Quando Boris Becker puntò tutto sul rosso di Montecarlo

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Quando Boris Becker puntò tutto sul rosso di Montecarlo

Breve storia di una partita memorabile e di un tennista inquieto

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Thomas Muster e Boris Becker - Montecarlo 1995
 

Manca una settimana all’inizio dell’edizione 2019 del torneo di Montecarlo; venerdì alle 18:30 verrà sorteggiato il tabellone, domenica si comincerà a giocare. Ci avviciniamo al primo grande torneo della stagione sul rosso ripercorrendo alcune delle sue storie più belle. Questa risale a 24 anni fa, quando un tedesco andò all in sulla terra del Principato

Il casinò di Montecarlo nel pomeriggio del 30 aprile 1995 era sicuramente aperto, malgrado fosse domenica. Rispetto all’ordinario era soltanto un po’ più vuoto del solito, tra chi smaltiva il pasto, chi rispettava la siesta domenicale, chi guardava la finale del torneo di tennis tra Boris Becker e Thomas Muster. Un tedesco ed un austriaco: comune la lingua, comuni le origini. Al netto dell’Anschluss, estrazioni del tutto simili. Eppure nulla di più diverso poteva fronteggiarsi in quegli anni su di un rettangolo di terra battuta.

Boris Becker era quel giorno, ed è ancora, il più giovane tennista ad avere mai conquistato Wimbledon. Forse grazie al precoce successo sui campi, al tedesco di Leimen era rimasto il tempo per esprimersi a sufficienza anche al di fuori di essi. Personaggio da rotocalchi, incapace di trattenere il proprio “io” all’interno di un mondo tedesco e sportivo inevitabilmente convenzionale. Tennista capace di vivere autentiche faide con taluni avversari. Fidanzato, in una Germania che non si immaginava multirazziale, con una donna di colore e per questo sotto il mirino dei gruppi di estrema destra, che vedevano nella sua biondezza quasi albina una mancata rinascita ariana.

 

La traccia di quel carattere inquieto, sarebbe apparsa infinite volte in campo e qualche volta in più nella sua vita privata. Barbara gli avrebbe dato due figli, un altro sarebbe arrivato da un nuovo matrimonio con Lilly. Un altro ‘Beckerino’ nacque durante il matrimonio con Barbara, ma dal ventre di un’altra donna. Avrebbe sfidato Kasparov agli scacchi, giocato a poker da professionista, commentato per la televisione. E sperperato una fortuna economica. La storia della sua miseria avrebbe raccontato gli anni della sua maturità. Con successo gli sarebbe riuscito soltanto di stare al fianco di Novak Djokovic. Per poco tempo però: com’è nel carattere di alcuni, si sta seduti sempre su di una sedia rovente.

Insieme alla complessità della sua vita fuori del campo, la terra battuta esaltava la complessità del tennis del tedesco. La sua mole, over size in quegli anni, non digeriva le corse laterali. La sua potenza nel servizio mal sopportava il freno della superficie. La sua volée, così perfetta sui prati, consentiva quasi sempre all’avversario un’ultima parola. Viceversa, Thomas Muster. Uno che di precoce aveva avuto una gamba spezzettata da un ubriaco in un incidente stradale. Uno che sembrava fare fatica anche al momento del sorteggio. Uno che di facile non faceva nulla.

Si era arrampicato alla finale dopo lo strazio del giorno precedente con Andrea Gaudenzi. Contro l’italiano Muster parve boccheggiare, svenire, collassare, mentre Gaudenzi frustrato ed incredulo per le infinite resurrezioni del suo avversario gli cedeva la partita. L’austriaco fu persino ricoverato in ospedale. Si parlò malevolmente di doping dopo quella partita, dimenticando che Gaudenzi e Muster si allenavano insieme. Ne riparlò Becker all’indomani della finale, beccandosi una reprimenda dall’ATP. Si pensava che il relitto visto di sabato contro Gaudenzi, non sarebbe stato neanche in grado di scendere in campo l’indomani. Che per Becker sarebbe stata una passeggiata di salute e che dopo tanti vani tentativi, il ‘pindarico acrobata del net’ (copyright di Gianni Clerici), avrebbe finalmente stretto tra le mani sporche di mattone un trofeo da vincitore.

Con un avversario parcheggiato in ospedale, è certo che Boris Becker avesse avuto il tempo di ripensare alle due finali già giocate sul centrale del Montecarlo Country Club. Contro Alberto Mancini nel 1989, aveva giocato alla Becker: attaccando ma con giudizio, ed aveva perso. Contro Bruguera nel 1991, aveva giocato alla Bruguera: restando molto indietro, palleggiando ed adattandosi al fondo paludoso, ed aveva perso. Per questo contro Muster, ospedale o no, scelse di indossare un abito diverso. Certo, Boris sapeva che il suo avversario aveva passato la sera precedente con la flebo in vena. Per questo non lo si poteva privare di un cauto ottimismo.

Ma la tattica è tattica, e Boris Becker scelse quella di non dare tregua al suo avversario. Chissà se fu il suo coach dell’epoca Nick Bollettieri ad avergli suggerito che Muster non aveva mai battuto, neppure su terra, Stefan Edberg: uno simile a Becker, ma a differenza del tedesco fisiologicamente incapace di restare dietro a palleggiare. Per questo Becker si trasformò per un pomeriggio nell’arcirivale svedese. Lui, attaccante già di suo, divenne parossistico nell’abbreviare gli scambi e nel cercare la rete. Giocò aprendosi il campo anche con la seconda di servizio, attaccando ogni palla su cui giungeva con accettabile equilibrio, togliendo il tempo ai passanti di Muster, impattando col rovescio piatto la rotazione mancina del servizio avversario. Funzionò, oh se funzionò. E non smise mai di funzionare perché strappare i primi due set al Muster della primavera del 1995, all’austriaco senza remore e sentimenti che di lì a poco avrebbe dominato Parigi, non significa soltanto che stesse funzionando, ma che effettivamente funzionò.

Thomas Muster con il trofeo del Roland Garros 1995

Boris fu, passato, picchiato nei lacci, scavalcato infinite volte, ma non demorse in nessuno dei lunghi minuti spesi su quel centrale, né mutò un istante l’espressione del viso. Non lanciò un urlo, non si distrasse dall’obiettivo. Il punteggio, nel crescere, gli dava ragione mentre il sogno coltivato al mattino, di vedere Muster nuovamente con la flebo al braccio, d’improvviso non serviva più. Fu un “o la va o la spacca” perpetuo, una serie di “all in” pokeristici, di raddoppi al tavolo di blackjack, di chiamate di banco dello chemin de fer. Il Casinò di Montecarlo era più vuoto del solito non solo per la controra domenicale, ma soprattutto perché il suo miglior giocatore era temporaneamente impegnato al tavolo del tennis contro Thomas Muster.

Due set in cascina, si diceva. Ripreso fiato durante il terzo set, facile preda di Muster, nel quarto Becker tornò arrembante sino a procurarsi due palle break sul 5-5 nel quarto. Muster le cancellò, come ne aveva già cancellate una dozzina prima di allora. Un’altra palla break ed un tentativo (lungo) di approccio a rete sulla prima di servizio avversaria. Sotto le folte sopracciglia bionde, mentre i passanti dell’avversario gli sfilavano accanto, Becker, l’orgoglioso Becker, continuava a non mutare espressione. Da bravo giocatore d’azzardo. I nervi tesi ma avvolti nel piano di gioco.

E poi fu tie break, qualcosa che già di suo suona come una lotteria, in cui puntare tutto dopo esserti fatto cambiare i soldi in fiches. Una roulette di sette numeri sulla quale, dopo due ore e mezza di sole, di terra battuta e di Thomas Muster, devi per forza giocarti ogni cosa. Il copione non mutò. Becker non arretrò dinanzi ai colpi di sbarramento di Muster e continuò ad affacciarsi alla rete, alla fine ed alla anelata stretta di mano del Principe Alberto. Granitici nella loro personalità, i due non cambiarono atteggiamento in nessuna delle due ore e mezza sino a quel punto disputate. Lungo strade parallele, dimostrarono la loro perseveranza, prussiana ed asburgica, il tratto comune che inizialmente non pareva possibile trovare in due uomini e tennisti così diversi tra loro.

Becker andò avanti, fedele al piano. Questo lo aveva condotto sino al 4-4 del tie break, quando Muster, incredibilmente, mise un secondo servizio in rete. Il volto di Becker restò immobile, quello di Muster stanco e sbuffante come dopo il primo 15. Pur di avere qualche emozione da inquadrare, la regia pescò tra le fioriere il volto, le mani, i sobbalzi di Barbara Feltus. E quando tanti anni dopo tutto sarebbe mancato a Boris Becker, il cauto dolore sul volto della bellissima Barbara ci svela quale delle cose perdute sia stata la più preziosa.

Sul 5-4 Becker seguì la seconda a rete e chiuse alla seconda volée. Due match point, al 6-4 nel tie break. Forse non il 6-4 al tie break più famoso della storia del tennis, ma poco ci manca. Alle 17.38 del pomeriggio, Boris Becker serve una prima centrale da destra, a 196 km/h e ben indirizzata verso la “T”, che però termina profonda. Qui, la regia del torneo non giocò d’azzardo. Ebbe paura di perdersi anche per un solo istante il punto dell’incontro. Conscia dello spirito da attaccante di Boris, non rischiò il cambio di inquadratura e restò con la ripresa larga dal fondo del campo, Becker in lontananza, Muster di spalle. Alla chiamata dell’”out”, Becker si ricollocò subito dietro la linea, senza esitare, e ricominciò il classico dondolìo che precedeva la sua storica battuta. Il primo piano che ci aveva mostrato per quattro set il medesimo, immutabile volto dei contendenti, stavolta non ci fu donato.

Resterà dunque un mistero l’espressione che assunse il volto di Boris Becker mentre decideva di fare qualcosa che in quell’incontro giocato alla garibaldina, ancora non aveva fatto: giocare una folle seconda di servizio ancora centrale, ancora a tutta, 190 kilometri all’ora di insanità, 190 kilometri all’ora volti a cancellare in un sol botto la tensione di quelle ore. Non sapremo mai se per un istante, mentre Boris decideva di muovere tutte le sue fiches sul rosso, un tic si fosse impossessato del suo occhio o della sua bocca. Se ci fosse stato un dondolìo stoppato, un qualsiasi movimento sincopato, un impulso elettrico, effetto collaterale di un pensiero appena sbocciato. Quel primo piano che manca dalle riprese televisive, non ci spiegherà mai se la scelta di Boris Becker facesse ancora una volta parte della strategia, se ne fosse un’eccentrica divagazione o ne rappresentasse il gran finale.

In quel colpo insensato e violento, il vaso delle emozioni Beckeriane si era infranto. L’odio verso il rivale indistruttibile, il sospetto che egli fosse aduso al doping, l’essere ingabbiato nel miglior piano tattico della sua carriera, avevano compresso troppo l’uomo a sua volta già compresso nel tennista. Sarebbe bastato un altro punto giocato fingendo di essere altro ed invece l’intimo inquieto di Boris emerse in un gesto di fuga dal mondo. Quell’uomo che giovanissimo aveva pensato al suicidio dalla finestra di un grattacielo di Amburgo, perché non in grado di reggere psicologicamente alle proprie vittorie, dovette per un istante scappare dall’incontro perfetto che aveva sino ad allora giocato. Doppio fallo di mezzo metro.

Thomas Muster annullò sul suo servizio il secondo match point e sul 6-pari, giocò poi il punto dell’incontro trovando un passante in piroetta. Perso il quarto set, Becker uscì dal campo per un bisogno fisiologico. Rientrò per onore di firma. L’agonia restante fu breve. Muster non si mosse di un millimetro. Becker cercò di scappare via. Ancora una volta, come pochi minuti prima con la seconda di servizio più famosa del tennis moderno, cercò di far finire tutto nel modo più rapido che conoscesse.

La premiazione. A sinistra il vincitore, a destra lo sconfitto

In conferenza stampa, tornato ad essere pienamente Becker, definì la vittoria di Muster un miracolo aggiungendo di non credere ai miracoli. Ne venne fuori un putiferio. La sua accusa mobilitò l’ATP, Muster ne chiese la squalifica, Boris ritrattò la sua frase con tale riluttanza da riuscire a fare passare il concetto due volte. In pratica servì una seconda efficace come la prima. Il sogno di puntare tutto sul rosso svanì là. Boris Becker, oggi che è in bancarotta e si rivende i trofei, non ne ha da piazzare nemmeno uno da vincitore che sia stato conquistato sulla terra battuta.

Prima di ritirarsi avrebbe fatto in tempo a perdere un’altra finale contro Corretja a Gstaad, per chiudere i conti a sei finali perse sul rosso in una carriera da 49 trofei. Tre finali a Montecarlo contro tre grandi terraioli dell’epoca, giustamente premiate l’anno scorso con l’introduzione nella Hall of Fame monegasca. Di quella seconda palla scagliata ad occhi chiusi non si è ancora ufficialmente pentito, o almeno non si rinvengono dichiarazioni in tal senso. Forse ha ritrattato le accuse verso Muster, ma non ha ritrattato la palla più folle di quella partita. Non c’è ragione di pentirsi, non c’è ragione di mostrarsi deboli e nostalgici. Come il giocatore che ha perso tutto, rifarebbe daccapo ogni cosa. Perché la caduta verso il fondo è anch’essa una forma di volo.

Potesse rigiocare oggi il match point, appare molto probabile che tirerebbe ancora prima e seconda. Da bravo giocatore di poker, attento ai numeri, non può che coltivare l’idea per cui due battute a tutta nel 1995, e due battute a tutta oggi, ebbene, una su quattro debba per forza entrare in campo. Quattro possibilità disperse negli anni, insieme a mille altre svanite in una vita inquieta. Molte chances in più di quante ve ne siano puntando tutto sul rosso.

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WTA Lione: Osorio, Noskova e Parks ai quarti

Linda Noskova impressiona per facilità contro Sherif, venerdì troverà una vivacissima Camila Osorio. Alycia Parks rimonta Martic, Van Uytvanck prenota Garcia

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Camila Osorio - WTA Monterrey 2022 (Twitter - Abierto_GNP)
Camila Osorio - WTA Monterrey 2022 (Twitter - Abierto_GNP)

Cinque incontri in programma all’Open 6e Sens Métropole de Lyon, due di primo turno, con la vittoria di Jasmine Paolini (di nuovo in campo giovedì, secondo match dalle 18.30), e tre validi per gli ottavi di finale, con un un accoppiamento ai quarti già decretato.

Caroline Garcia, idolo di casa, ha conosciuto oggi il nome della sua avversaria nel secondo turno del torneo WTA di Lione. Si tratta di Alison Van Uytvanck che ha archiviato la pratica Tamara Korpatsch per 6-2 6-4, in 1 ora e 31’. Gara ricca di break, ben undici in diciotto game complessivi. Percentuali al servizio pessime per la tedesca che chiude con il 44% di prime servite e ben undici doppi falli. Molto più solida la belga che sfrutta due break di vantaggio per chiudere il primo parziale.

Nel secondo parziale, gli scambi sono combattuti e sono ben cinque i break consecutivi. La n. 76 del ranking scappa via sul 4-2, prima di perdere il servizio nell’ottavo gioco. Van Uytvanck rimette a posto le cose nel game successivo e tiene a “0” il servizio che vale il passaggio del turno.

 

Saluta il torneo la testa di serie n. 4, ovvero Petra Martic sconfitta da Alycia Parks in 2ore e 26’ con il punteggio di 2-6 7-6(3) 6-2.

La statunitense vince in rimonta, malgrado una partenza sottotono. A far la differenza gli undici ace dell’americana, ben sette dei quali messi a segno nel secondo parziale. Nel set decisivo, l’americana ha portato a casa il 94% dei punti serviti con la prima di servizio, mentre la croata, malgrado abbia messo in campo il 74% di prime palle, si è aggiudicata il 55% dei punti.

Martic comincia la gara con un doppio break di vantaggio e un 6-2 arrivato in 39’ con l’americana molto fallosa al servizio. Il secondo set è molto più equilibrato, nel quale non si registrano break. L’unico pericolo lo corre Parks nel secondo gioco, quando è costretta ad annullare una palla break. Il match scivola via agevolmente con pochi scambi all’interno dei giochi. Nel tie-break, la croata subisce un parziale di 5-0 che rimanda il verdetto al terzo set.

Martic spreca tre palle break nel secondo gioco, le ultime opportunità per portare a casa la posta in palio. La gara della croata di fatto finisce qui. Sono cinque i giochi consecutivi di Parks che sfrutta il calo fisico di Martic e passa il turno.

L’americana affronterà la vincente della sfida tra Kovinic e Bondar.

Match godibile quello che ha visto Camila Osorio imporsi 7-6(5) 7-5 su Jule Niemeier. Due set tirati, due ore e due minuti e due anche le volte in cui la tedesca ha servito per chiudere un parziale. Classe 1999 di Dortmund, Niemeier è giocatrice potente, dotata anche di ottima mano, ma non di non eccezionale mobilità, caratteristica che certo non difetta alla ventunenne colombiana, abilissima nel contenere anche affidandosi allo slice e senz’altro più regolare dell’avversaria. Le premesse per un bel match c’erano dunque tutte e sono state mantenute, con forse l’unica pecca di qualche “strappo” avvenuto con grossa complicità di chi era in battuta, ma le belle giocate sono state comunque ricorrenti nella sfida.

È così che Niemeier commette due doppi falli e affossa un dritto quando va a servire per il primo set – peraltro restituendo il favore delle due seconde fallite da MCOS nel break subito al quinto gioco –, per poi cedere al tie-break al terzo set point consecutivo. Jule fa valere la sua pesantezza nel quarto game del secondo, aperto da un doppio fallo, e vola sul 4-1. Brava Osorio a prendere l’iniziativa e riprendersi il break, anche approfittando di una seconda fuori bersaglio e una smorzata dimenticabile. In ogni caso, Niemeier si issa sul 5-3, ma a quel punto subisce quattro giochi consecutivi di una Osorio scatenata che vola per il campo. Emblematico l’ultimo punto: il dritto tedesco fa tre buchi per terra ma torna sempre indietro e la scelta finale del contropiede invece del campo aperto è punita da un lob non scontato sul quale Jule va a vuoto.

L’avversaria di Osorio ai quarti sarà la diciottenne ceca Linda Noskova, vincitrice della n. 50 WTA Mayar Sherif per 6-3 6-2 in sessantotto minuti. Linda è entrata dalle qualificazioni, ma partiva con i favori del pronostico contro l’egiziana che peraltro la precede di appena sei posizioni in classifica. Grande pulizia nei colpi a rimbalzo, con lo sguardo che rimane sul punto di impatto (quindi la testa non “scappa”, con grosso giovamento dell’equilibrio), già un ottimo servizio, Linda ha annullato tutte le tre palle break concesse proprio grazie alla battuta, brekkando invece l’avversaria in ognuno dei quattro giochi in cui si è creata l’opportunità. Match chiuso con un game di risposta imperioso in attesa dell’interessante sfida di venerdì.

(ha collaborato M.S.)

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI LIONE

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WTA Hua Hin: Zidansek piega Fruhvirtova dopo tre ore di lotta. Bene Wang e Zhu

La diciassettenne Linda Fruhvirtova si arrende alla semifinalista del Roland Garros 2021. Nell’ultimo match di giornata Tsurenko elimina a sorpresa la testa di serie numero quattro Kalinskaya

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Tamara Zidansek – WTA Hua Hin 2023 (Image Credit: 2023 Thailand Open presented by E@)

Si è conclusa nella tarda serata locale la terza giornata del WTA 250 di Hua Hin. Il programma odierno del Thailand Open prevedeva solo quattro match di ottavi di finale, ma tre di questi si sono protratti ben oltre le due ore, con la sfida tra Linda Fruhvirtova e Tamara Zidansek che si è fermata a soli tre minuti dall’ingresso nella quarta ora di gioco. Ad uscire vincente da quello che era il match di cartello di oggi – per le alte aspettative che ruotano attorno alla 17enne ceca, già numero 51 del mondo, e per il valore dell’avversaria cui non fa giustizia la posizione 132 occupata nel ranking – è stata la slovena Zidansek (6-3 4-6 6-4), abile a sfruttare le difficoltà di Fruhvirtova con la seconda di servizio. Ai quarti di finale Tamara troverà la cinese Zhu che, dopo aver eliminato la connazionale e terza favorita secondo il seeding Xiyu Wang, ha superato la coreana Jang con il punteggio di 6-4 7-6.

Anche nell’altro quarto di finale della parte bassa del tabellone ci sarà una giocatrice cinese: la settima testa di serie Xinyu Wang ha infatti sconfitto con un doppio 6-3 la svedese Bjorklund e attende ora la vincitrice del match tra Han e Watson. L’ultimo incontro di giornata è stato quello tra la 24enne russa Kalinskaya e l’esperta ucraina Tsurenko. Quest’ultima ha contraddetto i pronostici, eliminando la numero 4 del seeding per 6-0 6-7 6-4. Ai quarti potrebbe quindi andare in scena un derby con Yastremska che però dovrà prima vedersela con la semifinalista di Wimbledon 2022 Tatjana Maria.

E’ stata semifinalista in uno Slam anche Tamara Zidansek (al Roland Garros nel 2021) che, dopo una stagione negativa, sta provando a scalare nuovamente la classifica. “Sono davvero felice perché l’anno scorso non è stato il migliore per me dopo la trasferta australiana, mentre ora sono in forma, in salute e sto finalmente giocando come voglio. Devo solo ottenere qualche vittoria ma sono molto contenta di come mi sono gestita in campo” – ha detto la slovena dopo la vittoria su Fruhvirtova, che ha provato a rimanere in partita fino all’ultimo. Le condizioni di gioco, però, non hanno agevolato la giovane ceca: l’elevata percentuale di umidità ha infatti reso più lento il campo, dando a Zidansek la possibilità di assorbire con più facilità i colpi offensivi dell’avversaria.

 

Nella giornata di giovedì tornerà in campo, contro la russa Zakharova, la favorita numero 1 del torneo Bianca Andreescu, a caccia di un titolo WTA che le manca dal 2019.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI HUA HIN

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AO Donne, Steve Flink: “Sabalenka ha fatto grandi progressi, sono un po’ preoccupato per Iga Swiatek”

Il giornalista e Hall of Famer risponde al direttore sul tennis femminile: “Nei prossimi due-tre anni vedremo la migliore Coco Gauff”

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

0:04 Ubaldo: parlando del torneo femminile, credo si possa dire che, anche se non molti si aspettavano una nuova sconfitta negli ottavi di finale di Iga Swiatek, abbiamo avuto una delle più belle finali degli ultimi anni a livello Slam. Tra Sabalenka e Rybakina abbiamo avuto del buon tennis con pochi break, cosa che accade spesso nel singolare femminile. Abbiamo avuto una finale tra la numero 2 del mondo e una numero 10 che con i duemila punti del successo a Wimbledon sarebbe una top five.

1:09 Flink: Ubaldo sono arrabbiato con te!

1:13 Ubaldo: come mai? (sorride)

 

1:16 Flink: mi hai tolto le parole di bocca! Sono d’accordo, è stata una splendida finale, e come hai detto tu, è stata una sfida tra due ottime battitrici. Nel primo set Sabalenka ha ceduto il servizio sul quattro pari, e quindi ha perso il il set; ma poi non ha più perso la battuta, e ha vinto con un break per set. Aryna ha messo in campo diciassette ace e solo sette doppi falli, dati molto buoni per lei. Inoltre, il livello di gioco è stato alto, condotto da entrambe in maniera aggressiva. Entrambe hanno giocato molto bene da fondo, soprattutto Sabalenka; non potrei essere più d’accordo sul fatto che questa finale spicca tra quelle giocate nei Major durante l’ultimo biennio. Per come è stata giocata, perché è stata combattuta. Rybakina ha dimostrato che la sua vittoria a Wimbledon non è arrivata per caso, e Sabalenka finalmente c’è l’ha fatta.

L’ho vista più calma, più composta; persino quando ha servito un doppio fallo sul match point nell’ultimo game, non si è disunita. È rimasta concentrata su quello che doveva fare, ha preso un bel respiro e ha chiuso il match; sta crescendo come giocatrice e agonisticamente. Rybakina ha un bel temperamento; possiede un delle migliori prime palle del circuito, e deve migliorare forse la seconda nel kick, altrimenti le migliori ne trarranno vantaggio e lei potrebbe vacillare un attimo, ma aver giocato due finali Slam nell’ultimo anno con una vittoria e per lei incoraggiante. Sabalenka è sempre stata frenetica, sovraeccitata durante i match importanti; questo è un momento fondamentale per lei, non credi Ubaldo? Non dico che vincerà tutti gli Slam, ma ora crede di più in sé stessa.

3:36 Ubaldo: sì, ho visto Sabalenka perdere al Roland Garros da Camila Giorgi; ha commesso tantissimi doppi errori, proprio senza testa, senza voler offendere. E ora, come tu dicevi, aver vinto uno Slam dopo aver perso tre semifinali, le darà una grande fiducia. senz’altro potrà anche migliorare la seconda palla, se consideriamo che ha giocato nella finale un colpo molto piatto; un effetto in kick le permetterebbe di risparmiare qualche doppio fallo.

4:50 Flink: non è stato così male, certo può migliorare. Ha iniziato con un doppio fallo, e ne ha fatto uno sul match point, ma servire solo 7 doppi errori in tre set relativamente lunghi non è male, soprattutto se consideriamo che ha servito 17 ace.

Deve migliorare il kick sulla seconda, ma gioca già bene lo slice; sta migliorando, lo scorso anno ne faceva anche venti a match.

5:35 Ubaldo: se non ricordo male lo scorso anno ha servito 428 doppi errori: una media di 8 a match. Ma alcuni match sono finiti 62 61, quindi era come iniziare da 0-15 ogni turno di servizio!

6:03 Flink: sì Ubaldo, ma non credo che lo vedremo più così. Lei migliorerà ancora, anche negli altri aspetti del gioco. Un particolare a suo favore nella finale è che ha difeso meglio, ha colpito meglio da fondocampo. Puoi fare più cose di Rybakina da entrambe le parti del campo. È davvero completa, sa colpire sopra il capo, sa volleare.

6:48 Ubaldo: dal momento che ama prendere dei rischi, forse la terra battuta è la superficie più pericolosa. Se non riesci a chiudere nei primi quattro scambi, allora più provi più rischi di sbagliare. Comunque come dicevi tu è completa e gioca bene sia dritto che rovescio, mentre il dritto di Rybakina non è tra i migliori.

dal punto di vista di un americano, e stata più brutta la sconfitta di Pegula o di Gauff?

7:40 Flink: Pegula ha avuto un ottimo inizio d’anno; ha battuto Iga Swiatek e in tanti si aspettavano facesse grandi cose; per Coco dobbiamo sempre ricordarci che è giovanissima, quindi una sconfitta è comprensibile. la gente si dimentica la sua età e crede che abbia 25 anni solo perché è nel grande tennis da almeno cinque. Quindi è stata più deludente Pegula.

8:18 Ubaldo: in termini di potenziale chi vedi meglio tra le due?

8:29 Flink: Gauff. Nel lungo periodo; lavorerà molto e migliorerà la seconda palla e il dritto, mentre il rovescio è già ottimo adesso. Ha uno splendido atteggiamento sul campo, sa stare calma. Il suo dritto è traballante, e la sua seconda palla. Le ci vorranno due o tre anni. Pegula può andare meglio quest’anno, ma nei prossimi cinque anni scelgo Coco.

9:21 Ubaldo: parlando di delusioni, Iga Swiatek ha perso 64 64 da Rybakina, mentre Ons Jabeur ha ceduto a Vondrousova 61 57 61, risultato deludente per una numero 2 del seeding.

9:52 Flint: delusione perché abbiamo visto Jabeur perdere la finale di Wimbledon da Rybakina e la finale degli US Open da Swiatek, e quindi ci aspettavamo di più da lei. Nel suo puzzle ci sono così tanti pezzi; colpi bellissimi, il servizio la palla corta. Se non è ispirata accadono cose come quelle in Australia. Ma non sono preoccupato per lei, saprà rifarsi più avanti nella stagione.

Riguardo Swiatek, l’anno scorso ha vinto 37 match di fila fino a Wimbledon. durante la sua striscia vincente ha trionfato a Parigi. Poi ha vinto gli US Open. Non credo la vedremo dominare in questo modo; certo vincerà ancora altri Slam e rimarrà a lungo tra le prime tre o quattro del ranking. Per la consistenza del suo gioco. Ma punto di più su Rybakina. Iga si affida molto al suo gioco in difesa; prova ad essere più aggressiva, cosa che le serve per restare al top, ma non è a suo agio. È stata così convincente a Miami e Indian Wells, e poi a Parigi.

Quest’anno per lei sarà in altalena; potrebbe rimanere numero 1 del mondo, ma non rimarrei scioccato se alla fine della stagione fosse terza o quarta. Sono curioso di vedere cosa combinerà quest’anno; non ha vinto agli US open e adesso ha cominciato l’anno con questa caduta. Sono un po’ preoccupato per lei.

11:56 Ubaldo: penso che non sia facile continuare a vincere per chi non ha nel dritto il proprio colpo migliore. Tu puoi avere il miglior rovescio del mondo; guarda Djokovic. Lui ha probabilmente il miglior rovescio del mondo, specialmente il lungolinea e la risposta, ma i vincenti più importanti li ottiene con il dritto. È anche il limite di Rybakina, che ha un gran rovescio ma un dritto da migliorare.

Steffi Graf invece aveva un rovescio non tra i migliori, ma giocava un dritto straordinario; è difficile dominare a lungo senza un gran dritto.

13:23 Flink: sono d’accordo. L’anno scorso Swiatek ah ha migliorato il colpo e ha giocato diversi vincenti…

13:36 Ubaldo: sulla terra forse, dove hai più tempo per colpire.

13:47 Flint: no, anche agli US Open, ma sono d’accordo su quanto dici sulla terra battuta. Il dritto è importante un po’ per tutte; Rybakina ha un ottimo servizio e quindi può compensare in un game con tre punti diretti. Swiatek ha un servizio buono, non un grande servizio, e quindi non può ricavarci gli stessi punti.

Hai parlato di Steffi: il suo rovescio non era una grande arma, ma sapeva tenere lo slice molto basso per poi riuscire a colpire con il dritto, e lo sapeva fare in maniera meravigliosa.

Il dritto di Swiatek è la chiave; avrà bisogno di migliorarlo del 10-20%.

14:48 Ubaldo: grazie mille Flint, abbiamo spaziato su diversi argomenti di questi Australian Open. Un’ultima cosa: chi vincerà i singolari al Roland Garros?

15:10 Flint: tra le donne dico Swiatek, che gioca sulla sua superficie preferita, dove ha vinto due volte negli ultimi tre anni. Tra gli uomini forse ti aspetti che io dica Nadal per il suo quindicesimo trofeo. Ma non è al meglio, e in Australia si è infortunato ancora, contro McDonald. Penso che Djokovic potrà fare il colpo. Se Nadal sta bene può farcela. Cosa ne dici Ubaldo?

16:02 Ubaldo: che non è più il miglior Rafa; non lo vediamo al meglio da almeno sei mesi. Il favorito sarà Djokovic, anche se è difficile dirlo quattro mesi prima.

16:34 Flint: se Rafa non torna in condizione, Djokovic sarà il favorito. Inoltre, se nemmeno quest’anno potrà giocare negli Stati Uniti, ne trarrà giovamento dal punto di vista fisico, perché si presenterà fresco per la stagione sulla terra battuta.

17:12 Ubaldo: si ritroveranno a Montecarlo.

17:17 Flint: sì, non farà troppa differenza se Djokovic salta due tornei sul duro. Lui è determinato, ha vinto il suo secondo Roland Garros due anni fa e l’anno scorso ha perso nei quarti da Nadal. E’ dura batterlo, anche sulla terra rossa. È il secondo giocatore del mondo sulla terra battuta.

17:41 Ubaldo: grazie Flint, ottimo amico grande collega e… altri complimenti te li farò in privato!

Danilo Gori

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