Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Marianantoni). Berrettini non si ferma (Guerrini). Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Semeraro)

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Marianantoni). Berrettini non si ferma (Guerrini). Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 19 giugno 2019

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

Chi non prova invidia per l’erba del vicino è Matteo Berrettini che, dopo la cavalcata vittoriosa di Stoccarda, continua la striscia battendo, al debutto di Halle, il georgiano Nikoloz Basilashvili con un doppio 6-4 maturato in 70′ e per la sesta partita di fila senza perdere la battuta. Una prova ulteriore dell’eccellente stato di forma del romano, che ora si trova virtualmente a soli 25 punti dal 20° posto del ranking mondiale, traguardo che Matteo si era prefissato di raggiungere non prima del 2020. Anche la prova di ieri di Berrettini è stata perfetta: ingiocabile al servizio, Matteo ha concesso al rivale appena 6 punti nei 5 turni di battuta del 1° set e 7 nel 2°. A questo ritmo, e spazzolando dal fondo con dritto e rovescio. per Berrettini è stato semplice prendere il largo e cancellare, nel secondo gioco del 2° set, le uniche 2 palle break concesse. Per Matteo c’è ora il derby con Andreas Seppi che con tanto mestiere e pazienza ha superato il tedesco Mats Moraing, anche lui qualificato, come l’altoastesino, ma numero 223 del ranking Atp. Un solo precedente tra Metteo e Andreas, giocato proprio ad Halle nel 2018 quando la vittoria premiò Seppi. «C’è un po’ di stanchezza – racconta Berrettini – ma sto bene. Le palle qui rimbalzano più alte rispetto a Stoccarda che aveva campi nettamente più veloci. Non è stato facile contro Basilashvili perchè lui risponde bene e tira forte, ma sono stato concentrato dall’inizio alla fine. Arrivare nei top 20 è un sogno, come lo sarebbe giocare da protagonista Wimbledon. Sono felice, sto facendo tutto al meglio con un team perfetto». E’ iniziata bene anche l’avventura di Roger Federer che cerca ad Halle il 10° trionfo. Primo turno superato contro quel John Millman che l’aveva eliminato all’ultimo US Open. Primo set equilibrato, ma tie-break dominato da Federer 7-1. E 2° set deciso dall’unico break del match che lo svizzero ha fatto nel 6° game per 7-6, 6-3 finale. Domani agli ottavi Federer è atteso da Tsonga. E l’erba sorride anche a Maria Sharapova che, dopo 4 mesi e mezzo torna al successo superando a Palma di Maiorca la slovacca Viktoria Kuzmova. Non si è giocato neppure un quindici invece al Queen’s, il classico appuntamento londinese in preparazione a Wimbledon.

Berrettini non si ferma (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

Forse il motivo è che Matteo Berrettini si trasforma come un supereroe quando vede verde. Adesso Matteo è un cobra, che appena mostri un angolo di pelle ti morde veloce. Come veloce è il suo braccio. Siamo a sei partite tra Stoccarda e Halle, cioè 12 set annessi e zero persi, senza cedere nemmeno una volta la battuta. Al cospetto di Nitroloz Basilashvili – che sarebbe numero 17 del mondo – il romano ha concesso sì due palle break nel secondo gioco del secondo set, ma soltanto per aver cambiato idea su un colpo a rete. Stava per picchiare, ha deciso per una maldestra carezza. Ma con quel servizio ha subito recuperato. E con la risposta ha conquistato il break al nono gioco, imponendo poi la battuta con due ace e due prime palle tonanti: 6-4 6-4 in un’ora e dieci minuti e appuntamento sulla strada che porta ai quarti con Andreas Seppi, unico altro italiano ad aver vinto un torneo sui prati, nel lontano 2011 a Eastbourne. Matteo è un cobra. Perché in fondo Basilashvili gli ha concesso due opportunità e due volte è stato morso, diciamolo, dalla solidità e tenuta mentale del ragazzone allenato da Vincenzo Santopadre. Certo, sui campi veloci il suo servizio è un’arma impropria. Anche ieri almeno 10 ace, il 71% di prime palle. E con la prima in campo oltre otto volte su dieci ha fatto punto. Adesso Andres Seppi. Sarà una rivincita perché Matteo un anno fa aveva perso il derby di primo turno proprio ad Halle 6-3 7-5. Ma è chiaro, era un altro Matteo, un embrione di cobra. Quello attuale contro Basilashvili che batteva bene e picchiava con il dritto, ha mostrato tutte le soluzioni possibili sul verde, variazioni di ritmo, rotazioni e tagli, recuperi sorprendenti. Mancava soltanto il pubblico (fiondatosi da Federer) per rendere ancora più grande la vittoria. La certezza è che anche questa settimana ci sarà un italiano nei quarti di finale Atp Tour. Buona notizia verso Wimbledon, cui Matteo arriverà molto rodato perché non si fermerà nemmeno la prossima settimana, quando giocherà ad Eastbourne, dove ci sarà anche Marco Cecchinato che ieri non è riuscito a giocare al Queen’s di Londra, come nessun altro, causa pioggia. […]

Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Ieri, contro John Millman, ha giocato da sette, alla fine forse sette più. Ma il suo obiettivo è arrivare a 10. Non solo in pagella – cosa che sull’erba negli ultimi anni gli è riuscito abbastanza spesso – ma come cifra tonda di successi tondi ad Halle, il torneo tedesco dove Roger Federer ha alzato più coppe in tutta la sua carriera: 9, come a Basilea, una in più che a Wimbledon. In ballo c’è la testa di serie numero 2 a Wimbledon (in caso di decimo trionfo) e la (solita) rivalità con Nadal, che a Parigi è ormai a quota 12, ma che ha vinto 11 volte anche a Barcellona e Montecarlo. «E’ vero, sono qui solo per vincere», ha confessato il numero tre del mondo alla vigilia di un torneo a cui lo legano un ricco contratto e un affetto quasi familiare, e che gioca per la 17esima volta in carriera (lo ha saltato solo nel 2007, 2009 e 2011). Se Wimbledon è il suo giardino, Halle è il suo tinello. «Non ho mai conquistato un torneo dieci volte, sono pieno di energia e mi sento bene» , spiega, «Ma la pressione la sento anch’io: sull’erba basta un attimo di distrazione e puoi perdere un set» . Ad Halle l’anno scorso perse in finale da Coric, che fermò a 20 una delle tante strisce vincenti del Genio. «Dopo tanti anni il rapporto con il pubblico qui è speciale, e quando inizia la stagione sull’erba sono sempre molto felice. Questa volta ho avuto meno tempo di prepararla rispetto agli ultimi due anni nei quali avevo saltato la terra battuta. A Parigi ho perso contro Nadal, che è il più forte di tutti su quella superficie, e comunque il mio rendimento sul rosso non condiziona quello sull’erba. Qui ho più opzioni, più tattiche da usare a seconda dell’avversario. E questo mi comete di stare più facilmente lontano dai guai e vincere più partite». Contro Millman, n.57 Atp, con il quale aveva il dente avvelenato dallo scorso Us Open, visto che fu proprio l’australiano a sorprenderlo al quarto turno, non ha rischiato molto, guadagnandosi in due set (7-6 6-3) la 64^ vittoria ad Halle e una vendetta tutto sommato low cost. Al prossimo turno gli tocca una vecchia conoscenza, Jo-Wilfred Tsonga, che era stato runico a rimontargli due set sull’erba (nel 2011) prima di Kevin Anderson l’anno scorso a Wimbledon, e probabilmente stavolta gli toccherà giocare almeno da 8. Ieri è rientrata con successo anche un’altra vecchia conoscenza dei prati, Maria Sharapova, che a Maiorca si è sbarazzata in 89 minuti e due set (7-6 6-0) della ceca Viktoria Kuzmova. La ex numero 1 del mondo, campionessa a Wumbledon giusto 15 anni fa, non giocava da gennaio, quando si era dovuta ritirare dal torneo di San Pietroburgo per colpa della solita spalla, ed è entrata in tabellone sul verde spagnolo grazie ad una wild card. «E’ la prima vittoria in parecchi mesi, quindi molto importante per me». A che punto sono la sua stagione e la sua carriera, lo capiremo meglio al prossimo turno, quando dovrà vedersela con Angelique Kerber.

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Panatta analizza Sinner: “Destinazione Top10, ha margini nel dritto” (Canello)

La rassegna stampa del 22 febbraio 2020

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Panatta analizza Sinner: “Destinazione Top10, ha margini nel dritto” (Dimitri Canello, Corriere dell’Alto Adige)

Adriano Panatta, Jannik Sinner è uno dei tennisti più ambiziosi e forti della new generation e di questo spicchio di territorio. Che idea si è fatto di lui? «E molto ben seguito e allenato, è completo nei fondamentali. Ha tutte le carte in regola per poter entrare stabilmente nei primi dieci al mondo». Era riuscito a vincere il primo set per 6-i contro Medvedev a Marsiglia, poi ha ceduto. Che margini di miglioramento? «Fondamentalmente lo vedo completo, forse può migliorare un po’ nel dritto». Qual è stata la fortuna di Sinner secondo lei sinora? «Avere due genitori che non fanno parte del mondo del tennis e che stanno lasciando chi di dovere aiutare Jannik nel suo processo di crescita costante e concreto. […] Oltre a Sinner, crescono e ormai stazionano stabilmente fra i primi al mondo anche Fabio Fognini e Matteo Berrettini «[…] Fognini ha una mano eccezionale, gli è sempre mancato un po’ il servizio, che aiuta nei momenti in cui sei in difficoltà. A Berrettini vanno riconosciute tante qualità e dato tempo». Il suo intervento all’azienda padovana Elmo è stato apprezzato da imprenditori e dipendenti. Come mai la sua presenza nel Triveneto negli ultimi tempi è aumentata? «Vivo a Treviso da qualche anno con la mia fidanzata e l’anno scorso ho acquistato all’asta un club storico l’ex tennis Zambon di Treviso. Sto portando avanti tutti gli adempimenti burocratici per la ristrutturazione e per rilanciarlo in grande stile. Si tratta di un’area molto vasta, dove ci saranno otto campi da tennis e sette di paddle, una palestra e l’area fitness». Quanto crede in questo progetto? «E molto ambizioso, perché diventerà un centro propedeutico per l’avviamento al tennis. I lavori, se non ci saranno intoppi, si concluderanno entro marzo del 2021». Siamo alla generazione più forte dopo quella che la portò fino al 4 dell’Atp? «Siamo messi molto bene. Abbiamo 7-8 tennisti nei primi 100, Sinner, Fognini e Berrettini sono in buona compagnia, anche se è presto per fare bilanci».

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Borg jr: “Il consiglio di papà? Divertirmi” (Sonzogni). Giulia Gatto-Monticone: “Wimbledon, poi l’azzurro. Mai stata così in forma” (Mecca). Corrado Barazzutti: “Tennis, mare e casu marzu. Questa è la mia Sardegna” (Muretto)

La rassegna stampa di mercoledì 19 febbraio 2020

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Borg jr: “Il consiglio di papà? Divertirmi” (Cristian Sonzogni, Gazzetta dello Sport)

I capelli lunghi, che lo rendevano ancora più somigliante a papà Björn, li ha tagliati corti corti. Ma gli occhi azzurri e intensi, come il sorriso sornione, non si possono nascondere e sono proprio quelli di famiglia. Leo Borg, 16 anni, numero 103 del ranking juniores, ha esordito a Bergamo nel circuito dei professionisti, ha perso al primo turno del Challenger contro Tseng (cinese di Taipei, a segno per 6-3 6-1 in 46 minuti) […] Un figlio che è tanto legato al genitore quanto distante dalla storia che ha contribuito a scrivere, nonostante abbia interpretato il ruolo del giovane Björn nel film del 2017 che racconta la storica rivalità con McEnroe. «Non guardo i suoi vecchi match e le sue imprese – dice Leo del padre – nemmeno i video su Youtube. Non credo sia utile per me, non aggiungerebbe nulla a quello che so. Devo stare concentrato su me stesso. Che poi è quello che mi dice lui. Mi suggerisce di divertirmi, di imparare sempre qualcosa di nuovo ogni giorno». Lo ripete come un mantra, il piccolo Borg, che poi tanto piccolo non è, e ha già le spalle larghe del papà. Spalle che dovranno sopportare una pressione non indifferente, nel percorso che lo attende. «Certo che ne sono consapevole – spiega lui sereno – ma cosa posso farci? Nulla, non posso cambiare l’attenzione nei miei confronti, devo concentrarmi su ciò che è nel mio controllo». Il ragazzo dimostra di avere testa e, tutto sommato, pure talento. Nella (prevedibile) sconfitta contro Tseng si vede un rovescio che ricorda l’arma letale di Borg senior, ma si vede anche un repertorio nel suo complesso all’altezza. Il difficile sta nei dettagli, in quelle cose che non si notano ma fanno la differenza. «Nel servizio – continua – devo migliorare tanto, e così nel gioco di gambe. Il rovescio sì, è il mio punto di forza, ma per diventare professionista e raggiungere i top players serve continuità». Sembra un po’ di sentire Rafa Nadal nei suoi 16 anni, quando ciò che stupiva del maiorchlno, più ancora del tennis, era la capacità di calarsi con piena consapevolezza nel ruolo di futuro campione. «Rafa, in effetti, è il mio modello – conferma – perché per lui ogni “quindici” conta allo stesso modo, e ogni partita non è mai finita fino all’ultimo punto. Un esempio». Mentre il padre è una presenza importante, senza poter essere un punto di riferimento: «Lo sento ogni giorno, mi dà consigli, mi segue. Ma poi in campo ci vado io» […]

Giulia Gatto-Monticone: “Wimbledon, poi l’azzurro. Mai stata così in forma” (Giorgia Mecca, Corriere Torino)

[…] Giulia Gatto-Monticone, a pochi giorni dal suo esordio vincente in Fed Cup, è già pronta per partire per il Sudamerica dove giocherà ad Acapulco e Monterrey. Tra una trasferta e l’altra vuole tenersi stretta ancora per un po’ la sua prima esperienza in nazionale […] Che cosa si prova a giocare per l’Italia? «In campo per fortuna ci si dimentica di tutto e si pensa soltanto a colpire la pallina. Ero più tesa a tifare per Camila, Elisabetta e Jasmine. La tensione si avverte, non stai giocando solo per te, ma per le tue compagne e per il tuo Paese, una sensazione insolita per noi tenniste, abituate a soffrire in solitudine». Si aspettava la convocazione? «Non ci speravo più. Negli anni scorsi c’era un gruppo consolidato e io mi sentivo fuori dai giochi, avevo paura fosse troppo tardi. Sapevo che Tathiana credeva in me, ma pure che la sua fiducia da sola non sarebbe bastata, dovevo dimostrare di meritarla». Nel 2019 lo ha dimostrato eccome: esordio in uno Slam, best ranking (numero 140 al mondo) e poi Wimbledon contro Serena Williams. «Tutti si ricordano di Serena, in realtà per fortuna ci sono molti altri momenti che mi hanno fatto pensare: “Wow, si stanno finalmente unendo i puntini”. Il debutto a Parigi è stato l’inizio di tutto, poi c’è la vittoria in Giappone, Londra, il giro di campo che mi hanno fatto fare la mattina della partita, il cerimoniale da imparare e rispettare». L’ha rispettato? «No, la regola impone che alla fine della partita i due giocatori debbano fermarsi e uscire insieme dal campo. Io me n’ero dimenticata. E stata Serena a fermarmi e a dirmi di aspettare, che dovevamo uscire insieme». Il prossimo luglio sarà più abituata. «L’anno scorso era tutto nuovo. Quello, in particolare, è stato un pomeriggio lungo. Alla fine della partita stavo scrivendo un messaggio al mio compagno Tommaso (Tozzo, il suo coach), avevo gli occhi sul cellulare e non mi sono accorta che davanti a me c’era Kate Middleton che voleva farmi i complimenti». […] E l’obiettivo per il 2020? «Entrare tra le prime cento del mondo». […] Quindi ha rivisto la partita sull’erba di Wimbledon? «Tantissime volte. Alla fine del torneo consegnano a tutti i giocatori una chiavetta usb con alcune foto e i video integrali della partita. La conservo come fosse un trofeo». Pensieri sul ritiro? «Mai. Sarebbe fuori luogo. Non sono mai stata così in forma in tutta la mia vita».

Corrado Barazzutti: “Tennis, mare e casu marzu. Questa è la mia Sardegna” (Roberto Muretto, Nuova Sardegna)

Da giocatore aveva il diavolo in corpo. Da capitano non giocatore della nazionale di tennis (dal 2001) è diventato una persona quasi flemmatica. Corrado Barazzutti, nato a Udine 66 anni fa, è stato anche n. 7 al mondo, seconda migliore classifica ATP di un tennista italiano dall’introduzione del sistema di calcolo computerizzato, dopo Adriano Panatta, 4 nel 76 […] Ha ricordi legati all’isola come giocatore? «Forse ho partecipato a qualche torneo over 35. Non mi viene in mente altro». E come ct in Coppa Davis? «Per fortuna tutti belli. Tante volte abbiamo giocato qui e abbiamo sempre vinto». Ci racconta di lei e il presidente Binaghi, cagliaritano? «Una collaborazione iniziata tanto tempo fa. Con Angelo quando presidente federale era Galgani ci incontravamo al mare, parlavamo di fare qualcosa per cambiare federazione. Lui è stato prima consigliere, io sono arrivato come tecnico, poi promosso capitano non giocatore. Tra di noi c’è stima reciproca e amicizia. Abbiamo fatto tutti insieme un gran lavoro e cambiato il volto della Fit, ottenendo risultati che forse sono andati oltre le aspettative. Se dopo 20 anni sono ancora qui vuol dire che il lavoro è stato apprezzato» […] Binaghi recentemente ha detto che da anni la Sardegna non ha un giocatore di livello, perché secondo lei? «Senza conoscere bene la situazione è difficile dare delle risposte. Bisogna capire che lavoro si fa. Certe volte si fanno ottime cose e non si ottengono grandi risultati. Non dipende solo dalla capacità dei maestri ma anche dal materiale che hai a disposizione» […] Le piace la nuova formula della Coppa Davis? «Secondo me andrebbe rivista. Troppe squadre in un’unica sede… rischi che gli incontri vengano giocati a notte fonda. Io sono della vecchia scuola ma questo non vuol dire che non sia per i cambiamenti». Ai suoi tempi si giocava al meglio dei cinque set. «Portarla al meglio dei tre set ha per certi versi sminuito la manifestazione. Capisco che i tempi sono cambiati, le necessità sono diverse, la televisione vuole la sua parte. Però il fascino della Davis era quello che i pronostici contavano poco e spesso venivano sovvertiti. Se potessi decidere io tornerei alla vecchia formula». Tutti dicono che con la Corea del Sud sarà facile. Ma… «Non è vero. Se uno va a vedere i giocatori coreani e i risultati che hanno ottenuto ultimamente non mi pare si possa dire così. Nello sport nulla è semplice. Sarà un match da affrontare con determinazione. Noi non sottovalutiamo nessuno e sappiamo che anche in questa occasione bisognerà dare il massimo». Sinner lo convoca? «Lo saprete il giorno che darò l’elenco dei convocati. Stiamo parlando di un ragazzo interessante, dalle enormi potenzialità. Insieme a Berrettini e Sonego rappresenta il futuro del nostro tennis. Per Sinner prevedo un futuro grandioso, è un predestinato. Ha la testa giusta per giocare ad alti livelli e lo sta dimostrando». Ma forse non lo convoca. «Vedremo. Non è corretto anticipare i nomi dei giocatori. Prima di dirlo ai giornalisti devo informare loro». Sarà la volta buona per tornare ad alzare una Coppa che l’Italia ha vinto 44 anni fa, con lei in campo? «Speriamo, posso augurarmelo. Io ho avuto la soddisfazione di vincerla ed è stata una emozione fortissima. Sarebbe bello riuscirci anche da capitano. Ma sappiamo che la strada è lunga e anche molto molto complicata. Di sicuro siamo consapevoli delle nostre potenzialità e vogliamo esprimerlo al top» […]

 

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Provaci ancora Kim. Un set da campionessa (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 18 febbraio 2020

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Provaci ancora Kim. Un set da campionessa (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Sul 2-0 per Kim Clijsters nel tie-break del secondo set, a tremare non è stata solo Garbine Muguruza: la ex numero 1 del mondo, la finalista degli ultimi Australian open, e soprattutto l’avversaria di Kim nel primo turno del torneo Wta di Dubai. Ha tremato un po’ tutto il tennis femminile. Perché se alla Clijsters, che non giocava un match ufficiale dagli Us Open del 2012, che è mamma di tre figli e si porta dietro tutte le ruggini di una lunga inattività – compreso qualche chilo di troppo – fosse riuscito di trascinare la partita al terzo set (il primo lo aveva incamerato per 6-2 la spagnola) e magari di piazzare il colpaccio, beh, un paio di generazioni tennistiche di sue eredi, ammettiamolo, non ci avrebbero fatto una grande figura […] L’istinto agonistico, le geometrie impeccabili, le botte anticipate diritto e rovescio – quando può colpire da ferma – sono ancora lì; e persino un abbozzo delle sue famose ‘spaccate’. Quello che manca è la mobilità, altrimenti per la Muguruza sarebbero stati guai più seri […] «Penso che sia stata una partita speciale – ha detto Garbine, visibilmente sollevata – perché non sapevo come avrebbe giocato Kim. So che può farlo in maniera incredibile, e a tratti ci è riuscita, specie nel secondo set. È stato un match equilibrato. E divertente da giocare, contro una grandissima campionessa». Nella sua prima carriera, fra un ritiro e un rientro, la ex numero 1 del mondo belga aveva vinto 41 titoli, compresi quattro Slam, tre dopo essere diventata mamma, guadagnandosi già un posto nella Hall of Fame del tennis. Vederla staccarsi dalla storia del tennis per rientrare in campo è affascinante e inquietante insieme, ma vale la pena capire fin dove mamma Kim potrà arrivare giocando contro tenniste che – vedi la quindicenne Coco Gauff – potrebbero essere sue figlie […]

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