Mondo Challenger: successo in famiglia per Fritz, settimana no per gli italiani

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Mondo Challenger: successo in famiglia per Fritz, settimana no per gli italiani

Dopo il terzo turno agli Australian Open, il giovane talento americano torna a casa e difende con successo il titolo a Newport Beach. Nove azzurri sparsi in quattro tornei ma nessuna semifinale

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Newport Beach (Cemento outdoor – $162.480)

Forse gli mancava la California, forse gli mancava l’affetto dei suoi cari. Fatto sta che nonostante un ottimo inizio di stagione, con i quarti ad Auckland e il terzo turno a Melbourne, e una posizione ormai solida nei primi cinquanta al mondo, Taylor Fritz ha deciso all’ultimo momento di iscriversi al Challenger di Newport Beach dove era campione in carica. La scelta apparentemente discutibile in termini di programmazione ha quantomeno pagato. Dopo un esordio alquanto complicato contro la wild card Marcos Giron, il 21enne di Racho Santa Fe non si è più fermato, onorando al meglio la testa di serie n.1. In finale, Fritz si è imposto con lo score di 7-6 6-4 sul canadese Bradney Schnur, n.126 del ranking ATP.

A sostenerlo sugli spalti c’era tutta la famiglia, compreso il piccolo Jordan. A fine match, il tennista americano ha raccontato di aver preso il primo volo da Melbourne per portarlo a Disneyland nel giorno del suo compleanno. Fritz ha anche fissato in alto l’asticella per questa stagione. “Voglio entrare in Top 20”, ha dichiarato. “Ci sono un sacco di ragazzi della mia età che ce l’hanno fatta: Coric, Medvedev, Khachanov. Sento che anche io posso scalare in fretta la classifica quest’anno”.

 

https://twitter.com/Taylor_Fritz97/status/1089745666526437377

Da notare come il torneo di Newport Beach sia la terza tappa “maschile” della Oracle Challenger Series che assegna una wild card per il tabellone di Indian Wells. Nella prima, l’uzbeko Denis Istomin e lo statunitense Bradley Klahn avevano trionfato rispettivamente a Chicago e a Houston. Al momento, Fritz e Klahn sono appaiati in testa alla classifica di questa mini-race. Ma il californiano probabilmente non avrà bisogno di una wild card per entrare nel primo Masters 1000 della stagione.

L’unico italiano in tabellone era Paolo Lorenzi, insignito della quarta testa di serie. Il senese si è tuttavia fermato al primo ostacolo, corrispondente al canadese Filip Peliwo, con il punteggio di 6-4 3-6 6-4.


Rennes (Cemento indoor – € 69.280)

Mentre in Australia e in California si può giocare all’aperto, in Europa meglio stare al riparo. Sul tappeto indoor di Rennes, cittadina del nord-ovest della Francia, a dominare la scena, è stato il 28enne lituano Ricardas Berankis, n.108 della classifica mondiale, che non ha perso nemmeno un parziale nel corso del torneo. In finale, Berankis, testa di serie n.4 del seeding, ha battuto il 23enne padrone di casa Antoine Huang con il netto punteggio di 6-4 6-2. Il giocatore baltico ha così vendicato la sconfitta dell’anno scorso in finale contro il canadese Vasek Pospisil. Per lui si tratta del decimo titolo Challenger in carriera. Anche a Rennes non sono andate troppo bene le cose per i colori azzurri. Salvatore Caruso, testa di serie n.16, ha passato un paio di turni. Così come Andrea Arnaboldi. Meno ci si aspettava da Filippo Baldi e Raul Brancaccio. Il primo ha perso all’esordio mentre il secondo è andato oltre le aspettative eliminando la testa di serie n.11 Denis Novak prima di fermarsi al terzo turno.


Punta del Este (Terra outdoor – $54.160)

Altro continente, altra superficie. La lunghissima serie di Challenger sudamericani su terra rossa è iniziata a Punta del Este, in Uruguay. A conquistare il titolo è stato il brasiliano Thiago Monteiro, imponendosi in rimonta nell’epilogo del torneo sull’argentino Facundo Arguello, per 3-6 6-2 6-4. Monteiro, n.107 del ranking ATP, è così tornato al successo in un Challenger dopo quasi tre anni. Il tennista carioca nei quarti era stato giustiziere del nostro Gianluigi Quinzi peraltro. L’altro azzurro in tabellone, Andrea Basso, è stato eliminato al primo turno.


Burnie (cemento outdoor – $ 54.160)

Volge ormai al termine invece la stagione australiana. Dopo la prematura eliminazione di tutte le principali teste di serie, a contendersi il titolo di Burnie sono stati due carneadi: il canadese Steven Diez e l’australiano Maverick Banes. Diaz, n.307 del ranking ATP, ha avuto la meglio con lo score di 7-5 6-1, vincendo così a 27 anni il suo primo Challenger in carriera. Da segnalare il buon torneo di Stefano Napolitano che ha raggiunto i quarti. Gianmarco Moroni si è fermato invece al secondo turno.

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Prima vittoria Challenger per Kacper Zuk

Il 22enne polacco trionfa a Spalato. A Orlando e Belgrado vincono rispettivamente Brooksby e Carballes Baena

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Kacper Zuk - ATP Challenger Spalato 2021 (via Twitter, @ATPChallenger)

È il 22enne Kacper Zuk il campione del Challenger 80 di Spalato 2, grazie alla sua vittoria in finale (6-4 6-2) contro il francese Mathias Bourgue (n.217 ATP). Il giovane polacco, dominatore nei Futures nella scorsa stagione, è partito dalle qualificazioni ed è arrivato ad alzare il suo primo trofeo a livello Challenger perdendo per strada un solo set. La finale è rimasta in equilibrio fino al 4-4 del primo set, quando Zuk ottiene il suo secondo e decisivo break. Infatti, incamerato il primo parziale, il secondo set sarà poco più che una formalità. Il ragazzo è molto bravo, ha un’ottima visione di gioco, buoni fondamentali e quando viene a rete esibisce una mano sorprendentemente educata. Soprattutto sembra saper distinguere con lucidità i momenti della partita, riuscendo così a fare sempre la scelta giusta. Ne sentiremo riparlare eccome.

Il 27enne francese ha invece confermato quel che già si sapeva di lui: giocatore da superfici veloci che possano esaltarne il gran servizio. Peccato che sulla terra la sua arma migliore appaia un po’ spuntata, soprattutto in una giornata questa in cui ha servito solo due ace e ottenuto un modesto 55% di punti sulla prima. E senza servizio Bourgue diventa un avversario molto malleabile, come ha dimostrato Zuk che lo ha letteralmente sbranato per poi brindare al suo nuovo best ranking n.172 ATP.

È Roberto Carballes Baena a trionfare al Challenger 125 di Belgrado, battendo in finale 6-4 7-5 il bosniaco Damir Dzumhur (n.127 ATP e un quarto di nobiltà con i tre ATP 250 e i sei Challenger in bacheca). La partita è stata esattamente quella che ci si aspettava, con il bosniaco a fare gioco, anche se spesso in maniera confusa, e Carballes a recitare il ruolo dello spagnolo da terra battuta: il solito cagnaccio che ti azzanna il polpaccio e non ti molla per nessun motivo. È proprio Carballes a partire forte, strappando subito il servizio all’avversario, salvo poi farsi raggiungere nel quinto game. Sul 4-4 Dzumhur non sfrutta una palla break e, colpito dall’inevitabile nemesi del tennista, è costretto a salutare il primo set.

Nel secondo parziale è il bosniaco a tentare la fuga, forzando un doppio break, ma in questa partita il servizio non è un fattore (come confermano i ben otto break alla fine dell’incontro) e c’è spazio per il recupero dello spagnolo che implacabile si riavvicina. Nonostante tutto nel decimo gioco Dzumhur va a servire per il set, ma non sfrutta il set point che gli capita sulla racchetta e si fa brekkare. A questo punto tutti capiscono che la partita è finita, l’ulteriore break con cui Carballes porta a casa il suo ottavo trofeo è pura formalità. Per lui c’è anche il rientro in top 100, con l’ambizione di raggiungere di nuovo quel n.72 che ottenne nel febbraio 2018.

Il 20enne Jenson Brooksby vince da dominatore il Challenger 80 di Orlando, battendo in finale il connazionale Denis Kudla (n.124 ATP) con il netto punteggio di 6-3 6-3. La partita è stata molto piacevole con entrambi a picchiare duro da fondo, come prevedibile. Ma il pallino del match è sempre stato in mano a Brooksby che domina il primo set con tre break contro uno solo. Nel secondo parziale punteggio in equilibrio fino al sesto game quando il californiano con una risposta fulminante brekka il povero Kudla. Da qui in poi non c’è più storia e Brooksby può alzare il suo secondo trofeo dopo la vittoria a Potchefstroom in febbraio e la finale di Cleveland in marzo. Un giocatore davvero ‘on fire’.

 

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Challenger: italiani tutti fuori, a Belgrado Giannessi esce tra le polemiche

L’azzurro chiede ripetutamente la sospensione del match per impraticabilità del campo e alla fine si ritira: “Era davvero pericoloso, praticamente c’era il fango”

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Alessandro Giannessi - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 125 di Belgrado entrambi gli italiani in tabellone escono prematuramente di scena. Alessandro Giannessi, dopo aver superato due turni di qualificazioni, perde al primo turno contro lo sloveno Blaz Rola (n.142 ATP), in gran fiducia dopo aver vinto la scorsa settimana sempre qui a Spalato. E se la sconfitta qua ci sta, è grave invece il modo in cui è maturata. Si è infatti giocato su un campo molto scivoloso, ai limiti dell’impraticabilità. Lo spezzino, nel corso dell’ora e un quarto del match, ha chiesto per ben tre volte la sospensione dell’incontro ma il giudice arbitro non ha mai acconsentito. Così, a inizio secondo set (sotto 6-4 2-0), dopo che una sua quarta richiesta era andata a vuoto, ha deciso di ritirarsi.

Alessandro, raggiunto telefonicamente, ci ha detto: “La cosa che è successa è molto brutta, ho chiesto ripetutamente di sospendere il match perché il campo era davvero pericoloso, praticamente c’era il fango. Tra l’altro era un campo destinato solo all’allenamento e riadattato oggi per l’occasione perché bisognava recuperare delle partite. Ma l’arbitro non ha inteso ragioni. La beffa poi è che, subito dopo, gli organizzatori hanno sospeso le partite su quel campo“.

Incuriositi, siamo andati a controllare i match della giornata e abbiamo notato che il tedesco Matthias Bachinger, impegnato contro Antoine Hoang nello stesso orario e in un campo adiacente, si era ritirato sul punteggio di 7-5 4-6, quindi in una situazione di punteggio di perfetto equilibrio. Non sono noti i motivi del ritiro (forse si scivolava anche sul suo campo?), anche perché le immagini in streaming stranamente non erano disponibili. Una vicenda gestita malissimo dagli organizzatori.

Fuori anche Federico Gaio che, dopo essersi preso la rivincita sul russo Donskoy (che lo aveva battuto in febbraio a Biella 2), nel secondo turno poco ha potuto contro lo slovacco Jozef Kovalik (n.128 ATP) che lo ha battuto 6-0 7-6. Sconfitta netta in cui al faentino ha fatto difetto soprattutto il servizio: gli sono stati fatali il 53% di punti sulle prime contro il 75% e il 55% sulle seconde contro il 74%. Eliminato nelle qualificazioni Andrea Arnaboldi, mentre non ha avuto bisogno di alcun turno preliminare il giovanissimo padrone di casa Hamad Medjenovic, entrato direttamente in tabellone grazie ad una wild card concessa dalla Federazione Serba. Il promettente 17enne ha onorato al meglio l’invito battendo al primo turno il tedesco Oscar Otte (n.155 ATP), salvo poi cedere all’esperto argentino Facundo Bagnis.

CHALLENGER 80 SPALATO 2

Lorenzo Giustino non supera il primo turno, eliminato (6-4 6-4) da Andrea Collarini (n.204 ATP) in un match sostanzialmente senza storia. All’argentino è stato più che sufficiente un break per set per portare a casa la partita, senza che il napoletano avesse mai una sola occasione (nessuna palla break) per rovesciare l’inerzia. Fuori nelle qualificazioni Matteo Viola e Gian Marco Moroni.

CHALLENGER 80 ORLANDO

Al Challenger statunitense nessun italiano ai nastri di partenza ma tanti americani (15 su 32) e un campo di partecipazione molto qualificato. Denis Kudla (n.124 ATP), il nostro favorito, è partito bene ma difficilmente vincerà, vista la nostra proverbiale allergia ad azzeccare un pronostico. Allora indichiamo un’alternativa e cioè l’altro americano Jenson Brooksby (n.232 ATP) che ovviamente è autorizzato a fare tutti gli scongiuri del caso.

 

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Challenger: a Oeiras 2 vince Pedro Cachin. A Spalato, Blaz Rola si aggiudica il derby sloveno

In Portogallo il miglior italiano, Gian Marco Moroni, si ferma ai quarti di finale al cospetto del vincitore

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Pedro Cachin

Sul delizioso centrale di Oeiras, l’argentino Pedro Cachin (n.336 ATP) si è aggiudicato il Challenger 50 portoghese, superando in finale (7-6 7-6) il padrone di casa Nuno Borges (n.378 ATP), al termine di un match abbastanza interessante, al netto di qualche momento un po’ confuso, soprattutto nella seconda parte.

Il primo set fila via liscio, senza nemmeno una palla break, fino al tie-break che Cachin vince lasciando l’avversario a quattro punti. Il secondo parziale perde ogni linearità e si trasforma in una sorta di rissa da strada, con ben tre break a testa e il servizio che diventa un’opzione del tutto marginale. Solo il tie-break rimane uguale al precedente, con la facile vittoria dell’argentino che lascia non più di tre punti a Nuno Borges. Dopo due ore di gioco, l’argentino alza così il suo secondo trofeo Challenger, a sei anni di distanza da quello di Siviglia, mentre il portoghese, ex n.1 di Mississippi State, si consola con il nuovo best ranking al n.332 ATP. 

La corsa di Gian Marco Moroni si era fermata ai quarti di finale, battuto (6-3 2-6 6-4) dal futuro vincitore, al termine di una partita strana in cui il romano ha sempre dato l’impressione di poter prevalere, senza però che questa sensazione fosse mai corroborata dai fatti. Cachin infatti è rimasto solido e ha ben sfruttato le sue occasioni con due break, uno nel primo e uno nel terzo set, che sono risultati decisivi. Fondamentalmente sterile il dominio di Jimbo nel secondo parziale. 

 

SPALATO – Nella finale del Challenger 80 di Spalato derby sloveno tra il 34enne Blaz Kavcic (n.238 ATP) e il mancino Blaz Rola (n.165 ATP), di quattro anni più giovane. È quest’ultimo a trionfare (2-6 6-3 6-2) al termine di un incontro non proprio entusiasmante.

Inizia bene Kavcic che nel terzo gioco ottiene il break, che replicherà nel settimo game. Nel secondo set stesso copione ma a ruoli invertiti: è Rola che nel secondo game strappa il servizio e il vantaggio gli sarà sufficiente per approdare al parziale decisivo. I due giocano esattamente allo stesso modo: pressione da fondo in attesa dell’errore dell’avversario. Talmente uguali che si distinguono giusto perché uno è mancino. È pura illusione attendersi un cambio di ritmo, una palla corta o una discesa a rete. Così nemmeno il terzo set offre particolari emozioni, anche perché Kavcic sembra un po’ in riserva e Blaz Rola finisce per recitare un monologo. Con tre break, dopo oltre due ore di partita, pone fine a ogni discussione e solleva il trofeo, il quinto in carriera. 

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