Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)
 
 

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


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Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: Davvero “NOT TOO BAD!” Nole Djokovic! Trionfo n.6 in 12 finali al Foro Italico. E senza perdere un set. Tsitsipas sotto tono [VIDEO]

Sole, bel tennis sia pur senza match memorabili, grande successo di pubblico, biglietti assai cari. Problemi difficili da risolvere: la brutta luce sul campo, gli spazi angusti per 230.000 spettatori. Swiatek senza rivali. Invece tre Masters 1000 e tre vincitori diversi. Alcaraz il più impressionante

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Novak Djokovic - Roma 2022 (foto twitter @InteBNLdItalia)

Ancora una volta il…sesto re di Roma è stato più forte del…secondo principe di Montecarlo. Djokovic ha sconfitto Tsitsipas per la quinta volta su cinque sulla terra battuta: due volte a Roma, due volte a Parigi, una volta a Madrid.

Davvero “not too bad” Nole Djokovic che trionfa per la sesta volta in 12 finali romane, in quella città e nazione che lui chiama “La mia seconda casa, perché da nessuna altra parte come qui mi sanno trasmettere energia positiva, entusiasmo…Quando non vinco… arrivo in finale, o in semifinale! (tre volte nei quarti…;n.d.UBS) Insomma qui gioco sempre bene e ora sì, dopo tutto quello che è successo all’inizio di quest’anno, la vicenda australiana, parto per Parigi sentendo di essere uno dei grandi favoriti al Roland Garros”.

Nole “Not too Bad” ha vinto il torneo, sei mesi dopo l’ultimo titolo conquistato a Bercy, ma per l’appunto nello stesso pomeriggio in cui suo figlio Stevan ha vinto a 7 anni il suo primo torneo a Belgrado…

 

 “Abbiamo fatto il Double Sunshine!” ha scherzato Nole (alludendo all’accoppiata dei due Masters 1000 Indian Wells-Miami). Da papà orgoglioso del primogenito che sabato sera in videochat gli aveva fatto vedere nell’ombra dritti e rovesci senza racchetta, Nole non avrebbe mai smesso di parlarne.

“Cerco di prendere da lui l’energia pura, l’energia dei bambini, e di alimentare il bambino che sono dentro, perché tendo a a dimenticare. Tutto è così serio. E’ la nostra professione. E’ il nostro lavoro. Si deve essere così. Si deve essere disciplinati. A volte prendiamo la vita troppo sul serio. I bambini – e lui ne ha due, un figlio e una figlia – mi rinfrescano quella connessione, quell’energia pura”.

Beh, un’energia che funziona. Nole questa settimana ha trionfato al Foro Italico senza perdere l’ombra di un set: 6-3,6-2 a Karatsev, 6-2,6-2 a Wawrinka, 7-5,7-6(1) a Auger Aliassime, 6-4,6-3 a Ruud, 6-0,7-6(5) a Tsitsipas. Mai ha dato l’impressione di poter perdere. Semmai – e ciò mi aveva instillato qualche dubbio – si era ogni tanto un po’ distratto. Ad esempio quando doveva battere per chiudere un set con Aliassime; quando era avanti di un paio di break con Ruud e ne mollava uno per strada. Per questo pensavo che Tsitsipas potesse, se fosse riuscito a giocare come nel primo set contro Sinner e soprattutto come nel secondo e nel terzo contro Zverev (che però gli aveva dato una bella mano con quei doppi falli nei momenti dei break), a metterlo in difficoltà

Ma il serbo non ha sofferto alcuna lezione di greco. Gli ha anzi dato un terribile 6-0 in 30 minuti, simile a quel 6-0 che in Australia 2019 Tsitsipas aveva incassato anche in semifinale da Nadal (6-2,6-4,6-0) dopo che aveva sorpreso Federer. E un primo set ancor più brutto di quello che Stefanos aveva giocato con Zverev. Tanto che sul 3-0 e doppio break ha mandato in frantumi la racchetta, beccandosi l’inevitabile warning. A fine primo set la percentuale dei punti vinti con la prima palla da Djokovic era del 90%, quella di Tsitsipas del 36%.

Tuttavia poi anche con Tsitsipas ecco Djokovic accusare una piccola grande pausa. Dopo che nel primo set non aveva perso che 3 punti sul proprio servizio – e sul tabellone che riportava le statistiche del primo set ne era comparsa una  che segnalava uno 0% di punti fatti con la seconda di servizio! – è stato brekkato nel quarto game, 1-3 e poi Tsitsipas ha avuto anche la palla del 5-1. Erano trascorsi 57 minuti: lì Djokovic ha messo a segno un rovescio incrociato coraggioso e fantastico. Fosse andato sotto 5-1 il set sarebbe stato quasi impossibile da recuperare. Ma, come detto, la casella dei set persi per Nole è rimasta immacolata.

Anche l’altra tennista n.1 del mondo, Iga Swiatek, ha vinto il torneo, il quinto di fila, cogliendo la vittoria consecutiva n.28 battendo nettamente 6-2,6-2 Ons Jabeur e senza cedere un set in cinque “passeggiate”: tre game lasciati alla Ruse, 5 alla Azarenka, 6 alla Andreescu, 3 alla Sabalenka, 4 in finale alla Jabeur. Impressionante.

La ragazza polacca che nasconde la fronte alta sotto all’immancabile cappellino dalla tesa straordinariamente lunga – vederle gli occhi in tv non è facile – ha vinto gli Internazionali d’Italia per il secondo anno consecutivo…Beh l’anno scorso aveva vinto la finale con la Pliskova con un 6-0,6-0 a dir poco imbarazzante. Così stavolta avendo vinto appena 6-2,6-2 deve essersi proprio spaventata, al punto che trasformato il punto finale si è inginocchiata come in preghiera – in Polonia la religione è una cosa seria e non solo per via di papa Wojtila – per un tempo improbabile, singhiozzando come se avesse vinto 7-6 al terzo dopo aver annullato 6 o 7 matchpoint.

Finalmente si è rialzata, ha salutato con un piccolo gesto il pubblico e poi, sempre piangendo, si è buttata tra le braccia del suo coach Tomasz Witkorowski e della sua inseparabile psicologa Daria Abramovicz.

E seduta sulla sedia mentre aspettava che si svolgesse la premiazione ha continuato a tenere il viso nascosto dietro l’asciugamano del torneo – Valmora, scusate l’inciso commerciale eh – e a piangere. Neppure quando aveva vinto il suo primo Roland Garros aveva mostrato tanta emozione. E nemmeno nei precedenti e recenti 4 tornei vittoriosi.

Quasi che non fosse abituata a vincere. Ma ci avrebbe poi detto che sentiva comunque una grande pressione. Se non ho con lei la confidenza per dirle Not too bad! posso sempre dirle “Niente male!” così magari prima di vincere qui l’anno prossimo per la terza volta impara due parole di italiano. Il più famoso telecronista polacco, Thomasz Tomaszewski – se ho azzeccato lo spelling mi autoerigo un monumento – l’italiano lo parla piuttosto bene (anche perché a suo tempo fece il modello a Milano) e potrebbe aiutarla a spiccicare un paio di parole per la prossima premiazione che, a quanto si è visto, è già più che pronosticabile anche per il 2023. Almeno.

L’altro n.1 del mondo e per la 370ma settimana invece nei miei confronti confidenza ne mostra sempre al punto che ieri in conferenza stampa ha detto “Qui tutti mi dicono “not too bad!, è molto popolare, Ubitennis dovrebbe avere un p.r.” …(e io ho proposto di ingaggiare il suo manager Dodo Artaldi che ovviamente mi potrei permettere di pagare molto più di Nole…) e, al di là degli scherzi e delle battute, Nole aveva ben ragione di essere felice, soddisfatto e ottimista visto che si sente ancora giovane, “mentally fresh, gli anni dell’età sono solo un numero”.

Sebbene Nole sia per 10 giorni il vincitore più anziano a Roma di tutta la storia del tennis open – lui aveva questa domenica 34 anni, 11 mesi e 23 giorni mentre Rafa Nadal quando vinse qui un anno fa aveva 34 anni 11 mesi e 13 giorni – la condizione fisica è eccellente e, ha tenuto a sottolineare, “A me le partite tre set su cinque non solo non mi spaventano, ma mi piacciono proprio”.

E giustamente L’EQUIPE, dopo che Novak ha vinto il Masters 1000 n.38 (record) titola: “Djokovic pret pour Roland Garros”– Djokovic è pronto per il Roland Garros – e all’interno “Epoque Renaissance”, Epoca Rinascimento, mentre per Iga Swiatek il titolo è “Swiatek seule au monde”, sola al mondo…perché non ha proprio rivali.

Lei vince tutto e a Parigi sarà la favorita n.1. Nelle ultime otto finali giocate ha perso di media 3,5 game a match!

Mentre i tre Masters 1000 sui campi rossi hanno avuto tre diversi vincitori, Tsitsipas a Montecarlo, Alcaraz a Madrid, Djokovic a Roma, giusto per complicare la vita a chi dovrebbe sbilanciarsi in un pronostico sul vincitore del Roland Garros.

La novità Alcaraz, soprattutto per il livello di gioco espresso, e proprio per trattarsi di una novità, ha sedotto tutti, come è normale che sia. Ma vincere uno Slam con partite 3 set su cinque, per un ragazzo di appena 19 anni, non è uno scherzo, anche se a Carlitos il fisico non sembra davvero mancare. E alle attenzioni quasi morbose di tutto il mondo del tennis ormai ha preso a farci l’abitudine.

A metà articolo chiedo ai lettori se si sono accorti come Ubitennis ha curato Instagram durante questo torneo. Con l’aiuto di appassionati che ci hanno fornito foto e situazioni curiose. Vorremmo espanderci anche su Tiktok…e stiamo cercando di formare un mini-team di giovani che vogliano cimentarsi insieme a noi. Scrivete a direttaubitennis@gmail.com se foste interessati.

Tornando alla finale…beh non è stata granchè. Secondo me, e anche secondo Tsitsipas quando glielo ho chiesto, colpa un po’ anche della pessima luce del “centrale” a quell’ora, fra le 16 e le 17,30. Il tabellone segnapunti, i riflettori sul lato di Montemario, gli alberi più alti e più bassi, si stagliano sul campo che diventa tutto luci e ombre, difficilissimo anche per giocatori che a differenza di Djokovic e Tsitsipas non portino le lenti a contatto. Figurarsi per loro. Soprattutto il greco ha steccato un’infinità di palle. Ma alcune anche Djoko. Mi chiedo se non si potrebbe cercare di fare qualcosa per migliorare quest’aspetto. Spostando quel potesse essere spostato, tagliando quel che si potesse tagliare. Non facile, ma il gioco ne risente. Almeno in quell’orario (che è quello delle finali).

NELLA SECONDA PAGINA DELL’ARTICOLO, CONSIDERAZIONI SUL TORNEO, SULLA STRUTTURA E

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Editoriali del Direttore

ATP Roma, Swiatek-Jabeur e Djokovic-Tsitsipas: perché è molto facile sbagliare il pronostico per entrambe le finali [VIDEO]

ROMA – E se il bilancio dei confronti diretti ingannasse? La mia sensazione è che i precedenti possano venire smentiti. Dovessi giudicare dalla forma intravista vedrei vincenti Swiatek e Tsitsipas

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C’è una finale che se uno non conosce i precedenti sembra scontata, quella femminile, e un’altra finale che invece certamente non lo sembra pur conoscendo i precedenti ed è ovviamente quella maschile.

Quella solo apparentemente scontata è quella che giocheranno Iga Swiatek e Ons Jabeur, con la polacca che ha vinto 27 match di fila di cui 22 in 2 set, e ha così già eguagliato la seconda miglior striscia di nientepopodimeno che Serena Williams (che si fermò a quota 27 a Madrid 2015). Ma se Iga vincesse anche i 7 match del prossimo Roland Garros, supererebbe in tromba le 32 vittorie consecutive di Justine Henin (l’ultima vittoria arrivò all’Australian Open 2008) e le 34 della miglior striscia di Serena (ultima vittoria a Wimbledon 2013), uguagliando le 35 di Venus Williams (Linz 2000).

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Certo che Ash Barty, ritirandosi, le ha spalancato una autostrada, ma Iga si merita certamente i successi che si sta conquistando. Attenzione però: la Jabeur ha un tennis assai vario capace di mettere in difficoltà un po’ tutte, e se si va a vedere il bilancio dei confronti diretti si scopre che effettivamente la Jabeur alla Swiatek ha dato parecchio fastidio se è vero che l’ha battuta due volte su tre (anche se mai si sono incontrate sulla terra rossa).

La ragazza tunisina le ha inflitto anche punteggi severi nei due match del 2021: 6-3,6-3 a Cincinnati, 5-7,6-1,6-1 a Wimbledon, mentre la sola vittoria di Iga risale al 2019, 4-6,6-4,6-4 a Washington.

Però quando si sono vinte 27 partite di fila e si è campionesse in carica a Roma, vittoriosa in un Roland Garros, sembra abbastanza difficile credere che la Jabeur, sia pure in virtù del suo tennis anomalo e imprevedibile, possa sovvertire il pronostico. Vero che la Swiatek scenderà in campo con quella apprensione che i precedenti negativi di solito si trascinano dietro, ma la Jabeur, oltretutto ha terminato ieri sera piuttosto provata dopo la maratona con la Kasatkina vinta quasi miracolosamente.

Ons era però su di giri per aver recuperato un break e annullato un matchpoint nel terzo set. Dopo che il giorno prima aveva rimontato la Sakkari che era avanti 6-1,5-2. Quel matchpoint lo ha annullato con un dritto tirato sulla riga, con grande nonchalance. E come l’ha tirato si è girata all’indietro, senza nemmeno aspettare la conferma dell’arbitro. “Ero sicura che era buona…e ora sappiate che sono stanca di perdere le finali!” ha detto sorridendo. Ragazza davvero molto simpatica, spiritosa. Insomma c’è da credere che non mollerà tanto facilmente anche se, come dicevo, la stanchezza potrebbe farsi sentire: “A Indian Wells e Miami si gioca un giorno sì e un altro no…Qui tutti i giorni ed è abbastanza dura”.

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Viene da una serie di match giocati e vinti tutti i giorni Novak Djokovic. Contro Casper Ruud ha vinto il suo match numero mille, e bene hanno fatto gli organizzatori a preparargli una torta di panna (meringa?) con quel numero scritto sopra con cifre in rosso. Era stata più elettrizzante la partita della sera prima contro Auger Aliassime, perché la superiorità di Novak non è mai stata in discussione, soprattutto dopo un inizio folgorante.

Dall’inizio del torneo Ruud non aveva ceduto che un game di servizio su 37. E aveva salvato 9 pallebreak su 10. Ma il norvegese non aveva ancora affrontato il miglior ribattitore del pianeta. Dopo 14 minuti al n.10 del mondo erano arrivati già due break.

Così Novak ha fatto un altro passettino nella storia del tennis, perché a superare le mille vittorie nel circuito professionistico erano stati solo 4 giocatori: Jimmy Connors con 1.274, Roger Federer con 1.251, Ivan Lendl con 1068, Rafa Nadal con 1051. Io dico che a Djokovic non dispiacerebbe raggiungere e superare Nadal non solo nel numero degli Slam vinti, ma anche nel numero dei successi. Se il fisico gli regge… Intanto ha conquistato la dodicesima finale al Foro Italico e se vince con Tsitsipas pareggia il numero delle vittorie e delle sconfitte in finale, sei e sei. E comunque vada a finire da domani lunedì sarà n.1 del mondo per la settimana n.370. E quello è un record che sarà molto ma molto difficile da battere. Se non come i 13 successi di Nadal al Roland Garros, record secondo me impossibile da superare (ma magari i tifosi di Alcaraz possono anche pensare che non sia impossibile…), quasi. In realtà l’unico record impossibile da superare sono le 164 presenze in Coppa Davis di Nicola Pietrangeli.

Però, dato a Djokovic quel che è di Djokovic, a me è piaciuto più lo Tsitsipas del secondo e del terzo set contro Zverev. Nel primo il ragazzo di Atene aveva servito maluccio quando aveva subito l’unico break sul 3 pari, ma poi invece aveva mostrato ben altra completezza e varietà di schemi rispetto al tedesco che a rete combina ancora arrosti incredibili e poi quando deve servire la seconda palla non è ancora sempre tranquillo. Quando ha subito i suoi break nel secondo e nel terzo set ha commesso sempre almeno un doppio fallo. Ma avete visto a che velocità? Quei due doppi falli che hanno consentito a Tsitsipas di salire sul 2-0 lo hanno visto mettere in rete due seconde a 151 e 120 km orari! Insomma, uno serve molto più piano della velocità abituale (intorno ai 210 km orari) e tuttavia non riesce a scavalcare la rete sebbene serva dall’alto del suo metro e 98cm. Più racchetta, braccio e saltello fanno quasi 4 metri.

Insomma Tsitsipas mi è sembrato più solido del tedesco e anche del Djokovic visto fin qui e se dovessi azzardare un pronostico sulla base di quanto ho visto in questi giorni punterei più su lui che sul serbo. Però poi per scrupolo sono andato a guardarmi i confronti diretti e ho visto che Djokovic sta avanti 6-2 con Tsitsipas e soprattutto che sulla terra rossa ha vinto 4 match su 4.

Due dei quali li ricordavo benissimo, entrambi in 5 set al Roland Garros. Nella finale dello scorso anno il greco aveva vinto i primi due set ma perse gli altri tre. Due anni prima invece vinse terzo e quarto ma cedette 6-1 al quinto.

E allora dare per sfavorito Djokovic è un bell’azzardo, sempre un bell’azzardo. Però io vorrei provare a fidarmi di quello che ho visto questa settimana e anche quella precedente a Belgrado. Per me Djokovic non è ancora il miglior Djokovic. E allora se Tsitsipas è stato capace di trascinarlo al quinto due volte, quando non aveva ancora la maturità che ha oggi e quando aveva di fronte un Djokovic più in forma, io penso che stavolta il greco abbia il 51% di chance di battere il serbo che lo ha sempre battuto sulla terra battuta. Certamente Stefanos non potrà permettersi di cominciare come ha fatto contro Zverev. Il servizio lo deve mettere dentro fino dall’inizio.

Abbiamo già combattuto diverse battaglie – ha detto Djokovic – e lui sulla terra ha dimostrato di essere uno dei primi due o tre tennisti più forti del mondo. Sarà un’altra battaglia ma io sono pronto” ha chiuso, dopo aver accennato ai primi quattro game con Ruud: “Penso di aver giocato benissimo. Sono partito in modo fantastico, 4-0…poi ho rallentato un po’, il mio livello è calato, per 15 minuti non mi sono sentito benissimo sul campo, e lui ne ha approfittato per tornarmi sotto nel set. Al decimo game però l’ho chiuso, poi sono tornato a giocare benissimo (very well…) negli ultimi 4 game del secondo set”.

La chiave della vittoria anche stavolta secondo me starà nella continuità. E nella completezza del gioco. Lo ha fatto capire anceh Tsitsipas: “Il margine è molto piccolo. Può dipendere dalla precisione dei tuoi colpi, dalle scelte che fai, dai tipi di colpi, ci sono molti fattori che determinano…Ho analizzato le mie due partite perse con Djokovic (al quinto set) e ci sono cose che non hanno funzionato bene per me un anno fa quand’ero avanti due set a zero. Sono stato sempre un po’ testardo, non ho voluto cambiare qualcosa (che avrei dovuto…sottintende), perchè fino a quel momento aveva funzionato…” si racconta con un sorriso rispondendo a una mia prima domanda cui segue quella sulla sua conoscenza dell’italiano visto che sui 13-14 anni con suo padre veniva nelle Puglie per giocare per il TC Galatina e quindi la frequentazione dell’Italia e degli italiani era stata prolungata: “Giocare a Roma è un po’come giocare a Atene…siamo vicini di casa, ho imparato qualche frase italaina, posso capire quasi tutto quello che la gente dice, ma sono un po’ timido (per rischiare di dire qualcosa …-lascia capire). La mia frase italiana preferita all time, e che condivido, è certamente: “Una faccia, una razza! Che è vero…” e ride soddisfatto.

 La notte italiana al Foro si è chiusa con la sconfitta di Fognini e Bolelli davanti ai croati Pavic e Mektic. Almeno al terzo set gli azzurri meritavano di andare. Hanno perso il secondo al tiebreak dopo essere stati avanti 4 punti a 1 con due minibreak di vantaggio. Ma Fognini ha perso due volte il punto al servizio.

Peccato. Il pubblico però si è divertito, ha fatto un tifo infernale, con mille “po-po-po-po-o” dopo le Ola riservate invece durante il match Djokovic-Ruud.

Oggi sono certo che si divertirà ancora di più. Le due finali promettono spettacolo.

Il tabellone del WTA Roma

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: a me Sinner è piaciuto più che nei giorni scorsi anche se ha perso da Tsitsipas. I progressi che ho intravisto [VIDEO]

Dodici sconfitte su dodici con i top 5 dicono qualcosa sui suoi limiti attuali. Ma non sul suo avvenire. Djokovic resta il favorito…solo perché con Ruud non dovrebbe perdere. Ma chi vince fra Zverev e Tsitsipas lo può sorprendere

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Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Cari lettori, il mio editoriale odierno era in pratica riassunto nel video che avevo fatto pochi minuti dopo la sconfitta di Sinner con Tsitsipas. Ma un problema tecnico interno ha fatto saltare il video che viene proposto questa mattina e per quanto riguarda la prima partita di quarti di finale giocata da Jannik a Roma – e sono sicuro che sia stata la prima di molte -ho espresso a voce quel che penso.

E cioè che Sinner ha giocato un primo set alla pari con il miglior Tsitsipas della settimana. E’ arrivato a due punti dal vincere quel primo set, 5 pari al tiebreak dopo un’ora e 24 minuti di tennis carico e intenso e ha avuto più occasioni lui, una volta recuperato il break iniziale, che non l’ateniese.

Tsitsipas deve al suo gran servizio, puntualissimo nei momenti chiave, se è arrivato incolume al tiebreak.

 

Poi c’è stata, proprio nell’ultimo punto del tiebreak, una mini-lussazione all’anca – io spero che sia mini, sulla base di quanto mi ha fatto capire al volo Simone Vagnozzi – e nel secondo set Jannik è stato incapace di difendersi.

Ma l’aver fatto match pari con il vincitore di Montecarlo, così come a Montecarlo aveva fatto match pari con Zverev, mi pare sia un ottimo segnale. Si sta parlando infatti, dei due giocatori che sono i principali e più seri candidati, insieme al fenomeno Alcaraz e al più esperto Medvedev, a succedere ai Fab.

Entrambi, Zverev e Tsitsipas che si affrontano oggi in semifinale (7-4 per il greco il bilancio per il greco che conduce 3-1 sulla terra rossa ma ha perso a Madrid l’ultimo duello) sono un bel po’ più esperti di Jannik. Il tedesco ha quattro anni di più. Il greco tre.

E se si considerano gli indubbi progressi che già in pochi mesi Jannik sembra aver fatto anche come approccio mentale e strategico alla partita con lo studio delle caratteristiche dell’avversario, con la mentalità più propositiva che si appalesa con qualche attacco in più – e pazienza se per ora sbaglia ancora volée quasi elementari – con qualche serve&volley, con diverse smorzate (credo di avere annotato… cinque su sette vincenti), mi sembra che sia giusto essere ottimisti sul suo avvenire.

Vero che ha perso 12 match su 12 con i top-five, ma vero anche che è regolare nel battere tutti quelli classificati peggio di lui ed è costante nell’andare avanti nei tabelloni cui si iscrive. E’ solido.

Io non ricordo di aver mai conosciuto un tennista che a 25 o 27 anni non avesse fatto progressi, tecnici, fisici, mentali, rispetto a quando ne aveva solo 20.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

La mano di Jannick non è quella di Fognini e di Alcaraz? No, non lo è e probabilmente non avrà mai lo stesso tocco di palla, ma ci si avvicinerà cammin facendo. Già ieri alcune smorzate hanno mostrato una sensibilità che solo qualche mese fa non aveva. E a furia di provare a farle, migliorerà sempre. Deve avere fiducia lui in se stesso, dobbiamo avere anche noi fiducia e pazienza.

Jannik era una delle sei teste di serie comprese tra le top-ten ad aver raggiunto i quarti. Sei su otto, fra cui tre dei top-5 che sono tutti e tre in semifinale insieme a Casper Ruud n.10, hanno giocato i quarti. E uno solo degli otto, il cileno Cristian Garin, non è mai stato top-ten.

Infatti oggi giocano le semifinali Djokovic e Ruud e prima di loro Zverev e Tsitsipas. Parterre de roi.

Un super torneo quello di Roma. Il n.1 del mondo Nole Djokovic ha onorato il suo ruolo vincendo in notturna contro Auger Aliassime il miglior match di del torneo fin qui. Le standing ovation si sono sprecate. Vincendo Djokovic si è assicurato la leadership ATP anche per la prossima settimana. Altrimenti si sarebbe seduto sul trono Daniil Medvedev. E la cosa non mi avrebbe entusiasmato. Perché quando diventa n.1 qualcuno che non gioca – come è successo anche a Djokovic quest’anno quando si è ripreso il suo scettro dalle mani di Medvedev mentre c’erano i tornei di Indian Wells e Miami che lui non poteva giocare – la grande massa dei non addetti ai lavori non capisce l’arcano.

PREVIEW SEMIFINALI MASCHILI

PREVIEW SEMIFINALI FEMMINILI

Djokovic ha vinto questo torneo 5 volte, la metà di Nadal, Zverev l’ha vinto nel 2017 e fatto finale l’anno dopo e i quarti un anno fa. In 5 anni un ruolino di marcia di tutto rispetto. Tsitsipas ha raggiunto le semifinali per la seconda volta, un anno fa si era fermato nei quarti.

Oggi vedremo quali quote approntano i bookmakers. Sono curioso di vedere se Djokovic è sempre il favorito n.1. Probabilmente sì, anche peprchè dei quattro superstiti, Ruud sembra il vincitore finale meno probabile.

Era la terza volta che c’erano due canadesi nei quarti di un Mille: era accaduto a Miami 2019 quando Aliassime aveva perso da Isner e Shapovalov in semifinale da Federer. Nel 2003 a Montreal si erano incontrati in semifinale Raonic e Pospisil. Stavolta però in semifinale non c’è andato né Shapovalov, battuto da Ruud, né Aliassime.

Finora dei quattro semifinalisti i due soli ad aver già vinto a Roma Djokovic e Zverev, sono anche i soli a non aver perso neppure un set.

Però mentre Djokovic ha battuto due volte su due Ruud, e sempre in Italia, a Roma e Torino, Zverev – come abbiamo visto – ha sì battuto Tsitsipas l’ultima volta, ma ci ha perso 3 su 4 sulla terra rossa.

Nel torneo femminile prosegue, apparentemente inarrestabile, la marcia della polacca Swiatek che con 26 vittorie di fila eguaglia strisce di Justine Henin e Venus Williams, e però vatti a fidare della Sabalenka quando la bielorussa ingrana la marcia, mentre nella metà bassa la Jabeur, giunta alla seconda semifinale di fila di un Mille, mi pare in grado di battere la Kasatkina che pure sta disputando un grande torneo, all’altezza di quando era salita a top-ten. Oggi è n.21. Per poco. Con la Kasatkina ho parlato un po’, anche perché mi incuriosiva il fatto che gioca con la Artengo, come Gael Monfils. Leggerete prossimamente una mini-intervista della simpatica ed estroversa ragazza russa nata a Togliattigrad ma che non ha la minima idea di chi fosse Palmiro Togliatti.

Sono certo che questo sabato vedremo quattro grandi semifinali. E devo dire che il pubblico romano, che sta battendo ogni record di incasso e di presenze al Foro – sempre più di 34.000 spettatori al giorno – costituisce con il suo entusiasmo, la sua rumorosa partecipazione, uno spettacolo nello spettacolo. A dispetto di una endemica povertà di servizi, assistenza e attenzioni per la stampa straniera rispetto a tutti i tornei della stessa categoria, quasi tutti i colleghi passano sopra a tanti difetti organizzativi –ieri è saltata nuovamente la connessione Wi-Fi, come il giorno prima e chi faceva tv è rimasto a lungo privo degli abituali supporti statistici – perché Roma, il Foro Italico, la folla, i giovani, fanno di questo torneo una gemma quasi unica.

Mancherà Sinner ma stasera tardi potremo fare le ore piccole con Bolelli e Fognini che, come il buon vino, invecchiano – 71 anni in due, 36 più 35 – assumendo un sapore più rotondo.

Ieri hanno battuto al tiebreak del terzo set due tedeschi che magari dicono poco al grande pubblico, Krawetz Mies, che tuttavia hanno vinto in doppio due Roland Garros di fila, 2020 e 2021. Stasera però con i croati Pavic e Mektic, sarà dura.

Il tabellone del WTA Roma

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