Next Gen Finals: Sinner senza limiti, è il primo italiano in finale a Milano (sabato alle 21)

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Next Gen Finals: Sinner senza limiti, è il primo italiano in finale a Milano (sabato alle 21)

Il pubblico dell’Allianz Cloud impazzisce per Jannik che rimonta un set a Kecmanovic e affronterà de Minaur nella miglior finale possibile

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

dalla nostra inviata a Milano

[8/WC] J. Sinner b. [5] M. Kecmanovic 2-4 4-1 4-2 4-2

Jannik Sinner batte in semifinale Miomir Kecmanovic e la tensione in un’Allianz Cloud tutta esaurita. Agli ingressi addirittura si incrociavano bagarini pronti a rivendere i biglietti con un sovrapprezzo di pochi euro. Milano ha ormai adottato Jannik Sinner, 18 anni da San Candido in Val Pusteria. Jannik da bambino, come da tradizione dei luoghi che l’hanno visto nascere, aveva iniziato con lo sci – potete addirittura vederlo qui! – per passare poi a 13 anni al tennis. Fu proprio un suo conterraneo, Massimo Sartori, a notarlo e a portarlo all’accademia di Riccardo Piatti in Liguria. Il resto ormai è una storia che l’Italia tutta sta imparando a conoscere.

 

LA PARTITA – Alle ore 21.00 di un venerdì sera meneghino Jannik scende sul campo di quello che fu il Palalido per sfidare il serbo, classe ’99, Miomir Kecmanovic, numero 60 della classifica ATP. È la prima volta che le due giovani promesse incrociano le racchette. Miomir si è qualificato come secondo del girone A, avendo perso la sfida con Alex de Minaur. L’Allianz Cloud esplode all’ingresso di Sinner. Jannik parte concentrato con un turno al servizio assolutamente perfetto, ma già nel terzo gioco sembra smarrire un po’ di sicurezza. Kecmanovic approfitta di due errori di rovescio di Jannik per piazzare il primo break dell’incontro e con un solido turno in battuta lo conferma volando sul 3 – 1.

Jannik continua a commettere molti errori e regala a Miomir tre set point. Sinner annulla il primo con coraggio al termine di un lungo scambio. Jannik sceglie poi di scendere a rete per cancellare anche la seconda possibilità di Kecmanovic di prendersi il parziale; Sul deciding-point Miomir, incalzato dal rovescio di Sinner, sbaglia un dritto e fa tirare un sospiro di sollievo a Jannik e a tutta l’arena. Kecmanovic però non intende rischiare oltre e con un ottimo turno al servizio si prende il parziale. La percentuale di servizio di Sinner è decisamente più bassa rispetto alle scorse giornate (53 % sulla prima nel parziale).

Il pubblico continua a sostenere Sinner in avvio di secondo set, accompagnando ogni punto con applausi scroscianti e ogni errore dell’altoatesino con battiti di mani ritmati, per sostenerlo. Jannik per la prima volta in questa settimana sembra sentire la pressione e si limita a palleggiare, senza cercare di angolare i colpi. Nel quarto game però Sinner ritrova all’improvviso la lucidità e con essa il suo gioco: alla seconda occasione utile piazza il break, urlando tutta la sua gioia e stringendo il pugno in direzione del proprio angolo. Il successivo turno al servizio di Jannik è un crescendo di entusiasmo che esplode sull’ace con il quale Sinner si prende il parziale 4 giochi a 1. Tra i tricolori e gli striscioni in italiano, ne spunta uno scritto in tedesco, lingua che Jannik parla abitualmente in famiglia.

Kecmanovic subisce il contraccolpo del set appena perso e cede il servizio a zero in avvio di terzo. Sinner però non è in serata al servizio e si trova a fronteggiare ben quattro break point, sui quali lotta e recupera fino a ribaltare la situazione e ad allungare 2 giochi a zero. Nel game successivo si permette persino di ricamare sul campo il punto più creativo del suo torneo, uno slice di dritto vincente che lascia attonito il serbo ed entusiasma il pubblico.

L’Allianz Cloud ora è follemente innamorata di Jannik. Sinner torna a servire come ci aveva abituato nel girone di qualificazione (oltre i 200 km/h) e vola 3-1 senza più soffrire. Kecmanovic risponde con un turno in battuta altrettanto solido e rapido. Il sesto game non è per deboli di cuore: Sinner sente la tensione e si trova subito a rincorrere 0-30, si aggrappa al servizio e al dritto per arrivare a giocarsi il parziale in un deciding-point che fa tremare il palazzetto. La mano di Jannik però non trema: con un servizio vincente Sinner si prende il gioco e il set.

Il quarto set inizia sul filo dell’equilibrio, ma ha il suo culmine nel terzo gioco quando Sinner conquista due palle break. Kecmanovic annulla la prima, ma nulla può sulla seconda quando Jannik scende a rete e con un tocco di classe infinita si prende un punto e un break che hanno il sapore della vittoria. Gli spettatori ne sono consapevoli e l’emozione all’interno del palazzetto è ora alle stelle. Sinner tiene il servizio senza problemi. Kecmanovic annulla con coraggio ben tre match point a Jannik nel corso del quinto game, aggrappandosi alla battuta. Sinner non si scompone, torna in panchina e si prepara a servire per volare in finale. Jannik ora ha fretta, in un minuto vola 40-0 e chiude ancora con una discesa a rete che manda Milano e il suo pubblico in paradiso.

De Minaur è un demone a Milano, seconda finale consecutiva
Il tabellone completo del torneo

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I dubbi di Nadal: “Zverev ha giocato meglio, zero scuse. Non so se giocherò la Davis”

LONDRA – Lo spagnolo concede i meriti al suo avversario con grande sportività: “Spesso nella mia carriera ho terminato partite in condizioni molto difficili, ma non oggi”

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Rafael Nadal esce del campo - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

In una sala delle conferenze stampa mai così affollata, si presenta un Nadal molto chiaro: ”Oggi non c’è molto da dire. Il mio avversario ha giocato meglio. Non cerco nessuna scusa in merito ai miei problemi agli addominali. Ho servito senza problemi, l’unica attenuante che mi concedo è che non mi sono potuto allenare bene nell’ultimo periodo per via degli addominali. Ma non c’entra nulla con la sconfitta di oggi. Spesso nella mia carriera ho terminato la stagione in condizioni molto difficili ma non quest’anno. Le ginocchia sono state un grande problema, questo degli addominali non è niente al confronto”.

La sala stampa era ricolma perché si pensava dopo il match anche alla possibilità di un ritiro di Rafa. Dopo queste frasi tutto sembrava risolto senza sorprese, ma arriva la domanda che riapre il mistero. “Quest’anno tra il format del Masters e la nuova Coppa Davis, ci sono molti più match alla fine della stagione. Pensi di poter giocare potenzialmente fino a sette match da qui alla fine della Davis? Sette match di singolare e forse dei doppi…?”, gli viene chiesto. Rafa rimane quasi interdetto, immobile e senza sapere cosa dire: “Non lo so”.

Seguono secondi di silenzio che sembrano un’eternità. Poi riparte, molto abbattuto ma altrettanto lucido. “Non posso darvi una risposta chiara su questo”. Ancora una manciata di secondi di silenzio tombale. “Lo spero, se sarà così bene, altrimenti lo accetteremo. La mia determinazione è fuori discussione“. Rafa è provato e l’unica cosa evidente è che non ha chiaro il da farsi. Continuare qui con poche speranze o rinunciare a vincere il Masters per la nuova Davis?

La fine della conferenza stampa assume in apparenza contorni buffi, ma rivela lo stato d’animo tutt’altro che sereno di Nadal. Il direttore Scanagatta cambia focus: Ti sei appena sposato con Xisca, come capita un po’ a tutti ciò porta a distrarsi prima, durante e dopo il matrimonio. Credi che la tua vita da tennista sia stata in qualche modo un po’ diversa nelle ultime settimane?”.

“Sono davvero sorpreso. Sto con Xisca da 15 anni. Me lo stai chiedendo seriamente? Non importa molto se metti un anello al dito della tua compagna o no. Almeno nella mia vita, sono una persona molto normale. Forse per te è stato così, da quanto sei sposato?”, chiede un piccato Nadal. “30 anni quest’anno” risponde Ubaldo. Rafa piazza la stoccata “E prima? Forse non eri molto sicuro di farlo. Ecco perché me lo chiedi”. Risate generali, richieste di passare all’intervista in spagnolo, ma la risposta acida e quasi vendicativa perché ritenuta inutile tradisce tutta la delusione di Rafa per questo match e per cosa farà dopo.

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ATP Finals: il campione in carica Zverev punisce un Nadal a mezzo servizio

LONDRA – Lo spagnolo non può contrastare lo strapotere di Sascha, che nella ‘sua’ 02 Arena ritrova il miglior tennis e un grande servizio. Prima vittoria contro Nadal

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Alexander Zverev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

[7] A. Zverev b. [1] R. Nadal 6-2 6-4

Il match clou della prima giornata del gruppo Agassi tra Rafa Nadal e Alexander Zverev si conclude con la sorpresa più grande di un’edizione delle Finals già partite con un Federer sconfitto in due set e Tsitsipas vincitore su Medvedev. Quando alle 8,13 pm di Greenwich (il cui meridiano è a un tiro di schioppo da qui) parte il match nessuno, ma proprio nessuno, poteva aspettarsi un Nadal schiantato da chi aveva sempre battuto nei cinque precedenti, due dei quali sul veloce. Soprattutto, era difficile immaginare uno Zverev reduce da una stagione orrenda presentarsi qui in formato monstre, molto simile a quello che annientò Djokovic nella finale dell’anno scorso. Il servizio del ventiduenne di Amburgo è stato devastante, con la prima sopra le 140 miglia orarie (circa 220 km l’ora) e la seconda molto solida le poche volte che è stata chiamata in causa.

Il primo set non ha avuto storia perché di contro Nadal è apparso molto pigro nei movimenti e soprattutto falloso prima col rovescio e nella seconda parte del set col dritto. Dopo 40 minuti Sascha era già avanti 6-2 2-0 e Rafa era impotente di fronte alle sapienza e all’efficacia esecutiva del serve & volley di Zverev. Dopo l’orgoglio del campione di Parigi e New York ha permesso al pubblico di vedere un match vero, ma non è stato sufficiente per evitare la netta sconfitta, complice un dritto disastroso. Il match si è chiuso senza che Rafa vedesse lo straccio di una palla break.

 

Dopo un’ora e 24 minuti Nadal lasciava il campo raccogliendo l’applauso del pubblico, meritato per la voglia di non rassegnarsi a un destino scritto. Non sembrava da escludere che la scarsa mobilità di Rafa e la caterva di errori fossero figli anche del problema agli addominali che l’ha costretto al ritiro a Bercy, ma lo spagnolo in conferenza dichiarerà di non aver sentito particolare dolore.

Rafael Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

IL CALVARIO DI RAFA – I primi game vedono un Nadal troppo deficitario col rovescio, che si spegne spesso a rete. Non pare nulla di che, una semplice uscita dai blocchi tipica di chi è al rientro con più di 30 primavere sulle spalle. Non lo è, perché il campione di New York nel quinto gioco ha un brutto passaggio a vuoto, altri due errori col rovescio e poi due col dritto, cui ricorre per sopperire all’altro fondamentale, ma con risultati pessimi (una palla lunga e un dritto a sventaglio che termina malamente in rete). Ci si aspetta una reazione, invece prosegue il dominio di Zverev, che non concede più nessun gioco e dopo 34 minuti è avanti 6-2. Il motivo non è legato solo alla bassa mobilità e alla pigrizia di Rafa (su una palla raggiunta a metà campo si abbassa troppo lentamente per farle passare la rete), ma a uno Zverev dal servizio monstre, prima al fulmicotone e dannatamente costante, seconda solida ma poco necessaria. Aggiungete un dritto molto ben centrato e l’esito non è più così sorprendente.

L’apertura di secondo set lo è di più, perché che il ventiduenne di Amburgo senta l’odore del sangue è prevedibile, ma che venga a rete per azzannare la preda da 19 Major con tempismo e implacabilità d’esecuzione degne di Stefan Edberg lo è molto meno. Si rilassi il lettore medio, il paragone è limitato solo a questo game, non c’è bisogno dell’ambulanza per chi scrive. Nadal, sotto di un set e di un break quasi senza aver tempo di accorgersene, sale 0-30 dopo un doppio fallo di Zverev, che reagisce prontamente ma basta per rivitalizzare un po’ Rafa, che per la prima volta quando risponde trascina ai vantaggi l’avversario.

Più avanti, sul 3-1 per il detentore del titolo e servizio Nadal, il pubblico assiste finalmente a un grande game, caratterizzato da capovolgimenti di fronte sia nel punteggio sia nello sviluppo degli scambi. Qui arriva il punto del match, un susseguirsi di colpi e recuperi favolosi, con Zverev infine trafitto a rete da un rovescio giocato dal campione di Parigi e New York quasi da terra, in lungo linea a rientrare proprio all’incrocio delle righe. Nadal si carica e davanti allo Zverev molto simile a quello che sconfisse nettamente Djokovic nella finale dell’anno scorso annulla una palla break con la complicità del nastro e offre alcuni vincenti dal fondo di grande valore. Il pubblico si esalta, ma il campione di Ginevra, qualificatosi per le Finals solo a Bercy, non trema e chiude con grande autorità al primo match point. Mercoledì sfiderà Tsitsipas in sessione serale (21 italiane) mentre Nadal affronterà Medvedev in apertura di programma per non lasciare mestamente le Finals. Non sarà affatto una partita banale, perché si tratterà della riedizione della finale della Rogers Cup 2019 ma soprattutto dello US Open, quando il russo e lo spagnolo hanno battagliato per quasi cinque ore.

Alexander Zverev e Rafael Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi

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Il ballo dei debuttanti va a Tsitsipas: Medvedev inizia le Finals con una sconfitta

LONDRA – Il greco, nettamente più propositivo, batte il russo per la prima volta dopo cinque sconfitte di fila. Sarà lui a sfidare il vincente di Nadal-Zverev

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

[6] S. Tsitsipas b. [4] D. Medvedev 7-6(5) 6-4

Stefanos Tsitsipas supera contro pronostico un buon Medvedev, seppure non il migliore visto fin qua. L’equilibrio in campo è stato totale, prova ne siano i soli 4 punti in più per il vincitore (77 a 73), che ha meritato per non essersi mai scoraggiato di fronte alle 3 palle break annullate dal russo mentre Tsitsipas non ne ha concessa nessuna. L’unico break del match è arrivato alla fine del secondo set, premiando la tenacia del primo greco alle Finals. Il n.6 del mondo ha fortemente voluto questa vittoria, ottenuta dopo cinque sconfitte su 5 precedenti, l’ultimo a Shanghai un mese fa. Tsitsipas ha infatti sempre condotto il match, ma nonostante un gioco propositivo, diverse discese a rete e punti superbi, per superare la disarmante resistenza del finalista di New York ha dovuto ricorrere agli straordinari. Primo set portato a casa al tie-break con una volèe fenomenale di dritto sulla riga e secondo con la complicità di un clamoroso errore di valutazione di Daniil, che sul 5 pari 40 pari ha battezzato fuori la risposta del greco, per poi cedere sulla successiva palla break. La differenza l’ha fatta forse anche quel quid di motivazione in più che Stefanos aveva dopo la querelle a distanza nelle interviste. Tsitsipas aveva definito noioso il gioco di Daniil a Shanghai, e ieri il gaglioffo russo a Eurosport aveva risposto che oggi avrebbe provocato Stefanos ad ogni opportunità.

 

La cornice di pubblico è sempre adeguata all’evento, i pochi posti vuoti sono quelli dei quattro spicchi negli angoli, a un’altezza sufficiente per giustificare un alto prezzo del biglietto, ma evidentemente non abbastanza per prendersi un lunedì pomeriggio di ferie e sostenere la spesa a meno che non si sia tifosi di Medvedev o Tsitsipas.

IL PRIMO SET – Il match si apre, come prevedibile, all’insegna dell’equilibrio. Il campione di Shanghai commette qualche errore di troppo ma sopperisce con i suoi marchi di fabbrica, grande mobilità e ritmo contenuto per poi esplodere accelerazioni tanto improvvise quanto letali. Tsitsipas però offre una buona resistenza sul suo rovescio e offre le giocate stilisticamente più belle, tra cui palla corta da metà campo ben mascherata in contropiede. Soprattutto usa con oculatezza il serve&volley, offrendo volèe in corsa di rovescio di pregevole fattura. C’è spazio per una palla break per il greco sull’1-0 30-40, ma una traiettoria profonda del russo non lo trova abbastanza reattivo. Sul 5-4 Tsitsipas, Medevedev si ritrova sul 15-30 al servizio, ma il finalista di New York non fa una piega; serve come deve e il tie-break diventa la naturale conclusione del primo set.

Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Sembra davvero migliorato in solidità Stefanos, che si prende subito un mini-break di vantaggio. Poi gioca uno scambio in apnea, un braccio di ferro di dritto dove fa tutto benissimo, compreso il cambio di diagonale per rompere la resistenza del muro russo, ma finisce comunque per perdere il punto. In situazioni simili c’è davvero di che scoraggiarsi: Daniil non mostra evidenti punti deboli, la solidità dei fondamentali è disarmante. Il giustiziere di Federer in Australia però non si scoraggia e arriva col pubblico a favore sul 5 pari, giocando davvero un gran tennis. Dopo un primo set così ben giocato, se il n.6 del mondo perde questo tie-break non si capisce come possa non crollare di fronte al fabbro che gioca come un Dio. Dall’Olimpo, Zeus s’insospettisce, si guarda intorno e vede che Efesto, fabbro degli Dei, non si vede da un po’ e riconosce nel russo proprio il vecchio collega. Inaccettabile, così chiama a rapporto Ermes, messaggero dai piedi alati (Mercurio per i romani, così in FIT nessuno ha problemi), e lo spedisce all’O2 Arena. Il punto del 5 pari è magnifico e la conclusione in demivolèe di dritto sulla riga, prodigio atletico e tecnico, certifica quanto sopra riportato. L’equilibrio è rotto, il muro di Efesto perforato, 6-5 e servizio Tsitsipas, combinazione servizio e dritto e primo set per il figlio di Apostolos.

EPILOGO – Nel secondo set Omero non cambia trama. Il match prosegue allo stesso modo, il semifinalista di Shanghai mantiene un livello altissimo, così come chi l’ha estromesso dal 1000 asiatico, che ha già ri-cementato il buco di prima e sul 3 pari fronteggia un’altra palla break come fosse un punto qualunque. Servizio e dritto che centra l’incrocio delle righe, altra soluzione vincente e ace per il 4-3. Ora la partita è splendida, nel gioco successivo Daniil si ritrova sotto 15-30, rimonta ancora fino al 40-30 ma il miglior Tsitsipas mostra la stessa solidità mentale dell’avversario e con un eccellente schema d’attacco indovina una volèe in controtempo di rovescio che lascia di sale il traditore dell’Olimpo. 4 pari 40 pari. Qui accade l’imponderabile. Medvedev giudica fuori la risposta dell’avversario e Stefanos ha un’altra palla break, che non fallisce. Un gioco più tardi completa l’opera con una discesa a rete che sancisce un grande successo dopo 1 ora e 41 minuti di grande partita. Stretta di mano freddina, di sicuro Daniil non avrà gradito perdere il suo match d’esordio nel tornei dei Maestri… e perderlo proprio contro Tsitsipas, che diventa così il primo greco a vincere un match alle Finals.

Pubblico, bandiera greca – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi

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