Federer: "Sto giocando un buon tennis, ma è sufficiente per battere i migliori?"

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Federer: “Sto giocando un buon tennis, ma è sufficiente per battere i migliori?”

Venti anni fa l’esordio a Parigi negli Slam, dieci anni dopo l’attesissimo Career Grand Slam. Roger sul suo ritorno al Roland Garros: “Mi sento come a Melbourne nel 2017. Il mio fisico è pronto”

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (photo Corinne Dubreuil / FFT)

L’attesa è finita. Manca un solo giorno al ritorno in campo di Roger Federer al Roland Garros, programmato per domenica 26 maggio, day 1 del secondo Slam della stagione. Sarà Lorenzo Sonego l’avversario di primo turno dello svizzero, non proprio un esordio Slam abbordabile per il ragazzo torinese. Ma a proposito di esordi nei tornei Major, nel 2019 si celebra proprio a Parigi il ventennale del debutto di Federer nei tornei del Grande Slam. Grazie a una wild card ebbe l’occasione di sfidare Pat Rafter sul Suzanne Lenglen, il 25 maggio 1999. Perse l’incontro in quattro set, ma nessuno osò pensare che ne avrebbe vinti ben 342 nei successivi vent’anni.

Nella conferenza stampa della vigilia Roger si è soffermato sull’importanza di Parigi nella sua carriera: “Mi è sempre piaciuto venire qua a giocare. È lo Slam più vicino a casa mia, non è molto lontano da Basilea e posso prendere la macchina o il treno per arrivare qui. Ho giocato il torneo junior nel 1998, ho giocato contro Rafter nel 1999 e la mia mente ritorna al match tra Martina Hingis e Steffi Graff, alle vittorie di Jim Courier. Vincere il titolo è stato un sogno diventato realtà“.

Sono passati dieci anni dalla sua storica vittoria in finale su Soderling grazie alla quale completò il Career Grand Slam. Dopo aver tentato invano negli anni precedenti di battere Rafa Nadal, nel 2009 Roger ebbe la grande occasione di giocarsi una finale al Roland Garros senza lo spagnolo. Un giornalista ritorna su quei momenti e chiede se fu quello lo Slam in cui sentì la pressione più grande: È possibile, è possibile…“, ha riposto Federer mentre sfogliava tra i suoi ricordi con lo sguardo basso. “Posso paragonarlo solo a Wimbledon 2007, Wimbledon 2009 o Wimbledon 2003. Dopo la sconfitta di Rafa l’attenzione fu tutta su di me, perché non potevo perdere quell’occasione. I successivi sette giorni durarono un’eternità, sapevo che avrei avuto uno dei percorsi più semplici per arrivare al titolo, Haas, Monfils, del Potro, Soderling, però quella pressione lo rese il più complicato”.

 

La domanda che il mondo del tennis si pone è: “Federer ha possibilità di ripetersi quest’anno?”. Lo svizzero non si è sbilanciato: “Non lo so. Il torneo è un punto interrogativo per me. Mi sento come all’Australian Open 2017, è un po’ un’incognita. Sento che sto giocando un buon tennis, ma è sufficiente per battere i migliori quando si arriva in fondo? Non sono sicuro che sia nelle mie corde qui. Ma spero soltanto di mettermi nella posizione di poter affrontare la sfida nella fase calda del torneo, poi si vedrà”.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Tanto dipenderà dalle condizioni fisiche di Federer, che ha abbandonato Roma in anticipo per presentarsi al meglio a Parigi, dove la lunghezza delle partite è un fattore determinante se lo si unisce alla superficie di gioco. Ma il venti volte campione Slam è pronto a raccogliere anche questa sfida: “Il mio corpo quest’anno ha detto sì alla terra ed è un lusso a questa età! (sorride, ndr). Credo di essermi allenato con la giusta intensità e ho affrontato anche dei match duri a Madrid e Roma, più di quanto avrei voluto, salvando match point e perdendo con match point a favore. Questo è l’importante per me. Sono totalmente pronto. Ovviamente se riesci ad evitare di giocare match match lunghi nei primi turni aumenti le possibilità di arrivare in fondo. Ora però mi concentro sul primo turno, non voglio guardare troppo in là“.

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Anversa, Sinner verso la sfida ad Harris: “Sta giocando bene, ma questa è la mia superficie preferita”

Jannik cercherà di raggiungere la quarta finale del 2021: “Ho sempre detto che il cemento indoor è la mia superficie preferita”. Obiettivo accorciare su Norrie e Hurkacz

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Jannik Sinner - Anversa 2021 - BELGA PHOTO LAURIE DIEFFEMBACQ

Non sarà affatto semplice per Jannik Sinner neutralizzare il gioco di Lloyd Harris nella semifinale dell’ATP di Anversa. Ci sono in palio punti pesanti per la classifica ‘Race’. Vincere contro il sudafricano significherebbe portarsi a -50 punti da Cameron Norrie nella corsa alle ATP Finals di Torino e a -160 da Hurkacz che occupa l’ultimo posto utile. Un distacco importante, ma non impossibile da colmare nelle prossime settimane. Di calcoli e di ATP Finals non si è – giustamente – parlato nella conferenza stampa post vittoria (6-4 6-2 a Rinderknech) dell’altoatesino. Lo sguardo è verso quella che potrebbe essere la quarta finale del 2021.

Non ci sono precedenti tra Sinner e Harris, che sta vivendo un buonissimo periodo di forma e dopo aver concluso il suo match di semifinale in singolo, sarà in campo in doppio assieme al suo coach Xavier Malisse (tornato in campo dopo 8 anni dall’ultimo match ufficiale) in un’altra semifinale. Sicuramente la storia più bella del torneo “Harris gioca bene” spiega Sinner, “ha avuto una buona stagione ed è un giocatore solido. Ho guardato la sua partita perché era prima della mia, sta servendo bene, si sta muovendo bene. Speriamo che sia una buona partita. È la prima volta che ci gioco in un match ufficiale, forse una volta in allenamento. Per entrambi ci saranno situazioni che potranno far girare la partita ovviamente”.

“A come affrontarlo ci penserò domani però, con il team” ha concluso. “Stasera come faccio sempre guarderò qualche partita che ha giocato. Sarà importante rilassarsi un po’, altrimenti non recuperi mai. Sicuramente per il 70% farò ciò che sto provando a fare in questi giorni, ovvero fare il mio gioco e tentare di servire bene. Poi servirà affrontare le difficoltà come sempre”.

 

Harris si trova a suo agio in queste condizioni, ma Sinner ci ha vinto due dei suoi tre titoli e non potrebbe chiedere campo migliore per affrontare la partita: Mi è sempre piaciuto giocare indoor. Sin da piccolo. A Sesto d’inverno ci sono cinque metri di neve fuori, dunque l’unico modo per giocare è indoor. Ho sempre detto che è la mia superficie preferita, mi piace. Anche quando mi alleno mi piace. Indoor non c’è vento, non c’è sole. Ci sono solo la palla e il campo.”

C’è stato spazio, infine, per un commento sul suo rapporto con coach Piatti: “Mi piace girare con Riccardo. Non c’è bisogno di chiamarlo quando è con me, può aiutarmi subito. In più quando si è sul campo a vedere la partita è un conto, vederla in TV è un altro. Per esempio, dalla TV sembra che io tiri sempre dritto per dritto. A volte dipende anche dall’angolazione della camera. Per questo mi fa piacere quando c’è lui. Anche perché mi ci trovo bene, stiamo attenti a tutti e speriamo di continuare così”.

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ATP Indian Wells, Cameron Norrie dal college in Texas alla finale in California: “Mi godo il mio tennis”

Il tennista britannico riconosce il valore della sua prima finale in un Masters 1000: “Sarà di nuovo il match più importante della mia carriera”

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Cameron Norrie ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il torneo delle sorprese avrà la finale più inaspettata di tutte. A vincere le loro rispettive semifinali infatti sono stati Cameron Norrie e Nikoloz Basilashvili, risultati leggermente contro pronostico. Nel caso del britannico però l’importanza del palcoscenico non ha pesato molto sull’esito finale, vista la disinvoltura con la quale ha battuto Dimitrov lo dimostra. “Onestamente neanche per una volta ho pensato alla posta in palio“, ha confermato in conferenza stampa. “Stavo solo facendo il mio gioco allungando gli scambi. Quando sono andato a servire per la partita mi sono detto, ‘be’, questo è decisamente un game di battuta importante!’. Ero un po’ nervoso, ma sono andato lì fuori e ho servito alla grande. Penso che mi abbiano aiutato le nuove palle. Non stavo pensando troppo. Ero davvero nel momento presente e non stavo davvero pensando troppo. Mi godevo il mio tennis e giocavo“.

Nella finale in programma all’1 di notte italiana, Norrie se la vedrà come detto con Basilashvili, e così ha parlato del suo imminente avversario. È un giocatore incredibilmente complicato, soprattutto quando è così sicuro di sé. Colpisce la palla alla grande da entrambi i lati. Si muove bene. È un grande atleta. Come ho detto, quando è in fiducia può battere chiunque. È super-pericoloso. Sarà difficile, ma mi sento bene fisicamente e non vedo l’ora di giocare. Lui però sta servendo bene ed è molto propositivo con il suo dritto”. E dopo giorni e giorni di rilassamento apparente, finalmente anche lui inizia a sentire un po’ di pressione.Gli ultimi due giorni sono stati i più grandi match della mia carriera, quindi domani andrò là fuori e sarà di nuovo il più grande match della mia carriera. Andrò in campo e, si spera, farò più o meno lo stesso. C’è molto lavoro da fare. Non vedo l’ora. Sentire tutti i nervi e tutta la pressione, è sicuramente fantastico sperimentare questa cosa. Non vedo l’ora di provare concretamente l’intera esperienza”.

Si potrebbe dire, con i numeri alla mano, che il ventiseienne Norrie ci abbia impiegato un bel po’ a sbocciare nel circuito maggiore, e in effetti forse è così. Ma il processo che lo ha portato adesso ad entrare in Top 20 è stato costante e graduale, e uno dei passaggi chiave è stato il periodo passato alla Texas Christian University dal 2014 al 2017. Così Cameron ha raccontato la sua esperienza nel college americano: “Sono andato alla TCU, dove sono stato molto fortunato con gli allenatori. Devin Bowen, Dave Roditi, entrambi grandi persone dentro e fuori dal campo. Avevo fatto una visita lì all’ultimo minuto. Mi piacquero sia Roditi che Devin quando li incontrai per la prima volta. Il piccolo campus che hanno lì è fantastico. Io mi sono detto ‘va bene, qui è dove posso andare e lavorare sodo’. Il meteo sarebbe stato buono e avevo delle buone sensazioni sul posto. Avevo una squadra meravigliosa. Penso che il tennis universitario sia un’ottima decisione, specialmente venendo dalla Top 10 juniores; mi ha dato sicuramente un po’ più di tempo per maturare e uscire e godermi il mio tempo lì, anche per ottenere un’istruzione. Tutto è organizzato per te. I tuoi amici sono lì. Puoi uscire con loro nei fine settimana. Puoi allenarti con loro e migliorare. Sono stato in grado di non pensare davvero al tour e alle brutte sensazioni di perdere molte partite nei tornei Futures. Ho pensato che fosse davvero un’ottima decisione per me. Mi stavo davvero divertendo lì, andavo anche alle feste dopo le partite di football!”

 

Tornando al presente, è inevitabile che con un risultato così ragguardevole – prima finale in un 1000 – si inizi a guardare anche un po’ più in là, e quindi è lecito chiedersi se Cameron Norrie sia un giocatore da seconda settimana in uno Slam, traguardo che ancora manca al britannico. “Ho avuto alcune opportunità per raggiungere la seconda settimana di uno Slam, ma non è andata per il verso giusto. Sono tutte fonti di apprendimento per me. Spero che con questi risultati potrò avere una testa di serie più alta, quindi forse avere qualche possibilità in più. Ma ho affrontato alcuni giocatori abbastanza discreti quest’anno al terzo turno. Rafa in Australia, Rafa in Francia, poi Roger a Wimbledon. Questi match sono state grandi esperienze per me”.

Qui il tabellone aggiornato di Indian Wells 2021

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Ons Jabeur sempre più ambiziosa: “Voglio vincere uno Slam”

Centrato l’obiettivo Top 10, la semifinalista di Indian Wells racconta di quando gli sponsor la rifiutavano per via della sua nazionalità

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con la vittoria di ieri notte su Anett Kontaveit, Ons Jabeur ha tagliato un traguardo storico, diventando la prima tennista di origine araba (uomo o donna) a raggiungere il gotha del tennis mondiale, vale a dire la Top 10 (al momento sarebbe nona, ma in caso di vittoria del titolo raggiungerebbe la sesta piazza); tuttavia, quella che sembra dare meno peso alla cosa è proprio lei. Durante la conferenza stampa post-partita, la giocatrice tunisina ha rivelato di non aver pensato troppo al ranking all’inizio del torneo, ma piuttosto ad ottenere i punti necessari per guadagnarsi l’accesso alle WTA Finals in programma a Guadalajara dal 10 al 17 novembre: “Onestamente non ho guardato le classifiche, ero più concentrata sulla Race. Però questo è un sogno che si avvera, un obiettivo che ho sempre avuto fin dall’adolescenza. Ho sempre desiderato raggiungere il primo posto, quindi la Top 10 è solo l’inizio. So di essermi meritata questo traguardo perché è tanto tempo che gioco bene, ma voglio continuare a dimostrarlo a tutti“.

LA PRESSIONE, IL SOGNO SLAM E IL CONTRIBUTO DEL TEAM

Prima del torneo, Jabeur era nona nella Race alle spalle di Naomi Osaka. Al momento è già sicura di superare la nipponica, ma qualora raggiungesse almeno la finale salirebbe addirittura al quinto posto, di fatto ipotecando un posto in Messico. Le classifiche sono dalla sua parte, visto che è la giocatrice con il ranking più alto rimasta in corsa, e questo comporta una notevole pressione, aspetto su cui sta lavorando duramente: “Ero molto stressata per via della corsa alle Finals. Ne ho parlato con la mia mental coach, dicendole ‘tutto questo è troppo per me’. Poi però le ho detto, ‘ce la devo fare, devo riuscire a superare queste difficoltà per poter arrivare un giorno a vincere uno Slam. Se voglio raggiungere questo obiettivo, superare lo stress è un passo necessario, quindi sto cercando di imparare a darmi una calmata. Spero di farcela senza che mi venga un infarto!

Sul tema della preparazione psicologica ha poi aggiunto: “Il mental coach mi aiuta molto, perché non avevo mai giocato così tante partite, quindi era una situazione nuova. Anche l’accesso in Top 10 è una situazione nuova, quindi ci sono tante cose che stanno capitando nello stesso momento; ora sono più matura ed esperta, e finalmente sto apprendendo che questa pressione è un privilegio e un piacere, mentre da giovani è più difficile capirlo, ci si stressa facilmente. Imparo qualcosa ogni giorno, soprattutto su come gestirmi, anche se non è facile. Alcune persone purtroppo non capiscono quanto sia complicato, ma io sto facendo del mio meglio per fare il mio gioco, divertirmi ed accettare la pressione“.

 

In questo senso, Jabeur si dice fortunata perché il suo team la aiuta a stare bene e farla sentire compresa. E sarebbe strano il contrario, visto che il suo fisioterapista, Karim Kamoun, è anche suo marito: “Ho un team straordinario. Prima di tutto mi capiscono, e il fatto che parliamo tutti la stessa lingua è di grande aiuto da questo punto di vista; allo stesso tempo è importante che abbiamo anche la stessa nazionalità, perché così siamo tutti consapevoli di cosa voglia dire essere tunisini. Per fortuna il mio fisioterapista è anche mio marito, quindi è sempre con me – questo rende più semplice passare del tempo lontani da casa. Il mio coach [Issam Jellali, ndr] è come un fratello, ci conosciamo da anni e siamo come una famiglia, viaggiamo insieme e comunichiamo tanto. Sono felice che riusiamo a capirci e che loro sappiano quali siano le scelte migliori per me”.

LE CONGRATULAZIONI DEI CAMPIONI

Il successo di Jabeur non ha lasciato indifferenti alcuni dei nomi più altisonanti dell’universo tennistico, che si sono complimentati a mezzo social per il suo storico risultato: “Per me vuol dire tanto, non mi aspettavo che campioni come Murray, King o Navratilova [quest’ultima ha commentato il suo match con Kontaveit per Amazon Prime Video, ndr] scrivessero qualcosa a riguardo, è davvero incredibile e mi dimostra ancora una volta quanto sia importante aver raggiunto questo risultato. Ottenere il riconoscimento delle leggende del tennis mi spinge a lavorare ancora più duramente per riuscire, forse, ad emularli vincendo uno Slam”.

Qui il tweet di BJK:

E qui quello di Sir Andy:

Una volta, però, era decisamente più complicato ricevere riconoscimenti, soprattutto dal punto di vista economico. Essere la prima tennista araba a raggiungere la Top 10 suona bene sulla carta (o sul web), ma vuol dire anche aver iniziato in aree dove il gioco non è troppo considerato né popolare, e questo si è inizialmente tradotto in grosse difficoltà a trovare sponsorizzazioni: “Le cose sono diverse se sei francese, americana o australiana, hai dei modelli a cui ispirarti, hai più circoli e più tornei. In passato mi è capitato di ricevere dei no dagli sponsor per via della mia nazionalità; è una cosa ingiusta e all’inizio non ne capivo il motivo. Ora lo accetto, e sono molto orgogliosa della persona che sono diventata, perché non ho bisogno di dipendere da nessuno. Ovviamente non sto dicendo che la mia carriera sia stata la più complicata in assoluto, ma di sicuro non volevo che il mio sogno dipendesse da uno sponsor o da qualcuno a cui non interessano né il tennis né lo sport in generale”.

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