Il ritorno in campo di Snauwaert

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Il ritorno in campo di Snauwaert

66 titoli del Grande Slam con le racchette di legno, ora Snauwaert torna sul mercato

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Ai più giovani, il marchio Snauwaert dirà poco, ma chi gioca a tennis da qualche decade conosce benissimo il brand che fu di Vitas Gerulaitis, Mikael Pernfors, Brian Gottfried e Miloslav Mecir. La storia di Snauwaert inizia nel Belgio degli anni ‘20, quando Valler Snauwaert e Eugeen Depla, due fratelli non di sangue, da abili manufatturieri decisero di creare canoe e racchette da hockey e tennis. Si misero in proprio, lasciando l’autocarrozzeria nella quale lavoravano, e in pochi anni la loro azienda crebbe fino ad avere 35 dipendenti.

Snauwaert, questo il nome scelto per la loro nuova avventura, rimane attiva superando la grande guerra e continua a crescere e negli anni ‘60, quando il tennis diventa uno sport popolare negli USA. Arriva la produzione di massa delle racchette: il brand ne produce tre milioni ogni anno. Arrivano i successi e le racchette di legno Snauwaert vincono un totale di 66 titoli del Grande Slam. L’arrivo della grafite, sul finir degli anni ‘80, segna il declino del marchio che lascia il mercato nel 1991.

Adesso è tempo di tornare in campo grazie a Roberto Gazzara, ex capo della ricerca e del design di Prince, che ha acquistato il marchio belga per rilanciarlo. Dopo tre anni passati a studiare materiali e testare telai, Snauwaert ha presentato nel 2018 la nuova linea di prodotti, non tantissimi, affidandosi alla vendita esclusiva tramite il sito web e tramite una rete di ambassador (dei maestri di tennis) disseminata sul territorio e che farà provare direttamente sul campo le racchette agli utenti, che diventano centrali in questa scelta di mercato.  #weservetennis è lo slogan scelto non a caso.

Sono due le linee di prodotto presentate, Grinta e Vitas. La novità tecnologica introdotta si chiama Bionic X section, in pratica la sezione del telaio che si ispira alla forma delle ossa umane per diventare più rigida nella parte alta della racchetta (quella più importante, a ore 3 e a ore 9 del piatto corde) e cioè dove il carico è maggiore. Nel punto di flessione del telaio, a ore 5 e a ore 7, cioè nella zona del “cuore”, Snauwaert ha reso simmetrica la sezione del telaio per resistere meglio alla torsione derivante dall’impatto.

 

La serie Grinta comprende sei modelli, di cui 4 da 98 pollici con un profilo costante di 22 millimetri con delle aree di telaio più larghe a ore 3 e a ore 9. I modelli sono disponibili in due pesi, 290 e 315 grammi, e in due differenti schemi d’incordatura: 16×16 e il più diffuso 16×19. Quest’ultimo schema, il 16×19, è quello usato nel modello Grinta Tour, uno dei più venduti in virtù delle sue caratteristiche che favoriscono i giocatori con swing rapidi e decisi, i classici giocatori di pressione che colpiscono la palla in fasce ascendente e che cercano molta generazione di spin in un telaio. La scelta del 16×19 come schema d’incordatura favorisce proprio queste soluzioni. Il modello Tour è disponibile in due pesi, con il bilanciamento fissato a 31,5 centimetri per quanto riguarda il modello da 310 grammi e 33 centimetri per il modello pesante 290 grammi (Grinta 98 Tour Lite).

I giocatori a tutto campo e che giocano con più pazienza da fondocampo si troveranno meglio con i modelli della linea Grinta 100. Come dice già il nome, l’ampiezza del piatto corde aumenta fino a 100 pollici, una scelta sempre più gradita dal tennista medio, d’altronde se anche Federer è arrivato a giocare con una racchetta piatto 97 perché il tennista da circolo non dovrebbe averne una più grande? Grinta 100 è disponibile in due pesi: c’è una versione pesante 305 grammi, schema d’incordatura 16×18 e bilanciamento a 31,5 centimetri e una versione pesante 285 grammi, la Grinta 100 Lite, sempre con schema d’incordatura a 16×18 e bilanciata a 33,5 centimetri dal manico. I modelli competitor della Grinta 98 sono la Babolat Pure Strike, le Pro Staff e Blade della Wilson e la Head Prestige, mentre può sperimentare la Grinta 100 chi è solito usare la Babolat Pure Aero, la Wilson Ultra, la Prince Tour e le Head Radical e Speed.

Ai tennisti meno esigenti in termini di racchetta impegnativa è destinata la linea Vitas, disponibile in versione 100, 105 e 110, a indicare la dimensione del piatto corde. La forma pentagonale del piatto, molto particolare, promette di assicurare un buon equilibrio in termini di velocità ed effetto prodotti. Il telaio, che ha uno spessore variabile (24 centimetri al manico, 26,5 centimetri nella zona centrale e 25 centimetri in testa) è indicato a chi impatta nella parte alta dell’ovale, ed è disponibile in due pesi: 300 grammi (schema d’incordatura 16×19 e bilanciamento a 31,5 centimetri) e 280 grammi, la Vitas 100 Lite, 16×19 e bilanciata a 33,5 centimetri dal manico. La Vitas 100 può essere apprezzata da chi è solito usare una Babolat Pure Drive, una Wilson Burn, la Prince Warrior e i modelli Extreme e Instinct della Head.

La Vitas 105 esalta ancora di più le caratteristiche all-court del modello 100, avvalendosi di uno sweet-spot, la zona d’impatto utile di un telaio, ancora più ampio. È disponibile in due pesi, 285 grammi (14×19 e bilanciamento a 32,5 cm) e l’ultraleggero 267 grammi della Vitas 105 Lite (14×19, 34 cm). Infine, per chi proprio fosse in cerca di un aiuto extra, sono disponibili il modello Vitas 110 (pesante 270 grammi, schema d’incordatura 16×18 e bilanciamento a 34 centimetri) e il modello più leggero Vitas 115 (260 grammi di peso, bilanciamento a 36 centimetri, schema corde 16×18). Questi modelli sono soluzioni adatte a chi è solito giocare con la Head MGC, la prince TXT Premiere, le wilsian H6 e la Babolat Pure Drive OS.

Snauwaert non si è limitata solamente a reintrodurre nel mercato i telai, ha prodotto anche tre modelli di corde: Black Beam, White Beam e Sunny Core.

Black Beam è una corda in monofilamento dura ma confortevole, creata per favorire lo spin e che Snauwaert suggerisce di abbinare ai modelli Grinta 98, 100 e Vitas 100. È disponibile in due calibri, 1,25mm e 1,35mm. Il modello White Beam invece è più confortevole, una corda più elastica che sarà amata dal braccio. Si tratta di una corda molto versatile che ben si adatta ai telai con piatto più grande del brand. È disponibile in formato 1,25mm. Infine, il modello Sunny Core è destinato ai telai Vitas 100, 105 e 110, trattandosi di una corda ancora più confortevole e che agevola la generazione di potenza.

Completano la linea Snauwaert zaini e borse oltre a grip e overgrip, tutti marchiati con la S storica, che ora è tornata per riprendersi, almeno, parte della scena che una volta dominava.


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Da Giorgi al tennista del club: Fabrizi Tennis costruisce la racchetta perfetta per tutti

Fabrizi Tennis è un brand italiano che costruisce racchette con materiali avanzati sulle precise specifiche del tennista, da quello del circolo fino ai professionisti come Camila Giorgi

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C’è sempre più attenzione da parte dei brand più famosi delle racchette nel produrre telai di qualità maggiore: ci sono marchi che hanno di recente messo in vendita telai pro-stock, quelli dei professionisti, o altri che, da qualche anno, consentono di scegliere due racchette identiche in sede di acquisto. Questo ammodernamento dell’offerta lo si deve anche a quei marchi che stanno puntando sulla qualità dei prodotti invece che su quantità e diffusione, costruendo telai che riescono a soddisfare meglio di tanti e più diffusi marchi le esigenze del tennista, da quello di quarta categoria fino al professionista.

Fabrizi Tennis è uno di questi, una sorta di artigiano che produce telai secondo le caratteristiche richieste avendo come mantra e come fine ultimo la qualità del prodotto. Avete presente la racchetta usata dalla nostra Camila Giorgi? Esatto, è un telaio Fabrizi Tennis. Per loro, far uscire una racchetta dal mold, lo stampo, dev’essere un arte, non un processo industriale su larga scala. I telai sono interamente realizzati in materiale composito con la stessa tecnologia impiegata per la costruzione di componenti di Formula 1 e Moto Mondiale, interamente prodotti a mano in Italia in ogni loro fase e per questo sono realizzabili su precisa specifica del giocatore. Gli stessi operatori impiegati per la realizzazione di componenti per Moto GP e Formula 1 lavorano anche sui telati realizzati secondo le specifiche di peso, bilanciamento e altre caratteristiche scelte direttamente dal giocatore, di qualsiasi livello.

Chi possiede un telaio Fabrizi, possiede un telaio interamente realizzato a mano, prodotto, verniciato ed assemblato in Italia seguendo gli standard ed i processi tecnologici più evoluti nell’impiego dei materiali compositi avanzati

 
Emanuele Fabrizi

L’idea di Fabrizi Tennis nasce dall’ingegner Emanuele Fabrizi, che vanta una esperienza decennale in Lamborghini e che ha deciso di mettersi in proprio per sviluppare le competenze acquisite nel settore dei materiali compositi, quali sono le racchette da tennis. Ed è così che nasce Officine Italiana Compositi, proprietaria del marchio. Parliamo di un’azienda che lavora nella fornitura di componenti aerospaziali, quindi per super car, moto e macchine da Gran Premio, e che realizza manufatti investendo ogni giorno su ricerca e sviluppo per aumentare la qualità del prodotto finito.

Emanuele Fabrizi

Ed è proprio Emanuele Fabrizi a spiegarci l’idea del progetto Fabrizi Tennis. Come nasce l’idea di dedicarsi al tennis? Passione?

“L’idea di cimentarsi in questo progetto nasce da una fortissima passione per il tennis e per la tecnologia applicata ai materiali compositi. Sfruttando l’opportunità di un progetto di ricerca e sviluppo, abbiamo studiato e sperimentato il comportamento dinamico dei materiali compositi avanzati applicati ad un telaio da tennis”.

Che innovazioni ci sono rispetto al processo tradizionale /industriale di costruzione di un telaio?

“Abbiamo cioè costruito telai con i migliori materiali compositi di vario genere e ‘modulo di resistenza a trazione’ curati in autoclave. La differenza rispetto ai telai retail è stata impressionante considerando che la quasi totalità dei telai in circolazione sono prodotti con fibre multi assiali di carbonio e con tessuti in fibra di vetro, curati in pressa. Durante questa lunga sperimentazione abbiamo potuto individuare quali materiali ed in quale configurazione riescono a caratterizzare separatamente le singole specifiche che caratterizzano il comportamento ed il feeling del telaio. Abbiamo individuato quali materiali contribuiscono alla reattività del telaio, quali caratterizzano la rigidezza e quali contribuiscono alla pastosità della racchetta. Il nostro obbiettivo non è stato la costruzione di un modello matematico universale che consentisse di progettare telai ad hoc, bensì un metodo basato sulla sperimentazione che permetta ai nostri tecnici di utilizzare tutti i dati ed i parametri archiviati e finalizzarli per costruire telai sulle specifiche richieste dei clienti. Il processo di cura in autoclave che azzera la presenza di inclusioni di aria nel laminato del telaio, il sistema di assorbimento delle vibrazioni, inserito in fase di laminazione del telaio ed il manico realizzato in una particolare resina espansa fresato uno ad uno ‘dal pieno’ a controllo numerico per ciascun telaio, consente inoltre di avere telai praticamente esenti da vibrazioni percepite“.

Perché bisognerebbe scegliere un telaio custom rispetto a uno commerciale dal punto di vista della Fabrizi Tennis.

“In questi tre anni abbiamo sperimentato circa trecento piani di laminazione diversi catalogando una enorme quantità di informazioni, che mettono in relazione i vari materiali impiegati per la costruzione e la loro quantità, con il comportamento dinamico del telaio e le sensazioni percepite dal giocatore. Possiamo cioè progettare e realizzare un telaio che vada incontro alle esigenze di ogni singolo giocatore. In conclusione, chi possiede un telaio Fabrizi, possiede un telaio interamente realizzato a mano, prodotto, verniciato ed assemblato in Italia presso i nostri stabilimenti in provincia di Firenze e Bologna seguendo gli standard ed i processi tecnologici più evoluti nell’impiego dei materiali compositi avanzati”.

Ad oggi sono quattro i modelli principali che i tennisti possono customizzare per “farli propri”:

F-95

Con uno schema corde 18/20 e uno spessore del frame di 22 millimetri, è una racchetta per tennisti di alto livello tecnico. Ideale per chi predilige un gioco pulito, offre comunque grandissime prestazioni sulle rotazioni back e slice. La sua laminazione e le caratteristiche tecnologiche dei materiali garantiscono un superlativo mix di potenza e precisione.

F-98

Presenta uno schema corde atipico 16/20, ideale per massimizzare le sue prestazioni. Come la F-95, è una racchetta adatta per tennisti che prediligono un gioco piatto e pulito, ma a differenza dell’altra ha una migliore attitudine alle rotazioni: buon top spin, ottimo kick e un back chirurgico. La racchetta offre una maneggevolezza estrema e splendide sensazioni a rete. Si rivolge a un’ampia gamma di giocatori “a tutto campo”, garantendo massime prestazioni per quasi tutti gli stili di gioco.

F-102

Con uno piatto-corde più grande della F-98 e della F-95 e un profilo superiore di 23 millimetri, si presenta come una semi-profilata. Grazie anche allo schema corde di 16-19 e una rigidezza di 62-64 RA, predilige un gioco molto potente e arrotato, rivolgendosi essenzialmente a un target di giocatori esperti da fondo campo, dotati di un gioco moderno. Il piatto-corde grande la rende efficacissima nei recuperi e grazie alla sua particolare lavorazione, mantiene sempre una discreta precisione anche sotto rete.

S-100

Profilata al 100%, è la racchetta con la maggiore grandezza di piatto-corde e un profilo di 24 millimetri. Le caratteristiche tecniche di questa racchetta unite alla peculiarità dei materiali tecnologici esaltano le rotazioni. La sua maneggevolezza la rende adatta ad un ampio target di giocatori.

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String Project Armour, la scelta agonistica per il controllo di palla

Recensione e test della corda String Project Armour, la scelta degli agonisti che non vogliono rinunciare alla morbidezza e al confort di gioco

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Corde morbidi, che non affaticano il braccio e che richiedono tensioni basse per rendere al meglio specie in termini di potenza. Ognuno può trovare la corda più giusta per il proprio gioco in casa String Project, sempre conservando però le caratteristiche di comfort di gioco e tutela del braccio. La Armour è la corda più “dura” del roster, quella che è più orientata al controllo di palla e che quindi si rivolge a quel giocatore che vuole conservare nella corda tutte quelle prerogative chiave del brand, morbidezza, elasticità, comfort di gioco, focalizzandosi però sull’aspetto del controllo dei propri colpi. Armour esiste in due versioni, con calibro 1,25 millimetri e anche una versione da 1,32 millimetri, indicata per gli “spaccacorde”, e cioè per quei giocatori che non hanno problemi nel generare swing decisi e che cercano una corda ancora più dura del normale.

In campo

Il calibro da 1,25 quello più comune per l’agonista che deve cercare un delicato equilibrio fra caratteristiche di durata, tenuta di tensione, prestazioni e comfort di gioco. Armour è la corda più agonistica di String Project, e in campo ci ritroviamo subito con la descrizione della casa madre: lo snap back (il tempo in cui le corde tornano alla posizione iniziale dopo l’impatto) è buono, gli impatti con la palla nei colpi da fondocampo sono decisi, c’è ottima connessione con la palla che segue con precisione le indicazioni dello swing. Il controllo quindi, questa è la caratteristica principale della Armour, specie rispetto alla Armour Soft, una sorta di versione depotenziata, più morbida, per quei giocatori da club (magari di categoria over) in cerca di una corda dal grande potenziale ma che non stressi troppo il braccio.

A livello di caratteristiche ricorda un po’ la Magic (per lo snap back) ma riesce a essere molto performante anche a livello di rotazioni generate, e qui il rimando è d’obbligo alla Hexa, la soluzione String Project indicata a chi cerca spin. Armour è più consistente agli impatti rispetto alle due, si percepisce nel palleggio ma anche nei colpi di volo come gli impatti siano decisi, stabili, come come ci si aspetterebbe da una corda molto ben solida. La potenza non è molta, ma questo non ci sorprende. Abbiamo sul telaio una corda che è indicata per chi è capace di colpire con decisione la pallina, non per chi ha swing ancora incerti e discontinui. Anche qui, come consigliato, si lasciano preferire tensioni basse, come durata siamo vicino alle 10 ore di gioco, a seconda del livello ovviamente.

 

Conclusioni

Armour si rivolge a quel tennista agonista, inteso come giocatore in campo molto di frequente, che cerca una corda con grande controllo di palla. I giocatori che colpiscono la palla con decisione e che soprattutto non hanno problemi nel generare velocità di palla e che cercano una corda che valorizzi il controllo più dello spin o della “potenza gratuita” possono trovare in questa Armour un’ottima alleata per le prestazioni in campo.

Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19) – tensione 22/23Kg
  • Donnay Pro One Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Toalson S-Mach 310 gr (16×19) – tensione 21/22 Kg

www.stringproject.com

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String Projeck Keen, la corda gentile per il massimo del feeling

La corda String Project Keen è la soluzione ideale per quei giocatori in cerca del massimo feeling con la palla durante gli impatti

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La corda Keen di String Project, un marchio che sta prendendo sempre più spazio nei circoli tennis italiani come scelta dei giocatori, è il monofilamento più sottile dell’azienda. È disponibile nei calibiri 1,13 e 1,18 millimetri, ma sgombriamo subito il campo da equivoci: il piccolo calibro di questo corda non vuol dire che sia poco resistente. Keen mescola infatti ben cinque materiali a livello di composizione e il risultato finale è una corda solida, resistente quindi, ma che nasce per esaltare il feeling di gioco, e cioè il contatto con la palla durante gli impatti. Keen vuole rimanere morbida in ogni circostanza, ed è per questo che ha ridotto il calibro così da sentire quanto più possibile il contatto con la pallina. Vien da sé che una corda del genere si rivolge principalmente come partner di una racchetta votata al controllo di palla, sebbene la casa dichiari di non essere avara né di potenza né di rotazioni. La corda è colorata di un blu molto acceso, una soluzione aggressiva che si sposa benissimo con telai scuri.

In campo

La corda si fa sentire subito per le ottime qualità di tocco, e cioè di contatto con la palla durante gli impatti. Bastano pochi minuti di gioco per avere subito le prime sensazioni positive: la morbidezza degli impatti unita alla sensazione di avere il pieno controllo di palla è subito il primo risultato. Su un telaio molto orientato al controllo di palla come la Wilson Blade, la corda rende molto meglio rispetto a modelli profile. Sulla Donnay Pro One 2020, il telaio di Donnay che si rivolge a giocatori avanzati per offrire il massimo del comfort, forma un’ottima accoppiata esaltando ancora di più le doti di morbidezza del telaio. La forma della corda è tonda, sempre in ottica di premiare il feeling con la palla, che in effetti è morbido, come se fosse soffuso. La palla esce in maniera molto pulita dal piatto corde e la sensazione è veramente di un dwell time – il tempo di durata dell’impatto corde/palla – prolungato, piacevole sempre e in ogni circostanza, sia che si colpisca un backspin di rovescio in maniera delicata sia che si cerchi la soluzione piatta o il dritto arrotato. Specie con telai dal profilo classico (Pro One, Blade, Vcore), il match con questa Keen risulta azzeccatissimo. Il piccolo calibro funziona meglio con tensioni basse ma anche qui il consiglio è sempre quello di trovare la tensione giusta a seconda del telaio che si adopera. Sulla Blade siamo scesi di qualche chilo rispetto ai 23/24 canonici e con una tensione di 21/22Kg abbiamo avuto il feeling migliore. Mai però c’è stata la sensazione di impatti duri con tutti i telai oggetto del test. Prerogativa di String Project è infatti quello di produrre corde Arm Friendly, amiche del braccio, e anche la Keen non fa eccezione. Da fondo campo, specie su telai dal profilo fisso, la palla finisce dove vogliamo con ottimo comfort di gioco; non trascurabile anche la quantità di spin che questa Keen riesce a facilitare, ma di certo non c’è lo spin di una corda che nasce per le rotazioni (per quello c’è già la soluzione in casa: String Project Hexa). E quindi le rotazioni di copertura per la profondità dei colpi sono la soluzione migliore, così come lo slice in battuta e il colpo piatto, sia al volo che di rimbalzo, decisamente la soluzione migliore con la Keen.

Conclusioni

Un prodotto che ha nel feeling con la palla la sua caratteristica principe, che mantiene molto bene la tensione e che risulta anche potente, buona la resa anche sulle rotazioni, Keen è decisamente una scelta da tenere in considerazioni se si gioca con una racchetta esigente e che quindi abbisogna di una corda morbida per bilanciare la durezza del telaio.

 

 Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula (16×19), calibro 1,18 – tensione 21/22Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19), calibro 1,18 – tensione 22/23Kg
  • Donnay Pro One (16×19), calibro 1,18 – tensione 21/22Kg
  • Yonex Vcore 97 310 gr (16×19), calibro 1,18 – tensione 20/21 Kg

www.stringproject.com

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