Anche l'amuleto-Dzumhur volta le spalle a Cecchinato, sconfitto a Zhuhai

ATP

Anche l’amuleto-Dzumhur volta le spalle a Cecchinato, sconfitto a Zhuhai

Dopo il parziale riscatto nel circuito challenger, Marco Cecchinato torna a disputare un match ATP dopo lo US Open. E trova un’altra sconfitta

Pubblicato

il

Marco Cecchinato - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

A Marco Cecchinato forse era rimasto un solo amuleto, in un contesto di certezze svanite più o meno sotto ogni punto di vista, ma lo sfortunato esordio nell’ATP 250 di Zhuhai ha mandato in frantumi pure quello. Il palermitano ha subito la rimonta di Damir Dzumhur, contro il quale aveva passato il turno negli ultimi cinque incroci. Di amuleto non parliamo a sproposito, soprattutto alla luce del fatto che nel 2019 Cecchinato ha disputato almeno due match nello stesso Masters 1000 solo in tre occasioni, e due volte su tre grazie all’aiuto del bosniaco: a Miami si è ritirato prima della sfida di secondo turno, a Montecarlo dopo appena quattro game del primo (set e turno).

Oggi Dzumhur è rimasto in campo fino alla fine, e si potrebbe quasi dire che è stato sufficiente questo per battere Cecchinato. Non perché l’italiano abbia disputato una cattiva partita, anzi, per scelte di gioco ed esecuzioni abbiamo vesto versioni di Cecchinato molto peggiori quest’anno, ma perché guardandolo giocare è palpabile la sensazione che abbia smarrito quasi del tutto quella capacità di giocare ogni punto come se fosse l’ultimo e assieme il primo che sembrava potesse caratterizzarne la seconda parte di carriera, oltre alla varietà di soluzioni che rimane incontestabile.

A completare l’equazione c’è il fatto che sul cemento Marco non potrà probabilmente mai essere un giocatore davvero competitivo, perché è difficile cambiare certi tempi di gioco intimamente correlati alla dinamica dei colpi quando si è nel bel mezzo della propria carriera agonistica, e non esattamente all’inizio. L’eroe di Parigi 2018 aveva mascherato i suoi limiti con il periodo di estrema fiducia, che affievolendosi ha lasciato spazio alla difficoltà concreta di riciclarsi in un giocatore da uno-due, sebbene nel suo arsenale tecnico ci sia un ottimo servizio e buon dritto. Che però è molto più buono sulla terra, e sul fondo veloce esplode meno spesso e con meno efficacia.

Dzumhur poi, non dimentichiamolo, è uno che incontra benissimo e che sul campo da tennis sa fare più o meno tutto. Non ha per esempio quasi mai sofferto lo scambio in back sulla diagonale di rovescio, e si è volentieri cimentato in soluzioni nei pressi della rete anche quando il Ceck lo ha convocato d’urgenza con la solita (insidiosa) palla corta.

La vittoria italiana del primo set è da attribuirsi principalmente al discreto rendimento in risposta di Marco, calato drasticamente nei parziali decisivi soprattutto sul lato sinistro: 13-8-4, questa la scansione dei punti vinti in risposta da Marco nei tre set. Sempre più dubbioso sulla possibilità di insidiare il servizio avversario, Cecchinato ha perso certezze anche riguardo al proprio: la scelta un po’ azzardata di seguire a rete un servizio incerto nel settimo game del secondo set, in occasione di una palla break, è stata punita da un buon passante di dritto di Dzumhur. Che da quel momento ha fatto poca fatica a completare la rimonta, dovendo domare giusto un paio di (timidi) tentativi di reazione.

 

Con questa fanno 25 sconfitte in stagione, 15 nelle ultime 19 partite; per ritrovare punti e vittorie Cecchinato aveva saggiamente scelto di tornare a calcare i campi del circuito challenger, che gli hanno regalato una semifinale (a Szczecin) due settimane fa, ma la fatica di vincere una partita nel circuito maggiore rimane tangibile e ormai impossibile da nascondere.

GLI ALTRI INCONTRI – In attesa dell’esordio di Andy Murray in chiusura di programma, a Zhuhai hanno passato il turno senza troppe difficoltà i classe ’99 De Minaur e Kecmanovic. L’australiano ha dominato il derby con Millman, il serbo ha accolto il ritiro di Ruud dopo un set.

La giornata di mercoledì sarà riservata all’esordio di una delle prime quattro teste di serie, Monfils (opposto a Norrie); prevista anche la sfida Kyrgios-Seppi (attorno alle 9:30 italiane), mentre Tsitsipas e Bautista (reduci dalla Laver Cup) assieme a Coric esordiranno giovedì.

Il tabellone completo

Continua a leggere
Commenti

ATP

I dubbi di Nadal: “Zverev ha giocato meglio, zero scuse. Non so se giocherò la Davis”

LONDRA – Lo spagnolo concede i meriti al suo avversario con grande sportività: “Spesso nella mia carriera ho terminato partite in condizioni molto difficili, ma non oggi”

Pubblicato

il

Rafael Nadal esce del campo - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

In una sala delle conferenze stampa mai così affollata, si presenta un Nadal molto chiaro: ”Oggi non c’è molto da dire. Il mio avversario ha giocato meglio. Non cerco nessuna scusa in merito ai miei problemi agli addominali. Ho servito senza problemi, l’unica attenuante che mi concedo è che non mi sono potuto allenare bene nell’ultimo periodo per via degli addominali. Ma non c’entra nulla con la sconfitta di oggi. Spesso nella mia carriera ho terminato la stagione in condizioni molto difficili ma non quest’anno. Le ginocchia sono state un grande problema, questo degli addominali non è niente al confronto”.

La sala stampa era ricolma perché si pensava dopo il match anche alla possibilità di un ritiro di Rafa. Dopo queste frasi tutto sembrava risolto senza sorprese, ma arriva la domanda che riapre il mistero. “Quest’anno tra il format del Masters e la nuova Coppa Davis, ci sono molti più match alla fine della stagione. Pensi di poter giocare potenzialmente fino a sette match da qui alla fine della Davis? Sette match di singolare e forse dei doppi…?”, gli viene chiesto. Rafa rimane quasi interdetto, immobile e senza sapere cosa dire: “Non lo so”.

Seguono secondi di silenzio che sembrano un’eternità. Poi riparte, molto abbattuto ma altrettanto lucido. “Non posso darvi una risposta chiara su questo”. Ancora una manciata di secondi di silenzio tombale. “Lo spero, se sarà così bene, altrimenti lo accetteremo. La mia determinazione è fuori discussione“. Rafa è provato e l’unica cosa evidente è che non ha chiaro il da farsi. Continuare qui con poche speranze o rinunciare a vincere il Masters per la nuova Davis?

La fine della conferenza stampa assume in apparenza contorni buffi, ma rivela lo stato d’animo tutt’altro che sereno di Nadal. Il direttore Scanagatta cambia focus: Ti sei appena sposato con Xisca, come capita un po’ a tutti ciò porta a distrarsi prima, durante e dopo il matrimonio. Credi che la tua vita da tennista sia stata in qualche modo un po’ diversa nelle ultime settimane?”.

“Sono davvero sorpreso. Sto con Xisca da 15 anni. Me lo stai chiedendo seriamente? Non importa molto se metti un anello al dito della tua compagna o no. Almeno nella mia vita, sono una persona molto normale. Forse per te è stato così, da quanto sei sposato?”, chiede un piccato Nadal. “30 anni quest’anno” risponde Ubaldo. Rafa piazza la stoccata “E prima? Forse non eri molto sicuro di farlo. Ecco perché me lo chiedi”. Risate generali, richieste di passare all’intervista in spagnolo, ma la risposta acida e quasi vendicativa perché ritenuta inutile tradisce tutta la delusione di Rafa per questo match e per cosa farà dopo.

Continua a leggere

ATP

Il ballo dei debuttanti va a Tsitsipas: Medvedev inizia le Finals con una sconfitta

LONDRA – Il greco, nettamente più propositivo, batte il russo per la prima volta dopo cinque sconfitte di fila. Sarà lui a sfidare il vincente di Nadal-Zverev

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

[6] S. Tsitsipas b. [4] D. Medvedev 7-6(5) 6-4

Stefanos Tsitsipas supera contro pronostico un buon Medvedev, seppure non il migliore visto fin qua. L’equilibrio in campo è stato totale, prova ne siano i soli 4 punti in più per il vincitore (77 a 73), che ha meritato per non essersi mai scoraggiato di fronte alle 3 palle break annullate dal russo mentre Tsitsipas non ne ha concessa nessuna. L’unico break del match è arrivato alla fine del secondo set, premiando la tenacia del primo greco alle Finals. Il n.6 del mondo ha fortemente voluto questa vittoria, ottenuta dopo cinque sconfitte su 5 precedenti, l’ultimo a Shanghai un mese fa. Tsitsipas ha infatti sempre condotto il match, ma nonostante un gioco propositivo, diverse discese a rete e punti superbi, per superare la disarmante resistenza del finalista di New York ha dovuto ricorrere agli straordinari. Primo set portato a casa al tie-break con una volèe fenomenale di dritto sulla riga e secondo con la complicità di un clamoroso errore di valutazione di Daniil, che sul 5 pari 40 pari ha battezzato fuori la risposta del greco, per poi cedere sulla successiva palla break. La differenza l’ha fatta forse anche quel quid di motivazione in più che Stefanos aveva dopo la querelle a distanza nelle interviste. Tsitsipas aveva definito noioso il gioco di Daniil a Shanghai, e ieri il gaglioffo russo a Eurosport aveva risposto che oggi avrebbe provocato Stefanos ad ogni opportunità.

 

La cornice di pubblico è sempre adeguata all’evento, i pochi posti vuoti sono quelli dei quattro spicchi negli angoli, a un’altezza sufficiente per giustificare un alto prezzo del biglietto, ma evidentemente non abbastanza per prendersi un lunedì pomeriggio di ferie e sostenere la spesa a meno che non si sia tifosi di Medvedev o Tsitsipas.

IL PRIMO SET – Il match si apre, come prevedibile, all’insegna dell’equilibrio. Il campione di Shanghai commette qualche errore di troppo ma sopperisce con i suoi marchi di fabbrica, grande mobilità e ritmo contenuto per poi esplodere accelerazioni tanto improvvise quanto letali. Tsitsipas però offre una buona resistenza sul suo rovescio e offre le giocate stilisticamente più belle, tra cui palla corta da metà campo ben mascherata in contropiede. Soprattutto usa con oculatezza il serve&volley, offrendo volèe in corsa di rovescio di pregevole fattura. C’è spazio per una palla break per il greco sull’1-0 30-40, ma una traiettoria profonda del russo non lo trova abbastanza reattivo. Sul 5-4 Tsitsipas, Medevedev si ritrova sul 15-30 al servizio, ma il finalista di New York non fa una piega; serve come deve e il tie-break diventa la naturale conclusione del primo set.

Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Sembra davvero migliorato in solidità Stefanos, che si prende subito un mini-break di vantaggio. Poi gioca uno scambio in apnea, un braccio di ferro di dritto dove fa tutto benissimo, compreso il cambio di diagonale per rompere la resistenza del muro russo, ma finisce comunque per perdere il punto. In situazioni simili c’è davvero di che scoraggiarsi: Daniil non mostra evidenti punti deboli, la solidità dei fondamentali è disarmante. Il giustiziere di Federer in Australia però non si scoraggia e arriva col pubblico a favore sul 5 pari, giocando davvero un gran tennis. Dopo un primo set così ben giocato, se il n.6 del mondo perde questo tie-break non si capisce come possa non crollare di fronte al fabbro che gioca come un Dio. Dall’Olimpo, Zeus s’insospettisce, si guarda intorno e vede che Efesto, fabbro degli Dei, non si vede da un po’ e riconosce nel russo proprio il vecchio collega. Inaccettabile, così chiama a rapporto Ermes, messaggero dai piedi alati (Mercurio per i romani, così in FIT nessuno ha problemi), e lo spedisce all’O2 Arena. Il punto del 5 pari è magnifico e la conclusione in demivolèe di dritto sulla riga, prodigio atletico e tecnico, certifica quanto sopra riportato. L’equilibrio è rotto, il muro di Efesto perforato, 6-5 e servizio Tsitsipas, combinazione servizio e dritto e primo set per il figlio di Apostolos.

EPILOGO – Nel secondo set Omero non cambia trama. Il match prosegue allo stesso modo, il semifinalista di Shanghai mantiene un livello altissimo, così come chi l’ha estromesso dal 1000 asiatico, che ha già ri-cementato il buco di prima e sul 3 pari fronteggia un’altra palla break come fosse un punto qualunque. Servizio e dritto che centra l’incrocio delle righe, altra soluzione vincente e ace per il 4-3. Ora la partita è splendida, nel gioco successivo Daniil si ritrova sotto 15-30, rimonta ancora fino al 40-30 ma il miglior Tsitsipas mostra la stessa solidità mentale dell’avversario e con un eccellente schema d’attacco indovina una volèe in controtempo di rovescio che lascia di sale il traditore dell’Olimpo. 4 pari 40 pari. Qui accade l’imponderabile. Medvedev giudica fuori la risposta dell’avversario e Stefanos ha un’altra palla break, che non fallisce. Un gioco più tardi completa l’opera con una discesa a rete che sancisce un grande successo dopo 1 ora e 41 minuti di grande partita. Stretta di mano freddina, di sicuro Daniil non avrà gradito perdere il suo match d’esordio nel tornei dei Maestri… e perderlo proprio contro Tsitsipas, che diventa così il primo greco a vincere un match alle Finals.

Pubblico, bandiera greca – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi

Continua a leggere

ATP

Thiem batte e inguaia Federer: Finals in salita per Roger

LONDRA – Terzo successo in altrettanti confronti diretti nel 2019: Thiem esulta e va da Nole, Federer affronterà Berrettini in un match da dentro o fuori

Pubblicato

il

Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [3] R. Federer 7-5 7-5 (da Londra, il nostro inviato)

Un Federer convincente al servizio e capace di isolate prodezze tecniche paga un primo set troppo discontinuo ed esce dai blocchi con una sconfitta: senza set vinti affronterà martedì Berrettini in un match che quasi certamente costerà l’eliminazione al giocatore sconfitto. Alza invece le braccia al cielo Dominic Thiem, che batte lo svizzero per la terza volta quest’anno, s’appaia a Djokovic in testa al girone e tra due giorni lo sfiderà per mantenere la leadership. Nel secondo set gran livello da parte di entrambi, Roger forse meriterebbe qualcosa in più ma la versione di Thiem è quella migliore, solido, rapido e capace di vincenti sia dal fondo che a rete. Il momento di rottura arriva in entrambi i parziali sul 5-5, nulla consegue alle due palle break guadagnate da Federer nel game conclusivo dell’incontro che se trasformate l’avrebbero mandato al tie-break.

AVVIO DI PARTITA– L’accesso dalla sala stampa verso lo stadio assomiglia molto a quello dell’Arthur Ashe. La sensazione di essere in un impianto grande e grosso è netta, anche l’uscita dall’ascensore che dal piano terra ci porta al quarto piano delle upper seat, con la prima immagine sugli stand di cibo e beveraggi, ci rende un’idea molto più vicina allo US Open che a Wimbledon. Dopo l’abituale ovazione per Re Federer, ci si ricorda subito però di essere a Londra, col silenzio religioso che accompagna gli scambi perfettamente alternato al frastuono che sottolinea il vincente di dritto con cui Roger annulla la seconda delle tre palle break iniziali. E all’incredulità subito dopo quando lo svizzero sparacchia malamente fuori il dritto dopo il servizio. Thiem va velocemente sul 2-0, mentre Federer accosta errori e colpi favolosi anche all’interno dello stesso game.

 

FEDERER SCIUPA, THIEM AVANTI – Il sei volte volte Maestro recupera subito il break subito (anche per via di qualche errore di troppo dell’austriaco), ma almeno fino al 5 pari è difficile non farsi distrarre dal Federer più kafkiano di sempre, che gioca con la stessa tranquillità un comodo dritto spedito in rete, una volée di rovescio in corsa a seguire il servizio che termina fulminea all’incrocio delle righe, una stecca di dritto e subito dopo lo stesso colpo che lascia di sasso il mobilissimo Thiem. Solo che il tennis punisce sempre la discontinuità, e se sul 5 pari 30 pari fallisci una risposta profonda ma controllabile dell’avversario e poi stecchi un rovescio sotto la pressione del palleggio del n.5 ATP, con quel completo nero passi in un amen da Diabolik… a Macchia Nera. Specie se il servizio ha girato a dovere con le prime in campo sopra il 70% e il 57% dei punti con la seconda. Un Thiem tutt’altro che impeccabile (ha praticamente gli stessi gratuiti di Roger) ringrazia e chiude 7-5.

ilNel secondo set il livello del gioco sale. I due sbagliano meno e i colpi falliti sono frutto di capolavori tecnici o lucidi schemi. Certe volée con cui Thiem contrasta l’eccellente varietà dei colpi di Federer rendono alcuni momenti del match da cineteca, adeguatamente sostenuta dal campo illuminato col pubblico al buio. Macchia Nera è uscito di scena da un pezzo, Diabolik con la proverbiale classe sul 2-1 30 pari si procura una palla-break ma di là dalla rete il miglior prodotto della fanteria austriaca aggiunge a rapidità e solidità dei traccianti vincenti e dei colpi di volo da campione vero. Il gioco si chiude a favore suo dopo dieci punti, così come il settimo, quando è il campione di 20 Slam a servire.

L’equilibrio regna sovrano, ma sul 5 pari un piccolo passaggio a vuoto del fresco dieci volte campione di Basilea è sufficiente a Thiem per strappare il servizio a zero e servire per il set sul 6-5, esattamente come nel primo set. Qui il n.3 del mondo ha a disposizione altre due palle break, ma Dominik è implacabile al servizio. Sbaglia sorprendentemente il primo match point in rete ma va a segno con il secondo e dopo un’ora e 40 minuti chiude 7-5 7-5.

Roger Federer e Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Borg

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement