Il resto della Davis: pari tra Slovacchia e Canada. Russia e Australia avanti 2-0

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Il resto della Davis: pari tra Slovacchia e Canada. Russia e Australia avanti 2-0

A Bratislava Klizan risponde a Shapovalov. A Brisbane nessun problema per i padroni di casa con Millman e de Minaur. Khachanov-Medvedev troppo forti per le riserve della Svizzera

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da Bratislava, il nostro inviato

SLOVACCHIA vs CANADA 1-1 – Tutto secondo pronostico a Bratislava nella prima giornata della “Nuova Davis”. Alla presenza di nientemeno che David Haggerty, il presidente dell’ITF che ha messo a rischio ripetutamente la sua poltrona per varare questa profonda riforma della più antica manifestazione a squadre del mondo, i n.1 di Slovacchia e Canada, Martin Klizan e Denis Shapovalov, hanno portato a casa i loro rispettivi singolari per chiudere in pareggio la giornata di venerdì. Troppo solido Shapovalov per un seppur generoso Horansky, troppo esperto Klizan per un tutto sommato discreto Auger-Aliassime, che però ha avuto la colpa di smarrirsi quasi subito quando il n.1 slovacco ha iniziato a “remare” da fondocampo mischiando le carte con frequenti cambi di ritmo.

Era il n.199 ATP Filip Horansky ad essere chiamato per primo a difendere i colori della compagine di casa di fronte al 19enne Denis Shapovalov, che lo sopravanza di oltre 170 posti nella classifica mondiale. Horansky è certamente più abituato alla terra battuta ed ha un atteggiamento molto difensivo che sviluppa gioco di rimessa diversi metri dietro la linea di fondo. Le accelerazioni di diritto e di rovescio di Shapovalov sono però una velocità superiore a quella cui è abituato Horansky, e la differenza di cilindrata era piuttosto evidente quando il canadese andava in progressione. Un rovescio abbastanza fortuito all’incrocio delle righe di Shapovalov propiziava il primo break dell’incontro sul 3-3 nel primo set, consolidato a fatica nel game successivo per colpa di due doppi falli del canadese e di una resistenza molto coriacea di Horansky. Il break rimaneva comunque decisivo ed il primo parziale andava al Canada per 6-4 in 37 minuti.

 

Secondo set abbastanza simile per l’andamento, con i servizi a farla da padrone nei primi 10 giochi e poi un turno di battuta dello slovacco condito da tre errori (gratuiti solo in parte in quanto copiosamente aiutati dalla profondità delle risposte di Shapovalov) consegnava il break decisivo al Canada che raggiungeva l’1-0 dopo 82 minuti di gioco. Nonostante i pochissimi giorni di allenamento su una superficie a lui non certo nota (Shapovalov ha fatto tappa a Toronto dopo gli Australian Open, arrivando a Bratislava solamente martedì), Denis è riuscito a domare un avversario che si è dimostrato molto volenteroso ma non molto di più. “Credo che a livello di scambio sia molto vicino ai Top 50 – ha detto Shapovalov a proposito di Horansky – penso che se continua così potrà avere una ottima carriera. Dal canto mio ritengo di aver servito piuttosto bene e di aver giocato una buona partita, mi sento molto bene sulla terra e questo campo è piuttosto rapido, i colpi non si fermano quando rimbalzano ma tendono a schizzare attraverso il campo”.

Il n.1 slovacco Martin Klizan (n.38 ATP) è quindi andato in campo con il compito di riequilibrare le sorti dell’incontro per i padroni di casa, e la pressione per poco non gli ha giocato un brutto scherzo. Dopo che durante il sorteggio di giovedì aveva vistosamente gioito per essere stato sorteggiato per secondo, è sceso in campo molto contratto lasciandosi comandare dal diciottenne esordiente Felix Auger Aliassime, subendo il break al secondo game e inguaiandosi sul 2-5. Bastava però un intervento del capitano Dominik Hrbaty in panchina perché Klizan si scrollasse il nervosismo di dosso e mettesse a segno cinque game consecutivi per chiudere il set 7-5 in 50 minuti. Il suo palleggio difensivo fatto di palle alte e controllate giocate dai teloni di fondo alternate ad accelerazioni improvvise aveva messo sotto scacco il giovane canadese che non riusciva togliersi dagli schemi di Klizan, finendo spesso e volentieri per sbagliare. L’ennesimo rovescio messo lungo da Auger Aliassime poneva fine al match dopo 1 ora e 36 minuti mandando tutti quanti al doppio di sabato sull’1-1.

GINA-GIAPPONE 1-1 – Debutta la nuova Coppa Davis, e riparte dal continente asiatico. Il nuovo format dello storico trofeo per nazioni inizia con la sfida tra i due giganti asiatici Cina e Giappone. Si gioca sul duro outdoor del centro olimpico di Guangzhou. In campo per primi Nishioka, mancino numero 66 ATP per il Giappone e Li Zhe, cinese di 32 anni, 262 delle classifiche. Manca ovviamente Nishikori, ai box dopo il ritiro a Melbourne. Break subito in apertura per il padrone di casa, pronto a sfruttare la partenza lenta di Nishioka. Rivoluzione a parte, è sempre Davis e le difficoltà ambientali rimangono quando i favoriti giocano fuori casa, Li porta a casa il primo set 6-3, il giapponese si siede in panchina imbufalito per non riuscire ad esprimersi come vorrebbe. Portacolori cinese di contro molto ordinato, poche cose fatte discretamente. Secondo parziale sulla falsariga del primo: break cinese in apertura, Nishioka in lotta con se stesso, giocatore di casa che ringrazia e chiude con un perentorio 6-2. È quindi del cinese Li la prima grossa sorpresa di questa nuova edizione della Davis.

Nel secondo singolare Taro Daniel ha il compito di riportare in parità il Giappone, contrapposto a Zhang, primo giocatore cinese delle classifiche mondiali. Il problema per i giapponesi è che anche questo match inizia come quello appena concluso: break a freddo nel secondo gioco e Cina avanti. Singolare numero due con più attesa e meno gioco monocorde, variazioni e maggior gioco a rete. Cambia il canovaccio, ma il risultato sembrerebbe il medesimo: Zhang avanti di un break su Daniel, che però recupera in extremis sul 5 pari. Epilogo al tie break, dominio nipponico e primo set per Daniel. Secondo set che vede uno scambio di break in apertura, ma è il giapponese a piazzare l’ allungo vincente, mantenendo solidità fino alla fine, chiudendo set e match per l’1-1 dopo la prima giornata.

AUSSIE IN CONTROLLO Australia in carrozza dopo la prima giornata contro la Bosnia a Brisbane. Nessun problema per John Millman nel primo match, l’australiano parte spedito nel primo parziale andando subito sul 2-0, Dzumhur centra subito il controbreak. Equilibrio fino all’ottavo game, quando Millman centra il break e chiude poi in battuta tenendo il servizio a zero per il 6-3 finale. Nel secondo parziale la musica non cambia, c’è equilibrio sino al 2-2, poi con quattro giochi di fila l’australiano chiude la pratica. Non una gran partita da un punto di vista tecnico, vinta da chi ha sbagliato di meno. Il rassicurante 2-0 australiano viene conquistato da Alex de Minaur, pupillo di Lleyton Hewitt, che al termine di una vera e propria battaglia la spunta in due set su Mirza Basic. Nel primo parziale l’australiano deve annullare una palla break nel primo game e poi ben due delicatissime sul 3-3. Una volta salvatosi de Minaur piazza l’allungo decisivo portando a casa il primo set 6-3. Nel secondo set la battaglia si infiamma, l’australiano come nel primo set sembra sempre quello che rischia di più ma poi è il primo che centra il break sul 3-2, immediatamente recuperato da un ostico Basic. I giochi filano via lisci, la partita si decide al tie break dove de Minaur domina 7-0 e porta il secondo punto all’Australia.

SERBI SUL 2-0 – La Serbia senza Novak Djokovic chiude la prima giornata con un limpido 2-0 in terra uzbeka, per merito di Dusan Lajovic e Filip Krajinovic. Il primo combatte con il nr.2 locale Fazyiev, che si arrende nel primo set solo al tie break, vinto dal serbo 7-4. Nel secondo l’equilibrio regge sino al 2.1 Fazyev che si porta avanti di un break, ma la reazione di Lajovic non si fa attendere. Il serbo piazza tre game di fila e poi chiude 6-3. Delude invece le aspettative dei padroni di casa il nr.1 locale Denis Istomin, che si lascia travolgere da un ottimo Krajinovic. Il serbo dall’1-1 mette a segno 4 giochi di fila impallinando da fondo campo il suo avversario per poi chiudere il parziale con un netto 6-2. Nel secondo set c’è più partita,  Istomin ha una palla break importantissima sul 4-3 in suo favore ma la spreca. Il nr.1 uzbeko accusa il colpo, perde sul 4-4 il servizio a zero e spiana la strada al 2-0 serbo.

SORPRESA Il Kazakistan dei miracoli continua a sorprendere. Vero che stavolta aveva di fronte il Portogallo e non una potenza del tennis mondiale, ma c’è da dire che quando c’è la Davis di mezzo i kazaki si fanno sempre rispettare. Il nome nuovo della formazione kazaka è Alexander Bublik, giovane tennista di belle speranze che vince una bella battaglia contro il più quotato Joao Sousa. Bublik perde il primo set al tie break ma grazie ad un servizio esplosivo (ben 25 ace) piazza un duplice 6-4 al più quotato avversario e spiana la strada al successo dei suoi compagni. Nel secondo singolare infatti Kukushkin domina Pedro Sousa al quale lascia solo 2 game (6-0 6-2), le Finals di Madrid sono vicine per il Kazakistan.

COMANDA LA GIOVANE RUSSIA  La Russia al gran completo soffre più del dovuto contro una Svizzera che ha in formazione il solo Laaksonen con una classifica tra i primi 330 del mondo. Invece proprio Laaksonen costringe ad una maratona il più quotato Daniil Medvedev che ai recenti Australian Open avevo tolto un set a Novak Djokovic. Lo svizzero cede solo dopo due ore e mezza di gioco, ribattendo almeno per due set accelerazione su accelerazione a Medvedev. I primi due set finiscono al tie break, il primo lo vince il russo 10-8 annullando anche un set point, mentre nel secondo ha la meglio Laaksonen che recupera dal 5-6 annullando un match point e lo chiude 8-6. Nel terzo set però il russo prende subito il largo e porta a casa la partita con un  netto 6-2. Fa quel che può Marco Huesler nel secondo singolare contro Karen Khachanov, ma il russo è più forte e lo si vede. Primo set dominato da Khachanov con il punteggio di 6-3, nel secondo Huesler resiste sino al 5-6 ma ad un passo dal tie break (lo svizzero era 40- 15 sul suo servizio) lo svizzero si incarta e con uno sciagurato smash al terzo match point consegna il 2-0 alla Russia.

ZVEREV TRASCINA LA GERMANIA – Sotto il tetto della Fraport Arena di Francoforte la Germania di Michael Kohlmann, scrutata da Boris Becker in prima fila, ha pressoché fatto fuori l’Ungheria priva di Marton Fucsovics. Tuttavia il primo incontro è stato in bilico fino alla fine. Tutto merito di Zsombor Piros (n. 371 del ranking), capace di tenere sotto scacco Philipp Kohlschreiber per più di un’ora di gioco. Dopo essere stato a lungo al comando grazie a un gioco spavaldo e propositivo, il 19enne di Budapest si è irrigidito in vantaggio 7-6 3-1, consentendo il rientro del veterano tedesco. Piros si è ritrovato anche a due punti dalla vittoria nel decimo gioco, ma Kohli ha gestito la situazione con fermezza. Vinto 7-5 il secondo, il n. 32 ATP ha chiuso il parziale decisivo con un 6-4 in volata dopo due ore e 40 minuti di lotta. Non c’è stata storia invece nel secondo incontro tra il n. 3 del mondo Alexander Zverev e Peter Nagy, giocatore senza classifica classe 1992. In un’ora e dieci minuti il campione delle Finals ha chiuso con un netto 6-2 6-2, punteggio che poteva essere ben più severo se Sascha non avesse lasciato scorrere alcuni turni di risposta. Domani la Germania avrà la possibilità di chiudere la pratica nel doppio con il duo Struff-Puetz.

DELUDONO GLI YMER, COPPEJANS TIENE A GALLA IL BELGIO – I fratelli Ymer raccolgono le briciole nella prima giornata della trasferta colombiana di Davis a Bogotà. Sia Elias che Ymer non impensieriscono mai nei loro match i padroni di casa Giraldo e Galan, la rinascita tennistica della Svezia è ancora lontana dal manifestarsi. Giraldo liquida in due set Michael Ymer con il punteggio di 6-2 6-4, fa ancora meglio Galan che surclassa Elias Ymer al quale lascia solo tre giochi, 6-1 6-2. La Colombia sarà con ogni probabilità una delle 18 finaliste di Madrid. Nonostante sia orfano di David Goffin, il Belgio chiude la prima giornata di Davis su un incoraggiante 1-1 in Brasile. I padroni di casa restano comunque favoriti visto che in doppio possono schierare i collaudati Melo e Soares, ma va dato merito ai belgi di aver messo l’anima in campo. Thiago Monteiro porta il Brasile in vantaggio vincendo nettamente il primo singolare contro Arthur De Greef, il quale racimola appena cinque giochi e non impensierisce mai il tennista di casa. La sorpresa viene dal secondo singolare, dove Kim Coppejans pareggia i conti superando Rogerio Dutra Silva con un doppio 6-4 e con inusitata facilità, dando la possibilità ai tifosi belgi sugli spalti di gioire con trenini festosi di carioca memoria.

hanno collaborato Corrado Boscolo, Antonio Ortu, Diego Serra, Stefano Tarantino e Michele Blasina

I risultati delle 12 sfide eliminatorie

Cina vs [12] Giappone 1-1
L. Zhe (CHN) b. Y. Nishioka (JPN) 6-3 6-2
T. Daniel (JPN) b. Z. Ze (CHN) 7-6(3) 6-4

India vs [4] Italia 0-2
A. Seppi (ITA) b. R. Ramanathan (IND) 6-4 6-2
M. Berrettini (ITA) b. P. Gunneswaran (IND) 6-4 6-3

[3] Australia vs Bosnia ed Erzegovina 2-0
J. Millman (AUS) b. D. Dzumhur (BIH) 6-3 6-2
A. de Minaur (AUS) b. M. Basic (BIH) 6-3 7-6(0)

Uzbekistan vs [2] Serbia 0-2
D. Lajovic (SRB) b. S. Fayziev (UZB) 7-6(4) 6-3
F. Krajinovic (SRB) b. D. Istomin (UZB) 6-2 6-4

[7] Kazakistan vs Portogallo 2-0
A. Bublik (KAZ) b. J. Sousa (POR) 6-7(1) 6-4 6-4
M. Kukushkin (KAZ) b. P. Sousa (POR) 6-2 6-0

[6] Svizzera vs Russia 0-2
D. Medvedev (RUS) b. H. Laaksonen (SUI) 7-6(8) 6-7(6) 6-2
K. Khachanov (RUS) b. M.A. Huesler (SUI) 6-3 7-5

[10] Austria vs Cile 1-1
N. Jarry (CHI) b. J. Rodionov (AUT) 7-5 7-5
D. Novak (AUT) b. C. Garin (AUT) 6-4 6-4

Slovacchia vs [11] Canada  1-1
D. Shapovalov [CAN] b. F. Horansky [SVK] 6-4 7-5
M. Klizan [SVK] b. F. Auger Aliassime [CAN] 7-5 6-3

[8] Repubblica Ceca vs Olanda 1-1
J. Vesely (CZE) b. T. Griekspoor (NED) 5-7 6-4 6-4
R. Haase (NED) b. L. Rosol (CZE) 6-2 6-4

[5] Germania vs Ungheria 2-0
P. Kohlschreiber (GER) b. Z. Piros (HUN) 6-7(6) 7-5 6-4
A. Zverev (GER) b. P. Nagy (HUN) 6-2 6-2

Brasile vs [1] Belgio 1-1
T. Monteiro (BRA) b. A. De Greef (BEL) 6-3 6-2
K. Coppejans (BEL) b. R. Dutra Silva (BRA) 6-4 6-4

Colombia vs [9] Svezia 2-0
S. Giraldo (COL) b. E. Ymer (SWE) 6-2 6-4
D.H. Galan Elahi (COL) b. M. Ymer (SWE) 6-1 6-2

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Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis

Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

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Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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