Medvedev, parla il coach: "È stato un processo. Gli abbiamo costruito un team attorno"

Interviste

Medvedev, parla il coach: “È stato un processo. Gli abbiamo costruito un team attorno”

Quattro chiacchiere con Gilles Cervara, che segue il 23enne russo dal 2014. L’Academy, la crescita di Daniil, gli obiettivi, i vari aspetti della gestione e i dati statistici

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Daniil Medvedev - Barcellona 2019 (foto via Twitter, @bcnopenbs)

da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

Zverev, Tsitsipas, Khachanov, Shapovalov, Tiafoe, Garin, Auger-Aliassime. Cosa hanno in comune tutti questi nomi? Sono tutti i Next Gen di punta e sui quali i fari sono puntati. E a Barcellona sono tutti usciti prima dei quarti di finali. Daniil Medvedev, 23 anni, giocherà invece oggi la semifinale contro il due volte campione Kei Nishikori (a partire dalle 13.30). La lista dei giovani talenti continua ad ampliarsi, ma raramente il grande pubblico mette in posizione preminente Danil Medvedev. Sarà per un gioco pulito ma privo di picchi entusiasmanti come Shapovalov, o per un appeal mediatico anni luce indietro rispetto a Tsitsipas.

 
Il progresso nel Ranking da giugno 2016 ad oggi: clicca per ingrandire

Tuttavia il ragazzo di Mosca, che spesso e volentieri nei grandi tornei viene relegato sui campi secondari, non potrà rimanere a lungo nascosto. Ad oggi, è il giocatore nel circuito con il maggiore numero di partite vinte nel 2019 (24) e al quinto posto nella Race to London. Non essere al centro di attenzione non sembra infastidirlo più di tanto, semplicemente dice: “Se riuscirò a raggiungere buoni risultati nei 1000 e negli Slam la gente mi noterà”.

Legenda colori: blu Garin, rosso Medvedev, verde Shapovalov, viola Tsitsipas

Per scoprire un po’ di più su Daniil Medvedev e sul suo percorso, abbiamo allora fatto due chiacchiere con il suo coach, Gilles Cervara, co-fondatore della Elite Tennis Academy, situata nei pressi di Cannes, non lontana dalla Mouratoglou Tennis Academy.

Qual è la proposizione tecnica e manageriale che caratterizza la Elite Tennis Academy?
Io e Jean Renè Lisnard abbiamo creato questo centro nel luglio 2013. Quello che volevamo era offrire un percorso di qualità, non prendiamo mai più di 20 giocatori. Prima di accettare un giocatore testiamo il suo livello tecnico, le aspettative, e cerchiamo di capirne anche il profilo come persona. Valutiamo anche il contesto familiare di provenienza.

Avete qualche connessione con la Federazione Francese?
Da parecchi anni la federazione dice di volere fare degli investimenti nel sud della Francia, ma non si sono mai concretizzati. Il centro federale è a Parigi e rimane a Parigi. Ci sono alcuni club dalle parti di Nizza che vengono utilizzati in preparazione della stagione, in vista della stagione junior ITF in aprile o presso la Mouratoglou Academy in occasione della Davis, ma non credo ci sia davvero l’intenzione di spostare il centro nazionale.

Parlando di Daniil, direi che è il giocatore più importante che si allena alla vostra accademia, a partire dal 2014. A quel tempo aveva a malapena una classifica ATP, era intorno al numero 700. Il 2016 ruppe per la prima volta la barriera dei primi 100, ma poi ci furono diversi alti e bassi. Nel 2014, quando era solo un prospetto, perché avete deciso di puntare su di lui?
A quell’epoca era un junior che aveva ottenuto buoni risultati, era fra i primi 10 al mondo e il progetto che stavamo costruendo era interessante. Speravamo potesse migliorare, ma poi per sfondare serve un mix di lavoro, talento e anche fortuna. Tutte e tre le componenti devono andare assieme.

C’è stato un momento in cui Daniil non sembrava particolarmente focalizzato, magari su piccoli aspetti. Tra il 2014 e il 2016 ha impiegato un po’ di tempo per arrivare in top 100. Mi ha colpito un episodio in cui lei sferzava Daniil, dicendogli che se quello che stava dando in quel momento era il 100%, allora era meglio lasciar perdere perché non era abbastanza.
Sì, con Daniil è stato un processo. Abbiamo cominciato a lavorare pienamente con lui nel 2017, e abbiamo costruito un team attorno a lui. Abbiamo capito che dovevamo costruire un team per poterlo aiutare al 100% e sistemare ogni piccolo dettaglio. A quel punto anche Daniil iniziava a capire che tutte le piccole cose che cominciavamo a predisporre funzionavano, come ad esempio l’attenzione all’alimentazione. E vedere che i risultati erano positivi ha contribuito a stabilire un circolo virtuoso.

Parlando in generale, c’è una deadline oltre la quale se un giocatore non ha sfondato allora probabilmente non lo farà mai?
È difficile, ognuno deve trovare la sua strada e capire come superare i suoi limiti. Non credo ci sia una regola meccanicistica. Naturalmente se parliamo di campioni o di top ten è necessario sfondare quanto prima per avere il tempo e il margine per migliorare, ma per essere semplicemente un professionista dipende. C’è una grossa differenza fra top ten e vincitori di Slam e il resto del gruppo.

All’inizio dell’anno di solito vi prefiggete degli obiettivi? E se sì quali sono gli obiettivi per il 2019?
Prima di tutto all’inizio dell’anno concordiamo quelli che sono gli obiettivi per la stagione, ma poi non c’è una schedule analitica, con i risultati minimi da raggiungere torneo per torneo. E poi dobbiamo capire cosa è necessario fare per arrivare li. Ovviamente raggiungere buoni risultati nei tornei importanti cambia la prospettiva e influisce sul raggiungimento degli obiettivi. L’idea più che altro è di migliorare una partita alla volta e cercare di pensare un match alla volta. Cerchiamo di rimanere nel presente.

Il sorteggio sembra essere favorevole per Daniil (l’intervista è stata fatta prima dei match di ottavi e di quarti di Medvedev, ndr), sembra esserci la possibilità di arrivare avanti, magari anche in finale, lei che ne pensa?
Come dicevo, non ragiono in questi termini e anche Daniil lo fa; ragioniamo step by step, match by match. Ci sono troppe variabili che vanno fuori dal nostro controllo. Ovviamente spero che arrivi in finale e vinca il torneo comunque.

Al giorno d’oggi gli atleti sono ormai dei marchi ed è necessaria una gestione del profilo, dei media… con Daniil curate anche questi aspetti? Anche per avere condizioni migliori?
Io mi focalizzo sulla parte sportiva. C’è un’agenzia che si occupa specificamente di queste cose che portano via parecchio tempo. Non ho il tempo di focalizzarmi su questi aspetti anche perché non è il mio lavoro, io sono prima di tutto il trainer. Tuttavia questi ragionamenti sono corretti e c’è chi ci sta lavorando.

Nel preparare le partite e curare aspetti tecnici e strategici fate uso di dati statistici? Toni Nadal ad esempio nella Nadal Academy implementerà tecniche di intelligenza artificiale per raccogliere dati e capire pattern di gioco. Lei che ne pensa?
Utilizzare in maniera così strutturata i dati non fa parte del mio modo di lavorare. Servirebbe un team dedicato su questi aspetti. Quello che faccio talvolta è raccogliere dati e statistiche per preparare le partite, ma non è un modus operandi sistematico, dipende dalle occasioni. Dipende anche da cosa voglio approfondire e da quello che sento in quel momento. Mi lascio la porta aperta anche a questa opzione, ma al momento non sono in grado per motivi di tempo di farlo con continuità. Ieri ad esempio volevo verificare alcuni aspetti del gioco di Daniil e ho fatto una rilevazione ad hoc, ma ripeto, niente di sistematico.

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Interviste

Nadal: “Sono più felice per il titolo che per aver battuto Djokovic”

Il clic? “Dopo il primo turno a Barcellona. Il giorno dopo mi sono svegliato con una energia differente”. Uno sguardo a Parigi: “Ripeterò il solito programma. Non vedo l’ora di essere là”

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Rafael Nadal - Conferenza Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da FEDEX

Rafael Nadal è tornato, ammesso che fosse mai andato via. Conquistando per la nona volta gli Internazionali d’Italia – rimane ‘solo’ il quarto miglior record della sua carriera relativamente ai tornei, stante il dominio di Barcellona, Montecarlo e Parigi – il maiorchino ha anche interrotto un digiuno di vittorie che durava dalla scorsa edizione della Rogers Cup. In finale ha battuto Novak Djokovic, per la 26esima volta in carriera (11esima in una finale), dandogli anche una spallata sulla strada per guadagnare una posizione di vantaggio in vista del Roland Garros.

Finalmente, in
conferenza stampa ha potuto sfoggiare il sorriso, quello del titolo numero 81 in carriera.

 

Qual è la tua analisi del Match?
L’analisi?


Ho giocato bene, un grande match, tutto considerato. Nel primo set ho mantenuto un livello di tennis fantastico. Nel secondo anche, ma ho perso molte delle opportunità di vincerlo. Quando una cosa del genere succede contro un giocatore del calibro di Novak sei nei guai, no? Infatti ho perso il set. Per quanto concerne il terzo set, l’inizio è stato molto importante. Mi sembra di aver giocato molto bene durante tutto il match, se devo essere onesto. Solo un po’ di tensione alla fine del secondo set. Ma il livello del gioco è stato molto alto, è stata una grande partita sotto tutti gli aspetti. Sono molto soddisfatto.

Quale aspetto di questa vittoria ti ha più soddisfatto: prima vittoria dell’anno su terra, oppure il fatto di aver battuto Novak dopo la sua ultima vittoria, nell’arco della vostra rivalità?
Quello che più mi soddisfa è il trofeo. L’Open di Roma è uno dei tornei più importanti dell’anno. È parte della storia del nostro sport. La cosa più importante è stata riuscire a vincere qui di nuovo. Più volte durante la settimana mi avete chiesto conto dei tornei vinti quest’anno; finalmente ne ho vinto uno. Per me le cose più importanti sono sentirmi in forma e sentire di giocare bene, disponendo dell’energia di cui ho bisogno. Se ho queste cose, l’esperienza insegna che prima o poi lotterò per un titolo, no? Recupato il mio livello di gioco, i risultati sarebbero dovuti arrivare di conseguenza. Oggi ne è stato un esempio. Durante le ultime settimane, in particolare le ultime due, ogni giorno è stato migliore del precedente. Ed ora finalmente eccomi qui con questo grande trofeo, una vittoria molto importante.

Naturalmente, giocare contro Novak è sempre una esperienza speciale, come ho detto ieri, perché ormai lui è parte della storia di questo sport. Nessun confronto si è disputato più volte nella storia del tenni. Speciale, no? Oggi ho vinto io, le ultime due volte lui aveva vinto lui. Ma sono più felice per il titolo che per aver battuto Novak. Sono particolarmente soddisfatto anche dell’essere riuscito a tenere un livello di gioco molto alto.

Hai giocato spesso contro Novak. C’è stato qualcosa di differente in questo match, ovvero il bagel nel primo set. Prima volta che uno dei due infligge questo punteggio all’altro. Cosa ti ha permesso di vincere il primo set in quel modo?
Onestamente, non mi interessa vincere 6-0 o 6-4. È solo un punteggio. Ho giocato un grande primo set sotto tutti gli aspetti. Nessun errore. Ho giocato molto aggressivo, variando le direzioni. Questo tipo di giornate accadono. Non è consueto, e probabilmente non accadrà di nuovo. Il primo set è una parte molto importante di ogni partita. Ciò che conta di quel set è che sono riuscito a giocare a quel livello, no? Quella è la cosa importante per ciò che è successo oggi, e per il futuro.

Dopo la sconfitta contro Dominic [Thiem] hai detto di aver percepito buone sensazioni, e sapevi in quale direzione tu stessi andando. Puoi riassumerci il processo di trasformazione al quale sei andato incontro fra Barcellona, Madrid e infine Roma?
Beh, come ho detto, non voglio ripetere sempre gli stessi errori. Dopo Indian Wells, ho passato momenti duri in attesa di recuperare, soprattutto è stato difficile accettare un’altra volta di essermi infortunato. Non sono arrivato ben preparato a Montecarlo. Ho perso una grande opportunità in semifinale. Sono stati momenti molto duri. Il primo turno a Barcellona è stato un disastro. È stata probabilmente la partita che ho giocato con meno energia in tutta la mia carriera. Dopo quella, sono tornato in hotel e ho pensato a cosa non stesse andando e come avrei potuto cambiare direzione, sistemare le cose. Mi sono svegliato il giorno dopo con una energia differente, ecco cosa è successo. Da quel momento in poi, penso di aver ricominciato a migliorare.

Contro Dominic è stato un buon match. Ho perso, quella volta. Ma quel match mi ha aiutato a vedermi in risalita, a vedermi meglio e a intravedere possibilità di miglioramento. Successivamente, a Madrid è andata meglio di Barcellona. Ma è una linea sottile su cui camminare. Madrid è uno dei tornei che mi risulta più ostico per via dell’altitudine. Anche se gioco in casa, sono condizioni a cui non sono abituato. È il torneo sulla terra in cui tradizionalmente mi sento meno in controllo. Nonostante questo, anche quella settimana mi ha aiutato, ho giocato un paio di buoni incontri.

Qui è stato lo stesso: ogni giorno un po’ meglio. Ieri è stato probabilmente il mio miglior match sulla terra di questa stagione, e oggi ho giocato anche meglio. Tutto qui. Sono molto soddisfatto di aver raggiunto questo livello nell’ultimo torneo prima di uno Slam. Ma non voglio parlare dei tornei dello Slam. Non l’ho mai fatto in passato. Ogni torneo è unico, per me. Avere la possibilità di vincere ancora a Roma è stato unico.

Cosa pensavi della tua stagione, dopo il ritiro ad Indian Wells?
È stato un momento molto duro. Dopo aver vinto i quarti di finale contro Karen Khachanov, tornato negli spogliatoi, ho passato un gran brutto momento perché conosco il mio ginocchio, so quando qualcosa non va. Naturalmente ho voluto aspettare fino la mattina dopo,per vedere come mi sarei alzato. Ma in quel momento vedevo tutto nero. Ecco, quello è stato il momento peggiore. Poi tornare a Mallorca, accettare il fatto di perdere due settimane in trattamenti, recuperi, un altro momento di stop. Non molta gente lo ricorda, perché ho finito l’anno scorso al numero 2, ma nel 2018 ho finito soltanto sette tornei. È stata dura. Anche se la scorsa è stata una grande stagione, ho dovuto accettare problemi molte volte. Sono stato costretto a ritirarmi in Australia e allo US Open, poi ho voluto tornare a Parigi, è successo quello che è successo al piede, e ho dovuto sottopormi ad un intervento.

All’inizio di questa stagione è stato un susseguirsi di eventi spiacevoli. Ho dovuto rinunciare a Brisbane. Ad Acapulco ho avuto un problema ad una mano e non ho potuto giocare per cinque giorni, prima di quel torneo. Pensavo di stare giocando molto bene ad Indian Wells, e poi mi sono dovuto ritirare. Mentalmente spossante. Mi è servito del tempo, per accettare tutto questo. È l’ultima volta che voglio parlarne, ormai è successo. Ho lavorato molto duro per essere dove sono, mentalmente e fisicamente, e anche nel tennis, ovviamente. Quella è la vera vittoria, il lavoro di ogni giorno, prima ancora che la vittoria dei titoli. La vittoria più importante è avere la motivazione per perseverare nel lavoro di tutti i giorni.

Hai detto che eri stanco sia fisicamente che mentalmente. Come ti sei allenato, mentalmente, per essere centrato a quei livelli?
Lavori mentalmente quando scendi in campo tutti i giorni, non ti lamenti se giochi male, hai problemi, o hai dei dolori. Insomma, metti in campo la giusta attitudine. Non sei negativo rispetto a tutto ciò che accade, ai problemi fisici. Scendi in campo ogni giorno con la passione necessaria per continuare ad allenarti con costanza. Questo è lavoro mentale, e nella mia carriera mi ha consentito di avere sempre la possibilità di tornare competitivo. Ed eccoci qui. Un titolo importante, in un momento importante. Adesso devo continuare così.

Il nuovo campo del Roland Garros, il Philippe Chatrier. Hai visto qualche foto? Andrai a Parigi qualche giorno prima, per allenarti in questo nuovo campo centrale?
Ho visto una foto. Sembra fantastico.Un nuovo campo, ma probabilmente non molto differente. Ho visto che è ancora aperto, quando sarà completata la copertura? L’anno prossimo?


Probabilmente l’anno prossimo le sensazioni saranno molto differenti. Quest’anno non credo, il vento influirà come negli anni precedenti. Il campo è sempre molto grande. La differenza è probabilmente sugli spalti, ma non avranno un grosso impatto sul gioco. Arriverò con un po’ di anticipo, come sempre. Ripeterò il mio solito programma. Sicuramente non vedo l’ora di essere là e di avvertire le sensazioni, vedere il campo e i miglioramenti che il Roland Garros sta introducendo.

Traduzione integrale a cura di Michele Brusadelli

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Interviste

Djokovic: “Nadal troppo forte oggi. A Parigi Fognini può dire la sua”

Il numero uno del mondo accetta il verdetto del campo: “Avevo già rischiato di perdere con del Potro. Madrid e Roma a 10 giorni? Notizia falsa”

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Novak Djokovic - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

È un Novak Djokovic tutto sommato soddisfatto per la sua “settimana” romana quello che si presenta in conferenza stampa dopo la finale persa al Foro. Il numero uno del mondo riconosce la superiorità di Nadal, soprattutto nel primo set: “Sono contento di aver lottato e portato l’incontro al terzo set sopratutto considerando che nel primo sono stato quasi stato spazzato via dal campo. I primi 3/4 giochi del terzo sono stati combattuti ed è li che ho mancato la piccola chance di mantenere il trend positivo dalla vittoria del secondo”.

Non vuole accampare scuse Djokovic anche quando giustamente gli ricordano il percorso faticoso finto alla finale. “Avevo poca benzina oggi, spesso mi mancava mezzo passo in più sulla palla, specie sul rovescio, ma Rafa ha giocato davvero in maniera egregia. Troppo forte per me oggi”.

Novak non ha alimentato alcuna polemica neanche riguardo alla programmazione congestionata dalla pioggia e al fatto di aver disputato due match duri entrambi in sessione serale, contro del Potro e Schwartzman, ma senza alzare i toni ha parlato di una programmazione migliorabile.

 

Ieri sera quando ho finito erano circa le 23 e sull’altro campo stavano ancora giocando il doppio che è poi terminato all’1 di notte, con la finale del doppio programmata per oggi alle ore 14. Queste sono cose un po’ preoccupanti per i giocatori perché ti chiedi su che base stilino gli orari delle partite. A parte questi aspetti da migliorare, non voglio utilizzarla come scusa e togliere i meriti a Rafa. Avevo già rischiato di perdere ai quarti con del Potro, riprendendo un match quasi perso. Oggi ho lottato e anche se non al meglio sono riuscito a giocarmela. Ciò è positivo”.

Molto interessante invece la risposta alla domanda sugli spunti tecnici della partita. Un giornalista gli chiede: “Spesso hai la meglio sulla tua diagonale di rovescio, pensi che oggi (Rafa, ndr) abbia giocato meglio su quella diagonale con il suo dritto?”. E il serbo risponde: “Nel secondo set sono andato meglio, ma mi mancava un po’ di dinamicità e tempo sulla palla. La palla che arriva dal dritto di Rafa è molto carica e anche il rimbalzo di giorno è piuttosto differente rispetto alla sera. Inoltre io non ho sul rovescio uno spin come quello di Dominic Thiem o altri giocatori da quel lato, di solito cerco di colpire piatto d’anticipo essendo “sopra alla palla”. Oggi però non mi è riuscito molto bene. In aggiunta a ciò nessuno copre bene il campo come Nadal e spesso sei costretto a giocare un colpo in più nello scambio che normalmente con il 99% dei giocatori sarebbe già concluso”.

Non c’è invece nulla di concreto, per il momento, riguardo al possibile prolungamento dei tornei di Madrid e Roma a dieci giorni. “Non so da dove venga questa notizia, ma è falsa. Capisco benissimo le ragioni per le quali entrambi i tornei vogliano passare a 10 giorni. Il calendario come sapete è molto complicato e non è facile per l’ATP venire incontro alle esigenze di Roma e Madrid senza penalizzare qualche torneo minore. Credo che se un cambiamento del calendario ci sarà e verrà approvato il prolungamento per un torneo, accadrà anche per l’altro”.

Come per Nadal, la chiusura di conferenza è proiettata all’imminente Roland Garros. “Senza dubbio Nadal rimane favoritissimo. Tuttavia credo che ci siano diversi giocatori competitivi. Dominic può dire la sua e lo stesso Fabio Fognini ha dimostrato a Montecarlo di cosa è capace. Del resto sono 15 giorni di torneo con partite 3 su 5 ed un giorno di riposo. Tutti arriveranno preparati e possono giocarsela al meglio delle proprie possibilità”.

Gianluca Santori

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Interviste

Pliskova: “Credo che Conchita abbia pregato perché vincessi oggi!”

La giocatrice ceca vince per la prima volta a Roma e diventa n.2 del mondo. “Nessuno mi dava grandi possibilità per la vittoria finale, me compresa. Sono felicissima”

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Come ci si sente ad essere campionesse di Roma dopo il tuo cammino in questo torneo?
È meraviglioso, specialmente considerando che nessuno mi dava grandi possibilità per la vittoria finale. Me stessa compresa, credo. Prima del torneo non ero super fiduciosa, non pensavo assolutamente alla finale. Ero semplicemente contenta di giocare una partita in più. Quindi è un po’ come un miracolo per me, visto che questo torneo è su terra, qui non ho mai giocato bene, e sulla terra è sempre dura. Ho affrontato ottime giocatrici da terra e ovviamente sono felicissima.

Come stanno i tuoi polsi? Ti preoccupano in qualche modo? Come li curerai in vista di Parigi?
Direi che migliorano quotidianamente, ma non sono ancora al 100%. Quando sono in campo a giocare non sento alcun fastidio. Tutte le mattine però sento un po’ di dolore. Una volta che ho cominciato a sudare e giocare va meglio e mi scaldo. Le fasciature servono solo per assicurarmi che non accada niente di grave, quindi…

 

Oggi non hai perso il servizio. In generale hai avuto una buona giornata alla battuta. Hai subito il break solo una volta tra semifinale e finale. Credo che tu non avessi giocato neanche una partita quest’anno senza perdere la battuta. Come puoi spiegarlo, e quanto bene hai sentito il servizio questa settimana?
Sì, mi ha un po’ sorpreso. Credo che lei soffrisse un po’ il mio servizio. Forse non riusciva a leggerlo troppo bene. Io pensavo solo che gli angoli potessero essere attaccati. La prima ha funzionato, ho fatto un sacco di punti. Era anche un po’ ventoso e credo che in queste condizioni sia sempre difficile rispondere al servizio. Ho fatto un paio di doppi falli, di cui non sono contenta. È qualcosa su cui voglio migliorare ovviamente. Ma comunque credo che il servizio sia stato ottimo per tutta la settimana. Mi ha aiutato in un sacco di situazioni, anche quando stavo perdendo. Forse è stata la chiave del torneo.

Ti chiedo di fare il mio lavoro per me per un attimo. Chi credi che siano le giocatrici da tenere d’occhio per il Roland Garros, a parte te?
Credo Simona perché è una combattente. Non importa che giochi sempre bene, ma è sempre difficile da battere perché non concede nulla. Sulla terra è il doppio più difficile vincere il punto contro di lei. Quindi io direi Simona. Ovviamente ci sarà anche Serena. Non so in che forma sarà. È difficile da dire. È sempre tra le favorite per me perché è sempre tosta. Sto guardando chi ha vinto qui (guardando la coppa, ndr). Sì, direi loro due, sono sempre tra le favorite. Ovviamente ci sono diverse giocatrici forti, visto che ora c’è una vincitrice diversa ogni settimana. Ho vinto a Roma, quindi è difficile prevedere chi vincerà a Parigi.

Su Serena, lei sembra unica perché non può essere dimenticata, anche se gioca poco. Quanto è un’incognita o un fattore X in ogni torneo?
Ci ho giocato contro due volte negli ultimi sei mesi circa. Credo di sapere più o meno tutto di lei. È vero che non sai mai in che forma sarà, visto che gioca poco. Se gioca una o due partite e poi si ritira è difficile da dire. Voglio dire, ovviamente se gioca ce la metterà tutta. Sarà molto difficile batterla. Non importa che sia sulla terra, perché lei è comunque potente. Ha giocato un sacco in passato, credo che sappia quello che fa. Ovviamente vuol essere in salute al 100%. Forse è per questo che gioca meno che in passato. Per me è comunque difficile da battere.

Conchita ha vinto qui quattro volte. Che consigli ti ha dato?
È difficile dare consigli su come si vince un torneo (sorride, ndr). Sì abbiamo provato, non solo per questo torneo, a lavorare su un paio di cose prima della stagione sulla terra rossa. C’erano piccole cose, piccole differenze rispetto ai tornei sul duro. Ovviamente lei adorava la terra, quindi sa esattamente quel che dovrei fare. Erano piccole differenze: i movimenti, forse dare più topspin alla palla, fare le palle corte, che non usavo mai ma che ho iniziato ad adoperare, e variare anche i servizi. Ci sono più opzioni. La terra ti dà più tempo, lavoriamo su quello. È difficile dire qualcosa. So che amava questo torneo, credo che abbia pregato perché io vincessi oggi. Sì, direi che è iniziato tutto dal mio gioco. Stavo comunque facendo il mio gioco, quindi in realtà non è cambiato granché.

Stavi parlando di Conchita. Quanto è stata dura decidere di affidarti solo a lei quando stavi bilanciando le cose tra lei e Rennae? È stata una scelta dura?
Di sicuro. Ho vinto il torneo, quindi sicuramente non è stata una cattiva decisione. Ho vinto tornei anche prima. Non voglio dire di aver fatto la miglior scelta della mia vita separandomi da Rennae, ma mi sentivo di farlo. Sentivo di poter continuare solo con Conchi, ed ero felicissima del suo lavoro. Era dura far combaciare il tutto, tutti i tornei. Il mio team è abbastanza grande adesso, ho pensato che non servissero due allenatori. Sento che se sto bene mentalmente, fisicamente, non voglio dire che non importa chi è al mio fianco, ma molto dipende da me, dal mio atteggiamento mentale. Credo di poter vincere tornei anche in futuro.

Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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