Panatta: "Io pigro? Leggenda da sfatare. Snobbavo Wimbledon. Il migliore? Sarà sempre Federer"

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Panatta: “Io pigro? Leggenda da sfatare. Snobbavo Wimbledon. Il migliore? Sarà sempre Federer”

Intervista di Gaia Piccardi per il Corriere della Sera ad Adriano Panatta, che farà 70 anni il 9 luglio : “Il match con Dupré a Wimbledon il più grande rimpianto. Odiavo l’erba. Ho avuto più amici che nemici. Le statistiche di Djokovic non mi interessano. Federer è e sarà sempre il più grande”

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Adriano Panatta - Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Il prossimo 9 luglio Adriano Panatta compirà 70 anni. Per l’occasione, il protagonista della leggendaria tripletta del 1976 (vittoria a Roma, al Roland Garros e in Coppa Davis) è stato intervistato da Gaia Piccardi per il Corriera della Sera.

A proposito del magico 1976, Adriano si rivela sempre un po’ schivo nel parlare di sé e dei suoi successi: “Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro?“. E conferma anche il suo distacco nei confronti dei trofei e cimeli che possano ricordargli i suoi anni d’oro in campo: “È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non è un vezzo, giuro. Ho fatto tanti di quei traslochi in vita mia…”. Sparita anche la maglietta rossa che a Santiago si dice abbia fatto infuriare Pinochet?Tutto! Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Paioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi”.

E poi un bilancio sulla sua personalità e le sue amicizie. Due in particolare, con due grandi del cinema italiano, Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi. “Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni però poi scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti… Comunque ho una certezza: ho avuto più amici che nemici“. 

Paolo Villaggio?Un uomo di cultura mostruosa e intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Paolo sosteneva ci fossimo conosciuti a Cortina, dove a metà pomeriggio faceva aprire i ristoranti per mangiare polenta e capriolo. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi“.

E Ugo Tognazzi?. “Irresistibile, quando era in forma. Dopo Roma e Parigi, mi ero messo in testa di vincere Montecarlo. Nell’81 sto giocando bene, sono tirato a puntino: arrivo in semifinale contro il solito Vilas. La vigilia piombano in riviera Paolo e Ugo. Voglio cenare alle otto e andare a letto presto, dico. Come no. Si presentano alle undici, ci sediamo a tavola a un’ora assurda, la serata finisce alle tre del mattino tirando fuori Ugo che vomita da un cespuglio. Il giorno dopo, non vedo palla: Vilas mi massacra.

Quindi è vero: se fosse stato meno viveur e meno pigro avrebbe vinto molto di più... “Questa è una leggenda da sfatare: io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Il romano, disincantato, accidioso… Ma de che? Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire. La verità è che avevo un gioco molto rischioso, da equilibrista, senza margini, che mi richiedeva di essere sempre al cento per cento. E poi avevo tanti interessi, mica solo il tennis. Certo tornassi indietro, sono sincero, alcune cose non le rifarei”.

Si torna indietro nel tempo, pensando al torneo di Wimbledon, e a quel malaugurato match di quarti di finale contro Dupré: «Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera. Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo… Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo”.

Sul tennista più grande di tutti, Adriano non ha dubbi: “Facile, Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri“.

In campo sentimentale, resta celebre la love story con la cantante Loredana Berté. Fu lo stesso Adriano a presentarla un giorno all’amico Borg, che poi la sposò: “[…] è passato tanto tempo. Però con Loredana ci siamo voluti bene. […].

E che ne pensa l’ex campione azzurro della gestione della sua Roma oggi? “Sono stato consigliere comunale nella giunta Rutelli, so per esperienza che è una città difficilissima da governare: solo il Tuscolano è grande come Firenze, cento comuni, una provincia sconfinata… Troppi meandri incancreniti. Vedere Roma ridotta così, oggi che vivo a Treviso, mi fa male ma non voglio giudicare la sindaca Raggi, che non conosco. Ci vorrebbe una svolta coraggiosa e non vedo nessuno con le caratteristiche adatte […]”.

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