Joulien Boutter, direttore di Metz: “Una mossa inevitabile” spostare il Roland Garros

Interviste

Joulien Boutter, direttore di Metz: “Una mossa inevitabile” spostare il Roland Garros

Il direttore del Moselle Open parla a L’Equipe dello spostamento di Parigi: “Difendo la decisione di Giudicelli. Il tennis ha più da perdere dalla mancanza del Roland Garros che non dalla mancanza del Moselle Open”

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Moselle Open

Direttore del torneo di Metz, la cui prossima edizione è prevista dal 21 al 27 settembre, durante la nuova data nella quale si disputerà il Roland Garros (20 settembre-4 ottobre), Julien Boutter, ex giocatore professionista, finalista a Milano nel 2001 sconfitto da Roger Federer, spiega a L’Equipe come ha accolto questa decisione improvvisa di cui comprende il significato.

Come ha appreso lo spostamento del Roland Garros che ora andrà a cozzare con il vostro Moselle Open, previsto originariamente dal 21 al 27 settembre prossimi a Metz?
Il presidente della FFT Bernard Giudicelli ci aveva informato direttamente in anticipo, spiegando che con ogni probabilità sarebbe stata presa quella decisione. È stato molto chiaro, e questa decisione non solamente la capisco, ma la difendo completamente.

Sicuramente con un grande disappunto, no?
Sì, ma l’aspetto della “delusione” è durato cinque minuti. Vede, sono confinato anch’io in casa: non faccio parte della fascia d’età più a rischio (ha 45 anni) ma in un momento simile si pensa anche agli altri. All’interesse generale. Certamente, a livello personale mi secca rimanere confinato in casa, così come mi secca che il Moselle Open non si disputerà. Tanto più in un momento in cui abbiamo aumentato le vendite, ci siamo rafforzati: eravamo in procinto di iniziare un nuovo ciclo di sviluppo, ma se penso in termini del tennis francese, è inevitabile.

 

“Il tennis ha più da perdere dalla mancanza del Roland Garros che non dalla mancanza del Moselle Open”

Dunque è facile da digerire?
Ci sono diversi modi per affrontare la faccenda. Si può guardare a tutte le conseguenze negative e a tutto il casino che ciò andrà a causare, e allora non se ne esce. Ma si può anche guardare a quali carte si ha in mano e come si può giocarle. Dieci giorni fa si parlava della possibilità di spostare Indian Wells in settembre. Stiamo vivendo un periodo storico fuori dall’ordinario. Ma a volte da un evento negativo nasce una possibilità, oppure un periodo di vacche magre. Bisogna prendere tutto con filosofia: il tennis ha più da perdere dalla mancanza del Roland Garros che non dalla mancanza del Moselle Open. Se ci comportiamo in maniera intelligente, possiamo uscirne più grandi e limitare la perdita.

Non c’è gara tra i due eventi?
Certamente no. Il contributo della federazione e del Roland Garros per i nostri circoli, per i nostri allievi, è talmente importante che non mi pongo nemmeno la questione. È come la storia dell’alpinista che era rimasto con un braccio bloccato sotto una roccia, circa 15 anni fa, e aveva finito per tagliarselo (nel 2003 Aron Ralston si era ritrovato in fondo a un canyon e si era amputato l’avambraccio da solo per sopravvivere. Nel 2011 la sua storia fu raccontata nel film di Danny Boyle “127 ore”). Cosa si fa in quei momenti? Si abbandona una parte di se stessi per rimanere in vita? Evidentemente! E se riesco ad accettare questo passo relativamente bene, è anche perché la FFT, da qualche anno, ha saputo riconoscere e dare la giusta importanza ai piccoli tornei francesi. Il presidente era molto dispiaciuto, ma ci ha assicurato che non verremo abbandonati per strada.

Quindi per il Moselle Open l’appuntamento è per il 2021?
Per ora, per il Mosella Open ci sono tre priorità. Primo, i nostri stipendi. Secondo, i nostri creditori. Terzo, i nostri sponsor. Spetta a noi pensare come mettere insieme tutto quanto perché ognuna di queste tre priorità possa trovare una qualche soddisfazione. Dopodiché ci metteremo anche a lavorare con l’ATP sul calendario. Magari qualche torneo può essere fatto scalare. O forse si può trovare qualche settimana creando un po’ di spazio tra la tournée asiatica di ottobre e il Masters di novembre per inserire cinque sei tornei minori che non si sono potuti giocare. Fa parte delle conversazioni che dobbiamo avere con l’ATP piuttosto rapidamente. Qualche anno fa, il torneo di Metz veniva dato come già venduto all’Asia. Se c’è una cosa che il tennis mi ha insegnato è che bisogna controllare ciò su cui si ha il controllo. Poi, si vince o si perde, ma fino a che il match point non è giocato, c’è sempre una chance. Tre anni dopo la batosta che abbiamo preso dalla Laver Cup (esibizione di lusso lanciata da Roger Federer che si disputa la stessa settimana del torneo di Metz) ne arriva un’altra, ma è il destino dei tornei.

“A un certo punto, il principio, per un dirigente, è di prendere una decisione e saperci convivere”

Il canadese Vasek Pospisil, membro molto attivo del consiglio dei giocatori, è insorto piuttosto rapidamente contro la decisione unilaterale di spostare il Roland Garros, dato che i giocatori, a suo dire, non sono stati coinvolti.
Ci sono sempre diverse letture possibili per una decisione. Io credo di avere quella del direttore del torneo di Moselle Open e quella di un sostenitore del tennis francese. Quest’ultima mi fa dire che la decisione presa sia quella giusta. Confesso di non aver ancora valutato la decisione dal punto di vista di un giocatore professionista dell’ATP, ma onestamente, se uno è 100° in classifica, la valutazione è quasi esclusivamente di tipo economico, ed è felice di poter giocare quattro tornei dello Slam invece di tre.

Il Roland Garros una settimana dopo la fine dello US Open non sarà semplice a livello organizzativo per i giocatori.
Per chi impiega parecchio tempo ad abituarsi alla terra, sicuramente non sarà facile. O anche per quegli specialisti della terra battuta che saranno arrivati alla seconda settimana dello US Open e non avranno il tempo di preparare il torneo come sono abituati. Sono decisioni che possono non piacere. Ma a un certo punto, il principio, per un dirigente, è di prendere una decisione e saperci convivere. Ed è quello che ha fatto il presidente della FFT. Alcuni saranno insoddisfatti, è chiaro. Il gruppo europeo dell’ATP si dovrà consultare rapidamente. La nostra ultima conference call si è svolta appena prima dell’annullamento di Indian Wells, dieci giorni fa… credo che la prossima telefonata arriverà piuttosto rapidamente.

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Oliviero Palma in esclusiva: “Organizzare Palermo è un atto d’amore per il tennis”

Il direttore del torneo siciliano ha parlato con Ubitennis delle inevitabili perdite economiche di un evento a capienza ridotta, ma non ha escluso l’idea di un bis verso fine anno

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L’intervista è stata originariamente condotta in inglese da Adam Addicott di ubitennis.net. Qui l’articolo originale


Come noto, il Palermo Ladies Open segnerà la ripresa ufficiale del WTA Tour in seguito alla pandemia da coronavirus, che sul tennis femminile ha avuto un impatto ancora più devastante a causa della cancellazione del remunerativo swing asiatico. L’International del capoluogo siculo sta a sua volta avvertendo l’onda lunga del COVID-19, dato che, oltre al necessario contingentamento del pubblico, sono arrivate rinunce sanguinose come quella di Simona Halep, a cui non sono bastate le rassicurazioni circa l’esenzione dalla quarantena e che si è infine chiamata fuori per paura di viaggiare, e di Jo Konta, iscrittasi invece alla seconda Battle of the Brits, conclusasi domenica.

Come se non bastasse, una giocatrice iscritta alle qualificazioni (la bulgara Viktoriya Tomova) è risultata positiva al tampone durante il weekend, un’eventualità con cui ogni torneo dovrà bene o male fare i conti.

 

Oliviero Palma, il direttore del torneo, è il primo a riconoscere le difficoltà dell’edizione 2020: il centrale da 1500 posti del Country Time Club potrà arrivare ad ospitarne al massimo 350 (meno di un quarto), e il montepremi è stato tagliato di circa il 18% dai 275.000 dollari complessivi dello scorso anno ai 222.500 di quest’anno (circa 190.000 dei quali per il singolare). Ciononostante, la responsabilità e l’entusiasmo per la ripartenza del tennis mondiale la fanno da padrone nelle sue parole, nonché nella qualità del tabellone – a dispetto delle rinunce pesanti di cui sopra, tutte le teste di serie sono delle top 30, con Petra Martic, N.15, nel ruolo di favorita.

Parlando con Ubitennis, Palma ha detto: “Essendo il primo torneo dopo la sospensione, ci interessa prima di tutto il rispetto dei protocolli di sicurezza – lo sport viene dopo. Anche se abbiamo avuto poco tempo, siamo stati in grado di prevedere e controllare ogni tipo di eventualità”. Ha poi continuato: “Il mondo ha aspettato per mesi il primo torneo dopo la pandemia per capire se potrà esserci il pubblico e se si potrà tornare alla normalità, pur nel rispetto di tutte le precauzioni. Il passato non conta più: questo non è il trentunesimo Palermo Ladies Open, è il primo torneo post-lockdown. È cambiato tutto”.

Anche tornando a giocare, non si può dissimulare fino in fondo un’atmosfera di incertezza: oltre alla cancellazione dei tornei asiatici, Madrid è a forte rischio di cancellazione, mentre agli organizzatori degli Internazionali d’Italia è stato intimato di giocare a porte chiuse, per non parlare dello status ballerino degli eventi in programma negli Stati Uniti – Lexington per il femminile e la doppietta combined newyorchese.

Date le circostanze, il fatto che Palermo si disputi è già di per sé un grande risultato. Secondo Palma, il semaforo verde è arrivato grazie a un basso numero di contagi nella regione e grazie al sostegno delle amministrazioni locali per la manifestazione: “La giunta della Regione Sicilia ha fiducia nel torneo di Palermo, e ci ha consentito di aprire il Centrale con posti contingentati per testare le nuove misure di sicurezza. Per quanto riguarda Roma e le porte chiuse, sono stato talmente concentrato sul mio evento da non prestare troppa attenzione agli sviluppi del caso”.

CONTI E PROTOCOLLI SANITARI

Palma non usa perifrasi per nascondere le fosche prospettive finanziarie di questa edizione del torneo. In una recente intervista con Reuters, ha dichiarato che è disposto a “sopportare le perdite” pur di favorire una ripresa del tour femminile. Ma di che tipo di perdite stiamo parlando? “Il nostro è un atto d’amore per il tennis, quest’anno non abbiamo pensato ai bilanci. Gli addetti al marketing ci hanno spiegato che i guadagni andranno valutati su base biennale, includendo quelli del prossimo anno. In ogni caso, la perdita economica stimata per il 2020 è di circa 50.000 euro” (in linea con le previsioni di un mese e mezzo fa, dunque, quando Palma si era detto pronto ad assorbire perdite fino a 80.000 euro, ndr).

Piuttosto che indugiare sui travagli pecuniari, però, gli organizzatori del torneo sperano di diventare un modello per quanto riguarda i test sui giocatori: a Palermo, tutti i partecipanti verranno sottoposti a PCR ed esami sierologici.

“Grazie al rigore dei controlli, siamo riusciti a intercettare rapidamente un caso di positività”, ha affermato Palma in merito all’annuncio di sabato. “Il protocollo prevede che le giocatrici arrivino a Palermo dopo aver già fatto una PCR circa quattro giorni prima. Appena arrivate, fanno un sierologico e un’altra PCR per poi recarsi in albergo, dove non sono autorizzate a lasciare la propria stanza fino alla pubblicazione dei risultati dei test, che nella norma si hanno entro 12 ore. Una volta accertata la negatività, possono lasciare l’isolamento, ricevere il pass per il circolo, ed iniziare ad allenarsi”.  

Come detto, la positività del weekend riguarda la bulgara Viktoriya Tomova, anche se non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte del torneo: la venticinquenne, N.130 WTA, era asintomatica al momento dei controlli, e si è ritirata dal torneo per una malattia non specificata, mentre il comunicato del torneo non l’ha menzionata per nome, specificando però che dal suo arrivo non aveva mai lasciato la sua camera, e che sarebbe stata immediatamente trasferita in un centro per pazienti asintomatici.

Il caso Tomova è l’epitome delle difficoltà che atleti e tornei dovranno affrontare, visto che le linee guida vengono costantemente aggiornate. Per esempio, in un’intervista all’Hindustan Times (un quotidiano indiano) del 29 luglio, Palma aveva detto che, se avessero voluto, le giocatrici avrebbero potuto fare “un giro della città, visto che ci sono pochissimi casi”. Cinque giorni dopo, tuttavia, il suo punto di vista è cambiato: “I protocolli WTA non incoraggiano a girare per le città come turisti ordinari, anzi, iniziative del genere sono apertamente osteggiate”. In realtà, come si può apprendere da Instagram, qualche giocatrice sfugge a questi protocolli – vediamo qui Donna Vekic in Piazza Pretoria.

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Ciao 🇮🇹🍋

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A prescindere da ciò che succederà nel corso della settimana, il tennis è ufficialmente ripartito, e Palermo rimarrà per sempre la prima tappa della nuova era. Visto che altri tornei continuano a essere cancellati sia dall’ATP che dalla WTA, però, l’organizzazione del torneo non ha pensato di proporsi per un secondo Palermo Open (o un evento equivalente) più in là nel corso dell’anno? Oliviero Palma non lo esclude: “Perché no? Dovremmo solo vedere che condizioni ci saranno”.

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Focus

Medvedev: “Voglio vincere sempre di più”

Daniil Medvedev si racconta sul sito dell’ATP e si mostra molto motivato per il prosieguo della stagione “Devi distruggere mentalmente il tuo avversario”

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Daniil Medvedev è stato senza dubbio uno dei protagonisti del finale di stagione 2019. Il tennista russo ha tenuto un rendimento incredibile per tutto lo swing sul cemento americano, vincendo il 1000 di Cincinnati e portando Rafa Nadal al quinto set nella finale degli US Open. Dopo aver vinto anche a Shanghai non si è ripetuto nel round robin delle ATP Finals, perdendo tutti e tre gli incontri disputati.

La sconfitta negli ottavi degli Australian Open contro Wawrinka e in generale un avvio di stagione sotto le aspettative non hanno intaccato il morale del numero 5 al mondo, che si è raccontato per la serie dell’ATP Undercovered, presentata da Peugeot. Il tennista russo ha ripercorso i momenti che l’hanno portato al suo primo titolo in carriera, Sydney 2018, che ritiene decisivo per la sua crescita.

Medvedev si è trovato a servire sul 4-0 e sul 5-4 nel set decisivo contro De Minaur, non riuscendo a chiudere la pratica, riuscendo comunque a vincere la partita per 1-6 6-4 7-5. “Probabilmente due anni prima mi sarei detto “Non ce la faccio più” e avrei perso 7-5. Ma sono riuscito a vincere il mio primo titolo.”

 

Dall’Australia è iniziata la rincorsa di Medvedev verso le vette più alte del tennis. Daniil dall’inizio del 2018 vanta ben 110 vittorie a livello ATP e nel solo 2018 ha vinto altri due tornei oltre Sydney, Winston-Salem e Tokyo, contro Steve Johnson e Nishikori. “Penso che vincere il primo titolo mi abbia dato una grande spinta per il resto della stagione.”.

Daniil Medvedev è noto per la sua freddezza e mentalità sotto pressione, e lui stesso è ben consapevole di quanto sia importante questo suo lato. “Ogni sport individuale è fondato sulla mentalità. […] Devi distruggere tutti mentalmente sul campo in ogni partita. Ed è veramente difficile quando arrivi in una semifinale o una finale e giochi contro giocatori fortissimi. Loro provano a distruggerti mentalmente e sono più bravi di te a farlo. Sei da solo contro il tuo avversario.”

Il tennista russo è una delle stelle più luminose della Next Gen ATP e non sembra volersi fermare. “Negli ultimi due anni e mezzo ho provato ad essere professionale con ogni mezzo. Ho dedicato la mia vita al tennis in tutti i minimi dettagli. Voglio essere migliore e voglio giocare meglio. Voglio vincere più partite di quante ne vinca ora. E’ il mio obiettivo ed è quello per cui continuo a lavorare.. Una mentalità che non può che fare bene per il suo futuro.

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Flash

Federer guarda avanti: “Il ginocchio è ok. Ritiro? Mi diverto ancora troppo”

Lo svizzero a tutto campo in un’intervista assieme alla connazionale Nicola Spirig, medaglia d’oro olimpica nel Triathlon. “Il lockdown non è stato così male. Da 20 anni non stavo a casa per 6 settimane. Non vedo l’ora di tornare a giocare”. L’obiettivo rimane il 2021

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Qualche giorno fa è stato annunciato che On, il marchio di calzature sportive svizzero del quale Roger Federer è da qualche tempo azionista e collaboratore, fornirà materiale alla squadra olimpica nazionale. Questo evento è stato l’occasione per un’intervista televisiva in cui Federer ha condiviso il palco con un’altra leggenda dello sport svizzero, ovvero la triatleta Nicola Spirig, medaglia d’oro olimpica a Londra e argento a Rio. Nel 2012, l’anno della vittoria alle Olimpiadi, Spirig è stata eletta sportiva dell’anno in Svizzera. Un risultato straordinario per qualcuno che è nato e vissuto nell’epoca del Maestro di Basilea, il più grande e famoso atleta svizzero di sempre.

Il quale però, per sua stessa ammissione, si “stanca facilmente” a nuotare e “si annoia” ad andare in bicicletta. “Gli sport di resistenza non fanno per me”, ha confessato Federer. Dal punto di vista della performance atletica pura non sembrerebbe esserci paragone tra i due sportivi, sebbene Federer abbia vinto più di qualche Slam facendo ricorso alle sue doti di resistenza.

L’INTERVISTA

Per Federer si è trattato della seconda lunga intervista dalla fine del lockdown – la prima l’abbiamo pubblicata in due parti: la trovate qui e qui. Ed è stata l’occasione per fare un po’ il punto di quello che è successo nella sua vita negli ultimi mesi, di quello che sta succedendo ora e di quello che gli dovrebbe riservare il futuro.

 

Questo 2020 è stato abbastanza travagliato dal punto di vista sportivo. Che qualcosa non andasse se ne erano accorti tutti agli Australian Open dove Federer era parso alquanto appannato e ha rischiato di perdere contro giocatori non di primissimo piano come John Millmann e Tennys Sandgren. Non ha stupito dunque che dopo una serie di esibizioni, Roger abbia annunciato la decisione di sottoporsi ad un intervento chirurgico al ginocchio. Insieme al COVID-19 e la conseguente interruzione del circuito, c’è stato poi una seconda operazione chirurgica. Ora però il ginocchio sembra finalmente a posto e Federer è pronto per tornare ad allenarsi.

“Il ginocchio sta bene. O, per lo meno, bene per quanto possa andare ora dopo la seconda operazione in un anno”, ha spiegato. “Ovviamente ero triste quando sono dovuto andare sotto i ferri per la prima volta. È stata una mia decisione dopo il match di esibizione in Sudafrica. Non ero soddisfatto per come andava il ginocchio da tempo e qualcosa andava fatto. La seconda operazione sfortunatamente si è resa necessaria. L’obiettivo è essere al massimo della forma all’inizio del prossimo anno. Ci sarà un blocco di 20 settimane di allenamento sia fisico che con la racchetta. Sarà una strada lunga ma non vedo l’ora di essere di nuovo al 100 per cento”. Federer ha detto di non essersi praticamente mai allenato sul campo negli ultimi mesi ma di aver solo un po’ giocato contro il muro. Potrebbe tornare in campo già da subito ma non ha fretta essendosi dato come obbiettivo il 2021.

Porsi però dei traguardi realistici per un tennista professionista di questi tempi non è facile. Il circuito ATP dovrebbe riprendere a inizio settembre con lo US Open e il torneo di Cincinnati, sempre a New York, ma è tutt’altro che sicuro che lo Slam americano si giochi. Poi si dovrebbe tornare in Europa per uno swing sulla terra rossa posticipato. Federer però è dell’idea che in qualche maniera il grande tennis internazionale debba ripartire. Se il tennis ripartirà sarà con gli US Open. Lì capiremo cosa potrebbe succedere. Ho parlato con gli organizzatori di recente e mi hanno detto che prenderanno una decisione dopo la metà di agosto. Sarà interessante”, ha sottolineato.

Non sarà comunque lo stesso senza pubblico e questo lo sa bene anche l’otto volte campione di Wimbledon. “Il Roland Garros ha annunciato che ci saranno almeno metà degli spettatori. Questo è incredibile ma anche positivo. Viviamo in settimane e mesi molto incerti per il tennis. Ma spero che tutto tornerà come prima ad un certo punto”, ha proseguito. 

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

IL LOCKDOWN DI FEDERER – Nonostante il distanziamento sociale, le settimane di isolamento del 38enne di Basilea non sono state poi così terribili. Roger si è potuto godere la tranquillità della famiglia e, causa anche l’infortunio, non è stato così amareggiato per aver dovuto saltare allenamenti ed esibizioni. “Per la prima volta negli ultimi vent’anni sono stato nello stesso posto per 5 o 6 settimane. Naturalmente l’ho apprezzato”, ha sottolineato. “Siamo stati molto attenti e non ho visto i miei genitori e amici per un sacco di tempo. Abbiamo preso tutto molto seriamente. Per questo non ho rilasciato nessuna intervista. Quando si ha un infortunio non si può fare molto comunque a parte rilassarsi a casa. Non c’è lo stress della competizione e si è molto tranquilli. Niente fatica da viaggio e jet leg. Ci si può godere la famiglia”. 

Una famiglia abbastanza allargata, con due coppie di gemelli che stanno crescendo e sembrano avere ereditato dal padre (ma anche dalla madre, ex tennista) la passione per l’attività fisica e lo sport. “Ormai siamo in tanti. I bambini stanno benissimo. Corrono dappertutto. I ragazzi hanno 6 anni e le ragazze 11. Devo dire che se la sono cavata bene durante il lockdown”, ha detto. “Gli è dispiaciuto solo che da un giorno all’altro abbiano fermato lo ski-lift e non potessero più sciare. Così abbiamo dovuto pianificare delle attività estive. Fortunatamente il tempo è stato buono e potevano correre e andare in bici”. 

ARIA DI RITIRO? NON ANCORA – Stando a casa, insieme alla moglie e i figli, con un ginocchio che fa le bizze, il pensiero del ritiro ha sfiorato il quasi quarantenne Federer? Neanche per sogno. Almeno stando a quello che dice lui. Tuttavia, da tempo il campione svizzero sa di non poter fare progetti a lungo termine. “So di essere più vicino alla fine della mia carriera che all’inizio. Non so cosa succederà nei prossimi due anni. Per questo pianifico un anno alla volta”, ha spiegato. Lo faccio insieme a Mirka, tenendo in conto la mia famiglia, la mia carriera e la mia salute. Al momento mi diverto ancora a giocare e saprò rendermi conto quando il motore smette di girare e il fiato comincia a mancare troppo presto”. 

Una conversazione con il suo storico preparatore atletico Pierre Paganini è particolarmente significativa riguardo alla determinazione di Federer di rimettersi in forma per tornare ad essere competitivo nel 2021. “C’è stato un momento in cui mi ha chiesto se mi andasse di fare tutte quelle settimane di allenamento fisico. Io ho risposto: ‘ok’. Lui mi ha detto: ‘guarda che sarà molto lunga’. E io: ‘Lo so, ma voglio comunque farlo’. Mi sono detto che preferisco fare il lavoro fisico ora che sono attivo piuttosto che dopo. Perché ora ho un obiettivo di fronte a me”, ha raccontato. Insomma, il traguardo è chiaro: fare un altro anno (almeno) da protagonista sul circuito. 

Tra le diverse ragioni per cui, secondo l’opinione comune, Federer è ancora in attività, ci sarebbe anche la ricerca dell’ultimo alloro che manca alla sua impareggiabile bacheca: la medaglia d’oro olimpica in singolare. Quest’anno però, come tutti sanno, le olimpiadi di Tokyo sono state rimandate al 2021. Per Roger si tratta solo di un arrivederci. “Penso di poter parlare per entrambi (anche per Spirig, ndr) quando dico che la medaglia olimpica è un obiettivo. Altrimenti non parteciperemmo nemmeno. Certamente è tutto possibile. Vincerla in singolo, doppio, o doppio misto. Penso che potrei avere una possibilità di vincere in singolare. Nell’arco di una stagione è difficile per me essere ancora il n.1 ma in un singolo torneo tutto può succedere”.

Insomma, musica per le orecchie di tutti gli appassionati di sport e di tennis: nonostante la pandemia di coronavirus e l’età che avanza, Federer ha ancora tanta voglia di dare spettacolo.

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