Il Mago Ubaldo (da Melbourne): 30 profezie per il 2019, senza paura

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Il Mago Ubaldo (da Melbourne): 30 profezie per il 2019, senza paura

MELBOURNE – Federer farà un exploit sulla terra rossa. Nadal… esiste la duodecima? Djokovic dominatore ma deve temere Zverev più di tutti. Serena Slam 24 e 25. Fognini, Giorgi, Cecchinato: ce n’è per tutti

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Il mago Ubaldo vorrebbe tanto ripetere i successi previsionali ottenuti nel 2018 e far passare nel dimenticatoio gli insuccessi previsionali del 2017. I maghi più furbi son quelli che non si sbilanciano, che rischiano poco. Ma mago Ubaldo invece la pensa come il suo grande maestro Rino Tommasi: “I pronostici, le previsioni, li sbagliano solo coloro che li azzardano”.

1. Se dicessi che nel 2019 Roger Federer vincerà il suo torneo n.100 beh… forse non farei un grande sforzo. Anche se a 37 anni e mezzo per vincere quei tornei cui Roger si iscrive – e non sono gli ATP 250 – non è poi così banale. Intanto affermo che al numero 100 ci arriverà.

2. Come ultima briscola, se proprio tutto gli dovesse andare storto prima, c’è sempre il torneo di casa, quello di Basilea, dove se sta bene Roger è sempre il favorito. Lo ha vinto 9 volte e non l’ha giocato sempre.

 

3. Ma io dico che già il titolo erboso di Halle – sarebbe il decimo – difficilmente gli sfuggirà. A meno che Zverev non si diverta a mettergli il bastone fra le ruote.

4. Ma Roger vincerà ancora uno Slam? Roger può riuscirci solo se qualcuno gli butta fuori Djokovic prima della finale.

5. Repetita iuvant: in finale contro Djokovic, il mago Ubaldo non vede lo svizzero vittorioso. E Toni Nadal è d’accordo… anche se Roger dovesse giocare contro Rafa, ma… zio Toni è un po’ di parte.

6. Meglio affrontare Djokovic in una finale a Wimbledon che a Melbourne, secondo il Mago.

7. Vedo Federer con la voglia matta – ma è matto davvero? – di misurarsi sulla terra rossa. Non so chi glielo faccia fare. Ma magari a Montecarlo oppure a Roma, soprattutto se Nadal continuasse ad avere i suoi problemi fisici, potrebbe anche scappar fuori il grande exploit. Il grande exploit significa vincere il torneo? No, direi di no. Ma già raggiungere una semifinale o una finale appagherebbe l’ego di Roger, che rifiuta l’idea di essere così usurato da non poter far bella figura anche sulla terra battuta dove in fondo è nato e cresciuto (e ha sviluppato quella tecnica che forse su altre superfici non gli sarebbe venuta così naturale). I 37 anni di Roger sembrano pesar meno che i 32 di Rafa.

8. Nadal vincerà il 12mo Roland Garros? Solo se ci arriverà senza infortuni alle spalle. Comunque arriverà a raggiungere le 950 vittorie – è fermo a 918… 32 le vince di sicuro (e lui tocchi ferro) – e se non saranno 12 al Roland Garros lo saranno a Barcellona o a Montecarlo. Nella mia sfera di cristallo a sfuggire sono solo gli infortuni. Comunque superando 950 avrà scavalcato Vilas, 948, e sarà alle spalle di Lendl, terzo. Un interrogativo cui neppure il Mago sa rispondere: se la Decima di Rafa a Parigi diventò celebre, come si dice in spagnolo la Dodicesima?

9. Djokovic vincerà sicuramente almeno 3 tornei – questo lo dice anche il nipotino del Mago perché in 10 anni degli ultimi 12 ha sempre supererà quel muretto – e quindi supererà anche il muraglione dei 75 titoli. Per arrivare a 100 però sarà dura. Impossibile quest’anno ma anche nei prossimi. Roger può stare tranquillo.

[Le righe qui sotto erano state scritte subito dopo il sorteggio dell’Australian Open; che il Mago Ubaldo non sia un mago serio lo dimostra il fatto che… non aveva proprio previsto l’intervista in cui Murray annunciava il probabile ritiro! Peggio di così il nostro Mago non poteva cominciare]

10. Il povero Andy Murray, già parecchio sfigato fin dal sorteggio dell’Australian Open – mica c’erano tanti avversari più in forma di Bautista Agut – purtroppo avrà vita dura, durissima. Al di là dei problemi fisici che, ribadisco, non riesco a scrutare, ci sono anche quelli psicologici che lo spingeranno a imprecare ad ogni partita che si sia messa male. Non lo vedo capace di tornare su tra i top-ten… ma chi avrebbe detto che Djokovic sarebbe risorto quand’era sceso a n.22? Andy ha vinto 45 tornei in carriera. O va a giocare tornei piccoli piccoli oppure a 50 non ci arriva. Nel 2018 ha vinto solo 7 partite! Infatti è n.257 del mondo. Al miracolo top-ten non credo proprio. Anche se nella mia letterina a Babbo Natale – sì a volte i maghi tornano bambini – ho chiesto proprio quello. Sarebbe top-ten per la decima volta. Lo meriterebbe, sennò nessuno lo inserirà mai più nei Fab Four. Andy sarà rimpianto anche in sala interviste: Roger parla a lungo e in tutte le lingue, ma non può essere il solo a darci dei titoli. Rafa tende a lamentarsi, ma quando lo fa lo fa in modo sbrigativo, due frasi e stop. Nole invece parla tantissimo, ma spesso non dice abbastanza (non voglio dire nulla…).

11. Su Del Potro e gli infortuni mi ripeto. Non so davvero fra lui e Murray chi sia più sfigato. Né chi lo sarà.

12. La lotta per il posto n.1 del ranking sarà ristretta fra Djokovic e Zverev. Non vedo né Federer, già il più vecchio n.1 della storia a 36 anni, né Nadal in grado di ritornare lassù a fine anno. Nei primi sei mesi Djokovic non ha mezza cambiale da pagare. Dopo sì, ma dopo… non è la stagione ideale per Rafa. Semmai potrebbe esserlo per Roger, ma è più facile che “esploda” Zverev. Vedo Boris Becker che annuisce: Boom Boom ne è proprio convinto. Puro sciovinismo? O cerca di… sostituire Lendl? Certo è che prima o poi Zverev dovrà fare punti anche negli Slam, non solo nelle prove ATP. Ma, attenzione, all’età di Zverev Roger Federer non aveva vinto quanto lui. Nadal invece sì (23 tornei tra cui 3 Roland Garros e 9 Masters 1000, n.2 del mondo e due finali a Wimbledon) e Djokovic pure ma con margini più risicati (un torneo in più rispetto a Zverev, 11 a 10, ma già lo Slam australiano del 1998).

13. Fino al 6 maggio Djokovic resterà numero 1. In tal modo sarà stato n.1 per 250 settimane. Nadal è fermo a 196.

14. Mi si appanna la sfera – maledizione! – quando devo capire se Djoker Nole possa a fine anno aver scavalcato le 268 settimane di Connors e le 270 settimane di Lendl. Dipende tutto da… Zverev. Comunque matematicamente irraggiungibili le 286 di Sampras e le 310 di Federer… se ne riparlerà semmai nel 2020.

15. In Croazia si scandalizzano se uno dice che Marin Cilic potrebbe far meglio di Goran Ivanisevic. Più per una questione di personalità, direi, più che altro. Goran era, è unico. Ma negli Slam stanno uno a uno, e Marin ha fatto finali anche fuori di Wimbledon. Quest’anno intanto vincerà almeno 4 tornei e allora uguaglierà i 22 di Goran. E ha vinto anche la Coppa Davis che gli mancava. Vero che Goran è stato n.2 del mondo e Marin mai così in alto.

16. Restando in terra croata Ivo Karlovic ha cominciato alla grande il suo millesimo da quarantenne (li compie il 28 febbraio): già una finale! Connors a 40 nel ’92 non andò oltre una semifinale a San Francisco.

17. Nella letterina di Natale avevo chiesto anche che Naomi Osaka avesse la soddisfazione di vincere un altro Slam senza che la coprissero di fischi. Potrebbe già avvenire a Melbourne e il Mago andrebbe in brodo di giuggiole. Certo non accadrà a Parigi.

18. Dopo quello che è successo nella finale dell’US Open, agli arbitri sarà detto di chiudere un occhio sulla regola più infranta fra tutte: quella della proibizione del coaching. Di certo starà ben attento a non ammonire più nessuno Carlos Ramos (cui il direttore di Ubitennis nel suo commento alla finale dette ragione, pur ritenendolo un tantino pignolo: grazie a quell’articolo verrà premiato il 21 gennaio a Losanna dall’AIPS, fra 1273 giornalisti di 119 Paesi).

19. Si continuerà a invocare l’aria condizionata sotto il nuovo tetto dell’Arthur Ashe Stadium.

20. Così come continuerà la guerra per bande, fra ITF, ATP e Laver Cup: neppure il Mago Otelma, notoriamente più bravo e credibile del Mago Ubaldo, avrebbe mai potuto prevedere che i quattro Slam sarebbero arrivati – dopo anni in cui soltanto l’US Open prevedeva il tiebreak al quinto set – a quattro formati diversi per il quinto set. A Parigi niente tiebreak, a Wimbledon sul 12 pari, a New York come sempre a 6 pari, a Melbourne un tiebreak a 6 pari ma a chi arriva prima a 10, un Supertiebreak insomma. Si deve leggere che… ogni Slam fa come gli pare. Il comitato del Grande Slam, e il suo presidente Bill Babcock, dovrebbe essere esodato come vuole Fornero.

21. La Davis Cup, ribattezzata ironicamente Piqué Cup da un Federer stavolta stranamente non politically correct – non fosse lui l’organizzatore ombra della Laver Cup… – a Madrid desterà la curiosità di molti. Il Mago non esclude che diverta. Anzi. Che poi riesca a prevalere sulla ATP Cup 2020 sembra difficile. Ma se ne riparlerà nel 2020. Io mi aspetto un successo dell’edizione di Madrid, perché le tv ci si butteranno sopra a pesce. Poi magari la Piqué Cup fallirà… (come accadde per la ISL che aveva promesso mari e monti ai proprietari dei Masters 1000 all’inizio del terzo millennio e poi crollò miseramente fra i debiti).

22. Berrettini non potrà continuare ad avere sorteggi sfortunati e a sprecare matchpoint. Si inserirà fra i primi 30.

23. Cecchinato vorrebbe scavalcare Fognini, ma se non cede Fabio, non ce la farà. Credo che, dopo aver firmato accordi contrattuali molto ottimistici, si accontenterebbe di un posto tra i primi 30. E Fabio, dopo aver sognato invano un posto tra i top-ten, si accontenterà di restare tra i top 20 e il n.1 d’Italia. Anche per giocare in Davis, ATP Cup o quel che sarà. Se ha un coach che lo tiene calmo rende il doppio.

24. Al numero 24 la profezia del Mago non può che riguardare Serena Williams. Ogni volta che era lì lì per centrare il 24mo Slam è inciampata. Ma stavolta ce la farà. Ho avvertito personalmente Margaret Court che si mettesse il cuore in pace. D’altra parte anche se non lo ammetterà mai, gli 11 Slam australiani di Margaret inquinano quel record quasi quanto i 109 tornei vinti da Connors… alcuni più che tornei erano barzellette. Non escluderei neppure il 25mo per mamma Serena.

25. Intanto le prime due vittorie di Serena sono state l’aver conquistato… il protected ranking per le tenniste in maternità e una maggiore elasticità riguardo all’abbigliamento (dopo che al Roland Garros si erano scandalizzati per la sua mise da pantera nera).

26. Soltanto Pliskova, vincendo l’Australian Open, consentirebbe di battere il record di 9 vincitrici diverse in 9 Slam consecutivi: ma non vincerà. (il Mago Ubaldo trema, perché Karolina è ancora in gioco…)

27. Il Mago smemorato ha dimenticato, come tutto l’establishment tennistico, che se di eventi a squadre maschili ce ne sono anche troppi, tre che si pestano i piedi, quello che avrebbe avuto più bisogno di un bel lifting è la Fed Cup. In Italia oramai interessa poco, dopo la scomparsa delle quattro “moschettiere”. Ma al resto del mondo del tennis – più che a Giorgi che ne farebbe volentieri a meno – dovrebbe invece stare a cuore. Mah…

28. Ah, Camila Giorgi… ci sono tante ultratrentenni perché lei non riesca a infilarsi fra le top 20. Le manca la continuità? Potrebbe finalmente trovarla, purché anche lei smetta di farsi male ogni piè sospinto.

29. Fognini si era stufato di sentir parlare di Next Gen, e non solo lui – anche il Mago! – però è indubbio che i vari Zverev, Khachanov, Tsitsipas (pur recentemente ridimensionato dal nostro irriducibile trantaquattrenne Seppi), de Minaur, Medvedev, Rublev, stanno facendosi sotto. Se Djokovic ha rimediato tre delle sue quattro sconfitte del secondo semestre 2018 da tre Next Gen, il segnale è significativo. Uno dei ragazzotti come minimo raggiungerà una finale di Slam. E potrebbe pure vincerla.

30. Venus Williams non può continuare a giocare all’infinito. Smetterà alla fine di quest’anno? Per lei come per Federer se non ci fossero state le Olimpiadi del 2020 a Tokyo il Mago avrebbe detto di sì… ma più per Venus che per Roger, perché lui è ancora n.3 del mondo. Lei no.

E ora basta così. Il Mago è sfinito… e voi pure.

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Australian Open: Gauff crolla al terzo, primi quarti Slam per Kenin

Coco combatte ma cede alla distanza. Sofia chiude con un bagel nel set decisivo. Esperienza e solidità fanno la differenza per Kenin: “Ma lei è tanto forte”

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. C. Gauff 6-7(5) 6-3 6-0 (da Melbourne, il nostro inviato)

Aprono il programma di singolare sulla Melbourne Arena la statunitense Sofia Kenin (21 anni, numero 15 WTA, testa di serie 14 qui) e la ragazzina terribile sua connazionale – in effetti, vivono in Florida entrambe – Coco Gauff, 67 WTA ma in grande ascesa, con la top-50 nel mirino a soli 15 anni, che al turno precedente ha realizzato la sorpresa del torneo eliminando la campionessa in carica Naomi Osaka. A dirla tutta, Osaka si è eliminata un po’ da sola, ma Coco è stata bravissima a prendersi i regali dell’avversaria e a concretizzare il risultato con freddezza da veterana.

La prova di oggi contro la solidissima e forte Kenin (semifinali a Toronto e Cincinnati nel 2019, era già arrivata a un ottavo Slam al Roland Garros sempre l’anno scorso con vittoria su Serena Williams, tre titoli WTA, a Hobart, Mallorca e Guangzhou), potrebbe essere proibitiva per Gauff, ma ormai abbiamo imparato tutti a non dare nulla per scontato parlando di lei.

Primo punto in assoluto del match, subito un challenge chiamato a torto (di un pelo) da Gauff, poi un paio di errori provocati dal buon palleggio di Kenin, ed è break in apertura. Sofia tiene la battuta, sale 2-0, Coco si scuote e muove a sua volta il punteggio, 2-1. Kenin gioca solida, non è facile destabilizzarla, da parte sua Gauff mi sembra molto migliorata. Non la vedevo dal vivo e da vicino da qualche mese, l’aspetto tecnico che mi aveva sempre lasciato dubbioso, il dritto troppo spazzolato e poco penetrante, appare decisamente evoluto. Swing più lineare, impatto avanzato, non è ancora una cannonata ma la palla scorre davvero meglio. Il servizio è un’arma importante (arriva già oltre i 190 kmh), il rovescio è il colpo naturale da sempre.

Kenin si rende conto che non basta rimettere, alza i giri del motore e spinge con efficacia, salendo 4-2. Il pubblico intorno a me sembra maggiormente dalla parte di Coco, considerando il battage mediatico – peraltro meritato – di cui gode la cosa è comprensibile. Nell’ottavo game, due gratuiti di troppo di Sofia le costano il contro-break, siamo 4-4. Ora si lotta alla pari, la qualità non è straordinaria, ma c’è tensione agonistica ed equilibrio. Gauff si salva da una palla break pericolosissima (errore Kenin), con un doppio fallo ne concede un’altra, ma è bravissima a cancellarla attaccando la rete, per poi spingere con servizio e dritto e prendersi il 5-4. Mica male ‘sta ragazzina, davvero.

Qualche minuto dopo, in vantaggio 6-5, con un paio di gran pallate ecco una palla break e insieme set-point per lei: ottima Sofia a cancellarla col dritto vincente, si arriva al tie-break. Se le stanno suonando di santa ragione ora, ritmo alto, livello molto buono. Purtroppo per lei, Kenin si incarta in due errori e un brutto doppio fallo, trovandosi sotto 6-2. Annulla tre set-point con coraggio (e fortuna, sul secondo la palla accarezza il nastro), ma il quarto è quello buono per Coco, che chiude 7-5, sono passati 57 minuti. 19 vincenti e 21 errori Gauff, 13/13 Kenin.

Nel quarto game del secondo set, sotto 2-1, Coco commette due doppi falli e affronta due palle break non consecutive. Sulla prima mette un gran rovescio vincente, la seconda la cancella con la battuta, ne arriva una terza (errore di rovescio), qui Sofia è brava a variare nel palleggio, facendo sbagliare ancora l’avversaria e salendo 3-1. Kenin conserva il vantaggio fino al 5-2, Gauff sembra stia avendo un minimo di calo di concentrazione, realizza belle cose in avanti andando a rete volentieri, ma a volte sbaglia palle banali. Ci sta, non dimentichiamoci che alla sua età si va in prima superiore di norma, non ci si gioca l’accesso a un quarto di finale Slam contro le top-15 mondiali.

Coco Gauff – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Annulla con bravura un set point Coco, accorcia 3-5, ma quando l’orologio del campo segna un’ora e 36 di partita, Kenin si prende il 6-3 e la possibilità di giocarsi tutto al terzo parziale. Le statistiche ora dicono 33 vincenti e 35 errori Gauff, 19/18 Sofia. 7 ace e altrettanti doppi falli (un po’ troppi questi ultimi) per Coco.

Gauff pare aver accusato il colpo, continua a sbagliare parecchio, perde due volte la battuta e si ritrova sotto 3-0 nel terzo set. Sono entrambe tese e nervose, si vede, ma la maggiore esperienza di Kenin ora sta facendo la differenza. Due palle break annullate nel quarto game da Sofia sono il segnale sella resa per Coco, poco dopo un nastro assassino che le costa il terzo break subìto e lo svantaggio di 5-0 praticamente chiudono la contesa. La cosa notevole, che ci dice molto dell’atteggiamento e della carica agonistica di Gauff, è che anche sotto un treno nel punteggio non smette di auto-incitarsi a ogni punto conquistato. Al secondo match-point Sofia chiude, primi quarti di finale Slam per lei (sfiderà Ons Jabeur), ma i progressi di Coco sono evidenti.

Raggiante Sofia alla fine: “Partita durissima, lei è tanto forte, ma sono troppo contenta per me stessa. Ho cercato di giocarla come una partita qualsiasi, dopo aver perso il primo ho solo lottato per rimontare. Non ho parole, grazie a tutti, vi voglio bene! Voglio ringraziare il mio team, abbiamo superato tante cose insieme. Ora mi riposerò, ci vediamo al prossimo match!“.

 

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Una ritrovata Muguruza vola agli ottavi dell’Australian Open

Prestazione impeccabile della spagnola, che con 31 vincenti si libera rapidamente di Svitolina. Al prossimo turno attende Bertens o Diyas

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Garbine Muguruza - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

G. Muguruza b. [5] E. Svitolina 6-1 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Bastano pochi scambi per capire qual è il problema che Svitolina deve fronteggiare contro Muguruza: si tratta di auto di due cilindrate diverse, la spagnola è molto più potente e domina gli scambi da fondocampo. Garbine sembra perfettamente a suo agio nel palleggio, trova eccellenti appoggi per tirare le sue bordate e Svitolina semplicemente non riesce a produrre nessun colpo che riesca a mettere in difficoltà l’avversaria. Il primo set si chiude in 23 minuti con un perentorio 6-1, e la distanza tra le due in termini di gioco espresso in campo, se possibile, sembra ancora più ampia di quanto non dica il punteggio.

Nell’intervallo tra i set Svitolina va negli spogliatoi lasciando Garbine da sola in campo ad ascoltare Kylie Minogue sparata a tutto volume. Al ritorno prova a dar fondo al suo repertorio, ma con non troppo successo: varia la direzione della battuta, tiene il palleggio centrale per togliere angoli, ma così facendo non muove Muguruza che può piantare gli appoggi per tirare le sue pallate; arriva anche qualche chop di diritto per “sporcare” la palla, ma i risultati non sono granché. Garbine allunga subito sul 3-1, conquista due palle per il 4-1 pesante che però vengono annullate da una generosissima Svitolina che si aggrappa ad ogni palla, comincia a spostare l’avversaria rischiando anche di aprire il campo e rimane aggrappata al suo turno di battuta.

Ma il sollievo è effimero: altre tre bordate di Muguruza la mandano a servire per il match sul 5-2, Svitolina prova ancora a mettere la partita sulla corsa, ma quando si apre gli angoli giusti non ha la castagna che le serve per chiudere i punti. A differenza della spagnola, che chiude il match con 31 vincenti. La partita finisce in 67 minuti con il torneo che guadagna una sicura protagonista e una potenziale concorrente per la vittoria finale.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Super tie-break di nuovo decisivo: Kyrgios piega Khachanov e trova Nadal

Un altro thriller eccezionale stavolta sulla Melbourne Arena. Dopo 4h26 minuti l’australiano batte il russo al termine di un match elettrizzante. Ora l’attesissima sfida col N.1

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[23] N. Kyrgios vs [17] K. Khachanov 6-2 7-6(5) 6-7(8) 6-7(9) 7-6(8)

Melbourne Arena piena in ogni ordine di posti per il beniamino locale, Nick Kyrgios, opposto al picchiatore russo Karen Khachanov. Match potenzialmente interessante, per confronto di personalità più che di stili. Nick in Australia è sempre un bello spettacolo da vedere, tutto il pubblico lo tifa in modo rumoroso e pittoresco, lui – noto per le bizze agonistiche – a casa sua ci mette sempre quel pizzico di concentrazione e convinzione in più, e quando un braccio al fulmicotone del genere si impegna seriamente, il livello diventa altissimo.

Nel primo set le prevedibili pallate da parte di entrambi, al seguito di pesantissimi servizi, portano al 3-2, quando Kyrgios arriva a palla break e concretizza grazie a un recupero largo di Karen su una palla corta nemmeno irresistibile. Ottenuto il break, alla battuta sul 4-2, l’australiano, dopo uno scambio lottato risolto da Khachanov con un gran dritto, si ferma e inizia a toccarsi la parte alta del flessore della coscia sinistra, con una smorfia poco rassicurante. Speriamo che non sia nulla di grave. Un bel tocco sottorete consegna all’australiano il 5-2, ma al cambio di campo Nick esce dal campo con il fisioterapista: medical time-out, vediamo un po’ che succede. Al rientro, Kyrgios non sembra granché sofferente, tanto che brekka ancora l’avversario e chiude 6-2. Sono passati 34 minuti.

Il gioco si mantiene divertente e spettacolare, come sempre quando uno dei protagonisti è Nick in versione “ma sì, giocare a tennis non mi fa poi tanto schifo”. Accelerazioni spaventose, tocchi fintati con rotazione all’indietro, tutto il repertorio. Dall’altra parte, Karen fa il suo, mette in campo tanta solidità e spinta, ma il “gap” di varietà e di soluzioni è troppo evidente. Se vogliamo (ed esagero per amor di paradosso, ma spero di rendere l’idea), Khachanov, col suo gran servizio e il drittone pesante, è come fosse una versione “base” di Kyrgios, stesse armi “standard”, ma senza optional, ovvero senza il talento nei tagli, nel gioco al volo, nei ricami smorzati. Nel confronto diretto, la differenza a tratti è impietosa.

Sul 3-2 del secondo set per Nick, Karen salva una palla break (il russo ne aveva fallita una sull’1-1). C’è equilibrio, l’impressione però è che in qualsiasi momento Kyrgios possa inventarsi qualcosa di decisivo per le sorti del match, nel bene ma anche nel male. Qualche palla corta deliziosa dell’australiano provoca gli “oooh” ammirati del pubblico di casa, ma alla fine, dopo 14 punti, Khachanov tiene e pareggia 3-3. Lodevole per sportività Nick quando rimprovera il pubblico colpevole di aver esultato in anticipo su una palla buona dell’avversario, che pareva destinata a uscire. Sale 4-3 Kyrgios, e si consulta ancora con il fisioterapista, senza però farsi trattare né prendendo medicinali. Sotto lo sguardo attento di Marat Safin in tribuna, Karen pareggia 4-4; in pochi secondi però Nick è di nuovo avanti 5-4.

La velocità media dei turni di servizio dell’australiano è incredibile, non credo esista una statistica apposita, ma scommetterei che più rapido di lui non c’è nessuno. Pur continuando a giocare bene, Kyrgios in qualche momento si tocca ancora il muscolo indolenzito. Nel frattempo, siamo 5-5, fase decisiva sia del secondo set che probabilmente della partita. In meno di un minuto e mezzo, Nick sale 6-5, notevole un tocco di dritto piatto sottorete dietro a una legnata centrale col servizio. Poco dopo, ecco il tie-break. Sul 5-5, un grandissimo scambio a tutto braccio porta un set-point a Kyrgios, che col servizio non perdona e chiude, 2 set a zero per lui.

LA RIMONTA DI KAREN – Nel terzo parziale, con il pubblico intorno alla tribuna stampa che intona cori a ogni pausa del gioco, Nick si fa minaccioso per la battuta avversaria nel terzo game (da parte sua, Kyrgios ha concesso una sola palla break in tutta la partita, sull’1-1 del secondo set), ma Khachanov è bravo a recuperare da 0-30. Due game dopo, però, arrivano tre palle break consecutive: il doppio fallo del russo sulla terza decreta uno strappo forse definitivo. 3-2 e servizio per Nick, se non fa il matto, per come ha giocato finora, la può perdere solo lui. In questo momento siamo a 42 vincenti e 21 errori dell’australiano (28/27 Karen), la qualità del gioco è ben testimoniata da quel “+21”, mica male. In vantaggio 4-2, Kyrgios si concede uno dei suoi tweener frontali, praticamente è il primo momento “ludico” della sua serata. Nel momento decisivo, bravissimo Khachanov a prendersi tutti i rischi, spingendo col rovescio, e nell’ottavo game per la prima volta riesce a brekkare Nick, 4-4.

Ottimo sussulto del russo, quasi inaspettato, poco dopo siamo 5-4 per lui. Si procede senza rischi per chi è alla battuta, il gioco si fa essenziale (leggi, servizio-dritto per entrambi), a parte qualche drop shot di Kyrgios, ma ce l’ha nel DNA, per lui è normale come spingere un top-spin diagonale qualsiasi. Un suo serve&volley sontuoso, da australiano vecchia scuola, realizzato nel dodicesimo game, è il preludio al secondo tie-break. Subito 2-0 per Karen, poi 3-1, ma una “rispostona” di dritto di Nick riequilibra i mini-break, in un attimo è 3-3. Bravo in attacco Khachanov (bellissimo rovescio lungolinea), sale 5-3, ma si fa riprendere. Arriva un match-point per Kyrgios sul 6-5, fallito con la risposta di dritto, due punti dopo è 7-6 e set-point per il russo: un drittaccio largo di Nick gli consegna il terzo set, si è salvato veramente per un pelo Karen, ora può succedere di tutto.

Nick Kyrgios e Karen Khachanov – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel quarto set il canovaccio della partita non cambia con l’andamento che segue i servizi abbastanza tranquillamente fino al settimo gioco, quando Kyrgios annulla due delicatissime palle break sul 3-3. Si arriva poi all’ennesimo tie-break (non sarà l’ultimo della serata). E ancora una volta, al contrario di quanto la logica potesse far intendere, dal 2 pari parte una serie infinita di mini-break (6 consecutivi) e ci si ritrova 5 pari. Kyrgios annulla bene il primo set point, ha a disposizione un secondo match point sul 7-6 ma finisce per cedere 9 punti a 7.

 

IL SET DECISIVO – Il quinto set vola via abbastanza rapidamente, zero break e zero palle break concesse e l’epilogo non può essere che il super tie-break decisivo ancora con un australiano in campo come era accaduto ieri sera per John Millman. Anche stavolta i mini-break fioccano ma si arriva in pieno equilibrio fino al 7 pari. La stretta finale è da cardiopalma: Khachanov sfrutta un errore di Kyrgios e si porta avanti 8-7 con due servizi per chiudere. Non riesce a tenerne neanche uno. Sul primo punto Kyrgios si inventa un clamoroso rovescio lungolinea vincente su cui il russo non può fare nulla. Poi Nick si difende con le unghie costringendo Khachanov all’errore. Ribaltato completamente il punteggio sul 9-8, Kyrgios va in piazzola e porta a casa il punto che fa esplodere la Melbourne Arena, gettandosi a terra dopo quattro ore e ventisei minuti.

La super sfida con Nadal, molto probabilmente lunedì sera sulla Rod Laver Arena, è servita. Precedenti 4-3 per lo spagnolo ma 2-1 Kyrgios sul cemento all’aperto, l’ultimo dei quali ad Acapulco vinto al tie-break decisivo. Poi Nadal si prese la rivincita sull’erba di Wimbledon ma stavolta si gioca a casa di Nick. Sarà abbastanza pronto per fare l’impresa? Di sicuro siamo ansiosi di scoprirlo.

ha collaborato Luca De Gaspari

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