Trevisan e la partita più difficile: “Soffrivo di anoressia, ne sono uscita facendomi aiutare”

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Trevisan e la partita più difficile: “Soffrivo di anoressia, ne sono uscita facendomi aiutare”

La n.3 d’Italia racconta la sua esperienza al quotidiano ‘Nazione’. La pressione e alcuni problemi famigliari all’origine delle sue sofferenze. “Sono arrivata a pesare 48 chili, non mi piaceva più giocare. Bisogna affrontare la malattia. Se ne può uscire”

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Martina Trevisan - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

In questi giorni, tutti i principali quotidiani si sono occupati della tristissima vicenda di Lorenzo Seminatore, ventenne torinese morto di anoressia, dopo una lunga battaglia. Sono stati gli stessi genitori a voler raccontare questa storia, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e, soprattutto, delle istituzioni, su questo disturbo che colpisce tanti giovani. Lorenzo prima di finire in questo tunnel, in cui insicurezze e paure finivano per riversarsi nel rifiuto del cibo, era un ragazzo come tanti altri, con le sue passioni. In particolare, quella del tennis. Quando non era impegnato dagli studi, trascorreva le sue giornate al circolo di Moncalieri, nei pressi di Torino, cercando di emulare il suo idolo, Roger Federer. 

Anche le aspirazioni di diventare una grande tennista di Martina Trevisan, n.150 del mondo e n.3 d’Italia, stavano per infrangersi di fronte all’anoressia. Lei che era una grande promessa del tennis azzurro, con le semifinali raggiunte nei tornei juniores a Wimbledon e al Roland Garros, ha dovuto addirittura appendere momentaneamente la racchetta al chiodo e prendersi una pausa, proprio mentre stava passando al professionismo, per potere risolvere il suo problema. Ma alla fine ha vinto lei. E così la sua gioia dopo la prima qualificazione a un tabellone principale in un torneo dello Slam, agli Australian Open, ha avuto un sapore sicuramente diverso. Più leggero. Perché il match più difficile della sua vita non era stato quel turno decisivo contro Eugenie Bouchard. Il match più difficile l’aveva già giocato e vinto molto tempo prima.

“La partita più difficile l’ho giocata dieci anni fa. Non su un campo da tennis, ma nella vita. Sconfiggere l’anoressia, piombata nella mia adolescenza dopo un periodo pieno di problemi. Alla fine ce l’ho fatta e oggi sono una persona nuova”, ha raccontato la 26enne fiorentina in un’intervista al quotidiano Nazione. E dire che da giovane lei viveva la vita che tante adolescenti con la racchetta in mano sognano: ottimi risultati a livello internazionale e la gente che comincia a parlare di te come una futura campionessa. Le apparenze però ingannano. “Dietro c’era un malessere profondo. Era il 2009 e sapevo di non sentirmi bene. Non riuscivo a gestire quello che avevo intorno, le pressioni, le aspettative che c’erano su di me. Tutto viaggiava alla velocità della luce. Poi in casa c’erano tensioni perché i miei si stavano separando. Un paio di guai fisici hanno fatto il resto. E sono crollata. Stavo male, così l’anoressia si è infilata nella mia vita”.

 

E lo ha fatto in maniera sottile, poco evidente. Si comincia magari lasciando lì un po’ di pasta nel piatto, poi rifiutandola del tutto. Perché così com’è non ci si piace, ci si sente diverse, con qualche chilo di troppo e magari nel caso di un atleta anche con qualche muscolo di troppo, rispetto ai modelli di bellezza che ci vengono imposti, più o meno velatamente, dalla società. Non mangiavo. E, qualche mese dopo, ogni volta che mandavo già qualcosa, iniziavo a vomitare. Sono arrivata a 49 chili. Pochissimi per un atleta. Volevo essere come le altre ragazze. Magra e in forma. Non mi piacevo e il confronto con le coetanee mi stava logorando”, ha sottolineato Martina.

Oltre al rigetto per il cibo, è arrivato anche quello per il tennis. “Non mi piaceva più giocare”. Da qui la decisione di prendersi una pausa dall’attività agonistica. Per oltre quattro anni non ha più giocato un torneo. “Ma non ho mai lasciato il tennis”, ci ha tenuto a precisare. Mi sono messa ad insegnare. L’assenza della competizione mi rilassava. Ma ad un certo punto ho sentito qualcosa che mi mancava”. E quindi si è rimessa in pista. Il braccio e il talento non si sono persi. E ora Trevisan può tornare a pensare in grande. “Ora sogno la Top 100”, ha dichiarato. 

Questo dimostra che dall’anoressia si può uscire vincitori. L’importante è non chiudersi in sé stessi, non aver paura che gli altri non capiscano e, conseguentemente, non possano aiutarti. Non ha senso contare solo sulle proprie forze. Parlare con un esperto è fondamentale per venirne fuori. Un po’ come nel tennis. L’anoressia può essere sconfitta. Certo, non è un percorso facile e nemmeno breve. Ci vuole tempo ma piano piano se ne esce. Un messaggio di speranza e di conforto. Per chi soffre di questo disturbo e per chi cerca di stargli vicino. È stata una dura lotta quella di Martina, un match al terzo set in cui si parte in svantaggio. L’importante è non mollare, consapevoli del fatto che – al contrario del tennis – non si è mai da soli in campo.

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Esibizioni: Thiem, Zverev, Kyrgios e Sinner sull’erba di Berlino. Sperando in Federer

Anche Svitolina e Bertens ai due mini-tornei di esibizione in Germania a partire dal 13 luglio. Si giocherà su erba e cemento

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Jannik Sinner - ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Marco Corriero)

Dopo la cancellazione del WTA di Berlino, evento erboso che avrebbe dovuto fare il suo esordio in calendario a metà giugno, resta viva la possibilità di vedere alcune stelle del tennis nella capitale tedesca. Lo stesso sponsor annuncia infatti due mini-tornei di tre giorni con sei giocatori e sei giocatrici a darsi battaglia, rispettivamente, sull’erba dello Stadio Steffi Graf dal 13 al 15 luglio e sul duro in un hangar dell’ex aeroporto Tempelhof dal 17 al 19. Frontmen della manifestazione, per adesso, Sascha Zverev e Nick Kyrgios.

A proposito di Kyrgios, uno dei più attivi sui social durante l’isolamento, l’organizzatore Edwin Weindorfer spiega al quotidiano berlinese B.Z. che “quasi nessuno gode di tanta popolarità come lui fra i giovani. Da una parte le bravate, dall’altra le fantastiche giocate. In generale, comunque, il campo dei partecipanti è di altissimo livello”. Sì, perché oltre al n. 7 e al n. 40 ATP, c’è anche un tale Dominic Thiem, terzo giocatore del mondo, attualmente impegnato in un’esibizione in patria. Il quarto nome annunciato è quello di Jannik Sinner, mentre ancora non sappiamo chi saranno gli altri due tennisti.

A dirigere i due tornei sarà l’attuale capitano della squadra tedesca di Fed Cup Barbara Rittner, che per il femminile può contare sulle top ten Elina Svitolina e Kiki Bertens, oltre che su Julia Goerges e Andrea Petkovic, ferma dal torneo di Lussemburgo dello scorso ottobre. Anche qui, ci sono due posti ancora vuoti. Gli organizzatori dicono di stare negoziando con due vincitori Slam: “A Federer piace giocare sull’erba, ma vuole aspettare e vedere come va, proprio come Angie Kerber”, spiega Weindorfer. Avendo a che fare con atleti internazionali, molto dipenderà dalle possibilità di spostamento in luglio.

 

LE REGOLE – Per quanto riguarda le regole di gioco, ci sarà un tabellone a eliminazione diretta che parte dai quarti di finale con i primi due del seeding avanzati di un turno. Gli incontri si disputeranno al meglio dei tre set, ma il terzo sarà un tie-break. Niente giudici di linea, ma tutte le chiamate saranno gestite da hawk-eye come accade alle Nextgen di Milano. Il montepremi è di 100.000 euro sia per il maschile sia per il femminile.

L’idea di Weindorfer è di fissare gli standard del tennis in questi tempi difficili sull’esempio della Bundesliga, che è ripartita il 15 maggio. Mentre proseguono le trattative per i diritti televisivi, la situazione attuale non permettere l’accesso al pubblico, ma le condizioni potrebbero cambiare tra un mese e mezzo.

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Il figlio di Tracy Austin entrerà tra i professionisti

Brandon Holt, 22 anni, ha deciso di lasciare con un anno di anticipo il suo team alla University of South Carolina per diventare un professionista

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Dopo quattro anni da numero uno dei Trojans, Brandon Holt ha fatto la sua scelta: passerà al professionismo, lasciando così il suo team. Holt è stata per tutti questi anni la stella della University of South Carolina, vincendo 91 partite in singolare e 74 in doppio. Il figlio dell’ex numero uno del mondo femminile Tracy Austin e Scott Holt lo ha comunicato in un lungo post pubblicato sul suo profilo Instagram, dove ha salutato e ringraziato i suoi compagni di squadra, gli allenatori e tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita nel suo percorso verso il professionismo.

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What a fantastic 4 years this has been at USC. With the exception of COVID, I don’t think I could have enjoyed my time as a Trojan more. I am excited to start a new chapter and begin my professional career. My teammates and coaches all know how much I love them and I have voiced that in person over the years, so I do not need to write a love story for you all to read. However, I do feel inclined to show just how special USC is to me. I could not have asked for better coaches in @coachpetersmith @brettmasi @kkwintus @dbaughm They made me feel like the most important thing in their day was improving my teammates and I in tennis and as people. Naturally, people talk about my success on the court at USC and view that as the reason I had such a great time. My teammates are the number one reason I was so happy at USC. The single biggest success looking back is @coachpetersmith recruiting GOOD PEOPLE. He recruited people I played tennis with for 4 years. But more importantly, he recruited a band of brothers who are and will continue to be my best friends. I would also like to thank my friends outside of the tennis team and I cherish all the special relationships created at USC. I would like to thank my family for the support and my grandparents who didn’t miss a match. Thank you to everyone at @usc_athletics for always having a smile on your face no matter the difficulty. The training staff was so exceptional and walking into McKay was always such a joy. Thank you to the fans and supporters of @uscmenstennis Thank you to everyone who played a direct role in our team’s success. You all know who you are. Lastly, this feels like a goodbye, but I look to so many of the staff members at USC as friends and mentors, so I know our relationships will remain strong. Love you all. Fight on forever! ✌️ (Wish I could tag everyone but only lets me tag 20)

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Holt lascia l’USC con un anno di anticipo. Attualmente il ragazzo statunitense occupa la 488esima posizione nel ranking ATP, ma per sapere di che pasta è fatto non serve guardare tanto lontano. Dieci giorni fa ha giocato un’esibizione a Rolling Hills, in California. È arrivato in finale dove si è trovato davanti Sam Querrey, che l’ha battuto solo al match tie-break del terzo set, 10-8. Certo, la formula del Fast4 e lo stato di forma non ottimale di Querrey sono due fattori da tenere in grande considerazione, ma al di là dell’Oceano sono abbastanza sicuri del fatto che Brandon Holt, non “il figlio di Tracy Austin”, saprà dire la sua nel circuito ATP.

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Berrettini intensifica gli allenamenti in Florida con Frances Tiafoe

Dopo aver ripreso in mano la racchetta dopo mesi il numero uno d’Italia ha ripreso ad allenarsi coi suoi colleghi all’Academy di Boca Raton

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Matteo Berrettini si allena in Florida (foto via Instagram, @matberrettini)

Non c’è alcuna certezza sulla data in cui il Tour riaprirà i battenti, ma in un periodo in cui l’epidemia di Coronavirus sembrerebbe più controllata rispetto ai mesi scorsi, per gli sportivi è bene sfruttare l’occasione e – con le dovute precauzioni – tornare al lavoro. Dopo gli allenamenti individuali senza racchetta, Matteo Berrettini è tornato in campo da qualche settimana. Il numero uno azzurro è ancora negli Stati Uniti, in Florida, assieme alla fidanzata Ajla Tomljanovic. Dall’altra parte della rete, sui campi dell’Academy di Boca Raton, ha trovato Frances Tiafoe: Matteo ha così potuto alzare i giri del motore e iniziare il recupero dello stato di forma “pre-Covid”. Se ancora di competere non se ne parla, riprendere gli allenamenti con i colleghi fa respirare quell’aria di normalità, che tutti in questi giorno sogniamo.

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Trying to look good but @coachpaolovolpicelli and @bigfoe1998 photobomb every pic… 🙄 – 📷🙏 @marcoperretta

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