Quando Boris Becker puntò tutto sul rosso di Montecarlo

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Quando Boris Becker puntò tutto sul rosso di Montecarlo

Breve storia di una partita memorabile e di un tennista inquieto

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Thomas Muster e Boris Becker - Montecarlo 1995

Manca una settimana all’inizio dell’edizione 2019 del torneo di Montecarlo; venerdì alle 18:30 verrà sorteggiato il tabellone, domenica si comincerà a giocare. Ci avviciniamo al primo grande torneo della stagione sul rosso ripercorrendo alcune delle sue storie più belle. Questa risale a 24 anni fa, quando un tedesco andò all in sulla terra del Principato

Il casinò di Montecarlo nel pomeriggio del 30 aprile 1995 era sicuramente aperto, malgrado fosse domenica. Rispetto all’ordinario era soltanto un po’ più vuoto del solito, tra chi smaltiva il pasto, chi rispettava la siesta domenicale, chi guardava la finale del torneo di tennis tra Boris Becker e Thomas Muster. Un tedesco ed un austriaco: comune la lingua, comuni le origini. Al netto dell’Anschluss, estrazioni del tutto simili. Eppure nulla di più diverso poteva fronteggiarsi in quegli anni su di un rettangolo di terra battuta.

Boris Becker era quel giorno, ed è ancora, il più giovane tennista ad avere mai conquistato Wimbledon. Forse grazie al precoce successo sui campi, al tedesco di Leimen era rimasto il tempo per esprimersi a sufficienza anche al di fuori di essi. Personaggio da rotocalchi, incapace di trattenere il proprio “io” all’interno di un mondo tedesco e sportivo inevitabilmente convenzionale. Tennista capace di vivere autentiche faide con taluni avversari. Fidanzato, in una Germania che non si immaginava multirazziale, con una donna di colore e per questo sotto il mirino dei gruppi di estrema destra, che vedevano nella sua biondezza quasi albina una mancata rinascita ariana.

 

La traccia di quel carattere inquieto, sarebbe apparsa infinite volte in campo e qualche volta in più nella sua vita privata. Barbara gli avrebbe dato due figli, un altro sarebbe arrivato da un nuovo matrimonio con Lilly. Un altro ‘Beckerino’ nacque durante il matrimonio con Barbara, ma dal ventre di un’altra donna. Avrebbe sfidato Kasparov agli scacchi, giocato a poker da professionista, commentato per la televisione. E sperperato una fortuna economica. La storia della sua miseria avrebbe raccontato gli anni della sua maturità. Con successo gli sarebbe riuscito soltanto di stare al fianco di Novak Djokovic. Per poco tempo però: com’è nel carattere di alcuni, si sta seduti sempre su di una sedia rovente.

Insieme alla complessità della sua vita fuori del campo, la terra battuta esaltava la complessità del tennis del tedesco. La sua mole, over size in quegli anni, non digeriva le corse laterali. La sua potenza nel servizio mal sopportava il freno della superficie. La sua volée, così perfetta sui prati, consentiva quasi sempre all’avversario un’ultima parola. Viceversa, Thomas Muster. Uno che di precoce aveva avuto una gamba spezzettata da un ubriaco in un incidente stradale. Uno che sembrava fare fatica anche al momento del sorteggio. Uno che di facile non faceva nulla.

Si era arrampicato alla finale dopo lo strazio del giorno precedente con Andrea Gaudenzi. Contro l’italiano Muster parve boccheggiare, svenire, collassare, mentre Gaudenzi frustrato ed incredulo per le infinite resurrezioni del suo avversario gli cedeva la partita. L’austriaco fu persino ricoverato in ospedale. Si parlò malevolmente di doping dopo quella partita, dimenticando che Gaudenzi e Muster si allenavano insieme. Ne riparlò Becker all’indomani della finale, beccandosi una reprimenda dall’ATP. Si pensava che il relitto visto di sabato contro Gaudenzi, non sarebbe stato neanche in grado di scendere in campo l’indomani. Che per Becker sarebbe stata una passeggiata di salute e che dopo tanti vani tentativi, il ‘pindarico acrobata del net’ (copyright di Gianni Clerici), avrebbe finalmente stretto tra le mani sporche di mattone un trofeo da vincitore.

Con un avversario parcheggiato in ospedale, è certo che Boris Becker avesse avuto il tempo di ripensare alle due finali già giocate sul centrale del Montecarlo Country Club. Contro Alberto Mancini nel 1989, aveva giocato alla Becker: attaccando ma con giudizio, ed aveva perso. Contro Bruguera nel 1991, aveva giocato alla Bruguera: restando molto indietro, palleggiando ed adattandosi al fondo paludoso, ed aveva perso. Per questo contro Muster, ospedale o no, scelse di indossare un abito diverso. Certo, Boris sapeva che il suo avversario aveva passato la sera precedente con la flebo in vena. Per questo non lo si poteva privare di un cauto ottimismo.

Ma la tattica è tattica, e Boris Becker scelse quella di non dare tregua al suo avversario. Chissà se fu il suo coach dell’epoca Nick Bollettieri ad avergli suggerito che Muster non aveva mai battuto, neppure su terra, Stefan Edberg: uno simile a Becker, ma a differenza del tedesco fisiologicamente incapace di restare dietro a palleggiare. Per questo Becker si trasformò per un pomeriggio nell’arcirivale svedese. Lui, attaccante già di suo, divenne parossistico nell’abbreviare gli scambi e nel cercare la rete. Giocò aprendosi il campo anche con la seconda di servizio, attaccando ogni palla su cui giungeva con accettabile equilibrio, togliendo il tempo ai passanti di Muster, impattando col rovescio piatto la rotazione mancina del servizio avversario. Funzionò, oh se funzionò. E non smise mai di funzionare perché strappare i primi due set al Muster della primavera del 1995, all’austriaco senza remore e sentimenti che di lì a poco avrebbe dominato Parigi, non significa soltanto che stesse funzionando, ma che effettivamente funzionò.

Thomas Muster con il trofeo del Roland Garros 1995

Boris fu, passato, picchiato nei lacci, scavalcato infinite volte, ma non demorse in nessuno dei lunghi minuti spesi su quel centrale, né mutò un istante l’espressione del viso. Non lanciò un urlo, non si distrasse dall’obiettivo. Il punteggio, nel crescere, gli dava ragione mentre il sogno coltivato al mattino, di vedere Muster nuovamente con la flebo al braccio, d’improvviso non serviva più. Fu un “o la va o la spacca” perpetuo, una serie di “all in” pokeristici, di raddoppi al tavolo di blackjack, di chiamate di banco dello chemin de fer. Il Casinò di Montecarlo era più vuoto del solito non solo per la controra domenicale, ma soprattutto perché il suo miglior giocatore era temporaneamente impegnato al tavolo del tennis contro Thomas Muster.

Due set in cascina, si diceva. Ripreso fiato durante il terzo set, facile preda di Muster, nel quarto Becker tornò arrembante sino a procurarsi due palle break sul 5-5 nel quarto. Muster le cancellò, come ne aveva già cancellate una dozzina prima di allora. Un’altra palla break ed un tentativo (lungo) di approccio a rete sulla prima di servizio avversaria. Sotto le folte sopracciglia bionde, mentre i passanti dell’avversario gli sfilavano accanto, Becker, l’orgoglioso Becker, continuava a non mutare espressione. Da bravo giocatore d’azzardo. I nervi tesi ma avvolti nel piano di gioco.

E poi fu tie break, qualcosa che già di suo suona come una lotteria, in cui puntare tutto dopo esserti fatto cambiare i soldi in fiches. Una roulette di sette numeri sulla quale, dopo due ore e mezza di sole, di terra battuta e di Thomas Muster, devi per forza giocarti ogni cosa. Il copione non mutò. Becker non arretrò dinanzi ai colpi di sbarramento di Muster e continuò ad affacciarsi alla rete, alla fine ed alla anelata stretta di mano del Principe Alberto. Granitici nella loro personalità, i due non cambiarono atteggiamento in nessuna delle due ore e mezza sino a quel punto disputate. Lungo strade parallele, dimostrarono la loro perseveranza, prussiana ed asburgica, il tratto comune che inizialmente non pareva possibile trovare in due uomini e tennisti così diversi tra loro.

Becker andò avanti, fedele al piano. Questo lo aveva condotto sino al 4-4 del tie break, quando Muster, incredibilmente, mise un secondo servizio in rete. Il volto di Becker restò immobile, quello di Muster stanco e sbuffante come dopo il primo 15. Pur di avere qualche emozione da inquadrare, la regia pescò tra le fioriere il volto, le mani, i sobbalzi di Barbara Feltus. E quando tanti anni dopo tutto sarebbe mancato a Boris Becker, il cauto dolore sul volto della bellissima Barbara ci svela quale delle cose perdute sia stata la più preziosa.

Sul 5-4 Becker seguì la seconda a rete e chiuse alla seconda volée. Due match point, al 6-4 nel tie break. Forse non il 6-4 al tie break più famoso della storia del tennis, ma poco ci manca. Alle 17.38 del pomeriggio, Boris Becker serve una prima centrale da destra, a 196 km/h e ben indirizzata verso la “T”, che però termina profonda. Qui, la regia del torneo non giocò d’azzardo. Ebbe paura di perdersi anche per un solo istante il punto dell’incontro. Conscia dello spirito da attaccante di Boris, non rischiò il cambio di inquadratura e restò con la ripresa larga dal fondo del campo, Becker in lontananza, Muster di spalle. Alla chiamata dell’”out”, Becker si ricollocò subito dietro la linea, senza esitare, e ricominciò il classico dondolìo che precedeva la sua storica battuta. Il primo piano che ci aveva mostrato per quattro set il medesimo, immutabile volto dei contendenti, stavolta non ci fu donato.

Resterà dunque un mistero l’espressione che assunse il volto di Boris Becker mentre decideva di fare qualcosa che in quell’incontro giocato alla garibaldina, ancora non aveva fatto: giocare una folle seconda di servizio ancora centrale, ancora a tutta, 190 kilometri all’ora di insanità, 190 kilometri all’ora volti a cancellare in un sol botto la tensione di quelle ore. Non sapremo mai se per un istante, mentre Boris decideva di muovere tutte le sue fiches sul rosso, un tic si fosse impossessato del suo occhio o della sua bocca. Se ci fosse stato un dondolìo stoppato, un qualsiasi movimento sincopato, un impulso elettrico, effetto collaterale di un pensiero appena sbocciato. Quel primo piano che manca dalle riprese televisive, non ci spiegherà mai se la scelta di Boris Becker facesse ancora una volta parte della strategia, se ne fosse un’eccentrica divagazione o ne rappresentasse il gran finale.

In quel colpo insensato e violento, il vaso delle emozioni Beckeriane si era infranto. L’odio verso il rivale indistruttibile, il sospetto che egli fosse aduso al doping, l’essere ingabbiato nel miglior piano tattico della sua carriera, avevano compresso troppo l’uomo a sua volta già compresso nel tennista. Sarebbe bastato un altro punto giocato fingendo di essere altro ed invece l’intimo inquieto di Boris emerse in un gesto di fuga dal mondo. Quell’uomo che giovanissimo aveva pensato al suicidio dalla finestra di un grattacielo di Amburgo, perché non in grado di reggere psicologicamente alle proprie vittorie, dovette per un istante scappare dall’incontro perfetto che aveva sino ad allora giocato. Doppio fallo di mezzo metro.

Thomas Muster annullò sul suo servizio il secondo match point e sul 6-pari, giocò poi il punto dell’incontro trovando un passante in piroetta. Perso il quarto set, Becker uscì dal campo per un bisogno fisiologico. Rientrò per onore di firma. L’agonia restante fu breve. Muster non si mosse di un millimetro. Becker cercò di scappare via. Ancora una volta, come pochi minuti prima con la seconda di servizio più famosa del tennis moderno, cercò di far finire tutto nel modo più rapido che conoscesse.

La premiazione. A sinistra il vincitore, a destra lo sconfitto

In conferenza stampa, tornato ad essere pienamente Becker, definì la vittoria di Muster un miracolo aggiungendo di non credere ai miracoli. Ne venne fuori un putiferio. La sua accusa mobilitò l’ATP, Muster ne chiese la squalifica, Boris ritrattò la sua frase con tale riluttanza da riuscire a fare passare il concetto due volte. In pratica servì una seconda efficace come la prima. Il sogno di puntare tutto sul rosso svanì là. Boris Becker, oggi che è in bancarotta e si rivende i trofei, non ne ha da piazzare nemmeno uno da vincitore che sia stato conquistato sulla terra battuta.

Prima di ritirarsi avrebbe fatto in tempo a perdere un’altra finale contro Corretja a Gstaad, per chiudere i conti a sei finali perse sul rosso in una carriera da 49 trofei. Tre finali a Montecarlo contro tre grandi terraioli dell’epoca, giustamente premiate l’anno scorso con l’introduzione nella Hall of Fame monegasca. Di quella seconda palla scagliata ad occhi chiusi non si è ancora ufficialmente pentito, o almeno non si rinvengono dichiarazioni in tal senso. Forse ha ritrattato le accuse verso Muster, ma non ha ritrattato la palla più folle di quella partita. Non c’è ragione di pentirsi, non c’è ragione di mostrarsi deboli e nostalgici. Come il giocatore che ha perso tutto, rifarebbe daccapo ogni cosa. Perché la caduta verso il fondo è anch’essa una forma di volo.

Potesse rigiocare oggi il match point, appare molto probabile che tirerebbe ancora prima e seconda. Da bravo giocatore di poker, attento ai numeri, non può che coltivare l’idea per cui due battute a tutta nel 1995, e due battute a tutta oggi, ebbene, una su quattro debba per forza entrare in campo. Quattro possibilità disperse negli anni, insieme a mille altre svanite in una vita inquieta. Molte chances in più di quante ve ne siano puntando tutto sul rosso.

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ATP Roma, Sonego infiamma il Foro Italico: Rublev ko, è semifinale!

Strepitosa vittoria in rimonta del torinese: è il primo italiano in semifinale dai tempi di Volandri. Ora la sfida con Novak

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

L. Sonego b. [6] A. Rublev 3-6 6-4 6-3

È Sonego-mania al Foro Italico. Un Lorenzo semplicemente strepitoso si regala, e ci regala, la semifinale al Masters 1000 di Roma. Il torinese può saltare e ballare col pubblico della Grand Stand Arena. Dopo aver superato Dominic Thiem negli ottavi, batte nei quarti un altro top ten come Andrey Rublev, con un’esaltante rimonta: 3-6 6-4 6-3 il risultato finale alla Grand Stand Arena.

Tanto cuore, ma soprattutto tanto tennis di qualità per un’altra memorabile partita di un Sonego che è stato bravissimo a rimanere in partita dopo un primo set a senso unico per insinuare dubbi e nervosismo nella mente del moscovita impedendogli di condurre le danze e spostando la contesa su terreni tatticamente per lui scomodi. “Rublev non ti lascia il tempo di pensare e allora devi prendere l’iniziativa – ha detto Sonego a caldo ai microfoni di Sky Sport -. Nel secondo set ho messo i piedi nel campo per non subire più il suo gioco. Quando lascia andare il diritto e il rovescio fa molto male, ma io sono stato bravo a reagire e poi a mantenere lo stesso livello per tutta la partita”.

 

Probabilmente in pochi si aspettavano che Sonego potesse esprimere un livello simile contro Rublev, numero 7 ATP, numero 2 della Race to Turin e giocatore con più partite vinte nel 2021 (alla pari di Stefanos Tsitsipas). La semifinale al Foro Italico, però, è realtà. Lorenzo riscrive le pagine di storia del torneo: è il primo italiano ad arrivare al penultimo atto del Masters 1000 capitolino dal 2007, quando a riuscirci fu Filippo Volandri; è il quinto italiano a farcela nell’Era Open dopo l’attuale capitano Davis, Bertolucci (1973), Panatta (1976, 1978) e Zugarelli (1977). Il torinese firma la decima semifinale a livello Masters 1000 di un italiano, ben tre delle quali sono arrivate nei quattro Masters 1000 giocate nel 2021 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid). L’epoca d’oro del tennis italiano vive un altro emozionante momento.

Purtroppo per Sonego, non c’è tempo di godersi il traguardo raggiunto: già stasera (non prima delle 18:30) sfiderà Novak Djokovic, uscito vincitore dal duello con Stefanos Tsitsipas, per un posto in finale. La mente non può che correre al precedente dello scorso ottobre, quando Lorenzo vinse 6-2 6-1 a Vienna. “Non penserò a quel precedente – ha detto Sonego -. Sarà un’altra partita in un altro contesto. Lui magari ha altre motivazioni rispetto ad allora. Sarà ovviamente difficilissima, cercherò di dare il massimo e divertirmi sul campo, per me e per il pubblico che ci sarà”.

PRIMO SET – Rublev costringe Sonego ad entrare in partita già dai primissimi quindici: pronti, via e Lorenzo deve subito salvare una palla break. Il russo sale 1-1 e poi arriva di nuovo a palla break nel terzo game, dopo che Lorenzo era salito 40-15. E stavolta la sfrutta, grazie a un errore col dritto dell’azzurro, che mette in corridoio una traiettoria inside-in. Nessun problema per il 7 del mondo ad allungare sul 3-1: comanda sempre lui da fondo campo, sfonda prima col rovescio lungolinea e poi col diritto in cross per arrivare a 0-40. Una grande palla corta dietro alla prima di servizio permette a Sonego di cancellare una possibilità per il doppio break, poi è Andrey a sbagliare malamente una volèe di diritto, infine il torinese piazza una seconda di servizio coraggiosa e sale 40-40. La quarta possibilità dell’1-4 è cancellata da un errore di Rublev col diritto, poi Sonego decide di chiamare ancora una volta Rublev dalle parti della rete: un’idea che si conferma costantemente buona in questo avvio di gara, perché frutta a Lorenzo una palla del 2-3 trasformata ancora sugli sviluppi di una palla corta.

Il gioco nei pressi della rete del russo, si sa, non è all’altezza di quello dalla linea di fondo: una debolezza che Lorenzo saprà sfruttare nel corso del match, insinuando dubbi e incertezze nella testa dell’avversario.  

Niente allungo per Rublev, Sonego c’è e chiama a gran voce il tifo del pubblico romano, conquistato dal torinese. Non c’è, però, la svolta che il nostro auspica, perché il moscovita non fa una piega e tiene il servizio a zero (2-4). Non solo: va di nuovo 0-30, ma Lorenzo reagisce ancora una volta, ritrova il servizio e sale 3-4. Andrey, però, al servizio è decisamente intrattabile: tre ace, zero possibilità per Sonego e 3-5. Nel gioco successivo, una spettacolare risposta di rovescio ad una prima di servizio dell’italiano porta il russo sul 40-40; poi Rublev martella col diritto per arrivare a set point, trasformato con un lungolinea di rovescio che costringe l’italiano all’errore. È 6-3 Rublev e non c’è nulla da dire sul rendimento messo in campo dal russo, in grado di esprimersi su alti livelli da fondo campo, imparabile al servizio (tre punti persi) e continuo in risposta.

Andrey Rublev – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

LA SVOLTA – Rublev sembra troppo forte, ma Sonego prova a reagire, e ruggire, in apertura di secondo set, salendo per la prima volta ai vantaggi in risposta. Grazie a un drittone carico l’azzurro piega Rublev e arriva pure a palla break. La chance è ghiotta perché il russo deve giocarsela sulla seconda: qui Andrey regala col diritto in maniera sorprendente e banale, lancia a terra la racchetta e cede il servizio. Il primo calo della partita da parte del russo esalta Sonego e soprattutto il pubblico del Foro Italico, che in situazioni di questo tipo sa come fare la sua parte. Rublev fa un bel gesto a metà quando “chiama” buono un colpo dell’italiano e poi contesta la decisione dell’arbitro di assegnare a Sonego il punto, poi reagisce a sua volta e arriva a palla break. La annulla Lorenzo nel migliore dei modi: ace centrale, poi ancora un altro per confermare il break e salire 2-0.

Il russo accorcia le distanze servendo bene (2-1), ma anche Sonego, finalmente, tiene bene il servizio: va sotto 0-15, ma poi – tra una gran palla corta e una buona prima palla – fa quattro punti di fila e sale 3-1. Rublev è ancora regolare al servizio (3-2), ma ora anche l’italiano innalza il rendimento al servizio, senza mai dimenticarsi di chiamare regolarmente Rublev a districarsi nei pressi del net, laddove il russo è davvero un pesce fuor d’acqua. L’italiano sale 4-2 e poi torna a mettere in difficoltà Rublev sul suo servizio, arrivando ai vantaggi, ma con servizio e diritto Andrey rimane a contatto (4-3). Sonego tiene il suo turno di servizio senza patimenti (5-3) tra l’ovazione dei presenti, il russo fa lo stesso (5-4) e si arriva al momento della verità quando Sonego serve per il set.

Il gioco non inizia nel migliore dei modi per l’azzurro, con Rublev che si inventa un vincente di rovescio di controbalzo dal centro del campo, ma Sonego risponde da campione infilando un lungolinea di rovescio imprendibile. Poi c’è un punto diretto con la prima palla, ma sul 30-15 Sonego affossa malamente una volèe alta di diritto, forse perché indeciso sul se giocarla o meno. Rublev ringrazia e tira fuori una risposta maiuscola sulla prima esterna di Sonego da destra: è palla break. Qui Sonego è semplicemente da applausi per come regge sulla diagonale di sinistra per poi piazzare il diritto a sventaglio vincente. A questo grande punto l’azzurro fa seguire due prime vincenti: la Grand Stand Arena ribolle di entusiasmo, dopo 54 minuti il secondo set è azzurro (6-4).

Chirurgico, Lorenzo, nell’intrufolarsi nel match sfruttando il primo passaggio a vuoto di Rublev a inizio parziale e nell’innalzare velocità e percentuali al servizio, che a fine partita risulteranno così.

IL TRIPUDIO – Rublev inizia il terzo set con il vantaggio di servire per primo. Sale 1-0 e nel gioco successivo infila due colpi maestosi (passante di rovescio e risposta nel sette col diritto), ma Sonego adesso è più che all’altezza negli scambi da dietro (1-1). Rublev sale 2-1 e nel quarto game successivo c’è un altro momento chiave della partita: con il primo doppio fallo Lorenzo concede palla break, ma rimedia con prima e servizio vincente. Poi attacca sul rovescio del russo e quello trova il passante in cross vincente per arrivare alla seconda palla break. Ma di nuovo arriva il servizio a salvare Sonego. Sulla parità Rublev mette fuori una risposta di rovescio non certo impossibile, ma con il diritto va a segno su una seconda troppo morbida di Lorenzo. Sbaglia con il diritto il nostro e concede la terza palla break. Lorenzo, però, salva pure questa con la prima di servizio, e sempre con la prima palla si procura la palla del 2-2.

Il gioco si allunga, però, perché arriva uno dei rari errori di rovescio di Sonego. Tanto per cambiare, altro servizio vincente: sulla nuova palla game Rublev spinge e mette Lorenzo alle corde, il nostro manda tutto dall’altra parte, il russo evita di scendere a rete per la sua idiosincrasia con quella zona di campo e alla fine perde il punto.

Gran game tirato su da Sonego, ed è la svolta decisiva della partita. Perché il torinese, sull’onda dell’entusiasmo, azzecca un gioco di risposta da favola. Va 0-30, fa impazzire Rublev con una gran difesa dai teloni di fondocampo fin quando l’altro sbaglia lo smash e alla prima chance non si fa pregare: entra in campo dopo una grande risposta e fa secco il russo con il diritto. Siamo 3-2 e servizio a favore dell’allievo di Gipo Arbino, che manda in visibilio l’arena. L’odore del colpaccio è nell’aria, ma le fatiche non sono certo finite. Sale 40-0 Lorenzo sul game di servizio successivo, ma si fa raggiungere sul 40-40. Rublev, però, sbaglia due volte col rovescio e permette all’azzurro di salire sul 4-2 compiendo un altro passettino verso l’impresa.

Chi pensa a un Sonego dedito a risparmiare le energie per i game al servizio è disatteso da una gran corsa dell’azzurro che, dai e dai, provoca l’errore di Rublev per portarlo ai vantaggi, ma Andrey non ci casca e rimane a contatto (4-3). Altro turno di servizio fondamentale per l’italiano, che chiama Rublev a rete: il passante però è troppo prevedibile e il numero 7 del mondo sale 0-30 azzeccando (stranamente) una volèe. Si arriva a un’altra palla break: arriva una gran prima esterna a 211 km/h per annullarla. “Sonny” è solido dal fondo e Rublev deve forzare i colpi per scardinarlo, ma il suo diritto finisce largo. Poi il moscovita stecca mandando Sonego sul 5-3. Proteste russe per la lentezza di Sonego nel servire dopo un paio di net, ma il regolamento gli consentiva di prendersi quel tempo.

Andrey da Mosca deve servire per rimanere nel match e qui Sonego pesca un rovescio lungolinea da antologia, l’ennesimo del match, per andare 30-30, ma Rublev buca il torinese con un diritto vincente. Si va però ai vantaggi e Rublev sbaglia col diritto, concedendo a Sonego il primo match point, annullato dal moscovita con la combinazione servizio-diritto. Lorenzo però insiste sul diritto del russo e raccoglie un’altra stecca. Al secondo match point, la gioia di Lorenzo e della Grand Stand Arena può scatenarsi dopo l’ultimo errore di Rublev.

Il tabellone completo

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ATP

ATP Roma: rimonta pazzesca di Djokovic su Tsitsipas, è in semifinale con Sonego

Il numero 1 del mondo rimonta un break di svantaggio nel secondo e terzo set dopo l’interruzione di venerdì sera. Raggiunge la semifinale dopo tre ore e un quarto

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Novak Djokovic - Roma 2021 ((via Twitter, @InteBNLdItalia)

[1] N. Djokovic b. [5] S. Tsitsipas 4-6 7-5 7-5

Ha ricordato tanto la partita tra Rafa Nadal e Denis Shapovalov il quarto di finale tra Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas. Nei panni del vincitore ci sono sempre loro però, Rafa e Nole, che potrebbero sfidarsi solo in finale eventualmente. Stavolta è stato Djokovic a rimettere in piedi un match già perso contro il più giovane avversario. 4-6 7-5 7-5 in favore del campione in carica, che nella mattinata di sabato ha recuperato un break di svantaggio nel secondo (dopo l’interruzione per pioggia di venerdì sera) e nel terzo set, ha salvato il match mentre Tsitsipas serviva per vincere sul 5-4 del terzo e ha raggiunto l’undicesima semifinale al Foro Italico dopo 3 ore e 16 minuti.

A livello Masters 1000 è la sua 70esima semifinale, ma dovrà giocarla in condizioni non ottimali, perché a differenza di Nadal e Opelka dovrà scendere di nuovo in campo per un doppio turno contro Lorenzo Sonego, nella sessione serale. Lorenzo ha già battuto Djokovic nella scorsa stagione, addiruttira in due set sul veloce a Vienna.

 

Per Tsitsipas arriva invece un’altra delusione cocente dopo quella della finale di Barcellona, persa dopo 3 ore e mezzo e un match point a favore contro Rafa Nadal. Ha dimostrato in entrambi i casi di poter battere i due fenomeni, ma a un passo dalla mèta ha ceduto il passo all’avversario.

LA CRONACA – Appena Djokovic scaglia il primo servizio del match (doppio fallo, tra l’altro) sul Foro Italico inizia a scendere con un certo ritmo la pioggia. Le condizioni precarie sembrano infastidire più il numero uno del mondo, che concede subito una palla break. Tsitsipas con la prima vera azione della sua partita chiude con il dritto al volo e si mette al comando. Tuttavia entrambi hanno difficoltà a spingere le palle appesantite dalla pioggia battente. Il primo turno di servizio del greco è tanto incerto quanto il primo di Nole, ma con l’aiuto sia del servizio che del suo avversario salva cinque palle break nel secondo e quarto game per salire 3-1.

Ogni momento sembra quello buono per interrompere il match, ma si continua. Il servizio aiuta poco Djokovic, che con un doppio fallo sulla palla break manda Stefanos avanti 4-1 e servizio. La, seppur piccola, reazione di Novak arriva nel game successivo: sulla diagonale di rovescio non riesce mai a far male all’avversario, ma sulla palla del contro-break pizzica la linea bagnata, che fa schizzare via la palla mandando fuori tempo Tsitsipas. Sul 4-3 però il giudice di sedia Aurelie Tourte blocca la partita.

Al rientro in campo dopo oltre 3 ore, il greco è chiamato a difendere un prezioso break di vantaggio e, nonostante la bassa temperatura e la pioggia che picchietta ancora fastidiosamente il campo, lo fa alla grande. Due prime vincenti dal 30-30 per portarsi 5-3. Novak avrebbe qualche piccola occasione anche nel game in cui Tsitsipas serve per il set, ma è poco reattivo: dopo 50 minuti (effettivi) è 6-4 per il numero 1 della Race 2021.

La musica non cambia nel secondo parziale (anche lo scenario climatico è lo stesso). Stavolta Tsitsipas aspetta il terzo game per piazzare la zampata. Dritto vincente per prendersi la palla break, ennesimo dritto sbagliato di Djokovic per concedere il break. Ma con la pioggia che diventa di nuovo insistente, i giocatori sono di nuovo costretti a tornare negli spogliatoi alle 19.15 locali. Per il numero uno del mondo è tutto sommato positivo mettere in archivio una cattiva giornata e riprovarci il giorno successivo.

LA RIPRESA DEL GIOCO – In condizioni totalmente diverse rispetto al pomeriggio di venerdì (sole e oltre 20 gradi) si riprende il sabato mattina. Tuttavia nei primi 15 minuti è ancora Tsitsipas il miglior giocatore in campo. Muove bene il serbo sfruttando bene gli angoli sale fino al 4-2. Le prime vere difficoltà arrivano però un game più tardi. Prima si salva da 0-40 con l’aiuto del servizio, poi è impreciso con i colpi in uscita dal servizio e spreca tre occasioni di salire 5-3. È qui che Djokovic sente l’odore del sangue e con un dritto che si stampa sulla riga recupera il break, chiamando il pubblico come spesso fa a Roma.

Un segnale della crescita di Djokovic è dato dal fatto che sul 4-4 salva per la prima volta una palla break in tutto l’incontro. Ne salva tre (due consecutive) per rimediare a tre errori di dritto in apertura di game. Poco più tardi arrivano anche i set point in favore del campione in carica. Tsitsipas salva alla grande i primi due, ma Djokovic ha inserito una marcia superiore: gli ultimi 3 punti del set sono i migliori del match e da momenti del genere non può che uscire il numero 1 del mondo, che incamera 7-5 il secondo parziale.

Sale il livello della partita a inizio terzo set, ma Djokovic – caricato dal set vinto in rimonta – sembra comunque nervoso sul campo. Ci si mette anche la sfortuna, perché la smorzata che potrebbe cancellare la palla break in favore di Tsitsipas sull’1-2 balla sul nastro e ricade nel suo campo. Brutta la reazione: racchetta scagliata sulle fioriere a bordo campo. Il match sembra andare ancora una volta verso il lato del greco, ma in un game lungo 12 minuti Nole salva ben quattro palle break in modo coraggioso, giocando in tre occasioni la palla corta, che gli permette di sventare un secondo break. Il suo rovescio (e, naturalmente, anche la sua fiducia) inizia a calare nel game successivo, mentre dal lato destro Djokovic è più solido: c’è il break, tutto da rifare per Tsitsipas.

Il greco però a un’altra chance: con uno dei punti più belli del torneo piazza il break e va a servire per la vittoria, ma dopo una serie di punti straordinari Djokovic la spunta ancora. I colpi decisivi li trova col rovescio incrociato stretto, buttando fuori dal campo Tsitsipas che inizia a sentire la fatica e il disappunto per le tantissime occasioni sprecate. Avrebbe l’occasione di brekkare anche sul 5-5, ma Djokovic è ancora perfetto con il servizio, che gli permette di entrare dentro il campo e salvarsi. A questo punto sembra quasi scontato l’esito finale: Tsitsipas è poco lucido nel dodicesimo game e con un rovescio largo, in modo incredibile (ma ormai dovremmo essere abituati) manda Djokovic in semifinale.

“È come se avessimo giocato due partite” ha detto Djokovic al termine del match. “Oggi è stato ancora lui a iniziare meglio ma in qualche modo ho tenuto i nervi saldi nel secondo e nel terzo per brekkarlo. Il tifo del pubblico è stato incredibile, sono grato. Una grande atmosfera. La vittoria è data da un mix di fortuna, forza mentale e tattiche intelligenti. È stato un colpo a determinare il vincitore oggi, nemmeno un punto”.

Ora dovrà recuperare le energie per rientrare in campo alle 19 e di sicuro il pubblico non sarà dalla sua parte… “Per me è la partita più dura dell’anno per ora” ma forse dimentica quella con Karatsev in semifinale a Belgrado. Non mi sento molto stanco, perché non ho giocato tanti match quest’anno a essere onesti”.

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WTA Roma: Swiatek sbriga la pratica Svitolina. (Poco) riposo e poi la semi con Gauff

Iga Swiatek domina il primo set e parte del secondo, poi la partita va in lotta ma la polacca trova lo spunto nell’ultimo game. Alle 15 sfida Gauff

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Ha comandato, poi ha rischiato di perdere il controllo del match, alla fine ha evitato un terzo set che sarebbe stato foriero di guai e avrebbe diminuito ulteriormente i minuti di riposo a sua disposizione. Iga Swiatek si è qualificata per le semifinali degli Internazionali d’Italia e sarà la sua prima presenza tra le prime quattro di un WTA 1000: a farne le spese è stata Elina Svitolina, che del Foro è stata regina nel 2017 e nel 2018, dopo un’ora e trentotto minuti di gioco (6-2 7-5). La giocatrice polacca avrà a disposizione un paio d’ore per rilassare i muscoli prima di affrontare in semifinale Coco Gauff, qualificata già da ieri in virtù del ritiro di Barty – che in quel momento conduceva nel punteggio 6-4 2-1.

Nei primi game della partita sul Pietrangeli si sono alternati coni di luce e di ombra, tanto che Swiatek ha iniziato munita di giacchetta. Quando il sole ha preso pieno possesso del campo più suggestivo dell’impianto romano, Iga è tornata alla mise estiva e anche il suo tennis si è sbloccato. I suoi cambi di ritmo e i colpi in contropiede, soprattutto sul più debole dritto di Svitolina, le hanno fruttato la mini-fuga valida per il 4-1 – unico game del set nel quale abbia dovuto fronteggiare palle break. Svitolina non è mai riuscita davvero a reagire, chiamata a correre una volta in avanti per recuperare una palla corta e il punto dopo lateralmente. Swiatek ha deciso più o meno sempre come si dovesse giocare il punto e il 6-2 è arrivato come logica conseguenza.

Nel secondo set c’è stato sin da subito più equilibrio, soprattutto perché la resa di Swiatek con la prima è scesa rispetto all’85% del primo parziale. Pur a seguito di uno scambio di break, però, Swiatek si è trovata di nuovo avanti di un break sul 4-2. Avanti 30-15, la campionessa in carica del Roland Garros ha forse creduto di averla già chiusa ed è stata meno sistematica nella ricerca del dritto avversario; Svitolina è riuscito a vincere uno scambio dei suoi sulla diagonale di rovescio e in un amen ha acciuffato il 4-4. E con esso il terreno suo preferito, quello della lotta.

 

Swiatek si è però sistemata silente a bordo partita, quasi fingendo di accontentarsi del tie-break, e invece sul 6-5 ha trovato un preziosissimo game di risposta per evitare guai. Ancora una volta la chiave è stata giocare palle pesanti sul dritto di Svitolina, uno schema che le ha consegnato due match point e appena dopo il passaggio in semifinale, a seguito di un dritto lungo di Svitolina che ha cercato di sfuggire alla pressione con un colpo vincente.

Contro Gauff sarebbe stato comunque un match complicato, lo sarà a maggior ragione per lo squilibrio nel tempo a disposizione per preparare del match.

Il tabellone completo

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