Dominic Thiem e un'estate piena di impegni

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Dominic Thiem e un’estate piena di impegni

Neanche la pandemia ha cambiato le abitudini di Dominic Thiem, atteso da un tour de force di esibizioni quest’estate. Nei prossimi 40 giorni sarà quasi sempre in campo

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Chiunque segue il tennis conosce l’attitudine allo stakanovismo di Dominic Thiem. Da sempre l’austriaco ha un calendario fittissimo di tornei (anche minori), e qualche volta questa scelta l’ha penalizzato a livello di energie. Se pensate che la situazione sarebbe cambiata con il mondo chiuso a riccio e il tennis in pausa per qualche mese vi sbagliate di grosso.

Il tennista austriaco è tornato a giocare nella sua madrepatria il torneo di Sudstadt, sponsorizzato da Generali, dove ha sfidato altri tennisti connazionali. Non ha convinto troppo finora, nonostante le 6 vittorie in 7 partite. Ha lasciato per strada un set contro il numero 801 del mondo Kopp e ha perso ieri dopo tre ore di battaglia contro l’amico Sebastian Ofner, numero 163 del mondo, con il punteggio di 7-6(4), 6-7(2), 6-4. Thiem ha poi deciso di non giocare le ultime due partite della fase a gironi del torneo di Sudstadt.

La scelta non è però dettata dall’intenzione di riposarsi, di rimanere con le mani in mano – e senza racchetta; il forfait è infatti funzionale a preparare il viaggio per Belgrado, dove Thiem giocherà l’Adria Tour, l’esibizione voluta da Novak Djokovic in programma a partire dal 13 giugno.

L’esibizione di Belgrado non è l’ultimo degli appuntamenti già programmati per Thiem, e per la verità neanche il penultimo. Dominic tornerà infatti in Austria per la fase finale delle Austrian Pro Series, e una volta concluso il torneo si presterà a un’altra esibizione da lui stesso patrocinata, il “Thiem’s 7”, che si giocherà dal 7 luglio sui campi del 250 di Kitzbuhel e vedrà la partecipazione di Monfils, Berrettini, Khachanov, Rublev, Coric, Dennis Novak e un ultimo tennista da annunciare.

Finita qui, per l’estate senza circuiti? Neanche per sogno. Thiem ha già confermato la sua presenza alla doppia esibizione di Berlino in programma tra il 13 e il 19 luglio, assieme a Sinner, Kyrgios e Zverev; si giocherà su erba e su cemento, e questa circostanza deve aver particolarmente ingolosito Thiem. Insomma, se molti top player sono ancora rintanati nei rispettivi campi di allenamento, non si può dire lo stesso del finalista degli Australian Open, sempre pronto a mettersi in gioco ovunque ci sia un campo da tennis… e un buon cachet.

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Cecchinato vola al primo turno del Roland Garros: sono dieci gli italiani nel tabellone maschile

Il semifinalista dell’edizione 2018 domina Coppejans e si guadagna un posto nel main draw dello Slam parigino

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Alle porte del Roland Garros 2020, siamo sicuri di avere ben dieci italiani nel tabellone maschile. Agli otto che avevano già accesso diretto al main draw e a Lorenzo Giustino che si è unito giovedì dopo aver vinto l’ultimo turno di quali, si è aggiunto Marco Cecchinato. Dopo aver eliminato Glubis e Lestienne, Marco ha avuto vita facile contro il belga Kimmer Coppejans, numero 161 del ranking. Il match è durato appena un’ora di gioco, 6-1 6-2 il punteggio finale. Il primo set è stato un vero disastro per Coppejans: solo due punti vinti al servizio e una valanga di errori non forzati, spesso all’inizio del palleggio.

Sebbene il risultato sia piuttosto simile al primo, nel secondo parziale il belga è riuscito a tenere il ritmo più a lungo, ma Cecchinato si è rivelato troppo solido per lui. Ancora non sono stati rivelati gli accoppiamenti nel tabellone principale per i due qualificati azzurri: Marco è entrato nel torneo con la giusta mentalità e anche in una giornata complicata a livello climatico (vento molto fastidioso per tutto il match) è riuscito a gestire al meglio una partita che lo vedeva nettamente favorito. Ora spera in un primo turno abbordabile (cosa che non è capitata a tutti gli azzurri).

Magari lo vedremo in campo in un derby, dal momento che sia Seppi che Sonego attendono un qualificato. Marco vuole togliersi di dosso la maledizione dello Slam che è riuscito a sfatare solo nel 2018, quando raggiunse la semifinale proprio sui campi del Roland Garros: escluso quel torneo non è mai riuscito a vincere un primo turno in un Major (1 vittoria e 12 sconfitte in carriera).

 

Il tabellone delle qualificazioni con tutti i risultati aggiornati

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Emilio Gomez al Roland Garros a 30 anni dalla vittoria di suo padre Andrés contro Agassi

A quasi 29 anni, l’ecuadoregno esordirà in un tabellone Slam proprio dove il genitore fu campione di singolare e doppio

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Emilio Gomez - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Molti ricorderanno la vittoria di Andrés Gomez al Roland Garros del 1990, quando sconfisse Andre Agassi in quattro set, a sorpresa ma neanche tanto, perché il mancino ecuadoregno era stato uno dei migliori specialisti del decennio precedente, due volte campione a Roma nel 1982 e nel 1984. Andrés è stato anche N.1 di doppio, conquistando due Slam (US Open 1986 e Roland Garros 1988, facendo coppia rispettivamente con Slobodan Zivojinovic ed Emilio Sanchez), ma la sua popolarità si deve a quel successo, ottenuto a 30 anni compiuti da qualche mese, sul ventenne Kid di Las Vegas, scarsocrinito ancorché imparruccato.

Ebbene, da lunedì quella dei Gomez a Parigi sarà ufficialmente una dinastia, perché ieri suo figlio Emilio si è qualificato per il main draw del Roland Garros (dopo essersi arreso al secondo turno nel 2019), e in maniera quantomai drammatica: dopo aver battuto nettamente la tds N.1 delle qualificazioni, il brasiliano Thiago Seyboth Wild, al primo turno, Gomez jr. ha battuto in tre set lo slovacco Horansky prima di rimontare lo stacanovista del lockdown Dmitry Popko (116 esibizioni giocate durante la pausa del tour!), salvando due match point prima di spuntarla per 7-1 al tie-break del terzo.

“Sento il legame padre-figlio che ci dà il Roland Garros”, ha dichiarato al sito del torneo dopo la vittoria su Wild. “Mi ricordo quando venne a seguirmi da junior, era veramente speciale giocare sui campi dove aveva vinto lui. […] Non ci sono molti figli di giocatori di livello sul tour, a parte Casper Ruud; io sto cercando di portare avanti la tradizione di famiglia.

 

Emilio, 29 anni a novembre, fa parte della Gens Iulia del tennis ecuadoregno: oltre al padre, infatti, c’è anche il cugino, Nicolas Lapentti, ex-N.6 ATP e semifinalista all’Australian Open del 1999, i cui fratelli Giovanni e Leonardo sono a loro volta diventati professionisti, e Roberto Quiroz, sempre cugino. Ricordiamo che il più grande giocatore mai espresso dal Paese latinoamericano, Pancho Segura, mago del dritto a due mani, venne scippato dalla Dottrina Monroe applicata allo sport dagli Stati Uniti.

Tuttavia, per lui le cose non sono andate così bene, come si può intuire dall’età a cui ha raggiunto questo traguardo: salvo qualche capatina fra i primi 300, Emilio non si era mai liberato dagli acquitrini dei Futures, facendosi notare solo per un triplo 6-0 inferto ad Adam Hornby delle Barbados nel 2016 in Davis. A livello di main draw ATP e Slam, il CV era piuttosto scarno: unico match vinto a Bogotà 2013 contro Eduardo Struvay, N.813 ATP, qualificazione sfiorata allo US Open 2014, qualificazione a Canada 2016 (dove andò vicino a battere Lucas Pouille al primo turno), e una wildcard a Quito 2017, dove fu battuto al tie-break del terzo da Olivo.

L’ascesa in classifica è arrivata nell’aprile dello scorso anno, quando ha scalato oltre 100 posizioni in un mese (da 309 a 197) facendo finale a Monterrey, dove ha sconfitto gente come Ruud prima di perdere da Bublik, e vincendo a Tallahassee, dove ha battuto Moutet e Tommy Paul; altre due semifinali a settembre, a Columbus e Tiburon, gli hanno permesso di chiudere la stagione nella Top 150. Quest’anno ha raggiunto le semifinali a Dallas, uno dei Challenger più quotati, e si è qualificato per il main draw di Delray Beach pochi giorni dopo. Ma stavolta è riuscito a realizzare il sogno Slam, e chissà che non possa togliersi ulteriori soddisfazioni in futuro.

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Sarà Londra a ospitare la Laver Cup nel 2022

Tra due anni il torneo a squadre tornerà in Europa, alla O2 Arena, dal 23 al 25 settembre. L’anno prossimo si giocherà invece al TD Garden di Boston

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O2 Arena - ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Manca poco meno di un anno intero alla quarta edizione della Laver Cup (spostata di un anno per via della pandemia), che si terrà a Boston, al TD Garden, dal 24 al 26 settembre del 2021. Nell’attesa, è stata comunicata anche la sede per l’edizione 2022 dell’evento: si tornerà in Europa, a Londra. L’impianto scelto è la O2 Arena, che dal 2009 ospita le ATP Finals, ma non dal 2021 in poi, anno in cui il torneo degli otto Maestri traslocherà a Torino per i successivi cinque anni. La Laver Cup 2022 segnerà quindi il ritorno della O2 nel calendario tennistico.

Le date della manifestazione londinese sono 23, 24 e 25 settembre 2022. Ci si augura che per quel periodo tutti i rischi legati alla pandemia siano ormai svaniti e che il pubblico possa riempire liberamente l’impianto (che ha una capienza di circa 20.000 posti). Assieme a un entusiasta Tony Godsick, chairman dell’evento e CEO dell’agenzia TEAM8, si è espresso anche Roger Federer: “Londra ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. Sarà incredibile portare la Laver Cup in una delle mie città preferite. Sono sicuro che ai britannici piacerà il modo in cui la Laver Cup unisce i top player e tributa le leggende di questo sport”. Federer ha guidato il Team Europe alla vittoria lo scorso anno nella sua Ginevra, dopo aver vinto anche le prime due edizioni precedenti a Chicago e Praga. Sarà presente anche nella quinta edizione dell’evento, a 41 anni compiuti?

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