Il rilancio dell'Amburgo 'europea': combined dal 2020

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Il rilancio dell’Amburgo ‘europea’: combined dal 2020

Il torneo tedesco raddoppierà gli sforzi per la prossima stagione, tornando ad ospitare anche il circuito femminile. Già da luglio in palio il curioso titolo di “campione europeo” (anche a livello under 21)

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Amburgo (foto di Marcella Contieri)

Amburgo non molla, anzi, ci prova ancora. L’open tedesco di luglio, il più importante dei tornei su terra battuta fuori stagione, ha annunciato una nuova partnership con Tennis Europe per rinvigorire la propria presenza nel panorama tennistico nel giro delle prossime due stagioni. Al di là del cambio di nome, che dall’edizione di questa estate diverrà un più pomposo Hamburg Open European Championships, la notizia principale è che nel 2020 la città tedesca riaccoglierà il tennis femminile per la prima volta da quasi vent’anni.

I piani riguardo l’apertura al circuito WTA non sono stati chiariti in alcun modo, lasciando per ora spazio alle sole speculazioni. Prima di tutto si è parlato di evento “combined”, quindi con i tabelloni maschili e femminili in contemporanea: ciò significherebbe l’acquisto della licenza di uno dei tornei WTA già presenti in quella settimana o, più probabilmente, di quella dell’International di Norimberga, in maggio, con conseguente spostamento di calendario. In caso di effettiva coesistenza dei due eventi, sarebbe inoltre probabilmente necessario qualche lavoro di ingrandimento per lo splendido impianto dell’Am Rothembaum, con un campo centrale da oltre tredicimila posti dotato di tetto retrattile, ma nella sua interezza non troppo spazioso.

Il lato “rosa” di Amburgo è senza dubbio presente nell’immaginario degli appassionati di tennis sopra i quarant’anni: reso celebre dai sei titoli consecutivi di Steffi Graff dal 1987 al 1992, e sfortunatamente anche dall’aggressione a Monica Seles l’anno successivo, l’evento ha chiuso i battenti nel 2002 dopo diciotto edizioni, quando la consuetudine voleva ancora che uomini e donne disputassero lo stesso torneo in settimane consecutive ma differenti.

 

Nei mesi a venire emergeranno di certo ulteriori dettagli, specialmente con l’approssimarsi dell’evento maschile di quest’anno, che sancirà ufficialmente la nascita della partnership con Tennis Europe. La federazione continentale organizza annualmente più di mille eventi di tennis, inclusi gli European Championships per i tennisti under 14, 16 e 18 e per svariate altre categorie di età sopra i 35 anni, e ad Amburgo, in parallelo al torneo principale, ne inaugurerà anche uno tra i migliori under 21, selezionati da ognuno dei 50 paesi membri.

Per quel che può valere, grazie alla nuova paternità del torneo anche il vincitore dell’ATP 500 potrà fregiarsi del titolo di “campione europeo”. Nel tennis, tuttavia, titoli del genere lasciano il tempo che trovano, e l’Open di Amburgo necessiterebbe di ben altri aggiustamenti per diventare “il miglior ATP 500 del mondo”, per citare l’entusiasta presidente di Tennis Europe Vladimir Dmitriev.

Le parole di Dmitriev suonano quasi surreali, considerato il declino che il torneo sta vivendo ormai da oltre un decennio. Amburgo ospitava fino a undici anni fa uno di quei tornei che sarebbero poi diventati gli odierni Masters 1000; unico dei nove a venir lasciato indietro alla riconfigurazione della categoria, nel 2009 venne declassato ad ATP 500 e spostato avanti di due mesi, dopo il termine della stagione su erba, iniziando il lento declino che lo ha portato alla sua attuale, infelice situazione. I risultati sono apprezzabili sull’albo d’oro: gli ultimi tre nomi sono quelli di Martin Klizan, Leonardo Mayer e Nikoloz Basilashvili, non esattamente il meglio che il circuito possa offrire.

L’affermazione ai vertici di Alexander Zverev, amburghese di nascita e potenziale numero uno per gli anni a venire, senza dubbio potrebbe stimolare nel prossimo futuro l’interesse di altri partner (con relativi investimenti). La verità tuttavia è che per Amburgo, a parte l’impossibile ritorno allo slot primaverile, la maggiore speranza di rifiorire passa dal cambio di superficie. Continuare a giocare su terra battuta in un periodo dell’anno in cui i migliori tennisti già sono concentrati sul cemento nordamericano (Canada, Cincinnati, US Open) non potrà che continuare a farli girare al largo. E nessun titolo altisonante basterà a convincerli.

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Internazionali di Roma: il direttore commenta la vittoria di Djokovic, con un occhio a Parigi

Ultimo video di commento del direttore Scanagatta sull’edizione 2020 degli Internazionali d’Italia. Djokovic dice che sarà un’edizione del Roland Garros diversa: ha ragione?

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Novak Djokovic batte Diego Schwartzman e conquista il 36° Masters 1000 della sua carriera, nuovo record, superando Rafael Nadal fermo a quota 35. Il direttore Scanagatta commenta l’ennesima finale vinta dal numero uno del mondo rivolgendo già lo sguardo al prossimo grande torneo, il Roland Garros, in partenza tra una settimana: Djokovic dice che sarà un’edizione molto diversa perché si gioca in autunno e non in tarda primavera, e quindi anche Nadal potrebbe risentirne. Ha ragione?

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Stephens già fuori a Strasburgo. Fognini e Sonego in campo martedì ad Amburgo

Prosegue il momento da incubo dell’americana, Ostapenko e Sabalenka avanti. In Germania passano Cuevas e Rublev

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Jelena Ostapenko – WTA Strasburgo 2020 (foto via Twitter @WTA_Strasbourg)

Mentre tutti erano distratti dalle finali di Roma (magari non troppo da quella femminile) nonché da exit poll e proiezioni varie, altro tennis accadeva in giro per l’Europa. Questa settimana si giocano infatti il torneo WTA di Strasburgo e quello ATP di Amburgo, naturalmente su terra battuta, che preludono al Roland Garros, peraltro già alle prese con le qualificazioni.

STRASBURGO – Accoppiate a un bye, Kiki Bertens (che ha sostituito Pliskova nella prima riga del tabellone) ed Elina Svitolina sono state raggiunte al secondo turno rispettivamente da Jelena Ostapenko e Magda Linette. La ventitreenne di Riga ha lasciato cinque giochi a Lauren Davis, mentre la polacca ne ha concessi un paio in piùdi Pauline Parmentier. Nella stessa giornata, avanzano in due set le teste di serie Aryna Sabalenka, Elena Rybakina ed Ekaterina Alexandrova. Cade invece la numero 8 del seeding Sloane Stephens che subisce un 6-1 al terzo da Nao Hibino. Dopo una sola vittoria nella prima parte della stagione, Sloane arriva così a quattro eliminazioni al primo turno dalla ripresa del Tour, spezzate solo dai sedicesimi raggiunti allo US Open con quel set di vantaggio su Serena Williams.

AMBURGO – Settecento chilometri più a nord, è cominciato in sordina l’ATP 500 tedesco. Solo quattro incontri di singolare in programma questo lunedì, con tutti e tre gli statunitensi iscritti in campo. L’ultima volta che un rappresentante degli Usa si era fatto vedere da queste parti era il 2008, quando il torneo era un Masters Series: effetti collaterali della pandemia. Il qualificato Tommy Paul ha superato in tre set Kevin Anderson, ma Taylor Fritz e l’altro proveniente dal tabellone cadetto Tennys Sandgren hanno ceduto rispettivamente a Pablo Cuevas (altro qualificato) e Andrey Rublev. Ripescato come lucky loser, Gilles Simon continua il rientro deludente contro Jiri Vesely, anch’egli con la “Q” davanti al nome. In attesa dei primi due del seeding Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas, martedì farà il suo esordio Fabio Fognini, tds b. 6, contro Philipp Kohlschreiber. Terzo incontro sul Centrale a partire dalle 10.30. Terzo incontro ma dalle 10 per Lorenzo Sonego, impegnato contro un Felix Auger-Aliassime non particolarmente in spolvero in questo periodo.

 

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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