Off-court Podcast: l'ultima di Ferru a Madrid

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Off-court Podcast: l’ultima di Ferru a Madrid

Puntata off-court… a metà, con Luca Baldissera che questa volta è a bordo campo al Mutua Madrid Open

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Vanni Gibertini (a sinistra) e Luca Baldissera (a destra) se ne vanno da Indian Wells alla fine del torneo

Insieme con Luca Baldissera al Mutua Madrid Open per salutare David Ferrer nel suo torneo di commiato, Vanni Gibertini ripercorre la settimana della quasi doppietta di Berrettini all’apparizione glamour di Serena Williams al Met Gala di New York. Buone le impressioni del ritorno sulla terra (battuta) di Federer a Madrid e del rientro alle gare di Fognini dopo il successo di Montecarlo. Che sia abbastanza in forma per lanciarsi alla conquista di Parigi?

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A Roma la finale che nessuno si aspettava

Né Pliskova né Konta amano il rosso e su terra battuta l’unico precedente risale a otto anni fa. La logica direbbe Pliskova, ma il torneo femminile di logico ha avuto poco

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Tra poco (inizio previsto alle ore 13), a Giove Pluvio piacendo, Roma avrà una nuova campionessa, e vada come vada sarà una discreta sorpresa. Konta-Pliskova è la finale che nessuno si aspettava; nessuno tra i tifosi, addetti ai lavori o sedicenti tali e soprattutto nessuna tra le due contendenti al trono di Elina Svitolina, regnante da mesi ventiquattro e abdicante dopo la psicodrammatica sconfitta con match point a favore martedì scorso contro Vika Azarenka.

In un contesto finalistico popolato da rivali non necessariamente amanti del mattone tritato, la presenza di Karolina Pliskova desta meno scalpore, per tutta una serie di ragioni: scesa alla posizione numero sette del ranking e per quanto incline al rovescio imprevedibile, la Pliskova destrimane sta tutto sommato cavalcando una stagione solida, che le ha regalato la semifinale a Melbourne, la finale a Miami, il titolo a Brisbane e insomma si può anche cascare peggio, ma il rosso, giocato solo se obbligatorio, rimane per lei un rompicapo di difficile soluzione: nel 2019 i match disputati prima di Roma erano appena due, alla Caja Magica nel doppio incrocio ucraino con vittoria da brividi sulla teen Yastremska e la brutta resa al cospetto di Katerina Kozlova. Poi, all’improvviso, il sole e la trasvolata romana, utile a far guadagnare a Karolina molti complimenti che l’insondabile trampoliera di Louny non trova particolarmente meritati.

 

Non sto giocando il mio miglior tennis, non l’ho fato nemmeno questa settimana. L’unica partita davvero di livello è stata quella contro Vika Azarenka, ma il resto non è stato nulla di speciale. Ieri ho vinto bene contro Maria Sakkari che su terra è difficile da affrontare, ma potrei fare molto meglio“. Per classifica, pedigree e sensazioni diffuse la favorita in una finale dove in pochi si aspettavano di trovarla è proprio lei, ma è proprio lei a esibire un understatement persino troppo spinto. Meno diplomatica e con fare molto più spavaldo si presenta la rivale, presumibilmente sfavorita ma di visioni parecchio più ottimistiche, al limite dell’ingiustificato, penserebbero i più superficiali osservatori dell’ultimo pezzo di carriera di Konta.

Il 2018 della britannica di Sydney è stato l’annus horribilis, e il 2019 per ora non è stato niente di che, anche se le impressioni della diretta interessata divergono da quanto sta scritto su carta e disposto negli archivi. “Ho giocato un gran torneo, ma non sono sorpresissima. Tutti dicono che io non sia una giocatrice da terra ma da ragazzina ho vinto sul rosso i miei primi titoli e mi trovo bene. Se mi aspettavo di arrivare fin qui? Non lo escludevo. A Rabat ho giocato la finale e sin dalla preparazione invernale sento di migliorare ogni giorno di più. La gente tende a guardare solo i risultati, ma anche all’Open d’Australia dove ho perso al secondo turno, per esempio, ho giocato molto bene“.

Lo storico dei precedenti dice cinque a uno Pliskova, ma l’unico su terra si è disputato otto anni fa in un venticinquemila dollari ceco. L’ufficio facce dice Konta, la quale ha svoltato dopo aver rimontato Stephens al secondo turno. I numeri sono con Karolina, ma se la fiducia nel tennis è tutto Johanna può imporre una sfida molto tirata.

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Djokovic: “Massimo rispetto per Rafa, mi sento bene per la finale”. Nadal: “Gioco sempre meglio”

Le dichiarazioni post match di Djokovic, Nadal e Tsitsipas. Nole: “Onore a Diego. Ho trascorso sei ore in campo in due giorni ma mi sento in forma per la finale”. Rafa: “Noi e la NextGen? Vedremo alla fine delle nostre carriere”. Tsitsipas: “Fiducioso in vista di Parigi”

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Nel pomeriggio di domenica andrà in scena il round n. 54 della sfida tra i due campionissimi Rafa Nadal e Nole Djokovic. Lo spagnolo è reduce da una semifinale sul velluto contro Stefanos Tsitsipas (con la quale ha vendicato la sconfitta subìta la settimana scorsa in semifinale a Madrid). Il serbo invece, dopo la dura lotta con Del Potro nei quarti, ha dovuto ancora faticare per superare “El Peque” Schwartzman, che sabato sera ha disputato sul Centrale del Foro Italico una delle sue partite più entusiasmanti trascinando il n. 1 del mondo al terzo set. Ecco le dichiarazioni post match di Rafa, Novak e Stefanos dopo le semifinali.

Onore a Diego nel secondo set, in cui ha messo in campo davvero un ottimo piano di giocoha detto Novak Djokovic, “colpiva la palla in modo molto pulito e veloce ed era difficile leggere i suoi colpi. Poi di sera le condizioni sono diverse rispetto al giorno, era molto molto umido, la palla non rimbalzava alta e lui poteva colpirla tranquillamente in anticipo“.

 

In due giorni, il serbo è stato quasi sei ore in campo: “Vedremo cosa succederà, quale impatto questi due match avranno sul mio match in finale. Certo ho giocato più di Rafa ma sono in finale ed è un grande successo. Cercherò di recuperare al meglio per domani. Rafa è uno dei più grandi campioni di sempre; la sua forza mentale, il suo approccio al gioco, la forza con cui ha saputo tornare ai massimi livelli dopo infortuni e operazioni dimostrano quanto sia grande. Ho il massimo rispetto per lui“.

In questa settimana ho giocato meglio di quanto non abbia fatto a Madrid” ha riconosciuto Nadal “ed è quello che dovevo fare. È la cosa più importante, quando giochi bene puoi analizzare meglio le cose, altrimenti non è possibile. La scorsa settimana, quando colpivo di dritto, lui (Tsitsipas) rispondeva a sua volta con il dritto; oggi non è successo. La cosa più importante è recuperare il mio livello ed aver battuto un giocatore che ha vinto molti match su questa superficie. È importante per me avere la sensazione che sto giocando sempre meglio, forse anche più importante del fatto di essere in finale“. Una vittoria solida contro uno dei protagonisti della NextGen. Ma quanto è grande ancora il divario tra Rafa, Nole, Roger e le nuove leve? “La NextGen è un prodotto marketing dell’ATP ed è fantastico. Sono giovani e sono bravi. Ma alla fine della giornata sono tennisti e non possiamo paragonare gli over 30 con gli under 21. Possiamo mettere a confronti i giocatori tra di loro ma non secondo la loro età. Tsitsipas è un grande giocatore, già tra i primi 8. Anche altri stanno facendo ottime cose e hanno la chance di diventare grandi campioni. Ma potremo fare un paragone alla fine delle nostre carriere e delle loro”.

“Cos’è cambiato oggi nel mio gioco? Niente” ha detto deciso Tsitsipas, che viene da una lunga serie di vittorie sul rosso con il successo a Estoril e la finale a Madrid, “sono la stessa persona“. E in vista di Parigi, come si sente? “Sono soddisfatto, ho vinto molti match sulla terra, una cosa importantissima in vista di un appuntamento così importante come il Roland Garros. Sì, ho imparato molto in queste ultime tre settimane. Rafa Nadal? Se è in forma può essere molto pericoloso anche sul duro. Ovviamente sulla terra è pericolosissimo; ma sul rosso abbiamo più tempo per pensare e organizzare il nostro piano di gioco. A Madrid mi sono reso conto di quanto sia difficile giocarci contro sul rosso; ma, come ha detto qualcuno, non è imbattibile. Ora sto cercando di capire bene cosa è andato storto oggi contro Rafa“. Anche Maria Sakkari, che ha disputato la semifinale al Foro, persa poi contro Karolina Pliskova, sta onorando al meglio il tennis greco. Anche la sua connazionale di recente ha vinto un torneo, quello di Rabat: “Sta giocando molto bene. È motivata, si sente bene in campo. Ne sono felice. È una delle tenniste meglio preparate fisicamente del circuito. Se è in forma e se si sente in fiducia con il servizio… E poi i suoi colpi sono rapidissimi, ricordate alla Hopman Cup, contro Roger, la pazzesca risposta di rovescio in cross?”. Di sicuro un gran momento per il tennis ellenico.

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Chi farà 34 fra Rafa Nadal e Nole Djokovic? Lo spagnolo è più fresco, il serbo forse più cattivo

Non so se vedrò il match fra i due vincitori di 33 Masters 1000 al Foro, in tribuna stampa o con un biglietto. In tv? La difficoltà di un pronostico che 53 duelli non hanno saputo indirizzare

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Rafa Nadal - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

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Ho potuto vedere pochissimo delle quattro semifinali di ieri, e non con il miglior stato d’animo per quanto incredibilmente successomi con il ritiro dell’accredito da parte della FIT per motivi che non possono essere chiaramente quelli dichiarati.

 

Prima di addentrarmi nei risultati che hanno portato alla finale maschile fra il n.1 del mondo Djokovic e il n.2 Nadal che disputeranno la novantanovesima (!) finale di un Masters 1000 avendone vinte ben 66 (33 Rafa e 33 Nole, spettacolo!), nonché a quella femminile fra la n.7 Pliskova e la n.42 Konta, con la ceca che ha un bilancio di 4 vittorie e una sconfitta negli head to head, voglio davvero ringraziare con tutto il cuore tutti quei lettori – davvero un numero impressionate – che hanno subito sentito di volermi manifestare la loro solidarietà avendo capito l’assoluta pretestuosità del provvedimento federale.

Esso – mi corre l’obbligo di spiegare proprio per il rispetto che nutro per voi lettori – si fonda sull’assunto che avendo il direttore de La Nazione fatto richiesta di accredito stampa per me per quella testata – sulla form on line non si poteva inserirne che una – io non avrei potuto collaborare per altre testate in ossequio a una strana ed incomprensibile regola che fra una trentina di regolette scritte come quelle delle assicurazioni è stata fatta firmare a tutti i giornalisti al momento del ritiro dell’accredito, al loro arrivo cioè, da qualunque parte del mondo arrivassero. O la firmavi o non ti davano l’accredito. L’hanno firmata tutti, ovviamente e inevitabilmente, anche se sono tanti i colleghi italiani e stranieri che lavorano per più testate, radio, giornali, podcast, siti e ai quali non è stato detto assolutamente nulla.

Io avevo meno motivo di tutti questi colleghi di preoccuparmi, dopo 40 anni di accrediti sempre per La Nazione e da 10 anche per Ubitennis.

Infatti alla testata de La Nazione sono collegate da sempre altre testate dello stesso gruppo editoriale e network, e cioè Il Resto del Carlino, Il Giorno e Ubitennis. Gli articoli che un qualunque “accreditato” da La Nazione scrive su La Nazione escono anche su Il Resto del Carlino, su Il Giorno e su Ubitennis (sebbene i rispettivi direttori restino liberi di pubblicarne uno, tutti, alcuni). Così anche gli articoli di Ubitennis, testata che dirigo da 10 anni, escono regolarmente sui siti del QN, Quotidiano Nazionale, de La Nazione, de Il Resto del Carlino, de Il Giorno. Sostenere che se scrivo per una di quelle testate io non possa o non debba scrivere per le altre è una tale assurdità – assurda quanto la regola improvvisamente impugnata ad oggi solo per il sottoscritto… sarà mica discriminazione personale? – che non sarà difficile argomentare nelle sedi più opportune.

Chiudo questa noiosa pappardella scusandomene con tutti voi e ringraziando ancora tutti. E in particolar modo chi – volendo darmi anche nei prossimi giorni il suo apprezzato appoggio qui su Ubitennis (meglio evitare Facebook…) – lo farà nella maniera più civile ed educata, evitando parole ed apprezzamenti che mi possano procurare conseguenze legali se rivolte al presidente federale Binaghi, al dirigente FIT Baccini incaricato quest’anno del discorso accrediti e apparentemente  – a quanto si è potuto constatare con vari colleghi amici presenti ieri al Foro e per telefono anche con l’incredulo Presidente del Coni Malagò – il regista dell’operazione ritiro accredito…, al direttore della comunicazione Valesio (non Vanesio, era un refuso) che sembrerebbe avere soltanto firmato il ritiro del mio accredito per poi rendersi irreperibile, per me come per quei colleghi che lo hanno invano cercato.

Un mio legale, l’avvocato Massimo Rossi, ha provveduto a inviare una diffida alla FIT invocando la pronta restituzione dell’accredito. Terrò informati coloro che fossero interessati sui prossimi sviluppi e… mi dispiace moltissimo aver tediato tutti gli altri su questa vicenda che mi amareggia moltissimo, che non avrei mai immaginato potesse capitarmi, che dipinge in maniera palese il modus vivendi et agendi di alcuni personaggi.  

Inutile dire che sono orgoglioso di essere un uomo libero. Ho sempre scritto quel che sapevo, che pensavo e che avevo sentito con le mie orecchie da Federer, da Djokovic, Thiem, Goffin, Fognini (anche se poi ha fatto retromarcia), Cecchinato e tanti altri giocatori, tanti colleghi, tanti spettatori. Se il mio articolo, l’ultimo uscito ieri mattina, oppure i precedenti, non sono piaciuti ai federales… me ne farò una ragione. Ma non cambio certo idea né modo di informarvi. Nessuno è obbligato a consultare un sito che non gli piaccia.

Tornando a ciò che giustamente interessa di più, confesso di non avere – sarà la stanchezza di una giornata di 14 ore certamente pesanti – spunti originalissimi da sottolineare. Come al solito proverò ad esprimere le mie opinioni… liberi tutti di… non condividerle.

Nadal ha mostrato di essere in crescendo di forma e condizione. Forse anche di fiducia. L’aver raggiunto la prima finale sul “rosso” quest’anno l’avrà rafforzata. Anche per il modo in cui l’ha fatto. Sei game persi nei primi tre match, Chardy, Basilashvili, Verdasco (reduce da un successo su un top-ten e su un top-twenty), sette con Tsitsipas che non si può dire che abbia giocato male. Solo che il campo di Madrid era più veloce, un po’ per l’altitudine là, un po’ per l’umidita tiberina qua. E la pioggia di questi giorni, anche di ieri mattina, non ha certo contribuito a velocizzare la superficie al Foro. Non è un caso che a Madrid Nadal abbia in genere avuto qualche problemino in più rispetto a Parigi, Montecarlo e pure Roma, torneo vinto otto volte in 11 finali, non una… e nemmeno SOLO (!) quattro come Djokovic.

In questi giorni Rafa non ha fatto che ripetere che torneo dopo torneo, match dopo match, si sentiva sempre meglio. Pretattica? Non credo. A me è parso sincero, credibile, persuaso di quanto ci ha detto via via. Mi ha colpito l’altro giorno quando ha dichiarato, forse proprio rispondendo a me che gli dicevo se non aveva subito contraccolpi psicologici per non essersi qualificato per neppure una finale nei precedenti tornei sulla terra battuta: “Nel 2015 quando un torneo l’avevo vinto sono arrivato a Parigi che giocavo sicuramente peggio di ora”.

È favorito allora Rafa con Djokovic nel duello n.54 della loro straordinaria rivalità? Con Nole che ha vinto 28 sfide e Rafa 25, con Rafa che ne ha vinte 4 a Roma e Djoker 3? Come si fa a dirlo? Lo so che è banale ma ogni partita fra loro due può fare storia a sé. Non dico che dipenda da quale parte del letto scendono, però mentre di certo si può ritenere che Rafa sia piuttosto fresco e fiducioso, solo Nole può sapere se è molto stanco o no per i sei durissimi set combattuti con i due argentini, quello lungo e quello corto, Delpo e il Peque.

Nadal ha avuto qualche ora in più per il recupero, Djokovic è reduce da due maratone giocate quasi in piena notte, fino alle una e dieci contro del Potro – il match migliore del torneo – fino alle 23 con Schwartzman. Partite in cui ha dovuto rincorrere tantissimo, pedalando soprattutto con Juan Martin del Potro che sparava i soliti missili di dritto negli angoli facendogli fare il tergicristallo. Nessuno è più atleta del formidabile Djoker, ma certi sforzi si possono anche pagare. Contro Schwartzman a un certo punto mi è parso stanco, però Nole ha una solidità mentale oggi ben diversa da quel periodo di crisi attraversato nel 2017. E ha una capacità guerriera non inferiore a quella di Nadal.

Come è riuscito a rimettere in piedi la partita quasi persa con Delpo, che lo stava prendendo a pallate, è stato pazzesco. Certo Delpo ha sbagliato sul primo matchpoint un dritto che grida vendetta, o meglio… urla “BRACCINOOO!” proprio nel momento decisivo. Però Novak, anche per recuperare 3 palle break per il 3-1 nel terzo era stato fenomenale.

Se uno ha vinto 28 volte e l’altro 25, è chiaro che – fatti salvi i periodi di chiara maggior vena dell’uno o dell’altro – a decidere chi vinca sono fattori imponderabili dall’esterno. Uno pensa che Rafa Nadal è il più forte tennista dell’epoca sulla terra rossa perché lo dice il suo record pazzesco. Ma un altro può osservare a pieno diritto che sebbene Rafa sia molto migliorato di rovescio, nel confronto fra i fondamentali… Djokovic ha due colpi, dritto e rovescio, quasi ugualmente efficaci, mentre in Rafa il divario fra il dritto e il rovescio è sempre notevole.

A parità di freschezza per me il miglior Djokovic è più completo se si giocasse su cemento, erba e indoor. Ma il miglior Nadal sulla terra conserva forse qualche atout in più. Forse Djokovic è più cattivo, più determinato. Lo vedrei capace di vincere anche in rimonta. Rafa meno. Quest’anno certe volte mi ha dato l’impressione di essere più incline di un tempo alla rassegnazione se le cose non si mettevano bene per lui fin dall’inizio. Ma ciò detto a filo di sensazione la palla di vetro per immaginare se oggi si vedrà il miglior Djokovic e il miglior Nadal proprio non ce l’ho. Magari Nole accusa la stanchezza dopo un po’ e Rafa gli monta sopra. Di sicuro vincerà chi riuscirà a tenere maggiormente l’iniziativa. Perché a nessuno dei due piace subirla, guerrieri orgogliosi e di razza. E il pubblico? In buona parte delle città neutrali ci sarebbe più tifo per Nadal. Ma a Roma per Nole stravedono. Vedremo, o vedrete voi, chi vincerà all’applausometro.

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