolta Millman cede in due set

Roger, all’esordio stagionale su erba, supera l’australiano che l’aveva eliminato allo scorso US Open. Il secondo turno sarà un classico contro Tsonga

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Roger Federer - Halle 2019 (foto via Twitter, @ATPHalle)

Dopo aver dimostrato che è ancora in grado di vincere qualche incontro anche sul rosso, Roger Federer torna sugli amati prati di Halle in cerca del decimo titolo – anzi, der zehnte, come più o meno dicono in Vestfalia – che gli varrebbe anche la seconda testa di serie a Wimbledon.

Il primo ostacolo è John Millman, lo sconosciuto che allo scorso US Open aveva eliminato Fabio Fognini al secondo turno e che poi si era regalato un quarto d’ora abbondante di celebrità e una classifica insperata battendo proprio il fenomeno di Basilea, cosa che aggiunge un po’ di pepe a questa sfida e appesantisce ulteriormente l’obbligo di vincere da parte di Federer. Inoltre, forse per la nazionalità, forse perché ha due tronchi al posto delle gambe, sull’erba l’australiano non sembra affatto fuori dal suo ambiente.

Se, poi, citiamo Federer (“l’erba non ti perdona, perdere un attimo la concentrazione può costarti il set. Millman non ti regala mai nessun punto, è un esordio abbastanza duro”), ecco spiegata la tensione portata in campo quest’oggi dal numero tre del mondo. Tuttavia, pur con un avversario poco disposto a fare da spalla, un’ottima giornata al servizio e la ricerca costante del comando degli scambi a prescindere da qualche errore di troppo consentono al venti volte campione Slam di vincere 7-6 6-3 senza correre veri rischi.

IL MATCH – Federer inizia in risposta, ma è lui che dirige il gioco andandosi a prendere i primi due punti con altrettanti dritti devastanti; è però lo stesso dritto a tradirlo subito dopo con tre errori, il secondo colpendo male una palla comoda da attaccare. Tenuto agevolmente il turno di battuta, sono ancora i gratuiti dal lato destro che gli impediscono di approfittare della non eccelsa percentuale di prime australiane.

Millman, per ora, non fa molto: non è in grado di allungare lo scambio contrastando efficacemente le accelerazioni e, giustamente, non rischia più del necessario nelle situazioni neutre visto che i regali arrivano anche dal rovescio svizzero, tanto che scappa pure una parolaccia in tedesco. Un nastro vincente precede il primo vero punto da Roger erbivoro (volée smorzata sull’attacco in controtempo), ma il servizio solido di John trova la complicità della risposta e sfuma un’altra occasione di andare a palla break.


Sul 4 pari, Millman trae visibilmente fiducia da uno scambio durissimo vinto sulla diagonale di dritto e non concede più nulla in battuta; qualche brivido al dodicesimo gioco con doppio fallo e dritto sbagliato da Federer, ma raggiunge l’avversario per il tie-break. Doppio fallo di Millman sul 2-1 e Roger va subito a prendersi un altro punto seguendo lo slice di rovescio, una biscia corta e insidiosa che la mano australiana non può gestire. Lo svizzero sale in cattedra e si prende il parziale oscurando l’altro, incapace di muovere il punteggio. Per Federer, due punti persi sulle 22 prime in campo, i gratuiti (totali e di dritto) che superano di un paio di unità i vincenti, mentre spicca quel 71% di seconde trasformato da Millman.

Si ricomincia con entrambi i contendenti ben centrati sui propri turni di battuta, almeno fino al sesto gioco quando, sul servizio del n. 57 ATP, si vedono le prime palle break dell’incontro: fallita la prima con uno sventaglio ampiamente largo, sulla seconda Roger accetta lo scambio lungo e incamera l’errore del trentenne di Brisbane. Giusto per creare un po’ di suspense, quello meno giovane va sotto 0-30 nel game successivo, ma oggi è intoccabile al servizio.

John resta in scia e, in battuta sul 5-3, Federer si inguaia con una volée di rovescio orrenda, mentre Millman guadagna una palla per rientrare con il quarto vincente di dritto. Lo svizzero rimette le cose a posto con il servizio e, per la 17a volta in altrettante apparizioni, passa al secondo turno dove troverà Jo-Wilfried Tsonga (11-6 i precedenti a favore dello svizzero) che ha superato Benoit Paire; il francese più folle ci ha messo del suo per agevolare la vittoria del compatriota, con tre doppi falli che gli sono costati il break in apertura e il nervosismo espresso nel corso dell’intero parziale; l’equilibrio del secondo set si è invece spezzato all’undicesimo gioco quando è stato ancora Paire a perdere la battuta.

 

GLI ALTRI INCONTRI – Oltre alle vittorie azzurre delle quali ci racconta il nostro inviato, nessun problema per il campione in carica Borna Coric che si libera in due set di Jaume Munar e raggiunge agli ottavi il qualificato Joao Sousa, autore dell’eliminazione di Jannik Sinner nel tabellone cadetto. Un break per set e 68 minuti sono sufficienti a Jan-Lennard Struff per superare l’ostacolo Laslo Djere che, al suo terzo incontro di sempre sull’erba, manca ancora l’appuntamento con la vittoria. A dispetto della semifinale della scorsa settimana a Stoccarda, la superficie non è la preferita neanche del tedesco che, però, fa valere il suo servizio (31 punti su 34 prime in campo e una buona conversione anche con la seconda battuta). Contro Karen Khachanov, si preannuncia una sfida a “spacca la palla”.

La bella prova del classe 2000 Rudolf Molleker si ferma nel tie-break del secondo set quando, sul match point a favore, il suo lob finisce appena lungo e il qualificato Sergiy Stakhovsky, sempre pericoloso sull’erba, prende il sopravvento e chiude 6-2 al terzo. Bastano cinquanta minuti a David Goffin per liberarsi Guido Pella, mentre il numero 7 del seeding Roberto Bautista Agut annulla quattro set point a Taylor Fritz nel tie-break del primo set poi poi dilagare nel secondo parziale.

Risultati:

[1] R. Federer b. J. Millman 7-6(1) 6-3
[WC] J.W Tsonga b. B. Paire 6-4 7-5
R. Gasquet b. [WC] P. Gojowczyk 6-3 6-4
[7] R. Bautista Agut b. T. Fritz 7-6(10) 6-0
[4] B. Coric b. J. Munar 7-6(2) 6-3
[Q] S. Stakhovsky b. [WC] R. Molleker 3-6 7-6(6) 6-2
M. Berrettini b. [6] N. Basilashvili 6-4 6-4
[Q] A. Seppi b. [Q] M. Moraing 6-4 7-6(4)
J. Struff b. L. Djere 6-4 6-4
D. Goffin b. [8] G. Pella 6-1 6-1

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