Thiem fa l'Ercole e vola in semifinale: Nadal è fuori dall'Australian Open

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Thiem fa l’Ercole e vola in semifinale: Nadal è fuori dall’Australian Open

MELBOURNE – L’austriaco vince una partita durissima, piena di scambi logoranti ma decisa da alcuni errori.. e dal nastro. Prima semifinale Slam fuori dalla terra, Nadal può perdere il numero 1

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-6(3) 7-6(4) 4-6 7-6(6) (da Melbourne, il nostro inviato)

L’unico incontro tra Rafael Nadal e Dominic Thiem fuori dalla terra battuta (uno solo su 13) era stato una fantastica battaglia sull’Arthur Ashe. Questo match non è stato da meno: se le sono date di santa ragione per oltre quattro ore, sbagliando qualche palla, certo, anche importante, ma hanno fatto vedere scambi di grande spettacolarità. A New York era stato Nadal a prevalere al tie-break decisivo; qui a Melbourne la dea bendata ha sorriso a Thiem, che nel finale del secondo e del quarto set ha avuto il nastro dalla sua parte. Tuttavia nel corso del match era stato l’austriaco ad essere stato quasi sempre in vantaggio, e soltanto due tentennamenti piuttosto evidenti alla fine del terzo e del quarto set gli hanno impedito di vincere il match più nettamente.

DOMINIC 2-0 – Nella giornata più calda dalle qualificazioni in poi, Nadal e Thiem entrano in campo pronti a menare fendenti approfittando dei 30 gradi alle sette di sera per far camminare la palla. È sicuramente Thiem il giocatore più propositivo, anche se in abbrivio di match i servizi dettano legge (tre soli punti vinti dal ribattitore nei primi quattro giochi). Nadal salva con la battuta la prima palla break, ma non impiega molto a rendersi conto che nella gara di sganassoni da fondo campo è Thiem a sembrare più centrato, quindi getta nel mix diversi serve&volley per cambiare le carte in tavola.

 

Di botto Thiem perde la presa sul match e con due brutti gratuiti cede la battuta a zero mandando Nadal a servire per il set sul 5-3. Il maiorchino ottiene il set point con un ace, ma Thiem lo annulla da fondo, conquistandosi anche il contro-break in un game da 12 punti. Si arriva al tie-break dove i servizi contano poco (sei mini-break su 10 punti), Nadal si presenta a rete, ma con alterne fortune: va 2-0 con una volée di diritto, poi di fa infilare da un passante e si trova sotto 2-3. Dopo il cambio di campo mette a segno un poderoso diritto anomalo vincente, ristabilendo così la parità dei mini-break, ma sul punto successivo sbaglia un diritto fotocopia, lanciando Thiem che da quel momento non sbaglia più e porta a casa il primo parziale per 7 punti a 3 in 1 ora e 8 minuti.

Con il calar del sole è aumentata anche l’umidità, e nella Rod Laver Arena non soffia un filo d’aria, per cui nell’intervallo Nadal va a cambiarsi d’abito. Al rientro sembra deciso a giocare in maniera un po’ meno arrembante e non cerca più la rete con la stessa costanza. Come nel set precedente Thiem ha un momento di sbandamento e, causa due doppi falli, cede la battuta a zero. Ma non è una serata tranquilla per Rafa, lo spagnolo è molto nervoso e dopo due diritti meravigliosi di Thiem, Nadal restituisce il break di vantaggio (con doppio fallo finale) e incassa un parziale di 12 punti a 2. Sul 5-6 il maiorchino deve affrontare un set point, che con coraggio cancella grazie a un ottimo slice esterno e diritto nel campo vuoto, ma si arriva al secondo tie-break del match, nel quale Thiem va subito 4-0 per poi farsi rimontare sul 4-4. Con tre diritti Thiem chiude il set: una poderosa accelerazione inside-out, un recupero incrociato su una brutta palla corta di Nadal e poi un passante dopo che un nastro malefico aveva messo in una brutta posizione lo spagnolo. Dopo 2 ore e 18 minuti è l’austriaco che si trova in vantaggio di due set.

LA REAZIONE DI RAFA – Già a metà secondo parziale avevano fatto il loro ritorno le accelerazioni lungolinea, che scoraggiate dalla superficie avevano latitato per lunghi periodi. Il terzo set scorre più rapido, dominato dai servizi: nei primi nove game il ribattitore raccatta 10 punti e non si arriva mai ai vantaggi. Sul 4-5 però Thiem ha il suo solito sbandamento, come quello avuto nei primi due parziali, solo che in questo caso avviene in un momento più delicato. Nadal lo incoraggia, con due accelerazioni che lo portano 0-30, ma gli ultimi due punti che servono allo spagnolo arrivano da due gratuiti di rovescio di Dominic, che vede così allungarsi la partita al quarto set.

Rafa Nadal – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ringalluzzito dal set vinto, Nadal trova più energia da mettere nei suoi drive e si propone subito per un allungo: nel primo turno di servizio del suo avversario si ritrova 15-40 (anche grazie a due errori di Thiem) ma non riesce ad andare 2-0. Sulle tre palle break l’austriaco ritrova l’incisività della battuta e scampa il pericolo. Ed è qui che gira la partita: Dominic inizia a spingere sugli scambi, mette Nadal sulla difensiva e grazie anche a un errore di rovescio di Rafa ottiene il break per il 2-1. Sembra che il match sia avviato verso la conclusione, ma non si sono fatti i conti con il braccino di Thiem, che al momento di servire per il match sbaglia tre diritti e regala una seconda chance a Nadal.

Per la terza volta nella serata bisogna ricorrere al tie-break, nel quale ci sono cinque mini-break nei primi cinque punti (quattro su errori gratuiti), Thiem si stacca sul 5-2, arriva a due match point sul 6-4, ma caccia un altro diritto in rete con la battuta a disposizione. Nadal pareggia sul 6-6 con un “falco” da brividi, chiamato su un pallonetto difensivo fuori di pochi centimetri, poi viene infilato da un passante di rovescio incrociato di Thiem che pizzica il nastro e infine mette in rete il diritto che chiude la battaglia dopo 4 ore e 10 minuti di gioco.

Per Thiem è la quinta semifinale Slam in carriera, ma è soltanto la prima fuori dai confini di Parigi. Nonostante i tentennamenti mostrati al momento di chiudere, la prima vittoria ai danni di Nadal in un Major è la certificazione di una crescita completa anche sul cemento. Lo spagnolo invece esce dal campo con la consapevolezza che l’eventuale ottava vittoria nel torneo di Djokovic lo spodesterebbe dal trono del tennis. Il il n.1 tornerebbe a essere il giocatore serbo.

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ATP Rio: quante maratone! Prima vittoria ATP per il sedicenne Alcaraz

Giornata di partite lunghissime a Rio de Janeiro. Esordio vincente per il sedicenne Carlos Alcaraz Garfia. Il giocatore di casa Seyboth Wild stronca Davidovich Fokina al terzo set.

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Carlos Alcaraz Garfia - Rio de Janeiro 2020 (via Twitter, @RioOpenOficial)

Inizio con i fuochi d’artificio per il Rio Open, secondo ATP 500 della stagione. Nonostante una prima giornata nella quale non è sceso in campo nessun nome di grande richiamo, il programma ha offerto match di elevata intensità agonistica, diversi dei quali terminati al “foto-finish” e durati oltre tre ore.

Il più rocambolesco è stato certamente quello tra lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (n. 90 ATP) e la wild card brasiliana Thiago Seyboth Wild (n. 206 ATP) che ha tenuto occupato il campo centrale (o campo Kuerten, come si chiama qui a Rio) per tre ore 50 minuti nella serata carioca. I due giocatori hanno dato vita ad una battaglia lunga quanto i loro cognomi messi insieme che ha visto prevalere il giocatore di casa per 5-7 7-6(3) 7-5 dopo che Davidovich Fokina aveva avuto tre match point consecutivi sul 6-5 40-0 del secondo set.

E proprio in quel frangente è iniziato il dramma di questo match: nel rincorrere una volée smorzata di Seyboth Wild sul terzo match point, Davidovich Fokina è inciampato nella terra cadendo rovinosamente attorno alla rete nei pressi del paletto. La breve pausa e le cure del fisioterapista non sono state sufficienti per riprendere la concentrazione e chiudere il match, e si è così arrivati al tie-break. Con Seyboth Wild avanti per 6-2 e con quindi quattro set point a disposizione, Davidovich Fokina ha messo a segno un ace servendo dal basso, sul quale il brasiliano ha protestato dichiarando di non essere stato pronto a rispondere. Il pubblico ha quindi iniziato a farsi sentire, i due sono arrivati vicini al contatto fisico costringendo l’arbitro a scendere dalla sedia per mantenerli a debita distanza. Alla fine Seyboth Wild si è aggiudicato il tie-break portando il match al terzo set.

 

La partita ha poi visto il diciannovenne di Rio de Janeiro (che qualcuno ricorderà vincitore dello US Open junior 2018 battendo in finale il nostro Lorenzo Musetti) andare avanti per 3-0, per poi farsi riagganciare e superare per il 4-3 e servizio, e poi riuscire infine a vincere la partita al dodicesimo game grazie ad un ultimo errore gratuito da fondocampo di Davidovich Fokina.

In contemporanea si è giocata un’altra grande battaglia sulla “Quadra 1” nella quale il qualificato argentino Federico Coria (n. 116 ATP) ha avuto la meglio del francese Corentin Moutet (n. 77 ATP) per 1-6 7-6(1) 7-6(3) dopo 3 ore e un minuto di gioco.

In chiusura di serata, scendendo in campo ben oltre le 23, ha fatto il suo esordio a livello ATP Carlos Alcaraz Garfia, classe 2003, uno dei più promettenti giovani in circolazione. Anche il suo match contro Albert Ramos Vinolas è durato ben 3 ore e 36 minuti terminando alle 3.01 del mattino ed ha segnato in grande stile la sua prima affermazione nel circuito maggiore.

Da segnalare che questo torneo vede l’esordio a livello mondiale di un sistema di chiamata elettronica in un torneo sulla terra battuta. È stata scelta la tecnologia Foxtenn, che utilizza una quantità di telecamere ad alta definizione e ad alta velocità per individuare la reale traiettoria dei colpi: è stata preferita ad “Hawk Eye”, la più usata a livello internazionale finora, in quanto Hawk Eye utilizza un sistema di interpolazione che riproduce la traiettoria dei colpi e ne stima il punto di rimbalzo. Alla prova del campo non ci sono stati grossi problemi, anche se in alcune circostanze l’effetto visivo delle palle mostrate da Foxtenn sullo schermo non era straordinario in quanto poteva capitare che la terra nascondesse la riga stessa.

Ricordiamo infine che il campione uscente Laslo Djere (n. 36 ATP) è stato costretto a dare forfait a causa di un infortunio agli addominali, dovendo in questo modo rinunciare a difendere il titolo conquistato lo scorso anno e con esso anche i 500 punti che verranno quindi scalati dal suo ranking la prossima settimana. Questo forfait dovrebbe costare a Djere circa 30 posizioni nella classifica ATP, facendolo piombare in una zona del ranking che molto probabilmente lo costringerà a giocare le qualificazioni per i Masters 1000 di primavera sulla terra battuta.

Nella giornata di martedì ci sarà l’esordio nel torneo di tutti e quattro gli italiani impegnati nel tabellone: Sulla Quadra 1, a partire dalle 16.30 locali (le 20.30 in Italia) Marco Cecchinato affronterà la testa di serie n.2 Dusan Lajovic, mentre a seguire il qualificato Gianluca Mager se la dovrà vedere con il fresco campione di Buenos Aires Casper Ruud, testa di serie n.9. Nel secondo incontro sulla Quadra 2 scenderà in campo Lorenzo Sonego che giocherà contro l’argentino Leonardo Mayer, e infine nel match d’apertura sulla Quadra 4 ci sarà Salvatore Caruso che se la dovrà vedere con lo spagnolo Jaume Munar.

I risultati completi:

[Q] P. Martinez b. H. Dellien 3-6 6-2 7-5
P. Andujar b. [9] F. Verdasco 6-3 6-3
[Q] F. Coria b. C. Moutet 1-6 7-6(1) 7-6(3)
F. Delbonis b. R. Carballes Baena 6-2 6-4
[3] C. Garin b. A. Martin 4-6 7-5 7-6(5)
[W] T. Seyboth Wild b. A. Davidovich Fokina 5-7 7-6(3) 7-5
C. Alcaraz b. A. Ramos 7-6(2) 4-6 7-6(2)

Il tabellone aggiornato

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A Seppi non riesce l’ultimo passo, a New York trionfa Edmund [AUDIO esclusivo]

Dopo un primo set equilibrato Andreas Seppi cede in due set a Kyle Edmund. È il secondo titolo ATP per il britannico. Niente Delray Beach per Seppi

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Andreas Seppi - New York Open 2020 (foto Twitter @NewYorkOpen)

[8] K. Edmund b. A. Seppi 7-5 6-1

Niente da fare per Andreas Seppi nella finale del New York Open di Long Island. Si sapeva che il compito sarebbe stato arduo, Kyle Edmund lo aveva sempre battuto nei quattro precedenti scontri diretti che si erano disputati sul cemento, ed anche questa volta l’esito dell’incontro è stato lo stesso. Seppi ha tenuto con grande autorità il campo per quasi tutto il primo set, ma i due break consecutivi subiti a cavallo dei due parziali gli hanno tagliato le gambe, e c’è stato anche un piccolo problema fisico che lo ha costretto ad uscire temporaneamente dal campo verso la fine del match e che certamente non gli ha permesso di esprimersi al meglio.

Nessuna sorpresa a livello tattico nella partita: Edmund cercava di menare le danze dal fondo con il dirittaccio mettendo sotto pressione l’avversario anche con la prima di servizio, mentre Seppi provava a palleggiare sul rovescio dell’avversario per allungare gli scambi e mettersi nelle condizioni di testare le qualità difensive di Edmund.

 
Kyle Edmund – New York Open 2020 (foto Twitter @NewYorkOpen)

I servizi l’hanno fatta da padrone per gran parte del primo parziale, nessun break e nessuna palla break per i primi 11 giochi del match, fino a quando, poco prima di arrivare a quella che sembrava la logica conclusione del set, il tie-break, era Edmund a prendere il largo. Con due diritti vincenti il britannico si portava a due set point e grazie ad una splendida accelerazione lungolinea di rovescio si aggiudicava il primo set per 7-5 dopo 44 minuti di gioco.

Tra la fine del primo set e l’inizio del secondo Edmund metteva a segno una striscia di cinque giochi consecutivi e un parziale di 20 punti a 5 che gli dava un solido vantaggio di 3-0. Il coach dell’inglese, Franco Davin (ex allenatore di Fabio Fognini) si agitava parecchio in tribuna per sollecitare il suo assistito ad “ammazzare” la partita, ben conoscendo le risorse di fondista di Seppi, e infatti il tennista di Caldaro si salvava da un game molto complicato nel quale annullava ben quattro palle dello 0-4, una delle quali con uno splendido passante di rovescio lungolinea.

Quel game di 18 punti era però il canto del cigno: subito dopo Seppi doveva assentarsi dal campo per un medical time-out (“Mi sono fatto fasciare l’adduttore dopo aver sentito un dolore alla gamba sinistra” ha confermato Seppi dopo il match) e al rientro, nonostante riuscisse a trovare con più continuità il rovescio dell’avversario, i suoi colpi non avevano più spinta, e il match si concludeva poco dopo con Kyle che alzava le braccia al cielo per la conquista del suo secondo titolo ATP in carriera.

La chiave della partita era mettergli pressione sul suo servizio, cosa che non sono riuscito a fare quasi mai – ha dichiarato Seppi al termine della partita – anch’io sono riuscito a servire bene durante il primo set, poi però ho preso il break alla fine del set e tutto è diventato più difficile“.

Con questa vittoria Kyle Edmund conquista il suo secondo titolo nel circuito ATP (su tre finali giocate) e guadagna 17 posizioni assestandosi al n. 45. Andreas Seppi, dal canto suo, sale 18 posizioni arrampicandosi fino al n. 80 prima della pausa che si prenderà per stare accanto alla moglie ora che la primogenita sta per nascere. “Purtroppo mi devo cancellare da Delray Beach – ha confermato Seppi – perché il dolore alla gamba sinistra che ho avvertito durante la partita ora è piuttosto acuto e non è opportuno giocarci sopra. Tornerò quindi da mia moglie e aspetterò la nascita della bambina“.

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ATP Rotterdam: doppietta Monfils, dominato Auger-Aliassime

Facile vittoria del francese, che bissa il successo dello scorso anno. Troppo falloso il canadese, crollato alla prima scossa

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[3] G. Monfils b. F. Auger-Aliassime 6-2 6-4

Gael Monfils ha conquistato il primo 500 stagionale, quello di Rotterdam, per il secondo anno di fila, coronando due settimane da sogno in cui non ha perso neanche un set fra Montpellier e l’Olanda, stendendo Felix Auger-Aliassime per 6-2 6-4 in 86 minuti. Ennesima delusione per il canadese, sicuro protagonista del futuro ma ancora a bocca asciutta dopo quattro finali in 12 mesi. FAA è diventato il finalista più giovane nella storia del torneo in cui aveva esordito nel circuito maggiore (superando Roger Federer, con cui condivide il compleanno), mentre Monfils è di casa a Rotterdam, avendo vinto il torneo lo scorso anno e raggiunto la finale nel 2016.

Il canadese ha raggiunto la finale per certi versi a sorpresa, avendo vinto solo 9 delle ultime 24 partite giocate prima di Rotterdam, ma questa settimana ha messo in fila avversari competitivi, lasciando per strada un solo set e dando un taglio ai doppi falli (sei nelle ultime tre partite, grande termometro dell’autostima), mentre si è detto della forma di La Monf, nonostante un malanno contratto a torneo in corso. Primo confronto fra i due, che condividono uno straripante atletismo, seppur con attitudini diverse: il Québécois ha un atteggiamento estremamente proattivo, e ama verticalizzare alla prima chance, mentre Monfils ha sempre fatto leva sulla sua straordinaria copertura di campo (alle volte a scapito della sua integrità fisica, verrebbe da dire) per accelerare subitaneamente dopo aver irretito l’avversario nello scambio, come documentato dai quattro chilometri percorsi più dell’avversario durante la settimana.

FAA ha avvertito la pressione all’inizio, mettendo tre dritti lunghi per lo 0-40 nel terzo game, sorpreso da quante prime stessero tornando indietro (solo un ace alla fine), ma ha mostrato subito grande dominio della situazione, salvandole tutte senza mai lasciare l’iniziativa alla terza testa di serie. Monfils ha però continuato a rispondere con continuità, e, annusata l’opportunità creata dal primo doppio fallo del giovane avversario, è passato nel turno successivo leggendone il drop shot. FAA ha continuato ad aggredire la seconda del francese, procurandosi una chance del pareggio, ma ha continuato a pagare la poca pazienza e precisione sul dritto, sprecando e regalando il set con due doppi falli e soluzioni forzate nel game successivo, vedendo il campo restringersi a ogni ulteriore colpo da giocare – e Monfils non si è allora potuto esimere dal chiudere in 40 minuti.

L’inizio del secondo ha seguito il medesimo canovaccio, anzi, ne ha seguita la distopia: quattro errori, anche marchiani, di Aliassime, e sesto (subito upgraded a settimo) game di fila per Monfils, che ha vinto dieci punti di fila a cavallo fra i due parziali. Gli errori hanno continuato a impilarsi, e il campione in carica si è definitivamente sganciato, sgasando quel tanto che basta per l’highlight quotidiano.

Spalle al muro, Aliassime ha provato a dare il tutto per tutto nel settimo gioco (coadiuvato da un oggetto misterioso volato nell’occhio destro del francese sul 5-2 40-15), salvando quattro match point con un paio di grandi risposte in anticipo e recuperando uno dei break al termine di un duello a rete. Too little, too late però, perché Monfils non si è disunito nel turno successivo, vincendo gli ultimi quattro punti per il primo bis olandese dai tempi di Soderling nel 2010 e 2011. Esultanza originale prima del consueto Wakanda Forever, e affetto fra i due.

“Se Felix continuerà così, vincerà sicuramente il torneo”, ha detto il vincitore durante la premiazione. “Sono state due settimane incredibili, e spero di poter continuare così per il resto della stagione”.Sempre simpatico il direttore del torneo, Richard Krajicek, che ha ricordato a Felix che pure Federer perse la sua prima finale qui, e “scusandosi” per la mezza influenza accusata da Monfils durante il suo soggiorno. Se questi sono i risultati, si può supporre che Gael dormirà con la finestra aperta per il resto della sua carriera.

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