Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

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Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

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Thiem strappa a Djokovic un terzo set schizofrenico e vola in semifinale

LONDRA – Succede di tutto nel set decisivo: Thiem va avanti di un break e si fa rimontare, serve invano per il set ma alla fine la spunta al tie-break. Berrettini eliminato, Federer-Djokovic a eliminazione diretta

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [2] N. Djokovic 6-7(5) 6-3 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

Un dritto di Djokovic che si spegne in rete all’incirca alla mezzanotte italiana sancisce la qualificazione alle semifinali di Dominic Thiem, che vince un match appassionante e addirittura schizofrenico nella sua coda, un terzo set in cui Thiem è stato costretto a vincere la partita praticamente tre volte. Ne fa le spese parzialmente l’ex tiranno serbo, il cui cammino verso le semifinali si complica un po’ così come la prospettiva di tornare in vetta al ranking. Nulla, comunque, che possa prescindere dal battere Federer nel terzo e ultimo incontro del girone. Viene invece eliminato Matteo Berrettini, che sfiderà un lanciatissimo Thiem – che addirittura è già certo del primo posto nel girone – soltanto per la gloria di ottenere la prima vittoria nel torneo (oltre che per punti e soldi).

Insomma, dopo aver visto una sontuosa versione di Thiem sul veloce indoor (forse la migliore della carriera fino a… poche ore fa) superare Federer, le speranze di Berrettini di rimanere in corsa per le semifinali erano affidate al cinque volte Maestro Djokovic, da cui ha ricevuto la prima severissima lezione domenica. Purtroppo per gli italici colori però la sfida per il primato del girone è stata di gran lunga la più bella vista finora e una delle più belle dell’anno sulla distanza corta. Il match, stupendo e primo di queste Finals ad arrivare al terzo set (meritatissimo per il pubblico molto pagante), è stata vinto dal n.5 del mondo, che dopo le tre vittorie sul rosso (Roland Garros ‘17 e ’19, Montecarlo ’18) batte Djokovic anche sul veloce indoor, risultato che certifica il suo valore anche sulle superfici veloci (erba a parte).

 

PRIMO SET – Dopo quattro giochi gradevoli ma senza sorprese, Djokovic rompe l’equilibrio sfruttando con classe la palla break. Thiem però già dai primi scambi mostra di essere, come sempre, molto centrato e soprattutto più propositivo; il dritto è al fulmicotone e i piedi si muovono rapidissimi. Il contro-break è immediato e addirittura lascia Nole a zero, con una gran risposta e due vincenti, prima di dritto e poi di rovescio, costruiti con uno schema tanto efficace quanto spettacolare. Il match è davvero bello, perché nessuno dei due regala punti all’avversario, fosse anche sul 40-0 sotto. Sul 3-2, il n.2 del mondo cerca subito di risalire di un break, costringendo Dominic agli straordinari per evitare di perdere la battuta. Superbo lo scambio che dà una palla break a Nole nel quale un alternarsi a rete termina con il serbo che rincorre una palla e riesce a tramutarla in un vincente giocando il dritto lungolinea praticamente spalle al net.

Il match prosegue con ottimi scambi, Dominic soffre in uscita dal servizio se la risposta profonda al corpo o quasi lo costringe al rovescio in back, soluzione sulla quale deve ancora lavorare. È però Nole che non si esprime sui livelli mostrati contro Berrettini, ma a parte la grande risposta molto di questo è merito di Thiem, che mette in campo tutta la sua rapidità e un dritto bomba. La difesa di Nole però regge bene ed è naturale l’epilogo al tie-break. Qui è il campione di Melbourne e Wimbledon a fare e disfare: sale di un minibreak due volte e altrettante viene ripreso, poi sul 5-3 il finalista di Parigi per due punti consecutivi si costruisce l’occasione per esplodere un grandioso vincente di diritto inside out per il 5 pari. Il pubblico è in gran parte dalla sua ma la roccia di Wiener-Neudstadt si ingolosisce e cerca la stessa soluzione per la terza volta di fila, stavolta mandando il drittone a uscire largo in corridoio. Nole ha il set-point sul suo servizio, raccoglie il peccato di gola austriaco e ringrazia. Un’ora e 5 minuti che tengono vive le speranze di Berrettini di rimanere in corsa nel torneo.

Thiem però non è molto sensibile alle sorti del romano, perché il secondo parziale lo vede scattare 3 game a 0 centrando il break del secondo gioco con tre punti di fila dal 30 pari, due rovesci vincenti, il secondo davvero deluxe. I dritti che l’austriaco sa sparare sono proiettili di grosso calibro che fanno i buchi nel campo. Djokovic tenta in tutti i modi di recuperare ma non vede l’ombra di un break-point, arrivando ai vantaggi solo nel quinto gioco. In questo set la prima di servizio prende il campo solo una volta su due (55%), ma con la seconda Dominic vince il 79% dei punti, di fatto efficace come una prima. Questo naturalmente grazie a una reattività spaventosa e ad una solidità che supera persino quella del serbo. Dei 15 vincenti (contro soli 7 gratuiti) ben 9 sono col dritto di grosso calibro: il terzo set è inevitabile.

SET DECISIVO – Mentre Berrettini in questo momento sa che le sue prime Finals termineranno giovedì, il primo terzo set di questo Masters si preannuncia di fuoco. Sarà così, ma non sembra all’inizio, quando Thiem toglie subito la battuta a Djokovic e resta avanti fino al 3-2 e servizio. Non si nota nel robot austriaco possibilità di calo. Dall’altra parte della rete però c’è un signore che ha in casa 16 trofei dello Slam e un ritorno dagli inferi dei giocatori praticamente finiti che ha dell’incredibile. E a giugno ha strappato il nono Wimbledon dalle mani di Re Federer annullandogli due match point di fila. Insomma, duretto a morire. Recupera fino al 3 pari, poi quando Thiem sul 5 pari allunga con un prodigioso break a zero… Nole è bravo a sfruttare un game di distrazione dell’austriaco e impone il tie-break finale.

L’ultima frazione di match vede prima l’allungo di Novak e poi il portentoso parziale di cinque punti a zero di Dominic, che sul 6-4 centra la vittoria al secondo match point, dopo 2 ore e 34 di grande spettacolo. Thiem diventa così il primo semifinalista delle Finals 2019, ed è già certo di affrontare il giocatore che arriverà secondo nel Gruppo Agassi. Vedremo come affronterà il match contro Berrettini, per lui ininfluente per quanto attiene al prosieguo del torneo. Di sicuro, giocando così, non sarà facile per nessuno affrontarlo nella fase in cui il torneo procederà per eliminazione diretta. 

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

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Un Federer così così basta a battere Berrettini: Matteo è fuori dalle Finals

LONDRA – Il primo set è lottato, nel secondo Matteo non converte tre palle break per riequilibrare la partita. La vittoria di Thiem lo estromette dal torneo

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[3] R. Federer b. [8] M. Berrettini 7-6(2) 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Chissà per quante notte Berrettini sognerà di essere ancora alle Finals contro un Federer imperfetto e non essere riuscito a gestire la situazione. Al degli errori commessi, è questa la sconfitta peggiore del suo torneo, per certi versi ancora meno accettabile del 6-1 6-2 6-2 degli ottavi a Wimbledon. Perché perdere da una delle versioni peggiori di Roger con un doppio fallo decisivo nel punto più importante del tie-break del primo set è molto negativo. Ma lo è ancora di più aver fallito il contro-break sul 4-3 servizio Roger nel secondo parziale, quando lo svizzero ha commesso quattro errori che erano quattro regali enormi e Matteo ha gestito piuttosto male almeno una delle tre palle break, sfuggitagli a seguito di una risposta regalata. Ora con Thiem dovrà cercare di mostrare che può rialzarsi anche da un match così deludente, sebbene l’esito della sfida tra Djokovic e l’austriaco l’abbia già condannato all’eliminazione. Contro Thiem lotterà soltanto per i 200 punti e per il montepremi in palio.

INGRESSO IN CAMPO – Alle 14:11 di un pomeriggio londinese piovoso (ma questo non passa per la mente di nessuno comodamente seduto, riscaldato e riparato dal tetto dello stadio), il match comincia in uno scenario cinematografico e un pubblico pronto alla battaglia. Ad ogni punto di Roger parte il collaudatissimo “Lets’s go Roger, let’s go!”, ma il contingente italiaco è presente con molte truppe, sebbene non in un unico settore ma divisi qua è là per l’Arena. Ad un’esortazione per Roger ne segue subito dopo una per Matteo. Il pubblico londinese naturalmente è per il Re di Basilea, ma il romano non gioca del tutto in trasferta.

 

PRIMO SET: DECIDE IL TIE-BREAK – Federer sembra molto affezionato agli errori, specie col dritto spesso fuori misura, ma Matteo non fa meglio col rovescio, molto, troppo deficitario. Il match prosegue quindi all’insegna dei servizi e poco altro, perché appena comincia uno scambio, quasi sempre termina rapidamente con un errore. Si seguono fedelmente le battute, la partita è abbastanza brutta. Sembra tutto quello che serve all’azzurro in un match in cui parte nettamente sfavorito, ma c’è anche il rischio che un Federer così falloso metta ulteriore pressione a Berrettini, che non può non pensare al rischio di gettare l’occasione della vittoria più importante della sua carriera.

Il match arriva al tie-break. Berrettini si ritrova sotto 4-1, con due vincenti svizzeri e l’unico punto azzurro gentile omaggio del Re di Basilea, che stecca un dritto sull’1-0. Matteo non può fallire i due punti con la battuta. Accorcia 4-2, ma al momento della verità non trova la prima e poi incappa in un doppio fallo sciagurato e mortale. Sul 5-2 il primatista Slam non si fa pregare e chiude la pratica. Federer avanti di un set senza particolari prodezze, massimo risultato col minimo sforzo.

EPILOGO – Dopo un set giocato maluccio ma comunque alla pari con Federer, perderlo al tie-break per un doppio fallo figlio di una gran paura in un punto decisivo è una bella botta al morale. L’otto volte campione di Wimbledon lo sa bene e nel game d’apertura è deciso a strappare la battuta all’avversario. Sotto 0-15, il semifinalista US Open imposta uno schema eccellente che lo porta a chiudere con uno smash a rete poco più che elementare; l’assistito di Santopadre lo affossa in rete. Se prima lo scoraggiamento era temuto, ora è inevitabile, tanto più che dall’altra parte della rete non si fanno sconti (già è dura con qualsiasi svizzero, figurarsi alle Finals con Federer). Berrettini sotto di un set e un break, non sembrano esserci vie d’uscita.

Il top 10 italiano però non ci sta e reagisce al ruolo di comparsa. Resta aggrappato al match, pronto a sfruttare l’occasione che prima un Roger così gli concederà. A metà set gioca il punto più bello dell’incontro. Lob di Roger che costringe Matteo a rincorrere la palla, ma trova un contro lob al bacio ed è lo svizzero che rincorre a sua volta, giocando il contro contro lob, ma Matteo colpisce forte col dritto che Roger non contiene. Pugno alzato e poi gioco portato a casa. “Credici Matteo”, si leva un grido dalla tribuna del secondo anello. Berrettini ci crede e l’occasione arriva sul 4-3 servizio Federer, dove Matteo con grande determinazione non molla niente e si procura tre palle break, ma ancora una volta fallisce il momento più importante. Giovedì contro Thiem speriamo di vedere un Berrettini completamente trasformato, perché quello di oggi ha profondamente deluso, in primis di sicuro se stesso.

Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

ROGER IN CONFERENZA – “Berrettini ha giocato meglio di Wimbledon, al servizio ha mostrato variazioni con lo slice, a rete era efficace” ha commentato Federer in conferenza stampa. “Il rovescio di Matteo può certamente migliorare, non è pessimo ora, semmai dipende molto dalle superfici in cui gioca. Per migliorare un colpo la base è il gioco di gambe” ha spiegato con saggezza lo svizzero. Che ha poi detto la sua sul futuro di Matteo: “Può solo migliorare, chi avrebbe mai pensato di trovarlo qui quando aveva iniziato l’anno fuori dalla top 50? Difficile dire oggi chi ‘ce la farà’ e chi no. Una volta era solo questione di tecnica, oggi non è più così“.

Tornando a parlare di sé, invece: “Per me è importante poter programmare gli allenamenti avendo più tempo a disposizione tra un torneo e l’altro. Non conta nulla il ranking per me adesso, certo, puoi affrontare i più forti alla fine, ma conta molto di più la forma fisica e mentale“.

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Gruppo Borg, day 1le vittorie di Djokovic e Thiem

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I dubbi di Nadal: “Zverev ha giocato meglio, zero scuse. Non so se giocherò la Davis”

LONDRA – Lo spagnolo concede i meriti al suo avversario con grande sportività: “Spesso nella mia carriera ho terminato partite in condizioni molto difficili, ma non oggi”

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Rafael Nadal esce del campo - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

In una sala delle conferenze stampa mai così affollata, si presenta un Nadal molto chiaro: ”Oggi non c’è molto da dire. Il mio avversario ha giocato meglio. Non cerco nessuna scusa in merito ai miei problemi agli addominali. Ho servito senza problemi, l’unica attenuante che mi concedo è che non mi sono potuto allenare bene nell’ultimo periodo per via degli addominali. Ma non c’entra nulla con la sconfitta di oggi. Spesso nella mia carriera ho terminato la stagione in condizioni molto difficili ma non quest’anno. Le ginocchia sono state un grande problema, questo degli addominali non è niente al confronto”.

La sala stampa era ricolma perché si pensava dopo il match anche alla possibilità di un ritiro di Rafa. Dopo queste frasi tutto sembrava risolto senza sorprese, ma arriva la domanda che riapre il mistero. “Quest’anno tra il format del Masters e la nuova Coppa Davis, ci sono molti più match alla fine della stagione. Pensi di poter giocare potenzialmente fino a sette match da qui alla fine della Davis? Sette match di singolare e forse dei doppi…?”, gli viene chiesto. Rafa rimane quasi interdetto, immobile e senza sapere cosa dire: “Non lo so”.

Seguono secondi di silenzio che sembrano un’eternità. Poi riparte, molto abbattuto ma altrettanto lucido. “Non posso darvi una risposta chiara su questo”. Ancora una manciata di secondi di silenzio tombale. “Lo spero, se sarà così bene, altrimenti lo accetteremo. La mia determinazione è fuori discussione“. Rafa è provato e l’unica cosa evidente è che non ha chiaro il da farsi. Continuare qui con poche speranze o rinunciare a vincere il Masters per la nuova Davis?

La fine della conferenza stampa assume in apparenza contorni buffi, ma rivela lo stato d’animo tutt’altro che sereno di Nadal. Il direttore Scanagatta cambia focus: Ti sei appena sposato con Xisca, come capita un po’ a tutti ciò porta a distrarsi prima, durante e dopo il matrimonio. Credi che la tua vita da tennista sia stata in qualche modo un po’ diversa nelle ultime settimane?”.

“Sono davvero sorpreso. Sto con Xisca da 15 anni. Me lo stai chiedendo seriamente? Non importa molto se metti un anello al dito della tua compagna o no. Almeno nella mia vita, sono una persona molto normale. Forse per te è stato così, da quanto sei sposato?”, chiede un piccato Nadal. “30 anni quest’anno” risponde Ubaldo. Rafa piazza la stoccata “E prima? Forse non eri molto sicuro di farlo. Ecco perché me lo chiedi”. Risate generali, richieste di passare all’intervista in spagnolo, ma la risposta acida e quasi vendicativa perché ritenuta inutile tradisce tutta la delusione di Rafa per questo match e per cosa farà dopo.

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