Jerzy Janowicz ci riprova: ha dichiarato che tornerà in campo nel 2020

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Jerzy Janowicz ci riprova: ha dichiarato che tornerà in campo nel 2020

L’ex numero 14 del mondo e semifinalista di Wimbledon non gioca un match ufficiale da due anni esatti. Dopo aver fallito il rientro quest’anno, il polacco ci riproverà nel 2020

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Jerzy Janowicz - Sofia 2017 (foto Ivan Mrankov)

Jerzy Janowicz ha annunciato che ritornerà in campo nel gennaio 2020, e questa sembra essere proprio la volta buona. Il 28enne tennista polacco, semifinalista a Wimbledon nel 2013, ha annunciato di non provare più dolore al ginocchio e in un’intervista al portale di sport polacco PolsatSport ha espresso il suo desiderio di tornare per la prossima stagione. In passato ci sono state schermaglie tra Janowicz e la federazione polacca sull’infortunio al ginocchio, causato a detta del tennista polacco da un errato parere dei medici che lo reputarono pronto a giocare in Davis nel 2015 nonostante avesse problemi ai legamenti del ginocchio.

Janowicz, che nel frattempo è diventato padre a gennaio, già il marzo scorso aveva prospettato un rientro per la stagione su erba, mai avvenuto per il riacutizzarsi dei problemi al ginocchio. Ad oggi l’ultima partita giocata da Janowicz risale al novembre 2017: ai quarti del Challenger di Bratislava, opposto a Kukushkin, il tennista polacco si è ritirato quando era sotto 4-0 nel terzo set. L’augurio è che i problemi fisici siano definitivamente superati, anche perché come dichiarato dal diretto interessato “l’unico problema sarà il timore che possa di nuovo farmi male. In quel caso sarebbe molto difficile continuare“.

Il tennista polacco vanta un best ranking di numero 14 raggiunto ad agosto 2013 e ha guadagnato oltre tre milioni e mezzo di premi, pur senza aver vinto tornei a fronte di tre finali perse (Bercy 2012, Winston-Salem 2014 e Montpellier 2015). Il suo bilancio nel circuito maggiore è di 83 vittorie e 88 sconfitte.

 

Giorgio Di Maio

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ATP Finals, il programma di giovedì: alle 21 la super sfida tra Djokovic e Federer

Berrettini in campo alle 15: l’azzurro, già eliminato, proverà a vincere almeno una partita contro Thiem, già sicuro della semifinale. Nole e Roger si giocano la qualificazione in un match da dentro o fuori

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Novak Djokovic e Roger Federer - Wimbledon 2015 (foto @Gianni Ciaccia)

La giornata di giovedì regalerà spettacolo agli appassionati di tennis. Alle 15, Matteo Berrettini tenterà di chiudere la sua prima esperienza alle ATP Finals con una vittoria in saccoccia. Dall’altra parte della rete troverà Dominic Thiem, già certo del primo posto nel girone e che dunque potrebbe concedere qualcosina al tennista azzurro.

Il match del giorno è però quello che alle 21 vedrà affrontarsi Novak Djokovic e Roger Federer. Entrambi sono costretti a vincere per poter accedere alle semifinali e questo dà all’incontro un contorno da “quarto di finale” che spingerà i due a dare il massimo sul campo.

Situazione analoga per quanto riguarda il doppio. Klaasen e Venus si sono infatti già assicurati la vittoria del girone e sfideranno alle 19 Dodig e Polasek, già eliminati. Decisivo invece l’incontro delle 13 tra Kubot/Melo e Ram/Salisbury.

Il programma completo di giovedì 14 (orari italiani)

ore 13: [2] L. Kubot/ M. Melo vs [4] R. Ram vs J. Salisbury
ore 15: [5] D. Thiem vs [8] M. Berrettini
ore 19: [5] R. Klaasen/ M. Venus vs [8] I. Dodig/ F. Polasek
ore 21: [2] N. Djokovic vs [3] R. Federer

Gironi e tabellone (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

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Murray e la cioccolata galeotta: “Non sono mai stato così grasso”

Dopo la vittoria ad Anversa, Andy si è lasciato un po’ andare e ha preso peso. Il pensiero di poter ingrassare come Lendl lo ha però riportato subito sulla retta via: “Mi ucciderà per averlo detto, ma non voglio finire come Ivan”

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Andy Murray - Pechino 2019 (via Instagram, @atptour)

Come ha festeggiato la vittoria del titolo ad Anversa, il primo dopo l’intervento di ricostruzione dell’anca, il buon Andy Murray? La risposta è divano e tanta cioccolata, forse pure troppa. “Non ho fatto letteralmente niente per dodici giorni. Ho raggiunto il maggior peso della mia carriera probabilmente. Ero 88,5 kg e di solito peso 84“, ha ammesso lo scozzese una settimana prima dell’inizio della Coppa Davis, ultimo impegno stagionale per lui.

Niente di cui preoccuparsi tuttavia. Murray ha infatti limato gli etti di troppo tornando ad allenarsi e mostrandosi in buona forma ad un evento del suo sponsor tecnico, Castore. Molto simpatica la motivazione extra che lo ha spinto a mettere da parte i dolci e a recuperare rapidamente il proprio peso forma, ovvero la prospettiva di ingrassare come il suo ex coach Ivan Lendl. “Probabilmente mi ucciderà per aver detto questa cosa, ma ho sempre dichiarato di non voler finire come Ivan“, ha scherzato Murray. “Quando giocava, era in gran forma e molto magro. Quando si è fermato, le cose sono precipitate e vorrei evitarlo“.

Il peso non è però stato il cambiamento più significativo in casa Murray. Andy e sua moglie Kim hanno infatti dato il benvenuto al loro terzogenito, Teddy. Il piccoletto si è unito alle sorelle maggiori Sophia, tre anni, e Edie, due. “È bello. Sono molto impegnato. Abbiamo tre bambini sotto i quattro anni e due cani, quindi bisogna avere gli occhi aperti tutto il tempo. Lui dorme bene ed è in perfetta salute“. A differenza di Federer che si sposta sempre insieme alla numerosa famiglia, difficilmente i Murray viaggiano in gruppo. Le figlie non hanno ancora la pazienza e l’interesse di stare sedute ore a guardare il padre giocare.

Le esperienze con il jet lag inoltre non sono state molto buone: “Siamo tornati a casa prima del previsto dopo gli Australian Open 2017 e per i primi otto giorni non mi è piaciuto molto dover provare a svegliare mia figlia in pieno giorno. Era completamente fuori fase e abbiamo deciso che non avremmo più fatto fare loro viaggi così lunghi perché non è un bene per loro“.

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Barazzutti su Berrettini: “È normale provare emozione alle Finals”

Intervistato da Repubblica, il capitano di Davis racconta la sua esperienza al Masters: “Ti dà una sensazione diversa, avverti la pressione di dover fare bella figura”. E Matteo? “Mi auguro che batta Thiem e faccia meglio di me e Panatta”

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Corrado Barazzutti nel box di Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Dopo quarantuno anni, l’Italia è tornata ad avere un suo rappresentante alle ATP Finals, che vedono affrontarsi i migliori otto tennisti della stagione. Matteo Berrettini ha purtroppo perso i primi due incontri, ma di fronte si è trovato prima Novak Djokovic e poi Roger Federer. Non esattamente un esordio morbido insomma. L’atmosfera del torneo poi è completamente diversa dagli altri eventi della stagione, parola di Corrado Barazzutti, ovvero l’ultimo azzurro prima di Matteo capace di qualificarsi per il torneo di fine anno.

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Barazzutti ha raccontato la sua esperienza al Masters e le difficoltà psicologiche che comporta un evento del genere. “Posso esprimere le mie sensazioni, le ricordo abbastanza nitidamente. Mi dicevo cose del tipo ‘cavoli, io al Masters tra gli otto migliori al mondo…’. Il Masters non è un torneo, ti dà una sensazione diversa. Io ci speravo di arrivarci, alla fine era uno degli obiettivi della stagione, però poi al momento del dunque, ti ritrovi in un ambiente diverso, inaspettato. È il massimo, sono gli otto più forti“.

Come spesso accade nel tennis, è l’aspetto mentale a fare la differenza. “Assolutamente sì. Avverti la pressione di dover essere al massimo, di dover fare bella figura. Devi convivere con questa sensazione. Onestamente questa pressione in più mette un pochino in ansia e di conseguenza può modificare la prestazione, ma la voglia di fare bene a tutti i costi di solito sopperisce. Per dire, nel mio caso io volevo assolutamente dare il messaggio agli altri che fosse giusta la mia presenza, che non fossi lì per caso.

Oltre al sorteggio un po’ sfortunato, forse il fattore stanchezza può aver influito sulle prestazioni di Matteo. Barazzutti ovviamente non lo esclude, ma ammette candidamente che lo stesso può valere per gli altri. “È insindacabile che per ottenere il pass per Londra abbia speso molte energie e quindi un po’ più di freschezza gli sarebbe stata utile. Ma anche ammettendo la stanchezza, li avete visti gli altri? Non mi sembra che i Djokovic, i Federer e i Nadal brillino per forma fisica: l’hanno sentita anche loro la stagione. Siamo a fine anno, nessuno può essere nelle condizioni fisiche di gennaio”.

Nessun allarmismo tuttavia per la Davis che si avvicina e di cui Matteo sarà auspicabilmente uno dei protagonisti e dei trascinatori per la squadra italiana, capitanata proprio da Barazzutti. “Le energie si trovano partita dopo partita. Berrettini lo aspetto a Madrid, dove potremo chiacchierare con calma e abbozzare un’analisi. Qui a Londra ci siamo solo salutati velocemente. Dico solo che mi auguro che vinca contro Thiem, così potrà migliorare me e Panatta che strappammo solo un set“.

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