Medvedev, parla il coach: "È stato un processo. Gli abbiamo costruito un team attorno"

Interviste

Medvedev, parla il coach: “È stato un processo. Gli abbiamo costruito un team attorno”

Quattro chiacchiere con Gilles Cervara, che segue il 23enne russo dal 2014. L’Academy, la crescita di Daniil, gli obiettivi, i vari aspetti della gestione e i dati statistici

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Daniil Medvedev - Barcellona 2019 (foto via Twitter, @bcnopenbs)

da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

Zverev, Tsitsipas, Khachanov, Shapovalov, Tiafoe, Garin, Auger-Aliassime. Cosa hanno in comune tutti questi nomi? Sono tutti i Next Gen di punta e sui quali i fari sono puntati. E a Barcellona sono tutti usciti prima dei quarti di finali. Daniil Medvedev, 23 anni, giocherà invece oggi la semifinale contro il due volte campione Kei Nishikori (a partire dalle 13.30). La lista dei giovani talenti continua ad ampliarsi, ma raramente il grande pubblico mette in posizione preminente Danil Medvedev. Sarà per un gioco pulito ma privo di picchi entusiasmanti come Shapovalov, o per un appeal mediatico anni luce indietro rispetto a Tsitsipas.

Il progresso nel Ranking da giugno 2016 ad oggi: clicca per ingrandire

Tuttavia il ragazzo di Mosca, che spesso e volentieri nei grandi tornei viene relegato sui campi secondari, non potrà rimanere a lungo nascosto. Ad oggi, è il giocatore nel circuito con il maggiore numero di partite vinte nel 2019 (24) e al quinto posto nella Race to London. Non essere al centro di attenzione non sembra infastidirlo più di tanto, semplicemente dice: “Se riuscirò a raggiungere buoni risultati nei 1000 e negli Slam la gente mi noterà”.

 
Legenda colori: blu Garin, rosso Medvedev, verde Shapovalov, viola Tsitsipas

Per scoprire un po’ di più su Daniil Medvedev e sul suo percorso, abbiamo allora fatto due chiacchiere con il suo coach, Gilles Cervara, co-fondatore della Elite Tennis Academy, situata nei pressi di Cannes, non lontana dalla Mouratoglou Tennis Academy.

Qual è la proposizione tecnica e manageriale che caratterizza la Elite Tennis Academy?
Io e Jean Renè Lisnard abbiamo creato questo centro nel luglio 2013. Quello che volevamo era offrire un percorso di qualità, non prendiamo mai più di 20 giocatori. Prima di accettare un giocatore testiamo il suo livello tecnico, le aspettative, e cerchiamo di capirne anche il profilo come persona. Valutiamo anche il contesto familiare di provenienza.

Avete qualche connessione con la Federazione Francese?
Da parecchi anni la federazione dice di volere fare degli investimenti nel sud della Francia, ma non si sono mai concretizzati. Il centro federale è a Parigi e rimane a Parigi. Ci sono alcuni club dalle parti di Nizza che vengono utilizzati in preparazione della stagione, in vista della stagione junior ITF in aprile o presso la Mouratoglou Academy in occasione della Davis, ma non credo ci sia davvero l’intenzione di spostare il centro nazionale.

Parlando di Daniil, direi che è il giocatore più importante che si allena alla vostra accademia, a partire dal 2014. A quel tempo aveva a malapena una classifica ATP, era intorno al numero 700. Il 2016 ruppe per la prima volta la barriera dei primi 100, ma poi ci furono diversi alti e bassi. Nel 2014, quando era solo un prospetto, perché avete deciso di puntare su di lui?
A quell’epoca era un junior che aveva ottenuto buoni risultati, era fra i primi 10 al mondo e il progetto che stavamo costruendo era interessante. Speravamo potesse migliorare, ma poi per sfondare serve un mix di lavoro, talento e anche fortuna. Tutte e tre le componenti devono andare assieme.

C’è stato un momento in cui Daniil non sembrava particolarmente focalizzato, magari su piccoli aspetti. Tra il 2014 e il 2016 ha impiegato un po’ di tempo per arrivare in top 100. Mi ha colpito un episodio in cui lei sferzava Daniil, dicendogli che se quello che stava dando in quel momento era il 100%, allora era meglio lasciar perdere perché non era abbastanza.
Sì, con Daniil è stato un processo. Abbiamo cominciato a lavorare pienamente con lui nel 2017, e abbiamo costruito un team attorno a lui. Abbiamo capito che dovevamo costruire un team per poterlo aiutare al 100% e sistemare ogni piccolo dettaglio. A quel punto anche Daniil iniziava a capire che tutte le piccole cose che cominciavamo a predisporre funzionavano, come ad esempio l’attenzione all’alimentazione. E vedere che i risultati erano positivi ha contribuito a stabilire un circolo virtuoso.

Parlando in generale, c’è una deadline oltre la quale se un giocatore non ha sfondato allora probabilmente non lo farà mai?
È difficile, ognuno deve trovare la sua strada e capire come superare i suoi limiti. Non credo ci sia una regola meccanicistica. Naturalmente se parliamo di campioni o di top ten è necessario sfondare quanto prima per avere il tempo e il margine per migliorare, ma per essere semplicemente un professionista dipende. C’è una grossa differenza fra top ten e vincitori di Slam e il resto del gruppo.

All’inizio dell’anno di solito vi prefiggete degli obiettivi? E se sì quali sono gli obiettivi per il 2019?
Prima di tutto all’inizio dell’anno concordiamo quelli che sono gli obiettivi per la stagione, ma poi non c’è una schedule analitica, con i risultati minimi da raggiungere torneo per torneo. E poi dobbiamo capire cosa è necessario fare per arrivare li. Ovviamente raggiungere buoni risultati nei tornei importanti cambia la prospettiva e influisce sul raggiungimento degli obiettivi. L’idea più che altro è di migliorare una partita alla volta e cercare di pensare un match alla volta. Cerchiamo di rimanere nel presente.

Il sorteggio sembra essere favorevole per Daniil (l’intervista è stata fatta prima dei match di ottavi e di quarti di Medvedev, ndr), sembra esserci la possibilità di arrivare avanti, magari anche in finale, lei che ne pensa?
Come dicevo, non ragiono in questi termini e anche Daniil lo fa; ragioniamo step by step, match by match. Ci sono troppe variabili che vanno fuori dal nostro controllo. Ovviamente spero che arrivi in finale e vinca il torneo comunque.

Al giorno d’oggi gli atleti sono ormai dei marchi ed è necessaria una gestione del profilo, dei media… con Daniil curate anche questi aspetti? Anche per avere condizioni migliori?
Io mi focalizzo sulla parte sportiva. C’è un’agenzia che si occupa specificamente di queste cose che portano via parecchio tempo. Non ho il tempo di focalizzarmi su questi aspetti anche perché non è il mio lavoro, io sono prima di tutto il trainer. Tuttavia questi ragionamenti sono corretti e c’è chi ci sta lavorando.

Nel preparare le partite e curare aspetti tecnici e strategici fate uso di dati statistici? Toni Nadal ad esempio nella Nadal Academy implementerà tecniche di intelligenza artificiale per raccogliere dati e capire pattern di gioco. Lei che ne pensa?
Utilizzare in maniera così strutturata i dati non fa parte del mio modo di lavorare. Servirebbe un team dedicato su questi aspetti. Quello che faccio talvolta è raccogliere dati e statistiche per preparare le partite, ma non è un modus operandi sistematico, dipende dalle occasioni. Dipende anche da cosa voglio approfondire e da quello che sento in quel momento. Mi lascio la porta aperta anche a questa opzione, ma al momento non sono in grado per motivi di tempo di farlo con continuità. Ieri ad esempio volevo verificare alcuni aspetti del gioco di Daniil e ho fatto una rilevazione ad hoc, ma ripeto, niente di sistematico.

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Gilles Simon: “Abbiamo i nervi a fior di pelle. Solo i giocatori fanno sacrifici”

Gilles Simon, rientrato dalla sua pausa, ha criticato le bolle e la riduzione del prize money. “Bisognerebbe bloccare la classifica. L’ATP rappresenta più i tornei che noi”

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Quando il nome di Gilles Simon è comparso fra quelli degli iscritti al torneo di Cagliari, molti addetti ai lavori sono rimasti sorpresi. Qualche settimana fa, infatti, l’ex-N.6 ATP aveva annunciato di volersi prendere una pausa perché non si sentiva in grado di reggere le condizioni delle bolle, cosa che si era infine tradotta in un brutto sfogo durante il match di primo turno a Montpellier contro Dennis Novak.

Dopo la vittoria al primo turno del torneo sardo contro Stefano Travaglia, Gillou si è dilungato in un’intervista con L’Equipe, spiegando il suo punto di vista su molti aspetti, a cominciare dal momento in cui il nervosismo si è manifestato: “Ci sono tante regole al momento, alcune che hanno senso, altre molto meno. A Montpellier il giudice di sedia mi ha dato un warning per aver tirato una palla in tribuna e gli ho detto, ‘Stai zitto!’. Mi sono reso conto di essere andato troppo oltre. Si sono visti altri giocatori che hanno avuto degli sfoghi, da Pospisil a Miami a Dzumhur ad Acapulco“.

Anche a Montecarlo si è già avuta una buona dose di intemperanze, ancora una volta a firma Benoit Paire, che dopo la sconfitta al primo turno contro Jordan Thompson ha definito l’atmosfera monegasca simile a quella di un cimitero e ribadito ancora una volta che sta continuando a giocare solo per il montepremi.

 

BOLLE E MONTEPREMI

Interrogato sul perché stiano affiorando tensioni di questo tipo, Simon ha commentato: “Ci sono tante cose che possono far saltare i nervi; è importante riuscire a distanziarsene, ed è quello che ho fatto da quando sono tornato a casa, per evitare di sprecare energie stupidamente cercando di negoziare delle cose che al momento non sono negoziabili“.

La crisi ha rivelato un sistema in cui solo ai giocatori è richiesto di fare sforzi

In generale, la sensazione del francese è che gli atleti siano gli unici all’interno del mondo del tennis a cui stia venendo imposto di adeguarsi al momento storico: “Tutti abbiamo i nervi a fior di pelle, ma alla fine solo i giocatori viaggiano, e la bolla serve più a proteggere i tornei che i giocatori. La crisi ha rivelato un sistema in cui solo ai giocatori è richiesto di fare sforzi, visto che siamo noi a dover sopportare condizioni di gioco più complicate e prize money ridotti, peraltro con la pressione della classifica, visto che se decidi di non giocare per via delle condizioni attuali finisci per perdere posizioni. Si è costretti a giocare in perdita, e non è facile con le bolle“. Se da un lato il suo pensiero è condivisibile, va forse riconosciuta un po’ di ingenerosità in riferimento alle classifiche, visto che le misure messe in atto fino a questo momento hanno aiutato non poco giocatori di classifica medio-alta ed età avanzata come lui (basti pensare che almeno la metà del suo punteggio più alto, i 300 punti ottenuti al Queen’s nel giugno del 2019, gli rimarrà per un altro anno).

E proprio le misure anti-Covid implementate dai tornei sembrano essere la maggiore fonte di rabbia: “A Montpellier mi sono un po’ intristito a vedere le mogli dei giocatori che cercavano di far fare una passeggiata ai figli davanti all’ingresso dell’albergo, mentre il resto della popolazione aveva il coprifuoco alle 18. Perché noi no? La situazione è così dallo US Open dello scorso anno [torneo in cui non lesinò critiche ad Andrea Gaudenzi, ndr]. I giovani gestiscono meglio le bolle, perché non hanno ancora una famiglia“. Sul tema, Gillou non usa mezzi termini: “Sono contro le bolle, soprattutto per i tornei indoor. Per questo che ho deciso di giocare dove c’è bel tempo: ora sono venuto qui in Sardegna e poi andrò a Barcellona e all’Estoril. Mi adatterò, e ho smesso di dire ‘non fate le bolle’, nonostante sappia che non c’è differenza in termini di casi fra il circuito maggiore e quello dei Challenger, anche se in questi ultimi le bolle non ci sono. O ti batti o ti adatti“.

E se da un lato i giocatori sono meno liberi, dall’altro stanno anche guadagnando di meno, visto il crollo del prize money (che per la verità ha colpito soprattutto i giocatori più forti): “Anche con il montepremi bisogna cercare un equilibrio. Ognuno ha un’opinione diversa: per me, bisognerebbe bloccare le classifica, così da far viaggiare solo chi vuole farlo – niente più classifiche, niente più pressione, e così chi non è d’accordo con questo prize money non dovrebbe più viaggiare. Ma se l’ATP facesse così, potrebbe anche darsi che nessuno giocherebbe più. Ora siamo obbligati a giocare e a perdere soldi. Tutto è complicato, è complicato andare a Miami. Ci prendiamo dei rischi, visto che potremmo rimanere bloccati in un luogo per 14 giorni per aver contratto il virus, per di più rimettendoci dei soldi se abbiamo perso presto. Si sarebbe dovuto agire in modo diverso dall’inizio della crisi, senza aggrapparsi al calendario, ma ormai è così e non c’è modo di cambiare le cose. Si proverà a resistere come si potrà, si aspetteranno i vaccini“.

LO SCONTRO POLITICO

Le sue parole non faranno di sicuro piacere all’ATP, perché Simon fa parte del Player Council (è stato eletto a fine dicembre insieme a Pablo Andujar e Marcus Daniell), e le sue parole disilluse sembrano paventare un forte contrasto interno: “Sono tornato nel consiglio ATP perché non mi piaceva la situazione alla fine dell’anno scorso e volevo esserci per discutere. Mi sono stancato anche di quello, però, mi sono stancato di dire a delle persone che quello che fanno non ha alcun senso e vedere che lo fanno lo stesso”.

Ho sempre detto che l’ATP rappresenta più i tornei che i giocatori, e lo ripeto oggi

Ha poi proseguito: “Ho preso le distanze, sono rassegnato al fatto che non cambierà niente e che le decisioni saranno prese sempre allo stesso modo. Cerco solo di dare la mia opinione su come migliorare le condizioni per i giocatori il più possibile”. Come se non bastasse, verso la fine dell’intervista è arrivata anche una benedizione per la PTPA: “Credo in un’associazione giocatori, non mi sono mai nascosto in quel senso. Ho sempre detto che l’ATP rappresenta più i tornei che i giocatori, e lo ripeto oggi“.

Simon ha poi concluso con un esempio, quello del rinvio del Roland Garros annunciato giovedì (non era ancora ufficiale al momento dell’intervista), a suo dire emblematico di cosa non funzioni nel tennis a livello decisionale: “Anche sullo spostamento del Roland Garros, non verrà chiesto il parere dei giocatori: spostare il torneo distrugge Stoccarda e Rosmalen, e forse nemmeno Wimbledon sarà contento. In una situazione di crisi, ognuno fa quello che ha voglia di fare, come l’Australian Open che è scalato a febbraio. È la legge del più forte, e nessuno ha detto niente“. Trattandosi dei commenti di un insider teoricamente dallo stesso lato della barricata, è probabile che il contenzioso si accenderà ulteriormente nelle prossime settimane.

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Nadal: “Mi sento bene, l’importante è rimanere in salute. Sono felice di rivedere zio Toni nel circuito”

Il maiorchino ha parlato anche del potenziale secondo turno di Sinner (con cui si è allenato stamattina): “Per Jannik sarebbe difficile giocare con Djokovic, ma lo stesso vale anche per Novak”

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Rafa Nadal si sta allenando da qualche giorno presso il Monte Carlo Country Club, dove ha trionfato per 11 volte fra il 2005 e il 2018 (con anche una striscia di otto titoli consecutivi), e con questo pedigree sembra naturale che si possa solo dire fiducioso delle proprie possibilità in questo torneo e nella stagione sul rosso in generale. Nonostante un inizio di stagione non semplice (un problema alla schiena l’ha costretto a giocare l’Australian Open senza preparazione e gli ha poi impedito di giocare a Rotterdam e Miami), durante la conferenza stampa pre-torneo Rafa ha confermato di essere in buona forma, a dispetto dei problemi avuti: “Sto bene e sono in fiducia, credo di star giocando bene. Mi sto allenando bene in questi giorni prima dell’inizio del torneo. È vero che non ho giocato molto, ma allo stesso tempo è vero che in passato mi è capitata la stessa cosa ma sono riuscito a fare bene comunque”.

LA SUPERFICIE PREFERITA

“Mi sento bene, anche se ci è voluto un po’ a rimettersi dopo l’Australian Open. Questo sarà solo il mio secondo torneo stagionale, e devo ammettere che la situazione attuale non aiuta a giocare spesso. Lo sapete, questa è una parte importante della stagione per me, e credo di aver lavorato bene per essere pronto, quindi vediamo come va, ho ancora un paio di giorni d’allenamenti qui a Montecarlo”, ha dichiarato. “In ogni caso sono contento del modo in cui sto giocando, il mio corpo è in buona forma, e non vedo l’ora di giocare qui di nuovo, perché come tutti sanno è uno dei miei tornei preferiti. Di sicuro ci mancherà il pubblico, ci mancherà la normalità, ma sono felice che si possa ancora giocare, sono pronto a fare del mio meglio. Spero di poter giocare il prossimo anno in condizioni normali”.

Tornando sullo scarso numero di partite inanellate fino a qui, non si è detto preoccupato: “Il mio atteggiamento è lo stesso di sempre, no? Cercherò solo di essere pronto per mercoledì, andando giorno per giorno. Domani ho un altro allenamento, e proverò ad essere pronto per il primo match – poi si vedrà. Spero di essere in grado di rimanere in salute, questo è il fattore principale; se starò bene nel prossimo mese e mezzo, allora sarò in grado di competere al livello necessario per far bene“.

 

Questa sarà una stagione su terra particolare, visto che quella scorsa si è consumata neanche sei mesi fa, seppur in versione rimaneggiata, ed è proprio quest’ultimo l’elemento che Nadal ha voluto sottolineare, esternando la sua contentezza per il ritorno ad un calendario più tradizionale:Lo scorso anno si è giocato poco sulla terra, io ho fatto solo due tornei. Posso solo dire di essere contento di essere qui; certo, sono anche contento che si giochi sulla terra, ma la cosa che mi rende più felice è di poter venire qui a Montecarlo, e poi di poter andare a Barcellona, Madrid, Roma e Parigi. Amo questi tornei, anche se non sarà lo stesso senza la loro tipica atmosfera. Allo stesso tempo, tuttavia, avrò la possibilità di giocare in posti che conosco molto bene, posti dove ho una grande storia personale, e per me questo è importante. Sono solo contento di avere un’altra opportunità di competere in questi storici tornei”.

DJOKOVIC VS SINNER

Non è un mistero, il potenziale secondo turno di maggior richiamo a Montecarlo sarebbe quello fra Novak Djokovic e Jannik Sinner. Negli ultimi mesi, peraltro, quest’ultimo ha sottolineato più volte l’importanza del lavoro svolto proprio con Rafa ad Adelaide, dove i due sono stati compagni d’allenamento in vista dell’Happy Slam.

E in effetti i risultati sono sotto gli occhi di tutti, visto che poco più di una settimana fa è arrivato il più grande exploit della carriera dell’altoatesino con la finale raggiunta a Miami. Alla domanda sul potenziale match di cartello di mercoledì, Nadal ha risposto alla sua maniera, ricordando a tutti che ci sia un altro incontro da vincere, per di più contro un ex-finalista di questo torneo, cosa di cui Sinner sarà ben conscio:Sono felice per Jannik, è una grande persona e sta facendo una grande stagione. Non ho visto molto del torneo di Miami, quindi non posso avere una chiara opinione della sua performance. Allo stesso tempo, però, ho visto il sorteggio di questo torneo, e Jannik ha un primo turno molto duro con Albert Ramos, che sulla terra gioca molto bene, come si è visto la scorsa settimana a Marbella”. I due fra l’altro si sono allenati insieme questa mattina.

Di sicuro, però, Nole rimane il grande favorito: “Sono sicuro che Jannik sarà focalizzato sul primo match, se poi si troverà contro Djokovic, be’, è un match duro per lui, ma sarà un match duro anche per Novak, no? In ogni caso, però, Novak è venuto qui dopo aver vinto un altro Slam, e sono sicuro che, non giocando tornei da un po’, abbia avuto la possibilità di allenarsi a lungo sulla terra, quindi sarà pronto. Come detto, non ho una chiara opinione su un loro potenziale incrocio, ma qualora dovessero affrontarsi sarebbe sicuramente una battaglia molto dura”.

Sempre parlando di Djokovic, gli è stato chiesto un parere sul record di settimane in vetta alle classifiche ottenuto il mese scorso, un risultato che Rafa considera un nuovo capitolo della saga scritta dai Big Three negli ultimi tre lustri abbondanti: “Negli ultimi anni sono stati infranti molti record, tre giocatori hanno fatto delle cose importanti per la storia del nostro sport. Questo è certamente un altro grande risultato per Novak, quindi posso solo fargli le mie congratulazioni. Non so cosa significhi per la storia del tennis, però, è solo un altro record battuto. Di nuovo, complimenti a lui“.

IL RITORNO DI ZIO TONI

Due parole, infine, anche sulla decisione di Toni Nadal di tornare a ricoprire il ruolo di coach durante lo swing sulla terra, stavolta nel box di Félix Auger-Aliassime. Sono contento per mio zio, ma anche per la mia Academy, perché avere qualcuno del livello di Félix è una cosa positiva. Toni ha un sacco di esperienza e conosce bene questo sport, sono sicuro che sarà di grande aiuto per lui”. Interrogato su un suo eventuale coinvolgimento nella decisione di accettare il lavoro, Nadal ha fatto subito chiarezza: “Io e Toni non abbiamo parlato di questa cosa, ma non ho problemi, voglio solo il meglio per mio zio e sono contento di rivederlo nel circuito. Sono molto grato per ciò che ha fatto per me, e di sicuro non mi deve chiedere il permesso per fare qualcosa. E sono contento per Félix, perché avrà un grande coach come Toni a supportarlo”.

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Sonego, carattere e umiltà: “Normale che si parli più di Musetti e Sinner. La mia priorità è giocare”

“Il mio obiettivo non è diventare famoso a livello mediatico, non mi interessa che si parli di me”. Lorenzo vuole giocare, vincere e trascinare il pubblico

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

È scontato che si parli molto di più di Musetti e Sinner, sono due ragazzi giovani. Quando un tennista arriva all’improvviso, ed è molto giovane, l’attenzione va su di lui. È naturale. Il mio obiettivo non è diventare famoso a livello mediatico, non mi interessa che si parli di me. Faccio questo sport perché mi piace stare in campo, provare certe emozioni. Soprattutto le emozioni che vivo grazie al pubblico. Fuori dal campo sono molto riservato, quindi mi piace stare tranquillo e non avere molta attenzione su di me“. Dirige l’orchestra Lorenzo Sonego, che a Cagliari emerge della (quantomai relativa) ombra in cui le prestazioni esaltanti di Musetti e Sinner lo stanno costringendo.

Lo fa vincendo un tipo di partita che ormai gli appartiene così tanto da poter essere chiamata ‘la Sonego’. Una brutta partenza, la sensazione di essere in balia dell’avversario e quindi vicino alla sconfitta. Poi la reazione tutta testa e orgoglio, la rimonta e quindi l’urlo finale. “Voglio trasmettere le emozioni che vivo durante le partite” dice Lorenzo in conferenza, su Zoom, dove molti giornalisti ormai hanno capito come assieparsi, come togliere e mettere il muto al microfono e attivare la videocamera senza farsi richiamare dal moderatore. “Cerco di portare la gente dalla mia parte, di caricarli, di far vedere quanto amo questo sport. In campo si vede che sono felice, mi piace trasmettere questa allegria alle persone“.

Sinner si è già procurato un logo, Sonego invece preferisce concentrarsi sulle faccende di racchetta. “La mia priorità è giocare a tennis. Ovviamente quando c’è l’attenzione di qualcuno, in particolar modo di uno sponsor, sono ben felice. Ma a trovarmi gli sponsor ci pensa il manager! Io devo farmi vedere in campo e trasmettere qualcosa alle persone. È allora che iniziano a cercarti e interessarsi di te“. Gli chiedono se c’è un idolo a cui si ispira in campo, un tipo di personalità – sportiva o no – a cui si ispira per tirarsi fuori dalle situazioni difficili come quella di oggi. “Mi piace essere me stesso. Quel modo di stare in campo, certi atteggiamenti – lottare, soffrire, anche divertirmi – sono cose che mi vengono abbastanza naturali fin da piccolo. È quando non sono me stesso che non sto bene. Uno che ammiravo tanto quando ero piccolo era Ronaldinho (un calciatore brasiliano che in Italia ha giocato nel Milan, ndr), perché giocava sempre con il sorriso“.

 

In chiusura, un pensiero anche su Taylor Fritz, prossimo avversario in semifinale, affrontato già tre volte in carriera in partite sempre molto combattute. L’ultima persa a Dubai, la più bella vinta al Roland Garros 2020. “Vincere in uno Slam è sempre bello, ha tanta importanza. Abbiamo fatto sempre delle grandi battaglie, giocando sempre bene entrambi. Sarà un match durissimo. Anche se siamo sulla terra, in queste condizioni lui si adatta molto bene – l’ho visto giocare oggi“.

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