Per il Mago Ubaldo nel 2020 Tsitsipas top 3, Federer out dai top 5, Serena 0 Slam, Sinner come Djokovic

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Per il Mago Ubaldo nel 2020 Tsitsipas top 3, Federer out dai top 5, Serena 0 Slam, Sinner come Djokovic

Un anno fa azzeccò 24 profezie su 30. Fognini torna top 10, Berrettini… I 5 top men&women e Binaghi

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Cari amici, il Mago Ubaldo non tradisce se stesso, le tradizioni, voi lettori. E ogni anno si ripresenta come nuovo a predire quel che avverrà… nell’anno che viene.

Ma prima, al contrario di tanti maghi vigliacchi, rende noto un bilancio sulle previsioni dell’anno precedente che qui potrete rileggere se proprio non vi fidaste o semplicemente voleste rileggerle. Lo ha fatto anche a fine 2018 per un bilancio assai positivo, ma anche a fine 2017 quando invece ne aveva indovinate pochissime, perché Federer e Nadal non si erano limitati a prendere in contropiede i loro avversari, ma anche il Mago.

Quante ne ha azzeccate Mago Ubaldo sulle 30 profezie del 2019? Beh, tanto per cominciare tutte le prime 11! Trovo che sia clamoroso! Non mi era mai successo.  E non erano così facili. Verificate please. Previsioni di cui essere orgogliosi. Anche perché sono state 24 su 30, un record imbattibile che stupirebbe perfino l’uomo dei record Roger Federer. Che poi qualcuna delle 24 possa scricchiolare un po’ ci sta, sennò che mago sarebbe? I maghi hanno sempre venduto bene la loro merce, o no?

 

In sintesi, nelle prime 11, il Mago aveva previsto: che Roger avrebbe scollinato quota 100, vinto Halle e Basilea, fatto semifinale in un grande torneo sulla terra rossa (Roland Garros…) e che non avrebbe vinto nessun Slam. Soprattutto non gli sarebbe riuscito se avesse trovato Djokovic in finale (ouff qui il Mago ha rischiato parecchio, ora qualcuno dei fan di Roger  dirà che ha gufato…!).

Sempre fra le prime 11 previsioni azzeccata quella (questa sì, abbastanza facile) di Djokovic che avrebbe superato quota 75 tornei vinti. Azzeccata anche quella di Nadal campione per la dodicesima volta al Roland Garros. Direte che era facile… però non è che quest’anno sia stato così irresistibile sulla terra rossa come negli anni passati: ha perso a Montecarlo (Fognini lo ricorda bene), a Barcellona e a Madrid. E giuste, purtroppo e non sapete quanto mi dispiaccia averle azzeccate anche le pessimistiche previsioni su Murray e del Potro, supersfigati anche nel 2019.

Proseguo con le previsioni indovinate: la 13, la 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 25, 26 27, 29, 30. Totale azzeccate 24 su 30. Mi inorgoglisce particolarmente la 17 che prevedeva la vittoria di Osaka all’Australian Open: non ha quasi vinto altro…e comunque non altri Slam. Avevo scritto: “Potrebbe già avvenire a Melbourne e il Mago andrebbe in brodo di giuggiole. Certo non accadrà a Parigi”)

Ipse dixit. Beh, il Divino Otelma deve francamente cominciare a preoccuparsi. Anche la 29 non è stata così scontata. Parlando dei Next-Gen e dei dubbi di Fognini sui troppo “pompati” giovani il Mago aveva predetto: “Uno dei ragazzotti come minimo raggiungerà una finale di Slam”. Gli hanno dato ragione Medveded all’US Open e, se volessimo considerarlo ancora un Next Gen, Thiem a Parigi.

Quale profezia il Mago ha ciccato più clamorosamente? Direi la n.12 perché se c’era andato vicinissimo col pronosticare Djokovic n.1 a fine anno (ha vinto 2 Slam, gli è mancato un soffio) escludendo le chance di Nadal – anche qui il Mago si è un po’ incartato – aveva previsto una buona annata di Zverev e invece quella del tedesco è stata quasi disastrosa, anche se si è ripreso nel finale grazie alla Cina (Pechino e Shanghai), alla Laver Cup come immagine e alle semifinali raggiunte alle Finals a Londra (per qualificarsi per le quali però è stato in bilico fino a Bercy).

Rafael Nadal con il trofeo del numero 1 – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

E poi – anche questa a metà – ho ciccato la n.24 perché aveva previsto un grande comeback di Serena Williams e …insomma Serena ha perso due finali di Slam da favorita, con Halep a Wimbledon e ancor più contro la sorprendente Andreescu a New York, ma non ha centrato lo Slam n.24 lasciando a Margaret Court il suo record. Secondo me, ed è naturalmente un parere assolutamente soggettivo, il Mago è stato bravo anche in questa occasione: due finali di Slam per Serena, che ha meritato per la terza volta in 10 anni l’Award per la donna simbolo dello sport dell’anno, valgono quasi come uno Slam vinto, suvvia! Il quasi è d’obbligo, poiché parliamo sempre di Serena.

Ma ora il Mago, montatosi la testa come un ragazzino ai primi vaticini, passa a sbagliare allegramente quelle del 2020.

  1. Federer non perderà più partite con il match point a favore.
  2. Il 2019 con due vittorie per Nadal e due per Djokovic sarà l’ultimo dominato così da due dei Fab Four.
  3. Nel 2020 almeno un NextGen vincerà uno Slam, non escludo che siano due. Anzi.
  4. Tsitsipas si inserirà fra i primi 3 giocatori del mondo. È lui il più probabile candidato a una vittoria NextGen in uno Slam
  5. Nadal non risponderà più male a Scanagatta che starà molto più attento nel porre le sue domande in modo da non essere equivocato
  6. Però però…Zverev potrebbe fare male – per l’indigestione di esibizioni con Federer e una preparazione fisica che non ha potuto essere quella più appropriata – sia a Melbourne sia a Parigi. In tal caso come farà il direttore di Ubitennis a ricordare a Rafa che lui aveva detto: “Potrai dire che non capisco nulla di tennis se Zverev non avrà vinto uno Slam nei prossimi 2 anni”. Scanagatta rischia un incidente diplomatico.
  7. Scanagatta si ingegnerà per fare rispondere a Djokovic un altro “not too bad”
  8. Il nuovo network aussie che produrrà l’Australian Open, Channel 9, non si lascerà sfuggire l’occasione di intervistare il direttore di Ubitennis, dopo che i suoi siparietti con i i Fab 3 sono diventati virali.
  9. Scanagatta e Fognini, incredibile dictu, faranno la pace.
  10. Scanagatta e Binaghi continueranno a non farla. E Binaghi a volgere lo sguardo altrove quando Scanagatta gli farà anche le domande più gentili.
  11. Gli altri consiglieri FIT non si azzarderanno a mostrarsi affabili con Scanagatta, nel timore di una scomunica del grande Capo, l’unico che conta.
  12. La sindaca Appendino si aggrapperà disperatamente alle finali ATP per risollevare le sorti di una città, Torino, che a seguito dell’abbandono della FIAT non sta vivendo un periodo troppo felice
  13. Andrea Gaudenzi neo-chairman ATP negherà di aver mai pensato davvero a ridurre la conclusione dei set ai 4 game. Diventerà anche lui, da schietto che era, un politico che si barcamena. È il destino di tutti. Corteggerà i potenti e dimenticherà di avere avuto rapporti per tanti anni con quelli che non contano, cioè i giornalisti che l’hanno visto nascere tennisticamente in nome… del protocollo
  14. Binaghi annuncerà che nel 2021 le NextGen Atp Finals traslocheranno a Torino, precedendo quelle… vere.
  15. Jannik Sinner proseguirà nella sua escalation nel ranking mondiale con gli stessi passi che fece Novak Djokovic a 19 anni. Novak, classe 1987, da diciottenne aveva chiuso il 2005 a n.83 (quindi 5 posti dietro Sinner, n.78 a fine 2019) per poi terminare il 2006 al n.16, il 2007 a n.3. Vinse il primo Slam nel 2008 in Australia. Jannik può chiudere il 2020 a n.16. Quel che accadrà nel 2021 …il Mago ve lo dirà fra un anno.
  16. Berrettini farà fatica a confermarsi n.8. Il calcolo delle probabilità, dopo che per 41 anni nessun italiano ce l’aveva fatta a qualificarsi per le finali ATP, è contro di lui. Però non si dovranno aspettare altri 41 anni. E poi è più importante che Matteo ci riesca nel 2021, l’anno di Torino quando Federer difficilmente sarà ancora in ballo, e chissà se lo sarà Nadal. Gli anni passano per tutti. Restare top 10 sarebbe già un bel successo. Al suo posto firmerei.
  17. Fognini tornerà fra i primi 10 del mondo nei primi mesi del 2020. Fino a Montecarlo. Poi ne uscirà (si tocchi pure nelle parti basse).
  18. Benito Perez Barbadillo, il manager di Rafa Nadal, diventerà meno maligno e imparerà ad apprezzare le persone per quello che sono, senza pregiudizi.
  19. Lorenzo Sonego tornerà fra i top 50 anche se non potrà fare il bis di Antalya.
  20. Musetti e Zeppieri si avvicineranno ai top 100. Fra i 120 e i 150?
  21. Serena Williams non riuscirà a vincere uno Slam e eguagliare Margaret Court. Il Mago Ubaldo se l’è legata al dito per essere stato tradito da lei nel corso di due finali Slam dopo che l’aveva pronosticata vittoriosa in almeno una prova.
  22. Coco Gauff soffrirà il peso della pressione di chi deve confermarsi una stella nei primi sei mesi del 2020, ma poi risalirà alla ribalta.
  23. Andreescu e Osaka giocheranno da avversarie una finale d’uno Slam
  24. A Musetti toccherà una wild card alle prossime finali Atp Next Gen e il il Tc Sporting Club Milano 3 non sarà contento perché il suo torneo di “quali” che punta a offrire una wild card a chi lo vince ne sarà parzialmente danneggiato come è successo nel 2019 con l’ammissione diretta di Sinner alle finali (peraltro…come si faceva a non dargliela?).
  25. Il campionato di serie A maschile vedrà protagoniste le squadre genovesi, Park e Tc, e il Selva Alta.
  26. Il TC Country Time Club, con il suo attivissimo direttore Oliviero Palma, farà una disperata corte a Maria Sharapova perché vada a giocare il Ladies Open di metà luglio, ma la Venere siberiana insisterà nel chiedere la luna e non se ne farà di nulla, anche se lei rispetto ad altre star non andrà comunque a Tokyo.
  27. Il giocatore che entrerà per la prima volta tra i top 10 sarà Denis Shapovalov.
  28. Il giocatore dei top20 che deluderà sarà David Goffin
  29. Il giocatore che risorgerà dalle ceneri sarà Nick Kyrgios
  30. Due conferme: Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas
  31. I comeback dell’anno: Chung e/o del Potro.
  32. Le delusioni: Zverev e/o Federer
  33. I top 5 uomini saranno Djokovic, Tsitsipas, Medvedev, Nadal e Thiem
  34. Le 5 top donne saranno: Andreescu, Osaka, Barty, Halep, Bencic.
  35. I comeback: Muguruza e/o Stephens
  36. La tennista che risorgerà dopo un difficile finale di stagione: Amanda Anisimova
  37. Le delusioni: Serena Williams e/o Pliskova
  38. La top 20 che deluderà: Angie Kerber
  39. Per il tennis femminile italiano sarà un anno nero, Faremo fatica, se la Giorgi non recupera dai suoi guai, senza nessuna top 100
  40. Per il tennis maschile italiano sarà un altro anno d’oro. Potremmo chiuderlo con 3 top 20.
Alexander Zverev e Roger Federer – Laver Cup 2019 (via Twitter, @LaverCup)

P.S. La previsione n.32 è destinata a suscitare un vespaio. Il mago Ubaldo lo sa bene, ma è sprezzante del pericolo e augura un felice 2020 a tutti.

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WTA Toronto: una nervosa e discontinua Halep rimonta Pegula, in finale andrà a caccia del 24°titolo

Simona Halep torna in finale al Canada Open dopo quattro anni, cercherà il primo titolo a Toronto nella sua 18esima finale ‘1000’

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Simona Halep – WTA Toronto 2022 (foto Gyles Dias via Twitter @NBOtoronto

[15] S. Halep b. [7] J. Pegula 2-6 6-3 6-4

Nella psicologia sportiva si utilizza spesso l’espressione nikefobia, termine di origine greca composto dalle parole nike e phobos, che significano rispettivamente vittoria e paura. Quindi unendo i due sostantivi in un unico concetto, ecco venire fuori quella sindrome che comunemente affligge gli atleti: ‘la paura di vincere’. Ebbene questo principio legato alla mentalità nello sport, è stato il vero leitmotiv della prima semifinale di scena a Toronto del National Bank Open presented by Rogers. Un match che ha visto prevalere la tds n. 15 Simona Halep sulla n. 7 del tabellone Jessica Pegula, in rimonta per 2-6 6-3 6-4 dopo 2h14, nel quale ci sono stati ben 11 game decisi ai vantaggi, di cui 5 nel terzo set (4 nei primi quattro giochi).

Ma soprattutto, ogni qualvolta si aveva la sensazione che una delle due protagoniste avesse sferrato il colpo decisivo, puntualmente l’altra riusciva a trovare energie inattese e a ribaltare l’inerzia. Basti pensare che l’americana ha avuto l’opportunità per salire sul 3-1 e servizio nella frazione finale, ritrovandosi invece sotto 4-2, o ancora non ha sfruttato due palle break in apertura di secondo parziale. Questa costante instabilità, che ha condizionato l’intero match, ha reso nervose le due giocatrici: specialmente Halep, quasi mai vista così su di giri, chiedere per credere alla sua povera racchetta. Alla fine l’esperienza ha fornito quello spunto in più alla rumena, complice una Pegula spentasi dopo una prima parte di gara dominata, con una performance in risposta e di dritto così opposta al resto della sfida difficilmente riverificabile. Tuttavia per Simona in ottica finale, c’è da registrare la seconda si servizio: 10 doppi falli, molti nei momenti più caldi, e solo il 44% di punti vinti.

 

L’ex n. 1 contro la vincente di Pliskova/Haddad Maia, andrà a caccia del 24°titolo in carriera, il nono a livello di categoria ‘1000’, nei quali quella di domani sarà la diciottesima finale in assoluto. Ritorna invece nell’ultimo atto del Canada Open dopo quattro anni, vittoria nel 2018 a Montreal su Stephens, e cercherà il terzo titolo – trionfò sempre nel Quebec e sempre contro un’americana, Keys, nel 2016 -. A Toronto vanta come miglior risultato, l’atto conclusivo del 2015 dove perse da Bencic; per la rumena è la seconda finale stagionale dopo il successo ad inizio anno a Melbourne su Kudermetova.

IL MATCH – Inizio da incubo per Halep, che nel primo game della partita commette due doppi falli da destra e più in generale vede la propria prima di servizio latitare parecchio: in un gioco da 8 punti per cinque volte la rumena è costretta a dover ripiegare sulla seconda. Dal canto suo ha invece tutt’altra partenza Pegula, che facendo leva sull’evidenti difficoltà dell’avversaria con il fondamentale d’inizio gioco ha un approccio alla sfida dirompente, attraverso una sistematica pressione imposta alla n. 7 del mondo mediante una favolosa risposta di dritto.

Jessica oltre a prendere immediatamente il controllo del punto, con queste ribattute eseguite in grande anticipo, dimostra fin da subito l’intenzione di variare maggiormente il gioco per evitare d’infilarsi negli scambi di resistenza e solidità da fondo, dove chiaramente l’ex n. 1 del ranking avrebbe vita sin troppo facile: così la statunitense modifica costantemente altezza e traiettoria delle proprie esecuzioni, alternando rovesci in top spin molto carici, con parabole abbastanza spinte, a quelli tagliati per fornire palle più basse e insidiose a Simo. Le straordinarie capacità difensive della tds n. 15 del tabellone, le permettono di salvarsi nel primo gioco del match annullando una palla break, che fa capire appieno la prospettiva del duello: una battaglia su ogni singolo quindici.

Anche se, nel terzo game ritornano i problemi in battuta per la due volte campionessa Slam: questa volta la prima opportunità è fatale all’allieva di Mouratoglou, con la 28enne di Buffalo che ancora supportata da una stratosferica abilità nell’anticipare la risposta di dritto – straordinaria da vedere quando riesce a mettere i piedi in campo – breakka e sale 2-1. Jes è brillantissima, nonostante ciò nel game successivo perde un po’ le misure del campo dalla parte del dritto, fino a quel momento scintillante, e Halep non si fa pregare arrampicandosi sul 15-40. A questo punto, tuttavia, i ruoli si scambiano ed è Pegula ad entrare in versione muro di gomma: la giocatrice a stelle e strisce risale la china frantumando anche una terza opportunità di contro-break ai vantaggi.

La 30enne di Costanza è stranamente nervosa, ed inevitabilmente i suoi nervi cedono all’intemperie dell’adrenalina e della rabbia dopo aver visto le chance per rimettersi in scia, sfumare via inesorabilmente. Inoltre continuano a materializzarsi enormi grattacapi per la due volte campionessa del torneo, a causa di un servizio totalmente fragile, soprattutto sulla seconda Simona è veramente in perenne agonia. Non è un caso infatti che la n. 15 WTA sia autrice di doppi falli a ripetizione, che mandano Pegula addirittura avanti sul 4-1 pesante con il secondo break sigillato a 0.

Con il set ormai compromesso, Halep perde pienamente le staffe scaraventando ripetutamente la racchetta sul campo. La n. 1 del tennis femminile d’oltreoceano sta semplicemente fornendo una prestazione perfetta, condita anche da una strabiliante verticalizzazione del gioco che la porta a mostrare tutte le sue eccezionali doti al volo nei pressi della rete. E così dopo 35 minuti, nei quali la regina di Wimbledon 2019 riesce appena in tempo a conquistare il suo secondo turno di servizio, l’americana vince 6-2 il parziale inaugurale.

L’inizio del secondo set sembrerebbe ripercorrere le stesse orme dell’avvio di gara, con l’attuale top 10 in campo a guadagnarsi immediatamente due possibilità per l’allungo, anche nella seconda frazione. Ma come accaduto in precedenza – ad inizio partita – Halep rimonta dal 15-40 e va sul 1-0 con un ace, perché il cuore di una campionessa non muore mai. Ecco che però arriva puntuale il momento di rottura rispetto all’andamento del set d’apertura, in questa circostanza la rumena fa subito sentire sulle spalle di Jes il peso delle occasioni mancate: la 30enne di Costanza trova finalmente profondità nei colpi, ma anche maggiore penetrazione a livello di timing, e può perciò centrare il primo break della sua partita.

Questo strappo, in verità, da inizio ad un frangente della sfida dove la qualità della contesa cala vistosamente: si susseguono infatti altri due break consecutivi con Simona che prima restituisce e poi si riprende il vantaggio. Tanti errori la fanno da padrona in questo momento, ma in particolar modo crescono e non poco quelli di Pegula, la quale gioca due turni di fila in battuta completamente disastrosi. Ebbene, dopo 31 minuti di secondo set, l’inerzia si è totalmente invertita ed è bastato un attimo per far sì che Halep volasse sul 4-1. Simo ora dovrebbe piazzare l’accelerata decisiva facendo fruttare i gratuiti della newyorkese, prima che l’americana si riprenda dal torpore nel quale si è imbrigliata dopo aver dominato il primo set; la rumena arriverebbe pure a due punti dal doppio break – in termini di punteggio sarebbe valso il 5-1 – ma manca di killer instinct.

Perciò è costretta a fronteggiare quattro break point nel settimo game, che avrebbero rimesso nuovamente tutto in discussione, ma per sua fortuna dopo 14 punti un po’ per demeriti della n. 7, un po’ per la propria forza di volontà di non mollare mai; la 30enne di Costanza mantiene la testa del set. Si giunge dunque al momento della verità, e pur tormentata dal 5 doppio errore della sua partita, Halep non si scompone e rimanda il verdetto al terzo (6-3 in 45 minuti).

I colpi della n. 15 adesso sono incisivi, ha ritrovato quella sua consueta forza nel palleggio prolungato da fondo: ora Pegula non riesce più a sfondare, a differenza del primo parziale dove era la rumena a dover fare gli straordinari per vincere un punto. E difatti la rottura della 28enne di Buffalo prosegue anche in apertura del set decisivo, l’ex n. 1 è in assoluto controllo gestendo alla perfezione ogni singolo quindici tra soluzioni piatte e colpi più lavorati.

Jessica capisce allora che deve provare a compiere il forcing finale, altrimenti l’avversaria non sarebbe più raggiungibile, e ritorna così a scompaginare i piani rumeni attraverso la smorzata. Ma il problema di Simona continua a riscontrare le proprie radici nella seconda di servizio, altri due doppi falli forniscono sul piatto d’argento, alla settima forza del seeding, il contro-break. Addirittura potrebbe verificarsi il terzo strappo in altrettanti game nel set, ma la possibilità di nuovo allungo rumeno si frantuma, così come rischia di fare la stessa fine la racchetta di Simona. Oramai siamo entrati nella fase ‘psicodramma’, la costanza negativa torna a far visita – 8 doppio fallo – ad Halep, che è vittima di un passaggio a vuoto: va sotto 0-40, ma Pegula spreca le tre occasioni più anche una quarta ai vantaggi, per via di un dritto sopito dalla sindrome della paura di vincere.

Potevamo essere 3-1 per l’americana, ed invece Jessica dopo le chance gettate al vento per la prima volta vede i propri nervi perdere di lucidità: parziale di 10 punti a 1 per la n. 15, con l’ennesimo ribaltamento del match che certifica il 4-2 in favore di Halep. Jessica ormai ha smarrito completamente l’impatto con palla e concede il doppio break, ma se pensate che siamo vicini alla conclusione vi sbagliate di grosso; Simona non ha il giusto cinismo e si fa recuperare uno dei due break. Tuttavia si procura due match point nel nono game, ma la racchetta dell’ex n. 1 percossa svariate volte sul terreno fa capire come ambedue non vengano sfruttati. L’ultima risorsa per Halep è rifugiarsi sotto l’asciugamano, estraniamento dalla realtà che porta i suoi frutti: il secondo tentativo di servire per il match è quello buono, il terzo match ball pone fine ad un terzo set a dir poco thriller.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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Flash

Eugenie Bouchard stavolta torna davvero: è in tabellone al WTA 125 di Vancouver

La tennista canadese riparte grazie a una wild card: sfiderà Hartono dopo un lungo periodo di assenza dai campi

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Eugenie Bouchard torna in campo. Stavolta per davvero, a meno di sorprese mai da escludere. La canadese, 28 anni, è nel tabellone del WTA 125 in programma a Vancouver, Canada, a partire dal 15 agosto.

Sarà l’olandese Arianne Hartono l’avversaria di Genie nel suo primo match dal 17 marzo 2021, quando a Monterrey perse contro Lin Zhu; nel giugno seguente, la ventottenne canadese ha subìto un intervento alla spalla destra e poi c’è stata una riabilitazione andata per le lunghe più del previsto. Il rientro ai tornei era in un primo momento previsto per Wimbledon, ma l’assenza di punti in palio ha convinto Bouchard a rinunciarvi. 

Bouchard, che al top della forma – era il 2014 – raggiunse semifinale ad Australian Open e Roland Garros e finale a Wimbledon, tenta ora una lunga risalita. A 28 anni Genie ha ancora il tempo per ricominciare da capo. Servirà una grande costanza nel lavoro perché il percorso è di quelli durissimi: vedremo se la star canadese riuscirà nel suo intento. 

 

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ATP

ATP Montreal, Casper Ruud e la passeggiata contro Auger-Aliassime: “Un giorno perfetto in ufficio”

Il norvegese commenta la mattanza rifilata al canadese e si proietta alla semifinale contro Hurkacz: “Lui sa come si vince un Masters 1000”

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Casper Ruud – ATP Montreal 2022 (foto via Twitter @OBNmontreal)

L’inaspettato e deludente (soprattutto per il pubblico di casa) 6-2 6-1 con cui Casper Ruud ha liquidato Felix Auger-Aliassime ha richiesto solo mezzora in meno rispetto al 7-6 6-7 6-1 di Hurkacz su Kyrgios: c’è stata più lotta di quanto dica il punteggio tra il fantasmino e FAA oppure Kyrgios andava così di fretta tra un punto e l’altro che il tempo effettivo dei suoi turni di battuta quasi eguagliava quello complessivo? La seconda è piuttosto vera e non c’è dubbio che, a proposito della prima, in conferenza stampa il vincitore spiegherà che non è stato così facile. Non c’è dubbio, abbiamo azzardato, sia perché è quello che si dice di solito in questi casi, sia perché Casper lo aveva anticipato nell’intervista sul campo. Andiamo allora a controllare se è davvero così e cos’altro ha raccontato l’unica delle prime quattro teste di serie rimasta in piedi dopo il primo match e che quest’oggi giocherà la semifinale, contro Hurkacz, sul cemento canadese: in una parola, anzi tre, il terraiolo Ruud.

Domanda: Sembravi molto a tuo agio oggi in campo. Com’è stato per te?

Casper Ruud: “Non è stato così agevole come la gente potrebbe pensare. Tutto è più o meno girato a mio favore: chiamate vicino alla riga, scambi lunghi. Questo certo aiuta contro un grande giocatore come Felix. Sapevo di dover mettere in campo il mio tennis migliore per avere una possibilità di batterlo. L’ho fatto e pure qualcosa in più. Un giorno perfetto in ufficio.”

 

D. Sentivi che era la tempesta perfetta per te perché Felix faticava a colpire e tu hai sfoderato alcuni colpi spettacolari?

CR: “Non sono partito alla grande, Felix sì. Per fortuna, sono stato in grado di capovolgere la situazione. Siamo tutti d’accordo, abbiamo visto Felix giocare meglio di quanto abbia fatto oggi. Faceva diversi errori qua e là. Allo stesso tempo, io gli facevo colpire parecchie palle in più. Io recuperavo palle rispedendole con buona profondità. Dev’essere stato piuttosto complicato per lui trovare vincenti o punti facili contro di me. Quello era l’obiettivo, fargli giocare tanti punti e funzionava. Da parte mia, sono stato capace di piazzare il dritto dove volevo, trovare dei vincenti. E ho anche servito bene. Felix sa giocare meglio, ma io ho messo in atto il mio piano. Ho fatto un buon lavoro.”

D. Una bella vittoria su un grande tennista, con il pubblico a favore. Come rimani concentrato sapendo che la folla tiferà per quell’altro?

CR: “A volte, la notte prima mi piace visualizzare me stesso nel match che devo giocare. Ieri notte, mi vedevo sul centrale, proprio nel momento in cui entravamo in campo, quando sai che Felix riceverà un’ovazione. Se finisco con il perdere scambi tirati o punti spettacolari, impazziranno per lui. Mi piace farlo perchè così in quei momenti ci sono già passato, almeno nella mia testa. Credo sia un modo per gestire luoghi o incontri speciali come oggi. Per fortuna, sono riuscito a giocare così bene che il pubblico non ha avuto forse modo di tifare come avrebbe voluto. Suona un po’ crudele, ma…”

D. Cosa ti aspetti dal match contro Hubert? Ha battuto Nick che era in striscia vincente.

CR. “Sarà difficile. Hubert è sempre pericoloso, su ogni superficie, specialmente sul duro. Ha vinto Miami, sa come vincere un Masters 1000. È di nuovo in semifinale e sembra al meglio, ha giocato molto bene contro un avversario tosto. Lo conosco bene, è un tipo a posto. Spero che riusciremo a mettere in campo una bella semifinale sabato.”

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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