Coppa Davis: Croazia e Repubblica Ceca senza problemi, Germania in parità

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Coppa Davis: Croazia e Repubblica Ceca senza problemi, Germania in parità

Croati e cechi senza problemi contro India e Slovacchia. Gerasimov ferma la Germania, Fucsovics frena il Belgio, Bublik pareggia l’Olanda

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Coppa Davis - Lukas Rosol (ph. Martin Sidorjak)
 

Australia sul 2-0 con qualche patema, miracolo Ecuador in Giappone

COPPA DAVIS, Qualificazioni Finals

In attesa che inizi anche USA-Uzbekistan, vediamo cosa è successo nelle altre sfide che porteranno 12 squadre a Madrid.

GERMANIA-BIELORUSSIA 1-1
J.L. Struff b. I. Ivashka 6-4 6-4
E. Gerasimov b. P. Kohlschreiber 4-6 7-5 7-6(3)

Nello splendido scenario del castello di Dusseldorf finisce in parità la prima giornata tra Germania e Bielorussia. Jan-Lennard Struff svolge con autorità il suo ruolo di numero 1 locale e si sbarazza velocemente di Ilya Ivashka. Molto bello e combattuto il secondo singolare che vedeva opposti Philipp Kohlschreiber e Egor Gerasimov, nella sostanza tocco e classe contro potenza. Kohlschreiber parte benissimo, break in apertura ed unica incertezza sul 5-4 quando conquista battuta e set solo al sesto set point. Il secondo set è più equilibrato, Kohlschreiber salva due palle break sul 2-3 ma poi i game filano via lisci sino al 6-5 Gerasimov. Serve Kohlschreiber che come spesso gli accade si incarta nei momenti importanti, break bielorusso e partita in parità. Nel set decisivo Kohlschreiber ha 3 palle break fondamentali sul 2-2 ma è bravissimo Gerasimov che con il servizio si aiuta (alla fine per lui ben 20 ace). Il tedesco non riesce a sfondare il muro avversario, si arriva al tie break dopo che Gerasimov non sfrutta due match point sul 6-5 in suo favore. Il bielorusso però non si scompone e nel tie break piazza l’allungo decisivo sul 4-3 infilando 3 punti consecutivi e portando il punteggio della sfida in parità

 

CROAZIA-INDIA 2-0
B. Gojo b. P. Gunneswaran 3-6 6-4 6-2
M.Cilic b. R. Ramanathan 7-6(8) 7-6(8)

Croazia avanti 2-0 contro l’India a Zagabria. Tutto come pronostico anche se Borna Gojo ci mette un set per venire a capo di Prajnesh Gunneswaran, per la precisione il primo, nel quale l’indiano gioca meglio del suo avversario, manca un paio di occasioni nei primi game per andare avanti di un break ma poi dal 3-3 infila 3 giochi di fila per il 6-3 finale. Il match di decide nella sostanza ad inizio secondo set. Gojo breakka l’avversario in un game maratona da 16 punti, annulla due palle dell’immediato controbreak e poi fila spedito verso il 6-4 6-2 che porta i croati in vantaggio. Fa il suo Marin Cilic che però impiega oltre due ore per aver ragione del nr.2 indiano Ramkumar Ramanathan (nr. 182 Atp). Partita dominata dai servizi nel primo set, nel tie break Cilic annulla un set point sull 5-6 e poi alla terza opportunità chiude 10-8. Stessa musica nel secondo parziale, un paio di palle break annullate a testa, altro tie break, Cilic annulla un set point sul 6-7 e trasforma il terzo match point per il secondo 10-8 della partita e per il rassicurante 2-0 croato.

SLOVACCHIA-REPUBBLICA CECA 0-2
J. Vesely b. J. Kovalik 6-3 7-5
L.Rosol b. A. Martin 6-4 6-4

Nel primo scontro tra le due nazionali ex Cecoslovacchia a Bratislava la prima giornata si conclude con un comodo 2-0 ceco. Merito di Jiri Vesely e Lukas Rosol che superano in due comodi set rispettivamente Jozef Kovalik e Andrej Martin. Combattuto solo il secondo set del primo singolare, dove Kovalik resiste sino al 5-6 prima di cedere a zero il turno di battuta e consegnare la vittoria al suo avversario. Nel secondo incontro invece Andrej Martin spreca un break di vantaggio nel secondo set prima di capitolare.

UNGHERIA-BELGIO 1-1
R. Bemelmans b. A. Balasz 5-7 7-6(4) 6-4
M. Fucsovics b. K. Coppejans 6-2 5-7 6-4

Sulla terra indoor di Debrecen perfetta parità tra padroni di casa e Belgio dopo la prima giornata. Risultato alquanto giusto per quanto si è visto in campo con due singolari molto combattuti e risolti solo al terzo set. Ruben Bemelmans aveva portato sull’1-0 il Belgio battendo in rimonta Attila Balasz. Il tennista di casa avanti 4-1 nel set iniziale si faceva riprendere sul 4-4, sprecava due set point sul 5-4 ma poi chiudeva con un break nel dodicesimo gioco. Nel secondo set i servizi la fanno da padrona, nessun break anche se Bemelmans sul 3-4 va sotto 0-30 prima di recuperare. Si arriva al tie break dove il tennista belga parte meglio (3-0) e poi chiude 7-4 senza patemi. Anche nel terzo set la musica non cambia, grande equilibrio e servizi che la fanno da padrona. Bemelmans salva una palla break nel gioco d’apertura e sul 4-4 va sotto 15-30 riuscendosi poi a salvare. La svolta nel gioco successivo, Balasz accusa la tensione e il belga centra il break per il 6-4 finale.

Sfida molto combattuta anche quella tra Fuscovics e Coppejans. Il belga parte subito con un break ma è un fuoco di paglia. Fucsovics rintuzza subito e dal 2-2 si invola facilmente per il 6-2 finale. Il tennista ungherese ha più classe ma difetta in continuità. Il secondo set ha un andamento anomalo. Ancora break inziale Coppejans che stavolta tiene il vantaggio sino al 5-4. Al momento di servire per il set il tennista belga spreca 4 set point (di cui 3 consecutivi) e permette di rientrare in partita a Fucsovics che però non fa a tempo a gioire che perde nuovamente il servizio. Stavolta Coppejans non perdona, gioco a zero e si va al set decisivo. Il belga sembra nettamente favorito, Fucsovics alterna giocate di classe a colpi svogliati. L’ungherese si salva un paio di volte sul 2-2 e un paio di volte sul 3-3, Coppejans ci riprova sul 4-4 ma ancora una volta estrae il coniglio dal cilindro. Chiaramente finisce poi che alla prima palla break concessa Coppejans paghi tutte quelle non trasformate. Capita nel decimo gioco, gratuito di rovescio del belga e l’Ungheria torna a sperare nella storica qualificazione alle Finals

AUSTRIA-URUGUAY 1-1
D. Novak b. M. Cuevas 6-2 6-4
P. Cuevas b. J. Rodionov 6-7(7) 6-3 7-6(5)

Equilibrio a Graz tra Austria e Uruguay. Netta vittoria di Denis Novak contro Martin Cuevas, battuto agevolmente in due set. Più equilibrato e godibile da un punto di vista tecnico il secondo singolare tra Jurij Rodionov e Pablo Cuevas. Primo set vinto da Rodionov al tie break 9-7 dopo che l’austriaco aveva sprecato due set point sul 6-4 (e rischiato di più durante il set). Cuevas pareggia i conti vincendo con autorità il secondo parziale con il punteggio di 6-3. Combattutissimo il set decisivo. Rodionov salva ben 5 palle break di cui 3 consecutive sullo 0-40 5-5 che avrebbero mandato Cuevas a servire per il match. Si va al tie break, Cuevas allunga 6-2, quattro match point. Sul primo Rodionov prova la palla corta, la palla finisce sul nastro, Cuevas prova il recupero e si lancia sulla palla tuffandosi per terra. Il giudice di sedia chiama il doppio rimbalzo, Cuevas non ci sta e insieme al suo capitano va dal giudice arbitro, polemica infinita, niente da fare, la decisione non viene cambiata, 6-3 per l’uruguaiano. In tutto questo Cuevas ha riportato escoriazioni ovunque giocandosi sul veloce, quindi chiama medical time out per farsi applicare dei cerotti. AL rientro in campo l’uruguaiano serve per due volte per chiudere il match ma Rodionov rimonta, 5-6, servizio austriaco. Un gratuito di diritto del tennista di casa chiude però la contesa, 1-1, ma gli austriaci rimangono favoriti potendo contare su due doppisti di incredibile qualità, Jurgen Melzer ed Oliver Marach.

SVEZIA-CILE 1-1
M. Ymer b. M.T. Barrios Vera 6-2 6-3
A. Tabilo b. E. Ymer 6-4 6-3

Tra Svezia e Cile è 1-1 dopo la prima giornata. Facili vittorie per i due numeri 1. Prima Michael Ymer liquida Barrios Vera, poi Alejandro Tabilo supera agevolmente in due set Elias Ymer che resiste sino al 3 pari del primo set. Svedesi favoriti domani nel doppio, ma potrebbe essere decisiva la successiva sfida tra i due singolaristi vincenti oggi.

KAZAKISTAN-OLANDA 1-1
R. Haase b. M. Kukushkin 6-4 6-7(3) 6-3
A. Bublik b. T. Griekspoor 7-6(4) 7-6(4)

Termina in parità la prima giornata ad Astana (anzi Nur-Sultan come si chiama ora) nella sfida di Coppa Davis tra Kazakistan e Olanda, rivincita del match svoltosi alle Finals di Madrid dell’anno scorso (per la cronaca, allora vinsero i kazaki).

Gli olandesi erano passati in vantaggio grazie alla vittoria di un solido Robin Haase nei confronti di Mikhail Kukushkin, battuto in tre set con il punteggio di 6-4 6-7(3) 6-3. Kukushkin era partito meglio nel primo parziale, allungando sino al 4-2, poi incredibilmente il tennista kazako aveva spento la luce lasciando quattro giochi di fila e il set al suo avversario. Kukushkin partiva nuovamente bene nel secondo set, ma dal 3-0 subiva un nuovo ritorno di Haase, a dire il vero apparso molto concentrato. Il parziale si decide a al tie break vinto da Kukushkin 7-3. Nel set decisivo Kukushkin mancava una palla break in apertura, equilibrio sino al 4-3 olandese, poi era un doppio fallo di Kukushkin a propiziare il break di Haase. Che andava a servire per il match e senza patemi portava a casa la partita.

Il pareggio kazako era siglato da Alexander Bublik che con due tie break aveva la meglio sul coraggioso e coriaceo Tallon Griekspoor. Buona partita dell’olandese, avanti di un break ad inizio partita, bravo a recuperare un break nel secondo set. Griekspoor sul 6-5 ha avuto anche un set point sul servizio di Bublik, abile però a difendersi sotto rete da un paio di tentativi di passanti giocati dal suo avversario. Ancora decisivo come detto il tie break, dove Bublik si aiutava con tre ace per portare a casa il punto dell’1-1.

COLOMBIA-ARGENTINA 1-1
R. Galan b. L. Mayer 6-1 6-4
J. I. Londero b. S. Giraldo 6-7(6) 6-3 6-2

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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