Millman: “Battere Federer significa tanto. Ma in campo affronti lui, non la sua fama” – Ubitennis

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Millman: “Battere Federer significa tanto. Ma in campo affronti lui, non la sua fama”

MELBOURNE – L’australiano John Millman racconta a Ubitennis le sensazioni dopo la vittoria ottenuta contro Federer allo US Open

Luca Baldissera

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John Millman - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Melbourne, il nostro inviato

Nella sala conferenze 3, in fondo al corridoio dietro la sala stampa dell’Australian Open, il protagonista di una delle sorprese più inaspettate del 2018 (l’eliminazione di Roger Federer negli ottavi dello scorso US Open), ci racconta della sua impresa di Flushing Meadows, e di come l’ha vissuta.

John, cos’è cambiato dopo quella torrida serata a New York?
Eh, lo US Open, Federer… ero sotto di un set e un break, poi l’inerzia della partita è cambiata. Nel corso della mia carriera ero già andato vicino a raggiungere risultati significativi, o a creare sorprese. Proprio con Roger, a Brisbane nel 2015, ero sopra di un set e un break, per esempio. Quando gioco, cerco sempre di crederci fino in fondo, l’anno scorso a New York stavo andando alla grande, e lui sicuramente è incappato in una giornata storta. Vedi, Federer ha fatto così tanto per il tennis, è uno dei migliori di sempre, se non il migliore in assoluto. Non mi sono reso conto del tutto, all’inizio, di cosa significa batterlo. Ti cambia tutto. Ho avuto molta attenzione dai media a casa in Australia, ovviamente, e per me è stato un momento veramente speciale. Ma alla fine, anche dopo ero lo stesso giocatore di prima. Certo, una vittoria simile ti dà tanta autostima, ma io credo che quando vai in campo, non giochi contro la fama o la carriera di un avversario. Anche se è Federer. Giochi contro di lui, e l’unica cosa che conta è come l’altro gioca esattamente in quel momento, in quelle 2 o 3 ore, e devi essere pronto ad approfittare delle occasioni che ti si presentano.

 

Roger Federer e John Millman – US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Lasciando da parte Federer, come arrivi a questa stagione? Hai cominciato bene, quali sono i tuoi obiettivi?
Il 2018 è stato buono, sono rientrato dopo un infortunio all’inguine per cui ho dovuto operarmi. Ora, se riuscirò a rimanere in salute, a controllare il mio corpo, credo di poter esprimere un livello di gioco molto alto. Mi piacerebbe salire ancora in classifica (attualmente John è il numero 38 ATP, n.d.r.), per poter essere testa di serie negli Slam. Qui non ci sono riuscito per un paio di posizioni. E vorrei mettermi nelle condizioni di vincere un titolo ATP, sarebbe un sogno!

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Ubitennis riposerà per qualche ora: seguiteci sui social!

A causa di un piccolo intervento di manutenzione, il sito non potrà essere aggiornato per circa 24 ore a partire da questa notte. Ma vi racconteremo tutto sui nostri canali social, non temete

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Anche nel mondo dell’informazione c’è bisogno di… manutenzione. Per rimettere a nuovo i potenti motori che sostengono la macchina Ubitennis, il servizio di aggiornamento verrà sospeso per circa ventiquattr’ore a partire dalle 22 di oggi, martedì 19 febbraio. Per voi utenti il sito rimarrà consultabile, così come sarà possibile commentare regolarmente gli articoli, ma le nostre rotative verranno riavviate solo nella serata di mercoledì (più o meno durante la partita della Juventus, per capirci).

Ovviamente non vi lasceremo a digiuno di notizie. Durante le ore in cui il sito non potrà essere aggiornato, troverete tracce più consistenti del solito sui nostri profili social: seguiteci su Facebook per non perdervi alcun aggiornamento, su Twitter se preferite leggere dei rapidi cinguettìi e su Instagram se volete ricostruire la giornata tennistica a partire da stories e foto.

Ci scusiamo in anticipo per il disservizio, ma contiamo sul fatto che una giornata di stop all’inizio di una settimana di febbraio possa arrecarvi il minimo disturbo possibile. Buon tennis a tutti, e a presto.

 

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Torino-Finals 2021, Giorgetti gela le speranze: “I soldi non ci sono”. E invoca il sostegno dei privati

Nonostante la proroga concessa dall’ATP, le speranze che possa arrivare un contributo governativo sono bassissime. L’imprenditoria locale è pronto al sostengo, ma vuole garanzie di ritorno economico

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Che il problema siano i tempi istituzionali, la volontà o le ripicche in seno alla maggioranza ormai importa solo per eventuali valutazioni politiche, perché le ultime dichiarazioni del sottosegretario Giancarlo Giorgetti non lasciano speranze o spazi di manovra per quanto riguarda un ulteriore impegno del governo: “Quei soldi non ci sono, il territorio deve fare la sua parte.

Per approfittare della proroga concessa dall’ATP per raccogliere i fondi necessari, sembra allora indispensabile quell‘intervento di sponsor privati invocato dal sottosegretario leghista che, da parte sua, non ha potuto non assicurare che “vorremmo dare un supporto per le Finali a Torino” nel tentativo di negare qualsiasi contrasto all’interno della maggioranza sull’argomento proprio mentre i membri M5S nella giunta per le immunità del Senato si apprestavano a dare il proprio voto a sostegno del vicepremier Salvini. Secondo le valutazioni del quotidiano La Stampa e sempre che siano rispettati gli accordi che prevedono un impegno di 45 milioni in cinque anni da parte del governo e quello di Comune e Regione nello stesso arco temporale, mancherebbero 17 milioni di euro per raggiungere i 78 richiesti dall’ATP.

Oltre a spostare l’attenzione lontano dalle scaramucce giallo-verdi, la richiesta di fondi privati che va a pungolare gli imprenditori del territorio è stata prontamente analizzata da Federico Grom, dall’anno scorso e fino al 2021 tra gli sponsor del Roland Garros con l’azienda di gelati artigianali di cui è fondatore insieme a Guido Martinetti. In un’intervista al Corriere Torino, Grom si dichiara tutt’altro che contrario a un investimento per portare i Maestri del tennis nel capoluogo piemontese, proponendo di “sederci tutti attorno a un tavolo e fare un piano, ma farlo seriamente, analizzando a priori costi e benefici”. Tralasciando l’impressione che la locuzione “costi-benefici” voglia restare incollata al Piemonte, non si può non concedere a chi deve rischiare i propri soldi il diritto a una replica chiara alla richiesta da parte dell’esecutivo: Bisognerebbe anche capire che, da parte di noi privati, c’è la necessità di avere un guadagno economico.

 

Per Grom, in ogni caso, l’imprenditoria locale appare convinta di voler portare l’evento in città, però “ci devono essere delle prospettive realistiche di ritorno degli investimenti; altrimenti, si tratta di beneficenza”. Nel frattempo, continua il conto alla rovescia dei dieci giorni di proroga.

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Madison Keys rivela che da piccola ha sofferto di un disturbo alimentare

Sulle pagine virtuali del profilo Instagram ‘Behindtheracquet’, creato da Noah Rubin per invitare i colleghi a condividere le loro storie, Madison ha raccontato i mesi in cui la sua carriera è stata a rischio

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L’adolescenza di Madison Keys è stata tormentata da un disturbo alimentare. L’ha raccontato la stessa atleta statunitense dietro i veli Instagram di “@behindtheracquet”, un account creato dal tennista Noah Rubin dove sono raccolte le storie intime di molti tennisti del Tour. Un altra giocatrice che parlò dei suoi problemi col cibo fu Monica Seles nella sua autobiografia, ‘Getting a grip‘.

La finalista dell’US Open 2016 ha detto di aver riscontrato il problema all’età di quindici anni, un anno dopo aver vinto il suo primo match a livello WTA e un anno prima di fare il suo esordio in un torneo dello Slam all’US Open 2011. Il suo disturbo alimentare ha rischiato non solo di compromettere i suoi rapporti con amici e famiglia, ma anche di mettere fine alla sua carriera di tennista ancora in fase embrionale. Per fortuna Madison ha saputo riprendere in mano la sua vita.

 
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“When I was fifteen, I had an eating disorder. There were people in my life and others who would see me on tv, that would tell me I was fat, or needed to lose a few pounds. Eventually, that truly got into my head. I was living off three, 100 calorie bars a day. I struggled with this problem for almost two years, which led to some issues with depression. I completely shut my friends and mom out of my life.  I felt like I put this mask on to get through each day, hoping no one would ask how or what I was doing. I became super paranoid because I wanted to keep it all a secret and didn’t want anyone to worry. It took until one day when I realized what I was doing, I was hurting my tennis. I couldn’t get through a week of practice because I had nothing in my body. I let other people change how I felt about myself and that hurt the dream I’ve been working towards since I was four years old. I decided that I needed to get control of my eating. It took some time to get myself to open up to people again. It’s something I still struggle with when I get stressed or upset, but I have a much healthier relationship with food now.”

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Quando avevo quindici anni, ho avuto un disturbo alimentare. C’erano persone nella mia vita e altri che mi vedevano in TV che mi dicevano che ero grassa o che avevo bisogno di perdere qualche chilo. Alla fine, tutto questo mi è davvero entrato in testa. Mangiavo tre barrette da 100 calorie al giorno. Ho lottato con questo problema per quasi due anni, il che ha portato ad alcuni problemi, tra cui la depressione. Ho completamente escluso i miei amici e mia madre dalla mia vita. Mi sentivo come se avessi messo questa maschera per superare ogni giorno, sperando che nessuno mi chiedesse come andava o cosa stavo facendo. Sono diventata super paranoica perché volevo mantenere tutto segreto e non volevo che nessuno si preoccupasse”.

Madison, a un certo punto, è riuscita a voltare pagina.Tutto è durato fino al giorno in cui ho ho capito che ciò che stavo facendo indeboliva il mio tennis. Non ero in grado di superare una settimana di allenamento perché non avevo nulla nel mio corpo. Ho permesso ad altre persone di influenzare la percezione che avevo di me stessa e questo stava distruggendo il sogno a cui ho lavorato da quando avevo quattro anni. Ho deciso che dovevo prendere il controllo della mia alimentazione. Ci è voluto del tempo per riaprirmi alle persone. È qualcosa con cui mi trovo ancora in difficoltà quando sono stressata o sconvolta, ma adesso ho un rapporto molto più sano con il cibo“.

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