Topspin: cosa ci dicono i dati di fine 2019

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Topspin: cosa ci dicono i dati di fine 2019

Diamo un’occhiata ai dati sulle rotazioni raccolti durante i due eventi conclusivi della stagione ATP, le Next Gen e il Master

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Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il topspin è la conditio sine qua non del tennis contemporaneo. Notoriamente, l’allargamento del sweet spot delle racchette a partire dai primi anni Ottanta ha fatto sì che fosse molto più agevole colpire con margine sulla rete, abbassando la percentuale di errori da fondo senza compromettere la pesantezza del colpo, ben lungi. In una sorta di corsa agli armamenti, impugnature e swing si sono evoluti di pari passo (come sottolineato dal New York Times), esacerbandone l’utilizzo, tant’è che oggi l’utilizzo del termine “colpi piatti” è meramente retorico, perché quasi tutti i colpi (specialmente i dritti) generano rotazione.

Allo stesso tempo, però, i dati vanno relativizzati, perché se è vero che tutti mettono rotazione sui colpi, è altresì innegabile che alcuni ne applichino molta più di altri, rendendo di fatto piatti i colpi meno arrotati nella percezione di chi li riceve, e uno stile di gioco non può che essere legato al modo in cui l’avversario vi si rapporta.

Un esercizio interessante (e per nulla sterile, in quanto ci dà un’idea di come le rotazioni influenzino i vari stili di gioco) è quindi di confrontare i dati dei vari giocatori all’interno di un torneo, ancorché limitati a pochi eventi – Tennis TV fornisce topspin rates solo per i 1000 e per le due Finals, NextGen e Master ‘dei grandi’.

 

E proprio di questi ultimi due tornei, vinti rispettivamente da Jannik Sinner e Stefanos Tsitsipas, si è occupato (il suo handle, probabile rimando a un suo connazionale, ancorché emigrato e naturalizzato britannico quale Kazuo Ishiguro, è “Vestige du jour”), utente di Twitter e fan di Nishikori che ha raccolto i dati disponibili per i 16 partecipanti ai due eventi di fine stagione (piccolo caveat: Tennis TV generalmente fornisce i dati in RPS, Rounds Per Second, ma l’utente ha scelto di convertirli in RPM, Round Per Minute, probabilmente per rendere più enfatiche le differenze fra i vari dati).

Trattandosi di dati parziali (si parla di campioni fra le tre e le cinque partite per giocatore), vanno presi con le pinze, ma si possono trarre alcune inferenze, tre delle quali sono a nostro parere più interessanti.

OMOLOGAZIONE – La prima, e più rilevante, riguarda l’evidente proporzionalità fra i due colpi da fondo per quasi tutti i giocatori considerati. Se si eccettuano Gronchi rosa come Tiafoe, il cui dritto viaggia sopra i 3000 RPM, oltre il doppio rispetto al rovescio (un’antinomia persino più lampante si noterebbe analizzando i dati di Cameron Norrie, non presente qui), o come un’istanza di Sinner, sopra i 2800 di rovescio contro 2200 di dritto (che però corrisponde al match con Ymer, finito 4-0 4-2 4-1, quindi troppo sbilanciato per essere attendibile), si può notare come quasi tutti i valori si situino nella fascia centrale, che rappresenta un rapporto fra rotazione del rovescio e del dritto che si attesta fra il 60 e il 65%.

In particolare, la stragrande maggioranza dei campioni si situa rispettivamente fra i 2700 e i 3000 di dritto, e fra i 1800 e i 2300 di rovescio, che sarebbero 45-50 e 30-38 in termini di RPS – in questa categoria troviamo Djokovic, un’istanza di Federer, un’istanza di Zverev, Humbert, Kecmanovic, Sinner, Davidovich Fokina, e Ymer, vale a dire la metà dei giocatori considerati, fra cui tanti dei giovani, un dato significativo su quale sia la formazione delle nuove leve.

La suddetta percentuale è confermata da un’altra tabella del nostro amico appassionato di statistica, vale a dire quella relativa alle cifre della stagione 2018, raccolte fra sei Masters 1000 (Miami, Montecarlo, Madrid, Roma, Canada, Cincinnati):

Un corollario di questa correlazione riguarda il dato molto basso di De Minaur e Medvedev, due giocatori con diversi aspetti in comune, soprattutto il dritto con presa eastern che li porta ad impattare la sfera senza troppa alternanza fra pronazione e supinazione dell’avambraccio, generando quindi meno spin. Il loro stile semi-piatto si estende anche al rovescio, però, e li fa classificare come contrattaccanti, data la loro abitudine ad appoggiarsi alla velocità dell’avversario con entrambi i colpi.

Ciò che ci preme sottolineare (e che si evince anche dai dati dei vari Simon, Murray, Mannarino, e ancor di più da quelli di Kukushkin) è che la loro inclusione in un immaginario di giocatori reattivi è una prima istanza che sfida le dicotomie classiche con cui quasi tutti i tifosi guardano ad attaccanti e difensori, di fatto creando una scollatura fra significante e significato. Fino a 15-20 anni fa, l’attaccante tirava forte su superfici veloci e il difensore tirava carico su superfici lente, mentre invece adesso gli attaccanti che amano sbracciare tendono a giocare meglio su superfici lente, mentre i sopracitati contrattaccanti rendono al meglio proprio indoor (perché consente un impatto pulito) e su superfici rapide – non consideriamo Medvedev alle Finals, in riserva da settimane. Questo è a nostro parere l’argomento più affascinante del gioco contemporaneo, e non c’è spazio per approfondirne l’eziologia qui (dai cambiamenti fisici a quelli degli strumenti a quelli delle superfici), ma sarebbe un soggetto importante per uno studio futuro, ed è comunque significativo notare come i numeri confermino questo cambiamento.

Chiudiamo questa prima fase sottolineando come sia fuori scala anche il nostro Matteo Berrettini, che ha fatto registrare il dritto più carico in assoluto (3600 RPM), a dispetto di un rovescio nella media, fra i 2000 e i 2100.

EVOLUZIONE – Il secondo spunto riguarda l’adattamento di campioni cresciuti sulla terra battuta (e.g. Nadal e Thiem, chiamarli terraioli sarebbe riduttivo) per avere successo sul Green Set indoor di Londra.

Nello specifico, si può fare un confronto con la seconda tabella di cui sopra. Come si può notare, il loro dato medio è sensibilmente più alto. Questo perché l’umidità abbassa il rimbalzo al chiuso, rendendo anodino il topspin e castigando posizioni particolarmente arretrate sul campo, obbligando perciò a cercare soluzioni più piatte (o sarebbe meglio dire meno arrotate), più avanzate (cosa che di contro li obbliga ad accorciare le aperture), e più verticali – questo dato è reso più che apodittico dalla nota di quest’ultima tabella, che riporta topspin più alti del 5-7% nei tre tornei più lenti, Miami (cemento tropicale, con condizioni molto più umide rispetto all’aria rarefatta di Madrid), Montecarlo, e Roma.

Il contrasto per l’austriaco è particolarmente sensibile, ed è sintomatico della sua enorme crescita tecnica sotto Massú, soprattutto per quanto riguarda l’attacco lungolinea con il rovescio in anticipo (conduttivo per la discesa a rete, e il tema del rovescio tornerà fra poco) e più in generale la posizione in campo, decisamente più avanzata.

Ribaltando il ragionamento, si può inferire che giocatori con dati simili che però hanno deluso in questi tornei, vale a dire Ruud e Berrettini (0-3 per il norvegese, 1-2 per l’azzurro), non abbiano ancora sviluppato la completezza di gioco necessaria per mutare la propria pelle tennistica in condizioni diverse. Ruud, in particolare, ha colpi arrotatissimi da entrambi i lati (che gli stanno portando bene in America Latina), ed è l’unico bimane che supera con frequenza i 2400 RPM, se si eccettua il match di Sinner di cui sopra.

LIMITAZIONE? – Un altro dato smentisce un assioma del tennis contemporaneo, perlomeno fra i fan, e cioè che il rovescio a una mano non abbia futuro perchè meno incisivo del corrispettivo bimane. Questo è un falso mito: come si può vedere, i tre rovesci single presenti alle ATP Finals (Federer, Tsitsipas, e Thiem) hanno sempre superato i 2100 RPM, risultando mediamente più pesanti rispetto a quasi tutti i rivali, e il dato diventa inequivocabile guardando la seconda tabella, nella quale tutti i rovesci superiori a 2300 (a parte Jaziri e Nadal) sono monomani.

Il problema del rovescio a una mano non è pertanto la sua assertività (una leva più lunga genera più spin e più velocità rispetto al punto d’impatto più vicino al corpo di un rovescio a due mani), quanto la sua praticità: infatti, la distanza del punto più impatto lo rende più problematico sulle palle alte (basti pensare alla diagonale sinistra che ha condannato Federer per anni contro Nadal), e soprattutto la necessità di sbracciare e di colpirlo di lato per farlo viaggiare al massimo lo limitano sulle superfici rapide, e nello scambio e in risposta – si potrebbe quasi dire che il suo limite sia proprio la poca versatilità e l’eccessiva macchinosità della sua potenza di fuoco, soprattutto per chi non ama giocare il rovescio tagliato.

Qualcuno potrebbe obiettare: sì, però tre semifinalisti su quattro alle Finals sono stati monomani, senza considerare che altri hanno raggiunto traguardi importanti durante la stagione indoor, vedi Shapovalov, Dimitrov, e Wawrinka. Verissimo, ma innanzitutto alcuni (Federer, il bulgaro, e il canadese) hanno una rapidità di braccio tale da potersi adattare perfettamente a questo tipo di condizioni, che per questo motivo sono anzi le loro preferite, vista anche l’efficacia dello slice di Roger e del suo epigono; e in secondo luogo, Thiem e Tsitsipas hanno dovuto apportare dei grandi cambiamenti tecnici per avere successo sul veloce, imparando ad anticipare e appiattire il colpo per non perdere campo – basta guardare a quanti più giocatori con questo colpo fanno bene sulla terra rispetto all’erba, proprio perché il rosso facilita la botta da lontano in risposta e nello scambio, mentre i prati di SW19 risultano indigesti a chiunque non si chiami Roger, un altro chiaro ribaltamento di vecchie dicotomie.

Vorremmo quindi concludere proprio su questa idea, e cioè che i numeri ci aiutano a mediare fra preconcetti e realtà dei fenomeni, ponendoci di fronte a considerazioni oggettive che di primo acchito potrebbero sembrare contro-intuitive. Il connubio contraccanti semi-piatti/rovescio a una mano (soprattutto in relazione alle superfici dove rendono al meglio) è la rappresentazione perfetta di questo concetto, perché se è vero che il topspin rate è solo un lato della medaglia, dall’altro questa è una statistica che potrebbe avere un ruolo nella formazione dei giovani tennisti, soprattutto alla luce di un gioco sempre più fondato sui punti rapidi (da zero a quattro colpi) e sulle soluzioni potenti, e che quindi potrebbe ampliare la forbice fra chi tira il colpo da KO diretto e chi tira quello d’incontro. Sarà questa la direzione del nostro sport?

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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Personaggi

Gli auguri del mondo del tennis a Rino Tommasi

Da Steve Flink a Federico Ferrero, passando per Richard Evans e tanti altri. Pubblichiamo i messaggi d’auguri per Rino Tommasi ricevuti dal direttore Scanagatta

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Ieri, 23 febbraio, Rino Tommasi ha compiuto 87 anni e gli abbiamo reso omaggio in questo articolo. Nelle ultime ore, però, il direttore ha ricevuto tanti messaggi di auguri rivolti a Rino e abbiamo deciso di raccogliere i migliori e pubblicarli.


Andrea Gaudenzi

Caro Rino,

Tanti auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno! Una vera icona del giornalismo tennistico italiano, sei sempre stato in prima fila nell’uso delle statistiche e dei dati nel nostro sport, una cosa che ho sempre rispettato e ammirato nel corso della mia carriera di giocatore. Sebbene tu non sia più presente nel circuito, il tuo contributo al nostro sport non è certamente stato dimenticato.
Buon compleanno, ti auguro il meglio,

 

Andrea

Steve Flink

Rino,

Ubaldo mi ha detto che oggi compi 87 anni, difficile crederlo! Gli anni passano così veloci. Nella mia testa ti ricordo a 45 o 50 anni, ma 87? Impossibile! Ho così tanti ricordi di noi durante gli anni. Ne condividerò giusto alcuni. Eravamo a Palm Springs nel 1978. Una mattina, prima delle partite, abbiamo giocato un po’ a tennis sui campi in cemento. Mi davi un vantaggio di 30-0 in ogni game. Ho subito capito perché lo facevi: perché eri molto più forte di me!

Gli scambi erano lunghi, ma mi hai battuto 6-1 6-2. Ero un po’ in imbarazzo, ma tu mi hai detto: “Steve, hai giocato molto meglio di quanto pensassi!” Abbiamo riso entrambi e poi hai detto una cosa che mi avresti ripetuto molte volte durante gli anni. Mi hai detto: “Non ho intenzione di essere modesto, perché non ho motivo di esserlo”. E poi sei scoppiato a ridere, con quella risata che è solo tua. Nessuno ride come te. Nessuno.

Ora sto pensando ad un momento veramente divertente nella sala stampa di Wimbledon nel 2009. Eri seduto al tuo solito posto, uno o due sedie distante da Ubaldo. Mi sono avvicinato e ho detto: “È così bello vedere lo scrittore italiano migliore di sempre”.

E tu hai sorriso, Rino, credendo stessi parlando di te ed eri già pronto a ringraziarmi. Poi mi sono girato verso Ubaldo, gli ho dato una pacca sulla spalla e ho detto “Sto parlando, naturalmente, del grande Ubaldo Scanagatta”. Ubaldo e io abbiamo riso di gusto. Tu hai fatto una smorfia, Rino. Ma poi hai sorriso, scosso la testa e ci hai guardato come se fossimo due pazzi senza speranza – e probabilmente lo eravamo. Allora hai messo le braccia intorno a me e a Ubaldo e hai detto: “Entrambi avete così tanto da imparare e così tanta strada da fare, ma vi accompagno io”.

Ubaldo Scanagatta premiato agli US Open 2018. Con lui l’Hall of Famer Steve Flink (foto Roberto Dell’Olivo)

Quindi una volta ancora ci hai mostrato la tua superiorità. Non sapevamo se dire “Game, set and match, Rino” o “Scacco matto!” Ho così tanti ricordi, ma ti lascio con quest’ultimo. Sampras e Rafter stavano giocando la finale di Wimbledon nel 2000 e io facevo avanti e indietro tra la sala dei media e il campo centrale, perché ero reporter del match per CBS Radio. Stavo salendo quei gradini nella sezione stampa del campo centrale con Rafter avanti 6-5 e servizio nel secondo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Mi hai visto stare in piedi con un’espressione seria e mi hai detto “Steve, non essere così depresso”.

Sapevi che speravo che Sampras vincesse il suo tredicesimo Major per superare Roy Emerson, cosa che ovviamente fece in 4 set. Quando mi hai detto di non essere depresso, l’hai fatto con sensibilità e non sarcasmo. Mi è sempre piaciuto di te che sapevi quando essere sarcastico e quando essere comprensivo con i sentimenti dei tuoi amici. E questo tratto del tuo carattere ti distingue da tanti.

Una volta mi hai dato anche un consiglio sulla mia scrittura e l’hai fatto in modo candido, come al tuo solito. Mi hai detto, “Steve, dovresti scrivere di più come parli”. E io ho preso a cuore il tuo consiglio.

Quindi Rino, brindo a te adesso per celebrare il tuo compleanno! Io ho delle buone ragioni per essere modesto, perciò dirò semplicemente che nessuno di noi potrebbe mai lontanamente essere alla tua altezza. Buon compleanno amico mio! Ti auguro il meglio.


Doris Henkel

Caro Rino,

Tanti auguri di buon compleanno. Devo ammetterlo, ho avuto bisogno del dizionario per questa frase :-))

Ricordo chiaramente i momenti con te in sala stampa, anche se ne è passato di tempo. Ti mando i miei migliori auguri e i miei saluti dal nord della Germania, e spero che passerai una bella primavera, che sembra stia arrivando.

Cordialmente, Doris


Marco Keller

Rino è unico nel suo genere, semplicemente un grande! Ho parlato con lui solo un paio di volte, ma ho letto in questi anni tanti suoi articoli su “La Gazzetta dello Sport” e mi sono piaciuti un sacco i suoi commenti da esperto di calcio a “La domenica sportiva”. Tanti auguri dalla Svizzera, Signor Tommasi!


Simon Cambers

Ciao Ubaldo,

non conosco Rino così bene, ma so di lui e di quanto è apprezzato da quelli che lo conoscono. Ho letto i suoi articoli su “La Gazzetta” durante questi anni. Fagli gli auguri da parte mia e digli che i suoi articoli mi hanno aiutato ad imparare l’italiano in questi anni! Grazie mille, Simon


Mike Dickson

Non ho storie su Rino, perché non l’ho mai conosciuto bene, ma per favore manda a lui e a Gianni i miei migliori auguri. Sono grandi e unici.


George Homsi

Amico Rino! Ti auguro un fantastico ottantasettesimo compleanno e ancora tanti a venire! Conservo vecchi ricordi dei nostri incontri e dei nostri dibattiti nelle sale stampa. Mi mancano la tua amichevole presenza e le tue opinioni da esperto. Mantieniti forte, come so che sei! Spero di poterti rivedere qualche volta e magari condividere anche un piatto di spaghetti! Al dentissimo naturalmente.


Guillermo Salatino

Ubaldo,
Grazie per avermi permesso di inviare i miei migliori auguri a Rino, augurandogli di restare forte com’è sempre stato. È stato uno dei miei grandi amici, uno di quelli con cui ho più parlato di tennis e ho molto discusso. Ovviamente è stato lo stesso con G. Clerici. Le mie origini italiane mi fanno avere uno speciale affetto per loro. Ricordo un aneddoto con Rino e approfitto del suo compleanno per condividerlo: Sabatini doveva giocare la semifinale dello US Open del 1990 contro M J Fernandez. Dissi a Rino, che era accanto a me, che non credevo alle statistiche. Mary Joe secondo i numeri era favorita, ma secondo me ogni partita era una storia a sé e che per questo motivo pensavo che le statistiche erano relative. Rino mi guardò e mi disse: “Ti ho ascoltato e sono arrivato alla conclusione di aver sprecato la mia vita dietro alle statistiche”. Ci guardammo e ridemmo. Rino faceva i pronostici ufficiali del torneo e dava come favorita Mary Joe. Io gli dissi che avrebbe sbagliato e così fu.

Con Rino siamo stati anche compagni di doppio a Roma e abbiamo vinto contro Gianni e Bud Collins. Quanti ricordi. Tanti anni. Più di 40. Tu ti sei ritirato, e io farò lo stesso. Probabilmente sarà il mio ultimo anno, se il Covid lo permette. Mi manca il tuo sorriso, il tuo tono di voce tanto particolare. Le tue fughe di un giorno nel “Concord” a Las Vegas per commentare un incontro di Leonard o Ali. Ti mando un forte abbraccio e voglio che tu sappia che fai parte dei grandi amici che porto con me dai miei 45 anni nel circuito.


Richard Evans

I migliori auguri a Rino per un felice compleanno! I miei primi ricordi risalgono al Foro Italico negli anni ’60 e sono legati alla sua gentilezza nei miei confronti, unita all’invito a scrivere articoli per la sua eccellente rivista “Tennis Club”. Come giustamente ricordi, Ubaldo, Rino è stato un’enorme presenza per i decenni seguenti e il migliore con le statistiche! Ha dato ai primi giorni della tecnologia nel tennis un volto umano – qualcosa che dobbiamo ricordarci di non perdere.

I miei migliori auguri, Richard


René Stauffer

Un buon compleanno a Rino, digli che anche il suo vecchio amico svizzero sente la sua mancanza. Ho tanti ricordi di Rino. Il primo risale a quando ci siamo conosciuti a Dallas nel 1982. Mentre visitavamo Southfolk Ranch mi disse: “Potresti essere mio figlio”. Giovane e spontaneo com’ero, risposi: “Saresti orgoglioso di avere un figlio come me…”Salutami anche Gianni. Mi manca anche lui. I migliori auguri anche all’Italia.


Eduardo Puppo

Un forte abbraccio a Rino, che leggo da quando iniziai con il giornalismo tennistico nelle riviste italiane. Una vita intera legata alle sue statistiche, consultate da tutti quelli che seguono questo sport e che hanno segnato un’epoca in cui i numeri hanno iniziato a governare. Rino è stato in gran parte colui che ha guidato questa parte tanto importante per la storia del tennis. Eduardo Puppo.

Sandra Harwitt

Caro Rino

Felicissimo ottantasettesimo compleanno! Ti ho incontrato agli inizi della mia carriera e sei sempre stato non solo un collega amichevole, ma anche un pozzo di informazioni preziose sul tennis.

Ti auguro una magnifica giornata.

Tom Tebbutt

Bingo Bingo Bongo – Rino, tu e Gianni avete portato nelle sale stampa un divertimento impertinente che nessun duo di altri Paesi avrebbe mai potuto eguagliare. La tua incredibile conoscenza del tennis e delle sue statistiche è leggendaria ed era la normalità prima che i programmatori iniziarono ad inserire i numeri nelle macchine (cioè i computer). E le tue divertenti previsioni durante lo US Open erano un must da leggere ogni giorno.

Gli italiani hanno sempre portato un tratto distintivo alla divulgazione del tennis e alle sale stampa, con te e Gianni a capo della classe. Ci manchi e ti ringraziamo per tutti questi anni. Alla tua salute e buon compleanno,
Tom T.

P.S. E dall’aldilà Bud Collins grida a gran voce “Rhino”.


Serge Fayat

Ciao Rino, Sei sempre il numero uno del ranking, lo sai. Al tuo cospetto, le 310 settimane di Federer e quelle che saranno presto le 311, 312 e 313 di Djokovic non sono niente!

Stammi bene.


Paolo Bertolucci

Mille auguri al più grande, al n.1! Enorme rispetto anche se non sempre vedevamo lo stesso mondo come quando affermava “Non esiste ristorante che valga il prezzo di una corsa in taxi”


Andrea Scanzi

Rino Tommasi è un gigante. Ha inventato un giornalismo profondamente suo, fatto di statistiche onniscienti, apparente “burberismo” e mitologici “circoletti rossi”. Un finto freddo, mai tifoso e sempre appassionato, con una voce unica e una sostanziale onniscienza in fatto (anzitutto) di tennis e boxe.
Le sue telecronache con Gianni Clerici hanno cresciuto, cullato e appassionato milioni di italiani. Di fatto sono state l’imprinting perfetto per tanti ragazzi. Ne ho un ricordo vivido. Coincidono, almeno per me, con gli anni d’oro del tennis. E lo dico da edberghiano fervente, divenuto tale anche per merito suo.
Quelli come me gli devono tantissimo.
Un maestro autentico, ma anche un prezioso compagno di viaggio.
Buon compleanno, Rino
.


Marco Gilardelli

Auguri Rino, amico di una vita, che come giocatore mi hai battuto, e come giornalista sei riuscito a parlare bene di me. Sei stato il mio mito come telecronista e da quando manca il tuo circoletto rosso, le telecronache hanno perso il senso del bello.

Un abbraccio affettuoso
Marco


Bill Scott

Ciao Rino, ti auguro un buon compleanno… grazie per essere il computer e il custode dei record… e senza un computer, solo quel grande taccuino. il tuo posto vicino al finestrino nella sala stampa di montecarlo sarà sempre disponibile.


Federico Ferrero

Accolgo volentieri l’invito di Ubaldo anche se, come ho avuto modo di dirgli, non credo di essere la persona giusta per celebrare la vita di Rino e il suo cammino, temo non ripetibile, nel giornalismo.

Quello che posso dire è che Rino è stato – inconsapevolmente – uno dei miei motivatori. Se mi sono appassionato al tennis, è anche grazie a lui. Se ho pensato che fare il giornalista, e magari di tennis, fosse la cosa più bella che potessi ottenere nel lavoro, è stato anche per merito suo. Purtroppo sono arrivato tardi e non ho mai potuto lavorare con lui. La prima volta che lo incontrai, nel 1994, ero un liceale in uscita, neanche tanto libera, al torneo di Monte Carlo. Lo fermai per chiedergli di aiutarmi a trovare Gianni Clerici. Lui non tirò dritto, non disse di arrangiarmi, ma mi scortò in sala stampa. Da imbucato, la prima voce che sentii fu quella di Ubaldo, in collegamento con una radio. In fondo alla sala, c’era Gianni. Col quale improvvisai una ridicola intervista: gli chiesi di fare “Il punto della situazione” e lui mi rispose “Sì, ma di quale situazione?” Il solo fatto di trovarmi seduto lì, in mezzo a loro due, era quanto di meglio potessi chiedere.

A un certo punto, Rino mi chiese di dove fossi. “Ah, Cuneo… Il maestro Montevecchi!” Gianni gli fece eco: “Ma Rino, quale Montevecchi… Fenoglio! Questo ragazzo qui è di Alba, deve leggere Fenoglio!” “Gianni – ribatté – ognuno fa i riferimenti che può. In ogni caso, sappi che per molti anni sono stato l’unico lettore dei miei articoli. Quindi non ti scoraggiare”.

Non mi scoraggiai. Ci incrociammo qualche volta in sala stampa, ovviamente non poteva ricordare l’episodio del ‘94. Fu molto carino con me. Sapendo che non era persona da smancerie gratuite, ciò che mi disse ce l’ho nel cuore.

Finii a cena un paio di volte con lui, una durante la Davis a Marrakech, un’altra a Londra, in un ristorante italiano. Ricordo in particolare una sera, c’era anche Martucci della Gazzetta. Decidemmo di accompagnarlo a piedi in albergo, “tanto sono due passi”, gli disse Vincenzo. Rino gli rispose qualcosa come: “No, sono trecentoventidue dalla scala mobile della metropolitana”. Di fronte al nostro sconcerto, precisò: “Li ho contati. Trecentoventidue. In realtà, il dato è interpolato perché gli ultimi ottanta li ho fatti quando un gruppo di ragazzi mi ha riconosciuto per strada e, mentre contavo, stavamo parlando”.

Di Rino ho sempre apprezzato, tra le altre cose, il fatto che dicesse ciò che pensava, per quanto sgradevole potesse essere. O, ma solo per chi calcola ogni parola e basa i rapporti personali sulla convenienza, inopportuno. Quando sento dire che sì, è vero, ma lui se lo poteva permettere, rispondo che se ci si vuole creare una corazza che permetta di esprimersi liberamente, è meglio farlo con la propria credibilità. Se Rino sapeva di poter parlare a ruota libera senza subirne conseguenze, il merito era tutto suo. Perché nessuno avrebbe mai cacciato Rino Tommasi. La gente lo trattava alla stregua di un campione del tennis, gli chiedeva gli autografi e si faceva fotografare con lui, ed era giusto così.


Sebastian Fest

Better late than never!
Caro Rino, con un po’ di ritardo approfitto della grande proposta di Ubaldo per farti gli auguri di buon compleanno. Mi occupo di tennis da qualche anno, più di quanto avrei potuto immaginare, e questo mi ha permesso di incontrare persone come te, Gianni o Bud, persone dalle quali ho imparato molto. Spero che stiate bene e che vi godiate questo strano momento tennistico a distanza.
Abbracci

Traduzione degli auguri in inglese e spagnolo a cura di Claudia Marchese

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Opinioni

Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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