Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

 

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Evans ha il vento in poppa, a Dubai sfiderà Tsitsipas in semifinale

La prima semifinale opporrà il britannico, che ha sorpreso Rublev ed entrerà in Top 30 per la prima volta, al secondo favorito del torneo, che ha battuto Struff in volata

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Dan Evans - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Il vento l’ha fatta da padrone anche oggi in quel di Dubai, premiando chi si è saputo adattare meglio. Vediamo come sono andati i primi due quarti di finale, che hanno promosso l’atteso Stefanos Tsitsipas (finalista in carica) e il meno atteso Dan Evans.

D. Evans b. [6] A. Rublev 6-2 7-6 (9)

Le emozioni di sicuro non mancano quando Dan Evans scende in campo, come si è visto oggi nel successo su Andrey Rublev, ottenuto in due ore e 12 minuti vendicando la sconfitta del mese scorso ad Adelaide.

 

Reduce da due match durissimi contro Fognini ed Herbert, l’aspettativa era che il britannico avesse bisogno di colpire subito per non trovarsi coinvolto in un’altra maratona. In realtà solo il primo dei due assunti si è rivelato corretto: Evans ha colpito subito, concretizzando la terza chance avuta nel primo gioco, ed è scappato sul 4-1 pesante da cui Rublev non è riuscito a rientrare.Ammirevole il piano tattico dell’una volta tracagnotto albionico, il cui riadattamento tattico post-ban ricorda un po’ quello di Mardy Fish all’inizio dello scorso decennio – nato come giocatore di rete, Evans si è costruito un gioco difensivo di prim’ordine, l’apparente passività della sua posizione in campo compensata dalla straordinaria consistenza del suo back e dalla sua bravura nel cambiare lungolinea, e non è che si sia dimenticato come chiudere nei pressi del net, tutt’altro.

Il vento ha chiaramente determinato l’alto numero di break di questa settimana, influenzando per prima cosa il lancio di palla, e Rublev è forse il giocatore che ne ha fatto più le spese. Fra i giocatori di vertice, il russo è quello che perde più velocità fra prima e seconda, risultando perciò dipendente da alte percentuali con la prima, che non sono arrivate – solo 58% di prime in campo nel primo set, con un magro 57% di punti realizzati, 50 e 64 nel secondo.

Più di tutto, però, è stato lo zero su sei nelle palle break a condannarlo nel primo parziale (problema già avuto ieri con Krajinovic), in cui si è trovato immediatamente con le spalle al muro, implicitamente rendendo molto più pesante ogni eventuale chance avuta e sprecata. Furioso, e spesso coinvolto in una sticomitia con sé stesso, il russo ha dato la sensazione di poterla ribaltare all’inizio del secondo, quando ha salvato tre palle break immediate per poi passare nel quarto gioco, iniziando a muovere l’avversario, costretto a colpire tanti dritti in corsa.

Invece, Evans ha ritrovato le gambe, e ha iniziato a spingere lo slice per prendersi il punto a rete (19 discese nel secondo contro le 10 del primo), completando il capolavoro tattico che l’ha portato a servire per il match sul 5-4. Proprio al momento di chiudere, però, Evans si è irrigidito, commettendo un doppio fallo e un gratuito di dritto che hanno offerto due palle break a un avversario che era parso rassegnato alla sconfitta, trascinando il set al tie-break.

Come successo ieri con Herbert, Evans ha sfruttato il vento per spingere un’altalena di emozioni: si è portato avanti 3-1 con un altro punto di grande acume, chiamando l’avversario avanti due volte per poi passarlo con un rovescio lungolinea:

5/17 a rete per il russo, che però ha continuato il forcing da fondo recuperando immediatamente. L’equilibrio si è rotto con un doppio fallo esiziale del britannico sul 5-5, ma Rublev ha sotterrato il set point in rete in maniera desolante, ed Evans non si è fatto pregare, attaccando la seconda successiva a rete per salire a match point. Rublev è stato molto bravo, però, e ha giocato uno scambio attentissimo in cui Evans non ha mai potuto spingere. Il britannico è salito di nuovo a match point con uno slice lungolinea che ha sorpreso il russo, ancora bravo a salvarsi nello scambio. Un altro contropiede gliene ha dato un terzo sul 10-9, e stavolta il passante di Rublev è finito lungo, dandogli il più importante risultato della carriera a livello 500.

Ho fatto un casino sui match point, soprattutto quando ho servito per il match“, ha detto, sempre candido. “Sembra un clichè, ma alla fine conta rimanere lì con la testa e resistere, perché sapevo che le chance sarebbero arrivate. La calma e la freddezza sono gli aspetti di cui sono più contento al momento“.

Ho ancora benzina, è per questo che mi alleno, per durare cinque match in questo tipo di tornei“, ha risposto alla domanda su quanto i lunghi match giocati finora l’abbiano prosciugato. “Sarò pronto per domani“. In questo momento Evans salirebbe al N.27 delle classifiche mondiali, una rinascita incredibile per un giocatore soggetto a una squalifica per abuso di sostanze illegali – il parallelo con il fresco ritiro di Sharapova non può che sovvenire, con i dovuti distinguo. Per il tipo di gioco che ha è difficile che possa salire ancora molto, ma non può che far piacere vedere un giocatore che non solo possiede una grande varietà, ma anche una garra insospettabile.

Dan Evans – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

[2] S. Tsitsipas b. J.-L. Struff 4-6 6-4 6-4

Decisamente diverso ma persino più combattutto il match fra due giocatori con un servizio molto più pesante quali il finalista 2019, Stefanos Tsitsipas, e Jan-Lennard Struff, con il greco che ha prevalso in due ore e 22 minuti, pareggiando gli scontri diretti sul 2-2.

La prima opportunità l’ha avuta proprio il teutonico (spesso vincente nel braccio di ferro), nel quinto game, ma una buona prima al centro di Tsitsipas gli ha fatto scentrare la risposta. Il greco è calato con la prima, però, scendendo dall’oltre 80% di inizio match al 59, concedendo lo 0-40 nel decimo gioco, tre set point. La tds N.2 ha salvato le prime due chance, ma sulla terza Struff ha spinto alla grande, esibendosi in due parate a rete che hanno portato l’avversario a steccare il passante in controbalzo, consegnandogli il parziale.

Tsitsipas non è certo tipo da uscire dal match, ed è passato subito nel secondo, dettando sapientemente e giocando sul tennis erratico del tedesco e crescendo con il rovescio, con cui è riuscito ad opporsi con più vigore alle prime e alle botte semi-piatte dell’avversario. La lentezza del campo ha continuato a favorire il peso di Struff, che si è procurato la palla del contro-break nel quarto gioco, fallita mettendo largo un dritto su una palla bassa. Nel quinto gioco ha steccato un dritto che avrebbe di fatto chiuso il set, rischiando di pagarlo quando Struff si è portato 15-40 nel momento in cui stava servendo per il set. Il servizio l’ha però cavato d’impaccio, permettendogli di andare al terzo.

Il set decisivo si è aperto come il precedente, con due palle break Tsitsipas, ma stavolta Struff si è salvato, grazie anche a un avversario un po’ incerto sugli appoggi, tenendo la battuta dopo due ulteriori chance avute dal greco e divenendo ancora più aggressivo. Al momento del dunque, però, Tsitsipas ha messo i pattini rimontando da 40-0 sotto nel nono game, procurandosi la palla per servire per il match con due recuperi clamorosi. Un’altra stecca l’ha inizialmente fermato, ma una risposta profonda ha nuovamente aperto la strada, e stavolta Struff ha regalato, mettendo lungo un dritto che ha chiuso la partita.

Stefanos Tsitsipas – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

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Djokovic scherza con Khachanov a Dubai, resterà N.1

Terza passeggiata di salute per il serbo, che chiude di nuovo in un’ora. Rimarrà in vetta per almeno due settimane, ma potrebbero diventare due mesi

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Novak Djokovic non sembra accorgersi del crescente livello degli avversari, stendendo la tds N.7 Karen Khachanov per 6-2 6-2 in un’ora e sette minuti, portando il totale speso in campo a tre ore e sei, meno della finale di Melbourne.

La buona notizia per il serbo, aldilà di una condizione scintillante, è che questa vittoria gli permette di rimanere in vetta al ranking per le prossime due settimane a prescindere dal risultato di Nadal ad Acapulco – Nole difende pochissimi punti (appena 315) fino a Madrid, ed è quindi probabile che resti davanti per almeno i prossimi due mesi, superando Pete Sampras e avvicinando le 310 settimane di Federer.

Khachanov l’aveva notoriamente battuto in finale a Bercy nel 2018, ma questo match è somigliato di più al loro recente confronto in Davis, vinto facilmente da Nole – i confronti diretti sono sul 3-1 ora.

 

Nole ha sofferto pochissimo, prendendo le misure all’avversario come un boa fin dall’inizio, e ha breakkato a zero nel quarto gioco, quando Khachanov ha sbagliato tutto lo sbagliabile prima di essere trafitto da una risposta vincente di dritto:

Il russo non è quasi mai riuscito a rispondere, perdendo i primi otto punti sulla prima dell’avversario, e ha ceduto nuovamente la battuta mostrando tutti i suoi limiti di mobilità e rapidità di braccio – anche una striscia di 14 punti di fila per Nole durante il parziale. Gli va dato comunque merito per aver avuto un sussulto d’orgoglio sul 5-1, quando ha salvato set point su una brutta smorzata e per la prima volta è riuscito a dominare gli scambi, cancellando uno dei due break. Djokovic non si è scomposto, e ha subito chiuso il parziale, vincendo il 60% di punti sulla prima dell’avversario.

Nuovo set ma stessa storia: immediata opportunità per Djokovic su un dritto in rete del russo, che è riuscito a reggere in quella situazione ma ha continuato ad arrancare sui drop shot di Djokovic, mai infastidito dalla pressione dell’avversario e pronto a chiudere lo scambio a piacimento. L’ennesima smorzata, al termine di uno scambio da 20 colpi, gli ha dato lo 0-40 nel terzo gioco, subito sfruttato con un pallonetto non controllato da Khachanov. Ecco la palla corta:

Il match si è concluso rapidamente, se mai è iniziato. Khachanov ha mostrato simpatia quando ha esultato su un raro punto fatto su una palla corta del serbo, ma ha concesso un altro break che ha chiuso la partita senza colpo ferire.

Mi sento bene e sto giocando bene, amo giocare in notturna“, ha detto Nole. “Mi piace giocare qui, l’ho sempre detto. Anche se sono concentrato non vuol dire che non mi diverta, la competizione è sempre qualcosa che mi dà piacere. Non sono sempre calmo in campo, ma la capacità di focalizzarmi sui colpi e l’esperienza di anni sul tour sicuramente mi aiutano a non perdere il controllo“.

Il suo prossimo avversario sarà il vincente del derby Gasquet-Monfils, contro i quali ha uno score totale di 29-1, perciò è presumibile che possa guardare con ottimismo al match di domani, anche perché quando sta così non ci sono partite per cui non possa farlo.

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Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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