Matteo Berrettini a Sky: "Stagione pazzesca, anche senza le Finals"

Interviste

Matteo Berrettini a Sky: “Stagione pazzesca, anche senza le Finals”

In collegamento con gli studi di Rogoredo, Matteo parla del Masters (“Non era un obiettivo, ma adesso ci penso”), e ammette: “Le sveglie che ho preso mi hanno insegnato tanto”. Cosa lo ha sorpreso maggiormente? “La tenuta fisica”

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Rientrato da pochi giorni da New York, Matteo Berrettini è a Montecarlo per preparare il rush finale di una stagione splendida, che ha raggiunto il suo momento più alto agli US Open con la prima semifinale Slam giocata sull’Arthur Ashe Stadium contro Nadal. Il numero due azzurro è in piena corsa per un posto alle ATP Finals di Londra, dato che al momento si trova alla nona posizione nella “Race”, a soli venti punti dall’ottavo e ultimo slot valido per la qualificazione.

Sky Sport ha raggiunto Matteo in collegamento, e Sara Benci, Elena Pero e Alessandro Alciato hanno stuzzicato il tennista romano su vari argomenti, in primis il Masters di fine anno, così vicino, ma (ancora) così lontano: “La speranza è l’ultima a morire. Era impensabile prima degli US Open, ma ora sono in ballo e il pensiero ci va. Devo abituarmi un po’, perché non era un obiettivo prefissato a inizio stagione. Gli obiettivi fisici e tecnici rimangono comunque gli stessi, ma se dovessi continuare a giocare a questo livello ben vengano le Finals. Ora ci sono diversi tornei, San Pietroburgo, Pechino e Shanghai, poi andrò a Vienna e a Parigi-Bercy. Non sono molti ma assegnano tanti punti. Anche se non riuscirò ad andare a Londra resterà comunque una stagione pazzesca.

La stagione di Berrettini a oggi è stata eccellente su tutte e tre le superfici. Lui che era stato inizialmente definito un terraiolo, ha dimostrato di avere le carte in regola per arrivare in fondo nella maggiore parte dei tornei in calendario: “Mi sono sempre definito terraiolo. Sono cresciuto sulla terra, è la mia superficie. Sul cemento facevo un po’ di fatica, ma ho sempre pensato che un giorno sarebbe potuta diventare la mia superficie preferita per caratteristiche fisiche e tecniche. Quest’anno ho fatto bene anche su erba, perciò mi trovo bene su tutte e tre e questa è la cosa più importante”.

 

Sono le diverse “sveglie”, le definisce così, ad aver forgiato Matteo, che dopo la sconfitta nettissima con Federer ha fatto partita pari per due set con Rafa Nadal: “Contro Federer ero molto emozionato, facevo fatica a rendermi conto di ciò che stava succedendo, lui mi dava fastidio su tutti i piani perché tecnicamente sa fare qualsiasi cosa. Con Nadal ero un po’ più pronto anche grazie a quell’esperienza a Wimbledon. Sapevo come fargli male, come fare più punti giocando aggressivo, e penso si sia visto. Devi sempre passare dalle sconfitte pesanti: dalle sveglie che ho preso ho sempre cercato di imparare molto“.

Matteo Berrettini e Rafa Nadal – US Open 2019 (foto Luigi Serra)

Anche dalla sconfitta con Fabio Fognini sul centrale del Foro Italico due anni fa: “Ho capito quanto dovessi lavorare per arrivare al suo livello e ho preso seriamente tutto quello che mi ha detto. Sapevo che il mio punto debole era il rovescio, ma sentirmelo dire da lui mi ha spinto ancora di più a migliorare. Ho lavorato per aggiungere sempre un tassello in più per diventare un giocatore migliore“.

Si è parlato tanto anche di calcio. Sabato la Fiorentina, squadra del cuore di Berrettini, ospiterà la Juventus al Franchi, ma come vive Matteo la fede calcistica e la rivalità coi bianconeri? Tifo Fiorentina perché mio nonno è di Firenze e tifa Fiorentina. Portava mio padre allo stadio da piccolo e lui ha passato la fede sportiva a me e mio fratello. Mi piacerebbe accettare l’invito di Rocco Comisso a Firenze, se riesco a incastrare gli impegni. La rivalità tra Fiorentina e Juventus è importante come tutte le rivalità, anche se le vittorie delle due squadre non sono paragonabili. È comunque bello vivere la rivalità”. Ma è più facile che la Viola vinca con la Juve o che Berrettini vada alle Finals? “Che la Fiorentina vinca sabato con la Juve!” ha risposto Matteo.

Nel parallelismo tra calcio e tennis l’azzurro è andato in profondità, analizzando i momenti difficili che affronta un giovane atleta come lui: “Non è semplice gestire i momenti di difficoltà, ma anche i momenti di grande notorietà. Soprattutto se si è giovani. Con l’esperienza penso si riesca a gestire tutto. Nel calcio si può ricorrere all’aiuto della squadra se sei in difficoltà, credo che nel tennis sia più difficile uscirne anche se puoi rivolgerti al tuo team e alla famiglia. Per questo è importante circondarsi di persone che tengano a te veramente, fidarsi di loro perché ti hanno aiutato ad arrivare in alto e continuare per quella strada”.

Nel 2019 il ragazzo romano si è affacciato per la prima volta sui grandi palcoscenici, e ha dovuto imparare a gestire diverse situazioni che non era abituato a vivere in passato, ma sempre traendo informazioni importanti: “Quest’anno ho giocato negli Slam partite molto dure. Ho fatto esperienza in questo tipo di tornei, non ne ho giocati molti. Una cosa che mi ha sorpreso di me stesso è la tenuta fisica, ho giocato molti quinti set ma ho retto bene. La cosa buona del tre su cinque è che hai tempo per organizzarti e scaldarti, per esempio con Schwartzman a Wimbledon ero teso all’inizio, ma poi sono arrivato bene in fondo”.

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Interviste

L’intrigo di Dayana Yastremska

Intervista esclusiva alla 19enne ucraina, che chiuderà il 2019 al suo best ranking. Sullo sfondo le voci che la vogliono vicina a Sascha Bajin, in primo piano le sue potenzialità. Vincerà uno Slam?

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Dayana Yastremska (conferenza) - WTA Elite Trophy Zhuhai 2019

Intervista realizzata a Zhuhai, durante il WTA Elite Trophy

Non c’è soltanto Ash Barty – che le guarda tutte dall’alto – tra le giocatrici che avranno la fortuna di chiudere il 2019 comodamente sedute sul gradino del personale best ranking. Assieme a quelli di Martic (14), Riske (18), Vekic (19) e Muchova (21) figura anche il nome di Dayana Yastremska, 22esima nelle classifiche mondiali. La diciannovenne di Odessa, numero due ucraina dopo Elina Svitolina, ha ritoccato il suo miglior piazzamento in classifica grazie all’unica vittoria ottenuta al WTA Elite Trophy di Zhuhai, prima di incappare nella decisiva sconfitta contro Kiki Bertens che le è costata l’eliminazione dal torneo.

Tra i due match disputati a Zhuhai ci è stato concesso di intervistarla, e basandoci sulle sue risposte alle nostre domande abbiamo provato a rispondere alla nostra, la solita che ci rivolgiamo quando il campo d’analisi riguarda una ragazza che deve ancora compiere vent’anni e fa parlare di sé ad alti livelli: qual è il suo vero potenziale? Può vincere uno Slam, può diventare numero uno, e quanto sarà lunga la sua pagina Wikipedia tra quindici anni? La risposta non è così semplice e ci arriveremo per gradi, sebbene sia stata la stessa Dayana a rispondere ad una di queste domande (lei non sembra avere molti dubbi a riguardo).

 

L’abstract della stagione di Yastremska è composto dai due titoli vinti a Hua Hin e Strasburgo e dalla prima vittoria ai danni di una top 10 ottenuta agli ottavi di Wuhan, contro Karolina Pliskova. Dayana ha vinto quest’anno 36 partite, 14 delle quali in tornei di categoria International; oltre un terzo dei suoi successi, così come oltre un terzo della sua classifica è composto da punti conquistati nei tornei minori. La sensazione – forse persino lecita – che non valga del tutto la posizione che occupa attualmente, deriva dal fatto che sui grandi palcoscenici si è vista poco – se non in parte a Wimbledon, dove ha raggiunto gli ottavi di finale – e dal fatto che contro le top 50 abbia quest’anno perso più partite di quante ne abbia vinte (16 vs 15).

Eppure Dayana è la terza teenager del circuito in ordine di classifica dopo Andreescu e Vondrousova, e a tutte loro ha fatto da apripista; nel luglio 2018 è stata infatti la prima giocatrice nata nel 2000 – ambosessi – a entrare in top 100, prima che un’orda di avversarie agguerrite arrivasse a toglierle la scena e persino a mettersi in testa che a diciannove anni si possono vincere gli Slam. Questa situazione la scoraggia o la motiva ancora di più, le abbiamo chiesto? Sto bene con questo, direi che mi è indifferente. La nuova generazione deve venire fuori quindi è positivo che le ragazze abbiano raggiunto quei risultati, anche se sono migliori dei miei; io sono concentrata solo su me stessa“.

Parere squisitamente personale, e qui dovete fidarvi di chi le sedeva di fronte, la sua innata voglia di primeggiare ne esce persino rafforzata. Si tratta di mettere a posto qualcosa nel modo di giocare più che di rafforzare l’istinto alla competizione che sgorga cristallino come acqua di sorgente. “Sono una giocatrice d’attacco, potente, ma posso essere anche creativa e fare grandi colpi. In un certo senso ‘mi sto aspettando’, potrei dire che ancora non conosco i miei limiti sul campo“. 

Dayana Yastremska – WTA Elite Trophy 2019 Zhuhai

Un affare, lavorare negli intorni dei limiti, di cui solitamente deve occuparsi la guida tecnica. Non fosse che in questo momento la giocatrice ucraina ne è sprovvista, poiché da circa un mese ha concluso la sua collaborazione con l’allenatore belga Oliver Jeunehomme. Dopo aver avuto anche due coach italiani – Gianluca Marchiori dal 2013 al 2014 e Marco Girardini dal marzo 2017 allo febbraio 2018 – Yastremska si trova nella posizione di fare delle scelte per rinnovare il suo team, supportata da papà Oleksander e soprattutto da mamma Marina. Biondissima come Dayana, rispetto alla quale dimostra appena qualche anno in più, è parte integrante della routine pre-partita di sua figlia e l’accompagna ovunque; era con lei persino al Player Party che ha aperto l’Elite Trophy di Zhuhai, nel corso del quale abbiamo avuto quasi la sensazione si sentisse in obbligo di difenderla da conversazioni indesiderate. Non sarà una presenza un po’ troppo opprimente?

Io e mia madre abbiamo un bel rapporto dentro e fuori dal campo. A volte prova ad essere anche una buona allenatrice, ma è più brava come mental coach. Sa tante di cose di me, sa di cosa ho bisogno e mi piace stare con lei, il suo grande supporto e la sua ‘extra-protezione’“. Che Dayana le fosse molto legata lo avevamo facilmente intuito anche dal racconto dell’incidente di Melbourne, a seguito del quale mamma Marina rischiò addirittura di perdere un occhio.

L’argomento successivo è il rinnovamento del suo team, su cui naturalmente si incardinerà la prossima stagione. “C’è un po’ di intrigo sul mio allenatore! Ho lasciato Oliver, che era un grande allenatore ma il nostro contratto era terminato quindi bisognava andare avanti. Negli ultimi torneidove ho giocato prima di Mosca? (chiede al responsabile della WTA per conferma, ndr) Era in Cina, ma non ricordo dove… Tianjin, sì!ho lavorato con una nostra amica di famiglia che mi sta aiutando solo per i tornei asiatici, mentre a Mosca ero solo con i miei genitori“. Dayana non cita Jan Pochter, coach israeliano che l’ha accompagnata a Pechino, mentre l’amica di cui parla è Alexandra Karavaeva, ex tennista russa: “È stata con me a Tianjin per supportarmi e anche un paio di giorni qui. Fa l’allenatrice a Pechino e ho pensato che non ci sarebbe stato nulla di male nel lasciare che mi aiutasse con il coaching in campo. All’inizio volevo segnare mia madre come coach in campo, poi ho pensato che fosse meglio tenerla in… disparte“. A conferma di come il rapporto con sua mamma sia virtuoso, ma in un certo senso anche lei ne percepisca i potenziali pericoli.

La incalziamo un po’. Prima che dai media ucraini venisse fuori il nome di Philippe Dehaes – sebbene a settembre abbia iniziato a lavorare con Monica Puig – il nome di Yastremska era stato accostato a quello di Sascha Bajin, uno degli allenatori più caldi del momento, che dopo aver mollato Osaka a inizio 2019 ha chiuso anzitempo anche la sua collaborazione con Kiki Mladenovic. C’è qualcosa di vero, le chiediamo? “Intrigo, intrigo, intrigo! Sascha a me!” esordisce Dayana sorridendo. “Beh, vorrei costruire un grande team, ma per adesso non dirò nulla in proposito. So che si dicono tante cose su Twitter e sugli altri social, che potrebbe lavorare con Clijsters (che nel frattempo ha rimandato il rientro in campo, ndr) o con qualcun altro. Ma non mi interessa, ho un ottimo team“.

Qui si tratta di una cruda supposizione, ma l’idea è che Dayana sappia già qualcosa che – lecitamente – non vuole dirci. Intanto sul fronte Bajin sono arrivati appena un paio di timidissimi indizi social: nel corso di in un Q&A su Instagram l’allenatore ha finto di non conoscere Yastremska – rispondendo testualmente ‘Who’s that?’ a una domanda su di lei – e ha piazzato un like al recente post con il quale Dayana si è congedata dalla stagione appena conclusa annunciando imminenti novità relative al 2020. Quisquilie da social, niente di più, buone per il chiacchiericcio da off-season in attesa di qualche voce ufficiale.

Eppure tra due mesi sarà ancora tennis. Prima di salutare Dayana le facciamo il nome di Bianca Andreescu e le chiediamo, senza mezzi termini: “Pensi di essere in grado di farcela anche tu il prossimo anno?“. La ragazzetta non ci lascia completare la domanda ed erutta la sua risposta: “Il prossimo anno proverò a vincere un torneo dello Slam. Voglio provare a raggiungere quei risultati o persino migliori“. Piazza lì un sorrisone, squittisce un ‘good’ a diversi decibel – la nostra intervista era arrivata dopo una lunga conferenza stampa, e lei non vedeva l’ora di fuggire – e ci lascia lì con la nostra domanda iniziale. Insomma, quali sono le prospettive di Dayana Yastremska?

Il materiale c’è, perché per avere 19 anni questa ragazza tira davvero tanto forte con entrambi i fondamentali. Ha grande personalità che però non è ancora carisma, ma l’energia è meglio averla – per poterla incanalare – che trovarsene sprovvisti. Il fosforo che non le manca certamente fuori dal campo, dove si dimostra ragazza sveglia, recettiva e anche molto simpatica, forse le fa difetto sul campo. Non si può vincere uno Slam tirando piano, ma neanche tirando forte e basta (per quanto il Roland Garros vinto da Jelena Ostapenko metta in dubbio questo assioma). Per Dayana sarà quindi necessario imparare l’arte della modulazione dei colpi, quella che Naomi Osaka – un’altra ragazzina che all’età di Dayana sembrava poter tirare forte e basta – ha imparato anche grazie a Sascha Bajin. Non è detto che succederà, ma gli elementi per ipotizzarlo ci sono.

Dayana Yastremska – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)


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Interviste

Conosciamo meglio Andrea Gaudenzi

L’ex numero uno d’Italia, prossimo presidente ATP, si è raccontato all’imprenditore tech Marco Montemagno in un’intervista molto interessante

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Unire le capacità imprenditoriali al passato da tennista professionista. Così Andrea Gaudenzi, ex numero uno d’Italia negli anni novanta e ora attivo nel campo dell’imprenditoria, ha convinto l’ATP ad affidargli il ruolo di chairman che ricoprirà dal primo gennaio 2020 succedendo a Chris Kermode, che ha rilasciato a Ubitennis una delle ultime interviste da presidente.

Al momento occupato all’interno della start-up Musicxmatch, ma in passato impegnato anche con Real Fun Games, Soldo e con l’agenzia di scommesse sportive Bwin, Gaudenzi collabora con alcune delle grandi aziende che gestiscono i principali affari del mondo digitale: Spotify, Amazon e Apple. Il suo curriculum di studi si compone della laurea in giurisprudenza e di un Master in Business Administration conseguito presso l’Università di Monaco.

Come detto il ruolo di Gaudenzi sarà quello di Chairman, ovvero di Presidente del Consiglio di Amministrazione, che solitamente si occupa di mantenere le relazioni con i membri del Board (Consiglio di Amministrazione). Non è ancora chiaro a chi verrà invece affidata la carica di CEO (Amministratore Delegato), le cui mansioni sono più focalizzate sulla gestione operativa dell’organizzazione su base quotidiana; fino ad ora, compreso il mandato di Kermode, i due incarichi sono sempre stati ricoperti dalla stessa persona in ATP.

Per approfondire meglio lo spessore culturale di una persona che a molti potrebbe essere nota ‘soltanto’ per i ragguardevoli risultati sportivi, riproponiamo una recente intervista curata da Marco Montemagno, volto noto del web che dialoga e collabora con diversi personaggi dell’imprenditoria soprattutto in ambito digitale. Gaudenzi ha parlato della sua carriera da tennista e della sua voglia di mettersi in gioco anche al di fuori dal circuito ATP, già evidente dalla scelta di intraprendere il percorso di studi in giurisprudenza (all’Università di Bologna) durante la carriera agonistica.

C’è un passaggio importante dell’intervista che descrive alla perfezione il successore di Chris Kermode alla presidenza ATP. Si parla di innovazione nello sport e il discorso non può che vertere sulle nuove regole di punteggio, già in fase di collaudo nelle categorie tennistiche minori: “Io non sono tradizionalista dice Gaudenzi, “e sono aperto all’innovazione. Va ovviamente rispettato il core (ovvero l’essenza dello sport, ndr). Quello che mi piace molto sono i set a quattro. Noto che i momenti importanti sono tutti sul 4-4, 5-5. Perciò anziché fare un due su tre a sei game fai un tre su cinque ai quattro; non fai altro che aumentare i momenti cruciali e rendere lo sport più divertente. L’ATP ha però preso la strada giusta: lo testo, tutti devono essere d’accordo e poi provo a lanciarlo“.

 

Con Andrea Gaudenzi nel board il circuito potrebbe prendere una svolta epocale con i Fast4? Il cambiamento sarà meno radicale, ma comunque significativo? Ancora è presto per pensarci, ma l’intervista ci mette davanti una persona determinata, con idee chiare e al passo coi tempi. Infatti Gaudenzi è già legato all’Association of Tennis Professionals in quanto membro board di ATP Media, la divisione che si occupa della vendita dei diritti delle partite alle diverse piattaforme.

Non solo vendita dei diritti, però: Gaudenzi ha contribuito alla gestione della piattaforma OTT TennisTV che offre in streaming tutti i tornei del circuito maggiore esclusi i 4 Slam. Sul valore del tennis a livello di TV e streaming la sua stima è chiara: “Tutto il tennis in questo momento vale circa 1 miliardo, 1 miliardo e mezzo di dollari, siamo ancora molto lontani dal calcio. Ma la crescita è costante e nei prossimi 10 anni sarà tutto digital bypassando quindi il modello classico della pay-tv come sta già succedendo per musica, film e serie TV”.

Riguardo al tennis giocato non gli manca niente: “Mi pesava dover dormire in hotel 360 giorni all’anno senza una casa, una dimora con la mia famiglia e soprattutto mi pesava tanto dover giocare col dolore fisico. Oggi quando guardo i match mi chiedo come abbia fatto a fare quella vita per tutti quegli anni”.

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Interviste

Chris Kermode a Ubitennis: “Abbiamo cercato di unire ATP Cup e Davis ma…”

MILANO – Il presidente uscente, a cui succederà Gaudenzi, fa un bilancio dei suoi sei anni al comando dell’ATP: Next Gen Finals e ATP Cup motivi di grandi orgoglio, ma non solo

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da Milano, il nostro inviato

Lo avevamo incontrato quasi tre anni fa a Palazzo Marino in occasione della presentazione del suo ambizioso progetto per le Next Gen Finals, la cui terza edizione inizierà tra poche ore all’Allianz Cloud, il rinnovato Palalido di Milano. Tre anni dopo Chris Kermode è sul punto di chiudere il suo mandato di 6 anni come Chairman & CEO dell’ATP, iniziato il 1° gennaio 2014.

Il nostro Andrea Gaudenzi è infatti pronto a proseguire il suo lavoro con l’inizio dell’anno nuovo, e per conoscerlo meglio tra poche ore pubblicheremo anche una sua intervista, rilasciata qualche mese fa, per completare un pomeriggio dedicato al passato, al presente e al futuro dell’organo di governance del tennis maschile.

Per quest’ultima edizione dell torneo dedicato ai migliori under 21 del mondo sarà però ancora Kermode il volto e l’ambasciatore di questa manifestazione che ha fortemente voluto e che era stata accolta con scetticismo al momento della sua presentazione al board. Lascerà in eredità un’altra grande e nuova competizione stavolta a squadre, l’ATP Cup, che nella prima settimana del 2020 debutterà in tre città australiane offrendo il warm-up ideale per il primo Slam della stagione.

Dopo la conclusione della presentazione della terza edizione, il presidente uscente dell’ATP che proprio a gennaio compirà 55 anni, è stato così disponibile da fermarsi ai microfoni di Ubitennis, proprio come nel 2016.

 

Tre anni fa eravamo al Comune di Milano alla presentazione di questa manifestazione, che cosa ne pensa oggi il Presidente Chris Kermode: è stata all’altezza delle aspettative dell’ATP?
Sì, certamente ha sorpassato tutte le aspettative, considerando che è sempre rischioso creare un nuovo evento come questo, perché ci vuole un po’ di tempo prima che la gente ci creda. Nella prima edizione la qualità del field fu straordinaria, metà dei partecipanti erano già star globali nel tour principale e questi ragazzi, nonostante fossero alla fine di una lunga stagione, giocarono al 110% dando tutto quello che avevano con passione, con il piede sull’acceleratore. Questo ha posto l’asticella a un’altezza molto alta. Questo è il motivo per cui questo evento ha avuto così tanto successo.

Il suo mandato scade alla fine dell’anno. C’è qualcosa che avrebbe voluto fare senza riuscirci e le ha fatto dire: “Se solo avessi avuto più tempo…”
Abbiamo raggiunto tantissimo risultati negli ultimi sei anni con la partenza delle Next-Gen Finals e dell’ATP Cup. Ma abbiamo fatto anche tante altre cose più “interne”, come ad esempio creare una formula per il montepremi degli ATP 500 per la prima volta nella storia dell’ATP. Oltre a un aumento considerevole dei soldi ai giocatori, abbiamo revisionato la distribuzione dei premi per i giocatori con classifica più bassa nei primi turni. Abbiamo fatto tanto, siamo molto orgogliosi di questi sei anni e auguro all’ATP tutto il meglio per il futuro.

Tra i motivi di orgoglio ha citato l’ATP Cup e quindi glielo devo chiedere: tra un paio di settimane ci sarà la Coppa Davis a Madrid. Secondo lei è possibile che i due eventi si congiungano attraverso un accordo tra le parti?
Non si può mai prevedere cosa accadrà in futuro. C’era l’intenzione e la volontà di creare un evento unico, non abbiamo trovato un accordo e quindi vedremo nei prossimi due anni quale dei due eventi farà meglio. Noi dal canto nostro siamo super super convinti che la prima settimana sia la migliore: è l’inizio dell’anno, i giocatori sono riposati e in forma. Aggiungere un altro evento alla fine dell’anno ho sempre pensato che fosse un grosso errore.

Quindi da gennaio potrà tornare ad essere un semplice appassionato di tennis. Sarà meno stressante immagino…
Beh sì, la parte più difficile di questo lavoro è che guardando le partite, non posso far vedere che faccio il tifo per qualche giocatore ai danni di qualcun altro, guardare lo sport senza poter mostrare emozioni è veramente molto difficile, quindi il prossimo anno sarò lì a urlare e a gridare per alcuni giocatori.

Allora adesso può dirci chi è il suo giocatore preferito…
[Ride] Ve lo dirò di sicuro il prossimo anno…

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