L'Australian Open perde i pezzi: fuori anche Pliskova e una disastrosa Bencic

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L’Australian Open perde i pezzi: fuori anche Pliskova e una disastrosa Bencic

Belinda vince solo un game contro Kontaveit, mentre Karolina si arrende a Pavlyuchenkova con un doppio tiebreak. Halep, che deve ancora perdere un set, diventa la favorita della parte bassa

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per non essere da meno rispetto ai terremoti di ieri, il day 6 del tabellone femminile australiano ha proposto altre due eliminazioni di grido, quelle della seconda favorita del torneo Karolina Pliskova, che continua a deludere negli Slam, e della N.6 Belinda Bencic, a serio rischio di bicicletta omaggio contro Anett Kontaveit. Simona Halep ha invece convinto, battendo Putintseva, e dovrebbe avere un percorso relativamente agevole per le semifinali.

PLISKOVA KO – Nuovo anno, nuova delusione Slam per Karolina Pliskova, che pur non demeritando ha salutato al terzo turno contro una grande Anastasia Pavlyuchenkova, sempre battuta nei sei precedenti, dopo 2 ore e 25 minuti di battaglia. La russa ha giocato una partita gagliarda, mettendo a segno ben 51 vincenti e spingendo ogni palla, come testimoniato anche dagli 11 doppi falli, ma risultando più fredda nei momenti decisivi, contro un’avversaria tormentata dalla fama di regina senza corona (N.1 WTA senza Slam) che ha accompagnato molte delle sue colleghe, non da ultime Wozniacki e Halep – e dire che Pliskova è arrivata ad entrambi i tie-break con il piccolo vantaggio psicologico di aver rimontato un break: nel primo set era sotto 4-1, mentre nel secondo il passivo iniziale era di 1-3.

Nel parziale d’apertura si è assistito a uno spettacolo inconsueto, ovvero Pliskova costretta a remare contro un’avversaria centrata e potente. Già nel secondo game Pavlyuchenkova ha aggiustato l’alzo del dritto, obbligando l’avversaria a un game di battuta di quasi 19 minuti e 12 deuce con sei palle break non sfruttate. La ceca ci ha messo del suo, con due doppi falli esiziali, ma ha poi servito bene per cavarsi d’impaccio, anche se in alcune situazioni alla russa è mancato il killer instinct. Vinta l’ordalia, Pliskova ha avuto un calo fisiologico, avendo speso molto, e si è trovata sotto 4-1 in un amen, ma è stata brava a rimontare sfruttando gli errori dell’avversaria, non esattamente accorta nelle scelte, che le ha regalato il contro-break con due errori di rovescio.

La ceca ha allora visto le proprie quotazioni salire, e nell’undicesimo gioco ha fatto provare ad Anastasia un po’ della sua stessa medicina, procurandosi cinque palle per servire per il set in un altro game da dieci minuti. Tolta la prima chance sul 15-40, però, la russa non ha dato molte chance alla N.2 del tabellone, pressando il lato del rovescio fino all’errore, e si è salvata garantendosi il tie-break, materializzatosi pochi istanti dopo. Lì Pliskova ha vinto il quinto e sesto punti consecutivi, salendo rapidamente 2-0, ma nulla ha potuto sulla spinta belluina della russa, che si è presa 4 punti di fila, tenendo fino al 5-3. Un suo doppio fallo ha cancellato il mini-break di vantaggio, ma al momento del dunque Pliskova ha perso entrambi i punti con il servizio, regalando il primo set con un errore di dritto dopo un’ora e un quarto.

Anastasia Pavlyuchenkova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Come detto in apertura, anche nel secondo set la russa ha provato a scappare, sparando vincenti da ogni posizione contro un’avversaria in confusione, e ha breakkato subito grazie a un doppio fallo Pliskova. Sempre un doppio fallo, ma stavolta della tds N.30, ha dato il là al contro-break operato nel sesto game, quando Pliskova ha indovinato due risposte per il 15-40 subito messo a referto. Proprio come nel set precedente, l’undicesimo gioco poteva cambiare tutto per non cambiare niente (parafransando Tomasi di Lampedusa), durando 15 minuti sul servizio Pliskova, brava a tenere a dispetto di quattro palle break concesse ma salvate con autorità.

Pavlyuchenkova ha a sua volta concesso due set point non consecutivi con doppi falli da destra, ma chiaramente la sua autostima doveva essere a livelli Trumpiani oggi, perché non ha mai tremato e anzi ha apparecchiato enfaticamente il tie-break con un ace. Stavolta il game dirimente si è aperto seguendo i servizi fino al 2-2, quando Pavlyuchenkova ha indovinato la risposta per il mini-break, sparando dritti fino al 6-2. Un rovescio vincente ha salvato il primo match point, ma un errore con l’altro fondamentale ha dato il match alla russa.

Pliskova ha commentato così la sconfitta odierna: “Penso che lei abbia giocato molto bene, ma devo dire che oggi sarò stata al 40% delle mie possibilità. Penso che nei momenti importanti lei abbia servito sempre molto bene, ha semplicemente giocato meglio di me. Perché ero così giù di livello? Non lo so, ero così e basta. Ho fatto fatica in particolare con il servizio, le percentuali non erano buone, pochi ace. Sono comunque stata abbastanza vicina in entrambi i set, e penso che sarei stata in grado di vincere questa partita se solo avessi giocato un pochino meglio. Nonostante tutto, 7-6 7-6… questo potrebbe anche essere positivo, ma perdere fa schifo.

All’inevitabile domanda sulle poche partite vinte nei Majors ha invece risposto: “Le differenze tra i tornei settimanali e gli Slam? La più grande è che qui giochi di più. E per qualche motivo non riesco a trovare il ritmo per tutto il torneo, magari gioco una buona partita ma non quattro o cinque di fila. L’ho fatto in passato, ma in questo momento no. Inoltre in uno Slam c’è molta più pressione, la sentono tutti. Non puoi fare a meno di pensarci, ci sarà sempre. Sta tutto nel riuscire a gestire queste cose. Ma ci saranno altre opportunità. Ce ne sono ancora tre da giocare quest’anno, vediamo se riuscirò a fare meglio.

 

SUPER KONTAVEIT – Il punteggio (e i soli 49 minuti spesi in campo) sono talmente perentori da non necessitare esegesi di sorta, se non nell’eventualità di problemi fisici (che peraltro Bencic ha negato) – tale è stata la portata della smerigliatura subita dalla svizzera contro la ventottesima favorita qui a Melbourne. I segnali per un’eliminazione prematura c’erano (aveva perso all’esordio a Shenzhen per poi chiedere una wildcard per Adelaide, dove aveva perso male con Collins), ma certamente non di questa portata. I numeri sono solo una superfetazione dello score a senso unico, in quello che era anche il primo incontro fra di loro: la svizzera non ha avuto palle break (solo 6 punti in risposta su 7 turni di battuta dell’estone), ha vinto solo il 50% dei punti con la prima, e messo a segno solo 11 vincenti contro i 21 dell’avversaria, andando sotto persino sulla diagonale di sinistra.

Anett Kontaveit – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il primo parziale è volato via in 20 minuti, Kontaveit ha subito tirato fuori l’artiglieria con il dritto per salire 15-40 nel secondo game, e Bencic si è sciolta, e non in senso buono, regalando quel break e i 2 successivi, in entrambi i casi con doppi falli in momenti scomodi. “Lei ha chiaramente giocato un grande match, molto solida. Sono stata un po’ sopraffatta, ha detto con fair play. “Non c’è molto che puoi fare in questi casi, provi a lottare, a restare lì. Ovviamente per me oggi non ha funzionato. Non mi sentivo al meglio sul campo, ma lei ha giocato davvero molto bene.

Il secondo set è stato prevedibile e formulaico come quasi tutti i sequel: Bencic ha provato a scrollarsi di dosso lo spleen con un paio di ace per rimontare da 0-30 nel secondo game, ma è stata subito ricacciata indietro dal rovescio di Kontaveit, che non lesina mai spinta da fondo. Se non altro, la rossocrociata è riuscita a tenere il turno successivo, evitando la famigerata bicicletta, ma il desiderio di salvare l’onore l’ha spinta solo fino a quel punto, e Kontaveit ha chiuso su un errore di dritto dell’avversaria, prenotando un ottavo equilibrato con Iga Swiatek, che ha battuto Donna Vekic e che deve ancora perdere un set.

“Se è più facile digerire una sconfitta così netta? Ci ho pensato alla fine della partita, mi sono chiesta: ‘È peggio perdere 7-6 al terzo o 6-0 6-1?’. Non sono sicura. Forse perdere 7-6 lascia maggiormente l’amaro in bocca, perché hai avuto la possibilità di vincere. Ma alla fine penso che una sconfitta sia sempre difficile, in ogni caso”, ha aggiunto la svizzera nel post-partita. “Non penso che il rush finale della scorsa stagione abbia lasciato delle scorie. Io sono una che parte sempre lenta a inizio anno. Ho bisogno di tempo, di giocare partite. Devo solo ritrovare il mio ritmo. Sono sicura che arriverà, con il lavoro e le partite”.

HALEP IN CONTROLLO – Altra vittoria facile di giornata, ma stavolta niente upset, con Simona Halep che si è imposta in un’ora e 18 minuti su Yulia Putintseva, per la verità più pugnace alla distanza. La rumena sembra sempre più a suo agio sui campi rapidi (come testimoniato dalla finale raggiunta qui nel 2018 e dalla vittoria schiacciante di Wimbledon dello scorso luglio), doppiando l’avversaria nei vincenti (26-13), pur con i medesimi 15 unforced, e vincendo il 77% dei punti sulla prima, sebbene dall’altra parte della rete ci fosse un’ottima ribattitrice come la kazaka, che però paga un grande dislivello fisico con tutte le migliori.

Il primo set è stato molto rapido, Halep ha subito impostato lo scambio in pressione, soprattutto sulla diagonale destra, e ha mandato fuori giri l’avversaria, che le ha concesso una palla break sfruttata senza remore con 3 errori di dritto. Putintseva sembrava essersi scossa velocemente, sfruttando la deconcentrazione della N.4 del seeding (tradottasi in un doppio fallo e un paio di errori da dietro) per contro-breakkare, ma il deficit alla battuta causato dal suo metro e 63 di altezza non le ha dato chance per una rimonta bona fide. Halep ha subito breakkato a zero, per poi uscire da due game combattuti con lo scalpo del set in 28 minuti. E proprio quei due game combattuti hanno settato il mood per un secondo parziale più equilibrato: il primo game, in particolare, ha visto la kazaka incenerire qualunque bandiera bianca potesse essere balenata nella sua psiche, annullando tre palle break non consecutive con un gioco propositivo, e mettendo la testa avanti per la prima volta.

Simona Halep – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Halep non si è però scomposta e ha atteso l’occasione propizia, passando nel quinto gioco mettendo spesso i piedi in campo in risposta. Quella che sembrava la breccia decisiva è diventata guerra di trincea però, perché la N.38 WTA non è arretrata di un centimetro: dapprima ha spinto in risposta per procurarsi una prima opportunità, su cui Halep si è salvata con un gran rovescio, per poi prendersi il 3-3 con una sequela di punti giocati con aggressività in seguito ad un ace dell’avversaria. Il sumernage doveva però farsi sentire, data la differenza atletica fra le due, e Halep è salita in cattedra nel gioco seguente, breakkando a 15 con tre vincenti da fondo, per poi rintuzzare l’ennesimo tentativo di rimonta della kazaka (due break point non consecutivi) con dei servizi assertivi che le hanno sempre dato il comando dello scambio. Passato il momento di kleos adrenalinico, Putintseva non ne ha avuto più, e Halep si è presa il quarto turno contro Elise Mertens grazie a una coppia di non forzati.

Interrogata sulla morìa di pretendenti, Simona ha viaggiato a fari spenti come al solito: “Tante favorite già eliminate? Beh, come sapete non penso alle altre giocatrici. So che a questo livello tutto può succedere. Ho delle aspettative, ma allo stesso tempo so che tutto può succedere. È solo un torneo. Sono sicura che per voi sia uno shock quando una top 10 viene sconfitta, ma così è la vita e non possiamo essere al 100% ogni giorno.

Non poteva però mancare un commento sulla vittoria di Gauff contro Osaka: “Quello che sta facendo Coco Gauff in questo momento è una grande cosa. Sono sicura che stia prendendo molta fiducia e presto sarà in grado di vincere uno di questi grandi tornei. Vincere uno Slam è veramente difficile. Quando ci sono riuscita ho pensato: ‘Ok, allora è possibile. Tutto è possibile’. Forse dopo avercela fatta mi sono un po’ rilassata, ho acquisito più fiducia. So che è davvero dura vincere sette partite consecutive, ma so anche che è possibile. E questo mi dà più fiducia.

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Al femminile

Naomi Osaka: la regina del cemento

Con la vittoria all’Australian Open di Naomi Osaka, è emerso un verdetto chiaro: gli Slam sul duro hanno trovato la giocatrice da battere

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Quattro finali Slam, quattro vittorie. Dopo l’impresa di sabato scorso a Melbourne, il palmarès di Naomi Osaka inizia a diventare storicamente rilevante, e i suoi numeri cominciano a essere confrontati con quelli delle grandi giocatrici del passato.

Grazie a questi successi, Osaka spicca nel computo dei Major non solo rispetto a tutte le coetanee, ma anche rispetto a tutte le tenniste nate dagli anni ‘90 in poi: nessuna di loro è riuscita ad andare oltre i due titoli, e si parla di nomi come Kvitova, Halep, Muguruza. La più vicina a Naomi è Angelique Kerber, con tre Slam, che però è nata nel 1988. Davanti a Osaka c’è Maria Sharapova, del 1987, che ne vanta cinque, ma che è ormai ritirata.

Prima di entrare nel dettaglio delle prestazioni della nuova bicampionessa australiana, va rimarcato il primato generazionale che continua a emergere dallo Slam appena concluso: ancora una volta a prevalere nei Major sono le giovani. Da quando proprio Osaka vinse lo US Open 2018, è cominciata la linea verde: a vincere sono giocatrici al massimo di 23 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019. Questa la sequenza degli ultimi nove Slam: US Open 2018: Osaka. 2019: Osaka, Barty, Halep, Andreescu. 2020: Kenin, Osaka, Swiatek. 2021: Osaka.

Insomma, sembra proprio che il tennis femminile abbia voltato pagina: al via degli Slam le giocatrici accreditati sono tante, e di età differente; ma poi, per un motivo o per l’altro, le più mature non riescono a vincere. Va anche sottolineato che in questo caso Naomi ha conquistato il titolo partendo da prima favorita (almeno per i bookmaker), una condizione che aggiungeva un ulteriore carico di stress ai suoi impegni. Perché un conto è scendere in campo da outsider, come era accaduto alla stessa Naomi nel 2018 a New York, o a Kenin (Australian Open 2020) e Swiatek (Roland Garros 2020), un conto è farlo con le attenzioni di tutti che pesano sin dal primo turno.

Il palmarès di Osaka al momento non è formato da una grande quantità di titoli (7 in totale), ma è il peso specifico a renderlo speciale: Naomi ha addirittura vinto più Slam che altri tornei del circuito WTA (4 Slam, 2 Premier Mandatory, 1 Premier). Segno che è capace di alzare il proprio livello di gioco quando la posta in palio è più alta.

E visto che siamo in tema di dati e numeri, segnalo che il suo cammino a Melbourne non è stato affatto semplice, anche se il nuovo metodo di calcolo del ranking ha reso le cose meno evidenti. Per esempio: Naomi ha trovato Pavlyuchenkova al primo turno. Anastasia era fuori dalle teste di serie, ma con i punti raccolti nel solo anno 2020 (cioè secondo i classici criteri precedenti) sarebbe stata numero 30 in classifica e quindi (considerate le assenze di Bertens, Keys, Yastremska) testa di serie numero 27. Malgrado questo, Osaka ha superato l’esordio senza particolari problemi: 6-1, 6-2.

Punteggio simile per il secondo turno, contro una ex Top 10 come Caroline Garcia: 6-2, 6-3, addirittura senza concedere alcuna palla break. Questi due primi incontri hanno dimostrato che quasi tutte le giocatrici che basano il proprio tennis sulla aggressività, in questo momento fanno fatica a fare partita pari con Osaka.

La spiegazione più logica è questa: rispetto a Naomi non hanno particolari ambiti di gioco nei quali prevalgono, e al contrario pagano nel confronto diretto sui colpi base (efficacia in battuta e risposta, ma anche qualità esecutiva del dritto e del rovescio in topspin). In sostanza Naomi propone un gioco simile, ma lo fa meglio. Per la verità sia Pavlyuchenkova che Garcia sono superiori volleatrici rispetto a Osaka, ma con le velocità di palla attuali è molto, molto difficile trovare i tempi di gioco per riuscire a verticalizzare e colpire a rete; e dunque queste qualità non sono così importanti né sufficienti per riequilibrare il confronto. Sotto questo aspetto, però, che Garcia sia riuscita ad avanzare appena 4 volte in tutto il match (peraltro vincendo tutti e 4 i punti), suona a mio avviso come un atto di accusa sulle sue scelte tattiche. Ma sto divagando.

Al terzo turno Osaka ha trovato una giocatrice un po’ differente: Ons Jabeur. Testa di serie numero 27, ma reduce da un 2020 di grandi progressi (virtuale numero 14 con il vecchio calcolo del ranking: di nuovo una avversaria sottostimata). Sappiamo quanto sia talentuosa Jabeur, di cosa sia capace quando è sfidata sulla esecuzioni di tocco, e come sappia sorprendere grazie a soluzioni inusuali. Tanto per dire: nel corso del primo game ha vinto un punto giocando una palla corta direttamente in risposta, su una seconda di servizio di Osaka. Ma a conti fatti neppure questo genere di tennista è apparsa in grado, almeno sul cemento, di mettere davvero in crisi la futura campionessa: 6-3, 6-2, con un solo break subito da Naomi.

Il vero crocevia del torneo è arrivato al quarto turno: il confronto con la finalista dell’Australian Open dello scorso anno Garbiñe Muguruza. Al momento del sorteggio era apparso chiaro che, salvo sorprese, questo sarebbe stato uno dei match chiave della parte bassa del tabellone, quella che appariva più carica di favorite: Osaka, Williams, Halep, Sabalenka, Muguruza… Sarò ripetitivo, ma si è trattato del quarto confronto su quattro che Naomi ha avuto contro avversarie “sottostimate” dal nuovo ranking; Garbiñe era ufficialmente testa di serie numero 14, ma sarebbe stata la numero 8 con i soli punti del 2020.

a pagina 2: I match contro Muguruza e Hsieh

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