Federer: "Qualche chance l'ho avuta ma non abbastanza per poter vincere"

Interviste

Federer: “Qualche chance l’ho avuta ma non abbastanza per poter vincere”

Federer senza rimpianti: “Lui è stato incredibile, più bravo di me a gestire il vento”. E ammette: “Impossibile prepararsi per condizioni di gioco simili”

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Roger Federer conferenza - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel secondo set hai perso il servizio subito dopo averlo breakkato. Pensi che sia stata una delle chiavi del match? È quello che rimpiangi di più? Come pensi di aver giocato questo match in generale? Perché Nadal secondo me ha giocato molto, molto bene.
Sì, penso che nel primo set si sia trattato perlopiù di adattarsi alle condizioni, sai. C’era un vento incredibile. In particolare per un big match come questo per tutti e due, è veramente molto complicato.
Così provi a vedere quello che puoi o non puoi fare. Stai giocando più piatto o con più spin? Tieni la palla in gioco? Cerchi giocate difficili? Penso che sia stato essenzialmente questo l’andamento del primo set, più o meno. Ovviamente sarebbe stato fantastico rimanergli attaccato. In quel tipo di condizioni, penso che fossimo entrambi consapevoli che sarebbero potute succedere tante cose. Una folata di vento, ti ritrovi 30 pari sul tuo servizio e subito ti senti come se non fossi più in controllo della situazione come in condizioni normali. Quindi penso che sia stato questo l’andamento del primo set. Penso che il rammarico più grande sia stato nel secondo set, quando mi sono fatto breakkare in vantaggio 2-0 e con il vento a favore. Se l’avessi evitato, forse l’esito del secondo set sarebbe stato diverso. Ma sai, penso che sia davvero difficile tenere il servizio controvento con la qualità in risposta di Nadal. Non ne sbaglia praticamente nessuna. E poi, quando è nello scambio, gioca con grande rotazione col dritto e ha un grande controllo sul lato del rovescio. Quindi è molto difficile trovare punti deboli, soprattutto col vento, se provi a colpire la palla al centro, cosa che in realtà è molto difficile. Ma c’era vento per entrambi. Ha giocato meglio, non c’è dubbio. Ma forse ho avuto delle piccole chance oggi, ma non sufficienti per vincere.

Complimenti per questo ritorno al Roland Garros. Sono sicuro che si possa dire che i fan hanno apprezzato molto che hai giocato e volevano vedere più tennis. Quando eri sotto due set a zero, come ti sentivi? Sentivi che potevi forse tornare in partita? Eri frustrato per come stavi giocando? C’è stato qualcosa nel gioco di Rafa che ti ha reso difficile assumere il controllo del match?
Sì, voglio dire, penso che lo faccia con chiunque sulla terra battuta. Ti fa sentire a disagio il modo in cui difende il campo e come gioca sulla terra. Non c’è nessuno che giochi anche solo lontanamente come lui. Non so neanche chi cercare per andarmi ad allenare con qualcuno che giochi come lui (sorride). Lo pensavo durante la partita. È incredibile come giochi da dietro e poi riesca a fare avanti e dietro dalla linea di fondo. È molto interessante. No, ma sai, continuavo a pensare: c’è vento, può succedere di tutto. Non penso di aver giocato male i primi due set. Ho pensato che Rafa dovesse davvero tifare fuori grandi giocate per fare la differenza, e la differenza è stata un passante qui, un recupero lì e poi ha giocato alla grande. Essere in svantaggio due set a zero non è diverso dal cominciare la partita in quel momento. È solo che sei sotto e non ti devi sentire frustrato per il vento o per il suo gioco. E stavo provando a rimanere positivo, ma il primo game alla battuta è stato duro, credo, e ha determinato la fine.

Come giudichi nel complesso il tuo ritorno qui? Pensi di tornare?
Sì, penso che sia stato un grande torneo. Mi sono divertito molto. Il sostegno del pubblico non avrebbe potuto essere migliore. Forse uno dei migliori in tutti i miei 20 anni di carriera in uno slam. Sono sempre stati lì per me, sostenendomi negli allenamenti, nelle partite, ogni volta che andavo sui campi, erano sempre felici di vedermi. È stato bello
Per quanto riguarda le prestazioni, penso di aver giocato molto bene. Sai, penso di essermi sorpreso da solo per quanto sono arrivato in fondo nel torneo e per come sono riuscito a giocare bene in questi giorni.
Per quanto riguarda l’anno prossimo, e lo stesso discorso vale per qualsiasi altro torneo, non lo so. Vediamo cosa succede. Ma mi sono divertito molto in questa stagione sulla terra e al Roland Garros, quindi immagino che questo possa aumentare le possibilità di un ritorno sulla terra. Non è che sia stato scioccante. Quindi da questo punto di vista non ci sono problemi.

 

La WTA ha detto di non essere contenta del programma di oggi perché nessuna delle due semifinali femminili è stata fissata sullo Chatrier. Volevo sapere cosa hai pensato quando hai visto il programma e se pensi che si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso per sistemare la situazione.
Sai, capisco. Arrivi in semifinale e vieni programmato sul terzo campo più grande alle 11. Non è semplice. Anch’io quando ho visto il programma sono rimasto un po’ sorpreso, ma allo stesso tempo ho provato a capirne il motivo, sai. E il problema è che qui non c’è il tetto, e penso semplicemente che forse in un certo senso non vengano giocati abbastanza turni la prima settimana. Forse devono raddoppiare le partite nel primo fine settimana o qualcosa del genere. Non sono sicuro.
Perchè se la finale è sabato, immagino, non sono sicuro, la finale femminile è domani? Allora devi completare la partita. Magari sarebbe stato bello farla giocare alle 18, ma non c’è il tetto e non sai come sarà il tempo. C’è tanto vento, e il vento può cambiare, poi possono arrivare le nuvole e inizia a piovere, e poi ti ritrovi senza la finale programmata domani e per cui gli spettatori hanno il biglietto. Penso che sia più una questione relativa alla prima settimana. Sai, se inizi subito di domenica, si può fare tutto più velocemente. Non sono sicuro di come possa poi funzionare, ma penso che sia stato innanzitutto questo il problema. E penso che quanto successo oggi sia solo una conseguenza di tutto questo.

Il tuo piano di gioco è stato molto efficace contro Rafa sulle superfici dure nelle ultime cinque vittorie che hai ottenuto. Il vento ha cambiato la tua strategia o sei comunque riuscito a seguire il piano che ti eri prefissato?
No, nessuno può farlo.

Voglio dire, se ha cambiato tutto.
Non so come spiegarlo in altri termini. Arrivi a un punto in cui sei semplicemente felice di fare i colpi e di non apparire ridicolo. È veramente brutto. È molto difficile per entrambi. Non c’è neanche modo di allenarsi con queste condizioni. È tutta una questione di impostazione mentale. Di gioco di gambe. E tutto il resto, sai. Sì, quindi non so cosa avrei potuto fare di completamente diverso. Forse influisce anche sul mio servizio? Inoltre, tutto viene rallentato. Con il lancio della palla che va ovunque, bisogna essere più prudenti, e questo forse è sufficiente per costringermi a giocare più seconde. Non lo so. O se metto la prima di servizio non riesco a prendere il ritmo, sai. Succede questo. Ma ripeto, non penso di aver giocato male oggi col vento. Semplicemente è dura sulla terra. Sai, devi anche provare ad affrontare i controbalzi e tutto quanto. È un’altra cosa che va considerata. È il miglior giocatore sulla terra rossa, quindi lo posso accettare. Non è un problema.

Vorrei sapere qual è la sensazione prevalente: la delusione per la sconfitta o il non essere stato in grado di esprimerti al meglio con queste condizioni ventose?
No, lo accetto, perché le condizioni erano le stesse per entrambi, a meno che lui non avesse meno vento di me. Non so (sorride). Era difficile, ma lo accetto. Ha giocato in modo incredibile. Ha delle capacità incredibili sulla terra. Lo sapevo già prima. Non sembra che abbia lottato, ma l’ho fatto. E ho provato a crederci. Ho provato a girare la partita fino alla fine. Ma mano a mano che la partita andava avanti, più lui sembrava a suo agio con il vento. Ma ho avuto alcune opportunità. È forse un peccato che non sia riuscito a vincere il primo set. Con il vento era tutto possibile. Ma ribadisco, è stato impressionante vederlo sulla terra.

Una domanda teorica. Il prossimo anno ci sarà un tetto qui?
E forse anche meno vento (sorride). Prima metteranno il tetto e poi volerà via. C’era tantissimo vento, era incredibile. (Ride.) Non so se capisci. Era una cosa pazzesca. Niente scuse, ma è stato pazzesco.

Quindi con il vento secondo te bisognerebbe chiudere il tetto o lasciarlo aperto?
No, il tetto rimane aperto (sorride). Hai presente i castelli di sabbia e le sabbiere dove giocano i bambini? Sai, prima dovrò svuotare i miei occhi. E stasera con Rafa dovremo vedere quello che mangiamo. Non so se saremo in grado di farlo. Ma è un po’ pericoloso. Ovviamente se puoi tieni il tetto aperto. È un torneo outdoor. Ma il tetto lo chiudi solo se piove o quando diventa pericoloso oppure per concludere un match. Non so quali siano le regole qui. So che a Wimbledon c’è un problema con i residenti del posto. Ma è importantissimo avere questo tetto, come ho spiegato ad esempio quando abbiamo parlato del programma delle donne, causato dalla mancanza del tetto. Vediamo quindi cosa succede l’anno prossimo.

Traduzione di Andrés Enrique Liss

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Djokovic: “Chapeau a Medvedev, sempre più forte. Ora guardo a New York”

Le dichiarazioni post match di Djokovic dopo la sconfitta con Medvedev: “Ho perso con un avversario sempre più forte. Sta facendo tutto bene. Ora mi concentro sullo US Open”

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È il grande momento di Daniil Medvedev. Il russo, classe 1996 e attuale n. 8 ATP, ha dimostrato ancora una volta grande tempra e capacità di reazione, il tutto con il solito profilo basso. Dopo le finali disputate a Washington e Montreal, il moscovita si regala anche quella di Cincinnati battendo in rimonta il n. 1 del mondo Novak Djokovic 3-6 6-3 6-3. Ora si contenderà il titolo con il belga David Goffin, giunto alla sua prima finale in un Masters 1000. Il serbo, che difendeva il titolo al Citi Open, ha riconosciuto la grande prestazione dell’avversario:

“Ha giocato davvero molto bene”, ha detto Novak, “forse nel terzo set, quando ho subito il break, avrei potuto fare meglio, ma quando l’avversario serve a 205 k/h la seconda palla, senza commettere doppio fallo, non resta che togliersi il cappello e complimentarsi con lui. Dal 4-3 del secondo set, ha giocato un tennis incredibile. Non potevo fare granché”.

È la seconda vittoria del russo contro Nole su cinque scontri diretti. La prima è avvenuta quest’anno nei quarti di Montecarlo dopo che il serbo lo aveva battuto in quattro set all’Australian Open. In che modo Medvedev ha migliorato il proprio gioco? “Dall’Australian Open ha migliorato molto il dritto” riconosce Djokovic, “così come gli spostamenti in campo. Ha sempre servito bene. Mi è capitato raramente di avere di fronte un giocatore che riuscisse a servire praticamente due prime palle in modo costante nel match. Sta andando nella giusta direzione ed è per questo che ha successo“.

 

Con l’uscita da Cincinnati in semifinale, ora il campione uscente dello US Open (Djokovic ha vinto tre volte il major americano, nel 2011, 2015 e 2018), si concentrerà sulla difesa del titolo a New York: “Nonostante la sconfitta, ci sono cose molto positive nel mio gioco. Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo. Ora andrò a New York e mi allenerò per una settimana. Vogio essere pronto per lo US Open“.

Come dicevamo, in finale il russo se la vedrà con David Goffin, ex n. 7 ATP e ora n. 19 del ranking. Il belga è alla sua prima finale di un torneo ‘1000’, la seconda del 2019, dopo quella persa ad Halle contro Roger Federer. In caso di vittoria, Daniil salirebbe alla 5a posizione in classifica.

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Giustino: “Chi gioca solo i Challenger non vede un euro”

Impegnato al Challenger di Manerbio, il tennista napoletano rivela di aver accettato la proposta di candidatura per l’ATP Player Council e si fa carico della crociata per una più equa distribuzione dei premi: “Troppi soldi a pochi giocatori, gli altri muoiono di fame”

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Lorenzo Giustino - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

La tribuna politica non è di quelle che garantiscono grande audience, ma il messaggio è partito. Lorenzo Giustino, napoletano classe 1991, insegue la top 100 passando dal Challenger di Manerbio. E proprio dal torneo lombardo avanza la sua candidatura per un ruolo di rilievo nella politica tennistica: “Mi hanno chiesto disponibilità a candidarmi nell’ATP Players Council e ho detto di sì, vediamo cosa succederà“. L’organo di rappresentanza dei giocatori sta vivendo un periodo movimentato, dopo il disimpegno del fronte d’opposizione maturato nella riunione pre-Wimbledon (di cui potete trovare qui un resoconto dettagliato) e concretizzatosi nelle dimissioni di Vallverdu, Haase, Jamie Murray e Stakhovsky.

Le questioni economiche tengono sempre banco, con diverse sfumature: proprio in questi giorni dal Canada è stato Vasek Pospisil – membro del Council – ad aprire un ragionamento ad ampio raggio sulla gestione del montepremi dei tornei più importanti e sullo status dei giocatori, a suo dire ormai assimilabile a quello di “dipendenti” dell’ATP e non più di liberi professionisti.

ORGOGLIO CADETTO Il fronte caro a Giustino è invece quello più popolare: la difesa dei tennisti da Challenger, sotto i punti di vista (che viaggiano in parallelo) delle opportunità di partecipazione al circuito maggiore e del trattamento economico. C’è in ballo – come sostenuto dall’azzurro e anche da tanti altri professionisti di medio livello – un problema di sostenibilità della carriera. “Non è tanto una questione di ranking – ha dichiarato in una nota diffusa dall’ufficio stampa del Trofeo Dimmidisì – puoi essere anche numero 120, ma se hai giocato gli Slam e nel circuito ATP sei a posto. Se giochi soltanto i Challenger invece non vedi un euro. Nel tennis si è creata un’idea secondo cui vali solo se sei top-100, altrimenti sei negato. Non mi piace: sono convinto che se i giocatori da Challenger avessero ogni settimana una wild card per i tornei ATP, vincerebbero tranquillamente le loro partite”.

DIVARIO (ANCHE) SOCIAL – La questione si ripercuote direttamente sulla distribuzione dei premi in denaro: “I tour manager ATP dicono che l’ATP è un’azienda che vuole aumentare il proprio valore, e sostengono che sia complicato dare più soldi ai Challenger se non producono. Il problema è che loro sono i primi a creare una barriera tra l’ATP Tour e il circuito cadetto. Dovrebbe esserci una comunicazione più omogenea – sostiene il numero 130 del mondo – non è possibile che la pagina Instagram dell’ATP abbia un milione e mezzo di follower, mentre quella dei Challenger appena 237. La mia idea è che il prodotto tennis non funziona bene: si danno troppi soldi a pochissimi giocatori, mentre gli altri muoiono di fame. Prendi gli Slam: messi insieme, fanno quasi lo stesso numero di spettatori della Champions League… non è possibile che i giocatori siano poveri“.

 

CONTI IN ROSSOL’ultimo appello chiama in causa anche le modalità di pubblicazione dei prize money sul sito ATP:Viene mostrata la cifra lorda – conclude Giustino – ma non corrisponde in nessun modo al vero: tra tasse e spese vive rischi di andare in passivo. Quando ero piccolo, mio padre ha investito 100.000 euro per me. A un certo punto sono finiti e mi ha detto: ‘Se vuoi giocare a tennis, devi andare a lavorare’. E così è stato”.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa del Trofeo Dimmidisì

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Interviste

Cecchinato: “Chi non credeva in me ha fatto presto a fare le valigie. Per fortuna!” [AUDIO]

ESCLUSIVA – Dopo la sconfitta con Schwartzman, Marco appare comunque fiducioso. Contento del nuovo team, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa

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da Montreal, il nostro inviato

Cecchinato lotta ma perde di misura

Dalla tribuna, l’impressione è stata che ci sia mancato un nulla, hai anche fatto meglio in tutte le statistiche… una partita così va presa come un punto di risalita, per quanto uno ovviamente rosichi!
Sì, nelle ultime partite sono sempre stato sopra, con Delbonis, Chardy, ora con uno che ha appena vinto un ATP, un top-20… il livello c’è, di sicuro mi manca fiducia, e si vede nelle palle break, nei momenti in cui si deve chiudere. Oggi la partita fa rosicare tanto, però è solo un momento, secondo me appena scatta quel click che vinco una o due partite posso ritornare a essere tranquillo, ad avere il livello dell’anno scorso.

 

Di fianco si vede bene dove stanno i giocatori, e lui era sempre in difesa, la partita la facevi tu.
Sì, ero sopra di livello, comandavo lo scambio. Ora sono ritornato a lottare, sono presente, ho passato un periodo difficile. Anche cambiare allenatore è difficile, come vedi ci sono state tante sconfitte. Adesso sono fiero di avere questo team al mio fianco, veramente unito, con Uros Vico, col mio preparatore da sette anni, col mio manager che non è solo quello. Sono presenti, sono fiduciosi, positivi nel momento di difficoltà, a differenza di qualcun altro che ha fatto presto a fare le valige e andare via. Quindi sono contento di avere delle persone al mio fianco che credono in me, stiamo facendo un buon lavoro per tornare ad alti livelli.

Beh, Uros Vico faceva tipo la telecronaca durante la partita, ero seduto vicino a lui, ed era estremamente presente, si faceva sentire continuamente. Ti piace questo approccio?
Sì, mi trovo bene, è molto positivo, presente, carico, ha voglia di uscire da questo tunnel come tutto il mio team. Non è stato ad Amburgo, dove ho avuto tre match point, non è stato a Kitzbuhel, dove ho avuto tanti set point, non è stato qui a Montreal, ma l’importante è avere il livello, non ho disimparato a giocare a tennis, sono numero 60 del mondo, non 200, come ti dicevo mancano solo una o due partite, manca solo la vittoria per tornare ad alto livello.

Come gestisci la transizione dalla terra al cemento?
Beh, finito la terra a Kitzbuhel una settimana fa, e adesso ero già sopra di livello a Schwartzman su questi campi, ormai il cemento non è più l’incubo di due anni fa, mi è bastata una settimana di allenamenti e si sono visti i risultati. Ok non ho vinto la partita, ma ero in vantaggio contro un giocatore in fiducia, che ha vinto tantissime partite quest’anno, quindi anche sul cemento posso stare alla pari con questi giocatori. Manca solo la vittoria, non manca altro, sto bene mentalmente e fisicamente, ho di fianco persone che credono in me. E per fortuna, ci tengo a sottolinearlo, quelle che non credevano più in me sono andate via. Ci divertiremo ancora tanto.

Cosa significa il logo MC13 che hai sulla tuta?
È il mio logo, con le iniziali e il mio numero fortunato!

Un’ultima cosa, più sul quadro generale. La prima volta che abbiamo parlato, allo US Open 2016, ti eri qualificato grazie a una bellissima primavera di challenger. Hai perso con Mardy Fish, no?
Sì!

Ecco, per te era un gradino, ma ora è lontano. In questi due tre anni è successo di tutto. Come rivedi questo tuo percorso, chi è Cecchinato ora rispetto a quello che era emozionato di giocare il suo primo US Open?
Mi sono messo in gioco sul cemento, superficie che non conoscevo, ho fatto tanti tornei, dove ci sono state tante sconfitte, ma comunque ne sono uscito anche quella volta lì. E ora sul cemento ho tante vittorie, l’ho dimostrato l’anno scorso, a Pechino, a Shanghai, quindi Marco Cecchinato si mette sempre in gioco, ci sto mettendo la faccia, perché otto sconfitte negli ultimi otto tornei non è facile. Ritornerò a vincere, ne sono più che convinto rispetto a un mese fa, che era proprio un periodo negativo. Manca solo un po’ di fiducia, e sono convinto che ritornerò a divertirmi in questo circuito, con una classifica che conta.

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