Osaka sul divorzio da Bajin: “Non mi sentivo più felice con lui”

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Osaka sul divorzio da Bajin: “Non mi sentivo più felice con lui”

La n.1 del mondo parla per la prima volta della improvvisa separazione dal coach che in meno di un anno l’ha portata a vincere due Slam. E ci tiene a precisare: “Non è stata una questione di soldi”

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

La recente notizia della fine della collaborazione tra Naomi Osaka e Sascha Bajin ha totalmente colto di sorpresa il mondo del tennis. In un anno, Bajin, ex sparring partner di Serena Williams e Caroline Wozniacki, ha portato la talentuosa Osaka a vincere i suoi primi due Slam, US Open e Australian Open, e a diventare a soli 21 anni la n.1 al mondo. Ma qualcosa evidentemente si era incrinato nel loro sodalizio già da qualche tempo. Durante il discorso di premiazione a Melbourne, la nipponica premiazione a Melbourne aveva ringraziato tutti meno che il suo coach. L’annuncio del divorzio è arrivato pochi giorni dopo con un tweet molto scarno sul profilo di Osaka, al quale è seguita una replica di circostanza da parte dello stesso Bajin.

Da Dubai, dove si sta preparando per il primo Premier 5 della stagione WTA, la giapponese ha per la prima volta parlato dell’improvvisa interruzione del sodalizio con il giovane allenatore tedesco. Senza ovviamente entrare troppo nei dettagli, Osaka ha fatto capire che i rapporti con Bajin erano diventati piuttosto tesi. Queste frizioni non la rendevano felice e non le permettevano di allenarsi con il sorriso. “Penso che la ragione dietro alla separazione sia che non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi e felice di avere attorno le persone che ho attorno. E non sono disposta a sacrificare questo per tenere una persona nel team”.

Osaka ha anche negato fermamente che la ragione del divorzio sia di natura finanziaria. “Tutti pensano che sia una questione di soldi ma non lo è”, ha aggiunto la due volte campionessa Slam. “È una delle cose più offensive che ho mai sentito sia sul mio conto. Viaggio sempre con tutti i componenti del mio team. Li vedo più della mia famiglia. Non lo farei mai a loro”. Nonostante gli screzi, Osaka non prova alcun risentimento nei confronti di Bajin e lo ha ringraziato per averla aiutata ad ottenere risultati indubbiamente straordinari. “Non dirò nulla di male nei suoi confronti perché gli sono grata per tutto quello che ha fatto”, ha affermato di fronte ai giornalisti dagli Emirati Arabi. “Non sono venuta qua per dire delle cose cattive sul suo conto. Non voglio separarmi da lui in maniera molto negativa. Perché penso che lui sia stato quello che mi ha spinto ad essere più aperta con le persone. Non voglio essere ostile nei suoi confronti”.

 

E poi la conferma di quello che si era già potuto intuire: i due erano già ai ferri corti durante gli ultimi Australian Open. “La decisione stava già maturando in Australia. Alcune persone potevano notarlo da come interagivamo”, ha detto. Nonostante gli attriti con il suo coach, Osaka, a soli 21 anni, è riuscita ad isolarsi e a vincere il suo secondo Major consecutivo a Melbourne. Ciò la dice molto lunga sulla forza mentale oltre che tecnica della giocatrice del sol levante. A Dubai è accompagnata dal padre, dal preparatore atletico Abdul Sillah, dalla fisioterapista Kristy Stahr e dall’allenatore giapponese Masashi Yoshikawa. Quest’ultimo però non è che un collaboratore a tempo determinato. “Yoshikawa non è il mio vero coach”, ha precisato. “Mi segue da quando avevo 16 anni. È una delle persone che conosce meglio il mio gioco in assoluto. Viene solo in alcuni tornei e mi aiuta molto. Ho pensato che sarebbe stata una bella idea per lui venire qua ora che sono da sola. In questo torneo ho bisogno di qualcuno che mi sia di aiuto”.

FUTURO – Al termine di questa settimana, inizierà però la caccia al vero successore di Bajin. Perché presentarsi ad Indian Wells, dove difende il titolo conquistato lo scorso anno, senza allenatore sarebbe, per sua stessa ammissione “non la cosa ideale”. Ma che qualità deve avere un allenatore per essere ingaggiato dalla nuova numero uno al mondo? “Deve avere una mentalità positiva innanzitutto”, ha detto Osaka, “Non voglio qualcuno nel box che dica cose negative. Sarebbe la cosa peggiore. Poi sì qualcuno che sia diretto e non abbia paura di dirmi le cose in faccia invece che alle mie spalle. Questa è una delle cose più importanti”. Siamo sicuri che in tanti busseranno alla sua porta. Ma chissà chi avrà i requisiti giusti per diventare l’allenatore della tennista che sembra pronta a prendersi in mano il circuito femminile per molti anni a venire.

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A Cincinnati, un’incredibile Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

Svetlana Kuznetsova ferma la rincorsa alla vetta della classifica di Karolina Pliskova, Ashleigh Barty vince in tre set su Maria Sakkari e Naomi Osaka si deve ritirare contro Sofia Kenin

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Sono almeno due i motivi di interesse per la giornata dei quarti di finale a Cincinnati: la promessa di match interessanti dopo alcuni godibilissimi incontri degli ottavi e la lotta a distanza (sempre più ravvicinata) per la vetta del ranking. Barty e Pliskova entrano infatti in campo anche per riprendersi il numero 1 WTA, mentre Osaka per non lasciare il trono che è tornata a occupare lunedì scorso.
Il giovedì, dicevamo, ha offerto alcune sfide pregevoli, come quella annunciata e tuttavia relegata sul campo 10 Su-Wei Hsieh e una Naomi che, risatine al limite dell’isteria a parte (anche un warning per la conseguente violazione di tempo), sembra poter tornare ai livelli precedenti alla rottura con coach Bajin. Oltre match tirato che ha visto Madison Keys prevalere su Simona Halep, c’è stata la vittoria in rimonta di un’incredibile trentanovenne di nome Venus Williams su Donna Vekic. E anche Barty e Sakkari, protagoniste del quarto d’apertura, se lo sono dovuto sudare parecchio contro, rispettivamente, Kontaveit e Sabalenka. Vediamo intanto cosa è successo nei primi due confronti e perché Pliskova sicuramente non si muoverà dal suo terzo posto…

LA TORRE DI IPSWICH? –Con l’esclusione di un breve passaggio a vuoto nel finale del primo set, un’Ashleigh Barty capace di salire inesorabilmente di intensità batte in rimonta Maria Sakkari, grazie anche a una resa al servizio con numeri che potrebbero essere propri di John Isner sul ghiaccio: 4 punti persi nei 7 turni di battuta tra secondo e terzo parziale in barba ai suoi 166 cm.
È proprio Ashleigh a partire meglio e, nonostante un dritto ancora da registrare appieno, piazza il break al secondo gioco. Maria muove finalmente il punteggio senza però a incidere minimamente in ribattuta e, sotto 1-4, chiede l’intervento di coach Hill che le consiglia di essere aggressiva in risposta e di tenere la diagonale sugli slice di rovescio australiani aspettando la palla giusta per tirare, senza farsi ingolosire subito. Finora inattaccabile al servizio, Barty lo cede addirittura a zero sul 5-3: prima, la ventiquattrenne di Atene sorprende l’avversaria (e tutti quanti) ricamando un rovescio tagliato strettissimo e imprendibile, un punto che deve fare malissimo ad Ash che poi “sbuccia” un dritto a campo aperto con la palla che le resta sulla racchetta. La gran corsa greca in avanti a scavare da terra un nastro fortunato dell’altra è premiata dal lob oltre la linea di fondo e, a quel punto, la fiducia a mille si concretizza in una risposta vincente. L’inerzia si è completamente invertita e Barty si è dimenticata di come vinceva i punti fino a pochi minuti prima, con l’inevitabile conseguenza di cinque giochi consecutivi e set per Sakkari.

Ashleigh torna incisiva in battuta, mentre Maria paga il calo di intensità al quarto game e si ritrova ancora a dover inseguire, così richiama in campo Tom Hill sullo stesso punteggio della prima partita. La mossa non funziona né dal punto di vista tattico né psicologico perché la numero 1 del seeding non sbaglia più, lascia due punti in battuta e pareggia il conto dei set andandosi a prendere un altro break, insperato dal 40-0, che le evita la pressione di servire per chiudere, magari con la testa a quanto successo prima. Entrambe cercano di mettere molta attenzione e dispensano qualche bella giocata, ma il match non si accende, anche perché i picchi dell’una coincidono con i cali dell’altra. Cali ormai dimenticati per Ashleigh, che continua a rasentare la perfezione nei suoi game di servizio, ha trovato contromisure ai kick e continuità in risposta e sale sempre più di livello. Sakkari non può evitare il bagel e Barty vola in semifinale contro una sorprendente Kuznetsova.

 

MISSION SVETLANA –È una rimonta quasi impossibile quella messa a segno da Svetlana Kuznetsova contro una Karolina Pliskova che ha vestito i suoi migliori panni da grande colpitrice per quasi due set, salvo poi disunirsi a due punti dalla vittoria. I suoi 47 vincenti sono stati annullati da altrettanti gratuiti e, soprattutto, da una Kuznetsova che non ha mai smesso di crederci a dispetto di un’avversaria che si era presentata subito in grande spolvero.

Aveva rischiato di addirittura di non essere qui, Svetlana, la cui età effettiva (34) inizia ad avvicinarsi a quella percepita – a quella percepita anni fa per una ragazza che è nel circuito dallo scorso millennio. Più forte delle vicende burocratiche e degli infortuni, Svetlana si è riavvicinata alla top 100 per essersi guadagnata i quarti battagliando da par suo nei primi due turni; e lo avrebbe fatto anche agli ottavi se non si fosse trovata di fronte una con l’entusiasmo di una stiratrice dipendente in una lavanderia il pomeriggio del 14 di agosto. Anzi, proprio a Ferragosto. Meglio così, un po’ di riposo per le gambe che le tornerà utile. Da parte sua, Pliskova ha sofferto un po’ o, forse, ha voluto dare l’impressione di doversela giocare contro Rebecca Peterson.

L’impressione è ben diversa, ora: partenza travolgente di Karolina che sale subito 3-0 con un break che custodirà fino ad assicurarsi la prima partita, grazie a tre prime su quattro in campo ; la ragazza di Louny (e moglie di Michal) aveva sottolineato la necessità di essere aggressiva e mantiene fede al suo piano, come dimostrano i 16 vincenti in nove game. Pliskova colpisce che è un piacere, però c’è anche Kuznetsova, brava ad annullare una potenzialmente letale palla break al terzo gioco con un gran passante di rovescio e a farsi pericolosa al game successivo, ma le sue prime tre occasioni sono schiacciate da gialli comodini made in Czechia. Sul 3 pari, Karo accelera in risposta e consolida il vantaggio salvando un’altra palla break con il servizio; contrariamente al primo set, ora si gioca almeno sulla seconda battuta di Karolina, ma il risultato pare non cambiare. Come nella miglior tradizione tennistica, l’ultimo treno per Svetlana passa quando Pliskova deve chiudere sul 5-4: la nativa dell’allora Leningrado ha il biglietto giusto, praticamente offerto dall’avversaria che sente il momento e deve addirittura risalire da 15-40 (due set point contro) per agguantare il 6 pari. Fatica inutile perché il feeling con la palla appare al momento irrimediabilmente perduto, come dimostra il tie-break a senso unico che porta Kuznetsova al terzo. Com’era logico aspettarsi, la leggerezza è tutta della russa che concretizza il vantaggio al terzo gioco e, con l’avversaria che pare inerme, si procura addirittura due palle del 4-1 pesante. La ceca le annulla e ciò basta per farla ridestare dal torpore ma, nonostante i consigli “base” di Conchita Martinez (guarda la palla, due-tre passetti non uno lungo, aspetta prima di cambiare direzione), manca l’opportunità dell’aggancio, prima al sesto poi all’ottavo game. Karolina accusa il colpo e Svetlana non si fa pregare oltre, prendendosi un altro break e il match dopo due ore e un quarto. E, ça va sans dire, rientra prepotentemente (e abbondantemente, n. 82 virtuale) fra le prime 100 del mondo.

OSAKA ABBANDONA E RISCHIA LA VETTA – Giornata davvero sfortunata per i tennisti giapponesi quella odierna al Western&Southern Open di Cincinnati: dopo il forfait per intossicazione alimentare che ha messo fuori gioco Yoshihito Nishioka, si è dovuta ritirare a partita in corso anche la n.1 del mondo Naomi Osaka durante il suo quarto di finale contro Sofia Kenin.

Sofia Kenin

Naomi ha iniziato la partita senza in maniera piuttosto distratta: il servizio era sicuramente a posto, tanto da mettere a segno due ace nel primo turno di battuta, ma il rovescio non ne voleva sapere di ingranare. Ben tre gratuiti le costavano il break al terzo gioco in un match che vedeva scambi molto scarni, molto probabilmente a causa del gran caldo (i paramedici hanno dovuto soccorrere un paio di persone colte da malore nel corso della giornata). Kenin proseguiva nella sua partita ordinata, alternava i rovesci coperti a quelli tagliati e gli errori da parte di Osaka continuavano ad arrivare, come sul 4-3, quando la nippo-americana metteva in rete un facile rovescio sulla palla del controbreak. Sofia mostrava grande carattere annullando con la battuta l’altra palla break di quel game (saranno tre in tutto nel set quelle cancellate) e poco dopo incamerava il primo parziale per 6-4 in 38 minuti.

Tutt’altra musica nel secondo set: Osaka vinceva i primi sette punti del set, si portava subito avanti 2-0, resisteva al ritorno di Kenin nel game successivo e poi finiva per dilagare: 5-0 per lei, con i colpi che d’incanto sembravano trovare gli angoli giusti. Purtroppo per Naomi però, nel corso del secondo parziale iniziavano ad affiorare dei fastidi alla gamba sinistra, che sullo 0-1 del terzo set la costringevano a fermare il gioco ed a chiedere l’intervento del fisioterapista. Dopo un medical time-out Osaka riprendeva con la zona intorno al ginocchio visibilmente fasciata, ma riusciva a giocare solamente altri due punti prima di stringere la mano all’avversaria e prendere mestamente la via degli spogliatoi.

Con questa vittoria Kenin conquista la seconda semifinale consecutiva di un Premier 5, dopo quella della settimana scorsa a Toronto, e si assicura per la prima volta in carriera l’ingresso nella Top 20 della classifica WTA. Osaka, invece, potrebbe perdere la vetta del ranking se Ashleigh Barty dovesse sconfiggere Kuznetsova sabato e arrivare in finale.

Risultati:
[1] A. Barty b. M. Sakkari 5-7 6-2 6-0
[WC] S. Kuznetsova b. [3] K. Pliskova 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kenin b. [2] N. Osaka 6-4 1-6 2-0 rit.

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Cincinnati, la corsa al numero 1 continua: ai quarti Osaka, Barty e Pliskova. Fuori Halep

Avanzano le prime tre favorite, che si stanno contendendo primo posto in classifica e prima testa di serie a New York. Figuraccia Stephens

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La lotta per la leadership della classifica WTA, e contestualmente per la prima testa di serie allo US Open, si fa sempre più serrata sui campi del Lindner Family Tennis Center di Cincinnati. Si qualificano per i quarti di finale tutte e tre le contendenti: l’attuale detentrice della prima posizione Naomi Osaka e le inseguitrici Ashleigh Barty – detronizzata cinque giorni fa – e Karolina Pliskova. Se la giapponese va fuori ai quarti, Barty e Pliskova possono scavalcarla arrivando in finale; con una vittoria in più per Osaka, entrambe avrebbero bisogno del titolo.

KARO VS SVETLANA – Nessuna delle tre vittorie è stata comodissima. L’unica a non cedere set, Pliskova, aveva l’impegno più abbordabile contro Rebecca Peterson. Il 7-5 6-4 da quasi due ore è la sintesi di una partita giocata punto su punto, senza però che l’esito apparisse mai davvero in discussione. La tennista ceca adesso affronterà Svetlana Kuznetsova, alla quale avevamo in un certo senso consigliato di farsi trovare pronta ad accogliere un’eventuale Stephens svogliata (ipotesi mica così azzardata a pochi giorni dallo US Open): ne è scesa in campo una versione persino tragica, capace di fare appena tre game in 53 minuti. La russa, che aveva ampiamente meritato il bonus vincendo due match tiratissimi al primo e al secondo turno, ringrazia e si riavvicina alla top 100.

ASH DA CAMPIONESSA – Di rischi ne ha corsi eccome invece Barty, ma in buona sostanza ne è venuta fuori da campionessa e con qualche cruciale aiutino di Kontaveit. Nel primo set l’estone è riuscita a denudare l’unico vero limite tecnico di Ash, il rovescio bimane, inchiodandola più volte sulla diagonale con colpi violenti e profondi. L’australiana ha poi trovato il modo di entrare in partita, togliendo alla sua avversaria qualche punto di riferimento, ma non c’è stato un vero e proprio cambio di inerzia: tanto nel secondo quanto nel terzo set (persi entrambi per 7-5) Kontaveit ha passato la boa del settimo game in vantaggio di un break, ma non è mai riuscito a conservarlo fino alla fine. Nel parziale decisivo ha addirittura servito per l’incontro sul 5-4, senza però riuscire a raggiungere match point. Per Barty la preziosa conferma di poter vincere partite complicate anche in giornate non brillantissime. Ai quarti se la vedrà con ‘muscle’ Sakkari, che dopo aver fatto fuori Kvitova ha eliminato anche Sabalenka in rimonta.

NAOMI…GLIORA – Relegate sul campo 10 per la loro quarta sfida stagionale, Osaka e Hsieh non hanno certo deluso gli spettatori. Del resto, seppur attingendo a due fonti di talento molto differenti, sono due professoresse della balistica. La numero uno del mondo non è mai stata vicina alla sconfitta, poiché si è aggiudicata il primo parziale e nel terzo ha concesso solo due game alla sua avversaria, ma di sudore ha dovuto versarne parecchio. Il turning point è stato probabilmente il secondo game del set decisivo, nel quale Osaka ha dovuto annullare ben quattro palle break: in occasione dell’ultima, all’impertinente tentativo di Hsieh di rispondere con i piedi ampiamente dentro il campo, ha opposto una fucilata di rovescio sulla riga. Nonostante la sconfitta, è stato comunque il solito show della taiwanese: un paio di strettini in grado di infrangere leggi chimiche, oltre che fisiche, e il solito tentativo di portare il pubblico dalla sua parte dopo la vittoria del secondo set.

Per Osaka adesso ci sarà Sofia Kenin, che dimostrando una volta di più il suo stato di grazia psico-fisico ha scippato a Elina Svitolina praticamente tutti i punti importanti, in chiusura di programma, per sconfiggerla 6-3 7-6. La statunitense ha anche mancato un match point sul 5.4.

GLI ALTRI INCONTRI – Merita una menzione lo splendido terzo set tra Keys e Halep, conclusosi nel cuore della notte italiana in favore della statunitense. Il primo set dell’incontro lo aveva vinto nettamente Madison, con la rumena in difficoltà negli spostamenti (il tendine d’Achille non sembra del tutto guarito), il secondo era stato il solito compendio delle doti agonistiche di Halep con la sua avversaria a tirare il fiato. A partire dal terzo game del set decisivo, il livello si è alzato vertiginosamente: Halep ha recuperato uno svantaggio di 3-0 che sapeva già di condanna, dopo aver annullato ben cinque palle del 4-0, e sul 3-3 pareva davvero in grado di incartare Keys artigliando e rimandando di là ogni sua accelerazione. Invece, dote che non sempre le si riconosce, Keys ha spinto come un’ossessa fino all’ultimo quindici, fallendo prima un match point sul 5-4 con il rovescio e poi chiudendo 7-5.

Il tendine d’Achille sta bene, non sento dolore” ha detto Simona a fine partita. “Sento però stanchezza nel corpo e nelle gambe. All’inizio non avevo il ritmo, alla fine del match lei ha potuto colpire più forte. Oggi è stata migliore di me“.

TABELLONE FEMMINILE COMPLETO (con tutti i risultati)

 

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Cincinnati: Barty supera Sharapova, Halep e Osaka soffrono

L’australiana supera Masha dopo un primo set combattuto, mentre la campionessa di Wimbledon rimonta di mestiere Alexandrova, e la neo-N. 1 batte Sasnovich nonostante molte distrazioni.

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Nella sfida più attesa del programma di mercoledì, la testa di serie N. 1 Ashleigh Barty (anche se questa settimana è scesa al secondo posto del ranking dietro a Osaka) ha battuto una discreta Maria Sharapova con il punteggio di 6-4 6-1 in un’ora e 27 minuti.

1-1 nei precedenti, entrambi chiusi al terzo, e momenti della carriera che non potrebbero essere più diversi: Barty è prima nella Race, dopo aver vinto Miami e il Roland Garros, mentre la siberiana, fresca di collaborazione con Riccardo Piatti, lotta da tempo con problemi alla spalla e all’avambraccio sinistro, ed è entrata in tabellone solo in virtù di una wildcard, dall’alto (o dal basso?) del suo ranking di N. 97.

La partita è durata lo spazio di un set. Dopo aver inizialmente sofferto gli anticipi e i tagliati di Barty, Masha ha salvato 2 palle break nel secondo game, e ha beneficiato di numerosi errori di dritto e un doppio fallo per prendere il comando subito dopo. Barty ha continuato a pungolarla con traiettorie basse, però, e ha pareggiato sul 3-3 grazie anche a 2 doppi falli della 5 volte campionessa Slam, vincitrice qui nel 2011.

 

Bene comunque la russa, aggressiva e spesso proiettata in avanti, a togliere gli anticipi a Barty, quasi più per obbligo che per scelta, perché ogniqualvolta l’aborigena (la bisnonna era una Ngarigo) è riuscita a tessere le sue trame proteiformi Sharapova non ci ha capito molto, andando spesso fuori giri sulle palle senza peso. Proprio un errore di questo tipo ha dato un set point alla campionessa di Parigi, sfruttato alacremente per il 6-4 in 45 minuti sull’ennesimo punto perso sulla seconda dalla russa – un lugubre 29% con il fondamentale.

Dotata com’è di un footwork da Bolshoi, Barty trova sempre le distanze giuste dalla palla, ed è veramente complicata da leggere, sincopando continuamente il suo gioco fra piuma e ferro, e non è difficile vedere quanto la sua varietà possa togliere riferimenti all’avversaria, soprattutto una volta che ha iniziato a smistare con precisione con il dritto dal centro. Un doppio fallo e una volée in rete hanno contribuito al rapido 2-0 in suo favore all’inizio del secondo parziale, mentre il game successivo è stato ‘le Termopili’ della russa: 20 punti, 7 deuce e 4 palle break non sfruttate, impattando ogni seconda con piglio, ma senza esito. Molto brava comunque Barty nelle situazioni di difficoltà, con un ace e discese calcolate per forzare gli errori di Sharapova che le hanno dato il 3-0. Una splendida combo drop-lop le ha poi dato il 5-1, diventato in fretta Cassazione dopo una palla break salvata – 11 degli ultimi 13 game vinti dall’australiana.

“Sento di aver iniziato a colpire bene negli ultimi 7-8 giorni, ho trovato un po’ di ritmo,”  ha detto Barty, che ha vinto la quarantesima partita stagionale. “Per il resto dovevo solo eseguire il mio piano-partita contro una delle migliori al mondo e assicurarmi di essere pronto per ogni punto. Dopo i primi game è stato importante riguadagnare l’inerzia, e questo mi ha aiutato a rimanere più concentrata all’inizio del secondo.” Ora per Barty ci sarà Anett Kontaveit, che ha battuto Swiatek 6-4 7-6 (2).

FATICA HALEP – Simona Halep, reduce dal ritiro nei quarti in Canada (il problema al tendine d’Achille sinistro patito contro Bouzkova non pare del tutto superato, data l’abbondante fasciatura odierna), ha faticato per battere Ekaterina Alexandrova 3-6 7-5 6-4 in 2 ore e 2 minuti. La russa, N. 43 WTA, dopo la buona prestazione contro Serena Williams a Toronto, ha mostrato un grande agio sui campi rapidi con i suoi colpi piatti, sorprendendo sovente la rumena con immediate verticalizzazioni. Si è guadagnata due palle break sull’1-1, ma la campionessa di Wimbledon ha ovviato con acume, usando un kick lavorato e allungando lo scambio.

Alexandrova è però riuscita a sopravvivere dopo 5 deuce nel game successivo, grazie anche a 4 ace, e ha poi breakkato a zero con una rara palla corta e un gran rovescio lungolinea. Halep ha continuato a imbarcare acqua, ogni game di servizio un’ordalia, ed è stata breakkata nuovamente per il 6-3. Bene comunque la russa con 14 vincenti e il 78% di punti vinti con la seconda contro una delle migliori ribattitrici del circuito.

Stessa musica all’inizio del secondo: tre palle break immediate e dritto lungolinea in corsa per il 2-0 Alexandrova. Lì è però arrivato il calo della russa, improvvisamente meno brillante nello scambio quando Halep ha iniziato a lavorare di più il dritto: contro-break Halep, che salva un’altra palla break nel turno successivo e fa 2-2. La rumena, scaltra, ha atteso il momento propizio, arrivato nell’undicesimo game: braccio rigido per Alexandrova, che dopo un doppio fallo (sempre meno prime in campo per lei) ha giocato lo scambio successivo da cerbiatto di fronte ai fari, inevitabilmente perdendo lo scambio prolungato per il 15-40. Halep si allora è presa il break vincendo il primo e unico punto del set sulla prima avversaria, e ha chiuso sul 7-5.

Quando Halep sembrava pronta a tagliare il traguardo (3 doppi falli le hanno dato il break sul 3-2) Alexandrova si è ripresa, e ha contro-breakkato al terzo tentativo con una strenua difesa sui colpi lungolinea della sua avversaria. L’aria rarefatta del parziale decisivo ha però tradito nuovamente la russa, che ha concesso 11 punti di fila ad Halep (con altri 2 gratuiti col servizio), permettendo alla vincitrice di Wimbledon di proseguire il cammino in Ohio, dove ha raggiunto la finale 3 volte. Affronterà ora Madison Keys, che ha battuto facilmente Kasatkina.

SOFFRE MA VINCE LA N.1 – Infine, vittoria più sofferta del dovuto per la terza campionessa Slam del 2019 in campo oggi, Naomi Osaka. La giapponese, tornata in vetta alle classifiche lunedì, non poteva soffrire se non per cause endogene contro la bielorussa Sasnovich, avversaria che aveva già battuto 3 volte, inclusa una bicicletta agli US Open dello scorso anno, e appena uscita da una striscia di 8 sconfitte di fila, e ha vinto per 7-6 (3) 2-6 6-2 in 2 ore e 7 minuti.

Osaka ha fatto davvero il bello e il cattivo tempo: dopo aver breakkato sul 2-1, si è fatta raggiungere subito dopo da 40-0, per poi riprendere la testa in pantofole. Molto sorridente (ma spesso in disprezzo di sé, e per la rabbia del suo coach Jermaine Jenkins), la seconda testa di serie è parsa centrata con i tre ‘colori primari’ (servizio, dritto e rovescio), ma non proprio con la testa nel match, e non particolarmente interessata a particolari tattiche di gioco, limitandosi a colpire attraverso la Sasnovich alla bisogna. Sopra 5-4, ha concesso il contro-break con 2 doppi falli, e nel tie-break è andata sotto 2-0 prima di accendere la luce e passare in vantaggio con un rovescio lungolinea pachidermico, chiudendo sul 7-3 in 52 minuti.  

Nonostante un coaching a cavallo fra set, il focus di Osaka non è cresciuto all’inizio del secondo, e allora tanto va la gatta al largo. Ancora sparacchiate, ancora la necessità di trovarsi con le spalle al muro per dedicarsi in pieno al compito: nel quinto game, Sasnovich ha trovato nella palla corta un modo di uscire dalla morsa da fondo, e ha breakkato per il 3-2. Osaka si è allora messa a competere, arrivando a palla break con due clavate di dritto e un doppio fallo, ma la bielorussa si è difesa con la prima, portando la N. 1 WTA a disunirsi ulteriormente – tre errori di rovescio hanno dato il 5-2 all’avversaria, impassibile di fronte a tanta clemenza nel prendersi il set.

Perdere sembrava brutto però, e nel terzo Osaka è partita di slancio, colpendo un paio di dritti Mach 3 per salire rapidamente 3-0. Il set si è dipanato in fretta, anche a causa di un lieve problema al ginocchio sinistro per Sasnovich, e Osaka ha chiuso con un secondo break dopo uno schiaffo al volo in rete della bielorussa. Al terzo turno la attende Hsieh, emersa vincitrice dal match con Jennifer Brady – la giapponese dovrà trovare più continuità mentale se vorrà rimanere in vetta. Raggiungendo la finale sarebbe certa di conservare la leadership e la prima testa di serie a New York, viceversa un’eventuale finale raggiunta da Barty o Pliskova (entrambe in corsa) potrebbe scalzarla dal trono.

GLI ALTRI INCONTRISvitolina e Kenin, che vantano un tennis di contenimento e contrattacco piuttosto simile, hanno avuto facile ragione di Mertens e Diyas e si sfideranno agli ottavi di finale. Anche Stephens e Kuznetsova si sono guadagnate l’incrocio (il quinto della carriera, russa avanti 3-1 nei precedenti) giocando lo stesso numero di set, tre, e superando discrete difficoltà; Stephens ha dovuto rimontare la mai doma Putintseva, Kuznetsova ci ha messo più di due ore e mezza (annullando anche due match point) per eliminare Yastremska. Sabalenka-Sakkari, Pliskova-Peterson e Vekic-Williams saranno gli altri ottavi di finale.

Tommaso Villa

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