Australian Open: a Zverev il braccio di ferro con Wawrinka. Prima semi Slam con Thiem

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Australian Open: a Zverev il braccio di ferro con Wawrinka. Prima semi Slam con Thiem

Botte da orbi tra Sascha e Stan, ne esce in piedi alla distanza il tedesco. “Il servizio? Facevo fatica con tutto, anche ad alzarmi la mattina”. E conferma: “Se vincerò donerò tutto il montepremi (2.532.000 euro). Troppe persone ne hanno più bisogno di me”

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Alexander Zverev - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[7] A. Zverev b. [15] S. Wawrinka 1-6 6-3 6-4 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Il confronto generazionale tra Stan Wawrinka e Alexander Zverev, che scendono in campo alle 14.30 in una assolata e calda Rod Laver Arena, è affascinante sotto diversi aspetti. Lo svizzero (campione qui nel 2014) ha 12 anni più del tedesco, 34 contro 22. I precedenti sono 2-0 per Zverev, la finale di S.Pietroburgo del 2016, che fu il primo titolo ATP per Sascha, e gli ottavi di Miami 2017, entrambe partite di tre set. Ma a livello di risultati Slam, il confronto è per ora impietoso, con Stan-The-Man a tre titoli (Melbourne 2014, Parigi 2015 e New York 2016), mentre Zverev non si è mai spinto oltre i quarti di finale (gli ultimi due Roland Garros, 2018 e 2019).

L’inizio è tutto per Stan, che mena come un fabbro, provocando a più riprese gli “oooh!” del pubblico con i suoi siluri lungolinea sia di dritto che di rovescio. In 20 minuti siamo 5-0 con due break Wawrinka, con Zverev che non riesce a rispondere decentemente e va subito sotto negli scambi anche quando batte lui. Quattro minuti dopo, 6-1 per lo svizzero, che è partito a tavoletta (come contro Medvedev l’altro ieri, sono veramente ottimi questi suoi ingressi in partita), ma dall’altra parte ha trovato poca resistenza. È il primo set perso da Zverev nel torneo.

Nel secondo parziale, sull’1-0, un’occasione di break (la prima) per Sascha, Stan la cancella con bravura. Il servizio del tedesco, almeno, sta cominciando a ingranare, sale 2-1 senza concedere punti alla risposta dell’avversario. Anche Wawrinka continua a martellare, c’è equilibrio. Bella rissa da fondocampo ora, lo stadio di diverte, dietro di me un gruppo di svizzeri palesemente alticci è felice come una pasqua, considerando anche che è stato visto (e inquadrato) Roger Federer gironzolare per i corridoi dell’arena, sorridente e rilassato.

Stan Wawrinka – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel frattempo, Zverev sale 4-3, con un parziale di 16 punti a zero sul suo servizio, per ora sembra che il periodaccio delle incertezze in questo fondamentale, e dei doppi falli a ripetizione, sia definitivamente un brutto ricordo. I turni di battuta di Stan sono molto più complicati adesso, sotto 3-4 un rovescio steccato gli costa la seconda palla break da affrontare: dritto in rete, 5-3 Sascha, e il “come on!” del tedesco si sente fino al parcheggio. Dopo 56 minuti, 6-3 Zverev, e un set pari. Statistica notevolissima del tedesco, è stato un parziale perfetto al servizio, con 20 punti su 20 conquistati, mica male. In generale, finora nel match per Wawrinka 15 vincenti e 15 errori, Sascha 11/12, buon livello soprattutto considerando quanto forte tirano tutti e due.

Nel terzo set, subito break Zverev, Stan sbaglia troppo, l’inerzia della partita è cambiata di brutto. Giustamente, Wawrinka le prova tutte per opporsi alle bordate di servizio dell’avversario, spesso oltre i 215 kmh, arriva a palla del contro-break, ma una bastonata centrale di Sascha seguita da un rovescio al volo la cancellano. Due errori consecutivi di dritto, però, condannano immediatamente dopo il tedesco a cedere la battuta, 1-1, si ricomincia alla pari. Che botte Stan, pure Zverev non si tira indietro, alcuni duelli a tutto braccio sulla diagonale del rovescio sono clamorosi. Qualcuno potrà chiamarli semplici mazzuolatori, io dal punto di vista tecnico me li sto godendo alla grande, sia il perfetto colpo bimane del tedesco che la sontuosa sbracciata a una mano dello svizzero.

 
Alexander Zverev – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Purtroppo per Wawrinka, un passaggio a vuoto (quattro errori, l’ultimo slice in rete davvero scarico), gli costa il break nel quinto game, Sascha non rallenta (le prime palle centrali piatte ora vanno comode oltre i 220 kmh), e sale 4-2. Stan, in modo sempre più evidente, sta calando di rendimento, fa sempre vedere cose stupende a tratti, ma ha perso campo, e gli errori sono molti. Zverev martella senza sosta, e arriva al 5-3. L’ennesimo dritto di Wawrinka volato lungo regala a Sascha il 15-40 e due palle break, anche set-point, di orgoglio lo svizzero le annulla menando come un fabbro e accorcia 4-5. Senza grossi affanni Zverev tiene a 30 e si prende il 6-4, due set a uno per lui. Bravo, il vantaggio per quanto visto finora è meritato.

Stan accusa il colpo, appare scosso, inizia il quarto set e va subito sotto 0-40, tre palle break che potrebbero già essere determinanti. La terza gli è fatale, con un rovescio non difficile che scappa lungo. Rischia di scappargli definitivamente anche Zverev, però, che sale 2-0 e poco dopo brekka ancora (rovescio in rete Wawrinka). 3-0 e battuta per il tedesco, siamo ai titoli di coda a meno che Stan non si inventi qualcosa di straordinario adesso. Sascha non intende lasciare possibilità, sta servendo come un treno, Wawrinka ha il morale sotto le scarpe, in svantaggio 4-0 affronta altre tre palle break, quello che si dice “rottura prolungata”. Le salva di rabbia, ma sembra veramente troppo tardi ormai. Poco dopo, siamo a 2 ore e 17 minuti di match, Zverev chiude 6-2, e si presenta finalmente tra i primi quattro in uno Slam. Sinceramente, era ora. Ottimo torneo per Stan in ogni caso, a momenti si è rivisto il suo livello migliore. Per Sascha ora ci sarà Dominic Thiem, che ha battuto Nadal dopo oltre 4 ore di battaglia.

Stan Wawrinka e Sascha Zverev – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

ZVEREV A CALDO“La sensazione è bellissima, finalmente sono arrivato in semifinale, Stan ha giocato un gran torneo, io posso solo ringraziare tutti per il supporto. Se questo è il giorno migliore? Beh, ho vinto le Finals dai, diciamo che se andrò in finale qui, allora sarà quello il giorno migliore. Il mio servizio, non faccio più doppi falli? Beh, il primo che farò sarà colpa tua! Ma in effetti facevo fatica a fare tutto, mica solo servire, il dritto il rovescio, la volée, anche alzarmi la mattina! Dopo il primo set oggi stavo già pensando a cosa dire alla stampa, ma poi per fortuna sono riuscito a farla girare. Con mio padre va tutto bene, come ogni coach non gli piace granché il suo giocatore! (risate) Seriamente, io mi trovo bene, per ora non sento come necessario cercare un altro coach, ma finché non sarà lui a dirmi che è stufo, rimarrà nel mio team! Le donazioni per l’Australia? Eh, mancano due partite, e lo confermo, dovessi vincere, donerò l’intero montepremi per la causa (2.532.000 euro). Ci sono troppe persone che hanno bisogno dei soldi molto più di me. Che faccio, mi compro qualche macchina sportiva? Quando qui c’è gente che ha perso la casa? (standing ovation). Tra Rafa e Dominic, beh, spero di mettermi lì con una coca cola ghiacciata e guardarli giocare per sei ore” (risate).

L’ANALISI DI WAWRINKA“Ho iniziato molto bene. Lui invece era un po’ nervoso all’inizio, lo sentivo. Ero molto aggressivo, mi muovevo bene, gli mettevo tanta pressione, su ogni punto. Nel secondo set ho iniziato a pensare un po’ troppo a quello che avrei dovuto fare. Non mi muovevo più così bene e per questo motivo non riuscivo più a colpire in anticipo. Sono sceso un po’ fisicamente, mi sono mancate un po’ di energie. Ho iniziato a commettere qualche errore e l’ho rimesso in partita. Penso che avrei potuto fare meglio nel secondo e nel terzo set, ma lui ha giocato bene. Non mi sorprende. Ha avuto qualche problema con la battuta prima di questo torneo e lo scorso anno, ma so quanto bene possa servire. Mi ha messo davvero sotto pressione. Sono comunque contento del mio torneo, ho avuto una prima settimana molto difficile e ho dovuto lottare molto per rimanere in gara. Sono felice di come sto giocando, è una cosa positiva in vista del prosieguo della stagione.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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ATP Rio: quante maratone! Prima vittoria ATP per il sedicenne Alcaraz

Giornata di partite lunghissime a Rio de Janeiro. Esordio vincente per il sedicenne Carlos Alcaraz Garfia. Il giocatore di casa Seyboth Wild stronca Davidovich Fokina al terzo set.

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Carlos Alcaraz Garfia - Rio de Janeiro 2020 (via Twitter, @RioOpenOficial)

Inizio con i fuochi d’artificio per il Rio Open, secondo ATP 500 della stagione. Nonostante una prima giornata nella quale non è sceso in campo nessun nome di grande richiamo, il programma ha offerto match di elevata intensità agonistica, diversi dei quali terminati al “foto-finish” e durati oltre tre ore.

Il più rocambolesco è stato certamente quello tra lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (n. 90 ATP) e la wild card brasiliana Thiago Seyboth Wild (n. 206 ATP) che ha tenuto occupato il campo centrale (o campo Kuerten, come si chiama qui a Rio) per tre ore 50 minuti nella serata carioca. I due giocatori hanno dato vita ad una battaglia lunga quanto i loro cognomi messi insieme che ha visto prevalere il giocatore di casa per 5-7 7-6(3) 7-5 dopo che Davidovich Fokina aveva avuto tre match point consecutivi sul 6-5 40-0 del secondo set.

E proprio in quel frangente è iniziato il dramma di questo match: nel rincorrere una volée smorzata di Seyboth Wild sul terzo match point, Davidovich Fokina è inciampato nella terra cadendo rovinosamente attorno alla rete nei pressi del paletto. La breve pausa e le cure del fisioterapista non sono state sufficienti per riprendere la concentrazione e chiudere il match, e si è così arrivati al tie-break. Con Seyboth Wild avanti per 6-2 e con quindi quattro set point a disposizione, Davidovich Fokina ha messo a segno un ace servendo dal basso, sul quale il brasiliano ha protestato dichiarando di non essere stato pronto a rispondere. Il pubblico ha quindi iniziato a farsi sentire, i due sono arrivati vicini al contatto fisico costringendo l’arbitro a scendere dalla sedia per mantenerli a debita distanza. Alla fine Seyboth Wild si è aggiudicato il tie-break portando il match al terzo set.

 

La partita ha poi visto il diciannovenne di Rio de Janeiro (che qualcuno ricorderà vincitore dello US Open junior 2018 battendo in finale il nostro Lorenzo Musetti) andare avanti per 3-0, per poi farsi riagganciare e superare per il 4-3 e servizio, e poi riuscire infine a vincere la partita al dodicesimo game grazie ad un ultimo errore gratuito da fondocampo di Davidovich Fokina.

In contemporanea si è giocata un’altra grande battaglia sulla “Quadra 1” nella quale il qualificato argentino Federico Coria (n. 116 ATP) ha avuto la meglio del francese Corentin Moutet (n. 77 ATP) per 1-6 7-6(1) 7-6(3) dopo 3 ore e un minuto di gioco.

In chiusura di serata, scendendo in campo ben oltre le 23, ha fatto il suo esordio a livello ATP Carlos Alcaraz Garfia, classe 2003, uno dei più promettenti giovani in circolazione. Anche il suo match contro Albert Ramos Vinolas è durato ben 3 ore e 36 minuti terminando alle 3.01 del mattino ed ha segnato in grande stile la sua prima affermazione nel circuito maggiore.

Da segnalare che questo torneo vede l’esordio a livello mondiale di un sistema di chiamata elettronica in un torneo sulla terra battuta. È stata scelta la tecnologia Foxtenn, che utilizza una quantità di telecamere ad alta definizione e ad alta velocità per individuare la reale traiettoria dei colpi: è stata preferita ad “Hawk Eye”, la più usata a livello internazionale finora, in quanto Hawk Eye utilizza un sistema di interpolazione che riproduce la traiettoria dei colpi e ne stima il punto di rimbalzo. Alla prova del campo non ci sono stati grossi problemi, anche se in alcune circostanze l’effetto visivo delle palle mostrate da Foxtenn sullo schermo non era straordinario in quanto poteva capitare che la terra nascondesse la riga stessa.

Ricordiamo infine che il campione uscente Laslo Djere (n. 36 ATP) è stato costretto a dare forfait a causa di un infortunio agli addominali, dovendo in questo modo rinunciare a difendere il titolo conquistato lo scorso anno e con esso anche i 500 punti che verranno quindi scalati dal suo ranking la prossima settimana. Questo forfait dovrebbe costare a Djere circa 30 posizioni nella classifica ATP, facendolo piombare in una zona del ranking che molto probabilmente lo costringerà a giocare le qualificazioni per i Masters 1000 di primavera sulla terra battuta.

Nella giornata di martedì ci sarà l’esordio nel torneo di tutti e quattro gli italiani impegnati nel tabellone: Sulla Quadra 1, a partire dalle 16.30 locali (le 20.30 in Italia) Marco Cecchinato affronterà la testa di serie n.2 Dusan Lajovic, mentre a seguire il qualificato Gianluca Mager se la dovrà vedere con il fresco campione di Buenos Aires Casper Ruud, testa di serie n.9. Nel secondo incontro sulla Quadra 2 scenderà in campo Lorenzo Sonego che giocherà contro l’argentino Leonardo Mayer, e infine nel match d’apertura sulla Quadra 4 ci sarà Salvatore Caruso che se la dovrà vedere con lo spagnolo Jaume Munar.

I risultati completi:

[Q] P. Martinez b. H. Dellien 3-6 6-2 7-5
P. Andujar b. [9] F. Verdasco 6-3 6-3
[Q] F. Coria b. C. Moutet 1-6 7-6(1) 7-6(3)
F. Delbonis b. R. Carballes Baena 6-2 6-4
[3] C. Garin b. A. Martin 4-6 7-5 7-6(5)
[W] T. Seyboth Wild b. A. Davidovich Fokina 5-7 7-6(3) 7-5
C. Alcaraz b. A. Ramos 7-6(2) 4-6 7-6(2)

Il tabellone aggiornato

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A Seppi non riesce l’ultimo passo, a New York trionfa Edmund [AUDIO esclusivo]

Dopo un primo set equilibrato Andreas Seppi cede in due set a Kyle Edmund. È il secondo titolo ATP per il britannico. Niente Delray Beach per Seppi

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Andreas Seppi - New York Open 2020 (foto Twitter @NewYorkOpen)

[8] K. Edmund b. A. Seppi 7-5 6-1

Niente da fare per Andreas Seppi nella finale del New York Open di Long Island. Si sapeva che il compito sarebbe stato arduo, Kyle Edmund lo aveva sempre battuto nei quattro precedenti scontri diretti che si erano disputati sul cemento, ed anche questa volta l’esito dell’incontro è stato lo stesso. Seppi ha tenuto con grande autorità il campo per quasi tutto il primo set, ma i due break consecutivi subiti a cavallo dei due parziali gli hanno tagliato le gambe, e c’è stato anche un piccolo problema fisico che lo ha costretto ad uscire temporaneamente dal campo verso la fine del match e che certamente non gli ha permesso di esprimersi al meglio.

Nessuna sorpresa a livello tattico nella partita: Edmund cercava di menare le danze dal fondo con il dirittaccio mettendo sotto pressione l’avversario anche con la prima di servizio, mentre Seppi provava a palleggiare sul rovescio dell’avversario per allungare gli scambi e mettersi nelle condizioni di testare le qualità difensive di Edmund.

 
Kyle Edmund – New York Open 2020 (foto Twitter @NewYorkOpen)

I servizi l’hanno fatta da padrone per gran parte del primo parziale, nessun break e nessuna palla break per i primi 11 giochi del match, fino a quando, poco prima di arrivare a quella che sembrava la logica conclusione del set, il tie-break, era Edmund a prendere il largo. Con due diritti vincenti il britannico si portava a due set point e grazie ad una splendida accelerazione lungolinea di rovescio si aggiudicava il primo set per 7-5 dopo 44 minuti di gioco.

Tra la fine del primo set e l’inizio del secondo Edmund metteva a segno una striscia di cinque giochi consecutivi e un parziale di 20 punti a 5 che gli dava un solido vantaggio di 3-0. Il coach dell’inglese, Franco Davin (ex allenatore di Fabio Fognini) si agitava parecchio in tribuna per sollecitare il suo assistito ad “ammazzare” la partita, ben conoscendo le risorse di fondista di Seppi, e infatti il tennista di Caldaro si salvava da un game molto complicato nel quale annullava ben quattro palle dello 0-4, una delle quali con uno splendido passante di rovescio lungolinea.

Quel game di 18 punti era però il canto del cigno: subito dopo Seppi doveva assentarsi dal campo per un medical time-out (“Mi sono fatto fasciare l’adduttore dopo aver sentito un dolore alla gamba sinistra” ha confermato Seppi dopo il match) e al rientro, nonostante riuscisse a trovare con più continuità il rovescio dell’avversario, i suoi colpi non avevano più spinta, e il match si concludeva poco dopo con Kyle che alzava le braccia al cielo per la conquista del suo secondo titolo ATP in carriera.

La chiave della partita era mettergli pressione sul suo servizio, cosa che non sono riuscito a fare quasi mai – ha dichiarato Seppi al termine della partita – anch’io sono riuscito a servire bene durante il primo set, poi però ho preso il break alla fine del set e tutto è diventato più difficile“.

Con questa vittoria Kyle Edmund conquista il suo secondo titolo nel circuito ATP (su tre finali giocate) e guadagna 17 posizioni assestandosi al n. 45. Andreas Seppi, dal canto suo, sale 18 posizioni arrampicandosi fino al n. 80 prima della pausa che si prenderà per stare accanto alla moglie ora che la primogenita sta per nascere. “Purtroppo mi devo cancellare da Delray Beach – ha confermato Seppi – perché il dolore alla gamba sinistra che ho avvertito durante la partita ora è piuttosto acuto e non è opportuno giocarci sopra. Tornerò quindi da mia moglie e aspetterò la nascita della bambina“.

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ATP Rotterdam: doppietta Monfils, dominato Auger-Aliassime

Facile vittoria del francese, che bissa il successo dello scorso anno. Troppo falloso il canadese, crollato alla prima scossa

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[3] G. Monfils b. F. Auger-Aliassime 6-2 6-4

Gael Monfils ha conquistato il primo 500 stagionale, quello di Rotterdam, per il secondo anno di fila, coronando due settimane da sogno in cui non ha perso neanche un set fra Montpellier e l’Olanda, stendendo Felix Auger-Aliassime per 6-2 6-4 in 86 minuti. Ennesima delusione per il canadese, sicuro protagonista del futuro ma ancora a bocca asciutta dopo quattro finali in 12 mesi. FAA è diventato il finalista più giovane nella storia del torneo in cui aveva esordito nel circuito maggiore (superando Roger Federer, con cui condivide il compleanno), mentre Monfils è di casa a Rotterdam, avendo vinto il torneo lo scorso anno e raggiunto la finale nel 2016.

Il canadese ha raggiunto la finale per certi versi a sorpresa, avendo vinto solo 9 delle ultime 24 partite giocate prima di Rotterdam, ma questa settimana ha messo in fila avversari competitivi, lasciando per strada un solo set e dando un taglio ai doppi falli (sei nelle ultime tre partite, grande termometro dell’autostima), mentre si è detto della forma di La Monf, nonostante un malanno contratto a torneo in corso. Primo confronto fra i due, che condividono uno straripante atletismo, seppur con attitudini diverse: il Québécois ha un atteggiamento estremamente proattivo, e ama verticalizzare alla prima chance, mentre Monfils ha sempre fatto leva sulla sua straordinaria copertura di campo (alle volte a scapito della sua integrità fisica, verrebbe da dire) per accelerare subitaneamente dopo aver irretito l’avversario nello scambio, come documentato dai quattro chilometri percorsi più dell’avversario durante la settimana.

FAA ha avvertito la pressione all’inizio, mettendo tre dritti lunghi per lo 0-40 nel terzo game, sorpreso da quante prime stessero tornando indietro (solo un ace alla fine), ma ha mostrato subito grande dominio della situazione, salvandole tutte senza mai lasciare l’iniziativa alla terza testa di serie. Monfils ha però continuato a rispondere con continuità, e, annusata l’opportunità creata dal primo doppio fallo del giovane avversario, è passato nel turno successivo leggendone il drop shot. FAA ha continuato ad aggredire la seconda del francese, procurandosi una chance del pareggio, ma ha continuato a pagare la poca pazienza e precisione sul dritto, sprecando e regalando il set con due doppi falli e soluzioni forzate nel game successivo, vedendo il campo restringersi a ogni ulteriore colpo da giocare – e Monfils non si è allora potuto esimere dal chiudere in 40 minuti.

L’inizio del secondo ha seguito il medesimo canovaccio, anzi, ne ha seguita la distopia: quattro errori, anche marchiani, di Aliassime, e sesto (subito upgraded a settimo) game di fila per Monfils, che ha vinto dieci punti di fila a cavallo fra i due parziali. Gli errori hanno continuato a impilarsi, e il campione in carica si è definitivamente sganciato, sgasando quel tanto che basta per l’highlight quotidiano.

Spalle al muro, Aliassime ha provato a dare il tutto per tutto nel settimo gioco (coadiuvato da un oggetto misterioso volato nell’occhio destro del francese sul 5-2 40-15), salvando quattro match point con un paio di grandi risposte in anticipo e recuperando uno dei break al termine di un duello a rete. Too little, too late però, perché Monfils non si è disunito nel turno successivo, vincendo gli ultimi quattro punti per il primo bis olandese dai tempi di Soderling nel 2010 e 2011. Esultanza originale prima del consueto Wakanda Forever, e affetto fra i due.

“Se Felix continuerà così, vincerà sicuramente il torneo”, ha detto il vincitore durante la premiazione. “Sono state due settimane incredibili, e spero di poter continuare così per il resto della stagione”.Sempre simpatico il direttore del torneo, Richard Krajicek, che ha ricordato a Felix che pure Federer perse la sua prima finale qui, e “scusandosi” per la mezza influenza accusata da Monfils durante il suo soggiorno. Se questi sono i risultati, si può supporre che Gael dormirà con la finestra aperta per il resto della sua carriera.

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