Wimbledon, Seppi vince e scherza: "Nadal? Non gli hanno mica dato la n.15"

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Wimbledon, Seppi vince e scherza: “Nadal? Non gli hanno mica dato la n.15”

LONDRA – La prima vittoria italiana a Wimbledon la mette a segno Andreas Seppi: “Gli Slam fanno quello che vogliono… Il tiebreak sul 12-12 è una schifezza”. Niente da fare per Arnaboldi, Lorenzi e Sonego

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Andreas Seppi - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, i nostri inviati Luca Baldissera e Antonio Garofalo

SEPPI SUONA LA CARICA – Non è la miglior stagione della carriera di Seppi, ma il ragazzo di Caldaro non smette di dimostrare che su di lui c’è sempre modo di contare. Supera al primo turno il cileno Jarry (6-3 6-7 6-1 6-2) e si guadagna una sfida non proibitiva (e inedita) contro Guido Pella.

Un solo precedente tra Andreas Seppi e Nicolas Jarry (vinto dal cileno l’anno scorso a Winston-Salem, sul cemento). Buon primo set per Andreas, che serve solido, e sembra più a suo agio sull’erba rispetto all’avversario. Jarry tira forte, ma le palle filanti di Seppi sono molto più adatte a questi campi. Nel sesto game, Nicolas combina la frittata: due doppi falli nel game, una bella palla corta dell’azzurro, ed è break, che si traduce poco dopo nel 6-3 per Andreas. Anche nel primo game del secondo set Seppi ha subito due palle break per staccarsi, ma è bravo Jarry ad annullarle servendo di potenza.

L’italiano è sopra al 90% di realizzazione con la prima palla, non ha mai concesso opportunità sul proprio servizio, è chiaro che tra i due quello che ha la miglior visione di geometrie e angoli è lui. Nicolas fa comunque vedere diverse belle cose a rete, in generale il match è godibile, per la gioia dei tanti appassionati italiani che affollano il campo 16, ed esplodono con gli applausi quando Andreas tira una rispostona vincente di dritto che gli dà un altro break, 2-1 e battuta per lui. Purtroppo, subito dopo è Andreas a subire la pressione con il dritto di Nicolas, ci scappa anche un doppio fallo, ed è controbreak, 2-2.

Tecnicamente, possiamo notare come Jarry abbia cambiato il movimento del servizio, adesso porta entrambe le braccia alla trophy position (sollevate al termine del lancio di palla) contemporaneamente, mentre fino a un po’ di tempo fa aveva una preparazione asincrona, come Caroline Garcia e Federico Delbonis ad esempio. Nella fase centrale del secondo set entrambi scendono un poco con le percentuali, si vedono diversi errori, Nicolas salva palla break (bene, attacco e volée) nel settimo game. Si arriva al tie break, e qui Seppi fallisce tre set point (senza grandi colpe, ben attaccato da Jarry), e alla fine, sotto 8-9, commette un brutto doppio fallo che gli costa il set, tutto da rifare.

Bravissimo Andreas a ripartire subito di slancio, con break al secondo e quarto game, e allungo fino al 5-0. Nicolas sembra stranamente frastornato, al cambio campo respira a bocca aperta, in effetti fa abbastanza caldo oggi ma non abbastanza da giustificare un cedimento fisico simile dopo meno di due ore. Seppi, giustamente, incassa e si porta avanti 2 set a 1, chiudendo 6-1. Ancora Andreas piazza un’altra zampata brekkando Jarry nel quinto game del quarto set, l’italiano è molto bravo a continuare con il suo gioco ordinato e preciso, lasciando che l’avversario si incarti e vada fuori giri nel tentativo di chiudere in fretta gli scambi. Un secondo break (che cedimento Nicolas, viene perfino il dubbio abbia qualcosa che non va) mette virtualmente fine alla partita, al servizio sul 5-2 Seppi chiude senza problemi.

LE PAROLE DI ANDREAS DOPO IL MATCH – “Avrei dovuto vincere anche il secondo, ma sono stato bravo ad andare subito via nel terzo e poi ho chiuso bene. Gli italiani che vincono sull’erba? Non so se è cambiata l’erba, sono cambiati i giocatori: Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego battono tutti e due come treni, impattano bene la palla, hanno un gioco molto adatto all’erba. Quelli di prima, Volandri, Starace, non avevano il gioco per questi campi, erano meno aggressivi. Giocavano sulla terra, poi venivano qui la domenica prima e come andava andava. Rispetto a una volta c’è anche una migliore comunicazione tra i coach, stanno facendo un buonissimo lavoro gli allenatori che li seguono, c’è scambio di opinioni e di informazioni. Ora, dopo il torneo, farò la solita infiltrazione, e poi ricomincerò da Winston-Salem. Il discorso teste di serie, le proteste di Nadal, mah… gli Slam fanno quel caxxo che vogliono, per dire il tie-break al 12 pari è una cagata! Ma insomma, mica hanno preso Rafa e lo hanno messo testa di serie numero 15, no?”.

ARNABOLDI A FINE CORSA Non è riuscito Andrea Arnaboldi ad emulare Daniele Bracciali, che nel 2005 sopravvisse a Wimbledon a 51 ace (e 101 servizi “senza risposta”) battendo Karlovic 12-10 al quinto set. Il mancino di Cantù, alla seconda partecipazione in uno Slam dopo il Roland Garros 2015, quando si issò fino al secondo turno dopo aver battuto il record di durata durante il torneo di qualificazione, si è arreso ad Ivo Karlovic in tre set. Davvero incredibile la seconda o forse terza carriera del gigante croato che a quaranta anni e 136 giorni è il più anziano in tabellone ai Championships dai tempi di Ken Rosewall (1975). Un break per set è stato fatale ad Arnaboldi nei primi due parziali, sul 4-4 nel primo e sul 3-3 nel secondo, mentre nel terzo il canturino è riuscito ad issarsi al tiebreak. Che però è il regno di Karlovic. Andrea si consolerà con il bel torneo di qualificazione e 45.000 pounds che nei challenger si vedono con il cannocchiale.

 

TROPPO MEDVEDEV PER PAOLINO – Il campo 18 di Wimbledon è uno dei più affascinanti, per la conformazione asimmetrica, incastrato com’è tra l’edificio che ospita i broadcaster della televisione, e il terrapieno che passa dietro il centro media per poi collegarsi alla leggendaria Murray (già Henman) Hill. Fu qui che venne disputata la partita più lunga della storia del tennis, e tale lo rimarrà, il celeberrimo 70-68 al quinto set di Isner su Mahut nel 2010. Paolo Lorenzi affronta Daniil Medvedev, nessun precedente tra i due, il giovane russo è comunque il chiaro favorito per classifica (è numero 13 ATP).

Primo set regolare, che purtroppo sfugge all’italiano a causa di un solo game giocato sottotono, con due errori di rovescio consecutivi che danno il break a Daniil, che chiude 6-3. Paolo tiene bene il campo, corre, lotta e spinge appena può, senza disdegnare qualche tocco smorzato di ottima fattura. Dall’altra parte, Medvedev fa vedere tutte le sue qualità, di rovescio fa davvero quello che vuole il moscovita, e anche il drittaccio un po’ “spadellato” incide in modo efficace, potendosi ben appoggiare alla palla di Lorenzi. Nel secondo set c’è uno scambio di break tra il terzo e il sesto game, con Paolo che allunga 3-1 per poi farsi riprendere. Si arriva al tie-break, dove Daniil è bravo a salire di livello e chiudere senza grandi colpe dell’italiano.

Il pubblico tifa con convinzione, ma a tratti l’azzurro fa fatica a reggere il ritmo. Con tutta la grinta che da sempre lo contraddistingue, Paolo non molla, rimane in scia anche nel terzo set, salva 7 palle break, le ultime 3 sono match-point affrontati sotto 4-5, e si arrampica ancora al tie-break. Sarà quello che sarà, ma vedere il modo in cui si muove Lorenzi, bassissimo e coordinato, è uno spettacolo sull’erba. Dall’altra parte, però, c’è un top-player o quasi, e per la seconda volta Daniil cambia marcia quando conta, e chiude il match, tre set a zero. Bravo lo stesso Paolo, a prescindere dai risultati sei sempre un esempio come modo di stare in campo, agonismo, correttezza e comportamento.

Ho ancora tanta voglia di giocare, mi alzo la mattina e sono felice di allenarmi. Se il fisico mi regge, come minimo voglio arrivare a fine 2020“, racconta Paolo in sala conferenze. “Il mio livello è buono, e personalmente sono orgoglioso di far parte di un movimento e di un momento d’oro del tennis italiano. Lo dicevo già anni fa, ci sarà da divertirsi in futuro con ragazzi come Matteo Berrettini, Lorenzo Sonego, e gli altri!“.

FUORI SONEGO – Dopo la vittoria della scorsa settimana sull’erba turca di Antalya, Lorenzo Sonego fallisce la prova di maturità cedendo in tre set al veterano spagnolo Marcell Granollers. “Siamo arrivati qui sabato notte direttamente dalla Turchia e comunque Granollers gioca molto bene su questa superficie. Peccato per il tie-break del primo set” ci dice coach Gipo Arbino a bordo campo.

Indubbiamente le tossine della settimana magica di Antalya, dove Sonny ha portato a casa il primo titolo ATP in carriera, si sono fatte sentire sia fisicamente che mentalmente. Il piemontese va subito sotto di un break, rischia di capitolare sul 1-3 0-40 ma riesce a salvarsi con il servizio e dopo aver annullato un set point sul 3-5 riesce a rifugiarsi nel tie-break. Dove però commette qualche errore di troppo e Granollers – che mostra spesso a rete le sue qualità di ottimo doppista (due finali Slam e il titolo alle Finals) – ne approfitta.

Lo spagnolo ha un tic clamoroso – dopo ogni santo punto vinto tocca con la testa della racchetta l’incrocio delle righe – mentre dall’angolo azzurro Coach Arbino e Umberto Rianna provano a rianimare Sonny “Concreto! Appiccicati a rete! Picchia sta palla!”. Il body language di Lorenzo non promette nulla di buono, si lamenta in continuazione guardando sconsolato il suo angolo mentre Granollers non sbaglia una scelta che sia una. Sonny si salva annullando cinque palle break sul 3-4 ma capitola nel decimo gioco cedendo il servizio ed il secondo set per la disperazione di coach Arbino che rimprovera il suo allievo di scarsa concretezza: Fai cose facili! Non siamo al circo”.

L’azzurro scivola subito indietro anche nel terzo set (1-4), è bravo a risalire sul 4-4 ma non riesce a salire in corsa sull’ultimo treno verso una difficile rimonta, quando fallisce tre palle break che lo porterebbero a servire per terzo set. Al cambio di campo Granollers spinge a tutta e conclude la pratica, anche se rimangono dei dubbi sull’ultima volée nei pressi della riga.

Restano i rimpianti per l’azzurro sul quale c’erano legittime aspettative dopo la vittoria di sabato. Ma Wimbledon non è Antalya e Sonny che è un ragazzo intelligente, imparerà prestissimo la lezione ricevuta dal giardiniere spagnolo.

Risultati:

A. Seppi b. N. Jarry 6-3 6-7(8) 6-1 6-2
I. Karlovic b. [Q] A. Arnaboldi 6-4 6-4 7-6(4)
[11] D. Medvedev b. P. Lorenzi 6-3 7-6(2) 7-6(2)
[Q] M. Granollers b. L. Sonego 7-6(4) 6-4 6-4

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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Internazionali di Roma: Djokovic soffre, ma doma Koepfer al terzo

Il numero uno del mondo sbaglia tanto e si innervosisce, ma alla fine riesce a spuntarla. Undicesima semifinale a Roma per lui

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Novak Djokovic - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Una brutta versione di Novak Djokovic fatica, ma riesce a superare in tre set il qualificato Dominik Koepfer. Il serbo ha avuto molti alti e bassi nel corso dell’incontro e ha anche sofferto l’iniziativa del suo avversario che, a sua volta, ha messo in campo una prestazione davvero di alto livello. Chi avesse visto Koepfer oggi per la prima volta si sarebbe stupito di sapere che prima di questa settimana il tedesco non aveva mai vinto un match su terra nel circuito maggiore né tanto meno in un Masters 1000. Probabilmente anche lo stesso Djokovic si è lasciato un po’ sorprendere dall’aggressività di Koepfer, che anche grazie a delle ottime traiettorie strette con il rovescio è riuscito a mettere in difficoltà il dritto di Nole. Alla fine però l’esperienza ha prevalso e Djokovic è riuscito a mettere un freno sia all’esuberanza dell’avversario che al proprio nervosismo.

Nella sua undicesima semifinale romana, Djokovic affronterà Casper Ruud, giustiziere di Matteo Berrettini (nessun precedente tra i due).

IL MATCH – Djokovic parte molto centrato e, dopo circa un quarto d’ora di gioco, è già sul 4-0. La brutta notizia per Koepfer è che non ci sono particolari demeriti da parte sua, anzi il tedesco sta interpretando bene la partita e spesso mantiene l’iniziativa negli scambi, solo che dall’altra parte della rete Nole è in modalità muro invalicabile. A questo punto però nel muro inizia a intravedersi qualche crepa, che lascia così spazio all’iniziativa di Koepfer. Forse un po’ rilassato per l’ampio vantaggio, Djokovic inizia a sbagliare, spesso gestendo gli scambi con sufficienza, e Koepfer ne approfitta per recuperare entrambi i break di svantaggio. Emblematico il settimo gioco nel quale il serbo perde il servizio a zero con tre palle corte rivedibili e uno scarico rovescio in rete e 4-3. Da qualche parte nella testa di Djokovic probabilmente risuona un campanello d’allarme: il serbo rimette insieme i pezzi del suo tennis quel tanto che basta per strappare ancora la battuta all’avversario, chiudendo 6-3 dopo 39 minuti.

 

Nonostante la non esaltante prestazione, Nole scappa subito avanti di un break nel secondo set e la partita sembra definitivamente incanalata quando il serbo si procura due consecutive palle del 3-0. Koepfer però non ci sta ad arrendersi e si salva. Non solo: gli scambi infatti si fanno via via sempre più combattuti con Djokovic inizia ad accusare un po’ la pressione del tedesco. Qualche errore di troppo, soprattutto col dritto, lo condanna a perdere il servizio nel sesto gioco. Il numero uno del mondo sfoga tutta la sua frustrazione scagliando a terra e distruggendo la propria racchetta, ricevendo il meritato e inevitabile warning. Il match è davvero combattuto ora con Koepfer che spesso e volentieri riesce ad avere la meglio sulla diagonale destra, quella che vede il suo rovescio opposto al dritto di Nole. Un paio di erroracci nel nono gioco rischiano però di compromettere quanto di buono fatto finora dal tedesco, che però annulla tutte e tre le palle break concesse e sposta tutta la pressione su Djokovic. Due gratuiti del serbo (il 27esimo e 28esimo della partita) regalano il set a Koepfer: 6-4.

Nel primo game del terzo set, Djokovic manca altre quattro palle break (4/18 il tasso di conversione a questo punto del match), ma riesce poi a strappare la battuta all’avversario nel terzo. Il serbo a questo punto inizia quasi a disinteressarsi dei turni di risposta per concentrarsi al massimo al servizio. Koepfer corre in lungo e in largo, ce la mette tutta, ma si vede che sente la fatica. La stanchezza si manifesta tutta nel nono gioco e Nole, da campione qual è, attacca, sentendo il momento. Il primo match point è cancellato da un ottimo serve&volley di Koepfer, che però sul secondo deve alzare bandiera bianca.

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