Carlos Moya: "Nadal era esausto dopo la finale, non riusciva neanche a vestirsi"

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Carlos Moya: “Nadal era esausto dopo la finale, non riusciva neanche a vestirsi”

L’allenatore di Rafa sulla finale degli US Open: “Una delle partite più emozionanti che abbia visto.” Ad oggi è confermata la presenza di Nadal alle finali di Coppa Davis

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Carlos Moya e Rafa Nadal - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Delle 19 finali Slam vinte da Rafael Nadal nessuna è stata così dispendiosa come quella vinta pochi giorni fa agli US Open contro Daniil Medvedev. Parola di Carlos Moya. L’allenatore del maiorchino ha parlato poco dopo la finale, durata quattro ore e 51 minuti, ospite nel podcast del canale El Larguero: “È incredibile. È stata una finale molto nervosa, con molta tensione. Una delle partite più emozionanti che io abbia mai visto nella mia vita, alla fine Rafa è arrivato in fondo sano e salvo”. Moya non si aspettava un Medvedev così pimpante per quasi cinque ore dopo due settimane tanto dispendiose per il suo fisico. “Medvedev ha giocato a un livello altissimo. Pensavamo che fosse un po’ stanco, ma invece è arrivato freschissimo, fisicamente e mentalmente”.

I cinque set di battaglia hanno provato tantissimo Rafa e durante la lotta Moya ha confessato di fare spesso dei cenni di incoraggiamento dal box al suo allievo, un velatissimo coaching, stavolta rivelatosi utile per portare a termine l’impresa: Nei momenti difficili cerchi di dargli coraggio, gli fai capire che anche l’avversario è stanco, anche se a volte te lo inventi (ride). È stata come una partita di pugilato. Rafa era sfinito dopo la partita, gli sono venuti i crampi negli spogliatoi. Non riusciva nemmeno a mettersi i vestiti, abbiamo dovuto aiutarlo. Era morto”.

Moya ha dovuto anche rispondere alla scontata e (d)annosa domanda sul giocatore più forte di ogni epoca. Nadal dopo questo quarto US Open è da considerarsi tale? “Rafa non ha ancora chiuso la sua carriera” ha detto Moya. “Secondo me ha ancora margini di miglioramento e continueremo a lavorare per questo, affinché migliori e sia più regolare. Per vedere in che posizione mettiamo Rafa tra i più grandi della storia aspettiamo che finisca la sua carriera“.

 

Per chiudere ha confermato la presenza di Nadal alla finale di Coppa Davis, che si giocherà a Madrid al termine della stagione: “L’idea è quella di esserci, la finale di Davis è nel suo calendario”.

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Entry list WTA, Week #39: otto top 10 a caccia del titolo di Wuhan, c’è anche Giorgi

Due i tornei che si giocheranno la prossima settimana. Nel Premier 5 di Wuhan assenti solo Serena Williams e Bianca Andreescu, Paolini al via nell’International di Tashkent

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Karolina Pliskova - Wuhan 2018 (via Facebook, @wuhanopentennis)

Nella settimana che segna l’inizio del tournée asiatica del circuito ATP, entra sempre più nel vivo quella del tour femminile. La prossima settimana si giocheranno infatti due tornei: l’International di Tashkent e il ricco torneo di Wuhan, ultimo Premier 5 della stagione WTA.

A Wuhan (a trionfare lo scorso anno fu Aryna Sabalenka) saranno presenti otto delle migliori dieci giocatrici del mondo (ci sarà anche Naomi Osaka, che ha accettato la wild card offerta dagli organizzatori). Le uniche assenti saranno le finaliste degli US Open, Serena Williams e Bianca Andreescu, che si è presa un po’ di meritato riposo dopo il trionfo newyorkese: la 19enne canadese tornerà in campo la settimana successiva nel Premier Mandatory di Pechino. Relativamente alle posizioni dalla 11 al 20, mancheranno invece Johanna Konta e Anett Kontaveit, mentre saranno della partita Vekic, Yastremska, Muguruza, Azarenka e Camila Giorgi, che è entrata direttamente in tabellone grazie ad alcune defezioni. Risulta per il momento iscritta anche Amanda Anisimova, che potrebbe dunque fare il suo ritorno in campo dopo il grave lutto che l’aveva colpita alla vigilia degli US Open.

Sarà decisamente inferiore il campo di partecipazione nell’International di Tashkent, con la nostra Jasmine Paolini ultima giocatrice ad entrare per accettazione diretta. A guidare il tabellone, privo di giocatrici classificate tra le prime 50 del mondo, sarà la numero 53 Viktoria Kuzmova. Oltre alla slovacca, ci saranno la campionessa in carica Margarita Gasparyan, Alison Van Uytvanck, Jelena Ostapenko e Timea Bacsinszky.

 

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Entry list ATP, Week #39: Murray a Zhuhai con Kyrgios e Cecchinato

La prossima settimana si giocheranno due tornei di categoria 250, entrambi in Cina. A Zhuhai comanda Murray con il ranking protetto, a Chengdu vanno Isner e i giovani canadesi

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Andy Murray in allenamento - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Tutti in Asia a partire dalla prossima settimana. Con i tornei 250 di Chengdu e Zhuhai si apre la tournée asiatica del circuito ATP, che si concluderà con il Masters 1000 di Shanghai (6-13 ottobre) passando per i 500 di Pechino e Tokyo (dal 30 settembre al 6 ottobre). Andiamo un passo alla volta e vediamo chi sarà in campo la prossima settimana.

L’attenzione sarà focalizzata principalmente sulla prima edizione del torneo di Zhuhai, dove sarà presente Andy Murray. Il britannico, che guiderà il seeding del 250 cinese in virtù del ranking protetto, riprenderà il suo percorso di rientro in singolare dopo le due sconfitte al primo turno a Cincinnati e Winston-Salem e gli ottavi raggiunti nel Challenger di Rafa Nadal a fine agosto. Oltre a Murray, saranno presenti due top 10 (Stefanos Tsitsipas e Roberto Bautista Agut) e due top 20 (Gael Monfils e Borna Coric). A completare un entry list di tutto rispetto, ci saranno anche Nick Kyrgios, Lucas Pouille, Alex de Minaur e Marco Cecchinato, unico azzurro sicuro di un posto in tabellone (Andreas Seppi e Stefano Travaglia sono al momento fuori rispettivamente di due e cinque posti).

A guidare il seeding del torneo di Chengdu sarà lo statunitense John Isner, unico top 20 al via. Saranno invece cinque i giocatori presenti tra i primi 30 del mondo: il numero 21 Felix Auger-Aliassime, il 23 Benoit Paire, il 25 Grigor Dimitrov (in tabellone grazie ad una wild card), il 29 Dusan Lajovic e il numero 30 Taylor Fritz. Al via anche Fernando Verdasco e Denis Shapovalov, mentre non dovrebbero esserci italiani: Andreas Seppi è inserito tra gli alternates anche a Chengdu, ma al momento è fuori di cinque posti. Assente anche il campione in carica Bernard Tomic, che lo scorso anno conquistò il titolo superando Fabio Fognini in una finale rocambolesca.

 

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Berrettini, le origini della svolta: “Quella settimana a Gstaad…”

Intervistato dal sito ATP, il numero 13 del mondo torna indietro di 14 mesi ricordando quando si è sentito per la prima volta in grado di competere con i migliori

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Matteo Berrettini - Gstaad 2018 (via Twitter, @SwissOpenGstaad)

Il lungo sprint finale della stagione di Matteo Berrettini parte da San Pietroburgo, dall’ottavo di finale (inedito) contro lo spagnolo Carballes Baena. L’azzurro cercherà nel 250 russo le prime conferme alla legittima ambizione di lottare fino alla fine per un posto nelle Finals. Ci arriva dopo un breve periodo di relax in Italia, durante il quale ha avuto modo di ragionare a freddo sulle due settimane di gloria allo US Open e su un’annata – quella in corso – andata oltre le migliori aspettative.

Se la semifinale a Flushing Meadows ha rappresentato la consacrazione, l’avvio del rito di passaggio da promessa a realtà del tennis mondiale ha però una data. Intervistato sul sito ATP per una delle monografie della rubrica “My story”, il numero 13 del mondo ha schiacciato il tasto review per tornare indietro di poco più di un anno.

QUELLA DOPPIETTA – Sulla terra svizzera di Gstaad, a luglio 2018, il romano conquistò il suo primo trionfo nel circuito maggiore in singolare, centrando anche l’inaspettato bis con il successo in coppia con Daniele Bracciali contro Molchanov e Zelenay. Le prime due coppe pregiate in bacheca e un’iniezione di energie positive.

Ricordo una settimana indimenticabile – racconta – ci arrivai da numero 84 del ranking e senza il mio allenatore (Vincenzo Santopadre, ndr) che si era preso una settimana di vacanza. In doppio non avevo mai vinto prima di allora a questi livelli e ci siamo ritrovati a sollevare il trofeo. In singolare ho battuto tre teste di serie come Rublev, Feliciano e Bautista Agut in finale. C’erano tanti italiani in tribuna ed è stata davvero una bella sensazione. Solo dopo qualche settimana ho realizzato la portata di quei giorni, in cui per la prima volta ho capito di potermela giocare alla pari con i migliori del mondo. È una consapevolezza importante da raggiungere per un giovane nel pieno percorso di crescita“.

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