Challenger Bergamo: Marcora non spreca energie, anche Arnaboldi ai quarti

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Challenger Bergamo: Marcora non spreca energie, anche Arnaboldi ai quarti

Il secondo favorito del seeding lascia cinque giochi a Krstin. Arnaboldi batte Kolar e trova il baby-fenomeno Tseng. “Fare il tennista è ‘tanta roba’. Fai qualcosa di speciale”, dice Andrea. Fasi finali in diretta su Youtube

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Roberto Marcora - ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Per guardare al futuro, a volte, è opportuno rivolgersi al passato. È stata la scelta di Andrea Arnaboldi, uno dei “fedelissimi” del Challenger di Bergamo. Per la terza volta in sette apparizioni, ha raggiunto i quarti di finale. L’obiettivo, naturalmente, è migliorare la semifinale del 2014. Il tennis espresso in questi giorni spinge all’ottimismo, confermato dal convincente 6-3 6-4 contro il ceco Zdenek Kolar. C’era un pizzico di apprensione per il dritto di Kolar, molto potente, che avrebbe potuto creare più di un problema al rovescio di “Arna”. Invece l’azzurro è stato perfetto, trovando il modo di non perdere campo e giocare spesso in topspin“Vero. Sapevo che Kolar spinge molto con il dritto – racconta Arnaboldi – in effetti la sua palla è pesante, complessa. Per fortuna sono riuscito a contrastarla e non sono mai finito in difesa, anzi, ero spesso io a comandare”. Un successo convincente, condito da tanti colpi a effetto. D’altra parte, il tennis di Arnaboldi è molto piacevole: tagli, rotazioni, discese a rete, ottima copertura di ogni zona del campo… Davvero un tennista spettacolare.

Non è troppo conosciuto dal pubblico mainstream, ed è un peccato che il suo best ranking (risalente al 2015) sia “soltanto” al numero 153 ATP. Le virgolette sono un obbligo, perché arrivare fin lassù richiede sacrifici inimmaginabili. Ci si domanda se – a 32 anni compiuti – Arnaboldi apprezzi ancora questa vita, con una racchetta nella mano e la valigia nell’altra. “Tutto dipende da come la vivo sul campo – racconta – se le cose vanno bene e ho buone sensazioni, anche gli spostamenti sono più leggeri. Se invece il lavoro sul campo si fa più pesante, allora anche viaggiare è tre volte più faticoso. Però sì, mi piace, voglio continuare a giocare e godermela sul campo. Perché il tennis è ciò che voglio”. Arnaboldi viene da una stagione complicata, ma le difficoltà gli hanno fatto apprezzare la bellezza di una vita tutt’altro che banale. “Sono una persona fortunata. Mi sto accorgendo proprio in questo periodo che fare il tennista è ‘tanta roba’. A parte la qualificazione a Wimbledon, l’anno scorso non ho avuto buoni risultati. Con il cambio di team e i nuovi stimoli ho apprezzato di nuovo il bello di giocare un torneo. Parliamoci chiaro: fai qualcosa di speciale, c’è molta competizione, è un bell’ambiente, sono davvero contento di quello che faccio, a prescindere da classifica e risultati.

ALLA RICERCA DELLA COSTANZA – A fine 2019, pur restando in buoni rapporti, il canturino ha chiuso la lunga partnership con coach Fabrizio Albani ed è tornato alle origini, nel vero senso della parola. Il suo nuovo allenatore è Giorgio Mezanzani“Fu uno dei primi ad avviarmi al tennis a Cantù, quando avevo 5-6 anni. Ritrovarci è stata una sensazione piacevole. Il team è poi completato dal preparatore atletico Stefano Viganò e dal fisioterapista Simone. È bello avere nuove motivazioni: con il vecchio team era un po’ finito il ‘fuoco’ che ci spingeva, e ho sentito la necessità di nuovi stimoli. Li sto trovando”. In un tennis che concede sempre più spazio per gli over 30, le motivazioni possono fare la differenza: con la voglia a mille, Arnaboldi può provare a rilanciarsi. L’attuale 292esima posizione è soltanto un punto di partenza. 

“Non c’è dubbio che una decina d’anni fa le aspettative fossero più alte rispetto a quanto fatto fino a ora – riflette Arnaboldi – probabilmente l’ostacolo più grande è stata la difficoltà ad essere costante. Ho avuto ottimi picchi, ma non sempre li ho mantenuti. È andata così per mille ragioni, anche personali. Pensavo che sarebbe stato più facile, che l’applicazione sarebbe stata sufficiente per ottenere risultati. Invece non è automatico, devi volere un obiettivo a tutti i costi. Avrei dovuto applicarmi, ma senza dare nulla per scontato”. Il passato non si può modificare, ma Andrea è fortemente proiettato sul futuro. Crede che l’esperienza e le qualità maturate nel corso degli anni possano servirgli per il resto della sua carriera. “Non ho più 20 anni, ma ci sono tanti giocatori forti, anche meno giovani di me. Oggi ho una maturità diversa, rispetto a dieci anni fa sono un’altra persona, ho le idee più chiare e vedo tutto in modo migliore. Cercherò di sfruttarla al massimo, soprattutto perché mi sento bene fisicamente, ho tanta voglia e penso di poter raggiungere i miei obiettivi”. 

Nei quarti avrà un impegno molto difficile contro Chun-hsin Tseng, baby taiwanese che ha messo fine al sogno di Filippo Baldi. Alzando il livello rispetto ai primi due turni, Tseng ha bombardato l’azzurro dal primo all’ultimo colpo, con un tennis ping-pong che – per certi versi – ricorda quello di Kei Nishikori. Nonostante il campo abbastanza lento, il lombardo non è riuscito a trovare le giuste contromisure. Ci ha provato, è rimasto mentalmente in partita fino al penultimo game, ma il pressing di Tseng è stato davvero notevole e lo ha portato a commettere qualche errore di troppo, fino al 6-4 6-2 finale. Il taiwanese (accompagnato a Bergamo da Dominik Hrbaty) sta confermando di avere grandi qualità. E se fosse lui l’erede di Sinner? Le avvisaglie ci sono, anche se il gioco particolare di Arnaboldi potrebbe metterlo alla prova, costringendolo a uscire dalla zona di comfort. Sarà un test davvero interessante.

Andrea Arnaboldi – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

GIUSTINO SORPRESO DA GASTON – I risultati della prima parte di giornata hanno emesso un verdetto: di sicuro, non ci sarà una finale tutta italiana come nel 2018 e nel 2019. I due azzurri nella parte alta del tabellone, infatti, sono stati entrambi eliminati. Ha lasciato l’amaro in bocca la sconfitta di Lorenzo Giustino, battuto dal giovane francese Hugo Gaston. Grande amarezza, perché l’azzurro (testa di serie n.1) si era trovato a condurre 3-0 nel terzo set, con due break di vantaggio. Quando il più sembrava fatto, ha improvvisamente smarrito il servizio e ha incassato quattro break di fila. Sotto 5-3, ha trovato il controbreak, ma si è fatto strappare il servizio a zero nell’ultimo game. Il match era partito male, con un Giustino decisamente contratto, col linguaggio del corpo non troppo positivo. Si era ritrovato, poi ha pagato l’improvviso black-out. Prosegue dunque il torneo di Gaston, ex numero 2 junior. 

Il 19enne di Tolosa può vantare un risultato di grande prestigio: la medaglia d’oro alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires 2018. Mancino, brevilineo, dal tennis fantasioso, ha avuto un buon impatto tra i professionisti. Lo scorso anno ha raggiunto otto finali nel circuito ITF (vincendone quattro) e quest’anno punta a un ulteriore salto di qualità: lo scorso gennaio ha giocato nel tabellone principale dell’Australian Open grazie alla wild card “di scambio” tra le federazioni francese e australiana, segno che in Francia credono molto in lui. Quello di Bergamo è il primo piazzamento nei quarti della sua giovane carriera, dopo i terzi turni dell’anno scorso a Lione e Tiburon. Venerdì se la vedrà con il turco Cem Ilkel (n.5 del tabellone). Nell’ultimo singolare giocato al Palazzetto di Alzano Lombardo, ha interrotto la corsa di Raul Brancaccio. È finita 6-1 7-6: dopo un primo set in cui non ha trovato le misure al suo avversario, Brancaccio ha messo a punto il suo servizio nel secondo, ma nel tie-break ha raccolto appena due punti.

Prosegue l’ottimo momento di Roberto Marcora. Il 30enne di Busto Arsizio, davvero in gran forma, è il secondo italiano a raggiungere i quarti a Bergamo. Nel match serale di giovedì, davanti a un pubblico decisamente numeroso, non ha avuto problemi contro il serbo Pedja Krstin (n.235 ATP). Si è imposto in meno di un’ora, con un netto 6-2 6-3. Era partito male, subendo un break nel primo game. Lo recuperava subito, poi il match filava liscio. Ottime percentuali al servizio e soluzioni brillanti da fondocampo (figlie del gran momento di fiducia) gli hanno permesso di tenere a distanza l’avversario. Vinto agevolmente il primo set, è scappato via anche nel secondo e avrebbe potuto chiudere sul 5-2. Krstin ha tenuto il servizio, ma Marcora ha chiuso agevolmente. Per lui, reduce dalle fatiche delle scorse settimane (quarti a Pune, finale a Cherbourg) era importante non spendere troppe energie e ricaricarsi in vista dei quarti, in cui avrà un match complicato contro Enzo Couacaud.

In precedenza, il francese nato alle Mauritius non aveva avuto problemi contro il nostro Luca Vanni, trasmettendo buone sensazioni. Per Marcora non sarà facile, ma le motivazioni – nonostante la comprensibile stanchezza – sono altissime. A Bergamo è seguito da tanti amici, compresi i genitori, e punta deciso a ripetere gli exploit dell’anno prossimo. Il match si giocherà alle 18.30, mentre in chiusura di programma (non prima delle 20.30) ci sarà Arnaboldi-Tseng, decisamente il clou di giornata. Il taiwanese, nato l’8 agosto 2001 (esattamente 20 anni dopo Roger Federer) sta impressionando per il suo tennis ad alta intensità. Già vincitore di Roland Garros e Wimbledon junior, ha tutta l’aria del predestinato. Il test contro Arnaboldi sarà particolarmente ostico e – soprattutto – spettacolare.

Chun-hsin Tseng – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

FASI FINALI IN DIRETTA YOUTUBE – Il torneo di Bergamo è sempre attento a innovazione e tecnologia. Detto che semifinali e finale godranno della trasmissione su SuperTennis (con messe in onda dal 28 febbraio al 1 marzo, sempre alle 10 del mattino), le ultime due giornate di gara godranno – per la prima volta – della diretta su Youtube. Una scelta che ricalca quanto fatto da altri tornei, su tutti l’Australian Open, che per anni ha fornito gratuitamente i match delle qualificazioni al pubblico del “tubo”, e nel 2020 ha offerto tutti i match dei play-off che mettevano in palio le wild card. Anche Bergamo garantirà un servizio simile grazie al canale Youtube aperto lo scorso anno, e sul quale sono ancora visibili le fasi finali della passata edizione. La novità accresce a dismisura la visibilità del torneo e si aggiunge ai servizi e agli approfondimenti garantiti quotidianamente da Bergamo TV

 

Ufficio stampa ATP Challenger Bergamo

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WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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Il tabellone del WTA di Ostrava: Swiatek e Kvitova sono le prime due favorite

Swiatek e Kvitova guidano il tabellone di Ostrava. In gara anche Bencic, Sakkari, Kerber e Ostapenko. Non è iscritta la campionessa in carica Sabalenka

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Il circuito WTA rimane in Europa, dopo le tappe di Lussemburgo e Portorose (dove la nostra Jasmine Paolini ha raggiunto la finale). Si sale di livello con il WTA 500 di Ostrava, che si disputerà in contemporanea al torneo di categoria WTA 125 (non è considerato circuito maggiore) di Columbus, negli Stati Uniti.

Da lunedì, in Repubblica Ceca, si svolgerà il J&T Banka Ostrava Open 2021 su cemento indoor. A guidare il tabellone è la polacca Iga Swiatek (n. 8 del mondo), mentre la padrona di casa Petra Kvitova, è la testa di serie n. 2. Entrambe beneficiano di un bye. L’oro olimpico Belinda Bencic e la semifinalista degli US Open Maria Sakkari sono n. 3 e 4 del seeding e, anche loro, accedono direttamente al secondo turno.

Anastasia Pavlyuchenkova, Angelique Kerber, Elena Rybakina e Karolina Muchova sono rispettivamente n. 5, 6, 7 e 8 del torneo. In gara anche Caroline Garcia, Jelena Ostapenko (impegnata in finale a Lussemburgo) e Julia Putintseva.

 

Questo torneo si disputa appena per la seconda volta, dopo che nel 2020 era andato in scena nel mese di ottobre per sopperire alle varie mancanze del calendario falcidiato dalle cancellazioni dovute alla pandemia. Mancheranno entrambe le giocatrici che hanno disputato la finale tutta bielorussa della passata edizione (vittoria di Sabalenka su Azarenka) e sarà presente al via una sola delle quattro semifinaliste in carica, ossia Maria Sakkari.

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