Sasnovich, la risposta che elimina Kvitova. Wimbledon si riapre

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Sasnovich, la risposta che elimina Kvitova. Wimbledon si riapre

LONDRA – Una Sasnovich straordinaria piega alla distanza la favorita n.1. Avanzano Halep, Kerber e Muguruza. Diatchenko regala un’altra sorpresa: fuori Sharapova

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da Londra, il nostro inviato

 

DELUSIONE PETRA – Il torneo di Petra Kvitova, la prima favorita per i bookmaker, dura un solo turno: esce per mano di Aliaksandra Sasnovich, giocatrice che non aveva mai incontrato prima. Sasnovich, ventiquattro anni, “eroina” della Fed Cup 2017, con le sue prestazioni di alto livello aveva portato il team della Bielorussia sino alla finale. E sulla spinta dei successi di squadra ha compiuto un salto di qualità che le ha permesso per la prima volta in carriera di entrare fra le prime 50 del ranking.

Giornata di sole a Londra, con un vento non intensissimo ma instabile, che rende più complicate le condizioni di gioco. Sin dai primi game si capisce che per Kvitova sarà duraSasnovich è una tennista davvero solida; forse non potentissima, ma in compenso si muove molto bene in campo, sa contenere la pesantezza di palla dell’avversaria e anche contrattaccare. E alla nota incisività del rovescio sa ormai affiancare anche un dritto solido. Ma per Kvitova le cattive notizie non sono finite: la peggiore è che non riesce a ottenere punti facili con il servizio. Aliaksandra infatti risponde benissimo e obbliga Petra a giocarsi ogni quindici. Entrambe usano poco spin e la palla viaggia veloce, spesso a pochi centimetri dal nastro. Le palle break sono frequenti da entrambe le parti, ma alla fine a contare sarà l’unica convertita da Sasnovich nel settimo gioco. È quella decisiva per il 6-4 del primo set. Dovendo scegliere che cosa ha fatto la differenza direi la qualità della risposta di Aliaksandra, che in ribattuta è stata praticamente perfetta.

In avvio di secondo set Sasnovich ha un brevissimo passaggio a vuoto, un istante di rilassamento, in cui compie un paio di gratuiti evitabili durante lo scambio, e perde così per la prima volta la battuta. Kvitova mantiene il break di vantaggio sino al momento di servire per il set, ma al dunque si fa prendere dalla tensione. Con un paio di dritti lunghi regala il controbreak che rimette in corsa Sasnovich. La sensazione è che la partita potrebbe davvero finire in due set, se si completasse l’aggancio. Invece sul 4-5 ad Aliaksandra trema il braccio e perde per la seconda volta la battuta anche a causa di due doppi falli: fino ad allora ne aveva commesso uno solo in tutto il match. Dopo un’ora e 45 minuti di gioco tutto è in parità: 6-4 Kvitova.

Nel finale di secondo set a mio avviso la differenza non l’ha fatta la qualità di gioco, ma il “braccino” di Aliaksandra. Lo si capisce in avvio di terzo set.  Senza la pressione della vittoria a un passo, Sasnovich riprende a esprimersi al meglio, e ormai la partita si decide sul suo terreno: quello degli scambi prolungati. Kvitova non riesce proprio ad incidere con i colpi di inizio gioco e finisce per perdere lucidità man mano che il palleggio si allunga. Comincia a diventare importante anche il fattore fisico: Petra sembra appannata, mentre Aliaksandra è ancora pimpante, assorbe al meglio le accelerazioni dell’avversaria e finisce quasi sempre per provocarne l’errore. Sono addirittura due i break nei primi tre game, che le valgono un 3-0 “pesante”. Ora ha davvero in mano le sorti del match. E, al contrario che nel set precedente, Sasnovich questa volta invece di tremare si esalta. Il braccio viaggia ancora più veloce e sovrasta sotto tutti gli aspetti Petra: tecnicamente, fisicamente e mentalmente.  Il terzo set è un vero e proprio monologo che si conclude addirittura con un bagel: 6-0.

Petra Kvitova – Wimbledon 2018 (via Twitter, @wimbledon)

Forse Kvitova non ha avuto l’incisività dei giorni migliori e, specie di dritto, ha ricavato meno vincenti e più errori del previsto; ma occorre riconoscere molti meriti a Sasnovich che con la precisione in risposta, la costante profondità di palla e la eccezionale rapidità nel coprire il campo, ha praticamente impedito a Petra di impostare il match sull’uno-due. In più nel terzo set Aliaksandra ha veramente dato l’impressione di esprimersi al 100%: i due ace consecutivi con cui ha chiuso il match spiegano perfettamente il momento di una giocatrice in grande giornata, che ha saputo smentire i pronostici della vigilia.

MUGURUZA E HALEP SENZA AFFANNI – Come da tradizione il primo match del martedì sul Centre Court è riservato alla campionessa in carica. Il sorteggio ha deciso che la prima avversaria di Garbiñe Muguruza sia una giocatrice di casa, Naomi Broady. Ventotto anni, numero 138 del ranking (picco massimo 76), Broady è in tabellone grazie a una wild card ed è una tennista dalle caratteristiche molto particolari: servizio di grande potenza e rovescio a una mano. Che però non è sempre un colpo affidabile. Ma visto che nemmeno il dritto è del tutto stabile, quando colpisce Naomi non si sa mai cosa aspettarsi: buone palle incisive ma anche errori del tutto gratuiti. Muguruza dà l’impressione di essere tesa, pesa l’esordio da campionessa in carica su un campo tanto importante; ma la sua avversaria non ha le armi per metterla davvero in difficoltà: gli oltre cento posti di differenza in classifica si vedono tutti, e non basta il sostegno del pubblico per colmare il gap. Garbiñe chiude il primo set 6-2. Più combattuto il secondo set, in cui Muguruza non riesce a sfruttare tre palle break consecutive sul 4-3, e poi nemmeno un match point sul 5-4. Non è, almeno per oggi, la giocatrice incisiva del 2017, anche se non soffre mai sui propri turni di battuta. La sensazione è che Garbiñe più che voler andare a prendersi il match speri in un regalo dell’avversaria. Cosa che avviene sul 6-5, quando Broady esordisce con due doppi falli e un gratuito. Game perso a zero e chiusura per 6-2, 7-5. In tutto il match Muguruza non ha mai perso la battuta e nel secondo set non ha nemmeno concesso palle break. Ma per avere una valutazione più attendibile delle sue condizioni occorrerà vederla all’opera di fronte a un ostacolo più alto.

Debutto con vittoria per la numero 1 del seeding e mondiale Simona Halep, che liquida la giapponese Nara, numero 100 WTA in due set. Tolti i games iniziali di apprendimento all’erba, la romena prende le misure al campo e alla nipponica, spingendo dalla linea di fondo e mettendo pressione alla minuta avversaria. Anche qualche avventura a rete per la rumena, sebbene non con uno stile impeccabile. La giapponese mette tutta sé stessa in campo, ma oggi Halep è troppo per lei. Primo set in archivio. La musica non cambia col passare dei games: Halep macina da fondo, Nara mette l’elmetto e i pattini, cercando di ribattere le bordate della neo campionessa del Roland Garros. Match che non propone sussulti di rilievo, Halep continua alla sua velocità di crociera, mentre la giapponese va spesso fuori giri, costretta a giocare ad un livello troppo alto per le sue possibilità. Halep conclude col servizio, conquistando così set, match e secondo turno. Prossimo incontro con la cinese Zheng,

PARTITA ‘VERA’, MA KERBER È SUPERIORE – La tedesca Kerber, appena rientrata tra le prime 10 giocatrici del mondo, vince con qualche difficoltà la sua partita di primo turno contro la russa Zvonareva, mai incontrata in precedenza nonostante le due siano veterane del circuito. Le due giocatrici entrano in campo con lo stesso record a Wimbledon (23 vittorie e 10 sconfitte) e hanno in comune l’avere raggiunto su questi campi una finale, persa da entrambe contro Serena Williams (Kerber nel 2016 e Zvonareva nel 2010). La russa, passata dalle qualificazioni, dimostra di avere ancora i numeri di quando raggiunse la seconda posizione mondiale, ma paga la minore abitudine a tornei così importanti, essendo questo il suo primo slam negli ultimi tre anni. I numerosi infortuni e soprattutto la pausa per maternità, però, l’hanno forse migliorata da un punto di vista caratteriale.

Kerber sembra un po’ distratta si fa rimontare in entrambi i set, ma alla fine piega l’avversaria di esperienza e mostra un buono stato di forma generale; a parte la vittoria a Sydney, infatti, negli altri dieci tornei giocati nel 2018, in ben sette occasioni ha perso da una delle finaliste e in cinque di queste dalla vincitrice del torneo (Dubai e Roma da Svitolina, Miami da Stephens, Roland Garros da Halep e Eastbourne da Wozniacki). Al prossimo turno incontrerà la qualificata Liu. Per Kerber c’è anche un’altra notizia: tra le sue ipotetiche avversarie agli ottavi di finale non c’è più Caroline Garcia, la favorita per classifica, che ha lasciato il torneo per mano di Belinda Bencic. Se può essere considerata una sorpresa in virtù del recente stato di forma della svizzera, non lo è del tutto considerando le attitudini delle due giocatrici. Bencic è quasi da definirsi una giocatrice erbivora, e certamente ottiene maggior vantaggio dalla superficie rispetto a quanto riesca a fare la francese. La sesta testa di serie non conferma quindi gli ottavi di finale raggiunti nella scorsa edizione, quando forse aveva approfittato di un tabellone sin troppo morbido prima di arrendersi a Johanna Konta.

ELIMINATA ANCHE MARIA SHARAPOVA – Dopo quella di Petra Kvitova, nella serata di Wimbledon arriva, inattesa, l’eliminazione di Maria Sharapova, nel derby russo contro la connazionale Vitalia Diatchenko (27 anni, numero 132 del ranking). Diatchenko è entrata nel main draw passando dalle qualificazioni: personalmente considero sempre con molto rispetto le qualificate, specie al primo turno, perché in confronto alle altre giocatrici arrivano più rodate all’impegno. Va detto però che le qualificazioni di Wimbledon si giocano su altri campi, quelli di Roehampton. Al contrario Sharapova non ha affrontato gare ufficiali sull’erba: la scorsa settimana ha solo giocato in esibizione (sconfitta da Maria Sakkari, per quanto possa contare in questi casi l’esito). Diatchenko rientra nella categoria di giocatrici definite “quadrumani” da Gianni Clerici, visto che colpisce a due mani sia il dritto che il rovescio. Serve con la destra, e la destra è la mano dominante (rimando a questo articolo per gli approfondimenti), ma con il dritto impugna in modo davvero personale: sovrapponendo quasi interamente le due mani. Faccio fatica a ricordare casi simili; nel golf, se non sbaglio, si possono “intrecciare” indice e mignolo delle due mani, ma non si arriva sino a questo punto.

La partita inizia con una girandola di break, come spesso è accaduto nei match recenti di Sharapova. Come dire che Maria è ancora una ottima ribattitrice (lo è sempre stata lungo tutto la carriera) ma al contrario fatica a consolidare quello che costruisce nei game di risposta, a causa di un servizio non sempre efficiente. Sono sei i break nei primi otto giochi. Poi la partita si assesta, e si comincia a seguire la logica dei servizi. Decide il tiebreak in cui Sharapova prevale 7-3. Pur con le differenze di impugnatura, Diatchenko produce un tennis “sharapoviano”, a cominciare dal grunting, e qualche volta sembra che gli scambi siano costruiti da due giocatrici allo specchio, tanto si somigliano sul piano tattico. Secondo parziale: Sharapova brekka l’avversaria nel secondo game e sembra nella condizione di chiudere in due set. Invece al momento di servire per il match, sul 5-4, perde la battuta, e si ritrova ad affrontare un secondo tiebreak. Questa volta a vincerlo, ancora per 7-3, è Vitalia. E così le somiglianze in campo diventano anche aritmetiche sul tabellino: 7-6(3), 6-7(3), dopo due ore e 18 minuti di gioco.

Sharapova aveva in mano la partita e ora si ritrova a doverla rivincere nel terzo set. Le cose sembrano mettersi per il meglio quando per due volte ottiene il break, ma per due volte non riesce a consolidarlo, perdendo subito a sua volta il servizio. Diventa così determinante il decimo gioco: Maria serve per rimanere nel match sul 4-5, ma perde la battuta per la terza volta. Significativo che, sul 30-40, il punto finale arrivi con un doppio fallo. Percentuale di prime per Sharapova nel terzo set: 45%. 6-7 (3), 7-6(3), 6-4: tre ore e 8 minuti sono occorsi a Diatchenko per ottenere la più importante vittoria della carriera: a livello Slam non aveva mai battuto una giocatrice fra le prime 50 del ranking. Da parte sue Sharapova conferma che per tornare ai massimi livelli ha assolutamente bisogno di ritrovare maggiore efficacia in battuta. 8 ace e 11 doppi falli il dato conclusivo, ma più che i picchi al servizio (positivi e negativi), a mio avviso è il rendimento medio da migliorare. Al prossimo turno Diatchenko troverà Sofia Kenin: un’altra russa (nata a Mosca) che è andata a vivere negli USA, ma che a differenza di Sharapova ha cambiato nazionalità: oggi gioca da statunitense.

hanno collaborato Stefano Ancilli e Corrado Boscolo

Risultati:

[3] G. Muguruza b. [WC] N. Broady 6-2 7-5
[1] S. Halep b. K. Nara 6-2 6-4
A. Sasnovich b. [8] P. Kvitova 6-4 4-6 6-0
[22] J. Konta b. N. Vikhlyantseva 7-5 7-6(7)
[Q] V. Diatchenko b. [24] M. Sharapova 6-7(3) 7-6(3) 6-4
[11] A. Kerber b. [Q] V. Zvonareva 7-5 6-3
B. Bencic b. [6] C. Garcia 7-6(2) 6-3
[17] A. Barty b. S. Voegele 7-5 6-3
K. Flipkens b. H. Watson 6-4 7-5
[18] N. Osaka b. M. Niculescu 6-4 6-1
[14] D. Kasatkina b. J. Fett 6-2 7-5
L. Arruabarrena b. A. Bogdan 6-1 3-6 8-6
A. Van Uytvanck b. P. Hercog 6-2 6-2
D. Cibulkova b. A. Cornet 7-6(3) 6-1
S. Vickery b. M. Vondrousova 6-1 6-2
V. Lapko b. C. McHale 5-7 7-5 7-5
J. Brady b. K. Kozlova 6-2 6-7(4) 6-2
Y. Putintseva b. M. Linette 6-3 3-6 10-8
T. Townsend b. P. Parmentier 6-2 6-4
A. Riske b. [LL] M. Duque-Marino 6-1 6-1
[26] D. Gavrilova b. [LL] C. Dolehide 6-2 6-3
[Q] S. Sorribes Tormo b. K. Kanepi 7-6(5) 6-1
S. Kenin b. M. Sakkari 6-4 1-6 6-1
C. Suarez Navarro b. C. Witthoeft 6-2 6-4
[Q] C. Liu b. A. Konjuh 6-2 6-7(3) 6-3
[Q] E. Bouchard b. [WC] G. Taylor 6-0 4-6 6-3
[WC] K. Boulter b. V. Cepede Royg 6-4 5-7 6-4
S.W. Hsieh b. [30] A. Pavlyuchenkova 6-4 4-6 6-3
S. Stosur b. S. Peng 6-4 7-5
S. Zheng b. Q. Wang 6-3 4-6 6-1
[28] A. Kontaveit b. D. Allertova 6-2 6-2
[15] E. Mertens b. D. Collins 6-3 6-2
[12] J. Ostapenko b. [WC] K. Dunne 6-3 7-6(5)

Il tabellone femminile

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Djokovic rinasce a Wimbledon

LONDRA – Anderson acciaccato battuto in tre set (ha avuto cinque set point nel terzo). Quarto trionfo a Londra, tredicesimo Slam in carriera. Tornerà numero 10 ATP

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[12] N. Djokovic b. [8] K. Anderson 6-2 6-2 7-6(3) (da Londra, il nostro inviato)

 

Quarto titolo ai Championships, tredicesimo Slam, ritorno in top 10 (proprio alla decima posizione), altro che “non so se giocherò la stagione su erba“, come disse dopo essere stato sconfitto da Marco Cecchinato ai quarti del Roland Garros. Il gran torneo di Novak Djokovic, con il capolavoro del successo in cinque set su Rafa Nadal nella semifinale divisa in due parti, gli ha consegnato, come regalo e premio, una finale che è stata una passerella per due set, e una lotta solo nel terzo. Il povero Kevin Anderson, alla seconda sconfitta nell’atto conclusivo di un Major dopo lo US Open 2017 (perse da Nadal), non è riuscito a muoversi al 100% in campo, come ampiamente prevedibile dopo le tremende maratone (4 ore e un quarto contro Federer, 6 ore e mezza contro Isner) che ha eroicamente vinto per conquistarsi questa partita.

SPIETATO NOLE – Fin dall’inizio, e qualche maligno in tribuna stampa dice fin dal palleggio di riscaldamento, si vede chiaramente che Anderson è menomato nei movimenti, in particolare pare avere difficoltà ad affondare con efficacia gli appoggi. Voci dal clan sudafricano, ufficiose, sostenevano che il problema maggiore fossero vesciche sotto i piedi, oltre agli ovvi indolenzimenti muscolari assortiti. Sia come sia, il primo set scappa rapidamente in favore di Djokovic, che brekka al primo e al quinto game, per poi chiudere 6-2. A parte qualche sprazzo come alcuni servizi vincenti, e un paio di buone accelerazioni da fondo qua e là, Kevin non sembra davvero in grado di difendere le sue possibilità. Anderson si fa massaggiare il braccio al cambio campo, ma in effetti è l’unica cosa che gli viaggia fluida.

È stata dura recuperare dopo le semifinali, venerdì non ho praticamente dormito, sabato è andata meglio, ma alla fine la partita non è stata condizionata da questo, quanto dal fatto che non sono riuscito a giocare il mio miglior tennis“, si schermisce con grande signorilità Kevin. “Ero nervoso all’inizio, dopo mi sono sentito molto meglio“.

Giustamente, Nole non si fa intenerire, palleggia solido senza esagerare, si concentra a mettere in campo più risposte possibili, e questo gli è più che sufficiente. Il pubblico mormora, e cerca di incoraggiare Anderson con autentiche ovazioni ogni qualvolta Kevin piazza un vincente, ma non c’è nulla da fare. Frastornato, il sudafricano commette anche diversi doppi falli, oltre a fallire accelerazioni di dritto che di solito non sbaglia mai. Due break subiti anche nel secondo parziale per lui, e solo un sussulto, con palla per recuperarne uno, sul 2-5 con Nole al servizio per il secondo set: Anderson è sotto il proverbiale treno, 6-2 6-2 Djokovic. Era la prima palla break mai ottenuta da Kevin in una finale Slam, non ne aveva avute nè contro Nadal a New York, nè ovviamente contro il serbo finora. Non è passata nemmeno un’ora e un quarto, sto immaginando il disappunto dei tanti che, mesi e mesi fa, hanno pagato anche migliaia di sterline per un posto sul Centre Court oggi.

CONCLUSIONE TESA – Il match prosegue, e colpo dopo colpo è sempre evidente la difficoltà di Anderson ad affondare gli appoggi. Può essere che in effetti il problema di vesciche sia davvero quello che lo limita maggiormente. Il suo orgoglio nel rifiutarsi di mollare, facendo il pugnetto a ogni punto conquistato, è assolutamente ammirevole. Gli applausi quando sale 4-3 nel terzo set, tenendo il quarto servizio, sono assordanti, quando Hawk-Eye dà torto a Djokovic poco dopo su un dritto di Kevin ancora di più, e quando arriva addirittura la seconda palla break per Anderson nel match si rischia la standing ovation. La cosa, chiaramente, non infastidisce minimamente Nole, che piazza due servizi vincenti, va 4-4, ed esulta pure lui, quasi contento di aver avuto finalmente una scusa per farlo. Forse in questa fase finale del set Djokovic potrebbe stare accusando un minimo di emozione, vedendo il traguardo tanto vicino, due doppi falli commessi nel decimo game ne sono un sintomo. E rischiano di costargli cari, perché regalano un set-point a Kevin, annullato con un bello scambio in pressione, con tanto di riga esterna presa. Ne arriva incredibilmente un terzo, di doppio errore, il sole che ora punta dritto negli occhi del serbo sicuramente è una concausa, ricordiamo che gioca con le lenti a contatto. Nole annulla senza problemi anche questo secondo set-point, e pareggia 5-5, sinceramente queste sue difficoltà sono giunte inaspettate, anche perchè se le è procurate da solo.

Mi sentivo benissimo i primi due set, poi lui è salito tanto nel terzo, è stato il giocatore migliore in quella fase, ma io ho creduto in me stessospiega Novak alla ESPN subito dopo il match. “Più vinci, più fiducia puoi avere, fiducia su cui contare“.

Bravo, bravissimo Kevin a stare lì, adesso sta servendo bene, mentre Djokovic accenna qualche movimento di stretching. Tiene a zero la battuta il sudafricano, garantendosi il tie-break (con Nole ne ha vinti 3 su 3 in passato). Ma i problemi del serbo continuano, va sotto 0-30, poi 15-40 sbagliando un dritto, e sono altri due set-point per Anderson. Fallisce il primo, bel dritto di Djokovic sul secondo, poi ancora gran pressione di Kevin e ne arriva un terzo, totale 5 nel set. Gli scappa lunga la risposta, però, e poco dopo si arriva al tie-break. Il nervosismo che all’improvviso sta attanagliando Nole si capisce anche dai diversi gesti, anche polemici, che rivolge verso il box giocatori, non si capisce se rivolto al suo clan o agli accompagnatori di Anderson. Siamo a 2 ore e 10 di parita, questo terzo set lottato sta salvando il pomeriggio. Ritrova concentrazione ed efficacia Djokovic, allunga sul 5-2, e chiude senza altri affanni per 7-3. Applausi e un bell’abbraccio per Anderson, che più di così non poteva fare, cuori mandati al pubblico per Nole, che si scrolla di dosso un periodo da incubo durato due anni.

“Durante gli ultimi due anni ho cercato di tenere un diario, per capire tutto quello che stavo attraversando. Ragazzi, se ne ho avuti, di alti e bassi! Ma è la vita, sono cose che succedono. Io ho cercato di migliorare e ritrovare il mio gioco, e questo è un grande, grande risultato. Mio figlio, voglio passare più tempo possibile con lui, parlandogli delle lezioni e delle esperienze che ho avuto nella mia vita. Ma c’è anche tanto che posso imparare da lui, è come fosse anche un mio maestro e un mio amico. Vederlo qui, con me, ora, è meraviglioso.
Tra quelli che hanno vinto 4 o più Wimbledon (Laver 4, Borg 5, Sampras 7, Federer 8), beh, forse quello a cui ho sempre guardato è Sampras, per me era un idolo. E ora gli sono arrivato vicino come numero di titoli Slam, è incredibile!

13 Slam sono tanta roba, 4 Wimbledon lo pongono sopra a gente del calibro di Boris Becker e John McEnroe (entrambi a 3 titoli qui). Bentornato, campione.

(in aggiornamento)

Il tabellone maschile

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Djokovic a un passo dal poker. Nessuna speranza per Anderson?

Focus tecnico day 13, la finale. Djokovic è dato per favorito quasi all’unanimità. Sarebbe il quarto titolo qui. Ma Anderson ha già sorpreso tutti, più di una volta. Potrebbe farlo, incredibilmente, ancora? E come?

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dal nostro inviato a Londra

Ne resterà soltanto uno: ogni volta che si arriva alla finale del torneo più prestigioso al mondo non può non venire in mente la “tagline” di uno degli spot televisivi promozionali di Wimbledon più riusciti di sempre, prodotto tanti anni fa da Tele+2, ispirato al film “Highlander” e accompagnato in sottofondo dalla splendida “Who wants to live forever” dei Queen. Ci siamo: dopo uno svolgimento a dir poco travagliato anche il tabellone maschile è arrivato alla fine, manca solo l’ultima partita. Novak Djokovic ha battuto in 5 set Rafa Nadal nella seconda semifinale, ripresa ieri, e ha raggiunto Kevin Anderson nell’atto conclusivo. Tanti problemi organizzativi, con la finale delle ragazze (a proposito, che brava Angelique Kerber!) iniziata in ritardo di oltre due ore, qualche polemica al riguardo e, ironicamente, rimane da fare una riflessione: se quel benedetto passante di rovescio fallito da Roger Federer mercoledì fosse stato vincente nulla di tutto questo sarebbe successo.

 

E sarebbe stato un peccato, sinceramente (scusa, Roger). Niente partita incredibile 26-24 al quinto tra Anderson e Isner, prima di tutto. Chissà come sarebbe finita, poi, Djokovic-Nadal se fosse stata regolarmente giocata tutta il venerdì con il tetto aperto; e ovviamente nessun problema con gli orari della finale femminile. Insomma, quel match point fallito dallo svizzero ha messo in moto una catena di eventi non di poco significato. Che, personalmente, ritengo abbiano reso le fasi finali del torneo molto divertenti, quindi va benissimo così. Cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio tra Kevin Anderson e Novak Djokovic, quindi? Proviamo a capirlo insieme.

Novak Djokovic – Kevin Anderson (ore 15 italiane, centrale, precedenti 5-1 Djokovic)

Tutto farebbe propendere per un pronostico in favore del buon vecchio Nole. L’ovvia caratura del fuoriclasse che il serbo è, i precedenti (2 vinti dal “Djoker” proprio qui a Wimbledon, nel 2011 63 64 62, lottata fino al quinto set nel 2015, 67 67 61 64 75), e soprattutto l’evidenza del fatto che, con gran piacere, possiamo finalmente dire che Djokovic è tornato. Ma proprio quel secondo precedente, non dimentichiamolo, si riferisce all’anno forse migliore di Djokovic, il famoso 2015, mentre tre anni fa Anderson non era certo a questi livelli. Nonostante questo, Nole andò a un passo dalla sconfitta, dopo essere stato sotto 2 set a zero, annullò due palle break nel quarto game del quinto set. In tutta quella formidabile stagione, Djokovic perse solo sei partite (una con Karlovic, una con Wawrinka, una con Murray e 3 con Federer, ci mancò poco quindi che Anderson fosse la settima). L’unica vittoria di Anderson contro Djokovic è datata 2008, a Miami, 6-4 al terzo, sono oltre 10 anni fa. Interessante il dettaglio che hanno giocato te tie-break in 6 partite, e li ha vinti tutti Anderson. Non è quel RoboNole, non lo sarà più, ma a noi va benissimo anche l’ottimo “NormoNole” che stiamo vedendo a Londra, sinceramente dopo il triste spettacolo offerto a marzo negli USA ci eravamo veramente preoccupati per lui. Aveva ragione da vendere Rafa Nadal, altrochè, quando prima della sua semifinale contro il rivale di 52 sfide disse, ripetutamente, che lui aveva ben osservato Djokovic, e che lo riteneva assolutamente rientrato a un livello altissimo.

Affronterà quello che io ritengo il personaggio del torneo, di gran lunga. Ciò che è stato capace di fare tra quarti e semifinale Kevin Anderson è né più né meno che straordinario. Battere Federer su questi campi, e in che modo poi, annullando match-point, rimontando da due set a zero sotto, e vincendo 13-11 al quinto, è impresa fuori dal comune di per sé. Ripetersi due giorni dopo, quando tutti (io per primo) lo davano per spacciato data la fatica fisica e mentale accumulata contro lo svizzero, risalendo da due set a uno di svantaggio con John Isner, per poi prevalere in una maratona da record finita addirittura 26 a 24 nel set decisivo, dopo 6 ore e 36 minuti di terrificante battaglia con i servizi, è fuori dal mondo. Sarebbe una sorta di favola sportiva a lieto fine come se ne sono viste poche, se Kevin trionfasse anche oggi, ma potrebbe esserlo anche il coronamento della rinascita di Nole; la speranza, come sempre, è di avere un match appassionante.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista tecnico, poco da fare, va assolutamente considerata come determinante la condizione fisica di Anderson. È pressoché impossibile che il sudafricano si presenti in campo avendo recuperato la forma al 100%, ma alla fin fine questo renderà estremamente semplici le sue scelte tattiche, che già di per sé non sono poi tante anche quando sta benissimo. Avrà di fronte una macchina da fondocampo in grado di stritolarlo nel palleggio ogni qualvolta dovesse trovarsi invischiato in uno scambio lungo. Molto buono con il dritto, Kevin a volte si perde un po’ dal lato del rovescio, che come esecuzione in sé è ottimo, ma sulle palle basse gli capita di giocarlo con la schiena e le spalle un po’ rigidi, senza la giusta rotazione del busto. Comprensibile, data l’altezza. In realtà, guardando le stats totali nel torneo del sudafricano, troviamo un dato sorprendente, ovvero un grande equilibrio nel rendimento anche nei “long rallies“. Negli scambi brevi, il suo prediletto “bum bum”, durati tra 0 e 4 colpi, ha uno score di 826 punti vinti, 718 persi, un bel +108, e questo era prevedibile. Tra 5 e 8 colpi, 143 vinti, 141 persi, oltre i 9 colpi, 41 vinti, 40 persi. Questi ultimi due dati sono notevolissimi vista la tipologia di giocatore, e spiegano bene la spettacolare cavalcata che l’ha portato in finale, sovvertendo tanti pronostici (i miei per primi, bravo e basta Kevin!).

Insomma, non è che finora abbia proprio sofferto tanto anche quando è stato costretto a battagliare con dritto e rovescio. Ma finora non aveva incontrato il grande Djokovic, in crescendo, che abbiamo ammirato qui. A mio avviso, l’unica opzione che potrebbe permettere al “re dei match a oltranza” di avere concrete chance di farcela sarà interpretare la partita, fin dall’inizio, proprio come se si trattasse di un “long set” dal 5 pari in poi. Ovvero, attenzione e determinazione feroci sempre, sempre, nella difesa del proprio turno di battuta, come se anche sul 2-2 ne andasse dell’intero set o match. Ha dimostrato di saperlo fare eccezionalmente bene pure da sfinito, ricordiamo che è andato alla battuta per salvare la partita ben 8 volte contro Federer e 20 contro Isner. Se riuscirà a blindare con successo i suoi game di servizio anche oggi, magari prima o poi uno spiraglio in risposta potrebbe trovarlo, piazzare un paio di pallate, e poi chissà.

Djokovic, rispetto al mostro da Slam ammirato fino a un paio di anni fa, sembra meno potente in senso stretto (la palla banalmente gli viaggia a qualche kmh di meno, sia di dritto che di rovescio), e anche meno pesante nel palleggio, ma è molto manovriero, e usa alla grandissima le combinazioni con gli angoli stretti. Ai “bei tempi” Nole era in grado, quando voleva, di risolvere qualsiasi scambio con un paio di manate lungolinea, variazione di cui aveva controllo assoluto, e che eseguiva con violenza devastante. Gliene stiamo vedendo fare molti di meno, di quei traccianti imprendibili a chiudere, ma in cambio, abbiamo un giocatore che si apre il campo e ne sfrutta le geometrie in modo esemplare. Contro Nadal è stata una partita a scacchi, giocata alla ricerca di ogni spiraglio e spazio possibili, tra due che il terreno di gioco lo coprono come quasi nessun altro. Il “Djoker” ne è uscito con grande intelligenza tattica, più che prevalendo sul piano tecnico (in effetti, qualche esecuzione, soprattutto in avanzamento, l’ha sbagliata, ma ha compensato con una buonissima prestazione al servizio).

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista fisico, certamente giocare per oltre due ore ieri per concludere la semifinale è un inconveniente, più che dal punto di vista atletico (nei Masters 1000 si gioca 2-3 ore ogni giorno senza problemi), dal punto di vista della fatica mentale. Ma fare 3 ore un giorno, e 2 ore il successivo, non è minimamente paragonabile al farne 6 e mezza di fila. Però il “day off” di riposo in più aiuta tanto. Per concludere, direi che possiamo affidarci alle parole dei giocatori stessi, che secondo me vanno ascoltati con molta attenzione quando fanno certe valutazioni. Rafa, dichiarando che Nole era ormai tornato fortissimo, ci aveva preso in pieno, provandolo tra l’altro sulla propria pelle. Djokovic, sull’argomento stanchezza, relativamente ad Anderson, ha detto che certamente Kevin era stato costretto a due maratone di fila, la seconda pazzesca, ma che alla fine di due settimane Slam un giorno di riposo è fondamentale, e lui a differenza del sudafricano non lo ha avuto. Per cui, fatte le somme, Nole dice che a suo avviso si presenteranno in campo più o meno pari come condizione generale, e che sarà il tennis a fare la differenza. Speriamo che abbia ragione, e che non sia pretattica. Buona finale a tutti.

I precedenti tra i due finalisti:
2015 Wimbledon Novak Djokovic 67(6) 67(6) 61 64 75
2012 Indian Wells Novak Djokovic 62 63
2011 Wimbledon Novak Djokovic 63 64 62
2011 Madrid Novak Djokovic 63 64
2011 Miami Novak Djokovic 64 62
2008 Miami Kevin Anderson 76(1) 36 64

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Wimbledon

Angie Kerber regina di Wimbledon, Serena battuta senza appello

LONDRA – Terzo Slam in carriera per Angelique Kerber: “E’ il torneo che sognavo di vincere sin da ragazzina”. Serena Williams si aggrappa senza successo al servizio, rinviato l’aggancio ai 24 Slam di Smith-Court. La tedesca rientra tra le prime 5 del mondo

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[11] A. Kerber b. [25] S. Williams 6-3 6-3 (dal Londra, il nostro inviato)

 

Angelique Kerber vince il suo terzo Slam in carriera e con questo successo a Wimbledon si porta a un solo passo dal “Career Grand Slam”, visto che ha già in bacheca Australian e US Open. Dopo le vittorie sul cemento, Kerber conquista il Major su erba; ora per completare la collezione le rimane la terra battuta del Roland Garros.

La partita inizia ampiamente in ritardo, dopo che si è concluso il proseguimento della semifinale tra Djokovic e Nadal. La finale era programmata per le 14.00, ma si giocano i primi punti dopo le 16.15. Giustamente gli organizzatori hanno anche lasciato trenta minuti fra i due match, in modo da far recuperare anche il pubblico dalle emozioni vissute, ed evitare un inizio di finale con spettatori distratti. La giornata è di sole, ma le nuvole vanno crescendo. 25 gradi di temperatura nel momento in cui si inizia a giocare. Vento quasi assente: difficile pretendere di meglio per giocare a tennis.

Serena apre al servizio, sale 30-0 ma poi Kerber comincia a rispondere ed entrare nello scambio: e in questo modo conquista i quattro punti successivi. Break in apertura e partita in salita per Serena. Forse la sette volte campionessa di Wimbledon non ha mai scambiato così tanto in tutto il torneo come nei primi game con Kerber. Sul 2-1 Kerber però Angelique ha un passaggio a vuoto: un paio di servizi troppo attaccabili, un gratuito davvero evitabile e uno scambio vinto da Serena dopo un dritto in allungo difensivo rimettono le cose in parità: 2-2.

L’aspetto interessante del match è che Serena, che conosce alla perfezione la sua avversaria, quando è in difficoltà va immediatamente a coprire il proprio angolo destro (quello preferito da Kerber per ottenere vincenti); ma Angelique attende giusto la frazione di secondo necessaria per indirizzare la palla nell’altra direzione, con un tipo di contropiede che è quasi più frutto delle partite precedenti che dello scambio in gioco. Sono le situazioni che si verificano quando si affrontano tenniste che ormai si conoscono a memoria.

Sul 3-3 Williams si complica la vita: con la zavorra di due doppi falli consecutivi non riesce a risalire da 0-40; le è fatale un recupero leggermente lungo sulla tipica accelerazione di dritto lungolinea di Kerber. Secondo break subito nel set. Kerber consolida tenendo la battuta: 5-3. Che Angelique non sia un’avversaria facile lo si capisce da un paio di scambi in cui Serena ha prodotto accelerazioni che contro le giocatrici dei turni precedenti non sarebbero tornate indietro, e che invece Kerber non solo recupera, ma rimanda nell’ultimo metro di campo. Sul 3-5 Serena serve per stare nel set ma di nuovo non riesce a costruirsi situazioni di sufficiente vantaggio con la battuta. E quando si entra nello scambio sono troppi gli errori che commette: terzo break subìto nel set e primo parziale per Kerber: 6-3 in 31 minuti.

Secondo set. Ha cominciato ad alzarsi un po’ il vento: nulla di straordinario, ma qualche folata potrebbe incidere sullo sviluppo del gioco. Serena sembra avere deciso di rispondere più aggressivamente al servizio della sua avversaria, per provare a smuovere una situazione in cui sembra soccombere. Ma Kerber è rapidissima in uscita dal servizio e riesce, almeno per il momento, a gestire la maggiore velocità delle risposte di Williams. I primi cinque game seguono l’ordine dei servizio, senza nemmeno palle break.
Sesto game: la qualità di gioco si alza. Serena al servizio non punge, ma prova comunque a spingere di più nel palleggio. Kerber però vince un paio di scambi grazie a recuperi prodigiosi: 15-40. Williams si salva con la battuta sul primo break point, ma non sul secondo: ancora decisivo il dritto lungolinea di Angelique. Primo break del set. Kerber consolida sul 5-2, a un solo game dal titolo. Serena sente di essere in difficoltà e alterna ottimi colpi a errori di misura determinati dall’evidente desiderio di strafare.
Il problema si ripete quando Kerber va a servire per il match sul 5-3: sul 15-0 Williams manda lunga una volèe elementare, che permette ad Angelique di giocarsi il game più importante della sua stagione con un vantaggio di due quindici: 30-0. Williams è spalle al muro e per fare un punto deve accettare un lungo scambio e poi inventarsi un drop-shot perfetto come conclusione. Una risposta negli ultimi centimetri di campo riporta tutto in parità: 30-30. Ma Kerber si procura comunque il match point con il fedele dritto lungolinea. E poi le basta una buona battuta per concludere tutto: la risposta di Williams in rete decreta la vincitrice. 6-3 in 34 minuti (65 totali).

Alla fine del match Serena non aspetta la sua avversaria a rete per la stretta di mano: si dirige direttamente nel campo opposto per un lungo abbraccio. A conferma che dopo 23 Slam vinti non ha solo imparato a vincere ma anche a perdere, e di saperlo fare con classe.
Angelique Kerber ha battuto di nuovo Serena Williams dopo Melbourne 2016,  e diventa così la seconda giocatrice dopo Venus Williams (US Open 2001, Wimbledon 2008) in grado di sconfiggere per due volte Serena in una finale Slam (Australian Open 2016, Wimbledon 2018).  A distanza di 22 anni dall’ultimo successo di Steffi Graf, il tennis tedesco femminile torna a vincere a Wimbledon.

Statistiche:
Ace/doppi falli: Kerber 1/1, Williams 4/2
Vincenti/errori non forzati: Kerber 11/5, Williams 23/24
Scambi 0-4 colpi: Kerber 40, Williams 30
Scambi 5-8 colpi: Kerber 11, Williams 12
Scambi +9 colpi: Kerber 5, Williams 3
Punti a rete giocati/vinti: Kerber 6/2, Williams 24/12

Il tabellone femminile

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