Fra due anni le Finals torneranno in Europa. Ma la Brexit non c’entra

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Fra due anni le Finals torneranno in Europa. Ma la Brexit non c’entra

Dietro le quinte del Masters ATP all’O2 Arena di Londra, più vicino agli US Open che a Wimbledon. Un paradosso che Torino non potrà permettersi

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O2 Arena - Londra, ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
 

Il penultimo evento che ancora abbiamo negli occhi di questo 2019 sono state le ATP Finals di Londra, per noi impreziosite da Matteo Berrettini, primo italiano di sempre a vincere un match nel torneo dei Maestri, seppur nell’ultima inutile sfida tra lui, già sicuro di tornare a casa, e Dominic Thiem, certo di passare il Gruppo Borg da primo. Intanto l’ha fatto e si è messo dietro Panatta e Barazzutti, non proprio due di passaggio nella storia tennistica azzurra. Il 2020 sancirà il commiato di Londra come città ospitante l’evento, dopo 12 anni di onoratissimo servizio. Dal 2021 sarà Torino a ospitare le ATP Finals e noi non potremmo essere più felici, ma certo l’eredità di Londra sarà molto pesante. Come ha detto fin troppo chiaramente lo stesso Berrettini, a proposito di che cosa la città dei Savoia possa offrire di più rispetto alla capitale britannica, “non vedo in cosa si possa fare meglio”.

Non proiettiamoci subito però al Pala Alpitur di Torino, certamente all’altezza di un grande evento (ha ospitato a settembre 2018 i Mondiali di volley) ma con ancora tutto da dimostrare per il torneo più importante del tennis dopo i quattro Slam. Qui vogliamo cercare di trasmettervi l’atmosfera, il fascino e tutto quanto abbiamo provato da inviati, appassionati e spettatori a Londra, provare a darvi un’idea più precisa di quella percepita dalla TV così da valutare se valga o meno la pena programmare la trasferta all’ultima occasione, il prossimo novembre, per poter raccontare, “io le ho viste le Finals all’O2 Arena di Londra”. Intanto, che differenza c’è con gli Slam, dentro ma anche fuori dai loro cancelli

VERDE E NOBILTÀ ATTORNO A ROLAND GARROS E WIMBLEDON

Chi ama seguire i grandi tornei dal vivo, sa che questi sono ubicati in quartieri più o meno periferici della grande metropoli che li ospita, in una zona dove fuori dall’impianto può trovare le ambientazioni più disparate. A Wimbledon e a Parigi, uscendo fuori dai cancelli dei Championships e del Roland Garros si è immersi nel verde.

Nella capitale francese il grande parco di Bois de Boulogne assicura il meglio che ci si può aspettare da una grande oasi verde metropolitana, non solo in termini di quiete o possibilità di fare jogging ma soprattutto dal punto di vista naturalistico, tra laghetti ed esemplari floreali di grande pregio. Strettamente collegate con il torneo, le Serre d’Auteuil s’incontrano a metà del lungo viale alberato che dalla metro di Porte d’Auteuil conduce all’ingresso del Roland Garros, collocate argutamente per invogliare lo spettatore che si appresta a vivere una giornata di grande tennis a spendere ulteriore denaro per non rimpiangere una visita così suggestiva. Magari in una mattinata piovosa o molto umida, che risalta il verde attorno a noi facendoci per qualche istante dimenticare l’ansia per le partite che vengono riprogrammate più tardi, senza la certezza che il tempo migliori.

Fuori dai cancelli di Church Road, ci si può perdere molto piacevolmente tra le vie di uno dei quartieri più ricchi di Londra, a sud ovest del centro città, immersi nel verde dei parchi e ammirando le eleganti abitazioni mono o bifamiliari in mattoni rossi a facciavista, con un giardino perfettamente tagliato e le classiche finestre bianche a ghigliottina. Quelle che in zone ben più centrali sarebbero annerite dallo smog mentre qui sembrano richiamare il candore degli abiti del tennis d’un tempo, quello dei gesti bianchi, delle volée ricamate e dell’aristocrazia scomparsa prima di morire di dolore nel vedere Wimbledon profanato da cultori del tennis dal fondo e da un’erba che nella seconda settimana diventa terba o erba rossa…

Siamo nel quartire di Richmond, che se da Wimbledon continuiamo a percorrere in direzione opposta a Piccadilly, Soho e Trafalgar Square ci conduce fino a un altro grande tempio degli sport inventati dagli inglesi, lo stadio di Twickenham, teatro dei match della nazionale inglese di rugby. Il Wembley della palla ovale, per intenderci. Non è casuale la relativa vicinanza tra Wimbledon e Twickenham: i due massimi palcoscenici di due tra gli sport inizialmente più elitari e rigorosamente dilettantistici, che hanno aperto al professionismo moltissimi anni dopo la loro nascita, situati in una delle zone più facoltose della capitale inglese.  

LE FIERE PAESANE ESTIVE E INVERNALI DI NEW YORK E GREENWICH

E queste Finals londinesi, che cosa offrono al di fuori del mastodontico telone che copre e racchiude l’O2 Arena? Che cosa si può ammirare, visitare o gustare appena lasciato il torneo? Niente. O meglio, niente nelle immediate vicinanze. Si arriva all’ex Millenium Dome (struttura inaugurata nel 2000 con un investimento monstre e inizialmente rivelatasi un gigantesco flop, prima di essere riportata a nuova vita con l’arrivo del gigante delle telecomunicazioni che dà l’attuale nome all’impianto) o in autobus o in metro. Con la tube, si prende la Jubilee Line e si scende a North Greenwich. Salendo dalle scale mobili, si voltano le spalle e dopo pochi passi si sbuca in un piazzale con qualche bar e alcuni ristoranti, prima di accedere all’O2 Arena.

Fuori, se non fosse per l’avvento dei tifosi, avremmo un senso di vuoto, quasi di desolazione e voglia disperata di tornare in metropolitana, per riconquistare la Londra sfarzosa e alla moda di Oxford e Regent Street o quella molto più vicina, viva e autentica di Shoreditch, a due passi da Westminster e tra i pub limitrofi al Borough market, autentico portale alimentare alle specialità tipiche delle città e delle contee rurali d’Inghilterra, con formaggi ovini e carni di ogni tipo, riscaldandosi con un sidro o un intruglio analcolico a base di mela e spezie. Il torneo dei Maestri, infatti, è collocato in una zona del tutto anonima, non lontana da Canary Wharf, centro della nuova Londra finanziaria, molto più simile a Wall Street che alla vecchia City, coi suoi grattacieli dalle bande informative con scritte elettroniche rosse sul valore di azioni e obbligazioni e i suoi palazzi algidi e austeri, tanto ordinati e imponenti quanto privi di anima (come il business del resto…).

Usciti dall’O2 Arena, però, anziché procedere verso il centro di Londra si può rimanere a sud del Tamigi verso Greenwich e il suo meridiano, visitare il Royal Observatory, sorseggiare una delle pale ale londinesi più gradevoli e attualmente diffuse dentro e fuori il Regno Unito, la Meantime, direttamente nel locale birrificio e anche spingersi oltre per una passeggiata dentro il quartiere di Greenwich, fino a visitare il Museo della Marina Britannica. Per riempire lo stomaco, però, vale la pena rimanere dentro l’O2 Arena a godersi i variegati ristoranti etnici, dal greco di qualità (che faceva affari anche prima dell’avvento di Tsitsipas, ma mai quanto ora) al rodizio brasiliano dalla carne di qualità siderale. Il doppio che precede il singolare per cui si è pagato il biglietto è perfetto per una breve pennica prima di recuperare i riflessi e godersi il match…

NEI MEANDRI DELL’O2 ARENA

Fuori dalla grande sala stampa, per raggiungere lo stanzone delle conferenze stampa si deve scarpinare non poco in un corridoio freddo e curvo che ripercorre la circolarità dello stadio, circondati da alte pareti in muratura a vista che danno l’idea di essere più a New York che a Londra. Una struttura quasi underground, adatta al grande evento di boxe quasi come il Madison Square Garden e in questo simile ai corridoi interni dell’Arthur Ashe Stadium di Flushing Meadows, con le pareti tappezzate dai grandi tennisti del passato. Per molti, moltissimi punti in comune, infatti, il grande torneo che più assomiglia alle ATP Finals di Londra sono gli US Open di New York.

Le analogie “strutturali” si riscontrano anche nell’accesso ai posti della tribuna stampa, che si dividono tra Lower Seats e Upper Seats, rispettivamente al primo e al quarto piano dello stadio. Dalla sala stampa situata al piano terra si raggiungono con un ascensore che porta a un largo anello di passaggio dove di fianco e di fronte alle porte di accesso allo stadio si susseguono stand di bevande, cibo e abbigliamento sportivo. Come agli US Open il passaggio dal proprio desk di lavoro alla tribuna stampa richiede lo slalom tra i tifosi, coprendo una distanza minore ma nei tempi identica, perché qui l’ascensore è più lento della preparazione al servizio di Rafa Nadal. Si tratta infatti dello stesso elevatore impiegato dagli addetti ai carretti di snack, bibite e pop-corn formato grande o gigantesco in linea col tennis dal vivo in stile cinema (spettatori al buio, giocatori sotto i riflettori) e col cinema in stile USA (pop-corn, snack e bevande maxi, prezzi maxi).

Il cronista trafelato, già attardatosi a leggere e appuntare sul notebook alcune statistiche sul match – sapendo già che difficilmente riuscirà a riportarle nel pezzo, impegnato a seguire gli scambi, segnarsi i punti e immaginare le righe di sintesi da consegnare appena dopo la fine del match – preferisce allora smettere di aspettare il lift Godot e ricorrere alle scale, che riducono l’ansia ma aumentano la sete. Così, se tra penna, block-notes e pc non ha con sé la borraccia griffata ATP Finals, il ricorso alla bottiglietta di coca cola costa quattro sanguinose sterline, pena pecuniaria efficace per organizzarsi meglio alla prossima cronaca. Destino vuole che si tratti del big match tra Roger Federer e Novak Djokovic, quando si dice presentarsi al momento giusto nell’occasione migliore… se non fosse che il cronista di cui sopra ha al collo un accredito destinato alle Upper Seats.

Per una sfida tra Roger e Nole alle Finals anche la più dolce e permissiva hostess assume la rigidità di Margaret Thatcher, spedendo al quarto piano chi scrive e i suoi ammenicoli. Dove la visuale è del tutto soddisfacente ma è ben altra cosa rispetto al primo livello. Anche se da una posizione così alta e ripida sembra quasi di vedere addensarsi e abbattersi come un temporale i fischi e gli ululati verso la nemesi serba del paladino Federer. Anche se tra il servizio e la fine dello scambio ritorna il silenzio (quasi) come a Wimbledon, prima e dopo i 25 km che separano Wimbledon dall’O2 Arena sembrano più lunghi dei 5700 tra Londra e New York. Dove l’odore persistente di hot dog e patatine fritte, la musica costante e a palla, il via vai di persone dalle magliette colorate in afose giornate assolate fanno di Flushing Meadows una “fiera paesana” (per copiare la definizione che ne diede Rino Tommasi, in contrapposizione alla “chiesa” di Wimbledon).

L’O2 Arena è analogamente una sorta di luna park al coperto di un grande centro commerciale, che per le dimensioni e l’assenza di riscaldamento tra una struttura e l’altra non dà, almeno in novembre, un senso di claustrofobia come invece hanno avvertito diversi colleghi italiani, non entusiasti di passare al chiuso intere giornate di tennis. Tra questi un sempre brillante Stefano Meloccaro. Almeno nel suo caso, siamo tentati di ricondurre questa sensazione a una sorta di rifiuto per un torneo di fine anno dalla formula mai digerita da chi è professionalmente e tennisticamente rinotommasiano, al punto da delegare al proprio inconscio il compito di mascherare l’acerrimo nemico del Grande Tennis – una formula che non elimina chi perde – con un grosso e opprimente telone che copre il torneo dei Maestri, sia dentro che fuori dal campo.

DA LONDRA A TORINO…

Uscendo da questa psicanalisi da… fiera paesana (appunto!), la sfida per chi organizza un evento sportivo di questa portata è avere un ritorno economico a fronte di un investimento enorme. Londra ha saputo accontentare per dodici anni le costose richieste dell’ATP, proprietaria del torneo, anche grazie a un impianto polivalente e collaudato, sede di concerti ed eventi sportivi come i titoli mondiali di boxe, il basket NBA e gare delle Olimpiadi del 2012, facendo leva su un modello commerciale più americano che europeo.

Torino dovrà necessariamente percorrere una strada diversa. Per attrarre il mondo del tennis a casa sua, non potrà permettersi di separare l’offerta turistica della città da quella tennistica dell’evento. I numeri di Londra si potranno avvicinare se le Finals italiane sapranno portare i segni distintivi di Torino all’interno di Piazza d’Armi e del Pala Alpitour. L’automobile, le Alpi, il cinema, la cioccolata e perfino gli agnolotti dovranno essere desiderati anche tra un set e l’altro di Djokovic-Thiem, altrimenti del Masters di tennis in Italia non rimarrà nulla, a parte un enorme debito.  

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ATP

Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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