L'Australian Open perde i pezzi: fuori anche Pliskova e una disastrosa Bencic

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L’Australian Open perde i pezzi: fuori anche Pliskova e una disastrosa Bencic

Belinda vince solo un game contro Kontaveit, mentre Karolina si arrende a Pavlyuchenkova con un doppio tiebreak. Halep, che deve ancora perdere un set, diventa la favorita della parte bassa

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per non essere da meno rispetto ai terremoti di ieri, il day 6 del tabellone femminile australiano ha proposto altre due eliminazioni di grido, quelle della seconda favorita del torneo Karolina Pliskova, che continua a deludere negli Slam, e della N.6 Belinda Bencic, a serio rischio di bicicletta omaggio contro Anett Kontaveit. Simona Halep ha invece convinto, battendo Putintseva, e dovrebbe avere un percorso relativamente agevole per le semifinali.

PLISKOVA KO – Nuovo anno, nuova delusione Slam per Karolina Pliskova, che pur non demeritando ha salutato al terzo turno contro una grande Anastasia Pavlyuchenkova, sempre battuta nei sei precedenti, dopo 2 ore e 25 minuti di battaglia. La russa ha giocato una partita gagliarda, mettendo a segno ben 51 vincenti e spingendo ogni palla, come testimoniato anche dagli 11 doppi falli, ma risultando più fredda nei momenti decisivi, contro un’avversaria tormentata dalla fama di regina senza corona (N.1 WTA senza Slam) che ha accompagnato molte delle sue colleghe, non da ultime Wozniacki e Halep – e dire che Pliskova è arrivata ad entrambi i tie-break con il piccolo vantaggio psicologico di aver rimontato un break: nel primo set era sotto 4-1, mentre nel secondo il passivo iniziale era di 1-3.

Nel parziale d’apertura si è assistito a uno spettacolo inconsueto, ovvero Pliskova costretta a remare contro un’avversaria centrata e potente. Già nel secondo game Pavlyuchenkova ha aggiustato l’alzo del dritto, obbligando l’avversaria a un game di battuta di quasi 19 minuti e 12 deuce con sei palle break non sfruttate. La ceca ci ha messo del suo, con due doppi falli esiziali, ma ha poi servito bene per cavarsi d’impaccio, anche se in alcune situazioni alla russa è mancato il killer instinct. Vinta l’ordalia, Pliskova ha avuto un calo fisiologico, avendo speso molto, e si è trovata sotto 4-1 in un amen, ma è stata brava a rimontare sfruttando gli errori dell’avversaria, non esattamente accorta nelle scelte, che le ha regalato il contro-break con due errori di rovescio.

La ceca ha allora visto le proprie quotazioni salire, e nell’undicesimo gioco ha fatto provare ad Anastasia un po’ della sua stessa medicina, procurandosi cinque palle per servire per il set in un altro game da dieci minuti. Tolta la prima chance sul 15-40, però, la russa non ha dato molte chance alla N.2 del tabellone, pressando il lato del rovescio fino all’errore, e si è salvata garantendosi il tie-break, materializzatosi pochi istanti dopo. Lì Pliskova ha vinto il quinto e sesto punti consecutivi, salendo rapidamente 2-0, ma nulla ha potuto sulla spinta belluina della russa, che si è presa 4 punti di fila, tenendo fino al 5-3. Un suo doppio fallo ha cancellato il mini-break di vantaggio, ma al momento del dunque Pliskova ha perso entrambi i punti con il servizio, regalando il primo set con un errore di dritto dopo un’ora e un quarto.

Anastasia Pavlyuchenkova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Come detto in apertura, anche nel secondo set la russa ha provato a scappare, sparando vincenti da ogni posizione contro un’avversaria in confusione, e ha breakkato subito grazie a un doppio fallo Pliskova. Sempre un doppio fallo, ma stavolta della tds N.30, ha dato il là al contro-break operato nel sesto game, quando Pliskova ha indovinato due risposte per il 15-40 subito messo a referto. Proprio come nel set precedente, l’undicesimo gioco poteva cambiare tutto per non cambiare niente (parafransando Tomasi di Lampedusa), durando 15 minuti sul servizio Pliskova, brava a tenere a dispetto di quattro palle break concesse ma salvate con autorità.

Pavlyuchenkova ha a sua volta concesso due set point non consecutivi con doppi falli da destra, ma chiaramente la sua autostima doveva essere a livelli Trumpiani oggi, perché non ha mai tremato e anzi ha apparecchiato enfaticamente il tie-break con un ace. Stavolta il game dirimente si è aperto seguendo i servizi fino al 2-2, quando Pavlyuchenkova ha indovinato la risposta per il mini-break, sparando dritti fino al 6-2. Un rovescio vincente ha salvato il primo match point, ma un errore con l’altro fondamentale ha dato il match alla russa.

Pliskova ha commentato così la sconfitta odierna: “Penso che lei abbia giocato molto bene, ma devo dire che oggi sarò stata al 40% delle mie possibilità. Penso che nei momenti importanti lei abbia servito sempre molto bene, ha semplicemente giocato meglio di me. Perché ero così giù di livello? Non lo so, ero così e basta. Ho fatto fatica in particolare con il servizio, le percentuali non erano buone, pochi ace. Sono comunque stata abbastanza vicina in entrambi i set, e penso che sarei stata in grado di vincere questa partita se solo avessi giocato un pochino meglio. Nonostante tutto, 7-6 7-6… questo potrebbe anche essere positivo, ma perdere fa schifo.

All’inevitabile domanda sulle poche partite vinte nei Majors ha invece risposto: “Le differenze tra i tornei settimanali e gli Slam? La più grande è che qui giochi di più. E per qualche motivo non riesco a trovare il ritmo per tutto il torneo, magari gioco una buona partita ma non quattro o cinque di fila. L’ho fatto in passato, ma in questo momento no. Inoltre in uno Slam c’è molta più pressione, la sentono tutti. Non puoi fare a meno di pensarci, ci sarà sempre. Sta tutto nel riuscire a gestire queste cose. Ma ci saranno altre opportunità. Ce ne sono ancora tre da giocare quest’anno, vediamo se riuscirò a fare meglio.

 

SUPER KONTAVEIT – Il punteggio (e i soli 49 minuti spesi in campo) sono talmente perentori da non necessitare esegesi di sorta, se non nell’eventualità di problemi fisici (che peraltro Bencic ha negato) – tale è stata la portata della smerigliatura subita dalla svizzera contro la ventottesima favorita qui a Melbourne. I segnali per un’eliminazione prematura c’erano (aveva perso all’esordio a Shenzhen per poi chiedere una wildcard per Adelaide, dove aveva perso male con Collins), ma certamente non di questa portata. I numeri sono solo una superfetazione dello score a senso unico, in quello che era anche il primo incontro fra di loro: la svizzera non ha avuto palle break (solo 6 punti in risposta su 7 turni di battuta dell’estone), ha vinto solo il 50% dei punti con la prima, e messo a segno solo 11 vincenti contro i 21 dell’avversaria, andando sotto persino sulla diagonale di sinistra.

Anett Kontaveit – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il primo parziale è volato via in 20 minuti, Kontaveit ha subito tirato fuori l’artiglieria con il dritto per salire 15-40 nel secondo game, e Bencic si è sciolta, e non in senso buono, regalando quel break e i 2 successivi, in entrambi i casi con doppi falli in momenti scomodi. “Lei ha chiaramente giocato un grande match, molto solida. Sono stata un po’ sopraffatta, ha detto con fair play. “Non c’è molto che puoi fare in questi casi, provi a lottare, a restare lì. Ovviamente per me oggi non ha funzionato. Non mi sentivo al meglio sul campo, ma lei ha giocato davvero molto bene.

Il secondo set è stato prevedibile e formulaico come quasi tutti i sequel: Bencic ha provato a scrollarsi di dosso lo spleen con un paio di ace per rimontare da 0-30 nel secondo game, ma è stata subito ricacciata indietro dal rovescio di Kontaveit, che non lesina mai spinta da fondo. Se non altro, la rossocrociata è riuscita a tenere il turno successivo, evitando la famigerata bicicletta, ma il desiderio di salvare l’onore l’ha spinta solo fino a quel punto, e Kontaveit ha chiuso su un errore di dritto dell’avversaria, prenotando un ottavo equilibrato con Iga Swiatek, che ha battuto Donna Vekic e che deve ancora perdere un set.

“Se è più facile digerire una sconfitta così netta? Ci ho pensato alla fine della partita, mi sono chiesta: ‘È peggio perdere 7-6 al terzo o 6-0 6-1?’. Non sono sicura. Forse perdere 7-6 lascia maggiormente l’amaro in bocca, perché hai avuto la possibilità di vincere. Ma alla fine penso che una sconfitta sia sempre difficile, in ogni caso”, ha aggiunto la svizzera nel post-partita. “Non penso che il rush finale della scorsa stagione abbia lasciato delle scorie. Io sono una che parte sempre lenta a inizio anno. Ho bisogno di tempo, di giocare partite. Devo solo ritrovare il mio ritmo. Sono sicura che arriverà, con il lavoro e le partite”.

HALEP IN CONTROLLO – Altra vittoria facile di giornata, ma stavolta niente upset, con Simona Halep che si è imposta in un’ora e 18 minuti su Yulia Putintseva, per la verità più pugnace alla distanza. La rumena sembra sempre più a suo agio sui campi rapidi (come testimoniato dalla finale raggiunta qui nel 2018 e dalla vittoria schiacciante di Wimbledon dello scorso luglio), doppiando l’avversaria nei vincenti (26-13), pur con i medesimi 15 unforced, e vincendo il 77% dei punti sulla prima, sebbene dall’altra parte della rete ci fosse un’ottima ribattitrice come la kazaka, che però paga un grande dislivello fisico con tutte le migliori.

Il primo set è stato molto rapido, Halep ha subito impostato lo scambio in pressione, soprattutto sulla diagonale destra, e ha mandato fuori giri l’avversaria, che le ha concesso una palla break sfruttata senza remore con 3 errori di dritto. Putintseva sembrava essersi scossa velocemente, sfruttando la deconcentrazione della N.4 del seeding (tradottasi in un doppio fallo e un paio di errori da dietro) per contro-breakkare, ma il deficit alla battuta causato dal suo metro e 63 di altezza non le ha dato chance per una rimonta bona fide. Halep ha subito breakkato a zero, per poi uscire da due game combattuti con lo scalpo del set in 28 minuti. E proprio quei due game combattuti hanno settato il mood per un secondo parziale più equilibrato: il primo game, in particolare, ha visto la kazaka incenerire qualunque bandiera bianca potesse essere balenata nella sua psiche, annullando tre palle break non consecutive con un gioco propositivo, e mettendo la testa avanti per la prima volta.

Simona Halep – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Halep non si è però scomposta e ha atteso l’occasione propizia, passando nel quinto gioco mettendo spesso i piedi in campo in risposta. Quella che sembrava la breccia decisiva è diventata guerra di trincea però, perché la N.38 WTA non è arretrata di un centimetro: dapprima ha spinto in risposta per procurarsi una prima opportunità, su cui Halep si è salvata con un gran rovescio, per poi prendersi il 3-3 con una sequela di punti giocati con aggressività in seguito ad un ace dell’avversaria. Il sumernage doveva però farsi sentire, data la differenza atletica fra le due, e Halep è salita in cattedra nel gioco seguente, breakkando a 15 con tre vincenti da fondo, per poi rintuzzare l’ennesimo tentativo di rimonta della kazaka (due break point non consecutivi) con dei servizi assertivi che le hanno sempre dato il comando dello scambio. Passato il momento di kleos adrenalinico, Putintseva non ne ha avuto più, e Halep si è presa il quarto turno contro Elise Mertens grazie a una coppia di non forzati.

Interrogata sulla morìa di pretendenti, Simona ha viaggiato a fari spenti come al solito: “Tante favorite già eliminate? Beh, come sapete non penso alle altre giocatrici. So che a questo livello tutto può succedere. Ho delle aspettative, ma allo stesso tempo so che tutto può succedere. È solo un torneo. Sono sicura che per voi sia uno shock quando una top 10 viene sconfitta, ma così è la vita e non possiamo essere al 100% ogni giorno.

Non poteva però mancare un commento sulla vittoria di Gauff contro Osaka: “Quello che sta facendo Coco Gauff in questo momento è una grande cosa. Sono sicura che stia prendendo molta fiducia e presto sarà in grado di vincere uno di questi grandi tornei. Vincere uno Slam è veramente difficile. Quando ci sono riuscita ho pensato: ‘Ok, allora è possibile. Tutto è possibile’. Forse dopo avercela fatta mi sono un po’ rilassata, ho acquisito più fiducia. So che è davvero dura vincere sette partite consecutive, ma so anche che è possibile. E questo mi dà più fiducia.

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Australian Open, il padre di Djokovic: “Sotto questi ricatti è probabile che Novak non giochi”

Intervistato da un programma televisivo in Serbia, Srdjan spiega: “Novak vorrebbe giocare, ma è suo diritto dire o non dire se si è vaccinato”

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Novak Djokovic - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

“È improbabile che Novak Djokovic giochi l’Australian Open se le condizioni sono queste”. Ad affermarlo è Srdjan Djokovic, il padre del numero uno del mondo, durante un’intervista in Serbia, a TV Prva. Come noto, il primo Slam dell’anno ha imposto la vaccinazione obbligatoria per i giocatori che vorranno prendere parte al torneo, mentre Novak, nove volte campione del torneo, non ha mai detto ufficialmente se si sia vaccinato o meno (e ciò fa pensare, ovviamente, che abbia rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione).

Mentre il figlio Novak è impegnato in Coppa Davis, Srdjan interviene sul tema e lo fa senza mezzi termini: “L’essere vaccinati o meno risponde a un diritto personale di ogni individuo. Nessuno può violare la privacy del singolo perché ognuno ha il diritto di decidere per la propria salute. Se Novak si è vaccinato o meno è un argomento che riguarda esclusivamente lui: non lo so e anche se lo sapessi non lo direi pubblicamente. Non credo che lo rivelerà, e sotto questi ricatti probabilmente non giocherà l’Australian Open. Inoltre non è chiaro il perché vaccini come quello russo e quello cinese non siano ritenuti validi secondo i criteri dell’Australia”.

Djokovic senior rincara la dose, facendo capire quale sia al momento la linea di pensiero del numero uno del mondo: “È imbarazzante il fatto che ci sia qualcuno che possa prendersi il diritto di escludere dal torneo il nove volte campione dell’Australian Open. Novak vorrebbe competere, ma se giocherà o meno dipenderà dalla posizione delle autorità e degli organizzatori”.

 

Djokovic, a proposito della questione, è stato evasivo durante una conferenza stampa alle ATP Finals di Torino, trincerandosi dietro un “aspettiamo e vedremo quello che succede”. Se Djokovic saltasse l’Australian Open, oltre a rinunciare alla possibilità di rincorrere quel Grande Slam saltato nel 2021 solo per la sconfitta in finale allo US Open, perderebbe la chance di arrivare a 21 Slam vinti, superando Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica dei giocatori con più titoli di sempre (Rafa dovrebbe essere regolarmente in campo a Melbourne e potrebbe quindi cercare a sua volta di staccare i rivali). Djokovic ha sempre giocato a Melbourne Park sin dal 2005.

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Australian Open 2022, vaccino obbligatorio. E Djokovic che farà?

Il direttore del torneo Craig Tiley afferma che la decisione sui vaccini è definitiva; confermata anche la capienza al 100%. Anche le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il CEO di Tennis Australia Craig Tiley è intervenuto al programma mattutino “The Today Show” alla vigilia della presentazione ufficiale dell’Australian Open 2022 (visibile a questo link), e ha confermato una volta per tutte che per giocare il torneo sarà necessario vaccinarsi.

Non è un mistero che gli interrogativi in materia riguardino soprattutto Novak Djokovic, la cui partecipazione rimane in dubbio. Queste le parole di Tiley: “Ci aspettiamo che Novak partecipi. Ovviamente ci sono state tante speculazioni sul tema vaccinale, ma abbiamo conferma del fatto che quasi tutti i giocatori e le giocatrici l’hanno ricevuto. Novak ha sempre detto che per lui si tratta di una questione privata, ma è un torneo in cui ha sempre avuto grande successo e che gli ha permesso di iniziare alla grande la stagione, quindi ci auguriamo che ci sia”. Djokovic, come noto, ha sempre rifiutato di confermare pubblicamente la sua decisione sull’adesione alla vaccinazione. E intanto a Torino, nella giornata che vede il numero uno del mondo impegnato nella semifinale delle ATP Finals contro Alexander Zverev, arriva ai giornalisti la richiesta di inviare le domande per la conferenza stampa post-partita in anticipo e in forma scritta. Probabile segnale del fatto che Nole voglia mantenere il riserbo su alcune questioni.

Tornando all’Australian Open, il dirigente sudafricano è passato subito al dunque, parlando dei giocatori che sicuramente saranno presenti: per quanto riguarda il campo femminile sono confermate Ashleigh Barty, Serena Williams, Naomi Osaka, Emma Raducanu e Leylah Fernandez; si tratterà peraltro della centesima edizione del torneo femminile, ricorrenza simbolicamente celebrata dalla nuova programmazione delle semifinali che vedrà un incontro in prime time per genere.

 

In campo maschile, invece, Rafa Nadal ci sarà, e lo stesso vale per Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Carlos Alcaraz. Più in generale, il tasso di vaccinazioni fra i tennisti ATP ha superato l’80%, e questo significa che i forfait saranno sparuti, se ci saranno. Di sicuro sarà tuttavia assente Roger Federer: “Roger è un amico e amiamo vederlo giocare ma si sta riprendendo da un’operazione, e a 40 anni ha bisogno di più tempo per recuperare. Probabilmente ci vorrà un po’ prima di vederlo in campo, probabilmente non prima di marzo o aprile [in realtà lo svizzero ha detto che sarebbe vederlo in campo già a luglio, ndr]. Rafa o Nole potrebbero superare il suo record qui a Melbourne”.

PUBBLICO E QUALIFICAZIONI

Durante la presentazione è stata confermata anche la full capacity: “Non avremo restrizioni a livello di pubblico e potremo ricevere spettatori da tutta l’Australia, sarà un torneo magnifico. […] Continueremo a rispettare i protocolli ma non ci sarà obbligo di mascherina”. Inoltre è stata ufficializzata la permanenza dell’Australian Open a Melbourne fino al 2044, ed è stato presentato il nuovo Show Court da 5000 posti, parte di un investimento da un miliardo di dollari australiani nel corso degli ultimi dieci anni da parte del governo.

Infine, Tiley ha confermato che le qualificazioni si giocheranno a Melbourne (a dispetto dei report iniziali che ipotizzavano un secondo trasloco consecutivo in Medio Oriente), così come gli eventi preparativi (al momento le indiscrezioni parlano di quattro tornei oltre alla ATP Cup, che dovrebbe avere 16 squadre, meno del numero previsto di 24 ma più delle 12 dello scorso febbraio).

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Australian Open: i giocatori vaccinati potrebbero essere esentati dalla quarantena

Una lettera inviata alle giocatrici WTA confermerebbe che la quarantena in Australia sarà richiesta solo ai non vaccinati. Le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Melbourne Park - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Buone notizie per i giocatori e i membri del loro staff che dovranno recarsi in Australia il prossimo gennaio per disputare l’Australian Open. Secondo una lettera confidenziale inviata dalla WTA alle giocatrici, il cui contenuto è comunque trapelato ben presto alla stampa specializzata, le informazioni che sono circolate nei giorni scorsi secondo cui agli atleti non vaccinati non sarebbe permesso di entrare in Australia non sono veritiere.

Il Governo dello Stato di Victoria, dove si trova Melbourne, non ha ancora approvato il piano messo a punto da Tennis Australia e dalle associazioni dei giocatori, ma secondo quando comunicato alle atlete tutti coloro che saranno completamente vaccinati (quindi due dosi, assunte da almeno 14 giorni) potranno entrare in Australia a partire dal 1° dicembre previo un test negativo effettuato 72 ore prima della partenza. Ci sarà un test all’arrivo entro 24 ore dallo sbarco in Australia, ma a parte questa incombenza non ci saranno altre restrizioni: nessuna quarantena, nessuna limitazione ai movimenti, insomma una trasferta normale.

Per coloro che invece non sono vaccinati, le condizioni previste al momento sono le seguenti: la data d’arrivo possibile sarà sempre quella del 1° dicembre, ma sarà previsto l’obbligo di due settimane di quarantena in un albergo deciso dal governo; rimarrà l’obbligo di avere un test negativo entro 72 ore dalla partenza, e durante la quarantena i soggetti saranno sottoposti a frequenti test. Nessuna concessione a possibilità di allenarsi come era successo lo scorso anno per coloro che non avevano avuto contatti stretti con soggetti positivi: chi non sarà vaccinato dovrà passare 14 giorni chiuso in una camera d’albergo senza poter giocare a tennis.

La lettera conferma la presenza di voli charter che saranno organizzati da vari aeroporti di partenza per facilitare l’arrivo degli atleti in Australia, ma non sarà obbligatorio utilizzarli. L’Australia ha infatti deciso di riaprire progressivamente i confini a partire dal mese di novembre (per il momento solamente per cittadini e residenti) e le compagnie aeree stanno adeguando la loro offerta per consentire a chi vuole recarsi nel nuovissimo continente di poterlo raggiungere.

Ovviamente la situazione è ben lungi dall’essere definita: si tratta della proposta su cui si sta lavorando al momento, ma che comunque non ha ancora ottenuto il nulla osta da parte delle autorità competenti. Mancano anche informazioni su quel che riguarda il trattamento dei cosiddetti “close contacts”, ovvero coloro che sono stati a contatto di un individuo poi risultato positivo, siano questi vaccinati o meno.

Quello che sembra confermato, e che contraddice comunicazioni che erano state date in precedenza, è che le qualificazioni dell’Australian Open 2022 si disputeranno a Melbourne Park, e non in Medio Oriente come precedentemente dato a intendere. Ciò significa che l’Australia si prepara ad accogliere una quantità di giocatori, allenatori e staff molto superiore a quella che ha effettuato il viaggio verso Melbourne lo scorso febbraio, e che molto probabilmente viene dato per scontato che la maggior parte di queste persone sarà vaccinata. In caso contrario, infatti, sarebbe necessario mettere a loro disposizione un numero molto elevato di camere d’albergo per la quarantena, in un periodo in cui ci sono ancora decine di migliaia di australiani che attendono da oltre un anno di poter rientrare in patria dalle loro famiglie.

Se si danno per valide queste indicazioni, quindi, si può dedurre che la vaccinazione non sarà un prerequisito per arrivare in Australia, ma fornirà un vantaggio enorme a chi vorrà giocarsi le proprie chance di far bene al primo Slam stagionale, o anche soltanto poter vivere una vita normale durante il soggiorno australiano. È necessario infatti ricordare che, oltre alla quarantena iniziale in albergo senza la possibilità di allenarsi sul campo o in palestra, la non-vaccinazione metterebbe gli individui in condizione di non poter fare praticamente nulla in Australia, dal momento che per qualunque attività pubblica (ristoranti, bar, cinema, etc…) è necessario il pass vaccinale, ed è fortemente improbabile che questo requisito venga abolito prima della metà del prossimo anno.

Il trattamento dei tennisti verrebbe quindi equiparato a quello degli australiani che tornano in patria: da qualche settimana infatti prima il New South Wales (lo stato di Sydney) e poi il Victoria hanno iniziato a consentire agli australiani vaccinati di evitare la quarantena in albergo, mantenendo comunque la necessità per tutti coloro che non sono vaccinati. Certo i tennisti sarebbero esonerati dalle quote di arrivi attualmente stabilite, e sarebbe possibile l’ingresso in Australia anche ai non australiani, cosa invece non permessa per tutti i comuni mortali non collegati all’Australian Open, ma il trattamento una volta giunti nella terra dei canguri dovrebbe essere similare a quello riservato ai cittadini.

Sicuramente ci saranno parecchi aggiornamenti sulla questione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma è auspicabile che si arrivi a definire i dettagli piuttosto rapidamente perché non manca molto a dicembre ed è necessario dare ai tennisti la possibilità di pianificare la loro preparazione ed eventualmente la loro vaccinazione con sufficiente preavviso.

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