Dal cemento alla terra: rendimento e classifiche

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Dal cemento alla terra: rendimento e classifiche

Analisi e tabelle per provare a scoprire chi sarà avvantaggiata e chi penalizzata dal passaggio sulla terra rossa europea

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Karolina Pliskova - Stoccarda 2018

Con il torneo di Stoccarda, in corso in questi giorni, entra nel vivo la stagione della terra europea. Secondo l’ormai classico calendario WTA, il torneo di Charleston dell’inizio di aprile è il passaggio intermedio fra il cemento e il rosso: prima l’Har-Tru, la terra verde americana, poi l’impegno tedesco, dove di solito tornano in gara le prime del ranking. E infatti in Germania sono al via sei delle prime sette giocatrici del mondo.

Il cambio di superficie non rappresenta solo un momento molto atteso dalle specialiste, ma offre anche la possibilità di trovare nuovi stimoli per chi non ha giocato al meglio durante i primi mesi sul cemento: una specie di reset della situazione, che può rimescolare le carte dei valori mostrati nel recente passato

Nuovo continente e nuove di condizioni di gioco. La terra richiede caratteristiche fisico-tecniche differenti, valorizzando alcune doti a scapito di altre: più resistenza, meno esplosività e in generale un vantaggio per chi interpreta le partite in modo più tattico, con la propensione a scambi più articolati e maggiore pazienza nella costruzione del punto.

 

Su terra è anche importante saper scivolare. La scivolata è un gesto tecnico specifico da non trascurare perché avvantaggia nelle fasi difensive; chi sa colpire mentre scivola guadagna un tempo di gioco, visto che mentre rimanda la palla può già predisporsi al movimento di rientro verso il centro. In questo modo si copre meglio il campo, e la fase di contenimento risulta più efficace: di conseguenza per chi attacca diventa più difficile produrre vincenti, e gli scambi si allungano.

E se è più arduo chiudere il punto da fondo, è quasi obbligatorio trovare nuove soluzioni, introducendo variazioni sulla verticale; cresce di efficacia la palla corta, specie quando si affrontano avversarie che per rimanere nello scambio cedono campo portandosi a ridosso dei teloni.

Sottolineerei infine un’altra specificità: in particolare nelle giornate umide (quando la palla è più pesante, l’aria genera maggiore attrito e il campo restituisce meno energia), per reggere al meglio il palleggio occorre essere dotate di una discreta potenza; questo penalizza le tenniste meno forti muscolarmente, che di solito si appoggiano alla palla avversaria per generare velocità.

Questi sono principi generali, che non passano mai di “moda”. Ma forse quest’anno occorre spostare un po’ il fulcro della analisi tenendo conto di quanto è accaduto nei primi mesi: 18 tornei disputati e 18 vincitrici differenti; segno inequivocabile di un grande equilibrio. Nelle situazioni di grande equilibrio la minima differenza nelle condizioni di gioco può diventare decisiva, favorendo una tennista a scapito di un’altra. Ecco perché non è sufficiente considerare i tornei su terra come un corpo unico, del tutto omogeneo, ma è necessario valutare anche le loro differenze.

E se ragioniamo più in profondità, ci accorgiamo che i principali tornei su terra dell’attuale calendario WTA (i Premier) sono solo apparentemente uguali; in realtà offrono una significativa varietà. E non mi riferisco solo all’Har-Tru nordamericano di Charleston, ma anche a quelli successivi. Stoccarda si disputa indoor e l’ultimo anno ha visto in finale due grandi battitrici come Pliskova e Vandeweghe, che hanno approfittato al meglio dei vantaggi che giocare sotto il tetto regala alle big server.

Poi arriverà Madrid, torneo che si disputa a circa 700 metri sul livello del mare; anche senza raggiungere gli estremi di Bogotà (2600 metri slm, vinto da Anisimova) l’altura rende più semplice il compito alle attaccanti, che spesso in Spagna riescono a raccogliere risultati che difficilmente sono in grado di ripetere altrove; questo perché la rarefazione dell’aria rende la palla più veloce e penetrante, a partire dal servizio. E quindi non è un caso che in carriera Petra Kvitova sia riuscita a vincere tre volte a Madrid ma, per esempio, non sia mai andata oltre i quarti di finale a Roma.

Se consideriamo i Premier su terra come eventi di preparazione al Roland Garros, probabilmente solo Roma per le condizioni di gioco che offre può essere considerato “parente” diretto di Parigi; per questo occorrerà attendere ancora quasi un mese per capire chi quest’anno saprà interpretare al meglio le condizioni di gioco in vista dello Slam.

a pagina 2: Le differenze fra la terra e le altre superfici

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La Cina a Wimbledon può tornare protagonista?

Agli ottavi è arrivata la Shuai Zhang. Al terzo turno Wang Qiang. All’inizio erano 5. Sapranno fare come Li Na e Zheng Jie?

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Zheng Jie, Wimbledon 2012

Day 5 di Wimbledon. Cominciano a ridursi i match e si scremano sempre di più le contendenti. A volte si può approdare al terzo turno anche grazie a un po’ di fortuna nei sorteggi, ma diventa sempre più improbabile andare oltre senza reali e consistenti meriti.
Rispetto allo scorso anno più teste di serie sono riuscite a confermare il loro ruolo di favorite: tre delle prime quattro della parte bassa sono ancora in corsa (la 3 Pliskova, la 7 Halep, la 8 Svitolina). Chi manca all’appello è Naomi Osaka (numero 2), eliminata da Putintseva, che poi al turno successivo ha perso contro Golubic.

Svitolina oggi ha eliminato Maria Sakkari (6-3, 6-7, 6-2), in una partita che si è complicata strada facendo, dopo che Elina aveva mancato due match point nel secondo set. Per chiudere ha avuto bisogno di un terzo parziale e complessivamente di addirittura 7 match point. È la seconda volta in carriera che Svitolina raggiunge il quarto turno: c’era già riuscita due anni fa, quando venne eliminata da Jelena Ostapenko. Ma per il momento non sono rimasto particolarmente colpito dal suo Wimbledon: ancora non mi convince. Senza naturalmente fargliene una colpa, ricordo che ha superato il turno precedente grazie all’infortunio di Margarita Gasparyan, che prima del guaio alla gamba sinistra era sul 5-5 secondo set dopo aver vinto il primo.

Sua prossima avversaria sarà Petra Martic, che ha sconfitto Danielle Collins 6-4, 3-6, 6-4. Non ho seguito la sua partita se non per qualche game tratto dall’archivio video della sala stampa. Di Martic voglio sottolineare però che mi ha impressionato nel match di esordio contro Jennifer Brady. Il secondo set vinto 6-3 è stato una delle migliori dimostrazioni di tennis su erba a cui ho assistito in questo torneo. E credo che Brady sia stata sfortunata nel sorteggio, perché giocando a quel livello qualche turno l’avrebbe superato. Si sapeva che Petra interpreta bene l’erba e trovarla ancora in corsa non è una sorpresa.

 

Avanza anche Karolina Pliskova, che oggi ha dovuto affrontare una avversaria davvero impegnativa: Hsieh Su-Wei (6-3, 2-6, 6-4). Non ho seguito il match integralmente (perché in parte sono andato sul campo di Muchova), ma per quanto ho visto penso sia stata la partita del giorno.

Due grandi talenti, differenti e speciali a modo loro. Pulizia, fluidità e capacità di generare velocità senza sforzo per Pliskova. Sensibilità, creatività, improvvisazione per Hsieh. Una cosa in comune però l’hanno: quando vogliono spingere, tutte e due fanno passare la palla a un palmo dal nastro. La tribuna stampa del Court 1 è laterale: una posizione infelice per valutare le geometrie di gioco, ma perfetta per apprezzare la cosiddetta “net clearence” delle traiettorie. Ebbene, alcuni scambi avevano un margine sopra alla rete prossimo allo zero, per cui si rimaneva con il fiato sospeso quasi a ogni colpo. Il tennis femminile può non piacere (è legittimo che ognuno abbia i propri gusti), ma questo genere di scambi sono davvero una sua esclusiva, visto che gli uomini (che sono più potenti) comunque lavorano di più la palla per avere un margine di sicurezza maggiore al momento di scavalcare la rete.

Ormai Hsieh dopo le imprese negli ultimi Slam (Australian Open 2018, Wimbledon dello scorso anno etc.), è diventata abbastanza popolare, e il pubblico ha incominciato ad amarla. Quando è in vena è capace di regalare un tennis semplicemente unico e oggi è uscita dal campo tra una valanga di applausi. Io nel frattempo mi chiedevo per quanto tempo ancora avremo la fortuna di poterla seguire, visto che ormai ha 33 anni compiuti (è nata nel gennaio 1986). Certo sorprende il fatto che abbia saputo compiere un salto di qualità proprio nelle ultime stagioni.

E chissà che finalmente non riesca a trovare uno sponsor anche nell’abbigliamento. Oggi parlavo di lei con Ubaldo Scanagatta: mi ha detto che conosce il suo manager, che è Paul McNamee (del famoso doppio australiano McNamara/McNamee). Allora gli ho strappato una mezza promessa: se nei prossimi giorni avrà occasione di incontrarlo gli chiederà perché Su-Wei usa vestiti senza sponsor. L’ipotesi è che ci siano di mezzo questioni geopolitiche (non scontentare il mercato cinese appoggiando un’atleta di Taiwan), ma così avremo una versione più attendibile.

Per Karolina Pliskova si prospetta un derby ceco, visto che la prossima avversaria sarà Karolina Muchova. Le due Caroline si sono già affrontate qualche mese fa agli Australian Open e allora fu una partita a senso unico (Muchova raccolse solo 5 game). Chissà se questa volta riuscirà a fare meglio. Oggi intanto ha battuto per la seconda volta nel giro di poche settimane Anett Kontaveit: l’aveva fermata al Roland Garros 2019 e si è ripetuta a Wimbledon (7-6, 6-3). Probabilmente Anett si augurerà di starne alla larga nei prossimi Slam.

Per quanto mi riguarda devo manifestare una certa soddisfazione per i risultati di Muchova, visto che l’avevo segnalata a inizio stagione come una giocatrice che ritenevo in crescita. Ha cominciato il 2019 da numero 144 del ranking e oggi con questo quarto turno è virtualmente numero 54. Su di lei spero di avere occasione di tornare prossimamente, perché possiede un tennis interessante e oltre tutto ancora in evoluzione. Tanto per dare una idea: contro Kontaveit ha perfino fatto ricorso al chip&charge, soluzione che ormai si può ritenere quasi estinta sui campi da tennis contemporanei.

Ha quasi passeggiato Simona Halep, contro una Azarenka fallosa e nervosa, che si è sciolta dopo i primi quattro giochi. Anche se mi aspettavo il successo di Simona (a dispetto delle indicazioni dei bookmaker) direi che la prestazione di Vika è stata la delusione di giornata. Perdere 6-3, 6-1 con un parziale conclusivo di 11 game a 1 è davvero negativo.

Halep si dovrà misurare con la nuova beniamina del Centre Court, Coco Gauff, che è sopravvissuta per un soffio nel confronto con Polona Hercog (3-6, 7-6, 7-5). Un match emozionante e intenso, ma qualitativamente inferiore a quello vinto contro Rybarikova. Come ho scritto nell’articolo di cronaca, la partita fin dall’inizio ha preso un indirizzo molto tattico e questo ha forse finito per imbrigliare anche mentalmente le due giocatrici, che si sono logorate in una lotta di nervi ed emozioni più che affrontarsi a viso aperto rischiando e spingendo la palla ai propri massimi.

L’ultimo ottavo è l’unico senza teste di serie. Dayana Yastremska l’ha spuntata nella parte di tabellone di Osaka: dopo aver eliminato Giorgi al primo turno ha sconfitto la testa di serie 27 Sofia Kenin al secondo e al terzo Victoria Golubic (7-5, 6-3). Risultato direi prevedibile, visto che a mio avviso Yastremska ha un tennis più adatto all’erba di Golubic, e il fresco precedente di Eastbourne (6-4, 6-1 per Dayana).

L’avversaria di Yastremska sarà Zhang Shuai, che ha superato in rimonta Caroline Wozniacki. Dopo un avvio disastroso (0-4 in pochi minuti) ha cominciato a spingere a tutta e ha finito per rovesciare prima l’inerzia del set poi il pronostico di partenza (6-4, 6-2). E a dimostrazione della qualità del suo match è riuscita a chiudere con un saldo vincenti/errori non forzati positivo di +3 (26/23).

La vittoria di Zhang mi ha fatto ragionare sul rapporto fra il tennis cinese e Wimbledon. Nel preparare l”articolo di presentazione del torneo, ho notato gli scarsi risultati delle attuali tenniste cinesi nello Slam sui prati. E mi pareva piuttosto illogico, visto che, pur con le naturali eccezioni, di solito le cinesi si muovono molto bene, agili e reattive. Spesso cercano l’alto ritmo e amano colpire la palla basandosi sull’anticipo. Tutte qualità che l’erba dovrebbe esaltare.

Era il modo di interpretare il tennis di Li Na che, anche se non ha mai vinto in carriera sull’erba, vantava due finali a Birmingham e i quarti a Wimbledon (tre volte). E soprattutto questo tipo di tennis era il marchio di fabbrica di Zheng Jie, che a Wimbledon aveva raggiunto la semifinale nel 2008 (battuta da Serena) e poi nel 2012 aveva sfoderato una prestazione memorabile ancora contro Serena, quando aveva perso al terzo turno per 6-7, 6-2, 9-7. Una partita da cineteca per l’impressionante mobilità mostrata sui prati, da proiettare a ciclo continuo nelle scuole tennis.

Tenendo presente tutto ciò, alla vigilia di questo Slam mi chiedevo come mai una tennista come Wang Qiang si presentava al via con appena una vittoria  in quattro partecipazioni. Le cose stanno andando meglio in questi giorni (è ancora in corsa e se la vedrà con Elise Mertens), e non sono sorpreso.

Ma come mai i primi timidi risultati arrivano solo ora? Forse la stagione dell’erba dura troppo poco per chi si è formata sul cemento, e quindi manca proprio il tempo materiale per mettere in atto i piccoli aggiustamenti che richiede la superficie. Ma con un po’ più di esperienza continuo a pensare che il rendimento medio delle attuali Cinesi sia destinato a crescere. E chissà, forse potrebbe anche arrivare un exploit, anche se probabilmente nessuna tennista di questa generazione è in grado di raggiungere i picchi di rendimento di Zheng Jie.

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Gauff, Anisimova and Co: futuro roseo per il tennis USA

Dopo anni senza ricambi alle spalle delle sorelle Williams, il tennis USA può aprire una nuova era

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Amanda Anisimova - Wimbledon 2019

Il Day 3 di Wimbledon è stata una giornata che ha avuto la maggior parte degli scossoni alla fine. Sino alle cinque del pomeriggio le partite più o meno avevano seguito le previsioni, le teste di serie avevano tutte vinto, e la notizia che spiccava di più era quella dell‘infortunio a Margarita Gasparyan, costretta al ritiro quando era in vantaggio di un set e stava affrontando le fasi decisive del secondo set contro Elina Svitolina.

Stavo seguendo il loro match dal vivo: l’infortunio è arrivato in modo del tutto inaspettato, su un atterraggio dopo lo stacco del servizio. Non era nemmeno una prima, era una seconda palla, eppure tanto è bastato per doversi fermare definitivamente. Margarita al momento di servire era proprio nella parte di campo sotto la tribuna stampa, a pochi metri da noi: non ha emesso nemmeno un lamento; all’inizio è stata una semplice smorfia, nulla di più. Poteva sembrare un segno di insoddisfazione, visto che aveva commesso doppio fallo. Ma poi la smorfia si è accentuata, si è accasciata a terra e le cose sono precipitate sino al ritiro.

Fino a quel punto Gasparyan aveva disputato un ottimo match, tanto che malgrado gli ultimi due game abbiano un po’ “sporcato” le sue statistiche ha chiuso con un saldo di +9: 33 errori non forzati e ben 42 vincenti. Ora non rimane che sperare che il problema non interessi il suo martoriato ginocchio e che possa recuperare prima possibile. Certo che doversi ritirare in una situazione del genere è davvero crudele.

 

Gli ultimi match di giornata hanno offerto le maggiori sorprese, e a conti fatti le teste di serie eliminate sono state tre: la 12 Sevastova (4-6, 6-4, 6-3 da Collins), la 17 Keys (6-2, 6-4 da Hercog), la 27 Kenin (7-5, 4-6, 6-3 da Yastremska).

A mio avviso la grande sorpresa è quella di Keys. Mai avrei pensato che sull’erba una tennista con le sue armi avrebbe perso da una specialista della terra come Polona Hercog. Hercog ha 28 anni compiuti e ha giocato per la prima volta a Wimbledon nel 2009. Eppure solo una volta era riuscita ad approdare al terzo turno. Che si ripetesse proprio ai danni di Madison Keys mi sembrava impossibile. Purtroppo non ho visto il match e quindi non posso pronunciarmi con cognizione di causa. Le statistiche parlano di 32 errori non forzati di Keys a fronte di appena 12 vincenti. Numeri molto deficitari per una come lei.

Ma a fine giornata il centro della scena se lo è preso di nuovo Coco Gauff, che ha superato brillantemente l’esame Rybarikova. Rimando all’articolo sul match per i dettagli di cronaca. Qui piuttosto sottolineo le parole di Rybarikova, che probabilmente non troverete altrove, per una bizzarra scelta degli organizzatori di Wimbledon.
Gauff e Rybarikova, infatti, sono state programmate per l’incontro con la stampa esattamente alla stessa ora. Grazie al fatto che Ubitennis ha più inviati a Londra siamo comunque riusciti a seguire entrambe. Ho scelto di andare dalla perdente, e a parlare con Magdalena ci siamo ritrovati in due soli giornalisti. Quello che ha dichiarato però non è stato qualcosa di ordinario, visto che si è seriamente sbilanciata: “Gauff può diventare numero 1 del mondo e vincere Slam”.

Ricordo che Rybarikova è una giocatrice super-esperta, che ha affrontato centinaia di avversarie. E stava parlando con un giornalista slovacco e con uno italiano; non c’erano americani presenti, dunque non aveva alcuna ragione “diplomatica” per esagerare negli elogi alla sua avversaria. E sottolineo che la frase più forte che ha espresso non è frutto di una domanda che l’abbia in qualche modo imbeccata, ma una valutazione fatta al termine di una domanda sul suo match.

A conti fatti, direi che questa giornata ha espresso risultati solo apparentemente in contraddizione. Mi spiego: due delle tre teste di serie cadute sono statunitensi: Keys e Kenin. Tuttavia non si può certo parlare di debacle, visto che gli americani si sono rifatti con le imprese di Danielle Collins e soprattutto di Gauff.

Il tennis USA dopo alcune stagioni in cui dietro alle sorelle Williams c’era praticamente il vuoto (e spiccavano le belghe, le serbe, le russe), è tornato in una posizione di rilievo proprio per quanto riguarda le teenager considerate con il futuro più radioso.

Anche se qualche rischio mi pare ci sia: la sovraesposizione mediatica. Qui a Wimbledon il massimo dell’attenzione è riservato alla quindicenne Coco Gauff, e in modo anche del tutto legittimo. I giornalisti però non si accontentano del tennis e sono alla caccia di qualsiasi genere di informazioni. E allora le hanno chiesto che genere di filmati guarda su Youtube (se vi interessa: ha detto che sono i tutorial di trucco e i blog con “esperimenti sociali”), quali sono le Celebrities che si sono messe in contatto con lei (risposta: Navia Robinson e Storm Reid), se pensa di assomigliare a Kawhi Leonard nel modo di affrontare le partite, etc etc.

In questi giorni un grande talento come Amanda Anisimova sembra già quasi finita nel dimenticatoio. Del resto ormai è anziana: diciassette anni… Anche per queste situazioni penso abbia fatto bene la WTA a porre dei limiti di partecipazione ai suoi tornei in base all’età, scottata dalle esperienze negative di tenniste come Jennifer Capriati ma anche, in precedenza, Andrea Jaeger.

Resta il fatto che in questo momento ci sono 13 tenniste USA in top 100 e Gauff curiosamente non è fra di loro, visto che per il momento è virtualmente salita dal numero 313 al numero 182. E se le attuali giovanissime manterranno anche solo in parte le promesse, il tennis a stelle e strisce potrebbe tornare a vivere una nuova stagione di leadership, come accaduto negli ultimi decenni del secolo scorso.

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Guida a Wimbledon femminile

A Wimbledon continuerà la prevalenza delle giovani giocatrici o invece le più esperte riusciranno a conquistare il titolo più prestigioso della stagione?

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Angelique Kerber e Serena Williams - Wimbledon 2018

Le giovani vincenti, le anziane solo finaliste; così si potrebbero sintetizzare i risultati negli ultimi grandi tornei. Le under 23 si sono prese tutti i Major e i due Premier Mandatory americani (con Andreescu e Barty). A loro è sfuggito loro soltanto Madrid (successo di Bertens). Le finaliste sconfitte negli Slam più recenti sono state Serena Williams (37 anni), Petra Kvitova (29) e Marketa Vondrousova (19 anni).

Nel giro di qualche mese le gerarchie del tennis femminile sono completamente mutate. Oggi la nuova numero 1 del mondo è Ashleigh Barty e al numero 2 c’è Naomi Osaka. Nate nel 1996 e nel 1997, non solo occupano i vertici della classifica, ma sono anche le vincitrici degli ultimi tre Slam. Dodici mesi fa, alla vigilia di Wimbledon 2018, Barty e Osaka erano una davanti all’altra esattamente come oggi, ma sedici posti indietro: Barty si trovava al numero 17 e Osaka al numero 18 (entrambe furono eliminate al terzo turno).

Bisogna risalire proprio ai Championships 2018 per ritrovare una campionessa Slam avanti negli anni: la trentenne Angelique Kerber in finale su Serena Williams. Il prossimo Wimbledon potrà indicarci se il ricambio è ormai quasi ineluttabile o se invece ci sarà ancora spazio per l’esperienza di tenniste più navigate. Questo Slam è estremamente importante in particolare per Serena Williams, che ritrova l’erba “amica”: una delle ultime occasioni per agganciare a 24 titoli Margaret Smith Court.

 

Calendario di gioco
Ecco il calendario delle due settimane di partite del singolare femminile, sempre che il cattivo tempo non rallenti il programma. Come al solito è prevista la domenica di pausa a metà torneo: la cosiddetta “middle sunday” che la tradizione vuole senza incontri. Solo eccezionali ritardi causati dal maltempo possono spingere a scendere in campo nella middle sunday, come per esempio accadde tre anni fa per recuperare i match non disputati durante una prima settimana estremamente piovosa.

A proposito di maltempo: quest’anno raddoppieranno i campi con tetto mobile, visto che al Centre Court si affiancherà il Court One completamente rinnovato e dotato di nuova copertura.

Prima settimana
Lunedì 1 luglio (day 1): primo turno
Martedì 2 (day 2): primo turno
Mercoledì 3 (day 3): secondo turno
Giovedì 4 (day 4): secondo turno
Venerdì 5 (day 5): terzo turno
Sabato 6 (day 6): terzo turno

Domenica 7: riposo

Seconda settimana
Lunedì 8 luglio (day 7): quarto turno (ottavi di finale)
Martedì 9 (day 8): quarti di finale

Giovedì 11 (day 10): semifinali

Sabato 13 (day 12): finale

Le prime sedici teste di serie
Una premessa indispensabile: nel momento in cui scrivo non sono ancora state rese note le teste di serie ufficiali; a Wimbledon potrebbero infatti decidere di cambiare l’ordine di alcune giocatrici. A differenza degli uomini, dove esiste un algoritmo che interviene oggettivamente nella definizione delle gerarchie, fra le donne le variazioni si verificano a discrezione degli organizzatori. Lo scorso anno Serena era oltre il numero 180 del ranking, ma venne accreditata della testa di serie numero 25 (e poi arrivò in finale), facendo slittare fuori dalle prime 32 Dominika Cibulkova (che comunque raggiunse i quarti di finale).

Ma anche nel 2011 vennero fatti degli aggiustamenti: a Serena, rientrante dopo una complicata convalescenza (successiva a un infortunio al piede), venne data la testa di serie numero 7 malgrado fosse in quel momento numero 25 del ranking; e a Venus, allora n°33 WTA, la testa di serie 25. Quest’anno gli interventi appaiono meno probabili, ma solo l’ufficialità eliminerà ogni dubbio. Per il momento le prime 32 corrispondono quindi al ranking WTA.

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli nomi, ecco una tabella che spero possa aiutare nella valutazione delle prime sedici giocatrici. È riportato quanto hanno vinto in carriera su tutte le superfici e quanto invece su erba. La differenza tra percentuale di vittorie in carriera e percentuale di vittorie su erba dovrebbe evidenziare se a Wimbledon vanno considerate più o meno forti rispetto al loro rendimento complessivo.

a pagina 2: Le prime otto teste di serie

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