PREMIUM Wimbledon, la preview della finale: Sinner per il bis e la 10ª di fila su Zverev, Sascha per una doppietta Slam da pochi eletti

Jannik Sinner e Alexander Zverev si sfideranno per la 15esima volta in carriera. 10-4 i precedenti in favore dell'azzurro, che vuole riconfermarsi campione di Wimbledon, mentre il tedesco va per il primo titolo su erba

Di Beatrice Becattini
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Jannik Sinner e Alexander Zverev - Australian Open 2025 (foto X @usopen)
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Wimbledon si prepara a incoronare il suo re. Tra poche ore scopriremo se sarà riconferma per Jannik Sinner o se Alexander Zverev spariglierà le carte laureandosi campione.
Entrambi i protagonisti sono alla ricerca di un bis. Ai Championships l’azzurro, a livello Slam il tedesco.

Sinner-Zverev è ormai un classico degli ultimi tempi. Non a caso la loro rivalità è arrivata al capitolo numero 15.
Sono passati quasi sei anni dal primo testa a testa. In un gattopardesco circolo vizioso, tutto è cambiato affinché niente cambiasse davvero.
Nel 2020 Jannik era un giovane campione, troppo forte perché il suo talento rimanesse inespresso, ma non ancora maturo per affacciarsi con continuità nell’élite mondiale.
Zverev invece ha rischiato davvero di rimanere un eterno incompiuto. Non perché il suo palmares fino a prima del Roland Garros suggerisse un flop tennistico. Tutt’altro. Senza uno Slam, però, il rischio che la sua carriera rimanesse costellata di rimpianti era rilevante. Oggi come sei anni fa Sascha è alla ricerca della propria dimensione definitiva. Ormai è campione Slam e almeno questo nessuno potrà più negarglielo.

Tuttavia, se qualche anno fa si poteva pensare che il suo tempo sarebbe arrivato quando il vuoto lasciato dai Big Three sarebbe stato da riempire, ora è di nuovo tagliato fuori dal vertice.
Aver infranto il tabù nei Major potrebbe aver sgomberato la mente del tedesco dalla negatività. E forse per la finale di Wimbledon potrà pensare di non avere più alcunché da dimostrare. E potrà concentrarsi sul non avere, di fatto, niente da perdere.
Sinner, invece, vuole inaugurare la bacheca stagionale degli Slam, con la conferma dei titolo a Church Road. Un 2026 da dominatore assoluto, come conferma il vantaggio accumulato in classifica, che attende solamente di poter celebrare il quinto Major della carriera.

Sinner per il decimo bis dell’Era Open a Wimbledon

Il post Roland Garros non è stato semplice per Sinner. Il malore che lo ha colto a Parigi lo ha obbligato a rallentare i ritmi nel regno di mezzo tra l’Open di Francia e Wimbledon. La sua mancata partecipazione ai tornei preparatori su erba non è imputabile alla condizione fisica non ottimale, bensì a una scelta di programmazione avvenuta ben prima di quanto avvenuto in Francia.

Jannik è atterrato a Londra con la necessità di mettere partite sulle gambe, perché un mese senza competere è tanto anche per il numero 1 del mondo.
Il percorso all’All England Club non è stato facile, a dispetto di quanto possano indicare i risultati incasellati. Due set persi in sei incontri, per altro entrambi nel match inaugurale, e tante difficoltà superate con classe e personalità.

Contro Miomir Kecmanovic, l’azzurro è stato a un set dall’eliminazione al primo turno. A un passo dalla debacle per qualcuno, un’ipotesi lontana per altri. Così come la vittoria al quinto è stata interpretata come un segno di debolezza, mentre altri hanno preferito la chiave di lettura della speranza. Nel relativismo tennistico che è stato il cammino di Sinner fino alla finale dei Championships, ciò che rimane inconfutabile sono i risultati. Pur con un livello di gioco, va ammesso, che durante la prima settimana ha lasciato a desiderare, in particolare con il diritto, Jannik non ha perso la bussola. E ha palesato tutta la sua fiducia. Gli Slam non si vincono i primi sette giorni di competizione.

Nuno Borges ha disputato un match ai confini della perfezione, ma si è arreso in tre set. Stessa sorte è toccata a Jenson Brooksby e Shintaro Mochizuki per fare spazio all’altoatesino tra i migliori otto del torneo. Poi la prova Jan-Lennard Struff passata a pieni voti.
Il livello del numero 1 del mondo è andato impennandosi. Se durante le prime sfide è stato il servizio a toglierlo dagli impicci nei momenti critici, dai quarti tutti i fondamentali hanno iniziato a girare nel modo giusto. Anticamera della vittoria perentoria in semifinale su Novak Djokovic, surclassato in tre set mai in discussione.

Contro Zverev, Sinner è alla ricerca della vittoria numero 100 negli Slam, nonché del quinto titolo di categoria alla settima finale. L’unico ad averlo sconfitto in un ultimo atto in un Major è Carlos Alcaraz, al Roland Garros e allo US Open dello scorso anno. In palio per lui c’è la cifra tonda nel computo dei trofei vinti: 30 – e sarebbe il terzo sull’erba. Inoltre, Jannik sarebbe il decimo tennista uomo dell’Era Open a conservare la corona di Wimbledon in due edizioni consecutive.

Zverev mai così bene sull’erba

Di tutt’altro tenore è stato l’avvicinamento a Wimbledon per Zverev.
Sascha non ha perso tempo e si è rimesso subito in gioco ad Halle dopo aver sollevato al cielo la Coppa dei Moschettieri. Un trofeo rincorso a lungo, con tre finali perse e un tempo ai massimi livelli che va esaurendosi ogni stagione di più.
A 29 anni ha colto, invece, l’occasione della vita. E, nella sua dichiarazione programmatica per il futuro, ha ammesso di non voler accennare a fermarsi. Vincere il Roland Garros lo ha reso orgoglioso e ha acceso in lui una sensazione di sollievo. Ma ne ha anche alimentato il sacro fuoco agonistico.

E sull’erba si è visto. Zverev non ha mai espresso un livello eccelso sui prati. Questione di altezza e difficoltà negli spostamenti, dice lui. Faccenda di aperture ampie, attitudine attendista e una posizione spesso lontana dalla linea di fondo, verrebbe da aggiungere.
Tuttavia, già ad Halle Sascha ha messo in luce miglioramenti nel suo approccio alle partite sul verde, raggiungendo la semifinale. Poi si è arreso a Taylor Fritz per la settima volta di fila, complice un problema con il sensore che gli misura la glicemia.

A Wimbledon non era mai andato oltre gli ottavi di finale, risultato che conferma tutte le difficoltà di Zverev sull’erba. La tranquillità raggiunta dopo essersi staccato di dosso l’etichetta di eterno perdente negli Slam ha reso realizzabile anche un percorso a Church Road di spicco.
All’esordio contro Alexander Blockx ha mantenuto la calma nelle criticità e ha vinto in quattro set. Poi ha gestito Valentin Royer e Marcos Giron senza lasciare parziali per strada.

Ai quarti si è materializzato il manifesto dello Zverev tennista, in cui il suo diritto ha fatto il bello, nei primi due set, e il cattivo tempo, nella seconda metà della terza e quarta frazione, nonostante il tiebreak portato a casa. Contro Lehecka, il tedesco ha sfoderato una prestazione ineccepibile fino alla sospensione per il coprifuoco londinese, avvenuta quando era avanti di due set, sul 3-3. Poi quel rientro in campo pigro il giorno dopo, non certo una novità in casa Zverev, gli è costato il parziale, ma l’attenzione gli ha consentito di chiudere per 3-1.

In seguito, ha sfatato un altro tabù ormai caratteristico di questo spaccato di carriera: Taylor Fritz. Dopo sette battute d’arresto consecutive, lo ha sconfitto e, per giunta, in tre set.
Infine, neppure la sorpresa del torneo Arthur Fery ha disorientato il nativo di Amburgo, che si è preso la prima finale a Wimbledon e il secondo posto nel ranking.

Sascha è per la quinta volta al match decisivo per un titolo Slam. Anche se i precedenti recitano una vittoria e tre sconfitte, la forza di volontà del tedesco gli ha regalato sempre una nuova occasione. In caso di trionfo, che sarebbe il primo sull’erba, diventerebbe il settimo giocatore uomo a centrare la doppietta Roland Garros-Wimbledon nell’Era OpenRod Laver, Bjorn Borg, Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz gli altri a riuscirci – per la 26esima affermazione ATP.

A colpire è come Zverev si sia destreggiato nei momenti di difficoltà. Durante i suoi immancabili svenimenti agonistici, che in passato a più riprese gli hanno negato la vittoria, è rimasto vigile. Come quando contro Fritz ha servito per il primo set sul 5-4 e ha regalato due occasioni di controbreak. Si è salvato senza tremare con il servizio, ormai un fortino – seppur qualche doppio fallo è arrivato, in particolare quando sembra pensare troppo tra la prima e la seconda.
Anche il diritto, da sempre termometro della versione di se stesso scesa in campo, sta incidendo come forse poche altre volte gli è capitato.

Sinner-Zverev, atto 15: Sascha non vince da quasi 3 anni, Jannik vuole la decima vittoria di fila

Basterà questa evoluzione aggiornata di Zverev per tornare a battere Sinner? I dubbi sono leciti.
Jannik ha alzato il livello quando ne ha avuto il bisogno e la superficie pare consentirgli di capitalizzare al massimo la differenza di rendimento con il suo avversario, soprattutto se il numero 3 del mondo dovesse remare passivamente da fondocampo rinunciando all’aggressività.

I precedenti sono incontrovertibilmente dalla parte dell’azzurro. 10-4 i testa a testa, anche se la finale di Wimbledon sarà il primo confronto su erba.
La rivalità tra i due vive di ondate. Dopo la prima vittoria targata Sinner, Zverev ha aperto una striscia di quattro affermazioni di fila sull’altoatesino. Ben più lunga è la serie, peraltro ancora aperta, messa in riga da Jannik, arrivato a nove successi di fila sul numero 3 del mondo.

Come si diceva, il primo precedente risale al 2020, all’edizione autunnale del Roland Garros. L’italiano si è imposto in quattro set, regalando una delle grandi sorprese del torneo.
Sono seguite, poi, le quattro vittorie di ZverevColonia 2020, US Open 2021, la rimonta di Montecarlo 2022 e US Open 2023.

Ormai quasi tre anni fa si è consumato l’ultimo successo di Sascha. Cinque set equilibrati, in cui il caldo e l’umidità di New York sono stati al contempo spettatori non paganti e attori attivi. Il 2023 è stata la stagione di mezzo per Jannik. Un crocevia tra il giovane di prospettiva che era e il campione che sarebbe diventato. Quella sconfitta è stato uno dei mattoncini, su cui costruire.

Non a caso poi Zverev non è più uscito vincitore dal confronto con l’attuale numero 1 del mondo – senza voler essere prolissi, vi lasciamo qui tutti i nove scontri a favore di Sinner: Cincinnati 2024, Australian Open 2025, Vienna 2025, Parigi 2025, ATP Finals 2025, Indian Wells 2026, Miami 2026, Montecarlo 2026 e Madrid 2026.

Non tutti i successi sono stati semplici per Jannik, testimonianza di come a fare la differenza possano essere i dettagli. A Cincinnati l’azzurro ha chiuso al tiebreak decisivo, così come a Vienna qualche mese fa Zverev ha cullato sogni di gloria dopo aver conquistato il primo set. Anche a Miami quest’anno il tedesco è stato competitivo, pur perdendo 2-0.
Certo, ci sono pure sfide senza appello. Quella che ha lasciato più strascichi nella mente del 29enne di Amburgo è senza dubbio la finale dell’Australian Open, dove non è stato in grado di conquistarsi neppure una palla break.
Tra l’altro quello rimane l’ultimo incrocio in uno Slam tra i due.
Il 15esimo testa a testa coincide con il quinto del 2026, tutti appannaggio di Sinner. Vedremo se la terza superficie confermerà il dominio.

Nei precedenti a livello Major regna la parità. Un 2-2 destinato a pendere da un lato o dall’altro domenica 12 luglio. Se invece si prendono in considerazione i risultati delle finali, Sinner torna a spadroneggiare, con tre affermazioni in altrettanti ultimi atti.
Se il primato dell’azzurro nel ranking non è affatto in dubbio, se Zverev dovesse succedergli nell’albo d’oro dei Championships si porterebbe a soli 10 punti di distanza nella Race annuale.

Quando e dove vedere la finale di Wimbledon tra Sinner e Zverev

Non ci resta che fornire le coordinate per seguire l’attesissima finale di Wimbledon tra Jannik Sinner e Alexander Zverev.
La sfida numero 15 andrà in scena domenica 12 luglio alle 17 orario italiano – le 16 londinesi.

I canali TV di riferimento sono Sky Sport Uno e Sky Sport Tennis  e sarà visibile anche in streaming sulla piattaforma NOW. Inoltre, TV8 renderà fruibile l’evento in chiaro.

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