A Dubai, Djokovic salva tre match point e va in finale contro Tsitsipas

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A Dubai, Djokovic salva tre match point e va in finale contro Tsitsipas

Non basta uno strepitoso Monfils, Nole fa due volte 17: vittorie in stagione e contro il povero Gael

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Novak Djokovic - Dubai 2020 (via Twitter, @atptour)

[1] N. Djokovic b. [3] G. Monfils 2-6 7-6(8) 6-1

Qualcuno batte Gael Monfils 17 volte di fila e questo qualcuno altri non è che Novak Djokovic. Come però aveva suggerito un Monfils in grande spolvero, non è stata una passeggiata, anzi: di fronte a uno strepitoso Gael, Djokovic ha dovuto rimontare un set e un break di svantaggio e annullare tre match point consecutivi nel tie-break. Un match davvero emozionante che ha raggiunto il picco sul finire del secondo set, quando Monfils ha dato fondo alle ultime energie per evitare il parziale decisivo di fronte a un avversario che, come sempre, sarebbe rimasto costante nel suo altissimo livello.

Nole arriva alla sfida in semifinale praticamente in ciabatte, disputando tre incontri da un’oretta l’uno, come l’impiegato che va al circolo nella pausa pranzo per fare la sua partitella. Ha sforato di qualche minuto contro Karen Khachanov, il russo partito benissimo in ATP Cup fino alla sconfitta contro Lajovic, dalla quale pare non essersi ancora ripreso. Con Rublev battuto da Evans, Monfils è rimasto solo in seconda posizione per il miglior bilancio vittorie-sconfitte in questa stagione, sintomo che l’ottimo periodo di forma coincide con il calo fisiologico di sempre più coetanei e una giovane concorrenza che fatica a trovare continuità. Dal canto suo, Nole conserva la sua imbattibilità iniziata alle Finali di Coppa Davis e porta a 20 la striscia di vittorie.

 

IL MATCH – Djokovic, che con la vittoria nei quarti ha mantenuto il primo posto in classifica, si ritrova subito a salvare una palla break, ma l’incontro si accende già al terzo game, tra Nole che si carica quando l’avversario affossa il rovescio a campo aperto, scambi mozzafiato e un primo vantaggio esterno annullato prima di cedere al 18° punto tra accelerazioni improvvise di Monfils e dritti incerti. Lamonf si affida al servizio per salire 3-1, mentre le smorzate serbe si dimostrano meno efficaci, sia perché giocate in una situazione di punteggio meno confortante, sia per l’avversario che non è sovrappeso, a fine carriera, né un palo di due metri. Come da copione Nole, si mantiene sempre molto più vicino alla linea di fondo, mentre Gael si ritrova spesso all’altezza della scritta “Dubai”, eppure è lui a fare davvero male con i cambi di velocità, non limitandosi a restare “la dietro” a esibire recuperi insensati. Nole esce da campione da un esiziale 15-40, ma due brutti errori consegnano comunque il 5-2 a Monfils che fa suo il parziale tenendo agevolmente la battuta.

Il trentatreenne parigino si riprende subito da un’incomprensibile discussione con l’arbitro dopo che Djokovic ha tenuto il servizio in apertura di secondo set e ricomincia a fare quanto di buono ha mostrato finora, vale a dire praticamente tutto e ne raccoglie i frutti al terzo gioco. Novak resta in scia in attesa dell’occasione propizia che arriva poco dopo con i primi errori gravi di Lamonf – sicuramente appannato dall’incredibile ritmo tenuto finora – e sorpassa per 4-3. Il numero 1 del mondo è un treno in corsa, ma anche Monfils riprende in fretta la concentrazione e non lo lascia scappare. Trascorsi buona parte dei 90 secondi di pausa dopo il nono gioco sdraiato a terra dopo l’ennesimo recupero su una smorzata, colpo che inizia a portare gioie a Nole, Gael sembra sul punto di capitolare, ma il dritto tradisce il fenomeno di Belgrado sui due set point. Ne affronta altri tre sul 5-6, annullandoli come meglio non potrebbe e, dopo che Nole sportivamente gli concede l’ace chiamato fuori dall’arbitro, approda al tie-break, l’ultima spiaggia per uno stremato Monfils e, evidentemente, l’ultima possibilità di allungare l’incontro per un Djokovic che non molla di un millimetro.

Dopo due brutture a testa che testimoniano quanto valga questo gioco, Lamonf torna a fare il fenomeno sparando un dritto vincente al ventiquattresimo colpo. Vola a un meritato seitrè con due servizi a disposizione, ma le energie sono finite e, senza l’aiuto della prima, i tre match point sfumano e Djokovic fa suo il parziale all’ottavo set point grazie a un doppio fallo. Non sono bastati 22 vincenti a 8 a favore del francese che, in proporzione, ha anche sbagliato meno.

Com’era largamente prevedibile, Monfils riesce giusto a tenere il primo turno di battuta in apertura prima di cedere di schianto incapace di spingere con le gambe, mentre Djokovic si prende il 6-1 e la finale per quello che sarebbe il quinto titolo nell’Emirato. Una finale a cui arriva imbattuto in stagione come nel 2011 (e non perse più un match fino alla semifinale di Parigi contro Federer) e nel 2013 (poi perse da Delpo in semi a Indian Wells), alzando il trofeo in entrambe le occasioni.

[2] S. Tsitsipas b. D. Evans 6-2 6-3

Nessun problema per Stefanos Tsitsipas che lascia cinque giochi a Daniel Evans, vincendo così quell’ottavo incontro consecutivo che lo porta in finale a meno di una settimana da quella vinta a Marsiglia contro Auger-Aliassime. Sta appunto cercando di trovare la strada del suo 2020, Stefanos, dopo il disorientato rientro dalla sbornia delle ATP Finals evidentemente non smaltita durante la off season. Ritrovato in Francia l’appuntamento con la vittoria, di fatto passeggiando dal bye del primo turno alle foto con il trofeo alzato, a Dubai ha superato ai quarti Struff, forse l’unico vero ostacolo in questi ultimi dieci giorni e di certo l’unico in grado di strappargli un set. Ora, si ritrova per la prima volta davanti Daniel Evans in una sfida tra due tennisti più o meno giustamente convinti di giocare come Roger Federer, benché uno solo si mostri consapevole di farlo a un livello inferiore – e non è detto che sia l’approccio mentale corretto quando si tratta di vincere, anzi.

Dan Evans – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Oggi, però, la differenza di livello è quella che afferma senza ombra di dubbio la classifica e Tsitsipas ha vita facile contro un Evans arrivato a questo punto con tre battaglie nelle gambe. Inoltre, Daniel non può contrastare il maggiore peso di palla avversario opponendo le sue variazioni, come era riuscito con Rublev, risultando esse vane contro uno più forte che si trova a proprio agio in quelle condizioni gioco.

Dopo una partenza senza sussulti da parte di entrambi, Evans si mette nei guai da solo al quinto gioco commettendo errori in scambi in cui era in vantaggio tentando, peraltro giustamente, l’accelerazione decisiva. Ci aggiunge anche un doppio fallo e a Stefanos non resta che piazzare la risposta (e che risposta) vincente sull’incursione a rete di Daniel, privato così della possibilità di volley dopo il serve. Il greco consolida a zero il vantaggio e acquista sempre più sicurezza, mentre l’altro compie scelte azzardate e cede ancora un turno di battuta. Battuta che non è certo un problema per il numero 6 del mondo, con il 67% di prime in campo sulle quali perde un solo punto e chiude 6-2.

Il primo gioco del secondo parziale si allunga a rimarcare – non che ce ne sia bisogno – la necessità britannica di arrestare l’emorragia; missione compiuta dopo quattro palle break annullate e diversi scambi godibili che, come promesso dalle premesse, non mancano per tutto il match. Sono tuttavia (oppure di conseguenza?) due brutte giocate di Evans a dare il 2-1 all’avversario. Non che trovarsi sotto di un set e un break significhi incontro finito, tanto meno per “Evo” che è uscito da quella situazione giusto martedì al primo turno contro un Fognini improvvisamente in vena di regali; finora, però, è stato l’uomo di Birmingham a sbagliare, probabilmente nel tentativo di compensare il divario di velocità del suo dritto rispetto a quello greco, come ci svela poco sorprendentemente la grafica.

Tsitsipas tira il fiato per un paio di game, ragionevolmente convinto che il servizio basti a mantenerlo avanti, nonostante un mai domo Evans provi ad essere aggressivo almeno sulle poche seconde concesse dall’altro. Sospinto da qualche bella chiusura a rete, complici anche gli imprecisi passanti inglesi, “Stef” riprende subito a farsi pericoloso anche in ribattuta, riuscendo così ad anticipare la fine dell’incontro piazzando il 6-3. Tsitsipas conferma quindi la finale che lo scorso anno perse da Federer, mentre resta il gran torneo di Daniel Evans che lunedì troverà il suo nome per la prima volta in top 30.

Stefanos Tsitsipas – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

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L’ATP annuncia nuove modifiche al calendario: si gioca a Singapore e Marbella

Ufficializzati due nuovi tornei, a Singapore (22-28 febbraio) e Marbella (5-11 aprile). Il torneo di Budapest si sposta a Belgrado, mentre Houston viene cancellato

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Come già nella passata stagione, anche nel 2021 il calendario del tennis sarà suscettibile di varie modifiche e aggiunte in corso d’opera in modo da far fronte all’emergenza coronavirus, garantendo al tempo stesso un adeguato numero di eventi. L’ATP ha dunque annunciato l’inserimento di due nuovi tornei, cui è stata concessa una licenza della validità di un anno. Il primo si disputerà sul cemento indoor di Singapore nella settimana successiva all’Australian Open (22-28 febbraio), mentre il secondo avrà luogo a Marbella, in Spagna, dal 5 all’11 aprile e la superficie prescelta sarà la terra rossa.

Per dare ai tennisti maggiori possibilità di giocare e guadagnare, l’ATP ha inoltre aumentato le dimensioni dei tabelloni di alcuni tornei. il caso del torneo di Dubai il cui tabellone principale passerà da 32 a 48 giocatori, mentre quello delle qualificazioni verrà allargato da 16 a 24. Anche i tornei di Acapulco, Cordoba e Santiago del Chile disporranno di tabelloni allargati da 16 a 32 giocatori per le qualificazioni.

Altre misure di aggiornamento del calendario prevedono lo spostamento del torneo di Budapest a Belgrado (19-25 aprile) e la cancellazione dello storico U.S. Men’s Clay Court Championship di Houston (unico torneo nordamericano su terra) inizialmente programmato per la settimana del 5 aprile. Alla data attuale, tutti gli altri eventi presenti nel calendario ufficiale non subiscono variazioni.

 

L’ATP ha inoltre annunciato di essere disponibile a concedere altre licenze temporanee (valide per il solo 2021) in modo da riempire eventuali vuoti nel calendario.

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Presentate le Nitto ATP Finals 2021, le prime a Torino: previsto indotto di 600 milioni

40.000 biglietti già venduti su 180.000 disponibili. Il Governo ha versato i primi 18 milioni. Le parole del presidente FIT Angelo Binaghi, la sindaca Chiara Appendino, il presidente di Banca Intesa Gian Maria Gros-Pietro e Marco Lavazza

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(foto Sposito)

A dieci mesi esatti dal via, è stata presentata la prima edizione delle ATP Finals che si terrà a Torino. Il capoluogo piemontese sarà la sede dell’evento fino al 2025, succedendo a Londra, dove il torneo si è svolto dal 2009 al 2020. La conferenza stampa si è tenuta nel grattacielo di Intesa San Paolo a Torino, presentata da Angelo Mangiante di Sky Sport.

La più grande banca italiana, come ha fatto per la conferenza di presentazione odierna, sarà Host Partner (ossia padrone di casa) dell’evento di Torino. Confermando il ruolo che ricopre dal 2017, il colosso giapponese Nitto Denko Corporation sarà Title Partner e continuerà a dare il nome all’evento; tra i Platinum Sponsor figureranno Lavazza, FedEx ed Emirates, accompagnati dai Gold Partner EA7 Emporio Armani, Rolex e Acqua Valmora e dai Silver Partner Dunlop, Italgas e Iren luce gas e servizi.

LE VOCI DA TORINO

Il primo a intervenire è stato il presidente della Federazione Italiana Tennis, Angelo Binaghi, che ha ripercorso le tappe che hanno portato le Finals in Italia: “Per noi riuscire ad avere le Finals a Torino è stato come scalare l’Everest. In questi ultimi anni ci siamo prefissi di scalare vette via via più alte. Gli Internazionali d’Italia in questo senso hanno rappresentato il Monte Bianco, da lì abbiamo capito che fosse giunto il momento per porci obiettivi ancora più ambiziosi. Al momento in cui è partita la gara per avere le Finals, il nostro Everest, ci siamo detti che al massimo saremmo potuti arrivare al campo base. Da lì siamo cresciuti, assieme anche a una giovane donna (Chiara Appendino), che non voleva fermarsi al campo base, ma voleva arrivare in cima. Allora ci abbiamo provato. Abbiamo trovato la guida di Giancarlo (Giorgetti, ex sottosegretario nel precedente Governo Conte, ndr), di grande esperienza e capacità. Arrivati quasi in cima senza nemmeno accorgercene, abbiamo dovuto metterci del nostro. Dopo sei mesi, siamo arrivati in cima all’Everest da alpinisti per caso, senza nemmeno volerlo fare all’inizio“.

 

Anche Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, è intervenuto a Torino per congratularsi con tutti coloro che hanno messo grande dedizione per raggiungere questo trionfo targato Italia: “I fattori principali per questo successo sono stati passione ed entusiasmo, per questo vanno i miei complimenti a tutti. È stata una combinazione di tante cose arrivare a questo risultato, frutto anche della credibilità. Lo standard fissato da Londra è molto alto con oltre tre milioni di spettatori, ma sono sicuro che Torino, la regione Piemonte e l’Italia potranno fare un ottimo lavoro. Da ex giocatore, il mio sogno oltre a vincere un Grande Slam è stato partecipare alle Finali ATP. Almeno potrò farlo da presidente e sono orgoglioso di farlo da italiano, per mostrare al mondo il nostro Paese e la nostra città. Inizieremo in un anno di Covid, ma siamo battaglieri e supereremo questa crisi“.

Si spera che nei prossimi cinque anni le ricadute sul movimento azzurro siano al di là di ogni più rosea aspettativa (ci sono già ottime premesse). Ma secondo Binaghi gli obiettivi sono anche altri: “Sui giocatori italiani potrà avere un impatto straordinario. Ci ha posto obiettivi totalmente differenti. Abbiamo una squadra straordinaria per organizzare una grande edizione 2021 delle ATP Finals, questo è il primo obiettivo. Grandi sponsor ci hanno affiancato per darci supporto, grande risposta è arrivata dalla prevendita dei biglietti. Un altro obiettivo è trasformare le oltre quindicimila persone che verranno ogni giorno a vedere i match da spettatori a tifosi.

Sul sogno di veder giocare un italiano a Torino: “Ambiamo a rendere i giocatori italiani i protagonisti della manifestazione: credo che nei cinque anni vedremo degli italiani giocare il Masters. Il terzo obiettivo è essere riconoscenti alle istituzioni locali per quello che hanno fatto: attraverso i comitati di gestione creati dobbiamo far sì che ci sia un ritorno economico per il territorio. Il quarto è dimostrare al governo che tra tutte le manifestazioni sportive di livello internazionale che saranno organizzate in Italia, quella con la maggiore redditività saranno le ATP Finals. Speriamo anche che il governo ci possa mettere in gara con tutte le altre manifestazioni, per metterci in concorrenza e fare il meglio per il Paese”.

Senza i nostri partner e i nostri sponsor questo evento non sarebbe possibile” ha concluso Gaudenzi. “Anche quelli del Tour, Nitto, Emirates, FedEx, Rolex, Dunlop, che continueranno a seguirci. Questo è l’evento più importante per l’ATP, spesso alle Finals si incorona il numero uno a fine anno. Attraverso i cinque continenti abbiamo un miliardo di appassionati su tutti e cinque i Continenti e vogliamo dare loro uno spettacolo di livello altissimo. Abbiamo lavorato sulla campagna marketing This is Tennis, per concentrarsi sugli aspetti peculiari del nostro sport“.

Riprendendo la parola, Binaghi ha presentato un pilastro dell’evento torinese, ovvero Intesa San Paolo: “L’istituzione finanziaria più alta del nostro Paese. Grazie a loro sentiamo di avere tutto il Paese con noi e siamo sicuri di organizzare una grande edizione delle ATP Finals” ha detto il presidente FIT.

Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, ha parlato così del torneo dei Maestri: “Noi crediamo che lo sport sia molto importante. Forma il carattere, il comportamento, fa aderire a principi di lealtà, di trasparenza ed impegno, che noi vogliamo far trionfare. Lo abbiamo fatto nel 2006 con le Olimpiadi Invernali. E di nuovo ora ci troviamo ad essere co-protagonisti di queste ATP Finals. Ma in Italia per due anni avremo ancora i NextGen. Ci troviamo a nostro agio nel sostenere qualcosa in cui crediamo profondamente e nel sostenere la città di Torino. Siamo la banca più grande d’Italia e qui in Piemonte promuoviamo le nuove iniziative. Abbiamo il grattacielo, ma in Piazza San Carlo apriremo una delle nuove sedi delle Gallerie d’Italia. Abbiamo in via San Francesco d’Assisi uno dei musei del risparmio più grandi del mondo, dove ora c’è anche la nostra sede. Continueremo a promuovere le iniziative con Tim e Google a Torino, Moncalieri e Settimo. Vogliamo continuare a essere legame con la crescita del territorio e la grande visione internazionale di cui lo sport è un elemento fondamentale“.

Gian Maria Gros-Pietro – Banca Intesa

Come già sottolineato da Binaghi, Chiara Appendino ha avuto un ruolo fondante nella corsa all’assegnazione dell’evento, per la quale Torino ha battuto Manchester, Singapore, Tokyo e Londra: “Sono un po’ emozionata, perché raccontiamo una bella storia nata in un modo incredibile. Ricordo una telefonata con un dirigente sportivo, che mi rispose che avessimo l’1% di possibilità di vittoria. Non abbiamo avuto paura di perdere e con grande lavoro di squadra siamo andati avanti tutti assieme. Non ci sono stati solo gli enti pubblici, ma tante aziende del territorio che hanno creduto in questa opportunità. Senza di loro non ce l’avremmo fatta. Sarà occasione di affrontare tutte le sfide del mondo moderno, accogliendo i migliori tennisti al mondo. Lo faremo facendo conoscere Torino e il nostro territorio al mondo. Vogliamo organizzare un evento che sia perfetto“.

Anche Marco Lavazza, vice presidente della storica azienda italiana che comparirà tra gli sponsor del torneo, è intervenuto nella conferenza stampa, confermando l’apporto che Lavazza ha intenzione di dare alla manifestazione: “Lavazza ha 125 anni di storia e di percorsi lunghi e difficili ne è consapevole. Abbiamo iniziato ad approcciarci al mondo del tennis legandoci al torneo più importante del mondo, Wimbledon. Non il modo più semplice. Lo abbiamo fatto non da vincenti, perché gli italiani quando vanno all’estero non partono mai con i migliori auspici. Quest’anno festeggiamo i dieci anni nel mondo del tennis e siamo pronti a portare anche in questo evento la nostra esperienza. Abbiamo cercato di portare il cuore e la competenza italiana e questo è stato riconosciuto e apprezzato, anche nei quattro tornei del Grande Slam. Speriamo, come dicevamo due anni fa a Wimbledon, che questo evento abbia ricedute positive su tutto il tessuto torinese e anche sul mondo del tennis. L’augurio più grande è che ci sia il pubblico presente per godere della manifestazione sportiva”.

PREVENDITA (da Supertennis.tv) – Le Nitto ATP Finals 2021 si disputeranno in 15 sessioni di gioco, di cui 8 pomeridiane e 7 serali. Dallo scorso 30 novembre è possibile acquistare biglietti per le singole sessioni e abbonamenti per l’intera manifestazione sul web. Sono stati già venduti oltre 40.000 dei potenziali 180.000 biglietti disponibili.

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ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

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Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

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