L'uomo dietro l'1% decisivo per Medvedev: intervista a Fabrice Sbarro

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L’uomo dietro l’1% decisivo per Medvedev: intervista a Fabrice Sbarro

Vi raccontiamo la bella storia del data analyst di Daniil Medvedev, che ha contribuito agli straordinari successi dell’estate 2019… presentandosi in Canada con uno zainetto e la testa piena di numeri

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Fabrice Sbarro

C’è una storia poco conosciuta che val la pena di essere raccontata ed è quella di Fabrice Sbarro, data analyst, creatore del sito Tennisprofiler e maestro di tennis (in rigoroso ordine) che nella pirotecnica estate 2019 di Daniil Medvedev ha fatto parte del team del russo assieme al suo coach storico Gilles Cervara. Lo abbiamo intervistato via Zoom è la chiacchierata è stata ricca di spunti, tanto che abbiamo deciso di dividerla in tre parti: in una prima parte tratteggiamo la storia di Fabrice e come è entrato nel team di Medvedev, nella seconda parte racconteremo qualche retroscena sull’incredibile estate del russo vista da un insider. 

L’ultima parte, che verrà pubblicata domenica 24 maggio, è dedicata ad alcune chiacchiere in libertà sul tema. Se alla fine dell’articolo vi verrà la curiosità di vedere l’intervista integrale, la potrete trovare a questo link. Di seguito trovate la lista di alcuni momenti salienti della video intervista:

  • l’inizio della collaborazione con il team di Medvedev (al minuto 5:50)
  • i retroscena di Wawrinka-Medvedev, Australian Open 2020 (15:13)
  • l’esplosione di Berrettini (19:54)
  • la collaborazione con Mahut al Masters di Londra 2019 (21:50)
  • Murray (31:40)

CAPITOLO 1 – GLI INIZI SUI CAMPI DI PROVINCIA

Una bella storia, prima ancora che un’interessante chiacchierata con un ragazzo svizzero che forse ha avuto solo il difetto di essere un po’ troppo in anticipo sullo spirito del tempo. E di questi tempi in cui di tennis giocato se ne vedrà poco ancora per qualche mese, gli spunti e gli approfondimenti sono ancor più graditi. Per prima cosa allora inquadriamo il soggetto: Fabrice Sbarro, 40 anni, svizzero, da 13 anni sta portando l’analisi statistica sui campi da tennis con il charting dei match. Sbarro ha sempre avuto una passione per il tennis ma a differenza di altri coetanei ha incanalato i suoi sforzi già poco dopo i 20 anni nell’attività di coach a livello ITF e WTA. Va detto che il buon Fabrice ci ha provato eccome, ma il mondo del tennis non è solo l’empireo dei Fab 3. E non è nemmeno solo l’olimpo della top 10 o di tutti quei valorosi professionisti che si danno battaglia col coltello tra i denti per restare nella top 100.

Il tennis è anche quel purgatorio dantesco fatto di challenger, future e tornei nazionali con montepremi di poche migliaia di euro. Una montagna da scalare un passo alla volta, fatta di tanti pendii che devono essere superati per poter accedere al mondo che conta. Certo, fra i suoi assistiti Mr. Sbarro ha potuto anche vantare una futura top 150, a senza sfondare quel tetto di cristallo che avrebbe fatto la differenza. Per anni quindi Fabrice ha assaggiato le forche caudine per le quali tutti i tennisti professionisti sono passati, mettendo in campo tanta passione e macinando ore di macchina per accompagnare il proprio assistito, salvo poi vederlo perdere a volte anche al primo turno. Le tessere del puzzle che portano un giocatore a compiere quell’ascesa sono tante e poche volte si incastrano, e purtroppo non è stato il caso dei giocatori allenati da Fabrice.

Tutta questa attività però, che è si è protratta per oltre un decennio, non è stata inutile perché ha spinto il coach svizzero a interrogarsi su come trovare il modo di far fare ai propri giocatori il tanto agognato salto di qualità. E questa ricerca lo ha portato nel mondo dell’analisi dei dati per ricavarne un framework pratico. L’idea era quella di mappare i match di tennis, fino a creare una base di dati significativa su cui costruire le proprie analisi di coach. Un compito che si presentava come una montagna da scalare a mani nude (i nerd appassionati di charting sicuramente conosceranno il match charting project promosso da Jeff Sackman, ideato come uno sforzo comunitario di decine di appassionati. Il concetto è simile, ma in questo caso lo sforzo è profuso da una sola persona).

Però, poco a poco, l’idea che nasce come un supporto alla propria attività di coach diventa sempre più centrale: basta sfacchinate in posti sperduti, e così da maestro di tennis che all’epoca (agli inizi parliamo di oltre 10 anni fa) veniva visto dai suoi colleghi come un alieno o un simpatico svitato, prende sempre più sul serio la sfida e ne fa il centro della propria attività. E più si va avanti, più lo svizzero si rende conto di alcune cose; di quanto sia difficile sfondare con l’attività di coaching quell’elite assoluta del professionismo maschile e femminile.

 

La chiave del successo sarà invece proprio essere quella di battere un terreno che per il tennis è inesplorato, ma che in altri sport con gli anni è diventato la norma, se non il minimo sindacale per poter competere, come accade in NBA – uno sport che ormai è diventato il regno delle statistiche avanzate, le quali hanno tracciato la strada per ridisegnare completamente le shooting map dei parquet d’oltreoceano. Se volessimo rappresentare le statistiche avanzate come un prodotto e ne volessimo descrivere il grado di maturità nei diversi sport, probabilmente la situazione sarebbe una curva di questo tipo:

Nel tennis siamo ancora evidentemente indietro rispetto ad altri sport come il calcio o il basket. Nel calcio ad esempio il Liverpool, sfruttando un cocktail tecnico e manageriale ben preparato, è riuscito nell’impresa di centrare due finali consecutive di Champions League. Una piccola (?) parte del merito va anche al team di data scientist unanimemente riconosciuto come all’avanguardia. O uno stadio più avanzato della curva troviamo appunto la NBA dove il paradigma del moneyball si è ormai largamente affermato.

Quella che era nata come un’attività collaterale diventa un’attività a tempo pieno. Ad oggi Fabrice ha registrato più di un milione di punti (per dare un’idea, durante l’iconica finale di Wimbledon 2019 da 5 ore si giocarono 422 punti, per cui tracciare un milione di punti implica uno sforzo stimabile in circa 12.000 ore di lavoro per dare un ordine di grandezza). E nel perseguire questo sforzo Fabrice si è concentrato sull’elite ATP e WTA, ovvero i primi 100 della classifica degli ultimi anni, al fine di costruire una base dati sufficientemente solida e significativa. Insomma, un mattoncino alla volta, Fabrice ha cominciato a farsi conoscere nel giro, passando dallo scetticismo alla curiosità e infine all’attenzione delle sue controparti. Siamo quindi pronti per la seconda parte di questo viaggio, nella quale il duro lavoro ha cominciato a dare i suoi frutti e nella quale i pezzi del puzzle cominciano finalmente ad andare al loro posto. Riavvolgiamo il nastro e andiamo a luglio 2019, torneo ATP di Montreal.

CAPITOLO 2 – LA FOLLE ESTATE NORDAMERICANA

Questa è la parte narrativamente più godibile dell’intervista, la favolosa estate 2019. Provate un po’ a immaginare di mettervi nei panni di Fabrice. Avete sgobbato duro per guadagnarvi il diritto ad avere un’opportunità, ma per anni neanche l’ombra di uno spiraglio. Avete portato avanti l’attività di coaching per oltre un decennio sperando come un cercatore d’oro di scovare la pepita, ovvero un giocatore che potesse raggiungere la top 100. Ma senza successo. Quindi arriva il momento di cambiare il proprio biglietto da visita: passare dal presentarsi come un coach a presentarsi in primo luogo come un data analyst. Sì, è vero, i primi contatti cominciano ad arrivare anche prima del 2019, ma probabilmente i tempi non sono maturi e non aiuta il fatto di continuare a mantenere in vita l’attività di allenatore. Magari con un po’ di fortuna già nel 2016 la scintilla sarebbe potuta scattare ma per vari motivi l’occasione non arriva, i tempi ancora non sono maturi.

Così, nell’estate 2019, quando si esaurisce anche l’ultimo rapporto di lavoro come allenatore di un giocatore a livello ITF, durante un corso in Svizzera Fabrice incontra il coach di Gilles Simon, Etienne Laforgue, un esperto di neuroscienze. Da un paio d’anni il 37enne tennista francese si era affidato a questo nuovo allenatore al fine di migliorare quelle imperfezioni biomeccaniche del proprio gioco e allungare così la carriera. L’idea di Sbarro in quell’occasione era semplicemente fare un po’ di networking e trovare un complemento ai propri lavori. Invece Laforgue, inaspettatamente, gli porge l’occasione che aspettava: “Perché non fai un giro nel Tour (ATP) per presentare i tuoi lavori? Ti posso introdurre ad alcuni coach di mia conoscenza. E così, due settimane dopo questo incontro fortuito arriva il momento di preparare lo zaino, con in mano un biglietto aereo, destinazione Canada: è l’anno in cui il Masters 1000 nordamericano si gioca a Montreal.

Come ci racconta Fabrice (dal minuto 5:50 dell’intervista), si trova catapultato all’interno di un torneo di livello, con i migliori 50 giocatori del mondo che conosceva molto bene, ma solo sulla carta, dopo averne passato al microscopio migliaia di punti per ognuno. E così, dopo qualche approccio interlocutorio, la sua strada incrocia quella di Gilles Cervara, il coach di Medvedev, che gli concede udienza. Sbarro presenta così il suo approccio e la sua metodologia e ma non si aspetta di trovare un terreno così fertile. Cervara infatti è un coach aperto alle novità e come potete leggere anche in questa intervista realizzata da Ubitennis lo scorso anno al torneo di Barcellona, Fabrice è perfetto per le esigenze di Cervara: qualcuno che sappia interpretare dati fornendo insight azionabili, consentendo di ottimizzare il processo di preparazione dei match.

Gilles Cervara nel box di Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

“Ok Fabrice, facciamo una prova, proviamo a preparare il prossimo match di Daniil con Kyle Edmund”. I due si trovano a collaborare nella preparazione di un match prendendo in esame gli spunti statistici prodotti dall’analista svizzero. Il match in questione è quello di secondo turno fra Medvedev ed Edmund, un cliente ostico che all’epoca navigava intorno al numero 30 e veniva dalla vittoria contro Kyrgios, vincitore a Washington pochi giorni prima proprio contro Medvedev. La partita finisce 6-3 6-0. Dopo il match, il telefono di Sbarro squilla: è Cervara. “Ok Fabrice, dobbiamo parlare, per questo torneo prepareremo assieme tutti i match di Daniil. I match seguenti del russo lo vedono sfidare Garin, Thiem e Kachanov. Risultato: tre vittorie, sei set vinti, 0 persi e prima finale del russo in un Masters 1000 contro Nadal, contro il quale poi soccomberà.

Ricapitoliamo: sette giorni prima Fabrice era in volo per il Canada armato solo delle proprie idee. Ora è riuscito a entrare nel team di un top player e a dare il suo contributo per aiutarlo a raggiungere la prima finale in un Masters 1000 della carriera. Finito Montreal, Cervara invita il ragazzo venuto dalla Svizzera ad aiutarlo anche per il torneo seguente, il secondo Masters 1000 dell’estate americana, quello di Cincinnati. Cincinnati è un torneo che talvolta riserva delle sorprese, come nel 2017 quando in finale si affrontarono Kyrgios e Dimitrov. Nel 2019 la sorpresa è proprio Medvedev, che batte Djokovic in un match incredibile con il quale guadagna l’accesso alla finale. Superato lo scoglio serbo, il russo si sbarazzerà agevolmente di Goffin per sollevare il primo trofeo 1000 della carriera. Riassumendo, Fabrice si è trovato indubbiamente al posto giusto e nel momento giusto, aiutando Medvedev a diventare l’uomo copertina dell’estate sul cemento americano.

E qui Fabrice ci dà forse la chiave di lettura giusta: “Ovviamente io ho solo dato un contributo in tutto questo, era Daniil a scendere in campo; tuttavia credo di aver fatto quel che potevo per aiutarlo a compiere quell’ultimo step che a volte fa la differenza. Mettiamola così, ho dato il mio contributo affinché Daniil potesse migliorare le proprie performance di quell’1% marginale che gli serviva per sfondare definitivamente. Insomma dopo Cincinnati il vento ha decisamente cominciato a cambiare per Fabrice, e al riguardo riportiamo anche un fatto curioso: durante lo US Open, il rapporto di collaborazione con il team di Medvedev non era ancora esclusivo e nel frattempo anche il team di Wawrinka aveva chiesto una prova con il nostro analista svizzero. Peccato che ai quarti di finale fosse in programma proprio Wawrinka-Medvedev, e quindi in quel caso Fabrice ha dovuto gentilmente declinare l’invito del team di Stananimal: chi l’avrebbe detto appena un paio di mesi prima!

Appuntamento a domenica per l’ultima parte dell’intervista, in cui parleremo del misero 2% che divide Gasquet dai tre fenomeni e di tante altre cose.

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Focus

Bianca Andreescu scrive a Billie Jean King e alle ‘Original 9’ a 50 anni dal torneo che lanciò il tour femminile

La tennista canadese ha affidato a BBC Sport una lettera aperta per ringraziare le pioniere che hanno reso il tennis lo sport più redditizio per le atlete

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Bianca Andreescu e Billie Jean King - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Qui il link all’articolo contenente la lettera originale


Cinquant’anni fa, per la precisione il 23 settembre del 1970, nove tenniste – Peaches Bartkowicz, Rosie Casals, Judy Dalton, Julie Heldman, Billie Jean King, Kerry Melville Reid, Kristy Pigeon, Nancy Richey e Valerie Ziegenfuss (potete leggere qui le loro storie, ndt) – si inimicarono l’establishment del tennis iscrivendosi a un nuovo torneo, il Virginia Slims Invitational di Houston, e firmando un contratto da un dollaro che le rese le prime tenniste professioniste.

Nonostante la minaccia di essere bandite dagli Slam, presero l’iniziativa per cercare di incrementare i guadagni e le opportunità per le tenniste. Le loro azioni portarono alla creazione del Virginia Slims Circuit (oggi WTA Tour), e poi in seguito a montepremi uguali a quelli degli uomini nei tornei del Grande Slam e in altri eventi, rendendo il tennis uno degli sport più egalitari – le abbiamo celebrate in una serie di pezzi, iniziando da questo ripreso da un racconto pubblicato sul sito della WTA.

 

Pur ferma per infortunio da quasi un anno, la campionessa dello US Open 2019 Bianca Andreescu ha voluto tributare loro un omaggio, vergando una lettera aperta sul sito della sezione sportiva della BBC. Trovate la traduzione di seguito.

Care “Original 9”,
senza le vostre azioni coraggiose, la vostra visione, e la vostra determinazione per realizzare un futuro migliore per il tennis femminile, oggi non saremmo qui. Quando ho sollevato il trofeo dello US Open l’anno scorso e ho ricevuto l’assegno riservato alla vincitrice, sono stata consapevole da subito che è in gran parte grazie a voi ed alla vostra incredibile temerarietà se ho ricevuto la stessa cifra del campione del torneo maschile. A 15 anni, per la prima volta ho compilato un assegno (finto!) dello US Open a mio nome. Ogni anno guardavo il montepremi e, comprendendo il sacrificio che era stato fatto per assicurare che fosse uguale ai guadagni degli uomini, mi sentivo molto più stimolata a continuare a lavorare per realizzare il mio sogno di vincere quel torneo. Partecipare e vincerlo per davvero nel 2019 è stato incredibile. Questo è stato possibile solo grazie a voi nove.


Avevo 11 anni quando ho scoperto che, nell’estate del 1970, le giocatrici di tennis venivano pagate solo un ottavo di quanto erano pagati gli uomini – e a volte anche meno. Inoltre, avendo anche molte meno opportunità di giocare sui grandi palcoscenici, non c’è da meravigliarsi che vi foste sentite respinte dal gioco che amavate. Anche se le probabilità erano contro di voi, voi nove avete avuto abbastanza fiducia in voi stesse e l’un l’altra da firmare contratti da un dollaro con l’editrice Gladys Heldman, un’altra pioniera a pieno titolo, per competere in un torneo che avrebbe potuto distruggere le vostre carriere tennistiche.

È difficile immaginare ora che l’establishment tennistico, dominato dagli uomini, abbia minacciato di vietarvi non solo di giocare gli Slam, ma anche le competizioni a squadre come la Fed Cup (oggi è uno dei miei eventi preferiti da giocare) e di privarvi del vostro ranking a livello nazionale per aver giocato nel nuovo torneo Virginia Slims Invitational organizzato a Houston. Ma i vostri sogni erano molto più grandi delle classifiche e dei Grandi Slam. Avete deciso di rendere lo sport, e di riflesso il mondo, un posto migliore e più equo per le donne. I vostri obiettivi erano chiari: che qualsiasi ragazza di qualsiasi luogo avrebbe avuto un posto dove competere. Che le donne sarebbero state apprezzate per i loro risultati, non solo per il loro aspetto. E che sarebbero in grado di guadagnarsi da vivere giocando a tennis a livello professionistico.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Sono molto grata a tutti coloro che hanno reso l’evento di Houston un successo, grazie al quale abbiamo assistito al lancio del primo vero circuito femminile nel 1971 e più avanti, nel 1973, alla fondazione della WTA durante una riunione organizzata a Londra con oltre 60 giocatrici, poco prima di Wimbledon. Mi piace pensare che forse altre donne venute successivamente avrebbero fatto la stessa cosa, ma il punto è che voi avete fatto il balzo più grande, lo avete fatto per prime, e la vostra generazione ha ispirato la mia a continuare a lottare e battersi per il cambiamento.

Al giorno d’oggi, abbiamo più strumenti a nostra disposizione, come i social media, per aiutare a sostenere ciò in cui crediamo. Cambiamenti culturali e dei media hanno messo a disposizione di atleti e celebrità una piattaforma globale che ha consentito conversazioni significative, che altrimenti non sarebbero state possibili, incentrate sul bisogno di cambiamento e di uguaglianza. Quello che abbiamo visto fare a Naomi Osaka qualche settimana fa, quando ha deciso di non giocare una partita per protestare contro l’ingiustizia razziale, è incredibile, così come lo è stato il coinvolgente discorso di Coco Gauff durante una protesta di Black Lives Matter per chiedere il cambiamento.

Con le vostre esperienze come esempio, la prossima generazione – la mia generazione – di giovani donne sta assumendo il comando, usando le nostre piattaforme per parlare di ciò in cui crediamo mettendosi in gioco, indipendentemente da quale sarà il risultato o la reazione. La vostra leadership ha gettato delle potenti basi affinché tutti noi possiamo far sentire la nostra voce. Billie, quando ho avuto la fortuna di conoscerti l’anno scorso, ti ho chiesto quale fosse il tuo più grande risultato e tu hai risposto: “Ottenere lo stesso montepremi per il tennis femminile”. Ma hai anche chiarito che la lotta non era finita. Mi hai detto che avrei potuto continuarla, diffondendo maggiore consapevolezza sulle questioni che ci stanno a cuore durante le interviste e sui social media.

L’uguaglianza è un lavoro in corso d’opera, e c’è ancora molto margine di miglioramento. Se continuiamo tutti a fare la nostra parte e a difendere ciò in cui crediamo, le cose si evolveranno e si avrà un cambiamento. Ad esempio, al di fuori dei tornei del Grande Slam e di alcuni degli altri tornei più importanti, il prize money è rimasto disuguale, e il tour maschile ha ancora più tornei di quello femminile. Prometto di usare le mie piattaforme e la mia voce per incoraggiare questo necessario cambiamento. In ogni caso, abbiamo un grosso debito di gratitudine verso voi nove donne straordinarie, che eravate pronte ad un salto nel vuoto per fare in modo che le ragazze e le donne come me avessero la possibilità di sognare in grande e portare a casa dei risultati.

Sollevare il trofeo dello US Open è stata una sensazione incredibile, che mette in soggezione – e lo sarà di nuovo questo fine settimana per la donna che vincerà il titolo sabato
[la lettera è stata scritta durante il torneo, ndr]. E quindi per questa opportunità, e per tutte le altre barriere abbattute lungo il percorso, devo dire grazie a Peaches, Rosie, Judy, Julie, Billie Jean, Kerry, Kristy, Nancy e Valerie – e a tutte le giocatrici visionarie che vi hanno seguito – per aver reso il tennis femminile la storia di successo internazionale che è oggi. Cordialmente, B.”

Traduzione a cura di Giuseppe Di Paola

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ATP

Zverev, signore di Colonia: annichilisce Schwartzman e concede il bis in Germania

Secondo titolo in altrettante settimane nella città tedesca L’argentino raccoglie tre giochi in un match a senso unico

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[1] A. Zverev b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-1

La stagione indoor sta per entrare nel vivo e Alexander Zverev ha mandato un promemoria a tutta la truppa: “A Parigi e a Londra me la posso giocare con tutti.” Il N.7 del mondo conclude in crescendo la due settimane di Colonia conquistando il secondo titolo consecutivo e spazzando via dal campo la seconda testa di serie del torneo Diego Schwartzman, che sostanzialmente è stato in partita per 20 minuti fino al 2 pari del primo set prima di essere travolto.

Per vincere indoor la base di tutto è sempre il servizio e la differenza tra i due è stata abissale come d’altronde non era difficile pronosticare già prima del match: Sascha ha raccolto 24 punti su 29 quando ha messo la prima in campo e la metà dei punti giocati con la seconda (8/16). Schwartzman ha subito 5 break e raccolto altrettanti punti con la seconda palla (5/22). Come se non bastasse Zverev chiude con 9 ace e nessun doppio fallo; lo score di Diego è impietoso 0 ace e 5 doppi falli.

 

Con numeri del genere alla battuta diventa anche facile spiegarne l’esito: Zverev ha preso sempre più sicurezza in campo, lasciando andare finalmente il braccio senza indugiare. L’ultimo game con cui chiude il match è un concentrato di balistica eccezionale, sia dal lato del dritto che dal lato del rovescio. L’argentino sembra inerme sul campo e non può far altro che andare a complimentarsi con il suo avversario.

Zverev, al contrario di Schwartzman, non giocherà a Vienna dopo le fatiche casalinghe e tornerà in campo a Parigi-Bercy. Per lui si tratta del tredicesimo titolo della carriera oltre che del secondo (consecutivo) del 2020. Sappiamo tutti che a Londra, alle ATP Finals, ha già vinto e se il servizio non si inceppa sarà difficile batterlo per tutti.

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ATP

ATP Anversa: Ugo Humbert vince il secondo titolo del 2020

Il francese ha regolato Alex De Minaur in Belgio, conquistando il best ranking di N.32 al mondo

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U. Humbert b. [8] A. de Minaur 6-1 7-6(4)

Grande vittoria per il mancino Ugo Humbert, che ha sconfitto il favorito Alex De Minaur, tds N.8, per 6-1 7-6 (4) in 97 minuti nella finale della quinta edizione dello European Open di Anversa. Il francese ha suggellato una settimana che l’ha visto rimontare un set a Carreno Busta e salvare quattro match point contro Dan Evans (è il terzo giocatore in stagione a vincere un torneo dopo aver guardato l’eliminazione in faccia, eguagliando Opelka a Delray Beach e Djokovic a Dubai) e conquistato il secondo titolo alla seconda finale della carriera e del 2020; il primo era arrivato a gennaio contro Paire ad Auckland.

PRIMO SET – La finale si è giocata a porte chiuse (come i match di ieri) in seguito alle modifiche del protocollo decise per il weekend a causa della seconda ondata di Covid-19 che sta investendo il continente:

 

Prima sfida fra i due, con De Minaur reduce da una semifinale altresì agonica contro Grigor Dimitrov. Il francese è partito servendo tre prime al corpo, probabilmente per non consentire a Demon, contrattaccante di stirpe, di sfruttare gli angoli generati dall’avversario. Come Evans ieri, il piano dell’aussie era di evitare il dritto squillante del francese, o se possibile farlo colpire in corsa aprendosi il campo con il servizio esterno, ma una serie di prime da destra con poche velocità ed angolo hanno consentito ad Humbert di entrare da subito con la risposta, stanandolo in uscita dal servizio per il primo break. A de Minaur non manca certo la pazienza, e con scambi al centro sul lato del rovescio ha indotto Ugo all’errore per la palla del contro-break, ma uno slice esterno mancino l’ha rimesso in piedi e gli ha consentito di salire 3-0 con tanti punti gratis vinti alla battuta – 12 su 16 con la prima per lui nel parziale.

Con il passare dei minuti, l’australiano ha iniziato a rispondere con più frequenza anche ai servizi più rapidi dell’avversario, che ha cercato di non dare mai punti di riferimento né con le traiettorie né con le rotazioni, mostrando grande consapevolezza tattica contro un giocatore ritmo-dipendente. Ciononostante, Alex è riuscito a pungolare il rovescio di Humbert in questa fase. Proprio un colpo bimane lungo ha dato un’altra palla break De Minaur, ma anche stavolta il classe ’98 ha tirato una seconda coraggiosa, in questo caso tornando alla soluzione iniziale al corpo su cui Demon è sembrato quasi sempre interdetto sul da farsi.

Al servizio di De Minaur ha continuato a mancare un po’ di brio, preferendo percentuali alte a colpi più assertivi (71 percento di prime in campo ma con solo il 55 di punti fatti nel set), e così Humbert ha avuto quattro palle non consecutive del 5-1, la prima generata da un passante di dritto in corsa molto simile a quello con cui è salito a set point ieri contro Evans nel secondo:

Nelle prime due circostanze la tds N.8 ha trovato dei servizi vincenti (il primo una seconda esterna molto buona), mentre nelle altre due occasioni è prevalso nello scambio, ma poco ha potuto contro un avversario che è stato in grado di sfruttare l’arma dello scambio al centro meglio di lui, semplicemente accelerandogli addosso dall’alto di una palla decisamente più pesante. Un errore di rovescio ha dato ad Humbert la quinta chance, sfruttata con un insidioso passante chippato che il finalista delle ultime due edizioni del torneo di Milano non è riuscito a dissotterrare. Il set si è chiuso poco dopo in 38 minuti con un ennesimo servizio vincente al corpo.

SECONDO SET – De Minaur ha subito mostrato maggiore aggressività nel secondo: per evitare il cloroformio dello scambio al centro ha accelerato prima con il rovescio in cross e girato attorno al dritto per tirare l’inside-out, trovando qualche muscolare prima esterna. Humbert ha invece continuato a crogiolarsi nella sua extrema ratio corporale, limitando gli errori non forzati e giocando qualche recupero di rovescio in più contro un avversario costretto a snaturarsi.

Il match si è probabilmente deciso nell’ottavo gioco, almeno da un punto di vista inerziale, dicendo molto sull’incapacità odierna dell’australiano di far sanguinare l’avversario: Humbert ha sbagliato due colpi in approccio, trovandosi 0-30, ma ha retto in maniera straordinaria il ritmo febbrile imposto dall’avversario sul suo rovescio, lasciandolo senza opzioni per sfondare in entrambi i casi e aggiungendo la ciliegina di un servizio esterno vincente. De Minaur si è disunito, incassando un risposta di rovescio vincente su un servizio anodino e sbagliando con il dritto per il 15-40, ma si è ripreso chiudendo i punti in avanti con piglio.

Pur tirandosi fuori dal pericolo, Demon è rimasto inefficace in risposta (nonostante una piccola chance sul 6-5 30-30 ha vinto meno del 30 percento dei punti sia sulla prima che sulla seconda nel parziale), e il set si è trascinato al tie-break: l’australiano ha preso il primo vantaggio sul 2-1 quando Humbert ha messo largo un dritto a campo aperto, ma ha restituito il favore sbagliando un rovescio dal centro. Si è girato sul 3-3 dopo un punto rigiocato per una chiamata errata del giudice di linea su un dritto di Humbert, che si è preso il quarto punto di fila sul 5-3 quando De Minaur ha messo lungo un dritto. L’australiano ha fermato l’emorragia chiudendo un lungo scambio a rete, ma ha concesso due championship point con un altro errore di dritto. Il francese allora è tornato alla ricetta tradizionale, servizio al corpo, dritto in cross e stop volley per il titolo.

Voglio ringraziare l’organizzazione, in questo momento non è facile per nessuno ma sono contento di poter giocare“, ha detto il vincitore. “Soprattutto voglio ringraziare Nicolas [Copin, il suo nuovo coach, che ha sostituito Cyril Brechbuhl, ndr], perché è la nostra prima settimana insieme, mi ha preparato alla grande e spero che potremo festeggiare stasera“.

Da domani Humbert sarà N.32 ATP, migliorando il proprio best ranking di sei posizioni e guadagnandosi per ora un seed a Melbourne, mentre de Minaur perde la quarta finale su sette (la prima giocata quest’anno) ma guadagnerà comunque quattro piazze, salendo al venticinquesimo posto. L’australiano volerà subito a Vienna, dove è atteso al primo turno da Daniil Medvedev, proprio il giocatore contro cui Humbert ha ottenuto la sua prima vittoria su un Top 10 poche settimane fa ad Amburgo.

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